Arios

Per mentire non è necessario raccontare menzogne. E' sufficiente non dire tutta la verità.

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martedì 12 febbraio 2008

Nostalgia

Scritto da Arios 00.47

Nostalgia
Il lupo

 

Ho un lupo nel cuore, un lupo solitario, estraneo al branco che una volta lo accoglieva, perché non si voleva piegare al pensiero del giusto ragionare, perché non riconosceva l’appropriato, o dai più desiderato, modo di pensare. Questo lupo mi lacera l’anima, la graffia, la morde; vuole uscire dal deserto di questo cuore. A volte pare quasi ci riesca, ma quando appare una breccia, un vano da cui potrebbe passare, si ferma. Spia, occhieggia con timore e desiderio la luce all’esterno, annusa l’aria, poi si ritira. Cosa lo spaventa ancora non l’ho capito. Forse la falsità che c’è fuori, forse la paura di non poter più rientrare e rifugiarsi nella vasta solitudine di questo mio cuore. Deserto, amato deserto. Nessuno vuole viverci in questo spazio. Chi ci ha provato alla fine ne è fuggito, chi ne è nato, soffrendo lo ha lasciato. Il vuoto che essi vedevano li spaventava come spesso spaventa il lupo solitario. Ma io so che lui non vuole fuggire, non vuole lasciare il deserto perché lui è il deserto, ne fa parte. Lui è la sabbia del deserto, il vento che accavalla le dune e che spiana la montagne. Lui è il sole che piega la più forte volontà di sopravvivenza e il gelo notturno che ghiaccia il sangue ed i pensieri; ma è anche la dolce frescura delle poche acque che ancora sgorgano dalla profondità della terra e per questo limpide e pure come nessun’altra e che creano il grande miracolo della vita in un posto tanto inospitale e per questo ancora più preziose. Il lupo sa anche che pur essendo prigioniero, può girovagare in questo deserto a suo piacimento; nessuno verrà a porgli dei limiti, ad impedirgli direzioni o dettare condizioni per potersi muovere nel viaggio della sua vita. E se ciò dovesse accadere, le zanne sono pronte e gli artigli feroci.

Eppure non sempre questo deserto è stato così arido. Ricordo tempi d’immense distese verdi, punteggiate d’innumerevoli colori,  limpide acque che, fresche, scivolavano con allegria da dolci pendii per finire in laghetti, sulle cui rive boschi luminosi ombreggiavano terre in quel tempo non ancora coltivate ma promettenti facili ed abbondanti raccolti. Addormentarsi e sognare era facile, dolci erano i sogni frammisti alle speranze. Bello era il nostro branco e bella era chi lo guidava. Non metteva forza né impegno, bastava l’amore.

Ma io ero geloso. Come Satana che odia il genere umano solo perché vorrebbe essere l’unico a possedere la terra, così io volevo essere l’unico a vivere nel mio cuore e lentamente ho cominciato a prenderne possesso; piano ho allontanato chi era dentro e difficilmente lasciavo che altri potessero guardare all’interno del mio giardino. Solo una volta ho conosciuto due luminosi angeli con i quali volevo dividere e possedere il mio cuore; dentro di lui loro sarebbero stati i principi e gli eredi del regno e per un certo tempo lo sono stati. Con loro ho ricominciato a sognare e belli erano i sogni. Poi hanno cominciato a sognare per conto loro, e quanto io volevo insegnare loro dei miei desideri non era ascoltato. Il mio cuore ha cominciato a chiudersi anche a loro; sempre meno avevano la possibilità di entrare e troppo amore mi avevano rubato perché il giardino potesse continuare a fiorire. Lentamente il giardino ha cominciato ad inaridirsi. Poi è apparso lui, il lupo. Qualche volta lo vedevo solo affacciarsi curioso, un’altra fare alcuni passi dentro il cuore ed allora io lo scacciavo. Era un lupo solitario ma io non lo odiavo; anche lui arrivava da terre una volta migliori. Forse lo temevo come lui aveva timore di me. Entrambi eravamo attratti ed incuriositi dal nuovo essere che andavamo conoscendo e lentamente ci siamo compresi ed amati. Ora in questo cuore, deserto ma affascinante per chi lo saprebbe aprire, siamo soli; a volte ci odiamo, uno vorrebbe scacciarlo e l’altro fuggire, ma mai portiamo a compimento quelli che sappiamo sono solo falsi desideri. Ormai siamo fratelli di sangue, amanti, indivisibili figli uno dell’altro. Ognuno sogna per conto suo e nessuno dei due conosce i segreti dell’altro tranne uno: entrambi vorremmo rivedere e rivivere, anche un solo giorno, un solo istante, nel giardino fiorito che fu il tempo passato.

