La festa di Sant'Anna

11 giugno 2015 ore 13:37 segnala
La festa di Sant'Anna
Lorenzo seduto sul piccolo muretto che circonda il grande faro osservava pensieroso la striscia argentea che si allungava verso l' orizzonte. La luna troneggiava nel cielo illuminato da una enorme quantità di stelle....Dopo un giorno caldissimo l'azzurro del cielo non voleva trasformarsi un quel grigio scuro che rende la luna ancora più luminosa..... Nella spiaggetta del faro stretta e sassosa due piccole barche colorate forse si facevano compagnia dopo una intera giornata passata sicuramente nell'azzurro mare della Masseta. Il ragazzo quella sera aveva mangiato velocemente delle alici fritte nella stretta cucina della casa dove abitava con la sua famiglia. Erano in tanti in quella piccola casa, costruita con pietre raccolte con pazienza nelle colline adiacenti e con calce comprata nei pressi di Policastro! Era quasi adagiata al tronco grandissimo di un ulivo secolare in un piccolo spiazzo strappato al pendio della collinetta che si eleva proprio lì a due passi del grande faro dove il ragazzo si era seduto. Due soli locali ospitavano tutta la famiglia:i genitori e cinque figli. Davanti all'ingrasso una palma diventava ogni anni più alta e da li a qualche anno forse avrebbe superato in altezza il secolare ulivo che in estate durante le ore più calde donava con i suoi rami refrigerio alle persone e a tetto della piccola casa. Il padre Giacomo un uomo piccolo e tarchiato passava la sua giornata su una piccola barca a remi che custodiva con amore nella zona della chiesa a due passi della strada principale del paese. Nei momenti di scarsa pesca, si recava con parte della famiglia, in un terreno nella zona del cimitero per coltivare gli ortaggi che rendevano le diete , specie in estate, più appetibile e gustose. A volte molte delle verdure venivano vendute dalla moglie nelle vicinanze del faro sulla piccola strada che porta verso la parte superiore del paese. Con quei pochi soldi ricavati si comprava il sale nel piccolo tabacchino del paese e la pasta sminuzzata per preparare la pasta e fagioli che il marito amava tantissimo--- ... Giacomo si alzava prestissimo e dopo aver sistemato le reti spingeva con non poco fatica la sua barca verso il largo in direzione di punta Infreschi per cercare di appropriarsi di una discreta quantità di pesce..... Quando riusciva a riempire le reti tornava canticchiando verso quel piccolo portico seguendo il solito cammino e osservando la maestosità delle rocce che si rispecchiavano nelle acque di quel posto che ai suoi occhi appariva splendido e incontaminato... Poi pensava di essere un uomo fortunato in quando poteva tutti i giorni osservare da vicino una “ parte di Paradiso” che qualcuno aveva deciso di lasciare sulla terra, proprio lì nei pressi del paese in cui era nato e in cui aveva deciso di vivere la sua vita.. Appena arrivava sulla spiaggia dopo aver svuotato le reti facendo scivolare il pescato in alcun secchi metallici e a volte anche in enormi ceste intrecciati con tenere arbusti, che raccoglieva nelle campagne della zona Crocefisso, aiutato dai figli e in particolare da Lorenzo divideva il tutto per organizzava al meglio la vendita....Le alici erano sempre molto richieste. Quando si pescava in abbondanza ,si portava tutto da Vito;lui comprava con pochi soldi il pescato di tutti e poi decideva il da farsi....Vito aveva una bella casa in pietra a due passi dalla spiaggia in cui Giacomo e molti altri pescatori custodivano le loro barche. Al piano terra in una grande sala aveva organizzato la salatura delle alici: in una enorme vasca in pietra fatta da uno scalpellino di Torre Orsaia venivano salate e poste sotto pressa le lucenti alici pescate nel mare che si dipana tra Marina di Camerota e Scario.
Il 1952 fu per Giacomo un anno davvero miracoloso. Ogni mattina la barca ritornava carica di pesce: tanti alici grandi e di un azzurro quasi metallico che era un piacere vederle. Bastava girare l'angolo della punta del Garigliano per trovarsi immediatamente in banchi enormi di alici. Credetemi,uno spettacolo bellissimo da osservare. Le reti si gonfiavano in un baleno sotto gli occhi attendi del nostro amico che appena scorgeva il movimento ritmico e colorato dell'enorme ammasso di piccoli e grandi pesci urlava di piacere, come un ragazzino davanti al carretto di gelati disposto a due passi della chiesa della Santa Anna il giorno della sua festa. L'enorme vasca in pietra scavato di Vito si riempì nel giro di pochi giorni. L'uomo era felice e rideva contento nel vedere tanta grazia di Dio arrivare puntuale tutte le mattine nelle piccole barche che guadagnavano la spiaggia a due passi della bella chiesa del paese. Vito era un uomo molto alto con un enorme faccione in cui facevano bella figura de enormi baffi rossicci. Il pantalone retto da due bretelle colorate faticava e non poco a reggere l'enorme pancia che domina il centro della grande figura del suo corpo. La testa enorme era ormai quasi priva di capelli ma per lui non era un problema, li sostituiva spesso con una larga paglietta bianca che le dava un aspetto quasi nobile. In quell'anno fortunato aveva assunto due ragazze quasi a orario intero. Lavoravano dalle prime ore dell'alba fino a sera inoltrata per pulire le alici per poi sistemarle nei vasetti di terracotta comprati a Camerota da un noto artigiano di quel paese che era un caro amico del nostro “grande” uomo. Domenico il produttore di vasetti, e altri oggetti simili ogni anno agli inizi della primavera, per capirci verso la fine di febbraio caricava il suo carretto in legno di una enorme quantità di mercanzie: vasetti, mummulle e langedde e altro e si avvia verso Scario per la tortuosa via che sale e scende per le colline che dividono i due paesi... Il tratto più pericoloso era proprio quello che da San Giovanni scende fino all'abitazione del suo amico Vito. Ci voleva tutta la sua sua maestria e anche un attenzione amorevole verso il mulo che trainava il pesante carico, per non rompere quei pregiati vasetti che il suo amico aspettava già dalle prime ore del giorno. I vasetti venivano sistemati con cura in un angolo quasi buio del grande locale a due passi dalla vasca in pietra dalle due ragazze che li ammucchiavano con amorevole cura l'uno sull'altro stando attende a non scheggiarli o romperli. Una delle due ragazze Anna Maria era la figlia di Giacomo,per essere più precisi di Giocomino come tutti lo chiamavano in paese. Anna Maria, si chiamava così la ragazza, era di media statura ben fatta e con un volto regolare illuminato da due grandi occhi neri come la pece... I capelli anch'essi neri le scendevano lungo la schiena quasi a sfiorarle le natiche. Al lavoro prima di sistemare il sale sulle alici o ad iniziare a riempire i vasetti nascondeva i suoli lunghi capelli sotto un drappo azzurro sistemato a mo di turbante …. Intrecciava le chiome e poi le poggiava nella parte alta della testa con la mano sinistra, mentre con la destra posava il drappo facendolo girare intorno ai capelli prima di stringerne i lembi.... La ragazza era sempre allegra e contaminava un po' tutti con il suo sorriso.
Era molto brava nel sistemare le alici nei vasetti. Riusciva a riempire tutti gli spazi e a costruire con i pesci una struttura armonica ponendo in modo alternato le alici:una con la parte alta, l'altra con la coda in modo da dare al tutto il contenuto una struttura quasi rigida.... Alla fine dopo aver come detto disposto tutto con maestria poggiava sul vasetto ricolmo di pesce salato un cerchio di legno che appesantiva con dei sassi prelevate dalla calette che si dipanano da punta Garigliano fino alla spiaggia di cala bianca quasi nei pressi di Marina di Camerota.... Le tavolette di varia grandezza venivano prodotte in una falegnameria di Roccagloriosa da un bravo artigiano di nome Cataldo Balbi... Anna Maria sistema i vasetti pieni in uno scaffale di legno adiacente la grande sala sistemato in un piccolo locale quasi buio:le alici sottosale si conservano meglio nei locali quasi bui e moderatamente umidi. Quando la ragazza, finiva di lavorare si avviava verso casa percorrendo quel bel tratto che attraversa gran parte del lungomare... Spesso si fermava ad osservare le barche e anche dei giovani aitanti che a quell'ora verso l'imbrunire si affrettano a pulire e a sistemare le reti per averle pronti la mattina prima di salpare verso il mare alto...Anna Maria aveva diciassette anni un anno in più del fratello Lorenzo che abbiamo lasciato sul muretto del faro, triste e pensieroso, indetto a guardare la scia argenta che la luna lascia sulla superficie dell'acqua nelle sere di luna piena. In quel periodo andava molte volte in quel posto durante le ore serali approfittando della luminosità lunare e anche delle temperature ormai gradevoli che solo chi ha la fortuna di vivere in un posto così bello riesce a godersi già dalle prime settimane di febbraio. L'odore di primavera la faceva ormai da padrone. Il ragazzo si sedeva su quel muretto e guardando l'orizzonte. Chiudeva gli occhi e cercava di immaginare il suo futuro. In quei giorni il suo futuro girava intorno al volto di una ragazza dai capelli chiari che aveva per caso incontrato una mattina mentre si recava con il padre nel piccolo podere che come abbiamo già detto era situato oltre il cimitero a due passi della località Crocefisso, per sistemare il alla meglio il giardino e per raccogliere le prime fave della stagione. Era una mattina molto luminosa e la notte non aveva ancora abbandonato completamente la piccola strada che dal paese porta fino al posto in cui il ragazzo con il padre si stava recando.. Il mare era lì a due passi e iniziava gradualmente a colorarsi anche se i raggi del sole erano ancora nascosti dal grande monte che si scorge in lontananza sulla punta più estrema della baia di Sapri.. A due passi dal cimitero i due uomini iniziarono a sentire rumori e vocii in lontananza che diventavano sempre più forti e confusi... Da una piccola curva, spunto un asino seguito da una piccola processione di gente...Sull'asino erano stati caricati due enormi sacchi pieni e gonfi come la pancia di Vito il signore delle alice salate.. Era un gruppo numeroso di uomini, donne e bambini che si stava avviando in quel terreno sterposo che va verso il mare al di sotto del cimitero... Chiudevano la fila composta da circa trenta persone altri due asini anche loro caricati con sacchi simili a quelli che portava la povera bestia che era stata posta davanti a tutti. Lorenzo si fermò ed osservò con attenzione l'intera comitiva...Capì dai loro discorsi che arrivavano da Torre Orsaia e avevano come ogni anno organizzato la discesa in marina per salare i lupini..
Il ragazzo sorpreso nel vedere tanta gente in fila che chiacchieravano allegramente, si sposto dalla strada e si nascose dietro un cespuglio fiorito che emanava un intenso profumo...Osservò con attenzione le facce dei componenti e anche l'andatura ondulante e stanca degli asini, costretti a sobbarcarsi un enorme carico....Mentre contava uno per uno le persone che sfilavano come se fossero in una processione di qualche festa di paese, il suo sguardo si fermò improvvisamente sul volto di una ragazza dai capelli chiari che aveva due gote rosse come le ciliege di giugno. La bella sconosciuta sorrideva di gusto, forse perché aveva visto da qualche istante lì a due passi il mare o forse anche perché un anziano al suo fianco intonava canzoni dialettali infarciti di doppi sensi... Lorenzo non riusciva a staccare gli occhi da quell'angelo quasi biondo che sorridendo mostrava denti bianchissimi e perfetti- Notò e, non poteva non farlo, anche i suoi occhi. Erano chiari, bellissimi che gli ricordavano il colore del mare nei primi giorni d'estate: un verde-azzurro che sole il mare del suo golfo è in grado di mostrare,,, Ad un tratto la lunga comitiva si avvio verso il mare. Lasciò la strada che porta in paese e attraverso un piccolo viottolo situato a due passi dal muro del cimitero e si diresse verso il mare che ormai era quasi completamente illuminato. Infatti il sole aveva superato la cima più alta della montagna che si scorgeva in lontananza. Il padre di Lorenzo era quasi arrivato nel suo giardino e voltandosi si accorse che il figlio non era con lui.... Lo chiamò ma non ebbe risposta. Il ragazzo quasi per incanto e forse ammaliato da quegli occhi, di un colore a lui tanto famigliare, seguì l'allegra comitiva nascondendosi dietro ai cespugli,,, Appena giunti in un grande spazio ampio e ricoperto da dune di sabbia e da arbusti chiazzati di fiori gialli e bianchi,come per incanto smisero di parlare. In silenzio e quasi in atteggiamento religioso, iniziarono ad ammirare quella enorme distesa d'acqua, immobile e sognante! Sul volto di alcuni di loro uno stupore immenso: stavano vedendo per la prima volta il mare.. .
Fermarono gli asini e iniziarono a slegare le funi. I pesanti sacchi vennero scaricati e presi da due giovani muscolosi. Consigliati da un baffuto signore sulla cinquantina, sistemarono i pesanti fardelli a circa tre metri dalla spiaggia in modo che l'acqua salata potesse ricoprire tutto il sacco ed entrare all'interno per salare i lupini precedentemente cotti nell'acqua dolce. In quella zona il mare non è profondo anzi per molti metri dalla spiaggia resta sempre a “mezza gamba” e consente di camminare nel l'acqua per decine di metri.... E' un posto dove possono fare il bagno anche coloro che non hanno molta confidenza con il mare e che quindi non sono in grado di nuotare,,,,, I due giovani e l'esperto cinquantenne sistemarono alla meglio i numerosi sacchi,in modo che la corrente non li trascinasse al largo e subito dopo, accaldati e stanchi, si buttarono contenti sulla sabbia bagnata della battigia. Le donne nel frattempo iniziarono a stendere delle coperte colorate tra le basse dune sabbiose e a prendere da cesti di vimini il mangiare,,,, Lorenzo osservava da lontano nascosto dietro una grande ginestra che aveva già qualche fiore giallo da mostrare al sole che nel frattempo si era alzato indisturbato nell'azzurro del cielo.... La temperatura saliva con il passare dei minuti e verso le undici faceva davvero caldo. Le ragazze più giovane tra cui anche la ragazza che aveva positivamente colpito Lorenzo si erano allontanate e nascondendosi dietro un folto cespuglio avevano iniziato a togliersi le lunghe gonne. Restarono quasi tutte in sottoveste, tranne Gerardina una bruna tutto pepe che aveva indossato un costume a casa la sera prima di partire,,,, La ragazza bassina ma ben formata aveva avuto quel costume blu scuro da una sua amica che l'anno prima con la famiglia aveva fatto un mese di mare a Capitello... Appena le ragazze la videro in costume che mostrava con disinvoltura le rotondità dei seni e le bianche cosce iniziarono a guardarsi e ad emettere sorrisetti di disappunto,,, Con le mani cercavano di allungare ancora di più la sottoveste e a tentare di nascondere la gambe a quant'altro come meglio potevano....
Rita, la ragazza che Lorenzo guardava ormai da un bel po', aveva una sottoveste colo rosa antico che le copriva addirittura le caviglie. Le ragazze iniziarono a bagnarsi i piedi e a sbattere con forza le palme delle mani sull'acqua.... Un po' alla vota si allontanarono senza volerlo dalla spiaggia- Ormai l'acqua ancora freddina aveva quasi raggiunto la parte più alta delle loro cosce e i sassi sui quali poggiavano i piedi erano scivolosi e poco sicuri.... Infatti Rita scivolò , mentre stava cercando di schizzare con la mano destra Gerardina che correva verso un piccolo scoglio. Cadde e inizio ad urlare, Lorenzo che non era lontano si mise a correre e raggiunse in un baleno il posto... Lui era un bravo nuotatore e non faticò molto ad afferrare la ragazza e trascinarla verso la riva,,,, Nel frattempo le urla avevano raggiunto quasi tutta la comitiva. Solo Donato, un quasi settantenne non avendo sentito le urla restò immobile continuando a fumare la sua lunga pipa seduto su un grande sasso sistemato a due passi dal muretto di cinta del cimitero... Guardava il mare e tra se pensava all'enorme quantità di acqua che si allargava a dismisura senza fine. Dopo ogni boccata di fumo che dalla bocca si alzava veloce verso il cielo, faceva i suoi calcoli per capire quanti barile di acqua contenesse quel mare che le stava davanti...Per quanto cercasse di ragionarci non riusciva a trovare risposte,,,, Alla fine si convinse, o quasi che forse era impossibile mettere tutta quell'acqua nei recipienti, era davvero tanta, davvero troppa....Poi si mise a piangere senza una ragione, come succede spesso quando si è felice dopo aver passato tanti giorni a penare e a rincorrere guai.... Era la seconda volte che vedeva il mare, ma la prima da così vicino.... Si è vero la prima volta aveva avuto poco tempo e poi aveva davanti a se quell'enorme nave in cui forse poteva entrare tutta la gente del suo paese, che gli impediva la vista. Lo sbattere delle onde. i rumori delle tante persone stipate sul molo e anche i pianti dei parenti che salutavano i loro cari in partenza, lo distraevano e mettevano il mare in secondo piano.... Per non parlare di quella forte stretta al cuore che gli strozzava quasi il respiro quando pensava a quel figlio sciagurato che aveva deciso, contro il suo parere, di emigrare in Uruguay,,,,, Quante medicine amare ti costringere a bere la vita!
La ragazza inizio a tossire e a liberarsi un po' alla volta dell'acqua ingerita. Lorenzo era seduto accanto a lei e respirava anche con affanno: la paura e lo sforzo erano stati davvero notevoli...Un uomo sulla quarantina spingeva la piccola folla che per curiosità, ma anche per una forma innata di paura cercava di avvicinarsi alla ragazza per verificare le sue condizioni... Allontanatevi, allontanatevi, lasciatela respirare, urlava l'uomo. Alla fine tutto gradualmente ritorno alla normalità..... Rita nel frattempo si era alzata e girandosi vide il volto sorridente di Lorenzo, il ragazzo che con il suo coraggio ero riuscito a tirarla fori dal mare,,,, Lo guardò a lungo e quasi senza volerlo gli sorrise. Il ragazzo timido per natura abbozzò un saluto ma poi si alzo e senza proferir parole cercò di allontanarsi,,,, Furono in tanti che cercarono di fermarlo, ma lui si scusò dicendo che doveva raggiungere il padre perchè aveva bisogno di lui.
Elvira era in attesa delle prime barche da quasi un'ora,,,,, Lorenzo la vide in lontananza e sorrise al mare calmo come non mai in quella fresca mattinata di maggio,,, Tornava con il papà dopo una nottata di pesca passata tra le cale di punta Infreschi. Si erano spinti fin oltre Marina di Camerota, ma la pesca era andata bene,, Le alici pescate erano davvero tante... Vito ne sarebbe stato contento.... ma lui sperava che quella mattina ci fosse ad aspettarlo anche Elvira.... e fortunatamente era stato accontentato,,, Nei giorni che seguirono il salvataggio della ragazza aveva saputo da un suo amico più grande che Elvira andava 2 volte alla settimana a Torre Orsaia a vendere le alici e che in quel paese conosceva un po' tutti. Appena la barca fu con non poca fatica tirata e ancora in zona sicura, il ragazzo iniziò a sistemare il pescato.... Elvira si avvicinò e con garbo contratto la quantità e il prezzo delle alici,,, Lorenzo con non poca fatica, le chiese se quella mattina sarebbe andata a venderle a Torre,,,, Lei con un sorriso fece un cenno positivo chinando in avanti la testa,,,, Il ragazzo si illuminò e con una voce rotta dell'emozione chiese se in quel paese conosceva molte persone... La donna che era molto magra e abbastanza alta disse con voce sicura che ormai conosceva un po' tutti visto che erano anni che vendeva in quel posto le sue fresche alici.
Infatti era proprio così. La donna due volte ala settimana si alzava di buonora e aspettava nel piccolo porto le barche.... Sceglieva le alici migliori e dopo averle pagate li distribuiva con cura in due cassette... Caricava il peso che spesso arrivava anche a 15 chili sulla testa e con passo svelto si avvia verso quel paese in collina che era ormai diventato un luogo a lei molto caro.. In poco tempo passava davanti al cimitero e poi inforcava una piccola strade nei pressi del Crocefisso che la conduceva direttamente nella zona Santa Lucia . La discesa che percorreva per raggiungere località che tutti chiamavano “Ankara” era scivolosa e fitta di piccoli arbusti che impedivano ai primi raggi del sole che spuntava in lontananza di illuminare il suo cammino.... Ormai conosceva tutte le vie che rendevano meno lungo e faticoso il percorso che doveva essere a tutti i costi, effettuato nel minor tempo possibile... Spesso una signora che abitava in una casa stretta e lunga proprio doveva finiva la discesa era già alzata e dalla sua cucina si diffondeva un forte odore che assomiglia molto al caffè, ma forse era solo orzo!, Elvira virava verso il fiume che era lì a due passi e poi seguendo un viottolo si trovava quasi per incanto nei pressi della stazione ferroviaria. Da quel punto il percorso diventava, anche a causa della inevitabile stanchezza, molto duro....La strada saliva e le gambe iniziavano a protestare,,, Ogni tanto si fermava, e dopo aver appoggiato le due cassette sul muretto di una piccola cunetta sistemava “la spara” che aveva sulla testa preparata prima di partire con due stracci di lino... Respirava contenta appena arrivava nella strada pianeggiante da cui si scorge in lontananza la lunga file delle case ancora illuminate da quelle poche luci che erano state sistemate lungo le vie principale del paese....L'alba le correva incontro raggiungendola nei pressi del cimitero. Ormai era fatta e in lontananza le campane del mattutino chiamavano a raccolta i fedeli nella chiesa di San Lorenzo in cui qualche volta si recava anche lei dopo aver venduto i pesci ,,,,, Il paese iniziava a svegliarsi e lei mentalmente si organizzava il percorso in modo. Doveva consegnare a quelli che avevano prenotato e poi passare dagli amici per convincerli che quel mattino le alici erano più buone del solito....
Con passo svelto percorreva i vicoli del paese e veniva accolta da tutti con calore e sorrisi.... Molti l'aspettavano fuori dall'uscio per appropriarsi dei pesci prenotati in precedenza... Una delle prime fermate era nella piazzetta di “ncapulaterra” dal notaio Franciulli, lui era molto esigente e voleva subito il pesce per passarlo prontamente in cucina in modo che fosse pronto prima della mezza. Poi si incamminava per via Pagano e un'altra fermata quasi sempre obbligata era davanti al Prof.. De Luca, anche lui era un suo buon cliente ed era giusto accontentarlo subito.... Poi procedeva verso l piazza e davanti al bar Vittoria la proprietaria signora Lucia comprava il pesce per cucinarlo e servirlo ai suoi clienti nel piccolo ristorante organizzato nel locale adiacente al bar,,,, Mangiavano da lei a mezzogiorno alcuni operai delle ferrovie e dell'enel,,,,e a loro le alici fritte piacevano moltissimo,,,, Spesso quando aveva molti clienti comprava una cassetta intera liberando Elvira dal peso e anche dalle preoccupazioni di avere delle alici da riportarsi a Scario,,, La donna molto silenziosa non si lamentava mai e aveva con tutti un buon rapporto che si rafforzava ogni giorno di più... Conosceva un po' tutti e mentre si trovava nella parte alta del paese, per intenderci negli ambi spazi che ospitavano la grande fiera di San Leonzio quella che si svolge ogni anno nel mese di settembre, senti dei discorsi tra due donne che si raccontavano di quanto era successo a Rita quel giorno sulla spiaggia vicino al cimitero,,,, Appena le due donne la videro la salutarono come sempre con affetto e cortesia,,,,, Poi le chiesero se sapeva di quanto era accaduto a Rita e se conoscesse il ragazzo che l'aveva salvata... Elvira con molta calma e con con la sua solita parsimonia comunicò alle donne di aver sentito di quella brutta vicenda e anche che conosceva benissimo Lorenzo dal quale spesso comprava il pesce. Con una cassetta sulla testa allungo il passo dopo essersi congedata dalle donne e si diresse proprio verso la casetta piccola seminascosta da un grande albero dove abitava Rita con la sua famiglia..

