Dialogo immaginario

16 novembre 2016 ore 19:29 segnala


Vuoi forse dire che un sentimento è meno potente di un terremoto?

Non voglio dire questo...
ma se posso scegliere, preferisco essere scosso dall'Amore.

E ormai convivo con lo sciame emotivo.

E ti dico che provo delle sensazioni di pienezza infinita.

A volte è l'assenza di te ad essere infinita.

Ma è logico che sia così...
è il rovescio della medaglia.

In ogni caso, desidero che tu sappia che sei il più bel terremoto che mi potesse capitare.

E poi, gioia mia, non sentirti in colpa o causa del mio dolore.

Io sono contento già solo per il fatto che ci sei e che esisti.

Non te lo so spiegare...
ma è così.

Ti amo
con tutto me stesso

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« immagine » Vuoi forse dire che un sentimento è meno potente di un terremoto? Non voglio dire questo... ma se posso scegliere, preferisco essere scosso dall'Amore. E ormai convivo con lo sciame emotivo. E ti dico che provo delle sensazioni di pienezza infinita. A volte è l'assenza di te ad e...
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Per non sbagliare...segui la Regola dell'Uno

13 novembre 2016 ore 18:41 segnala


Per non sbagliare uomo e perdere tempo accumulando frustrazioni a ogni incontro sbagliato devi seguire la Regola dell’Uno. E' un insieme di limiti che sono venuti in mente (e che applica rigorosamente) all'amica scrittrice e blogger di vaglia Elisa Eliselle Guidelli (che molti di voi conoscono perché coautrice del post più letto di questo blog Lui non scrive non chiama non telefona e owner di La faccia generica), limiti che ognuna di voi deve porsi e porre quando gestisce una nuova storia con un uomo.

Elisa, oltre a essere un’ottima collega, è una bella giovane ragazza dalle idee chiare, una giusta dose di esperienza con gli uomini e, soprattutto, un approccio maschile ai rapporti di coppia che assomiglia al mio e molto vantaggioso per tutte coloro che ci leggono.

Inoltre, ha un grande vantaggio rispetto a molte di voi: non ha paura della solitudine, un vantaggio che le fa prendere decisioni sugli uomini in modo molto sereno e con la giusta dose di cinismo, visto il mercato dei papabili esistente.

Sono regole molto semplici ma efficaci, divise in pensieri unici e a colpo secco (ecco perché mi è venuto in mente di chiamarla la regola dell’uno e le epiche gesta della fanteria americana… l’amore non è forse una guerra fatta di schermaglie e battaglie, ma anche di regole precise?) che vi aiuteranno a fare selezione già in fase di chat, uno degli strumenti più usati per trovare nuovi amici attraverso Facebook o Tinder, una delle applicazioni più usate per conoscere nuovi papabili. Su Tinder avevo già scritto anche sul mio giornale (leggi qui) ma questa Regola dell’Uno mi ha convinto a riprovarci per vedere se qualcosa è cambiato (e vi farò sapere) e se viene applicata.

La Regola dell’Uno, come leggerete, è molto semplice ma rappresenta un minimo sindacale sotto il quale una relazione, non importa da quanto duri, non è più tale e può farvi male: ci si sente UNA volta alla settimana almeno, ci si vede UNA volta alla settimana almeno e… vedrete. Funziona, e funziona così, semplicemente così.

Se la Regola dell’Uno non viene accettata già a livello di approccio via web è un ottimo strumento di selezione del personale: non perdeteci tempo ed energie, sotto un altro.

Dunque, ecco La Regola dell’Uno (da diversi punti di vista) e poi il mio commento.

L’ELISA ELISELLE PENSIERO
Uno dei problemi nelle relazioni di oggi, o meglio, nei prodromi delle relazioni di oggi, è l’inesistenza o se vogliamo l’incapacità di fissare dei limiti.

Bisognerebbe invece imparare a farlo, proprio come si fa nei percorsi di coaching e di counselling, dove si favorisce l’autoconsapevolezza e lo sviluppo dell'autoefficacia personale e dove ci si organizza a livello pratico per risolvere problematiche specifiche del vissuto personale.

