IO ed intorno a me

23 aprile 2015 ore 19:56 segnala


Stare con una persona vuol dire crescere, per me che non sono abituata a chiedere compromessi a nessuno nè a fare rimproveri nè a coinvolgere qualcuno nella mia vita. Sono sempre stata io sola e intorno a me il vuoto e poi un muro e poi il mondo, che mi arriva come un bisbiglio lontano, come un soffio di vento sporco. Ed io crescevo in questa solitudine e non riesco a portare nessuno nel mio recinto perfetto, dove non mi concedo di sbagliare, dove punisco i miei errori col silenzio, dove ogni considerazione cresce nella dialettica dell'esperienza. Ma oggi, capisco che è venuto il momento di vivere davvero. Oggi grazie a qualcuno che ancora non riesco a vivere, che amo come un bel paesaggio, come una musica commovente, come una cosa che sta ferma e non si muove, come una cosa che va guardata e ascoltata passivamente, e mi porta dentro una emozione ma non lascio che si fermi dentro di me e mi coinvolga.E adesso non so come si fa a vivere davvero.
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« immagine » Stare con una persona vuol dire crescere, per me che non sono abituata a chiedere compromessi a nessuno nè a fare rimproveri nè a coinvolgere qualcuno nella mia vita. Sono sempre stata io sola e intorno a me il vuoto e poi un muro e poi il mondo, che mi arriva come un bisbiglio lonta...
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Memorie della transumanza "Montana il mastino"

25 marzo 2015 ore 08:18 segnala


Questa storia o leggenda qualsivoglia la posto per un mio grande Amico"il mastino"
e soprattutto perché mi ricorda la chat prima dell'arrivo dei lupi :-)

Nella zona di Campo de Agua, chiamata così perché l’acqua sorge e fluisce in abbondanza, pascolava un gregge di merinos.
Partendo dalle praterie dell’Estremadura, agli inizi dell’estate per fuggire al calore estivo del sud, il gregge era giunto fino a questo rifugio per pascolare. L’aria fresca, l’erba verde e rigogliosa che ricopre come un tappeto Campo de Agua in giugno e in luglio, grazie alla neve e all’acqua, garantivano al gregge la cura e il lustro della sua immagine. Era un vero piacere vedere pascolare il gregge in questi paraggi, vederlo stendersi come un enorme manto e avanzare come un esercito di pace sulla terra.

La concentrazione del bestiame, il continuo andare e venire delle pecore e degli agnelli e l’allegria dei loro belati che addolcivano la montagna, soddisfacevano sia il pastore sia i lupi, i quali non tardarono ad abituarsi a una simile congrega.
Il caso volle che, a Campo de Agua, arrivasse e si accampasse uno tra gli esemplari più enormi e più malintenzionati della zona. Un lupaccio del malaugurio.

Il reparto di mastini che arrivò nella montagna, essendosi divise le cabanas dei pastori,
faceva la sua prima esperienza nel campo quell’anno e non poteva esserci peggiore disgrazia per Campo de Agua, che quel tale lupo straordinario si trovasse a litigare con dei mastini poco corridori e scarsamente preparati nella lotta contro questi animali. Stando così le cose, successe quello che si temeva e, in poco tempo, le notti iniziarono a essere per tutti molto frenetiche nel rifugio dei pastori.

Si racconta che il lupo iniziò a condurre il “gioco” con i cani, a un livello tale che un’estate che sembrava dovesse essere piacevole si stava trasformando in un calvario!
Il pastore non dormiva bene, i cani non conciliavano il sonno e l’unica cosa che riuscivano a fare le pecore era di essere aggredite. Sfortunatamente però l’insonnia non serviva né per evitare i furti del lupo né per interrompere le stragi.
Nello stesso periodo, in un altro pascolo chiamato “La Porpasa”, il gregge era protetto da Montaña. Un mastino grande e pezzato che era stato comprato dal padre di colui che fu pastore per molti anni, Juan Antonio Alvarez, da alcuni pastori di Soria dove esiste una consistente tradizione transumante, come tutti sanno bene.

