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Guido La Prinz

Ack13 31 gennaio 2008 ore 11:48
Guido Lapri era un uomo sulla sessantina abbondante. Sua moglie l'aveva lasciato da oltre vent'anni e non si era mai risposato. Era conosciuto nel quartiere come Guido la Prinz. Perchè di Guido si potevano dire molte cose. Che non gli si rizzava più per esempio, o che non sapeva ballare la mazurca saltata peruviana, ma nessuno, e ribadisco nessuno, poteva dire che Guido non guidasse la sua NSU Prinz rossa del 1959.
La sua Prinz era più di un macchina per Guido. Era la moglie che non c'era più, la moto che non aveva mai avuto, il frullatore che non riusciva a far andare perché aveva la sicura anti-bambino, la nonna sorda come una campana che gli dava le caramelle Pip anche quando aveva quarant'anni, e prima di dargliele le teneva in tasca a fermentare così a lungo che doveva mangiarle con tutta la carta.
Gli amici della bocciofila, dove puntualmente Guido si recava con la sua Prinz, avevano tentato di tutto.
- Olà Guido, te dovresti deciderti a sposare la Giulia - diceva Antonio Chernobyl, grande fumatore di toscani a basso costo e alta radioattività. La Giulia era una cicciona che nonostante il colesterolo a tremila e la pressione a trecento aveva già seppellito tre mariti. Mangiava per quattro e aveva due tette che le usava come piano d'appoggio per piegare gli strofinacci.
- Lo sai, a me mi basta la mia Prinz.
- E shcusha Guido, ci scei poi andato al cine con quella topa della Sciara?
- Girolamo, la Sara è morta nel '78 - gli ricordava allora Guido tutti i venerdì, quando chissà come mai Girolamo la Carica, così chiamato per le leggende metropolitane che lo volevano aver superato i centouno anni, credeva di essere ancora nel 1973. In realtà Girolamo aveva superato solo cinquattotto anni e cinquantaquattro tumori, ma nessuno lo sapeva.
C'era però una donna che era riuscita ad avvicinarsi a Guido un pochino più delle altre. La Ines, una signora timida e discreta di cinquantaquattro anni che non si era mai sposata. Ines era così timida che non parlava mai. Con gli occhi bassi e frequenti rossori di gote, accompagnava spesso Guido nei suoi pellegrinaggi in varie manifestazioni di auto d'epoca. Ines riusciva a stargli accanto perché grazie al suo istinto femminile aveva fatto l'unica cosa da fare. Non si era messa tra lui e la Prinz.
- Sai, mi ricordo nell'84 quando forammo sotto quell'acquazzone terribile e alla Prinz le si bagnarono tutti i sedili.
Ines sorrideva arrossendo.
- Perché vedi, il bello di una macchina è che non ti tradisce mai, non va via. La macchina è più fedele di un cane. La mia Prinz è anche più intelligente però.
Ines sorrideva senza arrossire.
- Ma ti ho raccontato di quando facemmo duemila chilometri senza nemmeno una sosta?
Ines sorrideva e arrossiva.
Insomma Guido parlava e Ines lampeggiava. Sembrava una coppia perfetta.

Come tutte le situazioni idilliache però, anche questa era destinata a sottostare alle beffe del fato. Una mattina Guido, recatosi nel garage dove affettuosamente lasciava riposare la sua Priz, con orrore e principio di infarto, scoprì che la sua macchina era sparita. Nessun segno di effrazione, nessuna violenza. Semplicemente la macchina non c'era più. Il cuore gli si fermò per dodici secondi che gli sembrarono dodici minuti davanti al terribile vuoto. Il primo battito gli esplose in testa come una granata, e con esso esplose il suo urlo d'angoscia.
Guido denunciò il furto alla polizia, ai carabinieri, alla guardia di finanza, ai vigili urbani, agli alpini, alle giovani marmotte e all'associazione ex-combattenti della prima guerra mondiale, formata al momento da un unico nostalgico vecchietto ultracentenario (questo per davvero) e paraplegico, che nascondeva sempre una granata sotto la copertina che portava sulle gambe.
Niente.
E allora Guido assoldò, nell'ordine, un investigatore privato, una coppia gay di ex-marines che aveva combattuto nella prima guerra del golfo, un ex berretto verde della provincia di Pesaro che non parlava una parola di inglese, e una associazione di prostitute investigatrici che raccoglievano informazioni elargendo i propri favori e, nel caso, minacciando coitus interruptus.
Niente.

