Il lupo
Ho un lupo nel cuore, un lupo solitario, estraneo al branco che una volta lo accoglieva, perché non si voleva piegare al pensiero del giusto ragionare, perché non riconosceva l’appropriato, o dai più desiderato, modo di pensare. Questo lupo mi lacera l’anima, la graffia, la morde; vuole uscire dal deserto di questo cuore. A volte pare quasi ci riesca, ma quando appare una breccia, un vano da cui potrebbe passare, si ferma. Spia, occhieggia con timore e desiderio la luce all’esterno, annusa l’aria, poi si ritira. Cosa lo spaventa ancora non l’ho capito. Forse la falsità che c’è fuori, forse la paura di non poter più rientrare e rifugiarsi nella vasta solitudine di questo mio cuore. Deserto, amato deserto. Nessuno vuole viverci in questo spazio. Chi ci ha provato alla fine ne è fuggito, chi ne è nato, soffrendo lo ha lasciato. Il vuoto che essi vedevano li spaventava come spesso spaventa il lupo solitario. Ma io so che lui non vuole fuggire, non vuole lasciare il deserto perché lui è il deserto, ne fa parte. Lui è la sabbia del deserto, il vento che accavalla le dune e che spiana la montagne. Lui è il sole che piega la più forte volontà di sopravvivenza e il gelo notturno che ghiaccia il sangue ed i pensieri; ma è anche la dolce frescura delle poche acque che ancora sgorgano dalla profondità della terra e per questo limpide e pure come nessun’altra e che creano il grande miracolo della vita in un posto tanto inospitale e per questo ancora più preziose. Il lupo sa anche che pur essendo prigioniero, può girovagare in questo deserto a suo piacimento; nessuno verrà a porgli dei limiti, ad impedirgli direzioni o dettare condizioni per potersi muovere nel viaggio della sua vita. E se ciò dovesse accadere, le zanne sono pronte e gli artigli feroci.
Eppure non sempre questo deserto è stato così arido. Ricordo tempi d’immense distese verdi, punteggiate d’innumerevoli colori, limpide acque che, fresche, scivolavano con allegria da dolci pendii per finire in laghetti, sulle cui rive boschi luminosi ombreggiavano terre in quel tempo non ancora coltivate ma promettenti facili ed abbondanti raccolti. Addormentarsi e sognare era facile, dolci erano i sogni frammisti alle speranze. Bello era il nostro branco e bella era chi lo guidava. Non metteva forza né impegno, bastava l’amore.
Ma io ero geloso. Come Satana che odia il genere umano solo perché vorrebbe essere l’unico a possedere la terra, così io volevo essere l’unico a vivere nel mio cuore e lentamente ho cominciato a prenderne possesso; piano ho allontanato chi era dentro e difficilmente lasciavo che altri potessero guardare all’interno del mio giardino. Solo una volta ho conosciuto due luminosi angeli con i quali volevo dividere e possedere il mio cuore; dentro di lui loro sarebbero stati i principi e gli eredi del regno e per un certo tempo lo sono stati. Con loro ho ricominciato a sognare e belli erano i sogni. Poi hanno cominciato a sognare per conto loro, e quanto io volevo insegnare loro dei miei desideri non era ascoltato. Il mio cuore ha cominciato a chiudersi anche a loro; sempre meno avevano la possibilità di entrare e troppo amore mi avevano rubato perché il giardino potesse continuare a fiorire. Lentamente il giardino ha cominciato ad inaridirsi. Poi è apparso lui, il lupo. Qualche volta lo vedevo solo affacciarsi curioso, un’altra fare alcuni passi dentro il cuore ed allora io lo scacciavo. Era un lupo solitario ma io non lo odiavo; anche lui arrivava da terre una volta migliori. Forse lo temevo come lui aveva timore di me. Entrambi eravamo attratti ed incuriositi dal nuovo essere che andavamo conoscendo e lentamente ci siamo compresi ed amati. Ora in questo cuore, deserto ma affascinante per chi lo saprebbe aprire, siamo soli; a volte ci odiamo, uno vorrebbe scacciarlo e l’altro fuggire, ma mai portiamo a compimento quelli che sappiamo sono solo falsi desideri. Ormai siamo fratelli di sangue, amanti, indivisibili figli uno dell’altro. Ognuno sogna per conto suo e nessuno dei due conosce i segreti dell’altro tranne uno: entrambi vorremmo rivedere e rivivere, anche un solo giorno, un solo istante, nel giardino fiorito che fu il tempo passato.




