MD - Mente distorta quarta parte

20 marzo 2010 ore 10:48 segnala






...Il taxista, traghettatore di anime fino alle porte
dell’Ade, si volta di scatto, lasciando quasi cadere la siringa che tiene tra
le mani scheletriche, gli occhi, barrati di nero come chi gioca a carte ogni
notte con la morte, si incollano sul mio sguardo di ghiaccio, non devo fingere
con lui. Le braccia, tumefatte da vene esplose logorate dal veleno inniettato
nel corso degli anni, il piede appoggiato sul sedile, nuovo teatro di
lacerazioni auto inflitte, spettacolo infetto. Provo subito una sadica simpatia
per quest’essere in grado di autodistruggersi. Le sue mani tremano, turbate dal
desiderio sempre più pulsante di infilarsi l’ago nelle vene. Io, ostacolo verso
il suo paradiso di cartongesso, lo guardo negli occhi mentre appoggio le
ginocchia sul sedile libero di fianco a lui, la mia mano sicura afferra la
siringa. Il mio sguardo si sgrana mentre le dita aderiscono sulla plastica,
strano oggetto di potere, finito in mani dannate. Un movimento fulmineo rompe
la monotonia caduta nella macchina in quei pochi minuti di stallo, la mano
precisa porta la siringa a conficcarsi nella carotide, un gesto secco, deciso,
fa sparire completamente l’ago nelle carni dell’uomo, il mio pollice, come
segno di morte, cala a spinger lo stantuffo fino in fondo, velocemente. Lo
sguardo di nulla mi fissa ora, incredulo, levo le mani dalla siringa che rimane
conficcata nel collo, trema appena mentre la mia ennesima vittima comincia a
sudare, avvicino le mie labbra al suo orecchio, la siringa mi carezza le gote,
lo affero per i capelli e tenendolo fermo lascio scivolare in un sibilo parole
taglienti: “Muori bastardo infetto..” ...

MD - Mente Distorta - Terza Parte

13 agosto 2009 ore 00:40 segnala
Guido il giovane attraverso l’oscurità prendendo a camminare, io burattinaio e lui burattino. Il vento ancora non ha smesso di ululare, accompagna come un lamento ogni gemito di dolore emesso dal ragazzo mentre, camminando, porta velocemente il peso del corpo sulla gamba ferita. Dolce melodia di strazio, inno alla mia essenza. Le mie labbra si dischiudono in verbo fin troppo mielifluo, quasi sornione: “Ti porto a casa mia, mi prenderò io cura di te”. Sento la mano del giovane stringersi appena contro la mia spalla e un flebile proferire abbandona le di lui labbra: “Grazie, sarei morto in questo vicolo, senza di voi…”. Aborto di sorriso sale, a segnare il mio viso, mentre lascio vagare la mia perversa fantasia verso i lochi più oscuri e sadici del mio cervello, crogiolandomi nella sublime certezza del mio bottino. Non posso sperare di riuscire a trattenermi ancora per molto e casa è lontana. Un taxi, l’auto è ferma, accostata al marciapiedi a pochi metri da noi, la luce verde troneggia sopra la scritta *T XI*. Mi avvicino all’auto e lascio che lui ci si aggrappi, sorreggendosi. I vetri appannati non mi permettono di vedere al suo interno, picchiettare ritmico delle mie lunghe unghie contro il vetro anteriore a fianco del guidatore, non ricevo risposta quindi apro la portiera...


