Come ormai costume, anche quest'anno c'è stata la supermegafesta di Natale. E' l'evento più atteso dell'anno. Perfino i peggiori assenteisti e fancazzisti interrompono la loro mutua per parteciparvi. La riprendono subito dopo perché dopo la festa si ammalano di saudade come per le crociere Costa.
Io, Gino e Mino non stavamo nella pelle. Abbiamo cominciato i preparativi il 2 maggio. Il primo grosso ostacolo è l'ingresso dove, proprio davanti alla sontuosa entrata, ogni anno sono posizionate sei guardie giurate. Giurate anche perché esaminano tutti gli invitati giudicando eleganza e aspetto fisico in generale. Bollino blu, figo. Bollino verde, adeguato ma sfigato. Bollino rosso non ho ben capito, ma se te lo affibbiano devi dare una mano ai camerieri (tutti belli ed eleganti).
La festa cominciava alle 19:30. Alle 23 eravamo ancora tutti negli uffici per non essere i primi ad entrare. I primi infatti, non solo sono decisamente poco chic, ma trovano le guardie giurate ancora sobrie, quindi severissime e integerrime nel loro dispensare bollini e condanne.
Gino ci fa da consulente d'immagine. Lui è un narcisista appena mancato (gli manca la bellezza) ed è sempre elegantissimo e trandy. A me aveva suggerito giacca di paillettes argentate, camicia e pantaloni neri, cravatta rosa. L'ho mandato a cagare mettendo il mio solito abito blu. Sono riuscito a strappare un bollino verde solo perché Gino fa il consulente di immagine anche per le guardie all'ingresso.
Superato il primo ostacolo, ci attendeva la lotta al guardaroba. Nessun colpo è escluso. Bisogna farsi largo a gomitate nei denti facendo attenzione a non colpire i dirigenti, per raggiungere il banco dove sgarbatissimi addetti prendono cappotti e soprabiti, ombrelli e pellicce, per poi ammucchiarli in un angolo con malagrazia. La probabilità di ritrovare il proprio cappotto è infinetesimale, ma almeno si è sicuri di ottenere qualcosa per coprirsi quando si torna a casa. Io due anni fa ho dovuto accontentarmi di una stola di visone, rivelatasi anche falsa quando ho provato a venderla il giorno dopo. Ad ogni modo quest'anno ci siamo organizzati. Con Gino e Mino, facendo la tartaruga con le ventiquattrore, siamo arrivati al banco in soli 45 minuti. Unico vero ostacolo, una pensionanda con una finta pelliccia di volpe che ringhiava e mordeva i vicini. Mino (il più prestante) con una rotazione del busto ed una finta di corpo, ha fatto saltare i canini alla volpe e la dentiera alla vecchia signora guadagnando l'agognato bancone.
A mezzanotte eravamo finalmente dentro. Avevamo perso gli emozionanti discorsi del managament ma eravamo in tempo per ascoltare i risultati della lotteria aziendale, presentati dal famoso showman Grande Rotondo. Primo premio, come da trent'anni a questa parte, una meravigliosa Simca 1000 azzurra del 1976. Eravamo Tutti con il fiato sospeso, ma ancora una volta ha vinto tale John Doe, in trasferta perenne a New York. Le ha vinte tutte dal '77 ad oggi. Qualche maligno insinua che in realtà sia solo un personaggio fittizio e che non ci sia nessuna vera Simca da regalare. Io sono sicuro che non sia così. La targa è diversa tutti gli anni.
Subito dopo abbiamo annegato la delusione nel gioco più in voga alla festa, "highlander sotto spirito". In gruppo, dopo aver trangugiato un doppio Negroni, si prende a seguire una qualche gnocca con il bollino blu. Appena lei si ferma spazientita o lusingata (dipende dai bollini degli inseguitori), ci si inizia a picchiare finché non ne resta uno solo. Unico premio del vincitore (se non è dirigente) un sorriso, ma tanta soddisfazione.
La botta finale ce l'ha data il mitico Pino Grigio. Dirigente marketing, seleziona le sue stagiste con criteri che definire estetici sarebbe un eufemismo. Ha una vera e propria scuderia di fighe da mozzare il fiato, perdipiù precarie e quindi adoranti. Era nel suo splendido abito scuro, così abbronzato da sembrare un cerino. E sorrideva, di un sorriso così persistente da far pensare alla paresi. Qualcuno dice che il suo sorriso sia dovuto all'autocompiacimento nel mostrare lo stuolo di bollini blu, ma in realtà pare che sia costretto. Sorrideva infatti durante la prima lampada di diciotto ore fatta dopo l'estate, il che gli provoca la comparsa di lunghe strisce bianche da Sioux appena torna serio.
La festa è finita come ogni anno. Tanto alcool da non ricordare di essere passato dal guardaroba (non ho ancora capito bene che tipo di soprabito ho ereditato questa volta), e la genuina felice consapevolezza di lavorare per una grande, grande azienda.
