“La Porpasa” era una montagna con non pochi dirupi che venne acquistata dai vicini di Porto nel 1887 insieme anche ad altre montagne. (…)
Tanto era l’impegno di Montaña a mantenere l’ordine all’interno del gregge che fu necessario attaccargli al collo una campana perché una pecora che si allontanava era una pecora morta.
In questo modo, quando il pastore sentiva suonare la campanella, immediatamente fischiava o chiamava il cane se notava che esso seguiva ciecamente la pecora.
“Aveva un enorme ardore questo mastino”.

Venuti a conoscenza dell’annientamento che imperava a Campo de Agua, si decise di trasferire Montaña a questo valico perché i mastini di questo rifugio erano terrorizzati e il caos, ormai dilagante, stava raggiungendo dei livelli intollerabili.
Montaña venne traslocato di rifugio e, come si presumeva, non tardò ad arrivare il momento in cui il cane e il lupo si trovarono “faccia a faccia”.
Fu una di quelle tante notti in cui il lupo, come d’abitudine, si precipitò a fare uno dei suoi assalti, sicuro del suo pieno dominio sulla situazione. Però, tutto gli apparve molto diverso questa volta perché inaspettatamente si trovò davanti il magnifico Montaña.

Si trattò di un incontro spaventoso. Un colpo al petto del primo lo tirò giù a terra, ma subito si riprese dallo scossone e si intavolò una guerra mortale.
Tanto era il fragore che emettevano che, per un lungo raggio tutto intorno, ogni cosa sembrava che fosse in attesa della dissoluzione.
Entrambi gli animali salivano con i piedi sulle zampe posteriori dell’altro sferrandosi morsi a destra e a manca con una ferocità diabolica. Il mastino supervincitore di questo
avvinghiarsi di corpi, quando afferrava il lupo per la collottola, scuoteva la testa con la stessa furia di un cane che agguanta una biscia; gli faceva fare dei giri talmente bruschi che sembrava che stesse per scuoiargli il collo.

L’intensità con cui la campanella suonava lasciava intendere la battaglia che si stava svolgendo nell’oscurità.
Solo dopo molto tempo di combattimento i ringhi e i respiri persero forza e la campanella divenne silenziosa.
Il pastore si avvicinò allora all’arena dove trovò Montaña esausto con il cuore quasi arrestato; affannato, con la lingua fuori e il pelo tutto arruffato. Era esanime. Però ai suoi piedi giaceva il lupo disarmato e morto. Il pastore, si narra, gli diede delle carezze sulla schiena, sul collo e sulla testa, tanto era orgoglioso della battaglia.
Lo stesso animale, pur essendo sfiancato, si sentiva felice; come se fosse cosciente di aver compiuto una grande missione. Era un cane “tutto d’un pezzo”.
La morte di quell’esemplare fu un santo rimedio perché i lupi non tornarono più a creare danno a Campo de Agua e, alla fine, il pastore riuscì a dormire tranquillo nel suo letto per tutto il resto della stagione.


Estratto dal libro “Lobos, Historias y Leyendas” di José Antonio Garcia Diez
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« immagine » Questa storia o leggenda qualsivoglia la posto per un mio grande Amico"il mastino" e soprattutto perché mi ricorda la chat prima dell'arrivo dei lupi :-) Nella zona di Campo de Agua, chiamata così perché l’acqua sorge e fluisce in abbondanza, pascolava un gregge di merinos. Partend...
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Tra amore e incomprensioni

16 marzo 2015 ore 15:58 segnala


"Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:

t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;

grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:

così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,

così vicino che la tua mano sul mio petto è mia.
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno"


Sappi,amore mio,che non sempre è facile dirti che stravolgi le mie azioni.