Fine Terza Parte

MD - Mente Distorta - Seconda Parte

09 agosto 2009 ore 17:14 segnala
Or il mio incedere s’arresta, un vicolo scuro si apre dinanzi ai miei occhi, il silenzio, fin’ora rotto soltando dall’ululare del vento, assume ora toni a me più famigliari; gemiti di dolore diventano percettibili alle mie orecchie, la caccia sta per farsi più movimentata. Euforico il mio palato pregusta il banchetto, muovo il primo passo e lascio che il buio del vicolo mi inghiottisca, mi avvicino con calma alla mia cena, i miei occhi, abituati a giostrarsi tra le trame della notte, non faticano a riconoscere il figuro, solo pochi passi mi separano dal mio agnello sacrificale. L’odore acre, che mi aveva condotto fino a quel vicolo, ora era talmente presente da perforarmi il cervello, oh mia preda che ignara attendi il tuo destino, rallegrati perché questa notte Mefisto salirà dagl’inferi per imprigionarti nel suo limbo dei folli. Teatrante, maestra nell’inganno, indosso maschere dorate su pelle bruciata dalla vendetta, guardo il corpo steso ai miei piedi mentre un sorriso falso dipinge di una luce innaturale il mio viso. Il ragazzo mi guarda con speranza negli occhi, ha una ferita alla gamba destra, i pantaloncini squarciati lasciano intravedere il vivo colore della carne. Un brivido mi squote il corpo, inibibile è ormai la brama di assaporare il sapore dell’indifeso ancora steso vicino ai miei piedi, il sorriso si fa più tirato sul viso mentre respingo lo stimolo di avventarmi sulla mia vittima in quel vicolo. Devo aspettare, a me piace mangiare con calma. La mia mente riprende il controllo delle mie azioni, allungo una mano rimanendo in silenzio, infida crocerossina. Lui mi guarda di nuovo, sgomento si palesa sul suo volto mentre osserva quel che rimane dei miei occhi, iridi verdi incorniciate di rosso, sangue inniettato con siringhe d’oro da demoni cavalieri. La mia mano permane tesa verso di lui, sicura, zattera intrecciata con rami d’inganno. Lo sgomento abbandona il viso del ragazzo, mi osserva abozzando un lieve sorriso prima di trasformare quest’ultima in una smorfia di dolore, silenziosa lussuria mi squote nel denotar la sua sofferenza, prima donna sul suo palcoscenico di lapidi, rimango all’apparenza serena. La sua mano ora si tende verso la mia, debole la presa delle sue dita tinte di vermiglio, lieve strattone porta il malcapitato a sorreggersi in piedi, si appoggia al mio corpo, prive di energia le sue membra lo sorreggono a fatica.  Dalla ferita scie di sangue intrapendono una tortuosa discesa lungo la gamba, disegnano tribali, prima di schiantarsi contro il suolo, ignobile spreco ogni goccia d’essenza persa sull’asfalto. Sforzo sovraumano mi strappa dalle braccia della tentazione, acerrima mia nemica e amante insaziabile, devo aspettare, ancora non è tempo di giochi.

FINE SECONDA PARTE

MD - Mente Distorta

06 agosto 2009 ore 11:03 segnala
Membra si sgretolano, sotto le lame taglienti del sole morente, corpi in putrefazione ricoprono le strade, di questa città senza Dio. Cammino per le strade,  inciampando sugli aborti del mondo che rimangono con gli occhi sbarrati a fissare il vuoto, costretti a ripercorre a carponi fallimenti di una vita, reietti.  Silenziosa come ombra attraverso le tenebre, mie eterne alleate, inizio e fine del mondo. Perle di sale mi scavano gli occhi, derubati di lacrime, bucandoli. Sangue e sale raggiungono ora le mie labbra, la punta della mia lingua guizza ad assaporare quel mistico gusto, come la più feroce delle bestie mi riempio la bocca del rubineo nettare. I miei occhi si chiudono mentre l’estasi, provocata dal mio perverso rituale mi invade le carni forandomi come spade di un illusionista. Decido che ancora non ho bevuto abbastanza, la mia anima reclama dell’altro sangue e la notte ha appena varcato i cancelli dell’essenza, molte ore separano la resurrezione del giorno. Come una nera regina occupo il mio posto sul trono del terrore, ai miei piedi, come schiavi, s’inchinano i giullari di corte. Riprendo a camminare per la città come un lupo famelico, cerco cibo. Lascio che i miei istinti prendano il sopravvento e ritorno allo stadio primordiale, solo morti lungo i vicoli, sangue rancido, sorpasso e vado oltre. La mia gola urla sotto il peso del ricatto della mia sete di sangue. Annuso il vento, nauseabondo odore di morte aleggia sotto lo sguardo della luna, raggi di luce argentei segnano il mio passaggio, lanciando ombre slanciate sui muri delle case circostanti.  Sotto al maglione il mio medaglione mi brucia il petto incastonadosi sempre di più nella mia pelle, spesse cicatrici ne seguono il contorno, monito delle mie incursioni notturne. I lugubri panni stesi sui davanzali delle case prendono a sventolare nella direzione opposta, è cambiato il vento; lascio che questa nuova brezza invada le mie narici. Lo sento, acre odore di sangue fresco, ritmico pulsare e scorrere nelle vene, come un segugio, con passo lesto, mi incammino verso la mia ignara preda...

Fine Prima Parte