Il vuoto creato dalla sua Prinz tuttavia, spinse Guido a frequentare in modo più assiduo Ines, anche perchè lui adesso era appiedato e si rifiutava di guidare una qualunque altra macchina. Lei gli faceva praticamente da autista con la sua piccola fiat seicento del 2002, e nel frattempo ascoltava la sua nostalgia.
Un giorno mentre i due si recavano in un centro commerciale appena fuori città, Guido colse un bagliore rosso in un vicino campo.
- Frena!! - urlò alla spaventata Ines che in tutta risposta inchiodò arrossendo. Lui urtò con forza la testa sul parabrezza, ma come se nulla fosse scese e corse verso l'entrata dello sfasciacarrozze.
- Mi scusi - disse all'omino all'ingresso - ma credo che quella Prinz mi sia stata rubata.
- Ah, la vecchia Prinz - rispose serafico lui causando un moto di fastidio in Guido. Ma come si permetteva di chiamare "vecchia" il suo gioiello?
- Me la sono ritrovata qui un giorno. Non so chi l'abbia portata.
Guido fu colto da un terribile sospetto.
- Le spiace se le dò un'occhiata?
- Faccia, faccia.
Si avvicinò. Era proprio lei. Montò e mise le mani sul volante, in silenzio.
- Mi spiace Guido - disse la Prinz.
- Come hai potuto? - domandò lui con le lacrime agli occhi.
- Ero stanca di te. Sei vecchio ormai, capisci? E qui mi piaceva. Ormai la mia vita è qui.
Guido uscì dall'abitacolo con la morte nel cuore e si incamminò piano verso l'uscita. Ines era sull'uscio ad attenderlo, paziente e discreta come sempre.
Camminando però, qualcosa attirò la sua attenzione. Si fermò in contemplazione per dieci minuti buoni mentre tutto, attorno, sembrava fermo ad aspettarlo, poi urlò verso l'omino.
- Quanto vuole per questa stupenda Simca 1000?
8746964
Guido Lapri era un uomo sulla sessantina abbondante. Sua moglie l'aveva lasciato da oltre vent'anni e non si era mai risposato. Era conosciuto nel quartiere come Guido la Prinz. Perchè di Guido si potevano dire molte cose. Che non gli si rizzava più per esempio, o che non sapeva ballare la mazurca...
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31/01/2008 11:48:59
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Commenti