La strittula

11 giugno 2015 ore 13:32 segnala
La strittula
Il mio mondo era tutto lì,in quel vicolo stretto e dissestato che univa la piazzetta ad un costone scosceso argilloso dove qualche temerario tentava nelle varie stagioni di piantare qualcosa da mettere sotto i denti.... Trenta metri di felicità in cui organizzavo il mio tempo fatto i corse e giochi improvvisate.. Prima della piazzetta un altro vicolo ancora più stretto terminava con un archetto in pietra che conduceva in un piccolo orto pieno di galline e qualche tentativo coraggioso di orto urbano... Normalmente le mie corse terminavo sulla piazzetta andare oltre era proibito. La strada era zona per gli adulti e per qualche macchina che sfidando i fossi e la punta delle pietre circolava insicura per raggiungere i paesi vicini.. Un'altra regola non scritta ma ripetuta continuamente di miei e agli adulti del vicinato era quella di non urlare in piazza il Notaio non andava disturbato... La porta verde che conduceva al suo studio era quasi sempre piantonato da uno stuolo di persone in attesa di essere ricevute. Contadini dai volti arsi dal sole coperti di cenci sdruciti rattoppati con pezzi dai mille colori. Di fronte il martellare ritmico del calzolaio mastro Giovanni che aveva sempre una mano impegnata per portare alla bocca una sigaretta di spoglia di granturco essiccato ripiena di trinciato forte frantumato.. Quanta vita in quel piccolo locale... Era sempre pieno di giovani e anziani che tra una martellata e l'altra raccontavano storie di ogni tipo. Poi appena con lo sguardo mi fermava sui volti dei vecchietti seduti sul bel sedile che dominava la piazzetta mi assaliva una strana voglia di urlare la mia felicità, ma non potevo il Notaio andava rispettato. Il vicolo era pieno di gente e non era difficile trovare compagnia in ogni ora della giornata. Di fronte la nostra piccola casa in un enorme stanzone guidati dalla sarta “Pasqualina” uno stuole di ragazze cucivano intonando canti d'amore frammezzati da commenti e lunghe risate. Erano in tante e venivano ad apprendere l'arte del cucito per aver un mestiere e anche per predisporsi ai bisogni della loro futura famiglia... Erano infatti quasi tutte in età da marito e saper cucire aiutava a trovare un partito adeguato..Pasqualina era disponibile e calma, Il suo volto era sempre sorridente ,Due grandi occhi le illuminavano il viso ben fatto e tondeggiante. Una donna che nei momenti di riposo si affacciava sulla finestra che da sul vicolo e conversava con le tante persone che sostavano sui gradini in sassi della casa di Giuvannina “Picciunera “. Pasqualina di Barbarella era la prima di sei sorelle di Leonzio che abitava lì a due passi nella casa in pietra posta ala fine dell'altro vicolo quello che terminava con l'arco in pietra. “Mica “ la sua mamma era una donna taciturna che si adoperava ala meglio per crescere quelle sei figlie che il buon Dio aveva deciso di donarle. In casa per preparare i sei corredi avevano un telaio sempre in movimento . Occorreva tessere lino in continuazione per preparare le lenzuola e le coperte per tutte le ragazze, anche per Lucia l'ultima arrivata che ha la mia età e con la quale abbiamo passato molti giorni a correre trai sassi dei vicoli e a fantasticare sul nostro lontano ed inimmaginabile futuro.... Una famiglia contadina, quella di una volta che consumava solo quello che era in grado di produrre il capofamiglia, Leonzio di Barbarella che ogni mattina prima che spuntasse il sole si recava con l'asino lontano verso Caselle zona “Aliuva” dove coltivava un po' di tutto... In primavera caricava sull'asino due enorme ceste che riempiva con una profumatissima frutta: vilummari, prumi di Sangiuvanni, pira spatuni e ogni altro gran ben di Dio! Arrivava sull'imbrunire e riempiva la strittula di un odore intenso, un profumo accattivante che percepivi persino con il naso colonizzato da una enorme quantità d polvere accumulata dopo una giornata passata a giocare ai contadini nel piccolo orto di “Cumma Saveria di Spiniellu”. In quell'orto ci andavo spesso con Tonino il mio amico del cuore e lì passavamo ore a guardare il pozzo scavato e preparato per sciogliere la calce bianca che si usava per fare le malte.. Un piccolo paradiso in cui spandeva in estate una gradevole ombra un a pianta di pirtugallo duci, che ogni tanto di nascosto rubavamo a cumma Saveria che forse gentile come era ci lasciava fare senza rimproverarci... La ricordo ancora quella simpatica donna alta e fiera che a causa della sua bianca ma fluente chioma aveva un aspetto gradevole e imponente.. Rideva spesso e mi colpiva una delle sue tante frasi urlate per rendere la strittula più allegra: tengo ancora na fami ca mi mangiassi na crapa sana. Era per certi versi la saggia del vicinato ed era sempre pronta a dispensare consigli e suggerimenti per tutte le nostre mamme. Quella volta che siamo rimasti affascinati con il nipote Tonino davanti al telaio di Barbarella mente Francesca con maestria tesseva uno dei tanti lenzuola del suo corredo, ha girato per più volte il paese coinvolgendo quasi tutti quelli che incontrava nel suo triste cammino per scovare qualche traccia. Non saranno andati lontani, si ripeteva facendosi coraggio, Poi piangendo e con un nodo alla invocava San Rocco a cui era molto devota. Speriamo che non siano caduti in qualche pozzo, ripeteva a voce bassa mentre percorreva con andatura ondulante la stretta via in terra battuta che da Santu Vitu porta a la funtana di lu puzzu... Quando verso le cinque stanchi del cigolio snervante del telaio ritornammo nella strittula, lei era seduta sul primo gradino della scala di Cumma Mica e vedendoci lanciò uno dei suoi potenti urli di ringraziamento al suo Santo preferito... Le giornate erano lunghissime. Nei mesi caldi mi fermavo per molto tempo sul sedile. Lì stazionavano dalle prime ore del giorno dei simpatici vecchietti: zi Francisco,Ntonio. Micuccio e tanti altri... Fumavano quasi tutti una lunga pipa in terracotta in cui costipavano una notevole quantità di trinciato forte, nero come la pece che diffondeva nell'aria una nube aspra e puzzolente, Quando le scorte finivano, mi mandavano al tabacchino di cumma Rusina a comprare dei toscani e dell'altro tabacco . Andare a fare tele commissioni mi divertiva . Oltrepassare la strada e allontanarmi dai sassi della strittula era po' come iniziare una nuova avventure e poi entrare in quel locale che allora mi sembrava grandissimo mi faceva sentire importante. Prima di varcare la soglia del grande portone verde guardavo la rossa pompa di benzina situata di fronte sul marciapiede a lato della cappella. Quello strano oggetto mi incuriosiva e rallegrava nello stesso tempo. Una volta avevo avuto la fortuna di vedere una grossa macchina nera che faceva benzina e per osservare meglio mi avvicinai così tanto che alla fine l'odore di quel liquido mi diede alla testa. Allora era una delle poche pompe della zona, ora anche questo primato appartiene ai nostri ricordi infantili. Appena entravo venivo accolto dal sorriso della proprietaria sempre gentile e disponibile,, Cumma Rusina era una vera signora. Aveva un a parola dolce per tutti e lavorava senza sosta per accontentare tutti i suoi clienti. Qualche volta mi chiamava per piccole commissioni anche la Signora Giovanna la moglie del Notaio. Una donna dolcissima e silenziosa, che aveva un cuore grande come il portone della casa dove abitava. Prima di affidarmi il compito mi faceva lavare e mani in una grossa bacinella situata in uno stanzone pieno di oggetti di ogni tipo. Mi ripeteva con garbo molte volte di stare attento nell'attraversare la strada e poi mi metteva nelle mani alcune monete. Dovevo andare da Rusina o da don Pietro per comprare, sale o zucchero o qualcosa di simile... Al ritorno dopo aver consegnato gli acquisti mi tagliava una enorme fetta di caciocavallo ragusano che teneva coperto sempre nello stanzone in cui mi ero in precedenza lavato le mani... Ero felicissimo. Le merende che giornalmente facevo erano diverse: una fetta di pane scuro, con un filo d'olio o con acqua e zucchero. La mattina ero fortunato. Bevevo una enorme tazza di latte caldo appena munto a chilometri zero. Avevamo infatti in un locale della casa una grassa mucca che produceva molto latte che puntualmente veniva venduto anche oltre la strittula e al di la del vicinato.. Lo portavo in via Pagano e verso Santu Roccu nelle case di alcuni amici di famiglia. In quegli anni le bestie erano una ricchezza o da poco. Nelle piccole case della strittula c'era di tutto. Gallina, conigli suricigni e liprini e tanti maiali. I maiali erano una vera ricchezza! Quelli che avevano qualche soldo li ammazzavano intorno a Natale, ma la maggior parte li vendeva prima della fiera si San Leonzio per comprare indumenti e scarpe per l'inverno. ,Lionzio di brudaglia era il prima ad alzarsi e con il suo inseparabile asino si avvia verso lu scavu appena il chiarore dell'alba illuminava la sommità di la siddata. Un contadino serio e di poche parole che calzava grandi scarponi e si copriva il capo con un berretto che cambiava appena arriva la bella stagione. Salutava con parsimonia e seguiva tutte le sere,come unica evasione ludica, le previsione del tempo di Bernacca e poi andava a letto. La vita scorreva senza particolari sussulti e ogni piccola novità diventava un pretesto per dare un po' di sale alle nostre semplici esistenze. Avevo meno di cinque anni, quando due operai lavorarono tre giorni nella piazzetta con pale e picconi per sistemare la fontana in ferro offerta da Alessandro Padulo emigrato in America.. Tutto il vicinato era lì a collaborare ma sopratutto a commentare sulla bontà del regalo. Le donne abbozzavano un sorriso compiacente: finalmente avevano l'acqua a due passi e potevano evitare di recarsi a la funtana di la posta! Una festa durata parecchi giorni. Ricordo ancora i commenti di Cumma Mica di Vracciali, “ di stu passu prima o poi puri li pizzienti si portanu l'acqua da la casa , a du su finiti li fimmini di na vota!. Cumma Mica era fantastica, particolare. Fisicamente era bassina, ma la sua capacità di parlare sopperiva tale deficit fisico. Aveva sempre la risposta pronta e la esprimeva con garbo e linguaggio originale. Pungente come una vipera, aveva imparato nella sua difficile vita a dominare le emozione e sopratutto a dominare gli eventi.. Amava molto sua nipote, che aveva cresciuto con tanto amore, ma sopratutto con tenti sacrifici. Con lei era molto dura, le concedeva poco ma forse,aveva le sue buone ragioni. La ricordo con amore, un amore molto forte che ancora è vivo nella mia cigolante memoria. Aveva sempre la testa bassa anche quando parlava con noi, forse non voleva mostrare i suoi occhi, piccoli e scuri, ma molti, troppo tristi. La tragedia che aveva vissuto era concentrata ancora tutta lì. Penso che avesse più volte tentato di nasconderla nella sua parte di cuore più nascosta, ma inutilmente. Spesso senza che lei lo volesse infatti, il cuore accelerava i battiti perché quello che cercava di dimenticare tornava con prepotenze e la costringeva a una continua e lunga sofferenza. Una piccola grande donna “za Mica”,la chiamavano tutti così. Era una vera forza della natura ed era riuscita con il lavoro e determinazione a costruirsi una autonoma esiste per lei e sopratutto per quella bella ragazza che viveva con lei e verso la quale si sentiva responsabile e l'unico punto di riferimento. Tutte le mattine prestissimo si recava sulle sponde del fiume Bussento per coltivare un piccolo podere con il quale sbarcava in parte il lunario. Al ritorno prima che scendesse il buio caricava sulla propria testa e su quella della nipote della legna pronta per il camino e che vendeva quasi sempre per comprare qualcosa da Rusina e da Ntonio di Cola. La sofferenza le aveva forgiato il carattere e potenziato la volontà di resistere ed andare avanti sempre e comunque. La sua storia assomiglia a tante altre storie della strittula ma anche del paese, anzi a tante,tantissime storie dei paesi del Cilento. Donne forti che non badano ai fronzoli ma cercano la sostanza e spendano la propria vita per gli altri, in modo particolare per la loro famiglia e per quelli che amano. Una lezione di grande umanità che mi porto dentro e che mi ha aiutato a crescere e ad amare le persone vere che si sacrificano per gli altri e mettono quasi sempre in secondo piano le loro esistenze. Forse un giorno se la memoria non mi gioca brutti scherzi ecercherò di raccontare la storia triste che ha distrutto la sua vita. Anche Giuseppina di Zumellu. era una di questa. La ricordo affacciata alla finestra che dava sulla piazzetta e attenta ai bisogni dei suoi quattro figli e a quelli del marito sempre preso dai suoi lavori di bracciante agricolo. Una brutta malattia l'ha portata via prematuramente alla famiglia e all'affetto di tutti noi che le volevamo bene. Quella mattina di maggio un sole estivo riscaldava le pietre più del solito. Dalla strada arrivavano dei rumori insoliti e fastidiosi. Persino il Notaio era uscito dallo studio per controllare cosa stesse davvero succedendo. Pietro Cedrola, il cantoniere, con una carriola nuova fiammante, stava bevendo dalla fontana e interrogato sugli schiamazzi dalle donne del vicinato, spiegò con poche parole che stavano asfaltando la strada con il bitume. Mi avvicinai e salii con un salto su quel mezzo posteggiato vicino al sedile e chiesi al simpatico piccolo uomo di farmi fare un giro in strada . Mi sorrise e con fece un cenno di assenso. Mi trovai in poco tempo sulla carriola presso la putia di don Pietro, nella curva un grosso mezzo costipava il composto nero di bitume che emanava un odore particolare che stranamente mi piaceva. Non avevo mai visto un aggetto tanto grande. Restai immobile e senza parole. Uno spettacolo che ricordo ancora: fu una delle prime ose che colpirono il mio interesse, oltre i luoghi e i volti della mia amata strittula. Capii piccolissimo che stava bussando con prepotenza al clima idilliaco dei nostri piccoli spazi un mondo nuovo, che non solo asfaltava con celerità la strada ma avrebbe in breve trasformato le nostre abitudini e forse anche i rapporti consolidati tra gli abitanti delle nostre piccole ma comode dimore. Si cresceva tra polvere e amore e la strittula diventava ogni giorno più allegra e chiassosa. Eravamo in tanti in quel piccolo spazio che iniziava con la casa dei D'amico, dove cumma Ngiulina aveva sempre un bel da fare per gestire al meglio una numerosa famiglia. Il marito Giovanni era un uomo gioviale e allegro che passava molto tempo nei campi per procurare il necessario per mette qualcosa di commestibile nelle pentole sistemate nella cucina costruita davanti al vecchio fabbricato di famiglia. Nella piccola casa di mia nonna che era aggrappata a quella di Barbarella ritornò dopo anni di silenzio una insolita vivacità. Allegria, tanta allegria si aggiungeva come per magia ai nostri giochi grazie a quei quattro ragazzi arrivati sa Sicilì. Praticavano giochi nuovi e pericolosi ma molto divertenti. La stridula cambiò aspetto anche grazie alla loro mamma che dava a tutti una mano per le faccende domestiche e per coltivare i piccoli orti che dalla fine della strittula arrivavano fin oltre la timpa. Mario era il più grande ma anche il più spericolato e deciso. Era tozzo è forte come un giovane torello e tutti noi lo temevamo. Quando si arrabbiava usava con facilità le mani, ma era anche di una bontà assoluta. Se avevi bisogno di lui era sempre disponibile. Anni belli che ricordo volentieri. Verso la fine degli anni sessanta la strittula inizio un cammino inverso. Iniziarono le partenze verso il nord e in altri posti.. I primi a partire per la Lombardia furono i figli di Cumma Ngiulina. I fratelli D'amico ormai cresciuti non trovavano lavoro in paese e l'emigrazione diventò quasi una scelta obbligata. Quel mondo nuovo che avevo intravisto nel rullo davanti a la putia di Don Pietro era arrivato e inevitabilmente aveva in parte rotto quel clima amichevole e ingenuo che aveva accompagnato i miei primi anni di vita.. Le donne le tante donne della mia prima infanzia ora so qui con me e i loro volti si sono attaccati in modo permanente ai miei ricordi più cari.... Mica, Carmela, cumma Mica, cumma Saveria, Giuvannina, Pasqualina. Cumma Ngiulina , Barbarella Limoscina, Lionzio, Giuvanni, Giusippina di Zumellu e poi Carmela, la siciliana e i quattro figli e i miei compagni di gioco “li figli di Nicola di Rigina, Toninu , Lucia.......e ancora altri sono vivi sempre e penso che lo saranno fino a quando avrò la capacità di emozionarmi e di ricordare di aver vissuto nella strittula i miei anni più belli

