Guido Lapri era un uomo sulla sessantina abbondante. Sua moglie l'aveva lasciato da oltre vent'anni e non si era mai risposato. Era conosciuto nel quartiere come Guido la Prinz. Perchè di Guido si potevano dire molte cose. Che non gli si rizzava più per esempio, o che non sapeva ballare la mazurca saltata peruviana, ma nessuno, e ribadisco nessuno, poteva dire che Guido non guidasse la sua NSU Prinz rossa del 1959.La sua Prinz era più di un macchina per Guido. Era la moglie che non c'era più, la moto che non aveva mai avuto, il frullatore che non riusciva a far andare perché aveva la sicura anti-bambino, la nonna sorda come una campana che gli dava le caramelle Pip anche quando aveva quarant'anni, e prima di dargliele le teneva in tasca a fermentare così a lungo che doveva mangiarle con tutta la carta.
Gli amici della bocciofila, dove puntualmente Guido si recava con la sua Prinz, avevano tentato di tutto.
- Olà Guido, te dovresti deciderti a sposare la Giulia - diceva Antonio Chernobyl, grande fumatore di toscani a basso costo e alta radioattività. La Giulia era una cicciona che nonostante il colesterolo a tremila e la pressione a trecento aveva già seppellito tre mariti. Mangiava per quattro e aveva due tette che le usava come piano d'appoggio per piegare gli strofinacci.
- Lo sai, a me mi basta la mia Prinz.
- E shcusha Guido, ci scei poi andato al cine con quella topa della Sciara?
- Girolamo, la Sara è morta nel '78 - gli ricordava allora Guido tutti i venerdì, quando chissà come mai Girolamo la Carica, così chiamato per le leggende metropolitane che lo volevano aver superato i centouno anni, credeva di essere ancora nel 1973. In realtà Girolamo aveva superato solo cinquattotto anni e cinquantaquattro tumori, ma nessuno lo sapeva.
C'era però una donna che era riuscita ad avvicinarsi a Guido un pochino più delle altre. La Ines, una signora timida e discreta di cinquantaquattro anni che non si era mai sposata. Ines era così timida che non parlava mai. Con gli occhi bassi e frequenti rossori di gote, accompagnava spesso Guido nei suoi pellegrinaggi in varie manifestazioni di auto d'epoca. Ines riusciva a stargli accanto perché grazie al suo istinto femminile aveva fatto l'unica cosa da fare. Non si era messa tra lui e la Prinz.
- Sai, mi ricordo nell'84 quando forammo sotto quell'acquazzone terribile e alla Prinz le si bagnarono tutti i sedili.
Ines sorrideva arrossendo.
- Perché vedi, il bello di una macchina è che non ti tradisce mai, non va via. La macchina è più fedele di un cane. La mia Prinz è anche più intelligente però.
Ines sorrideva senza arrossire.
- Ma ti ho raccontato di quando facemmo duemila chilometri senza nemmeno una sosta?
Ines sorrideva e arrossiva.
Insomma Guido parlava e Ines lampeggiava. Sembrava una coppia perfetta.
Come tutte le situazioni idilliache però, anche questa era destinata a sottostare alle beffe del fato. Una mattina Guido, recatosi nel garage dove affettuosamente lasciava riposare la sua Priz, con orrore e principio di infarto, scoprì che la sua macchina era sparita. Nessun segno di effrazione, nessuna violenza. Semplicemente la macchina non c'era più. Il cuore gli si fermò per dodici secondi che gli sembrarono dodici minuti davanti al terribile vuoto. Il primo battito gli esplose in testa come una granata, e con esso esplose il suo urlo d'angoscia.
Guido denunciò il furto alla polizia, ai carabinieri, alla guardia di finanza, ai vigili urbani, agli alpini, alle giovani marmotte e all'associazione ex-combattenti della prima guerra mondiale, formata al momento da un unico nostalgico vecchietto ultracentenario (questo per davvero) e paraplegico, che nascondeva sempre una granata sotto la copertina che portava sulle gambe.
Niente.
E allora Guido assoldò, nell'ordine, un investigatore privato, una coppia gay di ex-marines che aveva combattuto nella prima guerra del golfo, un ex berretto verde della provincia di Pesaro che non parlava una parola di inglese, e una associazione di prostitute investigatrici che raccoglievano informazioni elargendo i propri favori e, nel caso, minacciando coitus interruptus.
Niente.
Il vuoto creato dalla sua Prinz tuttavia, spinse Guido a frequentare in modo più assiduo Ines, anche perchè lui adesso era appiedato e si rifiutava di guidare una qualunque altra macchina. Lei gli faceva praticamente da autista con la sua piccola fiat seicento del 2002, e nel frattempo ascoltava la sua nostalgia.
Un giorno mentre i due si recavano in un centro commerciale appena fuori città, Guido colse un bagliore rosso in un vicino campo.
- Frena!! - urlò alla spaventata Ines che in tutta risposta inchiodò arrossendo. Lui urtò con forza la testa sul parabrezza, ma come se nulla fosse scese e corse verso l'entrata dello sfasciacarrozze.
- Mi scusi - disse all'omino all'ingresso - ma credo che quella Prinz mi sia stata rubata.
- Ah, la vecchia Prinz - rispose serafico lui causando un moto di fastidio in Guido. Ma come si permetteva di chiamare "vecchia" il suo gioiello?
- Me la sono ritrovata qui un giorno. Non so chi l'abbia portata.
Guido fu colto da un terribile sospetto.
- Le spiace se le dò un'occhiata?
- Faccia, faccia.
Si avvicinò. Era proprio lei. Montò e mise le mani sul volante, in silenzio.
- Mi spiace Guido - disse la Prinz.
- Come hai potuto? - domandò lui con le lacrime agli occhi.
- Ero stanca di te. Sei vecchio ormai, capisci? E qui mi piaceva. Ormai la mia vita è qui.
Guido uscì dall'abitacolo con la morte nel cuore e si incamminò piano verso l'uscita. Ines era sull'uscio ad attenderlo, paziente e discreta come sempre.
Camminando però, qualcosa attirò la sua attenzione. Si fermò in contemplazione per dieci minuti buoni mentre tutto, attorno, sembrava fermo ad aspettarlo, poi urlò verso l'omino.
- Quanto vuole per questa stupenda Simca 1000?
















