Il dottor Wasy Sadorhappy fu eminente studioso di neurologia, filosofia e semiotica all'università di Harvard. Scomparve dalla scena accademica nel 1996 dopo aver cominciato a diffondere la sua "Teoria della castrazione tristemica". Segue il racconto della sua ultima conferenza-lezione tenuta peraltro in un piccolo paese del centro Italia. Conferenza a cui ho avuto la fortuna di partecipare.***
E' un cinema di periferia, e lui si presenta come il classico scienziato pazzo. Sguardo allucinato e sorridente e capelli che provano a fuggire da tutte le parti trattenuti a fatica dal cuoio capelluto. Mi sorprende che parli un italiano fluente appena segnato da un minimo accento anglosassone.
- Bene miei cari signori. Oggi vi parlerò di una cosa che da sempre gli uomini inseguono e desiderano, da sempre purtroppo quasi inevitabilmente senza successo - fa una lunga pausa da oratore esperto, poi riprende lentamente, sillabando - Fe...li...ci...tà.
Ha un riflettore puntato addosso, ma non è di quelli accecanti. Sembra a suo agio sotto la luce.
- Vedete, l'impossibilità di raggiungere la felicità è il più caratterizzante patrimonio genetico della razza umana. Quello scimmione dotato di appena un barlume di intelligenza non avrebbe mai potuto immaginare che proprio da quel giorno, quello sfortunato giorno in cui si ritrovò infelice e insoddisfatto, sarebbe cominciata una inesorabile scalata evolutiva che l'avrebbe portato, attraverso i millenni, ad essere quello che siamo noi oggi.
Beve un sorso d'acqua da un bicchiere di vetro.
- Ogni passo che l'uomo ha fatto in avanti. Ogni salto evolutivo, ogni guerra vinta, tutte le grandi scoperte, le opere d'arte... hanno sempre avuto sullo sfondo un'unica umana costante: l'insoddisfazione.
- Molte filosofie nel corso della storia hanno intuito che l'assenza di felicità non dipende in realtà da quello che l'uomo riesce ad ottenere, ma dalla sua incapacità di accontentarsi di quanto ha ottenuto. Pensate che il detto "Chi si accontenta gode" esiste in praticamente tutte le culture del mondo, anche quelle più primitive.
- Io vi dico che se l'uomo nell'antichità avesse capito a fondo questa questione e l'avesse fatta sua, probabilmente ci saremmo fermati all'età del bronzo.
Sorride adesso guardando la platea.
- Oggi a mio parere l'uomo si è evoluto abbastanza... non ho quindi remore a parlarvi della pillola della felicità, o meglio della castrazione tristemica.
Lui sorride ancora e adesso la platea è molto interessata, anche se il termine "castrazione" sembra turbare più d'uno. Prende dal taschino una scatolina e ne estrae una compressa rossa.
- Vedete, questa pillola, semplicemente, rende futili tutti i desideri, attutisce tutti i sentimenti di insoddisfazione. Chi la prende perde quasi ogni stimolo a migliorare la propria condizione. Si accontenta di quello che ha. Donna non molto bella? Va bene. Lavoro poco gratificante? Ok.
Guarda la gente perplessa.
- Sapete qual'è la cosa incredibile? Nessuno ad oggi ha voluto prenderla. Nessuno ha voluto la felicità assoluta. Provate a immaginare... tutto quello che avete vi sembrerà tutto ciò che potreste desiderare. Forse era questa la mela che Adamo decise di assaggiare sfidando il suo Dio. Qualcuno di voi la vuole? La offro gratuitamente.
Nessuno dei presenti si azzarda a prenderla. Lui, sempre sorridendo si gira sui tacchi e sparisce nel buio dietro le quinte.
***
Da allora non se ne è più sentito parlare. Restano molti dubbi e discussioni aperte sul fatto che la castrazione tristemica fosse una realtà o l'invenzione di un genio burlone.
A me ad essere sincero non interessa molto. Mi chiedo invece di tanto in tanto, e mi piacerebbe chiederlo a lui, se davvero la felicità è solo ed esclusivamente ciò che non abbiamo.
