La mia prima volta a Busto Arsizio......Prima parte

24 maggio 2014 ore 20:25 segnala

Lo ricordo ancora quel lontano giorno di novembre del 1976.... Ero molto stanco e malgrado avessi passato da poco i venti anni le fatiche di una notte passata sul sedile scomodo di un treno avevano lasciato i segni. Ora ero lì, davanti a quel grande monumento al centro di quella piazza piena di auto e passanti che si vedevano appena a causa di una fitta nebbia che dava a tutto il paesaggio una aria ovattata quasi irreale in cui i contorni degli edifici e delle vie apparivano indefiniti come nei disegni astratti di alcuni grandi pittori del novecento. Avevo freddo e il mio abbigliamento non era adeguato alle temperature novembrine dell'alta Lombardia in cui mi trovavo... Ero partito con indumenti di cotone dal mio paese, lì in quel mese fa ancora caldo e il sole illumina quasi sempre le case e le campagne circostanti... Anche il mare che si vede in lontananza è mite e le onde si alzano sono durante le giornate ventose.. In quei luoghi l'inverno dura poco e i freddi più intensi si concentrano tra il mese di dicembre e gennaio... Le temperature minime scendono difficilmente al di sotto dei dieci gradi e anche la notte il freddo è sempre contenuto... Non sapevo dove andare e quella scomoda valigia che avevo portato con me con tutto il necessario era davvero pesante... Mi avviai verso via Mameli e dopo aver attraversato quasi tutta la piazza, mi fermai per il peso , ma anche per ammirare un edificio in stile Liberty,all'inizio della via che dava a tutta la piazza un aspetto gradevole ed imponente,,,, Mentre riprendevo il cammino per raggiungere la sede del mio primo lavoro si fermò una cinquecento proprio davanti al marciapiede in cui mi trovavo. Una bella ragazza bionda mi sorrise e con fare gentile mi domandò dove dovevo portare quella enorme valigia – Restai un attimo perplesso, non mi aspettavo una cosa di tal genere. Stupido dalla gentilezza e dalla bellezza di quella “fata” inaspettata, non riuscivo, anche a causa del freddo a indicare il posto in cui dovevo recarmi... Lei aspetto i miei tempi di risposata e senza darmi fretta, mi consiglio di salire sul pullman numero uno, l'unico che andava nella zona in cui dovevo recarmi.... Restai imbambolato non riuscii a parlare come avrei volto. La cinquecento si mise lentamente in moto, ma prima che sparisse nella nebbia, la bella ragazza dopo aver messo la testa fuori dal finestrino, mi disse che se volevo potevo andare con lei, perché abitava a due passi dalla mia destinazione. Stupito da tanta gentilezza, caricai in un attimo la valigia sul sedile posteriore e dopo essermi comodamente seduto accanto alla bella bustocca la macchina in un attimo si defilò verso via Palermo che era quasi tutta invasa dalla fitta nebbia. Vedevo poco e il freddo era sempre più intenso, ma abbozzai un sorriso, alla fine pensai Busto non è proprio una brutta città. Ero forse in quel momento influenzato dagli occhi verdi della persona che mi era seduta accanto?... Può darsi , ma devo dire alla lunga che non mi ero sbagliato.
Trascinandomi la valigia con non poca fatica varcai arrivai nell'ampio atrio di via Comerio con le gambe tremanti e con le braccia indolenzite dal freddo e dal peso eccessivo. Appena mi vide spostando i suoi occhiali per mettermi a fuoco , Peppino, seppi dopo che era quello il suo nome, mi bloccò come fossi un intruso. Ebbi la prontezza di presentarmi e dopo avermi scrutato da capo a piedi, abbozzò un sorriso e allungo il braccio destro per aiutarmi a portare la valigia.. Anzi mi quasi ordinò di lasciarla presso la sua postazione in modo che potesse custodirla nei migliori dei modi... Mi indico gli uffici situai al primo piano dicendomi che ero atteso da qualche ora dal Preside... Salii velocemente i gradini e mi ritrovai davanti ad un ufficio ben tenuto dove un signore non molto alto stava firmando delle carte che prendeva da una cartella di pelle marrone.. Era lui il capo. Mi accorsi dall'accento che era un piemontese dagli occhi vispi che parlava con molto rispetto.... Mi presentai e la conversazione si spostava continuamente in direzioni diverse restando sempre su un livello molto formale.... Lo sapevo che i settentrionali sono molto più convenzionali di noi e poi usano quel lei anche quando ti verrebbe la voglia di parlare usando il tu....ma capivo che era giusto che fosse così- e poi lui era come detto il mio capo.... Dopo aver riempito un modulo in segreteria assistito da una giovane ragazza di nome Rosalba che vedendomi aveva smetto di scrivere a macchina per essermi d'aiuto, iniziai a girare in quella struttura che mi sembrava grande e pulita.... Non ero tranquillo non sapevo dove dormire e anche dove andare per consumare un piatto caldo.... Fortunatamente Peppino che mi aspettava per riconsegnarmi la valigia mi passò un numero telefonico di un affittacamere che conosceva.... Telefonai e avvenne il miracolo: avevo un posto dove dormire. Ricordo quel viaggio lunghissimo con il pullman uno barrato che dopo aver attraversato quasi tutta la città mi scaricò piazzetta Colombo proprio a due passi dal mio amato letto. La stanza era decente ma poco arredata e l'edificio un po' fatiscente era ubicato quasi all'inizio di via Mentana. Dormivo con un ragazzo che faceva il camionista, molto simpatico ma si alzava poverino prestissimo svegliandomi prima dell'alba... Fare una doccia era una vera scommessa. Per avere l'acqua calda dovevi introdurre una moneta che azionava un congegno dalla durata limitata:si restava quasi sempre con il sapone sulla schiena e l'acqua fredda era l'unica soluzione. Per mangiare mi recavo in una tavola calda situata nello stretto vicolo che unisce Piazza San Giovanni a via Montebello- Un locale scarsamente ventilato dove gli odore forti della cucina lombarda si mischiavano creando un ambiente non sempre gradevole. Mangiavo spesso un risotto molto buono preparato con i fegatini di pollo. Un piatto che da noi non si prepara, ma devo dire che ricordo ancora il suo sapore. Ai piccoli tavoli erano seduti sempre le stesse persone e sembrava come mangiare in famiglia.... Un signore sulla sessantina (allora quelli di sessantanni mi sembravano vecchissimi), alla fine di ogni pasto, mangiava un formaggio molle che emanava un forte odore, che non gradivo. Era il gorgonzola, un formaggio che non conoscevo e che pensavo non avrei mai mangiato in tutta la mia vita. Assomigliava moltissimo ad un formaggio francese che un mio zio mangiava spesso quando andavamo al mare nei pressi di Saint Tropez negli anni sessanta... Mentre camminavo all'interno della pulita struttura di via Comerio, incontrai nella zona della sala docenti un giovane donna dal largo e coinvolgente sorriso. Appena mi vide si avvicinò e con un fare amichevole mi stese la mano dicendomi” piacere sono Gabriella docente di lettere” La guardai intensamente. Aveva due grandi occhi che le illuminavano il volto adeguatamente truccato in cui due gote rosse la facevano da padrone..Per non parlare delle colore delle labbra che mi ricordavano le fragole di maggio. Due grandi orecchini che insieme a un bel collare rendevano più luminosa ed intensa la sua figura. Era alta , ma non magrissima anzi aveva delle rotondità che non passavano inosservate. Insomma era davvero una bella donna! Diventammo da quella mattina molto amici, direi senza alcun dubbio che quella bellissima insegnante di lettere diventò la ma amica preferita. Ancora adesso che abita al sud ,casso strano una veneta cresciuta a Busto Arsizio che ha deciso di vivere nella zona di Gallipoli, la ricordo con affetto e spesso chattiamo su FB. Una donna particolare insolita che ha preferito i colori del sud alla e comodità esistenziale lombarde... Fu la prima amica che m invitò nella sua casa . Abitava in un bel appartamento in via Marsala con i genitori, come detto veneti gente simpatica e ospitale....
Gabriella è unica, indimenticabile ma in quegli anni ho conosciuto tante altre persone eccezionali, con le quali ho condiviso momenti stupendi ed irripetibile. A volte, adesso che ho più passato che futuro, e decido in piena libertà come utilizzare il mio tempo, spesso penso a loro e mi compaiono come in un film i loro volti e le loro voci che mi regalano momenti di estraniamenti indescrivibili.. Nicola, Nuccio, Graziella, Giuseppe, Eugenio, sono tutti lì che parlano con Giovanna , mentre Elena , sorride felice accarezzandosi i capelli chiari mentre mi racconta il suo ultimo sogno.. Bei tempi e persone che si sono attaccati alla mia vita con una colla indistruttibile, mi accompagneranno sempre durante questo viaggio che riserva nel finale solo immagini sfuocate e affetti in dissoluzione... A quei Tempi Busto era diversa. La mattina di buon ora le strade si riempivano di operai che in macchina, in moto e spesso anche in bici raggiungevano le fabbriche disperse sul tutto il territorio.... Le fabbriche tessile e meccaniche non mancavano: da via Magenta verso Borsano e Sacconago era tutto un fiorire di capannoni e di tante ciminiere. Anche verso il nord era così: dai cinque ponti verso Gallarate e Fagnano si lavorava sodo. Insomma la città era circondata di fabbriche di ogni tipo. Anche nelle zone semi centrali non si scherzava e si lavorava parecchio. In molte case , costruite negli anni cinquanta -sessanta nel piano seminterrato si produceva di tutto: maglie, magliette, pantofole.......era un brulicare di attività che davano alla città non solo ricchezza materiale ma anche un senso di grandezza che la caratterizzavano come una delle zone più produttive d'Italia. Le mie ore pomeridiane li passavo in via Milano, cosa che faccio ancora. Mi fermavo al bar della Borsa, gestito dai fratelli Pacchetti, due signori indimenticabili. Romeo e Attilio erano diversi, direi complementari. Gestivano anche il bar Haiti, un altro pezzo di storia della Busto che non c'è più. Nel bar quasi sempre le stesse facce e molto del mio tempo lo passavo a discutere con gli autonoleggiatori parcheggiati in strada davanti al bar... Ricordo anche tutti loro con affetto, ma la vita continua. Oggi è tutto cambiato. Il centro è zona pedonale, e in via Milano non passano più le auto e tutto sembra più bello ,più ovattato. I bar nascono come i funghi in autunno, ma il fascino del bar Haiti era un' altra cosa : la classe non è acqua..... e aggiungo non si può comprare anche se hai le tasche piene. Negli anni settanta lo “struscio” del pomeriggio era scarsamente frequentato dai bustocchi, mentre abbondavano i meridionali: al sud si usa fare le vasche e discutere di tutto con gli amici passeggiando nelle vie centrali delle città e dei paesi. Ora è diverso sono in tanti anche bustocchi che hanno acquisito questa buona abitudine, ma è enormemente aumentato il numero di stranieri che ha colonizzato il centro e le sue scomode panchine...In questa città è stato sempre così, arrivi continui di persone da ogni parte in cerca di lavoro e fortuna. Negli anni cinquanta, arrivarono i veneti, seguiti a ruota dai meridionali. Operai che serivvano nelle fabbriche tessili e meccaniche. Non a caso il comune sviluppò verso la fine di quegli anni un piano casa massiccio che portò alla creazione di un intero villaggio da destinare a questa ondata migratoria:il villaggio Sant'Anna. Dalla fine degli anni sessanta con lo sviluppo del terziario, iniziarono ad arrivare diplomati e laureati che trovarono facile collocazione negli uffici pubblici, nelle scuole e nelle numerose banche--- Ora anche l'emigrazione ha cambiato segno: servono badanti, addetti ai lavori pesanti e noiosi, al trasporto di merci e quant'altro, ed ecco arrivare persone dall'Europa e dal centro e sud America.
.Le fabbriche sono scomparse o quasi.. Qualcuno resiste , ma con mille difficoltà. La città si è riempita di supermercati, dislocati sulle strade di maggior traffico e nelle semi periferie più popolate. Molti negozi del centro hanno chiuso e altri resistono tirando la cinghia. L'edilizia , dopo aver riempito di gradevoli condomini le zone di Beata Giuliana, Sacconago, e le are dismesse del centro e di molti quartieri, ha rallentato il suo corso. Tanti gli appartamenti invenduti e molti i problemi di quelli che vivevano di edilizia. Ricordo, per ritornare alla mia storia, che negli anni settanta non era così. Trovare un appartamento in vendita era una impresa titanica. I costruttori vendevano sulla carta e l'edilizia, trascinava anche le altre attività produttive che creavano ricchezza e benessere. Anche trovare un appartamento in affitto non era facile malgrado i prezzi fossero molto sostenuti. Prima di lasciare la stanza di via Mentana, volevo abitare in una bella dimora situata in Via per Fagnano, per capirci vicino il negozio “Corti”. Ma sentite come è andata! Il proprietario da me interpellato, pur avendo stanze libera, mi ha risposto che non potevo permetterla archè guadagnavo poco. In affetti si pagava per la pensione completa intorno alle diecimila lire al giorno, mentre il mio stipendio mensile non arrivava alle duecentocinquanta al mese.... Le cose allora andavano così. Al lavoro continuavo a intrecciare rapporti di amicizia molto intense e coinvolgenti, ma anche fuori le cose iniziavano il loro corso. Nel villaggio dove poi alla fine andai ad abitare, ebbi la fortuna di conoscere una bella ragazza di Taranto. Anche lei lavorava nella scuola e tra noi nacque subito una bella ed intensa amicizia. Aveva una cinquecento blu e spesso mi scorrazzava per le vie della città facendomi sentire felice ed importante... Penso che lei avesse nei miei confronti delle aspettative di un certo tipo, mentre io la vedevo solo come una cara amica con cui mi piaceva scambiare emozioni e momenti di felicità trattenuta. Si trattenuta perché la mia mente era occupata dall'immagine elegante e delicata di colei che avevo lasciato al sud e con la quale mi sentivo formalmente impegnato. Ogni volta che osavo qualche gesto che varcava la linea del consentito, lei mi tratteneva come se fossi li con me. La vedevo fisicamente con quegli occhioni verdi-azzurro che mi mancavano tanto. Allora ero così:mi piaceva tentare , osare provarci, ma non riuscivo, non mi sentivo libero. Il corpo riesce a liberarsi e a sentire il bisogno di affetto e contatto, ma la mente fa più fatica, ci vuole tempo e abitudine, non tutti siamo capaci di scindere le emozioni dai bisogni fisici. Mi mancava lei, ma anche il mio mondo, il mio mare il mio paese:io amo il mio paese da sempre.... mi sento a casa solo quando sono lì. Tutto mi è famigliare e ogni cosa mi ricorda chi sono e chi sono stato.. Guardo le persone e mentalmente ricostruisco la loro storia e la loro vita. Nei segni del volto ricordo i loro amore e le loro sofferenze. Nelle andature a volte insicure i loro drammi. Nei vicoli ricostruisco il mio senso di appartenenza e ricompongo come in una tela magica e colorata i miei sogni. Nei vicinati ascolto ancora le voci festose dei bambini persi nei loro giochi che ho registrato nel cervello in modo indelebile e duraturo. Mi accompagnano nei giorni tristi le voci festose delle donne del lavatoio e spesso tra queste rivedo il volto triste di mia madre e di tante altri mamme che adesso lavano i panni in qualche parte del paradiso.... E si io amo il mio paese, al di sopra e al di là di ogni cosa. L'amore quando è amore è così prende tutto e non fa differenze. Non ci sono amori a tempo o amori a metà, che distinguono questo o quello, l'amore è totalizzante ed esigente per questo non è facile e non è da tutti amare. Non parlo dell'amore per la propria donna o per il
proprio uomo, ma mi riferisco all'amore per la propria vita per i proprio ricordi per il proprio paese per la gente che hai visto nascere e che ti ha visto nascere, insomma parlo dell'amore della propria esistenza. Bella la bruna collega di Taranto, ma non mi appartena era estranea al mio progetto di vita e per questo piano piano mi defilai e la cosa sfumò come succede sempre quanto il cuore e la mente non riesco a mettersi d'accordo. Busto in primavera diventa un'altra. Quando il sole riempie di luce i giardini e le case, i colori diventa più intensi e interessanti. Le belle case in stile liberty che si dipanano tra via 1^ maggio, via xx settembre e le altre strade del centro cittadino, diventano se possibile ancora più belle e per me era una gioia osservarli mentre mi recavo nelle mie lunghe passeggiate a consumare il mio tempo al bar della Borsa in via Milano.......
.Al bar della Borsa le persone interessanti non mancavano.. Ho già detto che i gestori erano i fratelli Pacchetti. Romeo era un personaggio unico e indimenticabile. Era cortese con tutti, ma con le belle signore diventava un grande adulatore. Sicuramente in gioventù ne aveva conosciute tante e aveva vissuto intensamente le sua vita. Attilio era molto più tranquillo e riservato, insomma come già detto erano davvero complementari. La maggior parte del mio tempo la passavo a discutere con Pino D'alfonso. Una persona che non sono allora mai riuscito a vedere senza una sigaretta tra le labbra. Si parlava di tutto ed era un piacere parlare di politica con lui. Allora era un estremista convinto,che si collocava sempre oltre la normalità. Dotato di una buona dialettica raccontava fasi della sua vita che oscillavano tra la realtà e il sogno. Confesso che malgrado ci pensi ancora non sono mai riuscito a individuarne l'esatto confine. Era proprio questo il suo fascino che mi rendeva contento ogni qualvolta lo trovavo li poggiato con la schiena ad uno del pilastroni di via Milano, proprio all'ingesso del bar, dove entrava solo qualche volta. In quegli anni la politica era un po' spalmata su ogni cosa. Tutto era politica. Allora il mondo girava intorno alle ideologie o ai grandi ideali religiosi. La fine degli anni sessanta con le sue scosse aveva frantumato una normalità che aveva esaurito il suo corso. Per più di vent'anni il paese aveva pensato alla ricostruzione e alla creazione di nuova ricchezza. Dopo la guerra si doveva far presto e il paese tutto insieme si era dato delle regole condivise che avevano dato stabilità e speranza e quello che più conta sicurezza economica.. Quando il livello economico aveva raggiunto un livello di accettabilità alcuni iniziarono a pigiare con il piede sull'acceleratore convinti che bisognava andare oltre e avere di più. Anche nei posti di lavoro un po' alla volta la politica trovava nuovi spazi e in men che non si dica colonizzò un po tutto e tutti. La società ritrovò un nuovo equilibrio e tutto diventò discutile e messo sotto osservazione. Nella scuola i Decreti Delegati avevano sancito il diritto dei genitori di entrare nella scuola dalla porta principale. Si raggruppavano in liste organizzate dai partiti e dai sindacati e portavano nelle riunioni istituzionali spesso le ideologie di chi li aveva organizzati... Gli scontri erano spesso davvero duri e continuavano anche nei Collegi dei docenti, dove la maggior parte dei componenti oltre a portare le proprie competenze didattiche trascinava con passione anche il proprio credo ideologico.... Ricordo incontri interminabili che si protraevano per l'intera notte, Le discussioni erano poco didattiche ma tanto , tanto ideologiche... A quei tempi se non avevi un credo politico eri guardato male, e scarsamente considerato,,,, Pino era anche attratto dalla poesia, ma sempre assolutamente ideologica: i poeti come gli scrittori erano degni di nota solo se erano anche “buoni conduttori “ di ideologie alla moda. Spesso,mentre l'ascoltavo, giravo ansioso la testa per vedere se passava la Diane 6 di colore blu. Allora ero molto interessato alla sua conducente, ma questa è una storia che non vi racconto. Troppo personale : bella e dolcissima. Alcune cose li devi tenere per te, non tutto si può raccontare. Ognuno di noi conserva in qualche parte del suo cuore storie ormai spente ma che continua a custodirle gelosamente. Penso che abbiamo un cuore diviso in settori, le cose che contano sono in superficie e li senti vivi e pulsanti, regolano i tuoi battiti e danno forma alle tue emozioni. Le altre sono più sotto nella parte più buia e bassa sono per capirci come le braci spente seminascoste dalle ceneri. Non li senti più vive, non ne avverti il calore, non originano emozioni, ma ci sono e se ne hai voglia, qualche volta quando ti va, puoi per qualche istante soffiarci su e loro quasi sempre si riaccendono.... Allora rientrano nel circolo emotivo anche se la ragione li colloca solo nella regione delle cose belle da ricordare e basta. Siamo fatti di emozioni e ragione e la ragione alla mia età vince sempre ed è giusto che sia così.... Gli affetti e gli impegni sono la tua vita quella che ti sei costruita e alla quale devi il tuo equilibrio e anche la forza di continuare per essere felice..Molte volte .in attesa di qualche amico stazionavo pensieroso nei pressi dell'entrata del Bar. Guardavo gli enormi palazzoni e socchiudendo gli occhi immaginavo com'era qualche decennio prima quella via . Gli amici mi avevano raccontato che, proprio lì dove in quel momento sostavo, in precedenza c'era un elegante locale che vendeva squisite prelibatezze. Improvvisamente come per incanto mi sembrava di percepire quegli odori: odori di anice e liquirizia che si spandevano come una nube magica in tutta la via e forse ancora più lontano fino a raggiungere quel gruppo di ragazzi che festosi si rincorrevano intorno alla bella fontana sistemata al centro della piazza. Un po' come mi capitava quando pensavo al bar sistemato nella piazza del mio paese che il giorno di San Giuseppe iniziava la produzione dei gelati diffondendo un odore intenso di nocciola e cioccolato ad oltre cento metri di distanza. Quello odore lo sento ancora, specie nei momenti di maggiore tristezza. Poi sentivo i rumori striduli delle rondini che si rincorrevano intorno al campanile di San Giovanni , per poi recarsi all'imbrunire nei loro nidi sistemati nei ricami Liberty dei bei palazzi che prima erano lì a testimoniare che anche in questa città un tempo il bello aveva vinto sulle meschinità e suoi egoismi fatti di prepotenza e biechi interessi. Si erano davvero belle quelle case! Li avevo osservate con attenzione su vecchie cartoline trovate da un rigattiere di via Magenta, un signore strano che raccoglieva e vendeva di tutto. Mi colpiva quel ricamo artistico che adornava le aperture e dava ai prospetti una dimensione quasi irreale, che oscillava tra la realtà e il sogno. Poi, se gli amici ritardavano e i fratelli Pacchetti non mi invitavano ad entrare nel bar, continuavo a fantasticare. Vedevo nelle domeniche mattine, lo stuolo delle belle e ricche ragazze, che abitavano nelle lussuose ville di via IV Novembre, 1 Maggio , XX Settembre e paraggi che vestite di tutto punto si recavano, passando da via Milano in San Giovanni per la messa domenicale.. Pettinate con cura e quasi sempre con un cappellino alla moda osservavano i giovanotti assiepati sui marciapiedi per scorgere qualche possibile pretendente.... I loro profumi inondavano l'aria e è purificavano in un istante i forti olezzi di polenta e carni bollite, proveniente dalle vicine cucine . Si curavano e non avendo problemi economici si vestivano con eleganti abiti sartoriali le cui stoffe erano tra i prodotti migliori delle filature locali e del comasco..Poi pensavo alla nebbia , si a quella che avvolge tutto e ti regala un paesaggio ovattato e quasi fantastico, che sa di voglia di casa ed affetti. Non mi sfuggiva neanche la percezione del silenzio che dominava le grandi piazze li vicino, quando la calura estiva si diffondeva come un telo caldo e trasparente sulle case e nelle vie, costringendo chi era rimasto in città a godersi il fresco dei portici e delle terrazze. Mentre fantasticavo fui riportato alla vita dal clacson della Diane blu che in quel momento a tutta birra percorreva quella via oggetto delle mie fantasticherie bustocche.
Era lei, che con un sorriso e un movimento della mano accenno un festoso saluto. Era bello vederla e ogni volta che mi capitava ritornavo a vivere.... Quello che mi piaceva in quegli svegli occhi castani era l'allegria che era in grado di diffondere intorno a se. Contagiava tutti. Venivi rapito da una strana voglia di urlare a quel cielo quasi sempre minaccioso la tua gioia frammista ad un senso di felicità che si impadroniva anche della tua anima. La conoscevo, ancora pochissimo e la mia innata timidezza mi impediva di osare. Un giorno ero seduto su uno scomodo sgabello del bar intendo a sfogliare La Prealpina. Pino come al solito fumava, allora non era vietato, e ogni tanto con il suo fare garbato interveniva in una accesa discussione politica... Improvvisamente si zittirono tutti: nel bar entrò con un accedere sicuro una ragazza che non sembrava avere più di venti anni... Era bionda con i capelli lunghi e luminosi che scorrevano già per la schiena come fasce di luci accecanti. Aveva un viso regolare e molto intenso e due occhi verdi che tendevano all'azzurro che mi ricordavano il mio mare nel mese di giugno... Alzai lo sguardo tralasciando la pagina sportiva del giornale e per un istante bloccai il mio sguardo sulle armoniose forme di quella splendida creatura, che ancora ricordo.. Ogni tanto la rivedo ancora in via Milano, sempre bella ed interessante, anche se il tempo ha lasciato, come in tutti noi,anche su quella splendida donna dei segni inequivocabili... Non fui il solo quel pomeriggio a guardare, non vi dico l'espressione di Romeo che per poco non si affettava un dito, mentre era intendo a preparare un panino in un angolo del grande bancone metallico. Pino, quasi, con atteggiamento paterno, si girò dalla mia parte e mi sussurrò con tono convincente : Giuseppe è come inseguire il Capitale!.. Capii, Pino era così, parlava usando spesso delle metafore belle ed intense! Come fece anche quella volta che dopo aver bevuto il caffè con due ragazze conosciute al bar , così per caso, appena si congedarono, guardandomi intensamente, e togliendosi dalla bacca l'immancabile sigarette disse: teste da Upim.. Tutto il suo mondo fatto di sogni e illusioni, cercò di sintetizzarlo in una rivista L'altra rosa. Circolo poco in città, ma era una cosa belle e delicata, dove mescolò con bravura poesia ed ideologie, come solo pochi sanno fare. Un grande!.... Mi manca molto e quando penso a lui e ai tanti che non avrò più la fortuna di incontrare mi assale un forte sgomento e una strana insicurezza del futuro. Pezzi della mia gioventù che si frantumano. Nel bar eravamo quasi sempre gli stessi. Le ragazze non mancavano, ma quella bionda radiosa era lì quel pomeriggio solo per una spremuta.... Non è ritornata, anche se come ho già detto vive ancora in città... Busto è piena di cose interessanti.. Sono convinto che le cose sono belle o brutte anche in funzione di come le guardiamo. Spesso mi piaceva guardare le folle composte dei signori che si accalcavano all'ora dell' aperativo davanti al Campi.. Tutti in ordine in attesa del loro turno mi trasmettevano una nota di folclore cittadino che ripeteva i suoi riti con una regolarità sorprendente. La domenica mattina, quando mi alzavo prima dell'ora di pranzo, assonnato mi recavo in quel bar per il caffè per sentirmi parte di quel gruppo e per darmi un tono, un senso di appartenenza che mi aiutava a sopportare l'assenza delle mie colline e il sapore dei “cavatielli conditi con il ragù con il coniglio “'mbittunatu” che mia mamma preparava alzandosi di buon ora nei giorni festivi,,, Avvertivo l'odore intenso dei profumi di qualità che molte delle signore in attesa del campino spandevano nel locale strapieno. Un odore gradevole, ma anche deciso che annullava quello dei buoni prodotti della invitante pasticceria colorata che riempiva le vetrine... Anche il caffè caldo e tonificante sembrava arrendersi : il suo proverbiale aroma scompariva, quei profumi erano superiori , imbattibili, lo annullavano rendendolo appena percettibile... Anche gli uomini sulla cinquantina che a loro mi sembrava anziani erano curati e ben vestiti. Abiti di buon taglio confezionati da sarti locali, ma spesso anche da quelli più famosi di Milano-- Le grisaglie quasi sempre grigie o blu scure erano tipiche delle tessiture del biellese. Non mancavano anche tessuti fatti arrivare dall'Inghilterra, quelli pr intenderci allora molto di moda... L'aperitivo al Campi ero un rito per molti industriali e bancari, gente insomma danarosa che si godeva giustamente il riposo della domenica mattina. Un po' spaurito bevevo il mio caffè e poi alla chetichella mi dirigevo per comprare il giornale dall'amico Paoletto.
Appena svoltavo l'angolo mi ritrovavo in Piazza Garibaldi che mi sembrava immensa ma piena di contraddizioni... Vari stili architettonici si imponevano alla mia attenzione. Mi colpiva la maestosità del palazzone centrale quello svetta prepotentemente su tutti e per certi versi rappresenta un po' il simbolo di questa città. Non è stilisticamente tanto bello a vedersi, ma la sua struttura chiusa ma, solida e combatta, rappresenta forse la sintesi delle ragioni e per certi versi anche il senso delle scelte che hanno portato alla sua costruzione..
Molte delle belle costruzioni basse e con interessanti ricami in stile liberty erano stati abbattute per lasciare spazio a questi colossi “prepotenti” che ora sono li a testimoniare che la città ha voluto cambiare segno, quando è stata quasi invasa da fiumi contini di soldi che provenivano da tutte le parti del mondo....
Il boom economico iniziato alle fine degli anni cinquanta aveva enormemente sviluppato i vari settori produttivi che, per questo, necessitavano anche di un potenziamento e di un forte ampliamento dei servizi amministrativi , bancari e commerciali.
Servivano nuovi spazi, per uffici e sportelli bancari. Il centro era stretto occorreva svilupparlo in verticale e le vecchie ma stupende case degli inizi del novecento “andavano abbattute” per lasciare spazio a costruzione nuove con spazi adeguate e in sintonie con le nuove regole urbanistiche...
Fortunatamente qualcosa è rimasto anche in piazza ed è ancora lì quasi a voler testimoniare che alcuni segni del secolo scorso vivono a dispetto di tutti e tutto..
Forse una scelta obbligata che gli amministratori comunali di quegli anni hanno fatto con molte sofferenze: l'abbattimento di belle case, per dare supporto ad una economia in piena espansione...
La città cresceva in ogni direzione : nuove strade e quartieri dormitorio erano indispensabili per consentire alle numerose fabbriche di produrre e trasportare le le merci. Ville e condomini spuntavano come i funghi e la città si riempiva mensilmente di persone che provenivano da ogni parte d'Italia...
Anche le scuole si moltiplicavano ogni anno e occorrevano sempre nuovi servizi di assistenza a queste strutture che ospitavano una enorme quantità di alunni:mense, trasporti e personale comunale. Una città in continuo movimento che era continuamente chiamata a scegliere tra l'assetto precedente e una nuova idea urbanistica, quella per intenderci che aveva già preso forme diverse in molte città occidentali...
Come già detto occorrevano molte spazi per le banche tutte o quasi allocate nel centro città che erano indispensabili per concedere mutui alle imprese a anche a tanti cittadini che in quegli anni decisero di comprarsi case e appartamenti dislocati nelle zone di Beata Giuliana e nei centri di Borsano e Sacconago...
Certo abbattere quelle case così belle è stato quasi un “reato” contro la storia e l'arte dell'intero territorio, ma come si sa è sempre il profitto che detta le sue regole e contro di lui si soccombe : anche il Liberty e tutto ciò che gli assomigliava hanno subito la crudeltà di questa regola, bisogna a malincuore farsene una ragione! Forse si poteva pensare diversamente:lasciare e migliorare il centro e creare dei centri direzionali con strutture adeguate a ridosso delle zone più popolate ma ….forse appunto! Alla fine è andata così e non ci resta che amare, senza riserve la città che abbiamo ereditato.... Paolino era intendo a consultare il solito giornale delle corse dei cavalli. Ho preso una copia della Repubblica e poi mi sono soffermato a parlare con lui di calcio... La domenica era un bel giorno e spesso quando la Roma giocava a San Siro in centro si vedevano molti dei giocatori più famosi di quella grande squadra allenata allora da Nils Liedholm. Una città stranamente sonnacchiosa che come detto nei giorni di festa si godeva il centro e gli odori forti e intensi dei pochi bar aperti nelle sue vie più belle. Spesso la domenica non avevo voglia di cucinare le mie amate pastasciutte e preferivo mangiare le delizie preparate al ristorante Regina che preparava dei piatti a base di pesce che mi riportavano il gusto, il colore ma sopratutto gli odori della mia regione... Il ristorante era gestito da una intera famiglia della costiera amalfitana. Erano in città da qualche anno e preparavano piatti davvero invitanti..... Da loro mi sentivo quasi a casa e quando le finanze me lo consentivano ci andavo volentieri. Cosa che faggio spesso anche adesso: il ristorante. Pizzeria di Corso Italia è la continuazione del percorso iniziato da questa laboriosa famiglia negli anni settanta al Regina-----
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« immagine » Lo ricordo ancora quel lontano giorno di novembre del 1976.... Ero molto stanco e malgrado avessi passato da poco i venti anni le fatiche di una notte passata sul sedile scomodo di un treno avevano lasciato i segni. Ora ero lì, davanti a quel grande monumento al centro di quella piazz...
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24/05/2014 20:25:04
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Il Libro (prima parte)

