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Ancora forma e sostanza (senza Gianni e Bianca)

Ack13 14 settembre 2007 ore 00:18
Alfabeto della sostanza, sua lingua nel mondo sensibile... vedo che almeno sul fatto che la forma sia comunicazione della sostanza più o meno siamo d'accordo.

Quando c'è di mezzo l'amore tutto diviene strano e imprevedibile. La morale di Gianni e Bianca non la conosco neanche io, anzi trovo divertenti alcuni spunti che proprio non mi avevano nemmeno sfiorato. Leggendolo però mi sembra che resti un miscuglio di sensazioni, non ultima quel senso di insoddisfazione per il non compreso a fondo, che rappresenta il mio stato d'animo sul tema di come forma e sostanza facciano il loro girotondo con uomini e donne che si (o non si) amano.

Su amore e FS ho detto quanto potevo dire quindi, ma ho qualcosa da aggiungere su un piano un po' più generale.

Siamo d'accordo (almeno la mia forma e la mia sostanza lo sono) che la forma è necessaria per trasmettere la nostra sostanza. Per essere chiari si potrebbe dire che la sostanza senza una forma a darle forma forma una massa informe o deforme. E' un giacimento prezioso sconosciuto. Non serve. Non esiste fuori da noi.

Il punto di vista che mi interessa stasera è proprio quello della forma che ognuno vuole dare alla propria sostanza. Quindi vorrei tralasciare il perchè ci piaccia (o ci faccia innamorare) chi appare in un certo modo o possiede qualcosa di bello, e concentrarmi sul perchè noi decidiamo di possedere qualcosa o di apparire in un certo modo.

Gli altri. Non ho molti dubbi in proposito. Ci diamo una forma per gli altri, perchè vogliamo comunicare la nostra sostanza agli altri. E devo dire che fin qui non mi sembra ci sia nulla di male... anzi, a meno di essere autistici o gli unici abitanti di un'isola deserta, credo sarebbe preoccupante il contrario.

Perchè penso che ad un certo punto subentri un meccanismo patologico? (domanda ovviamente retorica)... Perchè sulle forme che possiamo assumere ci sono ormai delle convenzioni troppo forti. Ci sono le mode, i luogi comuni, i modelli sparati dai media con la forza di mille tornadi.

La forma ormai è codificata. Una Porsche o una Renault 4 hanno più o meno lo stesso significato per tutti.

Riassumo per raccapezzarmi. Noi cerchiamo di comunicare disperatamente al mondo che ci circonda quanto bella sia la nostra sostanza. Esistono delle forme però, che sappaimo a priori essere riconosciute e comprese. Il risultato è ovvio... siamo portati ad assumere forme che non corrispondono affatto alla nostra sostanza, ma sappiamo essere assai utili a comunicare... comunicare quello che ci piacerebbe gli altri vedessero in noi.

Il vero problema è qui, è quando noi interpretiamo una forma a beneficio di come vorremmo essere (o essere percepiti), ma a discapito di quello che siamo. Il vero problema è quando noi stessi separiamo la nostra sostanza da quella che dovrebbe essere una sua naturale forma.

E il comunicare quello che non siamo crea stress, ansia da prestazione, insicurezza. E poi ti fa anche rimanere come un coglione quando lei si toglie il wonderbra e le tette le arrivano alle ginocchia.

Au revoir mes amis :)

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Alfabeto della sostanza, sua lingua nel mondo sensibile... vedo che almeno sul fatto che la forma sia comunicazione della sostanza più o meno siamo d'accordo.Quando c'è di mezzo l'amore tutto diviene strano e imprevedibile. La morale di Gianni e Bianca non la conosco neanche io, anzi trovo...
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14/09/2007 00:18:59
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Commenti

