Camminava a
testa bassa, immerso in chissà quale dei suoi pensieri che forse gli
davano fastidio come un sassolino dentro agli anfibi che portava, o
meglio che strusciava sull'asfalto. Maggiorenne o quasi, una ventina
di chili di troppo, brufoli e l'ipod a palla nelle orecchie. Marciava
come in un libro di King verso una metà che sicuramente gli stava
sulle palle, la sua casa, i suoi genitori, o qualsiasi cosa che gli
avrebbe provocato scazzi per tutto quel sabato pomeriggio. È il
classico tipo che quando suona la campanella dell'uscita
svogliatamente raccoglie le sue cose, prende lo zaino alla moviola e
lentamente esce dalla classe senza salutare il professore di turno.
Gli altri, i suoi “amici” sono già fuori che ridono, scherzano o
programmano il sabato pomeriggio. Lui no, lui è diverso, introverso
e timido, capace di fissarsi a guardare la vernice che lentamente si
scrosta, che inesorabilmente lascia il ferro del cancello e si
deposita per terra come una nevicata di colore sbiadito e
arrugginito. È colpa sua se queste cazzo di cose lo distraggono? Ha
un po' di amici, ma virtuali, naviga ore e ore nella sua camera fino
a quando puntualmente sua madre gli rompe le palle dicendogli di
studiare o che è pronta la cena. Ragazze tante, nel web, ha calli
alle mani come un carpentiere, è capace di spararsi pippe per ore,
abbassando la luce nella sua camera e mettendo musica dei metallica
ad un volume che i vicini definiscono oscena. Quello di oggi è un
sabato strano, nato maledettamente strano. La sveglia che ha fallito
e suo padre che il sabato non lavora l'ha svegliato strappandolo
dalle lenzuola a suon di bestemmie, gli ha urlato di alzarsi e
rinfacciato, tornandosene a letto, di non fare un cazzo da quando è
nato. Niente colazione è tardi e non può permettersi di arrivare
ancora una volta tardi. L'interrogazione è stata uno schifo, gli
mancava una tutina nera su sfondo nero e sarebbe stato un perfetto
mimo. Tornado a casa lungo la strada provinciale da fare a piedi e
senza marciapiede alcuni imbecilli su uno scooter gli hanno tirato
uno schiaffo facendogli volare nel fosso fangoso il berretto dei New
York yankee. Arrivato a casa l'ascensore era rotto e a piedi si stava
facendo i cinque piani quando al terzo ha incontrato la portiera che
stava lavando il pavimento. Ennesimo cazziatone, ennesimo rimprovero
sul fatto di non rispettare il lavoro altrui. Apre la porta e in casa
non c'è nessuno, intanto tra uno straccio e un secchio la portiera
continuava a sbraitare. Apre il cassetto del comodino del padre,
tira fuori la vecchia p38 tenuta benissimo dal genitore. Si fa
respirando a pieni polmoni il corridoio, alza il volume al massimo
dell'ipod e senza prendere la mira scarica il caricatore addosso
alla portiera. Sangue e materia grigia rovinarono il lavoro certosino
che aveva fatto la custode dello stabile, sedendosi sui gradini prese
il cellulare e chiamò Mirko.
“ Mirketto,
viè a vedè che cambogia che t'ho fatto...anzi prima chiama la
polizia”
Hasta luego
Hasta luego