07 aprile 2014 ore 13:40 segnala
Il Libro
Quel suono lunghissimo stridulo e fastidioso arrivò alle mie orecchie mentre bevevo l'ultimo sorso di latte . Non avevo sentito la sveglia e il pullman era già nei pressi di piazza Croce e con il suo clacson ci avvisava che stava arrivando puntuale. Come tutte le mattina si sarebbe fermato davanti alla farmacia Pugliese per consentire a tutti noi studenti in trasferta di raggiungere dopo circa un' ora Sapri. Eravamo tanti e i posti erano pochi. Molti restavano in piedi e si attaccavano come potevano alle spalliere dei sedili con le mani per non cadere quando il bravo autista curvava il lungo mezzo nelle strette strade che portano verso il mare. I più fortunati si sedavano comodamente sulle strette poltrone e poi con gli occhi ancora semi aperti tentavano di ripassare qualcosa sul quel libro che avevano trascurato la sera precedente. Qualcuno invece del libro cercava di intavolare qualche discorso sentimentale con qualche formosa ragazza che quella mattina quasi per miracolo era seduta sul sedile acconto al suo. La maggior parte tentava di continuare il sonno interrotto e si lamentava dei discorsi urlati dei tanti che si recavano a Sapri per sbrigare qualche commissione. Quella mattina ero particolarmente emozionato. Ogni tanto infilavo la mano in tasca per controllare se erano ancora lì le monete che avevo ricevuto il giorno prima da Gerardo. Il solo pensiero di fare quella commissione mi emozionava ancora.
Era tanta l'emozione che la notte precedente non ero riuscito a dormire come normalmente mi capitava le altre notti. Ed era sempre così: ogni volta che Gerardo mi affidava quel compito, la notte diventava una difficile vetta da scalare! Certo avere in tasca per alcune ore le 350 lire era un modo per sentirmi importante, ma vuoi mettere la gioia per la responsabilità che mi era stata affidata. Lui mi dava quel gradito compito di comprare in un edicola di Sapri l'ultimo Oscar Mondadori, una cosa stupenda un piacere inenarrabile. Questo delicato compito ha sicuramente contribuito a rinforzare quell'amore mai nascosto che già avevo per i libri. Il mio contatto con loro iniziò ovviamente come per tutti nei primi anni della scuola elementare, ma poi gradualmente si sviluppò giorno dopo giorno in modo quasi naturale senza una spiegazione logica. Ero attratto dai libri in modo naturale mi piacevano e basta! Mi affascinava anche tutto ciò che assomiglia ad un libro: fumetti, fotoromanzi, giornali illustrati e si persino loro i santini politici che si distribuivano durante le campagne elettorali, per non parlare sei veri santini religiosi che trovavo spesso in chiesa tra i banchi o sul tavolo della sacrestia. Con non poca vergogna devo confessare anche la corte spietata che facevo a Vincenzo un mio amico d'infanzia per avere qualche copia di Topolino che lui comprava ogni settimana. Figuratevi che per la voglia di leggere divoravo anche i fotoromanzi che Flora la mia vicina di casa mi passava dopo averli avuti da qualche sua amica. Insomma un amore sviscerato che si è rinforzato nei due ultimi anni della scuola elementare, quando scoprii il Centro di lettura gestito allora dal Prof. Giovanni. Ogni pomeriggio invece di unirmi alla folta compagnia dei miei amici che si recavano al campo sportivo per giocare a calcio andavo quasi con vergogna verso le scuole di via Roma per entrare in quella grande aula dove erano custoditi quei tesori che mi affascinavano tantissimo. In casa non avevamo libri e vederne ammucchiati in quei scaffali così tanti mi emozionava e inorgogliva . Avrei voluto accarezzarli tutti e stringermeli sul petto come qualche volta la mia faceva con me quando era triste e forse avvertiva più di altri momenti la mancanza di mio padre!.Che belli che erano! Molti erano anche illustrati e ti invitavano come i gelati del bar Vittoria a gustarli con gli occhi. Il Prof, Giovanni appena mi vedeva seminascosto dall'antina della porta mi chiamava invitandomi con un sorriso ad entrare. A volte mi consigliava di leggere questo o quel libro, dicendomi che erano più adatti alla mia età.. Spesso ubbidivo, ma tante volte cercavo di scegliere da solo. Avevo una innata voglia di legger anche qualche libro che si adattava maggiormente ai ragazzi più grandi. Non ricordo quanti libri riuscivo a leggere in un mese ma sicuramente tantissimi, tanto che spesso il prof mi regalava delle speciali pubblicazioni che si stampavano proprio per regalarli ai ragazzi che avevano letto più libri durante il funzionamento del centro. Con la mano in tasca che stringeva le monete mi mise a correre e in un attimo fui lì e con un balzo salii sul pullman che anche quella mattina era pieno come un uovo. Meno male che la distanza tra la farmacia Pugliese e la mia casa di “ncapulaterra” non è tanta! Quella mattina non riusci a sedermi, ma attaccato con una mano al sedile e con l'altra in tasca che stringeva il tesoro ripetevo alcune vicende storiche che la sera prima avevo studiato con interesse. Sapri comparve all'orizzonte dopo circa un'ora, Ricordo che eravamo in primavera e questa cittadina che ha la fortuna di avere un mare bellissimo era piena di colori e voci festanti. Non immaginate la bellezza di un posto già bello che improvvisamente si riempie di tanti ragazzi festosi e colorati che dal piazzale della stazione si recano sorridente nelle varie scuole. In quegli anni, seconda metà degli anni sessanta, eravamo in tanti a frequentare le scuole superiori di Sapri. Avevo dei compagni che arrivavano persino da Scalea. Che bello io li ricordo tutti e spesso mi viene una nostalgia che non riesco a descrivere , certe cose anche se ci proviamo non riesci a comunicarle adeguatamente. Prima di “varcare” il ponte Brizzi che ci conduceva a scuola siamo passati con due anici davanti al liceo, volevamo vedere una ragazza di Villammare conosciuta per caso qualche giorno prima. Era una ragazza stupenda con dei bellissimi capelli ricci e un sorriso dolcissimo, forse, ma non ne sono sicuro, si chiamava Anna. Che bella che era!!!Quel giorno durò tantissimo e io ogni tanto infilavo le mani in tasca per controllare. Non si sa mai!. Appena suonò il campanello dell'ultima ora mi mesi a correre e per poco non cadevo sui gradini del terzo piano.. Arrivai sul piazzale della stazione prima di tutti e prontamente mi recai in stazione per comprare finalmente il libro. Controllai ancora una volta i soldi e poi li depositai nella mano dell'edicolante che senza chiedermi nulla mi consegno il libro come aveva già fatto altre volte. Non potete immaginare l'emozione che mi procurava avere tra le mani quel libro nuovo e in attesa di essere sfogliato. I miei occhi come ogni volta si riempirono di gioia, la stessa che provavo da bambino quando la mamma faceva per Pasqua la pizza duci, si quella fatta di pan di Spagna riempito di crema pasticciera e ricoperta di “naspro” sui cui venivano seminati tanti piccoli confetti colorati. Che bello poter finalmente stringere quel libro tra le mani. Appena in possesso dell'amato cimelio correvo nel pullman per trovare un posto. Quel giorno se fossi riuscito a trovare da sedere avrei fatto un viaggio stupendo. Si stupendo perché potevo estraniandomi da tutti iniziare la lettura di quel libro. Ovviamente riuscivo a leggere solo la parte iniziale e la voglia di continuare mi perseguitava per parecchi giorni. Consegnavo a Gerardo il libro appena arrivati in paese e credetemi era un colpo al cuore. Mi distaccavo da qualcosa che mi aveva affascinato da Sapri fino a casa e forse nel momento della consegna invidiavo quel mio amico fortunato che poteva usare quel tesoro come e quando voleva....Beato lui!. Alcune volte Gerardo non veniva a ritirare il libro alla fermata e allora era davvero pasqua! Potevo continuare la lettura a casa. Che bello!. Dopo un pasto veloce, mi sdraiavo sul letto e continuavo la lettura fino a quando felice girava con il dito l'ultima pagina. Erano tutti libri di narrativa contemporanea scritti da i più grandi scrittori del mondo. Preferivo le storie complicate,in cui i protagonisti sono uomini e donne che riescono attraverso le vicende della loro vita a emergere e a segnare con il loro impegno le epoche in cui sono vissute. Amavo la narrativa americana e quella anglo-europea, insomma quella alla moda negli anni sessanta. Amavo e leggevo con piacere anche i grandi scrittori dell'ottocento e alcuni dei loro libri che ho letto,mi hanno sicuramente aiutato nella mia formazione. Gerardo, forse,senza volerlo mi ha aiutato a scoprire un mondo affascinante che forse senza di lui non avrei mai scoperto. Anche il centro di lettura e il Prof. Giovanni hanno fatto la loro parte e se amo ancora tanto i libri e anche per merito loro. Crescendo, quando gradualmente mi avvicinavo al diploma scoprivo sempre nuove emozioni attraverso la lettura di libri di saggistica dei sociologi e dei filosofi emergenti. Leggevo anche tanti libri a contenuto politico e proprio grazie a queste letture mi appassionai alle contese politiche tanto da far diventare la politica una delle mie passioni giovanili. Quando il sessantotto ci sorprese con la sua irruenza rivoluzionaria mi sforzai attraverso varie letture di capire quali fossero i reali termini del contendere. Non fu facile per me e per i tanti che come me vivevano in realtà come le nostre. Le contese e gli scontri iniziarono nelle Università di Milano, Roma e poi a macchia d'olio si diffusero anche nelle altre città. Anche il mondo del lavoro trascinato dalla giovane andata studentesca si mobilitò, ma per noi che vivevamo nel golfo di Policastro fu solo uno spettacolo da guardare in TV. Quando mancano le fabbriche e le officine manca tutto e capire il motivo delle richieste operaie diventa solo un esercizio mentale. Sapri era il palcoscenico più grande in cui cercavo il mio ruolo e la mia parte da recitare.Iniziarono una serie di proteste e scioperi che ci vedevano protagoniste tutte le mattine nelle strade del centro della bella cittadina cilentana. Il corteo a cui cercavo insieme ad altri compagni di dare un'anima e uno spessore politico dopo l'immancabile processione lungo il corso Garibaldi si disperdeva tra le panchine del lungomare dove spesso tenevamo i nostri comizi informativi. Spesso delegazioni più o meno spontanee si dirigevano sotto i balconi del liceo per urlare slogan e ingiurie ai colleghi che avevano deciso di non aderire alle manifestazioni. La maggior parte degli studenti liceali appartenevano a famiglie socialmente tranquilli e forse avvertivano meno di noi l'esigenza di dare un pur minimo contributo all'andata di protesta che si stava ingrossando in tutta Italia. Appena gli echi delle proteste si assopirono, tutto, o quasi,ritornò come prima. Forse solo in alcuni si alimentò e prese forma la convinzione che le cose per cambiare hanno bisogno anche e sopratutto del nostro impegno e della militanza politica. Fu questa convinzione che mi spinse ad organizzare insieme ad un gruppo di amici la sezione del PCI nel mio paese. In poco tempo il gruppo si ingrandì e diventammo una vera avanguardia in un paese quasi tutto schierato con la DC. Ad essere onesti il terreno era fertile, in paese le idee socialiste avevano attecchito già negli anni cinquanta, quando fu eletto addirittura sindaco un ferroviere militanti del partito di Nenni e Pertini. Noi guardavamo oltre. Pensavamo che occorreva rovesciare tutto e poi costruire una società più giusta e omogenea: la ricchezza doveva essere ridistribuita in modo diverso e il soggetto che doveva compiere questa operazione doveva assolutamente essere uno stato comunista. La forza di lottare per questo obiettivo veniva principalmente dalle figure carismatiche che allora dirigevano il partito, tra tutte Enrico Berlinguer. Un uomo che grazie al suo carisma e alla sua onestà ha segnato un epoca. Molti giovani e non giovani di allora si sono avvicinati al partito grazie a lui. Un vero Signore. Ma torniamo ai libri.Spesso rinunciavo al panino e con quei pochi soldi risparmiati che mia madre mi dava tutte le mattine, con non poche difficoltà ,mi costruivo una piccola fortuna che investivo quasi sempre nell'edicola della stazione. Quei libri li adoravo e rappresentano per me quando di più caro potessi avere in quegli anni. Preferivo ormai comprare quasi sempre libri a carattere politico e sociologico, ma i loro costi non sempre erano abbordabili. Non voglio dilungarmi enumerando i titoli che sono riuscito a comprare, ma alcuni di loro hanno davvero lasciato dei segni sul mio carattere e anche nel modo di leggere la realtà che mi circondava. Fortunatamente non passavo tutto il mio tempo tra libri e riunioni politiche, riservavo parte della giornata anche ad altro. Mi innamoravo come tutti e sognavo, sognavo tanto. Ricordo che per un amore finito male ho letto in una notte Il Gattopardo! Libro bellissimo che ha reso meno triste quell'abbandono che mi procurava parecchio dolore. Tra un saggio e l'altro ho anche scoperto un autore di “seconda fascia”...il fiorentino Vasco Pratolini. Ho in gioventù amato moltissimo questo autore. I suoi romanzi parlano di gente vera, quella che puoi incontrare ogni giorno in ogni parte del mondo. Le storie sono sempre semplici e genuine, come piacciono a me, e poi quelle ragazze e le loro storie d'amore fanno davvero sognare. La passione per questo autore era conosciuta da quelli che mi stavano vicino, Un mio grande amore di quegli anni conoscendo questa mia passione mi regalò un cofanetto con due libri: Cronache di poveri amanti. Un regalo stupendo che ancora gelosamente conservo in un angolo della mia libreria. Il fascino dei grandi scrittori americani arrivò anche nel Cilento e tra quelli che ne vennero colpiti devo annoverare anche me stesso. Mi colpiva il linguaggio, essenziale e immediato. Un linguaggio ripulito da tutti gli orpelli retorici che avevano accompagnato una generazioni di scrittori italiani e anche in parte europei. I fatti venivano narrati con semplicità e l'autore mirava sempre al sodo. La poetica che per me è essenziale nei romanzi la trovavi nei luoghi e nei personaggi che costituivano sempre la parte migliore di tutta l'opera narrativa..... Forse quello che maggiormente riusci a coinvolgermi fu il grande John Steinbeck . Ritengo che il suo racconto La perla sia una delle più belle tra le cose che ho letto. Un grande!. Gli anni passavano veloci, anche se da giovane non ti sembra che sia così. Dopo il diploma arrivarono mesi complicati!. Volevo continuare gli studi, per seguire quella mia passione per lo studio , ma dopo aver fatto quattro conti, decisi che forse era meglio liberarmi del servizio militare; e si allora avevamo anche questo problema noi maschietti!. Furono 14 mesi duri e disperati. Non riuscivo a leggere quasi niente, neanche il Corriere dello Sport. Pazienza, mi dicevo, verranno tempi migliori!.Spesso pensavo agli amici lasciati in paese e in particolar modo a quelli che avevano deciso di iscriversi all'Università. Beati loro, pensavo : se anch'io avessi potuto fare una scelta simile! Poi ritornavo a fantasticare e mi ritrovavo seduto sui gradini sella chiesa del mio paese a discutere con gli amici di calcio e amore, improvvisamente volavo sulla spiaggia di Policastro dove avevo passato quasi tutte le mattine estive e anche su quel pullman zeppo di persone e odori forti che ci portava carichi di speranza e paure fino a Sapri. In quei viaggi lunghissimi dove ognuno di noi per ingannare il tempo si inventava qualche diversivo; spesso il mio era quello di ricercare nelle campagna di Policastro i primi segni di primavera. Si sa che vicino al mare la bella stagione lascia in anticipo dei segnali, qualche fiore di campo o qualche piccola gemma fiorita sugli alberi di pesco o di albicocco. I primi li scovavo subito dopo il campo sportivo attuale proprio lì nella curva prima di arrivare al panificio Murlo, Poi prima di Santa Croce nei pressi dell'ospedale odierno si notavano in lontananza cespugli gialli di ginestre che davano al panorama una magia non facile da descrivere. Il giallo lottava con i contrasti colorati del mare verde-azzurro per spuntarla e lasciare nei nostri occhi il segno della primavera imminente Ripensavo a Gerardo e ai suoi libri e ai suoi molteplici impegni.Prima che io partissi militare, lo vedevo nei pomeriggi primaverili con la sua bella macchina fotografica in giro nei vicoli del paese in cerca di qualcosa che valesse la pena di fermare per sempre sulla celluloide e poi sulla bianca carta fotografica. La fotografia è una sua passione ancora oggi, penso che lo aiutasse a dipingere e a scegliere i soggetti dei suoi quadri stupendi.Il mio amico infatti è uno splendido pittore i suoi quadri sono particolari,ma tutti belli. Di una bellezza profonda che non si ferma in superficie ma scende nel profondo e se osservi i suoi quadri con attenzione ti rendi conto che oltre alla tela e ai bellissimi colori mescolati con maestra trovi tra i segni armoniosi dei pennelli anche parte della sua anima. I soggetti spesso dai contorni indefiniti, sono i paesaggi. La campagna, le case, i tetti, ma anche i volti e i mestieri delle persone, dei luoghi in cui ha vissuto e in cui ha amato. Una persona curiosa che si interessa di tutto ciò che è bello. Aveva iniziato, nella sua adolescenza, con la musica classica e i libri di cui abbiamo parlato. Una volta mi ha raccontato del suo amore per Cesare Pavese. Si proprio per lo scrittore piemontese, così distante dal suo mondo e dalle sue idee. Ne apprezzava lo stile e forse anche quella capacità di usare le parole quando descriveva la campagna e i paesaggi di quel Piemonte contadino. Descrizioni che a volte assomigliavano moltissimo anche ai contenuti dei suoi quadri che raffiguravano le campagne del suo paese e di quelli vicini. Abitava in paese ma amava Roccagloriosa, il paese in cui poi si è sposato e ha deciso di vivere.
Un commilitone, abbracciava un juke box che a voce altissima spandeva nella grande stanza la canzone “Tanta voglia di lei”.. Era diventata la colonna sonora dei nostri giorni liberi passati stesi sul letto o su qualche sedia scomoda del bar della grandissima caserma . Ancora adesso quando ascolto quella dolcissima nenia mi scorre sulla schiena un brivido freddo , un misto di gioia e paura che mi procura una strana sensazione , ma nel complesso piacevole. Durante il servizio militare non ero innamorato, ogni tanto ricordavo il volto di una bella bruna di capitello, con la quale avevamo iniziato un amore molto platonico fatto solo di sguardi e di qualche ingenua carezza . Ci eravamo conosciuti sul pullman, dove lei ogni mattina saliva a Capitello. Era molto dolce e con lei era gradevole parlare e scambiarsi qualche piccolo segreto.Bel ricordo ma poi la vita compie il suo percorso e calpesta tutto anche i bellissimi capelli scuri di questa mia compagna di viaggio. Mi ricordavo di lei, ma avevo avuto anche altre innocenti storie d'amore con altre ragazze. A quei tempi l'amore era un fatto più individuale che pubblico e anche più mentale che da esibire. I momenti di incontro erano rari e anche una semplice passeggiata da via Roma al ponte di Santu Jasi diventava un dolce ricordo da conservare. Lo conservavi con attenzione perchè spesso quel ricordo ti serviva per rendere meno bui i giorni tristi che passavi a fantasticare e a pensare alle delicate forme di qualche ragazza in fiore.Specie durante i giorni passati nella caserma di Cividale quei ricordi ti aiutavano a sopravvivere e a convincerti che fuori oltre quelle mura c'era un mondo diverso dove esiste anche uno spazio per coltivare le emozioni e i sentimenti. La cosa peggiore era proprio questa:in caserma si azzera un po' tutto e si vive tra noia e stupidità, e i sentimenti anche quelli forti si trasformano diventano esagerati o addirittura una specie di salva vita che ti ricordano che sei diverso da quello in cui ti hanno trasformato in quei mesi. Il mio ultimo giorno, mentre aspettavo l'ultima firma per allontanarmi vestito come tutti i ragazzi del mio tempo avendo deciso di non lasciare la caserma con quella divisa che non amavo, fui colpita da un fatto che non mi sarei mai aspettato. Mi passo davanti il mio Capitano, sempre burbero e severo con tutti. Un uomo tutto di un pezzo, un vero militare. Mi guardò e dopo qualche secondo , con un cenno della mano, mi chiamò per cognome aggiungendo un grazie, che mi colpì profondamente. Non capii subito il motivo di quel grazie, ma il Capitano allontanandosi, mi sorrise come non aveva mai fatto con nessuno in mia presenza, ripetendo ancora il grazie, con l'aggiunta,,,di un ” di tutto “ .Rimasi di stucco, ma a distanza di qualche anno forse ho capito il senso di quelle parole inaspettate. Il ritorno in paese fu bellissimo. Mi sembrava tutto così strano; le strade le vie i colori della campagna tutto diverso rispetto a prima. Anche gli amici mi sembravano diversi, diciamo anche più belli di quando ero partito, insomma un altro mondo. Ricordo che ritornai in maggio e questo forse è il mese più bello e colorato per i nostri paesi del sud. Lo stupore e la meraviglia per le diversità cromatiche durarono qualche settimana, poi. iniziarono le riflessioni sul futuro immediato che avevo l'obbligo di programmare senza nessun altro indugio. Un giorno che faceva molto caldo ero seduto su una piccola panca davanti la mia casa, mi si avvicinò mia mamma e con un mezzo sorriso mi quasi sussurrò forse per non farsi sentire “ ho pensato che forse è meglio per te e anche per noi che tu ti iscriva all'Università , chi ha voglia di studiare deve farlo, è inutile fare altre cose , li faresti male , senza passioni non si va da nessuna parte”....Volevo quasi piangere, ma mi tratteni. Alzai la testa e vide che i suoi grandi occhi azzurri erano bagnati, Si era commossa, succedeva raramente, la vita difficile che aveva fatto, aveva indurito persino il suo cuore e non era facile all'emozioni e ne tanto meno alle lacrime facili. Iniziò in quel lontano maggio del 1972, il mio viaggio nel mondo affascinante dell'Università... Da quel giorno iniziai un cammino mentale che nel mese di novembre diventò finalmente reale. I primi giorni furono davvero duri. Sveglia alle cinque, ricerca
