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Gianni e gli amori distratti

Ack13 08 gennaio 2009 ore 13:57
L'altra sera, in giro nella mia piccola vecchia città, tra luminarie e musica di zampogna che accompagnano i trasferimenti da un locale nuovo e consueto ad un altro, ho incontrato Gianni. Non lo vedevo da molto anche se un tempo era stato il mio migliore amico. A separarci nessuna lite, nessuna incomprensione, solo strade diverse e un po' di incapacità nel mantenere i rapporti.

Non è mai stato un bello ma sicuramente era un tipo particolare, ricordo che con le donne aveva un discreto successo. In realtà a volte mi chiedevo anche come facesse, visto che spesso tra la gente era taciturno e schivo. Amava dire che parlava quando ce n'era bisogno, ma in realtà sembrava incapace di intrattenere una sana conversazione sul niente solo per il piacere della compagnia. Sembrava avere bisogno di continui stimoli, pena la noia, e dentro ardeva di questa sua incessante ricerca. Gianni pensava, rifletteva, giocava con idee e parole con un gusto tutto suo, e di quei pensieri, spesso aggrovigliati su se stessi con grande maestria, amava discutere con chi gli era vicino. Ricordo di lunghe sere d'estate passate a parlare della natura umana e della politica che non poteva funzionare, e delle donne che non si riuscivano a capire, e di quanto questo rappresentasse la nostra fortuna.

Non l'ho trovato troppo cambiato. Leggermente appesantito e con qualche capello in meno, ma sempre lui. Tra una birra e un "cosa fai adesso" siamo tornati a chiacchierare come ai vecchi tempi, e si è mostrato lo stesso anche da quel punto di vista. Tuttavia la solita luce di viva intelligenza che gli brillava negli occhi era un po' cambiata. Ogni tanto sembrava distratto da qualcosa e lo sguardo era fin troppo intenso, quasi allucinato. Ovviamente siamo finiti a parlare del tema che era spesso al centro delle nostre giovanili elucubrazioni.

Già... l'amore, campione di originalità, era l'argomento più ricorrente anche nei nostri discorsi. Non si parlava però della donna perduta o da prendere, di passioni brucianti e delle cocenti delusioni che come tutti i giovani vivevamo anche noi. Lui aveva la convinzione quasi naturalistica che fossimo condannati a cercare qualcuno, a creare un sistema di affetti, e la cosa lo turbava perché non era in grado di mantenere un qualsivoglia rapporto. Si appassionava davvero alle sue donne, le capiva, empatizzava con loro, entrava nel loro mondo e a volte lo sconvolgeva anche, ma poi quella stessa ricerca di stimoli nuovi, quella stessa noia che lo rendeva silenzioso tra la gente, finiva per portarlo lontano. Ricordo che ad un certo punto aveva tirato fuori una delle sue suggestive teorie... i sentimenti duraturi sono musica in sordina rispetto al rumore assordante delle emozioni forti ed effimere con cui cominciano i rapporti, per sentirli davvero serve silenzio. Ovviamente quel silenzio era proprio lo stesso da cui fuggiva.

L'altra sera mi ha detto di aver raggiunto una svolta. Lo ha fatto in modo un po' troppo eccitato, mi metteva quasi a disagio trovarmi con i suoi occhi puntati addosso. Mi ha detto che la storia dei sentimenti forti e deboli in realtà era buona per pseudo santoni new age. Aveva capito che quelle emozioni forti non gli impedivano affatto di sentire quello che c'era dietro, e che le sue fughe non erano dovute al silenzio che seguiva il loro estinguersi. In realtà, mi ha spiegato, le emozioni forti semplicemente lo distraevano. L'ho guardato interrogativo e dovevo avere un'aria piuttosto stranita perché si è affrettato a spiegarsi meglio.
Le emozioni, ha continuato, non possono essere osservate. Guardarle ed analizzarle le attutisce, le spegne. Chiedersi se si sta bene o se si sta amando è la morte dell'amore. Il vero ruolo delle emozioni forti è distogliere l'attenzione dal sentimento delicato che sta nascendo sotto, sottrarlo alla voracità del raziocinio. Gli ho chiesto  scherzando se allora alla fine era semplicemente vero che si facesse troppe pippe come tutti gli amici gli dicevano, e lui ha annuito serio con lo sguardo lontano, perso in chissà quali ricordi.
Poi si è ripreso e, di nuovo eccitato, ha cominciato a parlarmi di come ha risolto il problema. Mi ha mostrato uno strano rigonfiamento dietro l'orecchio dicendomi che si trattava di un nuovissimo tipo di neurostimolatore. Tutte le volte che il suo livello emotivo è troppo basso, lo strano marchingegno inizia a ripetergli nella testa, in ordine rigorosamente casuale, aforismi vari, koan giapponesi, barzellette sconce, e preghiere prese direttamente da Radio Maria. Questo gli impedisce di pensare e analizzare quello che prova. Tarato in modo diverso, il sistema pare si sia dimostrato molto utile anche nel trattamento delle sindromi depressive.

Fuori dal locale mi ha confidato che ama la stessa donna da quasi dieci anni ed è felice, anche se l'oggetto ha qualche effetto collaterale. Roba da poco, qualche terribile incubo e, raramente, allucinazioni. Mi ha salutato dicendo che sperava che il nostro incontro fosse stato reale e non il frutto della sua mente, poi è sparito nella notte con il suo amore distratto, lasciando me lì con il dubbio che si fosse trattato solo di un ricordo ritornato a rendermi omaggio e mettermi in guardia...

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L'altra sera, in giro nella mia piccola vecchia città, tra luminarie e musica di zampogna che accompagnano i trasferimenti da un locale nuovo e consueto ad un altro, ho incontrato Gianni. Non lo vedevo da molto anche se un tempo era stato il mio migliore amico. A separarci nessuna lite, nessuna...
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08/01/2009 13:57:59
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