  1. Jean.mg 14 settembre 2007 ore 01:58
    praticamente quello di cui parlavamo oggi al telefono se non vado errato... Un'altra faccenda gravissima è l'assuefarsi totalmente al come si vorrebbe essere disperatamente, dimenticando quello che si è. Il distacco totale. La finzione per desiderio di accettazione diventa il nostro io. E in questo caso non c'è stress ansia o insicurezza. C'è il deserto. Il vuoto. La perdita di identità. Una piccola grande morte che alla fine dei proprio giorni (sempre che ce se ne accorga) fa esclamare tristemente... "Io non ho vissuto un solo giorno della mia vita. Ho vissuto tutto tranne che la mia vita. Quindi non ho vissuto nulla" E non c'è disperazione più ancestrale di questa, quando si è ad un passo dalla morte, il tempo è inevitabilmente terminato. Non si può recuperare... Nessun rimedio. Nessuno.
  2. Sinda 14 settembre 2007 ore 08:44
    diviene un altro: come sia meglio impacchettare una sostanza:hihi ... Leopardi in proposito aveva molto da dire e lo ha fatto anche. A questo punto, tutto è stabilire se la tartaruga disegnata dagli adominali sia davvero indispensabile, per il nostro piacere femminile, o piuttosto, come disse un giorno mia cugina parlando del suo adorabile fidanzato (non con queste parole precise, ma il senso era quello): "Vuoi mettere il senso di accoglienza e protezione di una pancia morbida e rotonda?":-))) Seriamente: forse noteremo che il seno della nostra non più giovane amante cade, se il nostro approccio a lei sarà clinico e privo di emotività, ci accorgeremo dei rotolini di grasso di lui e del suo culetto piatto, se tutto ciò che in quel momento ci interessa, per citare Chiaraoscura, sarà una bella scopata da raccontare alle amiche. La sostanza, che ci piaccia o no, viene fuori da noi anche se non lo vogliamo (non preocccupiamoci o per opposto non illudiamoci che non sia così)... la forma si impara a curare nella sua autonomia e se non è omologata diviene prolungamento del nostro essere, anche se non assomiglia in nulla alle foto patinate di certe riviste... soprattutto quando arrivi ad avere un età, che con le foto delle eterne quindici - vent'enni, non ha niente da spartire!
  3. FighterLady 14 settembre 2007 ore 11:15
    ma quante teghe vi fate?:hihi ciaO ackkOlO.ti abbracciO
  4. Ack13 14 settembre 2007 ore 16:55
    Si, teghe a volontà... ad un certa età ci si diverte con poco, sai Lady? E infatti continuo. Due spunti molto interessanti direi. Il primo quello della consapevolezza. Comunicare in modo fedele a se stessi non necessariamente è un bisogno di tutti. Se si è in grado di vivere ignorando tutto questo e sposando un miliardario/a, ma chi se ne fotte!! Attenzione a chi ha la fortuna e la sfiga di vivere con una certa dose di consapevolezza invece... sentirà la mancanza di se stesso. Il secondo è quello che la sostanza prima o poi emerge. Deve emergere perchè andando avanti la forma posticcia non riesce più a contenerla.
  5. chiaraoscura 14 settembre 2007 ore 18:45
    ... errori "formali" che hai commesso scrivendo... Ora, cosa rivelano? Poco in sè, e quasi nessuno ci farà caso, ma in un angolino dell'inconscio di chi li ha solo scorti rimarrà la sensazione che hai scritto in fretta, di getto, nella foga di comunicare un argomento che ti interessa... E la sostanza dietro chi cura la "forma" funzionalmente a comunicare ciò che vorrebbe essere per gli altri (non ciò che è) è rivelatoria proprio di Questo contenuto: che la persona vorrebbe essere quel tipo di persona all'esterno e ce la mette tutta ma non lo è... Ma questi sono argomenti troppo "concretistici". Io in realtà parlavo di Forma e Contenuto su un piano più filosofico (o, almeno, avrei voluto parlarne; poi sono spesso andata fuori tema... Per questo mi appoggio a Durden che ho capito pensare la stessa cosa e comunicarla decisamente meglio di me). Rispetto a ciò che dice Sinda sulle scopate da potere raccontare a un'amica... Anche quando all'amica si racconta una "scopata", si racconta molto di più di "quella" scopata... Se è una vera amica, questa capisce che si parla di "una scopata" perchè non c'è bisogno di spiegare tutti i non detti e ciò che c'è dietro quella apparente così materiale e superficiale "scopata"... E in ogni caso, anche a me piace un po' di pancia in un uomo... Rispetto al discorso su Forma, Apparenza, Fenomeno ero parita bene, poi mi sono persa perchè le mie rabbiose ruminazioni sui miei recenti eventi di vita mi hanno portata fuori argomento e... fuori di testa! Il cinismo, come spesso ho scritto, è uno dei miei tipici meccanismi di difesa... Buona serata ragazzi. Bacio.
  6. Sinda 14 settembre 2007 ore 23:30
    spesso le nostre argomentazioni, che vorrebbero avere la presunzione di essere assolute e astratte (parlo per me soprattutto), non possono (e sarebbe inumano se fosse il contrario) prescindere dalla contingenza. Lo conosco quel cinismo Chiara, e l'ho vissuto e non lo sto dicendo "dall'alto della mia esperienza" che è miserrima, ma da un momento della mia vita differente, una fase che mi permette, se ciò è possibile, di vedere l'altro con un po' più di generosità, di vedere il mondo ed i suoi capricci con uno spirito un po' più relativistico. Ti auguro sinceramente di superarlo, quel cinismo, che non è la salvezza dall'ipocrisia, anzi, ti dirò, non salva proprio da nulla. Scusa il tono da predicozzo, non è da me, ma le tue parole suonano così rassegnate:-)
  7. Ack13 15 settembre 2007 ore 00:31
    Fammi capire. Tu dici che se io decido, per esempio, di comprare una macchina che in realtà non potrei permettermi, perchè mi sento più figo e più sicuro con quella macchina quando entro nel posto da fighetti dove lavoro, in realtà quello che la gente attorno a me percepisce è... che io vorrei essere ricco e figo e invece sono insicuro? Vuoi farmi ridere? Questo è quello che comunichi ai pochi che sono in grado di guardare attraverso la tua forma... di leggere tra le righe... ma se sentissi che la forma che assumo andando in giro con quella macchina è l'immagine di un insicuro, la venderei.
  8. individuo 10 febbraio 2008 ore 14:50
    Già. Forse per questo non sono stressato ma solo nel caos.

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