di un passaggio per lo scalo e poi oltre due di ore di viaggio scomodo, su quel treno che porta a Salerno molti cilentani e che gli ursentini conoscono bene!. Trasportava di tutto e noi studenti eravamo un folto gruppo che si ingrossava man mano che si avvicinava alla città. Salerno è una splendida città. Un odore di caffè e sfogliate calde si spandeva con prepotenza nel corso principale, che portava dalla piazza della stazione fino al centro storico della città. Il treno arrivava verso le nove e per arrivare in orario in via Irno non era facile, ma le gambe dei ventenni possono tutto e l'impresa diventava alla nostra portata. Da piazza Malta in poi era tutto un fiume di studenti che con passo svelto si dirigevano verso quell'enorme palazzone che ospitava molti dei corsi che si tenevano nelle varie facoltà. L'inizio non fu facile, ma poi le cose presero il verso giusto e la voglia di seguire una lezione era molto più forte della levataccia mattutina e del faticoso viaggio in qui i treni scomodi e pieni di gente. Fui colpito dal fascino intellettuale dello storico Luigi Cortesi, autore di libri che in quel periodo erano molto letti negli ambienti intellettuali della sinistra. Ho seguito fin dall'inizio anche le lezioni di Carlo Donolo un uomo dalla folta capigliatura che aveva una solida formazione politica e una innata tendenza all'analisi dei fenomeni sociali. Ebbi anche la fortuna di conoscere e seguire i corsi del filosofo Giacomo Marramao, studioso di Gramsci e che aveva seguito anche corsi di Sociologia all'Università di Francoforte. Con lui spesso si discuteva anche sul treno mentre si recava in Calabria la sua regione originaria. Aveva anche molto fascino Bianca Beccali, moglie del famoso economista Michele Salvati vissuto da ragazzo a Sapri e in cui si recava in estate avendo una casa di proprietà nella zona del Liceo classico. Riempiva l'aula ad ogni lezione di Sociologia. Fui colpito anche da Annabella Rossi, un antropologa culturale che si vestiva in modo strano ed originale: su una grande gonna colorata indossava una strana mantella, che assomigliava a quegli strani indumenti messicani. Insomma una bella compagnia in cui faceva bella mostra anche lo studioso di diritto Massimo Corsale. Ne ricordo anche altri ma non voglio annoiarvi. Molti di loro scrivevano anche su un rivista “rivoluzionaria”: I quaderni piacentini. Una rivista molto letta dal mondo accademico della sinistra critica degli anni settanta. Quegli anni li ricorderò sempre. Furono per me stupendi. Salerno era una cornice unica. La politica si respirava dappertutto allora divenne famosa anche per il processo Marino. Manifestazione continue occupavano le vie più importanti della città e poi si concentravano quasi sempre nel corso, zona tribunale. Passavo il mio tempo tra le sezioni, i libri e le aule universitarie a seguire quanti più corsi potessi. Ogni tanto amavo passeggiare per via Mercanti pieni di negozi e gente vera. Mi recavo in quelle vie, anche se non potevo fare acquisti,i soldi erano pochi ma, il solo fatto di guadare le vetrine mi riempiva di gioia. I pomeriggi spesso li passavo a Sapri, a fare le solite vasche sul lungomare. In quel periodo il mio cuore era interamente occupato. Occupato prevalentemente dalle forti passioni politiche , ma anche da un amore strano e coinvolgente che lottava per avere uno spazio maggiore. Il cuore non è grande, ma se vuole può ospitare tutto anche quando viene ingannato. Al cuore le passioni forti piacciono e riesce ad ospitarle tutte, ma se tra le passioni si infiltra qualcosa posticcia non genuina che la ragione tende a scartare lui fa finta di non capire apre comunque le sue porte perché è avido di passioni e tenta di prenderle tutte e allora sono guai. La spunta sempre lui, e la tua vita diventa un inferno. Razionalmente vorresti liberartene ma non ci riesci, Nelle notti insonni, tendi di parlarci di convincerlo che quegli occhi verdi guardano altrove che sono per il momento solo parcheggiati nei suoi anfratti, ma non ci staranno a lungo. Lo sai perché lo senti, lo avverti da mille cose. E' inutile ; con la ragione non sempre riesci a dare consigli al cuore. Perdi, non c'è partita. Ecco vivevo così e per questo ero spesso triste e imbronciato. Odiavo persino l'estate, quando il lungomare si riempiva di gente e rumori. La sera odiavo tutto e speravo, speravo, tanto che arrivassero presto i primi temporali di agosto. Le giornate estive le passavo in un campeggio a Capitello. Lavoravo in un piccolo ufficio dove facevo un po' di tutto.
Iniziavo il lavoro verso il 15 luglio, quando il campeggio si riempiva . Arrivavano da tutte le parti, anche se forse la maggioranza era costituito da vacanzieri napoletani e romani. Essendo un campeggio legato al sindacato erano un po' tutti politicizzati e spesso la sera intorno al bar si discuteva di politica e problemi sindacali. In quel posto ho conosciuto persone di valore con le quali mi sono confrontato su molte cose Una bella esperienza che mi ha arricchito notevolmente. Come ho detto in precedenza la politica riempiva un po' la mia vita. Ricordo che nella campagna elettorale del 1972 fui incaricato dai dirigenti del PCI di rinforzare la propaganda nei paesi del golfo di Policastro. Ogni sera con l'aiuto di alcuni amici mi spostavo da un paese all'altro per i comizi di piazza.... Parlavo di tutto, ma chi mi ascoltavano in pochi.. Le piazze erano quasi sempre vuote, allora farsi vedere ad un comizio del PCI non era consigliabile... Una sera a Morigerati, lo ricordo ancora, parlai per una intera ora in una piccola piazza dove coraggiosamente si erano fermati tre sole persone... Mentre arringavo a più non posso, alzai la testa e mi accorsi che veniva ascoltato anche da altri nascosti dietro i balconi di casa,,,, Allora agli inizi degli anni settanta nei nostri paese era così. Un pomeriggio passai da Gerardo che abitava in una casa a ridosso della Cappella dell'Immacolata, e lo trovai in compagnia di Franco . Discutevano di musica e il suo interlocutore, con una voce molto suadente mi affascinò subito, tanto che mi fermai senza salutare, anzi abbozzai un sorriso compiacente .I due amici avevano tra le mai un piccolo bicchiere pieno di un liquor rosso, seppi poi che si trattava di cherry , un liquore fatto con le ciliege di cui Franco era ghiotto... Conoscevo da sempre Franco Pugliese eravamo nati più o meno nello stesso periodo e vivendo in n piccolo paese ci si incontra con una certa frequenza, Da piccoli non posso dire che eravamo molto amici, passavamo il nostro tempo con compagnie diverse, ma le occasioni d incontro erano sempre dietro l'angolo. Era un ragazzo ben strutturato con una larga faccia sempre illuminata dal un sorriso festoso. Il suo era un naso importante di quelli che contano, non era regolare, ma leggermente arcuato che mi ricordava quello di alcuni personaggi antichi e imponenti riportate sui libri di buona qualità. Nel complesso aveva un aspetto piacevole e accattivante. Vestiva con cura e si vedeva anche da lontano che gli indumenti che indossavano erano di buon qualità. Grazie alle sue innate doti culturali riusciva in ogni contesto a dire la sua con garbo ed educazione che ci lasciava un po' tutti attoniti . Parlava usando sempre le parole giuste e il suo linguaggio era fluido e scorrevole direi per certi versi anche affascinante. Parlava con tutti, nei pochi momenti di svago, quando forse stanco dei libri usciva dalla sua casa e come tutti noi scendeva al bar Vittoria per un gelato alla nocciola che ricordo ancora preferiva agli altri gusti. Nel bar incontrava i suoi amici, e si intratteneva in particolar modo a parlare con Peppe Balbi e Micucciu Ferrara, allora i suoi amici preferiti. Ogni tanto grazie alla sua innata generosità, si Franco era anche molto generoso, offriva agli amici un cono accompagnando sempre il dono con una delle sue battute e dell'immancabile sorriso. Spesso mentre discuteva della sua Sampdoria con Micucciu mi fermavo ad ascoltarlo, rapito da quel parlare fluente e coinvolgente. Franco, infatti, aveva una passione per questa squadra di calcio che noi suoi coetanei non capivamo. Non era una squadra di primo livello e la maggior parte di noi tifava per la Juve, il Milan l'Inter e a seguire Napoli e Roma. No!, lui e Micucciu avevano scelto la Sampdoria. Non ho mai capito il motivo e neanche se sia stato Franco ad influenzare Micucciu o viceversa. Qualche volta quando forse i risultati dei suoi studi settimanali erano al di sopra delle sue attese e anche di quello di don Peppino, si cimentava anche nel gioco del calcio. Contrariamente al suo modo di parlare colto e fluido che tutti ammiravamo, nel gioco era davvero una schiappa. Come ho già detto in quello sport emergevano altri compagni che erano davvero bravi, lui no, devo dire che non aveva dimestichezza con il pallone. Ricordo un giorno che ha falciato un nostro amico mentre stava segnando un gol. Alzando entrambi le mani ha chiesto scusa aggiungendo con un suo sorriso, un “mi dispiace” e anche “non potevo farti arrivare in porta”. Si capiva anche da queste piccole cose che aveva una forte personalità che sicuramente avrebbe mostrato in età matura nella sua professione, Devo confessare che proprio grazie al suo aspetto imponente e al suo parlare forbito ho sempre pensato che lui avrebbe fatto nella vita il politico o l'avvocato. Non mi ero sbagliato. Non ricordo che abbia,da ragazzo, fatto libere dichiarazioni politiche, non conoscevo nei dettagli le sue idee, ma essendo lui un cattolico fervente, era sicuramente, con le dovute critiche, vicino alle posizioni dell'allora DC.. Il suo ambente famigliare era ovviamente orientato in quella direzione e sicuramente sarà stato influenzato anche dal suo papà. Forse la politica non fu mai una sua grande passione, preferiva passare da ragazzo prima e da adulto poi il suo tempo tra i libri di Diritto. Studiava davvero tanto e penso che da ragazzo quando frequentava le medie gareggiava sui tempi dedicati allo studio con Vincenzo De Luca neanche lui scherzava quando si chiedeva nella sua stanza a sfogliar libri e scrivere appunti!. Una bella gara: due che con lo studio non si tiravano indietro. Franco aveva preparato la sua vita professionale nei minimi dettagli e si intuiva già dagli anni sessanta che sarebbe stato un bravo e prestigioso professionista. Finite le scuole medie inferiore nella scuola Media di Santa Croce a Sapri, si trasferì per il Ginnasio a Napoli nella famosa scuola militare “ Nunziatella”. Veniva per le feste in paese in divisa. Una bella uniforme militare di colore blu con ricami e merletti nelle parti terminale che gli conferivano un aspetto gradevole e imponente. Quello che mi colpiva ogni volta che lo incontravo nei pressi della sua abitazione era la sciabola laterale che le pendolava sul lato sinistra come n cimelio da mostrare . Anche il suo aspetto, con gli anni e forse un po' anche con quella divisa era migliorato. Appariva ai miei occhi più slanciato con il corpo più armonico e il volto più luminoso. Stavo man mano che diventavo un uomo cambiando e devo dire in meglio. Un giorno l'ho visto discutere animatamente con suo padre davanti alla loro farmaci, gesticolava armoniosamente intercalando il movimento delle braccio con dei lunghi sorrisi. Mi sono fermato un attimo e osservandolo ho notato che somigliava un bel po' all'attore Vittorio Gasman, si proprio a lui al grande Mattatore, almeno così lui appariva ai miei occhi. Franco era particolare quando era in paese avvertivi subito la sua presenza. Salutava un po' tutti e non di rado si fermava a discutere con le persone che incontrava nel tratto di strada che dalla sua abitazione porta in piazza. Non ricordo i suoi amori giovanili, per quanto mi sforzi di ricordarli non ci riesco. Sono però, convito che anche lui, come tutti noi, abbia avuto qualche amore adolescenziale che ha tenuto nascosto a tutti o meglio alla maggior parte di noi . Immagino che sia stato cosi e chissà per quanti anni lo ha nascosto in qualche parte segreta del cuore!. Franco era un uomo dalle forti passioni e a uno come lui sicuramente gli sarà capitato di amare e di essere amato. A volte gli amori migliori sono quelli che vivi in silenzio e che conservi gelosamente nel cuore e che difendi dalle inopportune invasioni di chi non li comprende, e che preservi anche da quegli sguardi indiscreti che giudicano senza sapere. Mi piace immaginare che sia andata così. Come ho detto lui dedicava molto del suo tempo allo studio che era la cosa fondamentale della sua vita, ma non per questo rinunciava a vivere le sue passioni. Lo ricordo in estate impegnatissimo nei giochi estivi torresi, unitamente al cognato dott. Spina e a gruppo di amici. Preparavano scrupolosamente il tutto nei mesi invernali e poi appena la bella stagione iniziava a conquistare la piazza del paese loro si adoperavano a provare, e riprovare con una meticolosità certosina quello spettacolo popolare che, avrebbe occupato le sere di mezzo agosto. Non partecipavo ai giochi, non li sentivo miei , anzi non ne parlavo bene. Mi sembravo uno spettacolo forzato un esercizio eccessivamente intellettualistico a carattere borghese privo di qualsiasi significato. In quegli anni come ho già detto ero dominato dalla eccessiva ideologia e concepivo solo e soltanto le cose che avessero come scopo finale l'impegno per un effettivo il cambiamento dei rapporti sociali. Il divertimento anche quello intelligente non lo sopportavo, pensavo che anche nelle sere di mezzo agosto le persone invece del divertimento avessero dovuto impegnarsi per dare un senso alla loro vita.. Allora la pensavo così per questo i giochi anche quelli pensati bene e realizzati ancora meglio non li accettavo. Non volendo qualche volta ho comunque visto qualcosa e il solo fatto che si riusciva a portare in paese tanta gente anche delle località turistiche vicine era sicuramente un fatto positivo. Un pomeriggio caldissimo ho visto Franco che si dimenava sul palco nei pressi di Carminuccio e spiegava a dei ragazzi qualcosa di molto impegnativo. Mi fermai a guardare e debbo confessare che fui colpito dalla serietà e bravura di quel giovane avvocato che metteva il suo ingegno e la sua intelligenza al servizio di qualcosa che non condividevo, ma che non per questo dovevo disprezzare. Lui era così. Faceva tutto con serietà, anche i giochi estivi erano un prolungamento dei suoi studi delle sue letture e delle sue ricerche. Erano, forse, anche un momento di svago ludico per allontanarsi dai difficili impegni professionali in cui si cimentata giornalmente e che già dall'inizio facevano intravede in lui un professionista di sicuro successo. Aveva iniziato il suo percorso professionale subito dopo la laurea, conquistata ovviamente con il massimo dei voti a Napoli. Questa città ormai era diventata la sua città. Liceo, come detto alla Nunziatella e Università e tirocinio nella città partenopea. Affinò le sue doti professionali presso un famoso avvocato della città e non ci volle molto a Franco bastò poco per appropriarsi di quel difficile mestiere che a Napoli come forse in nessuna altra parte di Italia viene esercitato con enorme capacità, tanto che i legali napoletani sono tra i più bravi dell'intera nazione. La professione sicuramente lo affascinava, ma penso che amasse molto anche l'insegnamento e i libri di Diritto Amministrativo. Ben presto grazie alla sua preparazione gli si spalancarono le porte dell'Università. L'insegnamento affascina sempre le
persone intelligenti e conquista sempre chi ha qualcosa da trasmettere alle
nuove generazioni. E' una professione particolare che ti conquista giorno dopo giorno e il contatto con i ragazzi diventa un qualcosa di unico, insostituibile. In
quelle aule festose era felice e poi aveva anche il tempo e il modo per continuare le sue ricerche in quel campo sterminato del Diritto Amministrativo
che era come detto la sua grande passione professionale. Era ben voluto
dai colleghi e anche dagli studenti, con i quali non era sempre tenero, ma esigente, come tutti i bravi insegnati. Non si accontentava di restare in
superficie ma cercava sempre specie durante le sessioni di esami di capire
attraverso domande specifiche se gli esaminanti avessero acquisto
l'essenziale e il necessario e quello che realmente serviva per costruire
innanzitutto un professionista capace di trovare una giusta collocazione in
una società che diventava giorno, dopo giorno sempre più competitiva..Franco
era così gioviale ma esigente e pretendeva per questo anche dai suoi studenti il meglio. Era dotato anche di una grande memoria. Ricordava un po' tutto.
Restai meravigliato, senza fiato la sera dei festeggiamenti dei suoi quarant'anni. Organizzò insieme ad alcuni suoi coetanei una festa particolare,
che prevedeva tra l'altro un ricco pranzo in piazza. Quella sera, durante l'immancabile messa , a cui Franco non avrebbe mai rinunciato, durante
l'omelia ricordò tutti i nomi dei morti del paese partendo da “mpiedi la liuva” fino
alla fine di via Pulsaria. Un elenco completo che mi portò alla mente tante
persone che avevo cancellato anch'io dai miei ricordi. Non so se leggendo
quell'elenco ad alta voce a mo di nenia implorante, avesse voluto avvisarli
che di li a poco li avrebbe purtroppo raggiunti. Mi emozionai e vidi il giovane
amico avvocato sotto una luce diversa. La festa fu davvero bella e quella sera
trovò anche il tempo per esibirsi dal palco cantando una a canzone di Modugno in modo abbastanza intonato. Calamitò come sempre l'attenzione dei presenti,
un vero mattatore. Non voglio ricordare i suoi continui successi professionali,
non serve. Il mio quasi coetaneo, accumulava successi su successi, uno
dietro l'altro.