Penserete che sia indelicato applicare due concetti del genere alle vostre nascenti storie d’amore, tutte profumate di romanticismo e aspettative, ma in realtà trovo che sia molto più pratico e sensato decidere qualche regola all'inizio, onde evitare di ritrovarsi per l’ennesima volta in lacrime per “quello stronzo che mi ha illusa” o “quella zoccola che m’ha preso per il culo”.

Credo che una scelta di questo tipo sia il giusto compromesso tra il cinismo degli SNEET e il sempiterno errore di quelli che colorano di aspettative rosee qualunque tipo di relazione, idealizzando chiunque incontrino, e che poi si ritrovano con l’ennesima delusione in saccoccia da portare a casa.

Quindi, voi direte, come funziona la faccenda dei limiti?
E che cosa significa, in pratica, fissare dei limiti?
Fissare dei limiti significa innanzitutto darsi un valore, e in secondo luogo scegliere molto attentamente le persone che possono beneficiare del nostro tempo.

Perché signore e signori miei, spiace dirlo, ma non sono i soldi, non è l’amore, non è l’auto fighissima né la vacanza alle Maldive la cosa più preziosa che c’è, ma il tempo. Il tempo è qualcosa che noi regaliamo, alle volte buttiamo, ma comunque impieghiamo ed è prezioso perché, spiace ricordarlo, non viene più restituito.

Quindi, voi che siete alla ricerca di una relazione, senza impegno, o più seria, ditemi: impieghereste il vostro tempo per una persona che non vi cerca, non vi scrive, non si fa sentire e soprattutto vi impone i suoi ritmi senza mai interpellare i preoccuparsi dei vostri? Buttereste via anche solo il tempo di uno scambio di messaggi su Whatsapp per cercare di fissare un appuntamento con qualcuno che si fa desiderare, vi tratta come una pezza da piedi o con cui non riuscite mai (guarda caso!) a vedervi perché è sempre impegnato?
Se la risposta a questa domanda è sì, dovete rivedere il vostro concetto di autostima.

Se la risposta è no, ma pensando alla vostra situazione vi accorgete che qualcosa di quello che ho elencato vi risuona ed echeggia nella vostra testa, allora occhio a quello che sto per dirvi, perché può davvero cambiarvi la vita.

Nel processo di coaching ci sono quattro momenti fondamentali dell’apprendimento:
1) il “momento dello stimolo” dove viene chiarito e presentato il problema
2) il “momento evocativo” dove si discute e ci si confronta per individuare gli elementi del problema che è stato presentato, e l’approccio è ancora emotivo
3) l’“indagine oggettiva” dove si raggiunge la consapevolezza concettuale del problema attraverso il confronto ed il dialogo, e l’approccio diventa razionale
4) il “momento applicativo” ovvero l’esperienza concreta, effettuata sia negli
incontri simulati sia in situazioni reali
Questo ovviamente non lo dico io, ma i numerosi manuali di coaching che si possono trovare anche in libreria.

Quindi, come si può applicare tutto questo a una relazione che non soddisfa del tutto?
E che cosa si può fare in concreto per uscire dal circolo vizioso che alimenta la paura della solitudine?

Fissare dei limiti, indi per cui fissare delle regole chiare su che cosa significa per noi avere una relazione sana, costruttiva, anche se ci si vede poco o meno frequentemente di una coppia fissa :
1) non mi scrive, non mi chiama, non mi cerca mai – domanda: che cazzo di relazione è? ma soprattutto, è una relazione sana? no? e allora vaffanculo
2) mi scrive ogni tanto, impone i suoi ritmi senza chiedere come sto e come sono i miei ritmi – domanda: che cosa gliene importa di me? niente? e allora vaffanculo
3) fissa un appuntamento, poi sparisce, poi riappare e dice “oh sì avevo un altro impegno ma voglio comunque vederti” – domanda: che cazzo vuole? prendermi per i fondelli? e allora vaffanculo
4) chiede di vederti, poi ha un contrattempo, disdice e non rilancia per vederti – domanda: che priorità ho per lui? sono l’ultima ruota del carro? e allora vaffanculo
e così via…