Che mi identifichi con la matrigna di Biancaneve
quando mi vedi specchiare.

"Tu sei di tua madre lo specchio ed in te rivive il dolce aprile del fiore dei suoi anni "

Con le dita delineo le rughe consapevole della mia età.

E"Se vedi la mia ignoranza sulle nuove tecnologie dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico.

Ho avuto tanta pazienza io quando ti insegnavo l'alfabeto e t'aiutavo nei compiti"


E se per criterio,ti chiedo di spiegarmi le cose che non so,sappi che non lo faccio per essere perfetta agli occhi del mondo.
E soprattutto ,non essere aggressiva con me se fallisci al primo tentativo.
Sii paziente,non arrenderti.
Dammi risposte,fammi domande.

Comprendiamoci....insegnami.Impariamo.
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« immagine » "Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco: t’amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l’ombra e l’anima. T’amo come la pianta che non fiorisce e reca dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori; grazie al tuo amore ...
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Sarà che...

10 febbraio 2015 ore 08:49 segnala


Sarà che non sono forte

Sarà che sono una debole
Sarà che non ho parole da dire
Sarà che non so amare me stessa

Sarà che non so amare gli altri

Sarà che ho paura di amare
Sarà che non sono simpatica
Sarà che non ho niente da insegnare

Sarà che ho tutto da imparare
Sarà che non mi lascio andare

Sarà che ho una gabbia intorno a me

Sarà che ho un carattere difficile
Sarà che gli altri mi vedono cosi
Sarà che vorrei farmi capire
Sarà che mi spiego male

Sarà che non mi spiego affatto
Sarà che vorrei dare tanto
Sarà che non ho niente da dare
Sarà che sono inutile
Sarà che non ho certezze
Sarà che mi piace il silenzio
Sarà che vorrei piu rumore
Sarà mi sento sola in mezzo a tanti

Sarà che è così che mi voglio sentire
Sarà che ho troppi forse nella testa

Sarà che il mio posto non è qui
. .
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« immagine » Sarà che non sono forte Sarà che sono una debole Sarà che non ho parole da dire Sarà che non so amare me stessa Sarà che non so amare gli altri Sarà che ho paura di amare Sarà che non sono simpatica Sarà che non ho niente da insegnare Sarà che ho tutto da imparare Sarà che non...
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Con occhi chiari

01 febbraio 2015 ore 10:58 segnala


C'è stato un tempo in cui osservavo il mondo con occhi chiari.
Riuscivo a vedere oltre le cose,il fascino dei colori e la meraviglia per la vita.
Erano una combinazione perfetta.
Camminavo sollevata dal suolo,mi sembrava di volare.
Tutto era preludio,magia.Tutto era divertente.
Vorrei riavere quegli occhi chiari.
Lo vorrei,lo vorrei davvero.
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« immagine » C'è stato un tempo in cui osservavo il mondo con occhi chiari. Riuscivo a vedere oltre le cose,il fascino dei colori e la meraviglia per la vita. Erano una combinazione perfetta. Camminavo sollevata dal suolo,mi sembrava di volare. Tutto era preludio,magia.Tutto era divertente. Vorre...
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di: Sibilla Aleramo

16 gennaio 2015 ore 20:03 segnala


Son tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver orgoglio
quasi fossi un uomo.
Ma, al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano:
"Sera, sera dolce e mia!"
Sembrami d'aver fra le dita la
stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo,
sguardo sperduto, e vene.
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« immagine » Son tanto brava lungo il giorno. Comprendo, accetto, non piango. Quasi imparo ad aver orgoglio quasi fossi un uomo. Ma, al primo brivido di viola in cielo ogni diurno sostegno dispare. Tu mi sospiri lontano: "Sera, sera dolce e mia!" Sembrami d'aver fra le dita la stanchezza di tutt...
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Il bacio