giovedì 13 dicembre 2007

Santa Lucia

Scritto da Arios 00.39

Questa è la notte. L'età porta a far affiorare ricordi nascosti, immagini riposte ma forse mai dimenticate, solo messe con cura in uno dei tanti cassetti della nostra mente. Certi che, prima o poi, nel momento del bisogno le avremmo ritrovate. Questa è la notte, per quanto mi riguarda, a cui questi ricordi è permesso di riaffiorare ed allora, prima con qualche difficoltà e poi più facilmente, si rivivono emozioni, si ricordano i colori, addirittura si riescono a percepire odori e profumi passati. Dalle nostre parti la notte tra il 12 e il 13 dicembre è una delle più attese dai bambini. Già da qualche giorno, appeso al cancello o alla porta di casa, un mazzolino di fieno fattoci dare dal contadino vicino, è preparato quale merenda per l'asinello che trasporta Santa Lucia con i suoi doni. La notte, vicino alla letterina con le richieste di regali, giustificate con la proclamazione della propria bontà o la promessa di una futura ubbidienza ai genitori, scritta con mano tremante e con l'aiuto della mamma, è stata messa la tazzina da caffè che la mamma riempirà prima d'andare a letto, per il ristoro della Santa. E poi subito a letto! Presto! Perchè Santa Lucia non ama farsi vedere e rimanere alzati fino tardi era segno di disubbidienza verso i genitori. Non pochi di questi "peccatori" erano stati puniti dalla Santa rendendoli ciechi. Infatti a lei, durante il martirio subito, erano stati strappati gli occhi e così avrebbe fatto con chi avrebbe sorpreso a guardarla. Che ansia! Il sonno non veniva, mentre in cucina si sentiva trafficare la mamma. Poi, all'improvviso, la carezza della mamma che ti svegliava e la corsa affannosa in cucina per vedere se Santa Lucia era davvero passata. I colori della frutta, dei pochi dolciumi, i loro profumi li sento ancora adesso. Ancora rivedo, chissà che fine avranno fatto, le costruzioni in legno colorato che tanto desideravo, anche se pensavo fossero di più. la bambolina che si piegava per la sorellina, la macchinina a molla per il fratellino. Ciò che non vedevo erano i sacrifici che i miei genitori avevano fatto per farci avere quelle poche cose. Esisteva solo la felicità. Non invidio chi non ha mai provato queste sensazioni. Ho avuto la fortuna di vedere questa gioia negli occhi dei miei figli quando hanno ripercorso le mie emozioni. Nulla può essere pari alla luce che ho visto nei loro occhi e spero possano riviverla anche loro.

Molti hanno vissuto, per una ragione o per l'altra, per un Santo o una Santa diversi, queste emozioni. Voglio condividere questi ricordi con loro, con chi ancora crede alle favole. Per chi non ci crede comunque Buona Santa Lucia.

 

 

 

giovedì 13 dicembre 2007

Solitudine dei poeti

Scritto da Arios 00.19

Il più delle volte le persone che ci circondano non sono capaci di comprendere la diversità o la superiorità di una nobile anima eletta, che, anzi, si trova esposta al loro sarcasmo e al loro disprezzo. Spesso l'asino calpesta i più bei fiori, l'uomo il cuore del proprio fratello.

 

da Il violinista, di H.C. Andersen

sabato 1 dicembre 2007

Benedetta congiuntivite....