Personalmente, io ho fissato alcuni limiti ben precisi, se una persona mi interessa e ricambia il mio interesse: se non scrive almeno una volta a settimana, se non si fa vedere almeno una volta a settimana o se non rilancia nel caso in cui non ci si riesca a vedere, è depennata. Ma non per cattiveria, semplicemente per praticità: e questo non perché ci sia la fila, ma solo perché una sana solitudine è dieci volte meglio che buttare il proprio prezioso tempo con chi non dimostra che vuole vederti anche solo per un paio d’ore a settimana e che non fa mai il primo passo. Così, applico lo stesso concetto e lo stesso modus operandi se voglio vedere qualcuno: ti scrivo, ti mando un
messaggio, mi faccio sentire, senza insistere né rompere le scatole, ma solo per farti capire il mio “hey, se vuoi, ci sono”.

Troppo pratico, troppo semplice e troppo schematico per le vostre storie d’amore incipienti così ricche di promesse fruttate? Aho, che dire, buon per voi, ma fossi al posto vostro, mi metterei le mutande di ghisa, ché non si sa mai.

IL PELLIZZARI PENSIERO
Elisa pone delle regole di ingaggio con i potenziali nuovi partner molto precise (che valgono anche per il proseguimento della storia).

Intanto una donna deve porsi e porre dei limiti: limiti emozionali (quindi capire bene chi sei e cosa vuoi e cosa sei disposta a sopportare e a non sopportare) e limiti al comportamento del nuovo lui. Fuori dalle poche regole che Elisa e ogni donna dovrebbe imporre a una relazione, soprattutto agli esordi, scatta giustamente il vaffanculo, come dice la nostra amica.

Anche perché, ricordiamocelo, l’uomo medio a caccia di donne ha due linee di condotta ataviche e basilari: l’egoismo e il paradosso.

L’egoismo naturale che l’uomo ha nei rapporti d’amore lo porta a fissare quasi naturalmente dei limiti che sono ben al di sotto del minimo sindacale della Regola dell’Uno (mi chiami e mi vedi almeno una volta alla settimana…); siete voi che, fin da subito, dovete spostare questi paletti non dico a vostro favore, ma almeno a metà strada. E, statene certe, vedersi e sentirsi almeno una volta alla settimana è davvero il minimo per una coppia, di qualsiasi età, tipo e longevità sia.

L’uomo vive di paradossi: sostiene spesso, con voi, la tesi opposta alla realtà. Il tipico paradosso è di quel personaggio detestabile e diffuso che se non gliela dai ti dà della troia. Ma è anche quello che ti accusa di essere invadente perché hai osato chiamarlo dopo 5 giorni di silenzio, oppure quello che ti dice che non gli tira perché non sei capace o sei troppo bella, o che è bello fare le vacanze separati quando ci si vuole bene e non si hanno 48 ore da condividere per tutto l’anno. Insomma, una buona parte dei single (o impegnati ma in cerca di avventure o nuove alternative) disponibili sul mercato ragiona per paradossi, agisce per paradossi. Se sfruttate la regola dell’uno, patti chiari e amicizia lunga finché durerà da subito. E addio paradossi.

Ciò, per voi, significherà non perdere tempo e non soffrire. Sfruttate invece l’entusiasmo iniziale di ogni uomo per il vostro corpo (e spero anche per la vostra mente) per “insegnargli” il minimo sindacale delle relazioni amorose, la Regola dell’Uno. Vivrete felici. In compagnia o da sole.

Già, sole, la grande paura delle donne che fanno tutto quello che chiede un uomo proprio per paura della solitudine, abiurando per prime la Regola dell’Uno: ma, credeteci, meglio sole che mal accompagnate, anche perché da sole non ci resterete a lungo e, applicando i limiti giusti alla vostra pesca, vale il detto “di pesci il mar è pieno”.