17 ottobre 2014 ore 08:50 segnala



C’era una volta una bambina che si chiamava Cecilia.
Il papà e la mamma della bambina lavoravano tanto.
La loro era una bella famiglia e vivevano felici.
Mancava solo una cosa, ma Cecilia non se ne era mai accorta.
Un giorno, quando aveva nove anni, andò per la prima volta a dormire a casa della sua amica Adele. Quando fu ora di dormire, la mamma di Adele rimboccò loro le coperte e diede a ognuna il bacio della buonanotte.
“Ti voglio bene” disse la mamma ad Adele.
“Anch’io” sussurrò la bambina.
Cecilia era così sconvolta che non riuscì a chiudere occhio.
Nessuno le aveva mai dato il bacio della buonanotte o le aveva detto di volerle bene.
Rimase sveglia tutta la notte, pensando e ripensando: “È così che dovrebbe essere”.
Quando tornò a casa, non salutò i genitori e corse in camera sua. Li odiava.
Perché non l’avevano mai baciata? Perché non l’abbracciavano e non le dicevano che le volevano bene? Forse non gliene volevano?
Cecilia pianse fino ad addormentarsi e rimase arrabbiata per diversi giorni.
Alla fine decise di scappare di casa. Preparò il suo zainetto, ma non sapeva dove andare.
Era bloccata
per sempre con i genitori più freddi e peggiori del mondo.
All’improvviso, trovò una soluzione.
Andò dritta da sua madre e le stampò un bacio sulla guancia: “Ti voglio bene”.
Poi corse dal papà e lo abbracciò: “Buonanotte papà”, disse, “ti voglio bene”.
Quindi andò a letto, lasciando i genitori ammutoliti in cucina.
Il mattino seguente, quando scese per colazione, diede un bacio alla mamma e uno al papà.
Alla fermata dell’autobus si sollevò in punta di piedi e diede ancora un bacio alla mamma: “Ciao, mamma. Ti voglio bene”.
Cecilia andò avanti così giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese.
A volte, i suoi genitori si scostavano, rigidi e impacciati. A volte ne ridevano.
Ma Cecilia non smise. Aveva il suo piano e lo seguiva alla lettera.
Poi, una sera, dimenticò di dare il bacio alla mamma prima di andare a letto.
Poco dopo, la porta della sua camera si aprì e sua madre entrò. “Allora, dov’è il mio bacio?” chiese, fingendo di essere contrariata.
Cecilia si sollevò a sedere: “Oh, l’avevo scordato”. La baciò e poi: “Ti voglio bene, mamma”.
Quindi tornò a coricarsi e chiuse gli occhi.
Ma la mamma rimase lì e alla fine disse: “Anch’io ti voglio bene”.
Poi si chinò e baciò Cecilia proprio sulla guancia.
Poi aggiunse con finta severità: “E non ti dimenticare più di darmi il bacio della buonanotte”.
Cecilia rise e promise: “Non succederà più”.

Oggi, qualcuno sta aspettando il “suo” bacio. Da te.
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« immagine » C’era una volta una bambina che si chiamava Cecilia. Il papà e la mamma della bambina lavoravano tanto. La loro era una bella famiglia e vivevano felici. Mancava solo una cosa, ma Cecilia non se ne era mai accorta. Un giorno, quando aveva nove anni, andò per la prima volta a dormire...
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Gli uomini di una volta

