Mare.....purificatore.

17 marzo 2015 ore 17:52 segnala
Quando sei in mare il denaro non conta,conta l'intelligenza.....prima durante e dopo.
Basta leggere le sue dichiarazioni per capirlo,chiunque mastica un po di mare si renderà conto.

Il velista solitario italiano racconta da bordo della nave cisterna che lo ha recuperato i momenti drammatici in cui il suo ECO40 ha perso la chiglia e si è capovolto. “Un grazie ai soccorritori e alla Guardia Costiera sono stati bravissimi”. Dispersa la gallina Mora.

15 marzo 2015 - MILANO
“Se succedeva in Pacifico, allora sì che era dura”. Comincia così il racconto di Matteo Miceli che al largo delle coste del Brasile, ha fatto naufragio. Il suo ECO40 di 12 metri, con il quale stava avviandosi a concludere il suo giro del mondo in solitario in autonomia energetica e alimentare (era partito lo scorso 19 ottobre da Riva di Traino, vicino a Civitavecchia, ndr) ha perso la chiglia e si è rovesciato (mia postilla si dice ha scuffiato!). Miceli ha dovuto abbandonare la barca e, dopo un’ora trascorsa sulla zattera di salvataggio, è stato recuperato del mercantile Aramon, battente bandiera delle Isole Marshall, diretto a Salvador de Bahia dove arriverà per mezzogiorno di martedì 17 marzo. Questo il racconto di Matteo Miceli da bordo dell’Aramon.
CHIGLIA — “Era giorno, avevo passato da poco l’Equatore. Vento su 20 nodi, sole e caldo. Ero in cabina. Improvvisamente la barca ha cominciato a sbandare sempre di più fino ad appoggiare l’albero sull’acqua. Poi ha proseguito la rotazione fino a rovesciarsi completamente. Sul pavimento della cabina, che era diventato il soffitto, c’è una specie di spioncino che permette di controllare per esempio se qualcosa si è impigliato nella chiglia.Ho guardato, ma la chiglia non c’era più. (mia postilla: c'era bisogno di guardare li per capirlo?) Con la barca sottosopra ho dato il via alle operazioni di emergenza. A bordo avevo l’Epirb (l’Emergency Position Indicating Radio Beacons, il trasmettitore radio d’emergenza che indica la posizione della barca a un sistema di rilevamento mondiale, ndr), ho preso il telefono satellitare stagno (quello che Matteo ha usato per raccontare la sua avventura, ndr), le sacche con il kit di emergenza. Ho aperto lo scompartimento dove stava la Mora, l’ho tirata fuori e messa in una zona ancora all’asciutto della cabina perché intanto l’acqua stava entrando sempre più nella barca rovesciata dall’ingresso del pozzetto. Poi mi sono infilato a poppa e sono uscito dal portello di emergenza che c’è appunto sullo specchio di poppa. Ho attivato la zattera di salvataggio, ho caricato le sacche; un avanti-indietro che per me che sono bello grosso e passo a fatica nel boccaporto mi ha procurato qualche bel taglietto. Ho legato la zattera alla barca con l’apposita cima.(mia postilla:cosi se offonda ti porta con se!) Poi sono tornato indietro.
L’interno era ormai quasi completamente allagato con l’acqua che sbatteva da tutte le parti. Ho cercato la Mora dappertutto, ma non sono riuscito a trovarla. Sono tornato a poppa. Sono uscito dal portello di emergenza, sono salito sulla zattera e ho azionato l’Epirb. E devo dire che il centro Operativo di Roma della nostra Guardia Costiera è stato eccezionale. Mi hanno subito rilevato e hanno immediatamente girato il segnale di soccorso alla Guardia Costiera brasiliana e messo in allarme le navi in zona. Per fortuna c’era la Aramon, una nave cisterna, a sole 10 miglia e tutto è andato bene”.
10miglia — “Intanto che ero sulla zattera la mia preoccupazione era appunto quello di capire quanto fosse distante la nave che mi poteva soccorrere. Quando ho saputo che era a sole 10 miglia mi sono tranquillizzato. Anche perché ci siamo subito potuti parlare con il semplice VHF. Il comandante Salovatov, il vice comandante Asslan e tutto l’equipaggio della Aramon sono stati eccezionali. Quando siamo stati in vista, ci siamo accordati sulla manovra di recupero che è la parte più difficile di un soccorso in mare. Così, quando sono stati ormai vicini, ho mollato la cima che teneva legata la zattera alla barca rovesciata e mi sono allontanato dallo scafo capovolto che spuntava sempre meno dall’acqua. La Aramon ha fatto una manovra incredibile; ha affiancato la zattera e mi hanno recuperato. Bravissimi”.
IMPROVVISA — “È stata una cosa assolutamente improvvisa. Non c’era stato nessun segnale di una possibile avaria. Dopo Capo Horn, aveva fatto proprio un controllo di chiglia e timoni. Mi ero fermato e mi ero immerso per vedere se ci fossero problemi. Il rumore che sentivo era quello delle boccole del timone di sinistra che avevo riparato appena dopo Capo di Buona Speranza. Sulla chiglia nessun segno di nulla. Ero tranquillo. Poi improvvisamente…” “È la seconda volta che vengo recuperato in mare. (mia postilla:strano,ci sara un motivo no?)La prima nel 2011 quando con Tullio Picciolini stavamo tentando il record Dakar-Guadalupa in catamarano (si trattava di Biondina Nera, un cat sportivo di soli 6 metri di lunghezza; i due scuffiarono e nel tentativo di raddrizzare la barca si ruppe l’albero. Vennero recuperati dopo 5 ore a mollo, ndr) adesso questa. È sempre una storia a sé. Ma era pronto e preparato. Sapevo cosa fare e come farlo. Ma è stata dura mollare la barca”.
LE MIE MANI — “ECO40 l’avevo costruita con le mie mani.(mia postilla:ora e chiaro il perche!) Ci tenevo tantissimo e ci avevo messo dentro tutto me stesso. Ora davvero non so. Sono molto amareggiato e triste. Ma il mare resta un amico. Il mio rapporto con il mare non è cambiato. Non è successo nel 2011, non succederà oggi. Non potrebbe essere diversamente. È la mia vita. E una cosa ho ben chiara in testa: il programma di fare, questa estate, il passaggio a Nord Ovest con gli amici di Toptotop non è cambiato. Certo, resta davvero un peso dentro. Finire così un giro del mondo, dopo tutto quello che hai passato, a cominciare da Horn, quando ormai sei oltre l’Equatore e in rotta per casa, è dura. Molto. Ma è andata bene, Grazie a tutti quelli che mi hanno seguito in questa avventura. Che non sarà l’ultima”.(mia postilla:beato te che hai tutti questi soldi da buttare....a mare!)
(intervista gazzetta dello sport Emilio Martinelli)
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Quando sei in mare il denaro non conta,conta l'intelligenza.....prima durante e dopo. Basta leggere le sue dichiarazioni per capirlo,chiunque mastica un po di mare si renderà conto. « immagine » Il velista solitario italiano racconta da bordo della nave cisterna che lo ha recuperato i momenti...
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17/03/2015 17:52:10
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