Sincerely yours anche da Elisa

http://www.alessandropellizzari.com/per-non-sbagliare-uomo-segui-la-regola-delluno/
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« immagine » Per non sbagliare uomo e perdere tempo accumulando frustrazioni a ogni incontro sbagliato devi seguire la Regola dell’Uno. E' un insieme di limiti che sono venuti in mente (e che applica rigorosamente) all'amica scrittrice e blogger di vaglia Elisa Eliselle Guidelli (che molti di voi...
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Paris at night - Jacques Prévert

28 ottobre 2016 ore 18:59 segnala




Tre fiammiferi uno per uno nella notte
il primo per vedere tutto il tuo viso
il secondo per vederti gli occhi
il terzo per vedere la tua bocca
e tutto il buio per ricordare queste cose
mentre ti stringo tra le braccia


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Scegli i tuoi pari

12 ottobre 2016 ore 14:05 segnala




Scegliete amici, amanti e amori che siano ali forti con cui spiccare il volo, che vi aiutino a nascere, pure quando nascere fa male, per scoprire chi siete davvero, per rendervi persone migliori.
Scegliete chi vi rimprovera per troppo affetto, invece di chi vi consola per convenienza. Chi vi affronta a muso duro, vi urla a dosso e alla fine resta.
Scegliete chi non vi incatena all’immobilità del suolo, ma disegna per voi un altro pezzo di cielo. Chi non fa promesse e poi le mantiene. Chi tradisce le aspettative, perchè non c’è altro modo di onorare la vita, nella sua magnifica imperfezione. Chi vi cambia gli occhi, o ve li restituisce per la prima volta, mostrandovi un modo diverso di guardare.
Scegliete chi vi spinge a lottare, a combattere, a crescere, a sperimentare. Chi inventa ogni giorno colori nuovi, e ha incoscienza abbastanza da accostare il verde col giallo, il blu cobalto col rosso rubino, perchè nulla ci fa più coraggiosi come la capacità di rompere gli schemi e sovvertire l’ovvio.
Scegliete chi vi fa paura. E poi, scegliete chi vi fa venire voglia di vincere quella paura.

“Scegli i tuoi pari” di Antonia Storace.

Dal libro: “Donne al quadrato”.
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« immagine » Scegliete amici, amanti e amori che siano ali forti con cui spiccare il volo, che vi aiutino a nascere, pure quando nascere fa male, per scoprire chi siete davvero, per rendervi persone migliori. Scegliete chi vi rimprovera per troppo affetto, invece di chi vi consola per convenien...
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Produci consuma crepa

09 ottobre 2016 ore 17:26 segnala


Non so dei vostri buoni propositi
perché non mi riguardano
esiste una sconfitta
pari al venire corroso
che non ho scelto io
ma è dell’epoca in cui vivo
la morte è insopportabile
per chi non riesce a vivere
la morte è insopportabile
per chi non deve vivere
lode a Mishima e a Majakovskij
tu devi scomparire
anche se non ne hai voglia
e puoi contare solo su di te





PRODUCI CONSUMA CREPA
SBATTITI FATTI CREPA
PRODUCI CONSUMA CREPA
CREPA
RIEMPITI DI BORCHIE
SBATTITI FATTI CREPA
ROMPITI LE PALLE
COTONATI I CAPELLI
RASATI I CAPELLI
CREPA CREPA CREPA CREPA






Agiamo sul tempo, rallentiamo il presente che attanaglia le nostre vite e riprendiamoci ciò che ci spetta.
Torniamo ad essere più umani coltivando sogni: la nostra nuova utopia dopo il futuro.
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« immagine » Non so dei vostri buoni propositi perché non mi riguardano esiste una sconfitta pari al venire corroso che non ho scelto io ma è dell’epoca in cui vivo la morte è insopportabile per chi non riesce a vivere la morte è insopportabile per chi non deve vivere lode a Mishima e a Majakovsk...
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Cosmic Love

19 settembre 2016 ore 17:08 segnala


A falling star fell from your heart and landed in my eyes
I screamed aloud, as it tore through them, and now it's left me blind

The stars, the moon, they have all been blown out
You left me in the dark
No dawn, no day, I'm always in this twilight
In the shadow of your heart



And in the dark, I can hear your heartbeat
I tried to find the sound
But then it stopped, and I was in the darkness,
So darkness I became

The stars, the moon, they have all been blown out
You left me in the dark
No dawn, no day, I'm always in this twilight
In the shadow of your heart



I took the stars from my eyes, and then I made a map
And knew that somehow I could find my way back
Then I heard your heart beating, you were in the darkness too
So I stayed in the darkness with you

The stars, the moon, they have all been blown out
You left me in the dark
No dawn, no day, I'm always in this twilight
In the shadow of your heart