Bruciava le tappe su ogni fronte, e forse per uno strano destino la provvidenza divina gli aveva concesso una quantità di successi che normalmente si ottengono in un periodo di vita molto più lungo. Se da una parte qualcuno aveva deciso che non dovesse arrivare ai cinquantanni dall'altro una autorità molto più accorta aveva stabilito che gli erano dovuti, per l'impegno e la serietà gli stessi successi professioni destinai a quelli che vivono fino ad una età più avanzata. Aveva bruciato le tappe in tutto. Un grande uomo e un ragazzone di cui sento la mancanza. Qualche anno prima di morire, mentre passavo davanti alla sua amata farmacia mi fece chiamare da Carmelina. Entrai in quella grande stanza sistemata dietro alla farmacia e dopo avermi salutato con il suo solito sorriso mi strinse la mano , domandandomi se davvero ero il preside della figlia di un suo collega di Busto Arsizio. Confermai e poi complimentandosi, mi disse, che l'avvocato Travi di Busto Arsizio, il papà della mia alunna, era uno dei massimi studiosi di diritto amministrativo che abbiamo in Italia. Prima di lasciarci aggiunse anche che lo stimava moltissimo. Il giorno della sua morte il famoso avvocato mi telefonò chiedendomi dettagli sulla sua morte. Prima di chiudere il telefono mi comunicò il suo dispiacere aggiungendo che era scomparso un grande uomo, uno studioso di grande spessore e sopratutto una persona generosa. L'Avvocato Travi ricordò con un bellissimo articolo l'amico Franco Pugliese su una importante rivista di Diritto Costituzionale. Ovviamente non ho potuto riferire a Franco i complimenti del suo celebre collega, penso che ne sarebbe stato davvero contento e
orgoglioso.
“E' Morto,” mi disse la sua mamma il giorno che le feci le condoglianze, “è morto mentre lavorava facendo il suo dovere”. Il suo cuore, il suo grande cuore si era fermato improvvisamente, e in un attimo dai suoi occhi non arrivò quella luce che ci consente di percepire i contorni delle persone e delle cose.. La morte se lo portò via senza fargli sconti . Restarono in quella grande sala tutti attoniti e senza parole; non si può morire così, improvvisamente. La notizia si sparse velocemente e arrivò in paese in un attimo. La casa in cui era cresciuto fu avvolta da una cappa gelida che strinse il cuore della mamma mentre ,era come sempre, impegnata nella farmacia tra i bellissimi scaffali ottocenteschi di legno intarsiato. La signora Rosetta si sbiancò in volto e poi con dolcezza si lasciò cadere su una poltrona cigolante. Le lacrime senza chiederle permesso iniziarono a bagnarle il viso e un nodo stringente alla gola le impediva di respirare e anche di parlare in modo articolato. Le uniche parole che riuscirono a farsi largo e a riempire quella bella stanza in cui si trovava furono le seguenti: “figlio mio, figlio mio perché mi ha lasciato?”. Poi chiuse gli occhi e rivide come in un film proiettato alla rovescia tutta la sua vita e si accorse che Franco era sempre al centro della scena.. Amavo molto quel figlio era l'unico maschio dei suoi quattro figli. Venne allevato dalle molte donne che vivevano in casa con attenzione e cure. Si rivede giovane sposa arrivare nel nuovo paese dove venne accolta con rispetto ed amore. Passava il suo tempo tra la casa e il suo lavoro di farmacista che amava ai di sopra di ogni cosa. Ben presto conobbe un po' tutti in paese e sentì anche per questo meno dolorosa l'assenza dei suoi cari e la mancanza dei posti in cui si era cresciuta. Aveva portato con se Carmelina che gradualmente si inserì con rispetto nella sua famiglia fino a diventarne una parte insostituibile. Anche lei da qualche anno è volato nello spazio indeterminato del cielo. Poi vide figli crescere e diventare adulti sempre aiutati dal suo amore e da quello di suo marito. Visse poco con il figlio gli studi e la professione come detto lo portarono lontano e quando per le feste e le vacanze ritornava in paese i suoi grandi occhi si illuminavano di gioia. Poi lo vide sposo e papà in quella sua bella casa costruita in un posto assolato dove il mare e il cielo si confondono e i soli rumori sono quelli del mare quando sbatte sulle onde e lo stridore degli uccelli bianchi simili ai gabbiani quando si assiepano sugli alberi che svettano sulla punta del promontorio in cui Ulisse seppellì il suo cocchiere. Un posto unico ed incantevole che lo ricaricava nei mesi estivi dopo il pesante lavoro profuso negli studi e nella professione. “Peccato una morte così inaspettata non ci voleva” ripeteva balbettando e singhiozzando mentre le lacrime continuavano sempre più copiose a bagnarle il viso. I suoi figli avevano ancora bisogno di lui. Franco , infatti si era sposato con una bella ragazza bruna di un paese vicino.. Non l'ho mai conosciuta , ma qualche volta mi era capitato di vederla in estate nei pressi della farmacia.. Aveva una bella famiglia che era sicuramente uno stimolo a fare sempre bene e meglio. I suoi successi sono stati tanti, non solo per le sue capacità , ma penso anche grazie anche alla sua bella famiglia ala moglie ai suoi figli che come tutti i papà amava in un modo smisurato..La morte non guarda in faccia a nessuno, arriva quando vuole, non si ferma davanti a niente; madri imploranti, figli che piangono e mogli che gridano al mondo la loro disperazione non riescono a fermarla. Lascia tutti nello sconforto e serve a poco disperarsi, non resta altro che farsene una ragione e cercare di continuare a vivere. Un mistero che resta tale e si colloca in quella sfera inesplorata di esistenza, dove in molti hanno cercato di arrivare , ma senza successo. La mente umana per quanto ci abbia provato, non è riuscita a darsi delle risposte. Se da una parte chi muore non c'è più fisicamente, dall'altra continua a vivere nei ricordi. Essendo la mente umana prevalentemente occupata dai ricordi per certi versi chi muore viene completamente tenuto in vita da chi ne conserva il ricordo. Proprio per questo,le persone che non ci sono più fisicamente, le porti sempre con te, esse sono presenti nella tua mente in modo permanente. Forse non puoi percepirli con il tatto e con la vista ma loro sono li entro di noi nella nostre parti più profonde. Spesso ci parliamo chiediamo loro dei consigli, gli raccontiamo le nostre giornate, come se fossero ancora vivi. Un mistero! Loro non sono in grado di risponderci, ma come per magia spesso ci portano verso le soluzioni migliori e allora capiamo che qualcuno ci ha aiutato. Anche l'amore quello che davi e ti veniva restituito è li vivo come sempre e si trasforma giorno dopo giorno. Non lo percepisci da un abbraccio, in un sorriso, un una carezza e nemmeno da quelle attenzioni che ti davano la forza nei momenti difficili, ma l'amore è sempre lì non svanisce mai. Si rafforza sempre di più, le forze con l'età ti abbandonano,ma fortunatamente mentre loro si affievoliscono diventa più pressante il ricordo delle persone scomparse che hai amato . L'amore è più forte di tutto, vince su tutto ed è l'unica e sola cosa in grado di vincere la morte. La vita è un progetto a termine per tutti noi, ma l'amore è eterno, non finisce mai. Anche quella che tutti chiamano “Anima” altro non è che la somma dei ricordi di chi non c'è più che continuano a vivere nelle persone che li hanno amate. La morte frantuma quelli che amiamo in mille e più parti che poi rivivono come piccoli brandelli di un mosaico nei ricordi di chi resta. Anche chi resta lascia nelle persone amate che muoiono piccole parti di se stesso, come in uno scambio simbiotico che dura fino al termine dell'esistenza.
L'estate del 1973, per dirla con Cesare Pavese, fu davvero una bella estate.... In paese si respirava un'aria carica di speranza che dava a molti di noi una forte carica di attivismo. Organizzammo una bella festa in piazza ma non avemmo il coraggio di chiamarla festa de l'Unità. Per coinvolgere un po' tutti e in special modo quelli che non si erano avvicinati al partito, ma che seguivano con interesse tutto ciò che si faceva in sezione. La chiamammo festa del 'Emigrante. Decidemmo di chiamarla così, dopo una lunga discussione tenutasi nella nuova sezione aperta da qualche mese nei locali del Prof. Speranza, nel rione “ncapulaterra”. Per trasformare quel locale i un sezione accogliente contribuimmo un po' tutti. Molti di noi portarono dalle loro case scaffali sedie e anche un vecchio tavolo che faceva da scrivania. Per il locale il Professore non chiese nessun compenso, augurandoci, quando ci consegnò le chiavi, di avere successo e di riempire quel suo locale con molti compagni. La famiglia Speranza era da sempre collocata politicamente a sinistra e precisamente nel PCI. Ricordo che già negli anni sessanta Gianni il secondo figlio del Prof, girava il paese portando nella tasca di dietro del suo pantalone corto una copia de l' Unità. Era molto informato e vedeva nel partito l'unica reale possibilità per cambiare del paese. Spesso mi fermavo a parlare con lui. Devo confessare che ero un po' stupito ma, nello stesso tempo ammirato dalla sua passione politica e dalla sua conoscenza dettagliata dei fatti . Un ragazzo politicamente precoce con un futuro politico assicurato. Infatti fu così. Gianni nel giro di qualche anno riusci a conquistare i vertici del partito della Calabria, la regione in cui abitava, . Abitavaera lì con la sua famiglia da quando il padre fresco di laurea in Filosofia fu mandato ad insegnare a Lamezia Terme . Come ho detto il ragazzo comunista dai calzoni corti riuscì gradualmente a mettersi in mostra nelle provincie di Cosenza e Catanzaro. Dopo vari incarichi rilevanti, venne eletto sindaco a Lamezia Terme . Un incarico che tutt'ora conserva anche se le difficoltà non mancano. Viviamo in tempi difficili e amministrare un grosso paese in un sud stretto nella morsa della crisi economica ed istituzionale non è una impresa facile. Ma torniamo all'state del '73 davvero indimenticabile e unica..La piazza si trasformò in pochi giorni in una allegra fiera di paese... Molti compagni tra cui si distingueva come sempre Donato Cavaliere allestirono delle piccole casupole in legno. Ai lati di queste meraviglie furono attaccate delle aste di piante verdi, piene di foglie proveniente dalla zona di "la funtanaa di lu puzzu". In una di queste venne allestita una mostra di quadri dell'amico Gerardo... che si firma GiPi. Tele ricche di colori che raffiguravano in modo stilizzati con alterazioni delle forme, ursentini al lavoro in paesaggi ambientali bellissimi.. Fu la prima volta che vidi le opere del mio amico, ne restai affascinato. Pensai di scrivere una brave presentazione delle sue opere e in questo fui aiutato da una persona eccezionale che proprio in quei giorni iniziai ad amare come un fratello maggiore...
Seduti intorno al tavolo della sua ” rustica” costruita dietro i locali del dopolavoro, iniziammo con Alfonso a centellinare le parole e a limare le frasi, in modo da rendere più chiaro ed incisivo il messaggio di presentazione delle opere di GiPi. Alfonso era un entusiasta. Il suo grande faccione sempre illuminato da un sorriso coinvolgente colpiva positivamente un po' tutti. Lui era particolare, unico e per questo piaceva a noi e anche ai nostri avversari politici. Riusciva a smorzare i toni anche nei momenti di confronto più accesi: una larga risata e la immancabile barzelletta e subito si accendeva un sorriso anche sulle facce più “feroci”. Si era avvicinato al partito in punta di piedi, senza scalpore e un po' alla volta diventò, in breve tempo, per tutti noi un punto di riferimento e un fratello maggiore... Quello che ci colpiva maggiormente in lui era la capacità di dialogare con tutti, anche con i nostri avversari più agguerriti. Lo steccato ideale che divideva le due piazze eretto negli anni cinquanta durante gli epici scontri Vicino-Padulo che scorre lungo il marciapiede ad iniziare dall'angolo della macelleria Fortunato e che si propaga fino ai gradini della chiesa, per lui non esisteva. La separazione della nostra bella piazza amata da tutti gli ursentini per Alfonso era una questione vecchia e superata , anche se nella realtà la piazza restava per la maggioranza degli ursentini ancora politicamente separata. Nella piazza in cui è collocato il monumento, nello spazio antistante le vetrine del bar Vittoria e la vecchia sezione della DC regnavano incontrastati “quiddi di la cruci” (DC e forze di centro destra). Mentre nell'altra parte della piazza quella per capirci dove è collocato il vecchio zampillo si erano da sempre radunati le persone di sinistra. Questa divisone ha avuto origine essenzialmente per i due bar esistenti nella piazza principale del paese. Al bar Vittoria “chiddi di la cruci”, nel dopolavoro, “chiddi di la spica” (socialisti e comunisti). Un po' come nel paese di Don Camillo e Peppone che le persone un po' avanti con gli anni sicuramente ricorderanno. Durante quell'estate Alfonso abbandonò la sua riservatezza politica e iniziò a farsi vedere sempre con maggiore frequenza con noi ormai schierati pubblicamente già da qualche tempo. Spesso un gruppo di noi si recava davanti al ber Vittoria e iniziava a parlare con i nostri avversari di politica. Non di rado incontravamo anche il sindaco Dott. Padulo con cui Alfonso riusciva a confrontarsi in modo garbato e rispettoso... Alcune volte gli scontri politici avvenivano anche con il Dott. Vassalli. Lui era davvero un osso duro. Parlava poco, ma centrava sempre con precisioni le questioni. Dopo ore di accesi confronti a cui spesso anch'io partecipavo come attore in difficile contese, alla fine si terminava senza particolare rancori ma, con la convinzione che noi fossimo dalla parte della ragione. Nella politica è sempre così: quando parli con il cuore più che con la mente alla fine sei sempre convinto di essere dalla parte giusta. In quegli anni chi dedicava gran parte del suo tempo, come alcuni di noi, alla politica lo faceva perché aveva il cuore stracolmo di ideologia. Eri convinto che la politica quella partecipata che ti vede come protagonista sia l’unica e la sola possibile. Non riuscivamo a capire e tanto meno a giustificare chi faceva politica per mestiere per un suo tornaconto, insomma per riempirsi le tasche o per sistemarsi in qualche posto di prestigio. Eravamo convinti che solo la sinistra quella essenzialmente formata dai militanti del PCI fosse in grado di dare una forte accelerata alla storia e a risollevare finalmente il sud e le nostre zone dall’arretratezza in cui erano state confinate. A venti anni penso sia normale avere il cuore occupato dalle passioni e se tra le passioni occupa la parte predominante quella politica allora il cerchio si chiude e si capisce il perché molti di noi passavano gran parte del loro tempo in sezione o nelle strade e nelle piazze a parlare di politica. Alfonso era come detto un moderato, un tranquillo e avendo da un po’ superato l’età del facile entusiasmo, era più cauto diciamo più riflessivo. Lui, stava benissimo con noi ragazzi, anche grazie al suo lavoro di insegnante che svolgeva con passione. Nel suo istituto era molto amato e aveva con gli allievi un rapporto aperto che continuava anche dopo quando si concludeva il percorso scolastico con il raggiungimento del diploma in ragioneria. Peccato che quella estate sia finita così in fretta e peccato soprattutto che con la mia partenza avvenuta qualche anno dopo non ho potuto passare molto tempo con lui. Quando tornavo per le vacane estive ci incontravamo quasi sempre in piazza davanti alla sua casa. Mi salutava con un lungo sorriso e io mi sentivo gratificato e contento, vederlo era sempre un piacere. Iniziavamo a raccontarci il meglio di quell’anno passato tra lavoro e famiglia, Alfonso sapeva ascoltarmi e ogni tanto commentava il mio racconto con un largo sorriso aggiungendo qualche nota di colore come solo lui sapeva fare. …… Un grande uomo ma soprattutto un grande amico che porto nel mio cuore da quella bella e interminabile estate..Bella quell'estate anche per altre ragioni. Avevo concluso la mia prima sessione universitaria già alla fine di giugno con ottimi risultati- I primi esami sono duri per tutti e anche per me non fu facile. Per preparare in modo adeguato il primo chiesi aiuto al Prof. Vallone. In paese tutti ricorrevamo a lui, quando i libri diventavano dei veri macigni. Grazie alla sua enciclopedica cultura riusciva a dare una mano un po' a tutti. Quel libro di storia sociologica era davvero duro da digerire e se poi, con non poca fatica ci sono riuscito, lo devo a lui. Lo conoscevo da sempre in paese era amato e stimato da tutti. Nato in una famiglia di contadini era riuscito grazie ai sacrifici dei genitori e di tutta la famiglia a conseguire il diploma magistrale agli inizi degli anni cinquanta. Iniziò ad insegnare quasi subito, ma e dopo averlo fatto per molti anni decise di intraprendere la carriera dirigenziale. In breve tempo diventò Direttore Didattico. Una vita vissuta nella scuola e tra i libri di storia popolare. Qualche anno fa incontrandolo in strada mentre tornava dalla sua solita passeggiate mi disse che i suoi ultimi interessi erano rivolti allo studio del dialetto, e alla cultura rurale dei paesi del Cilento. Aveva come detto interessi culturali variegati che spaziavano in ambiti diversi. Da giovane aveva scritto anche delle poesie che poi pubblicate da una nota casa editrice in un bel libro dal titolo “Sottovoce”. In età matura aveva scoperto anche la potenza della televisione e la sua grande carica comunicativa. Curava un programma molto seguito in una televisione locale. Era molto curioso intellettualmente e amava i libri in un modo smisurato. Forse fu proprio questo suo grande amore che lo avvicinò ai libri quando era ancora un bambino. In paese veniva visto come un fenomeno per il fatto che era riuscito a leggere già a tre anni. Dotato di una grande intelligenza sicuramente riusciva a quella età ad associare i segni a i suoni, le vocali e le consonanti agli oggetti, insomma leggeva con una operazione intuitiva che poggiava sulla sua curiosità e ovviamente sulla sua grande intelligenza. Per me era una persona quasi irreale e per lui nutrivo una profonda ammirazione.Ebbi ancora ragazzo la possibilità di entrare in contatto con lui nel momento del passaggio dalle elementare alle medie. Mi aiuto a preparare quell'esame e ricordo ancora le sue raccomandazioni il giorno prima della prova scritta di Italiano. Da quel momento lo vide sotto una luce diversa, ma non cessò la mia ammirazione nei suoi confronti, anzi aumentò tanto che diventò un simbolo da imitare... Non avevo ancora finito le scuole medie quando per puro caso partecipai con un articolo alla stesura di un numero del suo giornale locale “Il Battaglione”. Su quel giornaletto scrivevano molti amici, ricordo ancora gli articoli di , Gerardo Paolacci,Franco Pugliese , Micuccio Ferrara, Giuseppe Balbi e altri . Una bella esperienza, anche se venne interrotta improvvisamente da qualcosa che non ricordo. In quegli anni c'era in Italia molto fermento politico. I boom economico iniziato alla fine degli anni cinquanta migliorò le condizioni economiche e influenzò anche e sopratutto il quadro politico dei nostri governi. Infatti agli inizi degli anni sessanta si ruppe il blocco centralistico della Dc che a partire dal dopo guerra aveva sempre governato il paese con l'appoggio delle forze di destra. I socialisti entrarono nel governo e patrocinarono alcune riforme strutturali molto importanti, creando nel paese un clima nuovo , moderno, aperto al dialogo che coinvolse anche le lontane periferie rurali come le nostre. Il Prof Vallone come tutti gli intellettuali di livello avvertì da subito questo clima diverso e si adoperò affinché anche nella realtà in cui viveva si creasse un clima di confronto che potesse dare a tutti una maggiore conoscenza delle novità che si presentavano ogni giorno sul palcoscenico politico e sociale Dopo le esperienze dei giornalini locali in cui aveva coinvolto un gran numero di giovani, organizzò delle serate in cui si affrontavano alcune tematiche di interesse generale. Gli incontri aperti a tutti si svolgevano nei locali della scuola di via Roma. La grande sala si riempiva ogni settimana e le discussioni erano davvero interessanti. Partecipai, malgrado la mia giovane età a tutti gli incontri. Un relatore relazionava in modo dettagliato su un argomento, e poi si apriva con il pubblico una discussione a cui tutti potevano partecipare. La sua grande intelligenza, mi riferisco ovviamente a quella del Prof. Vallone era riuscita a intravedere un modo nuovo di comunicare in cui tutti avevano un ruolo attivo. Dopo l' intervento dell'avvocato, non ti rado, parlava il ferroviere, il manovale, la gente del popolo. Un grande esercizio di democrazia, che per certi versi aveva anticipato le famose serate televisive che hanno dominato il modo di fare informazione a partire dagli anni settanta. Come vedete un uomo che viveva il presente ma con la mente rivolta al futuro, un po' come tutti i grandi intellettuali, sono solo loro che riesco a vedere al di la dell'orizzonte. Politicamente era di difficile collocazione.
continua.....