12 ottobre 2014 ore 08:52 segnala


Gli uomini di una volta erano quelli che passavano sotto i balconi, per vedere un sorriso ogni tanto della propria amata,
quelli che mettevano la benzina nella macchina e la consumavano tutta per vederne l’ombra al buio, senza uno sguardo ricambiato,
erano quelli che dopo aver fatto chilometri arrivavano a casa, e senza avere avuto nulla riuscivano a sognare, ad amare quella donna quasi immaginaria,
quella donna che quando sentiva il rumore della macchina si pungeva il dito per alzare lo sguardo dai loro ricami e riuscire a regalare un sorriso al suo uomo, di nascosto, di sfuggita,
gli uomini di una volta pur lottando con padri padroni delle loro amate, avevano sempre un gran rispetto per quelle figure rozze e dure, passavano dai balconi e quando a volte si incrociavano gli sguardi era sempre una sorta di sfida….
Gli uomini di una volta dopo essersi innamorati tra lo sguardo sfuggente ed un sorriso sotto un balcone, chiedevano la mano della propria innamorata a quel padre che gli aveva sempre negato il contatto fisico, la libertà.
Gli uomini di una volta prima di andare a lavorare non andavano al bar, andavano sotto il balcone come una sorta di buongiorno sotto le coperte,
passavano i loro giorni sognando la propria principessa, senza dialogo si amavano, si nutrivano da quel poco che riuscivano a darsi.
Gli uomini di una volta già da fidanzati avevano i progetti della famiglia, il senso della responsabilità, e sui balconi già vedevano i loro figli….
Oggi non ci sono più gli uomini di una volta, e sai perchè?
Perche non ci sono più le donne sui balconi ad aspettarli….
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« immagine » Gli uomini di una volta erano quelli che passavano sotto i balconi, per vedere un sorriso ogni tanto della propria amata, quelli che mettevano la benzina nella macchina e la consumavano tutta per vederne l’ombra al buio, senza uno sguardo ricambiato, erano quelli che dopo aver fatto ...
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Confessioni…

10 ottobre 2014 ore 09:39 segnala



Oggi la vita dell’uomo e diventata un confessionale. Apri il tuo bel pc, e ti confessi. A volte lo fai con perfetti sconosciuti, a volte con chi conosci da una vita. Con i perfetti sconosciuti è meglio, ti senti più ferito, più compreso. Una volta andavi in chiesa, e quando attraverso la grata in ginocchio confessavi i tuoi peccati, non c’era solo il prete. C’era anche Dio. Che ti aiutava ad andare avanti, che chiedevi di andare avanti. Con quello che avevi, che ti era rimasto. Ma i tempi cambiano, e poi un prete all’uomo che potrà mai dargli? L’assoluzione dei peccati? Ma l’uomo mica si confessa per andare in paradiso, l’uomo si confessa per poter peccare ancora. E allora visto che i tempi cambiano, sono cambiati anche i confessionali. Sono cambiati i peccati. Si i peccati. Oggi i peccati dell’uomo sono quelli che non hai fatto. E se proprio peccatore devi esserlo, sei stato costretto. Oggi l’uomo è Dio. “Mi hanno crocefisso perchè ho amato” Oggi l’uomo è senza peccati. Se parli con un uomo tramite confessionale, il peccato è l’opposto. E l’opposto chi è? La donna. Ecco allora che ritorni indietro con la mente. Eva. La donna del peccato. Donna che aveva tutto, ma non ha saputo aspettare. Ecco perchè siamo peccatori, siamo attirati dal paradiso che non c’è. E allora vedi confessionali pieni di uomini feriti, illusi, che hanno amato e non sono più in grado di farlo, vedi uomini che non sono più pronti a farlo, li vedi lì, che credono nell’amore ma non sono pronti. Lì vedi lì, nei loro confessionali con la loro sacerdotessa che li liberi dal male. Piangono senza una lacrima. Piangono con i versi. Piangono, aspettando che i centimetri che gli ha regalato Dio possano trovare un rifugio sicuro. E quando lo trovano, poi ti dicono che non sono pronti. E allore pensi. Chissà se tutti non fossero pronti. Per esempio, una donna, se ti dicesse che non è pronta, che non è il momento. Ma esiste un momento nella vita, un momento in cui sei pronto?
Pronta è la torta dopo averla riempita di panna.Pronta è la camicia dopo averla stirata. E quando un figlio decidere di nascere, cosa gli dici. Non posso amarti? Non sono pronta? Ho visto uomini innamorarsi e dire che non erano pronti. Andarsene perchè non erano pronti. Una specie umana che pensavi estinta, qualche traccia qui e là. Invece è come l’AIDS. Una specie malata, che si espande a chiazza d’olio. Perchè pronti nella vita non lo siamo mai. Pronto lo sei quando sbagli strada e la percorri perchè è il tuo destino. Quando ti butti da un grattacielo e decidi di volare, pur sapendo che le ali le hai lasciate in posto che non ricordi più. Pronto lo sei quando ti svegli la mattina con i capelli spettinati. Pronto lo sei quando non sei ancora pronto. Pronta è l’incoscienza. L’uomo giusto è quello che accetta le scelte, che le condivide, che non fa tutta la strada per poi tornare indietro. L’uomo giusto la strada del ritorno non se la ricorda mai. E le scelte non sono mai pronte, qualunque esse siano. Quando trovate un uomo che non è pronto. Quando trovate il principe azzurro con il pisello in mano, regalategli una bambola gonfiabile. Quella sarà sempre pronta. Ma se nella disgrazia avete incontrato la principessa sul pisello. Un vibratore avrà lo stesso effetto…
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« immagine » Oggi la vita dell’uomo e diventata un confessionale. Apri il tuo bel pc, e ti confessi. A volte lo fai con perfetti sconosciuti, a volte con chi conosci da una vita. Con i perfetti sconosciuti è meglio, ti senti più ferito, più compreso. Una volta andavi in chiesa, e quando attraver...
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Donne che non riconosci subito…