The stars, the moon, they have all been blown out
You left me in the dark
No dawn, no day, I'm always in this twilight
In the shadow of your heart













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« immagine » A falling star fell from your heart and landed in my eyes I screamed aloud, as it tore through them, and now it's left me blind The stars, the moon, they have all been blown out You left me in the dark No dawn, no day, I'm always in this twilight In the shadow of your heart « imma...
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Tu hai l'anima che io vorrei avere

06 settembre 2016 ore 13:25 segnala




Se non ti spaventerai con le mie paure

Un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle

In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore





E su di me puoi contare per una rivoluzione

Tu hai l'anima che io vorrei avere



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« immagine » Se non ti spaventerai con le mie paure Un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore « immagine » E su di me puoi contare per una rivoluzione Tu hai l'anima che io vorrei avere « video »
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A mio figlio

10 agosto 2016 ore 12:41 segnala




Avrai due case e anche se non vivremo più tutti insieme, mamma e papà saranno sempre i tuoi genitori.
Si tratta di un'esperienza difficile.
Papà e mamma non hanno proprio potuto risparmiartela, ma cercheranno di aiutarti in tutti i modi a stare un po' meglio.


E vieniti a coprire,
vieniti a riscaldare,
su questa poltroncina
a forma di fiore.
Questo tempo che viene
non darà dolore,
questo tempo passerà,
senza farci del male.
Questo tempo passerà
o lo faremo passare.




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« immagine » Avrai due case e anche se non vivremo più tutti insieme, mamma e papà saranno sempre i tuoi genitori. Si tratta di un'esperienza difficile. Papà e mamma non hanno proprio potuto risparmiartela, ma cercheranno di aiutarti in tutti i modi a stare un po' meglio. E vieniti a...
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L'amore qui non passa...

04 agosto 2016 ore 20:02 segnala
Non eravamo più nessuna storia e non eravamo più nessun futuro.

Eravamo lì, eravamo quel presente.




L'amore qui non passa e tu bruci forte ancora. Non ci si accorge di quante volte si sia attraversati da lui. Ci esplode dentro, ma nell'istante esatto in cui vorresti contenere quel fuoco per sempre a te, è bello che andato, estinto per sempre. Freddo è lo spazio che lascia, quello stesso spazio che aveva infiammato solo sfiorandolo per una manciata di eternità. Eppure, quel freddo lì, quel silenzio gelido, sono l'amore stesso che è troppo cosa grande per restare una cosa sola, un momento identico a se stesso, il caldo di una volta e per un amore solo. L'amore è dunque sempre e ovunque e brucia e raffredda le cose tanto non esiste, solo per una volta, ma è tutte le volte insieme, per tutti, su tutto.


L'amore non passerà mai!



Negli occhi di un bambino
uno sguardo da gigante
nei sogni di una donna
la bellezza irriverente
un vecchio che rincorre
quell'attimo fuggente
l'avesse preso prima
non ne avrebbe fatto niente
un tetto che si apre
dalla casa piove il cielo
qualcuno lo raccoglie
per poi farne del veleno
da bere a sorsi lenti
come gocce di cristallo
c'è una ragazza sola
che da sempre aspetta il ballo

L'amore qui non passa mai

Nel bacio degli amanti
che si scambiano i silenzi
c'è una storia da buttare
e un'altra tutta da rifare
nei sottoscala bui
e di questi angoli dispersi
c'è un cumulo di polvere
e desideri da mischiare
un cane si accontenta
di pisciare contro i muri
nessuna terra nuova
per cui valga fare i duri
il gatto resta fermo
a fissarlo sopra i tetti
quella ragazza ha perso
anche l'ultimo dei denti

L'amore qui non passa
l'amore qui non passa e non si vede ancora
l'amore qui non passa mai

l'amore qui non passa
l'amore qui non passa e non si vede ancora
l'amore qui non passa mai

Nell'ombra dei ricordi
di chi non ha mai vissuto
c'è uno che somiglia a te
e non l'hai riconosciuto
nei soldi che contiamo
c'è una smania devastante
di rimpicciolire il tempo
di accorciare le distanze

Nei segni che conservo
sulla pelle sei cicatrice
se bruci forte ancora
non è vero quel che si dice
da qui è passato amore
e se n'è andato svelto
ma sei rimasta mia
sei intrappolata dentro