Vanna

27 dicembre 2013 ore 14:40 segnala

In lontananza il lido della nostra adolescenza...Era lì che da ragazzo trascorrevo in estate molte ore...Si socializzava e poi si costruivano nuove amicizie sotto lo sguardo attento della proprietaria, una robusta signorina che si lamentava della nostra presenza , ma quando ci allontanavamo ci cercava dicendo,,,,," a du su gnuti,,,, stamattina li turracchiani,,,,,,che nostalgia,,,,, Spesso il lido era illuminato dagli occhi bellissimi di Vanna.....Una ragazza stupenda che si vedeva poco, e sempre insieme alla sorella, più grande di lei,,,, Si vedeva dal portamento e anche dal costume che erano due ragazze per bene.... Appartenevano , infatti, a una nobile famiglia di Policastro e abitavano in una vecchia ma grande casa situata nel centro storico del paese......Parlavo poco e solo con le persone che conoscevano, Si sedevano lontano da tutti intorno ai tavoli più appartati..... Un giorno ero con Gianni, e mentre gustavamo una dolcissima granita all'ananas, arrivò, come una dea spuntata improvvisamente dalle acque, Vanna che stranamente si sedette a due passi da noi..... Gianni resto immobile e fissò intensamente quegli occhi stupendi di un colore azzurro cupo..... che persino il mare di Policastro invidiava.... Restammo entrambi zitti, e non riuscimmo a dire niente..... quella ragazza era eccessivamente bella..... da intimorire..... La granita era ormai diventata acqua dolce e noi eravamo ancora lì ad ammirare quel corpo sottile che ogni tanto girandosi con il suo sorriso ci rendeva quel mattino più allegro del solito.... Una ragazza dolcissima di una bellezza non comune che tutti ammiravamo anche se costituiva un reale impedimento alla socializzazione..... Si era un ostacolo, la bellezza spesso ti impedisce di osare, pensi che sia troppo e per questo desisti..... non ci provi e resti lì a guardare come un ragazzino davanti ad una vetrina di una pasticceria,,,,,. A raccontarla tutta devo dire che Gianni, malgrado la sua timidezza che era pari e forse di più della mia, tentò nei giorni seguenti qualche approccio, ma forse la cosa restò solo a livello iniziale.....Non ho più incontrato Vanna e non l'ho vista in età matura , mi sarebbe piaciuto vederla come donna e forse anche come mamma,,,,ma non è successo... Per puro caso qualche tempo fa ho saputo che Vanna era volata in cielo già da qualche anno.... peccato.....un fiore così bello sarà sicuramente stato sistemato in qualche angolo di paradiso per renderlo più bello e luminoso......
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In lontananza il lido della nostra adolescenza...Era lì che da ragazzo trascorrevo in estate molte ore...Si socializzava e poi si costruivano nuove amicizie sotto lo sguardo attento della proprietaria, una robusta signorina che si lamentava della nostra presenza , ma quando ci allontanavamo ci...
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27/12/2013 14:40:48
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7 agosto di un anno qualunque

