Cammino da solo per la murgia. E' sufficiente l'odore dell'origano selvatico a farmi tornare indietro a quando, ragazzino, scorrazzavo in quegli stessi posti con un bastone come spada, sentendomi un antico e coraggioso guerriero. Raccolgo un ramo spezzato anche adesso. Lo ripulisco dai ramoscelli strofinandolo contro una pietra, e me lo porto dietro. Il pretesto, per me e un improbabile osservatore, è che lo usi per appoggiarmici, ma in realtà mi piace impersonare ancora una volta, sebbene con meno enfasi, lo stesso antico guerriero. Lo scenario è inconfondibile. Pochi alberi, ciuffi di erbe secche che spuntano attraverso la roccia calcarea, cespugli bassi e spinosi. E poi quell'odore di origano dappertutto.
Arrivo quasi sull'orlo del grande burrone che si affaccia sul profondo canyon. Incredibile come un ruscelletto possa scavare a fondo nella roccia calcarea. E' un panorama che mozza il fiato, una finestra su un mondo antico. Non mi stupirei, guardando di sotto, di vedere un brontosauro che bruca l'erba nel fiume.
Lui è lì assorto con il suo strano bastone in mano.
- Buongiorno - gli dico.
Si volta piano, come chi ha tutto il tempo di cui ha bisogno. Non sembra molto anziano, ma ha la faccia rugosa e cotta dal sole. Dev'essere uno dei pochi abitanti rimasti in questo strano universo.
- Buongiorno - risponde con forte accento.
I grillai fanno acrobazie sul ciglio dello strapiombo. Mette allegria vederli volare indaffarati, perfetti nel loro essere rapaci.
Lo vedo tendere leggermente in avanti il suo bastone con gli occhi chiusi.
- Nan funzion' chiù - dice in un misto di dialetto e italiano.
- Cosa non funziona? - domando io incuriosito.
- U' baston' - risponde - nan funzion'... non vibra - dice scuotendo la testa coperta dal vecchio cappello da contadino.
Allora capisco, e immediatamente lo strano ometto ha tutta la mia attenzione.
- Volete dire che siete un rabdomante? - chiedo.
Mi piace dare del voi alla gente del posto. Ha sapore di rispetto.
- Ehy - risponde annuendo - rabbomante.
- E cercate l'acqua per i contadini di qui?
- Macché - sorride lui - tengono tutti il consorzio. So' attaccati alle canaline.
- E per chi la cercate, allora? - insisto io.
- P'nisciun'... la cerco per cercare. L'uomo ha da cercare. E' la missione nostra, il nostro destino.
- E prima che si rompesse il bastone la trovavate?
- Nun l'agg mai tru'at - dice sconsolato.
Per un attimo sono indeciso se mi trovo davanti ad un vero filosofo, o ad un altrettanto vero rincoglionito. Poi mi viene in mente che spesso è la stessa cosa.
- Scusate - riprendo - e se non la trovavate nemmeno prima, a che vi serve un bastone che vibra?
- Uagliò - mi dice serio - e si nun vibra che cazz' cerco a fare!
- E allora cosa farete adesso?
- Invece che all'acqua, mi metterò a cercare au baston'
Detto questo dà un'ultima occhiata alla stretta valle sottostante, poi butta il bastone per terra come fosse un rifiuto qualunque.
- Statv'bun - mi salute mentre si avvia.
- Arriverci - rispondo.
Volgo anch'io lo sguardo al vuoto sotto di me. Il sole si riflette nel torrentello abbagliandomi a tratti. Raccolgo il suo bastone. Ha la caratteristica forma a ipsilon. Lo impugno e lo punto verso la valle e, forse per la suggestione, ho la netta impressione che si metta a vibrare. Lotto per qualche secondo con la tentazione di corrergli dietro, poi mi dico che tanto non cambierà nulla. Lo getto via e mi avvio anch'io verso la macchina.
