09 ottobre 2014 ore 09:08 segnala


Io le ho viste le donne che un bel giorno hanno deciso di indossare i coglioni e andare avanti, le ho viste indossarseli quando chi credeva in loro non andava oltre alle loro tette. Oltre al loro sguardo. Io le ho viste, quelle che hanno deciso di essere, di esistere, quelle che non si sono accontentate , standosene sedute con il culo nel burro. Non sono tutte uguali le donne, ci sono quelle con gli attributi, quelle che devono indossare l’anima dura, quelle che nessuno gli dirà mai “ come sei dolce “ quelle che la dolcezza e l’amore hanno imparato a tenerla dentro, come se fosse oro da custodire, quelle che usano il cervello prima di quel taglio in mezzo alle gambe che le rende “belle e apprezzabili “ agli occhi del mondo…L’altra faccia delle donne, quelle che sembrano che non hanno un cuore, e non è mica come il tanga l’anima, che lo indossi e puoi anche vederlo in trasparenza. E puoi anche apprezzarlo…E dura vivere con l’anima trasparente, nascosta, e dura vivere con un cuore e un cervello che funziona, perchè hai sempre una visione diversa da quelli che non ce l’hanno, una visione del mondo quasi scocciata, quasi incazzata. Le vedi lì, che non sanno se piangere o ridere, se usare il sarcasmo oppure spaccare tutto. Le riconosci subito quelle donne, non le vedi mai in fila aspettando il loro turno. Non si fanno mai strumentalizzare. Loro il “toro” l’hanno preso per le corna e l’hanno sbattuto fuori, e oltre ai coglioni, si sono indossati anche i pantaloni, quelli che in casa mancavano. Io le ho viste le donne incazzate, quelle che non piangono mai, quelle che per vederle piangere li devi andare a trovare la notte, quando la loro anima posa le spade sul comodino. Quando tirano fuori il cuore nella penombra, e si fanno spazio in un letto di ricordi. Donne che non sono forti, ma hanno deciso di esserlo. Con la paura addosso, e le sfide da affrontare. Io le ho viste quelle donne lì, sono diventate mamme e anche papà. Donne che hanno capito, che si può essere amate in questo mondo, senza compromessi…Io le ho viste quelle donne lì. Anzi le conosco. Esistono….Ma non ditelo a quelli che pensano che un anima non c’è l’hanno… Potrebbero capire e rimanerci male…
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