21 novembre 2013 ore 14:20 segnala
Il sole aveva quasi raggiunto la direzione della punta del campanile e inondava la piazza in ogni punto…Faceva davvero caldo e trovare un angolo per rinfrescarsi non era facile…I gradini erano quasi tutti occupati e il vociare continuo degli occupati si spandeva come una onda in tutte le direzioni. Il nostro “vecchio saggio” stranamente non occupava il suo solito posto ma si era fermato sulla panchina sistemata all'inizio del muro che fiancheggia la strada ...Era assorto nei suoi pensieri e ogni tanto si girava verso “Giuvanni” che appoggiato a un piccolo bastone stava cercando si sedersi sulla panchina adiacente....Lo salutò e poi riprese il suo atteggiamento di sempre...Assente e assorto nei suoi innumerevoli pensieri...Forse rifletteva ogni tanto anche sul suo vicino che dopo anni passati in Inghilterra era ritornato in paese a godersi il meritato riposo....La sua lunga barba ne aveva visto di cose interessanti e la sua piccola bocca ne aveva tracannato di birra inglese e italiana...Ero partito dal paese in giovane età e aveva trovato lavoro e serenità in un posto lontanissimo. La sua vita forse non era stata facile, ma malgrado le sue disavventure e i suoi sacrifici era riuscito a ritornare in paese con una buona pensione, ma senza la propria famiglia che aveva deciso di fare altre scelte…Dopo un primo periodo di adattamento passato quasi sempre al bar con un bicchiere di birra in mano ora era lì tranquillo e in cerca di vivere la sua vita in modo diverso senza esagerazioni e in linea con la sua età…Il “ vecchio saggio “ concentrò lo sguardo verso una passante che aveva una età indefinita: la sua faccia solcata da lunghe rughe era illuminata da due occhi scuri e vivaci e il naso leggermente pronunciato le donava qualcosa di antico, anche se la sua andatura ferma e sicura le conferiva ancora una vivacità tipica delle donne ancora efficienti…. Era una classica donna del paese che aveva dedicato la sua vita al marito e ai figli che adesso vedeva sicuramente poco, perché come tanti si erano sistemati in qualche altro angolo di mondo…. Il vecchio saggio forse pensava proprio a questo ; quanti sacrifici e quante rinunce per ritrovarsi poi invecchiati prima del tempo e quasi sempre soli a sperare che i mesi passino veloci per arrivare presto a San Lorenzo e poi a Natale…… Anche lui aveva vissuto molti anni fuori dal paese e ne aveva conosciuto di gente….ma tentava ogni giorno di cancellarli dai suoi ricordi…Ora era in paese e voleva cibarsi solo di quello che il paese gli aveva donato…..Mentre la donna scompariva nella curva di Portanova un ragazzo non ancora ventenne si sedette quasi timoroso sulla panchina occupata dal saggio e con fare rispettoso salutò scusandosi per l’intrusione. I due lo guardarono e con un cenno di mano fecero segno che andava tutto bene….Dopo qualche minuto di studio basato su sguardi e spostamenti di teste il giovane vincendo la sua insicurezza disse che era seduto sui gradini ma non riuscendo a capire molto delle discussioni che si accavallavano continuamente, aveva preferito spostarsi per godersi qualche minuto si tranquillità…Ogni tanto girava la testa e guardava la montagna illuminata e quel triangolo di mare in lontananza che quella mattina era più azzurro del solito…..Il saggio improvvisamente spostò il suo sguardo che per molti minuti aveva quasi incollato sulla terrazza di fronte e con una voce autorevole chiese al ragazzo se era figlio di un suo amico che non vedeva da molto tempo….Il ragazzo confermò e dopo i soliti convenevoli iniziarono a dialogare…. Vedi, le discussioni che si intrecciano ogni mattina sui gradini della Chiesa, sono inutili servono per tentare di socializzare e anche per dimostrare agli altri che si sa e si capisce di più….ma credimi sono tutte chiacchiere inutili… Si parla spesso di politica, senza rendersi conto che ormai è morta da parecchi anni….. Molti non vogliono accettare questa verità, e continuano a parlare come se si fosse ancora negli anni settanta, quando l’Ideologia era il collante comune che univa milioni e milioni di uomini…ora cosa unisce gli uomini? forse solo la paura del futuro e anche la sensazione che il bello è già passato….Una volta bastava dire io sono di sinistra o sono di destra per presentarsi e tutti capivano come la pensavi, ora non è più cosi!!!...Negli ultimi anni si è creato un comitato d’affari trasversale che controlla tutto e fa affari per se stesso e per gli amici …un vero disastro….Ma come ?, dice perplesso il ragazzo sbarrando gli occhi, un comitato d’affari trasversale?,,,,, dove sono tutti coinvolti? Mi sembra strano, mio padre, è di sinistra e crede ancora fortemente che quelli di sinistra sono sempre al di sopra di ogni sospetto….. Non voglio dire che mancano le persone oneste e che non si possa fare dei distinguo, ma voglio solo ribadire che i vertici sono marci andrebbero rovesciati, annullati e dicendo questo il vecchio saggio agita una mano come se fosse una spada usata per tagliare una testa,,,,, Il ragazzo, sempre più perplesso chiede al vecchio saggio se va a votare ,lui abbozza un sorriso e risponde guardando il bel cielo azzurro. “ Certo mi piacerebbe, ma non vado non serve a nulla , se non cambiano le regole e le persone, votare è inutile…. Credimi ne soffro molto, ma non ci vado” Nel frattempo, Giovanni si era alzato a fatica usando un piccolo bastone e poi con la sua voce pacata disse, che Italia ci capiva poco o niente, in Inghilterra era tutta un’altra vita …Il ragazzo voleva continuare a parlare, per capire , ma il vecchio saggio ormai aveva deciso di alzarsi per andare a pranzo, era ora, da un bel po’ l’orologio della torre aveva suonato la mezza.
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Il sole aveva quasi raggiunto la direzione della punta del campanile e inondava la piazza in ogni punto…Faceva davvero caldo e trovare un angolo per rinfrescarsi non era facile…I gradini erano quasi tutti occupati e vociare continuo degli occupati si spandeva come una onda in tutte le direzioni. Il...
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6 agosto di un anno qualunque

02 ottobre 2013 ore 14:20 segnala

Anche quella mattina era seduto sul solito gradino nella parte laterale della chiesa. Parlava gesticolando con un suo giovane conoscente seduto accanto a lui che mostrava interesse in quanto spesso scuoteva la testa in segno di condivisione. Parlava girando gli occhi verso il cielo, che quella mattina d’agosto era leggermente velato, anche se faceva caldo come sempre in quel mese. L’argomento era l’amore e stava dando il meglio di se perché aveva capito che il ragazzo voleva a tutti costi sapere dal nostro vecchio saggio come la pensasse. Si sa che per i giovani l’amore è un argomento importante, fondamentale e spesso cercano negli adulti e su chi su questo argomento può dargli una mano, un aiuto, un consiglio per rendere meno triste un addio, un tradimento o qualcosa di simile….”Vedi il cuore è come una piccola botte devi sempre riempirla completamente con l’amore. Si con l’amore. Però devi stare attento a non lasciare dei vuoti, altrimenti appena giri gli occhi qualcuno ne approfitta. Si ne approfitta, e va a sistemare in quei vuoti che lasci piccole quantità di amore che possono col tempo, se trovano il terreno adeguato, germogliare e crescere fino a quanto sono in grado di spingere il tuo amore all’ esterno. Appena il tuo amore è stato spinto fuori, ne approfittano e lo riempiono con il loro. Nel giro di qualche giorno riescono a colonizzarlo e diventare i veri padroni di quel cuore che dal quel momento diventa schiavo del suo nuovo padrone E’ cosi che va la vita!…. Non devi mai amare a metà o solo per convenienza, altrimenti rischi di perdere tutto. L’amore va coltivato, come si fa con le verdure in primavera. Tanta attenzione e presenze giornaliere. Chi ama deve anche saper rinunciare alle cose meno importanti, l’amore richiede sacrifici e pazienza. “ Il ragazzo improvvisamente si girò di scatto dalla parte opposta e poi con un fil di voce domandò al suo vecchio amico saggio se un ragazzo come lui potesse anche qualche volta piangere per una donna. Certo rispose prontamente il saggio e dopo aver passato la mano destra sul mento aggiunse, “ma attenzione, piangere per amore è normale, ma non serve, perché l’unica persona che potrebbe consolarti e quella per cui tu stai piangendo……. e lei non c’è e forse non ci sarà mai”..Il dialogo venne interrotto bruscamente dall’arrivo di “Peppino” che dopo aver parcheggiato la sua bici attrezzata per il trasporto. all’ angolo della chiesa si mise a parlare di fichi del Cilento e della loro bontà, Discuteva animatamente con “lu vilagnu” sul nome del fico di color verde all’ esterno e bianco all’ interno che matura in qualche giardino già all’ inizio di agosto. E’ un frutto dolcissimo che si consuma fresco o essiccato e si trova in tutto il sud, anche se nel Cilento assume un sapore e un profumo particolare. Nel frattempo l’addetto alle luminarie quelle che ogni anno si montano per onorare San Lorenzo aveva disposto in doppia fila un camion attrezzato di scala bloccando il traffico che anche quella mattina era davvero intenso..La solita signora, come sempre per fare la spesa aveva parcheggiato praticamente la sua utilitaria al centro della curva e un gruppo di amici, sistemato quasi all’ ingresso del campanile commentava con sorrisi … Il nostro amico saggio era diventato improvvisamente pensiero, forse aveva spostato la sua attenzione verso una bella signora quasi sessantenne che in quel momento era passata a due passi da lui.. …. La guardò come si guarda qualcosa a cui sei interessato anzi forse a cui sei stato interessato… Si capiva che forse quella sagoma in movimento poteva essere stato un suo amore di gioventù o anche forse qualche compagna di giochi. Lui non parlava facilmente dei suoi amori, anche se in paese si sapeva che da ragazzo aveva avuto delle storie molto intense e si era forse innamorato come tutti i giovani, ma poi il destino aveva deciso diversamente. . Appena quella sagoma ancora piacente arrivò nei pressi della Lanterna Verde perplesso e pensiero girò la testa verso il suo nuovo amico che in silenzio e discrezionalità si era seduto a due passi da lui…..Nel frattempo il caos era aumentato. Nella piazza non c’era posto neanche per uno spillo. Piena come un uovo, di macchine, persone e bambini vocianti. In estate quella piazza è davvero una disperazione per tutti e anche il vigile spesso non sa che pesce prendere..E’ normale che quanto non si sceglie o non si vuole scegliere la confusione è inevitabile..La nostra è una bella piazza, ma mai nessuno di quelli che dovrebbero decidere ha scelto come utilizzarla e tanto per capirci che regole stabilire per la sosta delle automobili. Sì le auto proprio loro che in quel mese aumentano enormemente e li trovi dappertutto; ogni piccolo spazio viene prontamente colonizzato da qualche autista, figurati la piazza principale. A volte mentre sei seduto sulla panchina, che a dire il vero in cemento non è neanche molto comoda, ti ritrovi improvvisamente davanti un’auto che ti impedisce di vedere quello specchio di mare in lontananza che contribuisce a rallegrarti la giornata. Pazienza. Prima o poi qualcuno deciderà il da farsi e forse finalmente la piazza ritornerà a essere rispettata come merita. Per noi quella piazza è come il salotto buono di una casa: ci passi le ore più liete e i momenti più festosi e felici dell’anno. Siamo tutti lì specie in estate e durante le ore più calde della giornata. C’è la godiamo da sempre e anche quando viene “offesa” dalle auto e da chi la deturpa senza rispettarla. Purtroppo non interveniamo e vigliaccamente continuiamo e far finta, sbagliando, che la cosa non ci riguarda.. Il nostro saggio aveva già iniziato a parlare con il nuovo arrivato. Parlavano di impegno e professionalità, che in paese stavano inesorabilmente scomparendo. Mentre il giovane si apprestava a dire qualcosa venne zittito senza volerlo da un urlo di Giuseppe che a poca distanza parlava con alcuni amici di politica. Si proprio di politica uno degli argomenti più gettonati su quei graditi cosi tanto frequentati nei mesi estivi. Parlare di politica in modo serio non è facile. Le voci si affastellano e non sempre si riesce adeguatamente a dire la propria e alla fine vince come sempre chi è in grado di urlare di più..Destra e sinistra si mescolano con facilità nei discorsi estivi e dagli interventi, quando sei in grado di seguirli, capisci che ognuno di noi spesso parla di politica anche in funzione delle esperienze vissute e dalla strada percorsa negli ultimi quarant’ anni…..Ti capita di non condividere e anche di non essere condiviso da qualche amico con cui in gioventù avevi avuto le stesse idee e la stessa militanza. Molti ragionano attingendo dalla sedimentazione ideologica di gioventù che è ancora lì ben saldata ma purtroppo, più nel cuore che nel cervello. Altri in funzione storiche e sociali, nel senso che analizzano i fatti tenendo conto anche dei cambiamenti operati nella società da accadimenti e i eventi di varia e diversa natura. Non mi dilungo su questo argomento che comunque riprenderemo nel prossimo racconto, magari chiedendo aiuto al nostro amico saggio..
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« immagine » Anche quella mattina era seduto sul solito gradino nella parte laterale della chiesa. Parlava gesticolando con un suo giovane conoscente seduto accanto a lui che mostrava interesse in quanto spesso scuoteva la testa in segno di condivisione. Parlava girando gli occhi verso il cielo, c...
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02/10/2013 14:20:18
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Sapri, quella panchina sul lungomare

15 settembre 2013 ore 19:50 segnala

E’ strano come un posto o un paese che ti porti nel cuore possano essere sintetizzati in un simbolo. Quando mi assale il ricordo e l‘amore per Sapri, che considero il mio secondo paese, mi appare improvvisamente una panchina, sì una panchina sul lungomare all’altezza della gelateria Turco….. Quella panchina più di tutto e tutti mi riporta in quel paese che ha accompagnato quasi da sempre la mia vita…. Due ragazzi sognanti, lui poggiato con la testa sulle ginocchia di una bionda ragazza stupenda che aveva gli occhi tra l’azzurro e il verde coperti di lacrime. Si aveva pianto ascoltando la storia della vita triste di quel suo amico che non aveva avuto un’infanzia felice... I due corpi isolati dal mondo erano come racchiusi in una bolla trasparente e navigavano con la fantasia anche oltre quel mare che a due passi da loro rappresentava la speranza di un futuro gioioso... Quella panchina rappresenta un po’ il simbolo della gioventù con le sue illusioni e le sensibilità tipica dei ragazzi che non hanno ancora preconcetti,ma rappresenta anche e sopratutto tutte quelle speranze che come angeli custodi accompagnano la loro crescita. Improvvisamente il ragazzo si alzò e con il dorso della mano tentò di asciugare quelle lacrime che ormai avevano raggiunto le gote e stavano per bagnare la lebbra... I due si guardarono intensamente e poi si strinsero forte, ancora più forte, avvertendo insieme e allo stesso momento un’inaspettata paura. Si ebbero paura che qualcosa improvvisamente si infilasse lì tra di loro e rompesse quel magico momento... Non passo molto tempo e come per un triste gioco del destino si infilò tra di loro senza preavviso un lungo e lacerante fischio di un treno che ebbe la forza di rompere quella dolce atmosfera e generare una forte sensazione di paura. .. La ragazza si divincolò, prese da una piccola borsa un fazzoletto e si asciugò gli occhi verdi- azzurro che come per incanto ritornarono a brillare ... Il ragazzo restò li fermo disteso su un fianco ancora su quella panchina ormai diventata scomoda e fredda, Il fischio del treno lacerante come una lama di spada appuntita dopo aver colpito al cuore scomparve, ma all'improvviso lì sulla strada si udirono gli schiamazzi di un gruppo di giovani festanti e lo strombazzare di un’auto che alla vista della ragazza frenò improvvisamente e accennò un saluto mentre abbozzava un sorriso compiacente... Dopo quel giorno niente fu come prima... L'incantesimo venne rotto dal quel lontano fischio e da quel volto abbronzato sorridente arrivato chissà da dove su quella maledetta macchina che frantumò tutto... Al ragazzo sanguinò il cuore per molti giorni e quegli occhi verdi azzurri gli mancarono per molto tempo. Imparò a vivere perché era giovane e aveva voglia di dominare gli eventi, ma si tenne dentro per sempre quell'enorme abissale vuoto lasciato da quelle lacrime e da quella panchina simbolo d'amore e di gioventù
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« immagine » E’ strano come un posto o un paese che ti porti nel cuore possano essere sintetizzati in un simbolo. Quando mi assale il ricordo e l‘amore per Sapri, che considero il mio secondo paese, mi appare improvvisamente una panchina, sì una panchina sul lungomare all’altezza della gelateria Tu...
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5 agosto di un anno qualunque

04 settembre 2013 ore 10:16 segnala
Torre Orsaia 5 agosto
Di solito si siede sul gradino più alto della parte laterale della chiesa di San Lorenzo, che in paese domina la piazza. Era sempre un po’ assente e con lo sguardo cercava tra i presenti qualcosa o qualcuno che quella mattina potesse destargli un minimo di interesse Sostava li fermo e immobile a guardare il traffico intenso che già di buon mattino scorreva veloce verso il mare. La solita discussione animava un folto gruppo di persone che sostenevano da qualche minuto proprio lì all’angolo della chiesa dove l’ombra era più forte e ricercata. Si parlava dei parcheggi e di quelle macchine confuse che venivano parcheggiate dappertutto anche in curva e ovviamente di tutto quello che in quei giorni si accalcava festosamente in piazza per preparare al meglio la festa di san Lorenzo..Ogni anno le solite discussioni, ma si sa in paese non succede tanto ripetersi e quasi normale , e poi ogni occasione è buona per interloquire e socializzare specie con quelli che erano appena arrivati in paese dopo un anno di lavoro e cercavano con fatica di sentirsi ancora parte attiva del loro paese d’origine… In agosto ma spesso dal mese prima ,quando il paese come per miracolo si ripopola la piazza diventa improvvisamente piena già nelle prime ore del mattino…Già, dopo le nove il sole “allaga” con prepotenza le pietre della piazza emanando un calore che spinge tutti o quasi verso l’ombra della chiesa che improvvisamente diventa il salotto aperto del paese…I lunghi gradini nel giro di pochi minuti si riempiono di persone e chiasso…. Si dispongono per gruppi e ognuno partecipa come può alle varie discussioni. Si sentono urla e risate che invadono la piazza e segnalano che tra i gruppi sono presenti alcuni individui che hanno la capacità innata o presunta di attirare si di loro tutta l'attenzione dei presenti... Gli argomenti in discussione cambiano velocemente anche se quelli che resistono più a lungo sono quelli calcistici e ovviamente quelli che affrontano tematiche politiche ed economiche... Cercano di parlare un po’ tutti e per questo si capisce poco e niente... Ci sono quelli che ascoltano ma non mancano gli altri che urlano e impongono con il tono della voce le loro ragioni... Si mescolano dialetti diversi molti contaminati da particolari accenti lombardi, piemontesi e romani. Quello che colpisce oltre alle accese discussioni sono anche il modo di porsi di alcuni che su quei gradini mostrano con evidente soddisfazione la maglietta estiva di marca o l'orologio modaiolo che hanno appena comprato in qualche città per l'estate. Qualcuno semplicemente si posiziona in disparte per azzannare un profumatissimo panino farcito di mortadella appena comprato dagli" Speranza". Il clima non sempre è idilliaco, si sa la politica divide e quando il discorso si focalizza su alcuni personaggi gli animi si accendo e le urla diventano ancora più forti... Che bello ritrovare il paese e goderselo, anche così,al fresco seduto su quei gradini che hanno accompagnato la crescita di molti di noi!
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Torrre Orsaia 5 agosto Di solito si siede sul gradino più alto della parte laterale della chiesa di San Lorenzo, che in paese domina la piazza. Era sempre un po’ assente e con lo sguardo cercava tra i presenti qualcosa o qualcuno che quella mattina potesse destargli un minimo di interesse Sostava...
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04/09/2013 10:16:31
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La gallaria

01 agosto 2013 ore 09:53 segnala
Bijasi avia passato la settantina da qualchi annu, ma ija ancora fora cu lu muturinu. L’avija accattatu quanna lavurava a la stazioni pi li lavori di lu duppiu binariu……Tutti li siri lu chiudija da nu picculu lucali a fiancu di lu stieri di lu ciucciu…… Nu jornu si truvau per cogli fungi verso la cintrali elettrica…vicinu a la stradella ca porta a la varianti pi Pulicastru….Bijasi da uomo sviglio e curaggiusu fu pigliatu da la voglia di turna a lu paisi pi la varianti cosa nu facili ma sicuramenti amuzionanti….Appena finetti di cogli li fungi, si mettete ncoppa lu muturino e via versu la larga e longa strata….. Lu muturinu currieja che era na billizzi…..A nu certu puntu si truvao inda na galleria e pinsao, vistu ca nu finia mai, ca lu muturini si fussi guastato . Nu sapennu cosa fa e cunvintu ca fussi fermu appuggiau li piedi nterra e all’improvvisu volau come na cieddu versu lu muru di la gallaria….. Lu muturinu non si era guastatu era iddu ca nu si era accortu ca curria come e chiu di prima…..Poviru Bijasi invici di turnà cu li fungi e lu muturinu a lu paisi lu purtaru con l’ambulanza a Sapri……
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Bijasi avia passato la settantina da qualchi annu, ma ija ancora fora cu lu muturinu. L’avija accattatu quanna lavurava a la stazioni pi li lavori di lu duppiu binariu……Tutti li siri lu chiudija da nu picculu lucali a fiancu di lu stieri di lu ciucciu…… Nu jornu si truvau per cogli fungi verso la...
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01/08/2013 09:53:45
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