Clementina era una bambina grassa. La sua grassezza non era così pronunciata, ma abbastanza da diventare un problema per i continui scherzi dei suoi compagni. Il punto è che le piaceva troppo mangiare. Quando addentava un panino al salame uno squotimento interiore la faceva fremere con gli occhi socchiusi, il profumo della carne alla brace le richiamava gesti di antichi ed epici eroi, una torta di mele con gelatina di frutta la precipitava nel turbine della natura primaverile. Per questo perse qualcosa quando decise, a dieci anni, di dimagrire.Mentina era una ragazzina magra e carina, con occhi vispi e una spolverata di lentiggini sul naso, che si facevano più chiare man mano che si distribuivano sulle guance. Era curiosa della gente, e con quella abnegazione che si riesce ad avere solo a quattordici anni, credeva in verità assolute e meravigliose. La bontà nel cuore di tutti gli uomini, il sesso fatto solo con amore, Elvis Presley che in realtà se la spassava in un'isoletta del Pacifico, i Duran Duran che sapevano cantare. Poi conobbe Mario, che con l'inconsapevole egoismo dei suoi diciassette anni, le spezzo il cuore.
Tina a diciassette anni non credeva più già da tempo. I suoi genitori, il mondo degli adulti, i suoi compagni, erano per lei una confusa miscela di non capito ed odiato. Si sentiva come fosse sempre nel posto sbagliato, in casa, per strada, nel suo paese, in quella nazione, in questo mondo. E lei reagiva lanciandoglisi contro al mondo, ma puntando dritto contro la sua autodistruzione. Droga alcool e tristezza. Ricordi confusi di cose importanti inquinati da risolini di stupido intorpidimento e calde lacrime senza motivo. Tina perse molto in quegli anni. Perse la sua prima volta, per esempio, annegata in immagini sfocate di un posto squallido, odore di muffa, e un lieve dolore al bassoventre. Perse però soprattutto il coraggio, perché Tina riuscì a tirarsi fuori solo perché ad un certo punto ebbe paura. La folle e terribile paura di non avere alcun futuro a diciotto anni.
Na' è una giovane donna in gamba. Ha sposato Giovanni ed hanno due bei bambini e una bella casa in provincia. Tirano avanti senza che i problemi siano troppi e senza che siano troppo pochi. Una vita normale insomma, di quelle che da fuori potrebbero passare anche per banali, ma che appena ti viene voglia di andarle a guardare da vicino, scopri che potrebbero persino nascondere una parvenza di felicità.
Lo so bene perché io sono Giovanni, e credo di poter dire di essere felice, per quanto felice possa essere un uomo. Forse solo una cosa mi manca davvero. Non riesco ad essere davvero fedele. Lei è perfetta, per carità, e io l'amo però... ecco... credo di essere innamorato anche di Tina, il suo coraggio disperato mi commuove. E forse anche di Mentina e della sua fiducia assoluta. Perfino della piccola Clementina e della sua voglia di mangiare succulente bistecche. Già, le ho conosciute solo attraverso ricordi ormai distaccati, recisi... ma Dio, come vorrei che fossero ancora qui.
