E l'amore qui non passa
e l'amore qui non passa
l'amore qui non passa mai

E l'amore qui non passa
e l'amore qui non passa mai

L'amore qui non passa
l'amore qui non passa e bruci forte ancora
l'amore qui non passa mai
mai
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Non eravamo più nessuna storia e non eravamo più nessun futuro. Eravamo lì, eravamo quel presente. « immagine » L'amore qui non passa e tu bruci forte ancora. Non ci si accorge di quante volte si sia attraversati da lui. Ci esplode dentro, ma nell'istante esatto in cui vorresti contenere quel...
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Kintsugi: l'arte di migliorarsi, valorizzando le cicatrici

01 luglio 2016 ore 21:54 segnala


Il cambiamento: l’arte per migliorare la propria vita è il cambiamento. A volte cambiare viene ostacolato da molte paure, alcune di queste trovano espressione in certe frasi: “so ciò che lascio, non so ciò che troverò…”, o ancora “come sono fatto veramente non verrà accettato dagli altri…”, oppure “sto troppo male ora per fare qualcosa per superare questa situazione, per cambiare…”, e così via. E questo ci impedisce anche di migliorare. È vero, nel corso della vita possono verificarsi degli eventi che ci feriscono, ci segnano, ci rompono, sta a noi raccogliere i cocci (o quelli che ci sembrano cocci!) e cambiare la nostra vita da quel momento in poi. E anche quando vogliamo cambiare marcia può presentarsi il timore che fare qualcosa di diverso (che poi vuol dire migliorare la propria situazione) può non andare bene agli altri che non ci vedrebbero più così perfetti. Il kintsugi, un’arte giapponese, può aiutarci a vedere il cambiamento, la rinascita dopo gli incidenti di percorso, l’evoluzione fuori dagli schemi, e quindi la creatività del coaching e la sua importanza nei processi di cambiamento, sotto una luce molto diversa!



Tradotto alla lettera significa “riparare con l’oro”. Il kintsugi è un’arte degli artigiani giapponesi che ha radici antiche. Tale arte consiste nell'utilizzare una resina mista a metallo prezioso (anticamente oro, oggi anche argento e platino, a scelta) per riparare degli oggetti importanti che possono essersi rotti. Le crepe vengono riempite con questa “pasta di valore” e a questo punto l’oggetto, in genere vaso o teiera o tazza da the, non solo acquista una vena di vissuto bensì aumenta notevolmente il proprio valore! Anche perché a questo punto l’unicità dei percorsi dorati che seguono l’intreccio delle “crepe” casuali sulla sua superficie lo rende irripetibile.



L’origine del kintsugi prevede che le cose siano andate più o meno in questo modo: nel quindicesimo secolo, uno shogun ruppe una tazza da the di valore e di enorme importanza per lui, tanto che decise di mandarla a riparare in Cina. Il solo risultato che ottenne fu però che la tazza venne riparata alla meglio con dei fili di metallo; quindi quando la ricevette indietro di nuovo, lo stesso shogun incaricò dei bravi artigiani giapponesi affinché ne migliorassero l’aspetto. Ciò che ottennero gli abili artigiani fu una meravigliosa tazza da te rifinita con affascinanti venature dorate che riempivano, seguendole, tutte le crepe. Da questo prese avvio una diffusione repentina e a macchia d’olio di questa forma d’arte, tanto che sembra che i collezionisti incominciarono a rompere volontariamente vasi e tazze da te per poi farli riparare e migliorare con questa preziosa, precisa ed affascinante tecnica!



Il significato più immediato ci suggerisce che dall'imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e crescita personale interiore; da una difficoltà può prendere spunto un cambiamento che ci permette di migliorare la nostra vita!


La profondità del significato di questa arte, in ogni caso, si può leggere sotto vari punti di vista:

1) Da un punto di vista filosofico il messaggio che passa è che qualsiasi cosa abbia subìto una frattura o un danno oppure una ferita e comunque porti i segni di una storia, ebbene questa cosa diventa più bella. Rapportandolo allo nostra vita: la tazza da the riparata con le venature dorate è la metafora della vita, dei suoi cambiamenti, delle nuove scelte, dei cambi di rotta e così come ci rende forti, orgogliosi fieri, superare le varie difficoltà, così la tazza da the mostra orgogliosamente ciò che ha superato!