  1. Calicanto 31 gennaio 2008 ore 12:23
    ...spett...ora non ho tempo e voglio leggermelo con calma.... intanto..... un urletto divertito....:-)
  2. Ack13 31 gennaio 2008 ore 12:29
    :-)))
  3. vorreisolamente 31 gennaio 2008 ore 12:32
    Il gioiello più prezioso, quello che mai, come nessun’altra nella vita, gli aveva regalato la sua maggior certezza: le cose pensano ed hanno un’anima. E fu così che riprese il suo percorso solitario insieme alla Prinz, trascurando la seppur paziente e discreta Ines che, suo malgrado, rinunciò per sempre a lui. Ma il tempo, inesorabile condanna, come la goccia che batte ritmica sulla roccia, gli fece incontrare Mene, morbida sinuosa affascinante indiscreta ed intrigantemente arrogante e presuntuosa, si Mene Vanto: se ne innamorò perdutamente e non poteva essere altrimenti. Lei, come il tempo, era lì e lo torturava amorevolmente con frasi incandescenti, proprio come il tempo che passa, come la goccia che batte ritmica sulla roccia. Andarono a vivere insieme nel quartiere di quel borgo solitario posto ai confini della periferia ed ogni qualvolta uscivano insieme, vestiti a festa, ogni sabato, la gente del posto si fermava, si girava a guardare ed invidiosa, a pugni chiusi e denti stretti, sussurrava ciò che era disegnato nei suoi occhi lampeggianti: Guido la Prinz e Mene Vanto Scusa, questa infernale tastiera........mi sono lasciato prendere ignobilmente la mano, maledetta emicrania:-(
  4. Ack13 31 gennaio 2008 ore 12:37
    :hihi
  5. incoerence 31 gennaio 2008 ore 13:06
    io resto saldo e fermo sulla mia trabant a miscela due tempi della germania democratica, d'antan ! maledetti, hanno fatto cadere il muro sennò... incoerence
  6. cinghialoso 31 gennaio 2008 ore 13:16
    da 0 a 100 in 6 -8 giorni!ciao silvio
  7. mombasa 31 gennaio 2008 ore 13:36
    ...sapessi qui dentro quante persone ho riconosciuto, non ne hai idea;-) Ciao Luca:-))...a proposito, io non mi sento vecchia...lo sono:hihi
  8. Calicanto 31 gennaio 2008 ore 13:48
    eccomi qua. Ack... che dirti? Un pezzo degno del miglior Stefano Benni, quello del Bar dello sport... (sai che hai descritto benissimo l'atmosfera comico-decadente, quel miscuglio di riso e malinconia, che a me è venuta il mente la mitica Luisona? se hai letto il libro sai di chi (o meglio cosa) parlo..:hihi Grande, Ack. Ora mi guardo la Prinz per almeno un quarto d'ora...:hihi
  9. Ack13 31 gennaio 2008 ore 14:27
    che Benni da sempre in un modo o nell'altro mi influenza quando scrivo. :-)))
  10. ZucchettoMau 31 gennaio 2008 ore 15:05
    sembrava di leggere Benni. Davvero. :clap
  11. Ack13 31 gennaio 2008 ore 15:12
    Se fossi uno scrittore forse dovrei preoccuparmi della mia identità. Per fortuna invece gioco, e non ci posso fare niente... quando inizio a pensare a immagini "malincomiche" del recente nostro passato, la fantasia mi parte a razzo e senza controllo. :hihi
  12. Calicanto 31 gennaio 2008 ore 15:31
    l'Italietta (della nostra infanzia e attuale) si presta bene a storielle di questo tipo; quando si hanno capacità come le tue non resta che pescare nel cestone degli anni o fare la conta per scegliere...:hihi (c'è poco da ridere..:-( )
  13. Ack13 31 gennaio 2008 ore 16:05
    già... poco da ridere... davvero :-)
  14. ZucchettoMau 31 gennaio 2008 ore 16:32
    ci sto pensando da un po', toglimi 'sto dubbio: non è che tu SEI DAVVERO Benni?
  15. Ack13 31 gennaio 2008 ore 16:43
    In realtà sono solo Achille piè veloce :hihi:hihi:hihi
  16. Calicanto 31 gennaio 2008 ore 16:54
    ..la tua foto è fasulla, confessa, Stefano.. ormai ti abbiamo scoperto. Eri qua in incognito per una ricerca, chiamiamoli appunti per un tuo nuovo libro.. dal titolo simile a "quelli della chatta.it"...:-( (:hihi)
  17. Ack13 31 gennaio 2008 ore 17:11
    L'ho fatto poco perché mi sembra un po' da cannibale, e perché riconoscersi in caricature grottesche irrita da bestia anche quando è chiaro che l'unica verità sia nello spunto per iniziare a fantasticare, ma anche qui ci sarebbe un patrimonio mica da ridere. :hihi Come titolo... vediamo... una cosa tipo "Racconti realmente virtuali - fantasie da un mondo antico con mutande nuove". :hoho
  18. Calicanto 31 gennaio 2008 ore 18:06
    ...roba da mat...:hihi
  19. Matitarosa 31 gennaio 2008 ore 21:59
    la Simca, noooo... (ce l'aveva il mio papà. Color oro. Un trauma!!) Bellissimo il tuo brano . E leggerti è un vero piacere.. Buona serata! Matita
  20. vogliadiallegria 31 gennaio 2008 ore 22:40
    il mio primo anno delle superiori vedere una prinz portava sfiga,quindi come ne passava una davamo una pacca alla spalla a chi ci stava più vicino e gridavamo"Tua senza ritorno" ahahhah che scemi....baci patty
  21. casavianello 06 febbraio 2008 ore 13:27
    dai lo scherzo è bello finchè dura poco. Caro Stefano ti avevo detto che prima o poi ti avrebbero riconosciuto, non c'è nulla da fare, le bufgie hanno le gambe corte u tu non sei riuscito a fingere per troppo tempo. la vera natura, il prorpio essere prima o poi viene fuori. Adesso mettiamoci a lavoro (ti ricordi ti avre fatto da manager in quanto infiltrata?) e scopriamo tutte le carte di quelli di chatta! baci

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