Scritto da Arios 19.21

Video

e, oserei dire, maledetto Zucchero. Si, lui, il cantante. O lo sò che non è colpa sua! Lui ha semplicemente rifatto (benissimo come solito) una canzone. Ma come faccio a dirgli che quella è la canzone di Alessandra, la mia adorata bimba. E' la sua di diritto, perchè quando è nata, quasi vent'anni fa, è stata la prima canzone che ho ascolatato salendo in macchina, appena uscito dalla sala parto, per andare a portare la mia felicità agli altri; mi ero ripromesso, intanto che l'aspettavo, di dedicarle la canzone che più mi sarebbe piaciuta e come l'ascoltai ne rimasi fulminato. Nella mia ignoranza l'unica frase che riuscivo a comprendere e tradurre era "it's a woderful life"e su questa frase costruii una mia arbitraria traduzione, dedicandola a quella cosa meravigliosa che avevo visto nascere e già tenuta timorosamente, come solo un padre sa fare, tra le braccia. Ed ora lui, Zucchero, intanto che sto facendo la spesa al supermercato, si mette a cantare quella canzone. Di colpo tutte le emozioni che avevo dimenticato, celate da molti anni di soddisfazioni, dissapori, e tutto quanto può accadere in un rapporto tra una figlia pensante con la propria testa ed un padre che non è stato all'altezza di fare il padre come si era ripromesso, sono magicamente riapparse. Le emozioni vissute, la gioia che allora provai nell'arco di qualche giorno, esplosero insieme durante le prime note. Se fossi bravo come chi so io a scrivere di sentimenti, saprei meglio descrivere, dare forma e colore a queste emozioni; ma ricordo solo che per un pò navigai nella nebbia dei ricordi e solo alla fine della canzone lo sguardo incuriosito di un bimbo e gli occhi interrogativi di quella che doveva essere la mamma mi riportarono alla realtà. Avevo gli occhi pieni di lacrime e dandomi un tono, soffiandomi il naso, incolpai quella benedetta congiuntivite. E maledissi Zucchero che mi aveva fregato in pieno.

Ciao bellissima Alessandra, anche se non la puoi ascoltare, anche se ancora non lo sai, sappi che questa è la tua canzone.

 

mercoledì 21 novembre 2007

Speranza

Scritto da Arios 10.49

Verrà tempo che il manto nero coprirà i miei occhi,

ed allora vedrò la vera luce

e nel suo splendore mi accoglierà il tuo sorriso.

Mi prenderai per mano

e con umile coraggio di madre,

di fronte a Lui chiederai per me perdono.

-Questo è mio figlio- dirai a chi tutto vede.

E trepidante aspetterai la Sua risposta,

che fin d'ora il tuo cuore conosce.

 

 

A qualcuno è piaciuta, perciò mi permetto di pubblicarla.

mercoledì 21 novembre 2007

Attesa

Scritto da Arios 10.39

Sono seduto, mi perdo nei tuoi occhi e penso.

Penso ai sorrisi avuti e sorrisi negati,

penso a sogni solo sognati e non sperati,

a desideri mai sopiti,

a piaceri avuti e poco ripagati,

penso a gioie nascoste in fondo al cuore.

Sono seduto e penso.

E aspetto.

 

 

Dedicata ad una persona che non vive più.

 

lunedì 19 novembre 2007

Per il falco Mr. Adelphi

Scritto da Arios 22.43

L'albatro

Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandi uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, il bastimentoscivolante sopra gli abissi marini.

Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell'azzurro, goffi e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi, candide ali, quali fossere remi.

Com'è intrigato, incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco addietro così bello, com'è brutto e ridicolo. Qualcuno irrita il suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima l'infermo che prima volava.

E il Poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere, assomiglia in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, tra gli scherni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo.

 

C. Baudelaire  ( Les fleurs du mal)

 

 

E' chiaro Poeta? Decidi tu se continuare a volare alto, ma sai che a terra la vita, per chi sa volare, è difficile.

lunedì 12 novembre 2007

L'inizio

Scritto da Arios 23.27

L inizio

Solo qualche pensiero........

Il mio obiettivo, se non sono troppo invadente, è quello di viaggiare attraverso questa nuova, per me, forma di comunicazione e raccogliere, sentire, i pensieri dei partecipanti........ spero di avere soddisfazioni. 

 

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Arios

Età: 51 anni
Sesso: uomo

Motto:
"Ogni tanto la fantasia corre. Lasciamola andare e continuiamo a sognare."

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