2) Ancora, nella nostra quotidianità, la società, i mass media, la cultura, in questa economia di “usa e getta”, ci insegnano che ciò che non è nuovo o non è perfetto o sano, non vale o vale molto meno! E quindi va buttato nella spazzatura. Le cose rotte non si rammendano, si cambiano! Ma le cose rotte, se rammendate con l’oro, diventano più preziose …


3) Da un punto di vista morale, viviamo ciò che è sofferenza e dolore (sia fisico che morale) coma qualcosa da cui fuggire, scappare. Se non fosse che sofferenza e dolore sono preziosi come l’oro. E non è scansandole che si superano, ma vivendole pienamente e affrontandole. È così che evolviamo nella nostra crescita fisica, morale e spirituale, nel percorso per migliorare. Il dolore e la sofferenza insegnano, dicono che sei vivo. Poi passano e ti lasciano cambiato, più saggio a volte; o in altri casi più forte. Viviamo allora fino in fondo le sofferenze o i dolori che arrivano, non scappiamo, non ignoriamoli, ritornerebbero con altre forme! Solo vivendoli faccia a faccia ci fortificheremo, la nostra vita acquisterà significato e valore che ce la faranno apprezzare ancora di più. La vita ci propone delle sfide: ansia, rabbia, disperazione, e molte altre situazioni non facili per noi. Se le nascondiamo a noi stessi o le rigettiamo non facciamo altro che pressarle sempre di più dentro noi stessi, e non vengono più viste, è vero … ciò non significa che se ne siano andate però; semplicemente non le vediamo più perché, volontariamente, ce ne siamo dimenticati. Poi, nel momento meno atteso, eccole lì! Riappaiono, riaffiorando dal pozzo dove si erano riposate … senza avviso si ripresentano portandoci ancora e forse di più nel buio della disperazione. Se potessimo invece restare con queste emozioni sia quando nascono che quando si manifestano, osservarle, accettarne l’esistenza, per viverne l’essenza, “apprezzarle” pienamente per ciò che sono, nel qui e ora, forse potremmo conoscere qualcosa di più di noi stessi e cambiare la nostra situazione, divenendo più forti e consapevoli. Un illuminato ha detto:

L’unico problema con la tristezza, la disperazione, la rabbia, l’ansia e l’infelicità, è che vuoi sbarazzartene. Questo è l’unico ostacolo.

E ancora:

… io non sto dicendo che si deve essere felici per celebrare: la celebrazione è gratitudine per tutto ciò che la vita ti dona, per qualsiasi cosa Dio ti mandi. La celebrazione è riconoscenza, è un ringraziamento. (…) Celebra, qualsiasi sia la situazione. Se sei triste, celebra la tua tristezza. Prova! Fai un tentativo, e rimarrai sorpreso: accade. Sei triste? Mettiti a ballare, perché la tristezza ha una sua bellezza, è uno squisito fiore silente dell’essere. Danza, gioiscine, e all'improvviso, sentirai che la tristezza sta scomparendo: si è creata una distanza. Pian piano, ti dimenticherai della tristezza e ti ritroverai a celebrare: la danza ha trasformato quell'energia. Questa è alchimia: trasformare il metallo comune in oro puro



4) Se poniamo la nostra attenzione ai rapporti interpersonali, la differenza con il mondo orientale in generale e in particolare con il mondo giapponese, soprattutto sotto l’aspetto culturale, è molto forte: noi diciamo che “quando il vaso è rotto è rotto” (riferendoci ad una relazione). L’arte del kintsugi ci suggerisce invece che, non solamente si può aggiustare, ma che dopo il valore della relazione è addirittura superiore. Per esempio nei rapporti d’amore è come dire che da una crisi di coppia non solo si possa uscire, ma che una volta usciti il legame, il valore diventa inossidabile, inestimabile. Infatti, una crisi di coppia superata con la consapevolezza delle potenzialità e dei limiti di entrambi rende individualmente e come coppia, le persone più forti e presenti.



Davanti alla rottura di una tazza da the il giapponese pensa: “quella tazza poteva rompersi in una miriade di modi diversi ma ha scelto di rompersi in questo modo. Perché non tener conto di questo importante tratto distintivo della sua personalità? Ha scelto di migliorare attraverso questa via, perché non valorizzarla arricchendola con del materiale prezioso? Pensandoci un po’ su, facciamo lo stesso anche con noi stessi nascondendo le parti che meno ci piacciono, quelle che ci fanno più male, che ci fanno soffrire, che reputiamo brutte e cattive. Il kintsugi e la cultura giapponese ci insegnano che noi siamo anche quelle parti “brutte e cattive”, siamo questo, ed è proprio questo che fa parte della nostra bellezza e unicità. Ovviamente ciò non significa che: siamo fatti così, chi non ci vuole non ci merita! Che le persone devono accettarci per come siamo e basta! Che non siamo noi che dobbiamo cambiare! Il significato importante in questo caso è che l’accettarsi per ciò che siamo, anche se non ci piace, è il primo passo che permette di migliorare, di acquistare valore presso noi stessi! Di cambiare.


Secondo questa pratica possiamo considerare ‘l’imperfezione’ di una crepa e di una ferita come un luogo privilegiato da cui può nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore.

L’idea è appunto quella che un oggetto rotto abbia proprio in virtù della sua rottura, una storia, che lo rende più pregiato, un po’ come le cicatrici dei guerrieri che tornano dalle loro battaglie. La crepa, la ferita, è allora da valorizzare, arricchendola con del materiale altrettanto prezioso proprio per esaltare la storia della sua ricomposizione.

In Occidente, quando ci si rompe un oggetto, mettiamo della colla trasparente, stando molto attenti a celare le linee di rottura.

La differenza di prospettiva culturale è tutta qui: occultare, truccare, mimetizzare l’integrità perduta oppure esaltare e valorizzare la storia e la cura della ricomposizione nella sua nuova bellezza?

Una vera e propria metafora della nostra vita, se ci si pensa: a chi non capita di subire rotture e ferite nel corso del proprio cammino esistenziale?

In Occidente culturalmente si fa fatica ad accettare, a diventare consapevoli e a fare la pace con le proprie crepe tanto del corpo quanto dell’anima. Le ferite, le spaccature e le fratture sono percepiti come fragilità, imperfezione, additati e colpevolizzati, poiché si pensa in termini duali di o ‘è intatto’ o ‘è rotto’, e se è rotto è colpa di qualcuno. Se è rotto va buttato o nel caso di una persona ferita viene allontanata.

Nella cultura orientale, secondo il pensiero analogico, simbolico, mitico e gestaltico, le dicotomie in opposizione vengono rifiutate e ci si orienta alla compresenza degli opposti, ad una nuova e unica gestalt nella quale gli opposti smettono di essere tali e fluiscono armoniosamente nella vita.

La vita porta insieme integrità e rottura, ri-composizione e costante mutamento.

Così anche per le persone che hanno sofferto ed hanno ferite nel corpo e dell’anima è possibile valorizzare le proprie cicatrici acquisendo una nuova bellezza e preziosità. Il dolore, la sofferenza è parte della vita, se impariamo a sentirlo e a riconoscerlo in primo luogo insegna, dice che si è vivi. Poi, elaborato passa e lascia cambiati, a volte più forti, a volte più saggi. In tutti i casi lascia un segno. Elaborare una ferita è un procedimento lento, e che necessita cura, pazienza e amore, ma garantisce risultati imprevisti e bellissimi, e può rivelare aspetti nascosti e forme nuove e affascinanti.

Così si scopre che da un’imperfezione, da una crepa, può ‘come per magia’ nascere una forma nuova, unica e ancora maggiore, di perfezione estetica. Proprio come le nostre vite. Le “persone” che hanno sofferto possono diventare ancor più preziose.

I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi lo hanno compreso più di sei secoli fa e lo ricordano sottolineandolo con l’oro. Pensate ancora che le vostre ferite vadano nascoste?

O sarebbe meglio, invece, farle evolvere e risplendere, proprio come si fa con l’arte del Kintsugi?


...punti di sospensione...

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01/07/2016 21:54:54
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