Il rumoreggiare nella platea si cheta. E il misterioso speaker sorride. Ha un aspetto vagamente luciferino, magro e scuro, baffetti e pizzo puntuto, sopracciglia inclinate sull'ampia fronte un po' stempiata. Dietro il sorriso ammmaliante però, dietro l'intelligenza viva che sembra trasparire dal suo sguardo, gli occhi sono buoni.
- Questa sera vi presenterò quella che senza falsa modestia potrei definire l'invenzione del secolo...
Qualche risatina sommessa di scetticismo. Tutto come previsto. Attende che l'attenzione torni viva per riprendere.
- La cultura ha grande valore per gli uomini, ma da sempre ha un pericoloso rovescio della medaglia. Tutto ciò che incrementa la conoscenza è sempre anche perdita di innocenza. Tutto quello che allarga i nostri confini, allo stesso tempo li fortifica chiudendoci all'interno. E' molto più facile per chi non sa nulla restare stupito dalle novità. E' molto più facile aprirsi per chi ignora.
La platea ha un attimo di perplessità che lui prontamente assale.
- Un libro giusto al momento giusto... che meraviglia! Un'occasione di confronto, magari leggere di un'altra vita con con gli stessi problemi che angustiano noi. La dialettica tra il nostro pensiero e quello dell'autore.
Beve un sorso d'acqua senza fretta.
- Ma un libro può anche non essere quello giusto. Un giovane studente in crisi di identità religiosa che si ritrova a leggere gli scritti di un anziano scienziato ormai rifugiatosi nell'ateismo, oppure quelli di un vecchio santone che vive in isolamento sull'Himalaya, è possibile che non riesca a controbilanciare quanto letto con la propria esperienza. E' possibile che cada vittima di parole ben scritte da chi è su strade molto diverse dalle sue. Strade che potrebbe non scegliere mai.
I mormorii in sala aumentano, ma per il momento non cìè ancora motivo di allarmarsi.
- Pensateci un attimo... noi difendiamo i nostri bambini dalle idee che non sembrano pronti ad affrontare. E' davvero diverso per un'adolescente insicura, ma con una fiabesca fiducia nell'amore, imbattersi in ciò che di quello stesso amore è arrivato a pensare Schopenhauer dopo anni di riflessioni?
Il pubblico è sbigottito, ma sa che le domande arriveranno presto. Si affretta quindi alla conclusione.
- Il culnavigatore è la risposta, signori. Il culnavigatore è il punto di equilibrio tra l'apertura alla cultura e il rischio di precorrere i tempi e giungere a conclusioni non proprie.
Mostra con enfasi uno strano attrezzo simile a un elettrostimolatore tascabile. Lo tiene in mano come se fosse un cimelio prezioso.
- QUesto ogetto, signori, frutto di anni ed anni di strenue ricerche, contiene l'impronta emotiva di tutte le opere letterarie esistenti. Ma, soprattutto, il culnavigatore è in grado di raccogliere la vostra impronta emotiva, di confrontarla con quella dell'opera che vi apprestate a leggere, e quindi di consigliarvi sul leggerla subito o magari attendere qualche tempo.
Silenzio. Per un attimo spera che questa volta riuscirà a convincerli, ma poi lo vede alzarsi tra le ultime file. Il suo abito scuro impeccabile lo fa assomigliare ad uno degli uomini in nero di Martin Mystere.
- Ehm... - esordisce ad alta voce per attirare l'attenzione - posso chiederle se avete fatto dei test, e con quali tipologie di persone e di libri?
Maledizione, ci siamo.
- S... si, abbiamo testato il prodotto con persone di fasce culturali molto varie, e con testi vari sia per complessità che per tematica.
- Avrebbe voglia di dirmi, cortesemente, qual'è stato il libro più evoluto e sofisticato, quello con l'impronta emotiva più complessa, che un qualunque componente del campione dei vostri test è riuscito a meritare?
- I... io non parlerei di meritare ma... credo di ricordare... Siddharta di Hermann Hesse.
- Interessante - continua l'uomo in nero - e come era catalogato il Siddharta nella vostra classificazione emotiva?
- Beh... in realtà era un libro piuttosto semplice.
- Uhm... posso chiederle chi lo ha meritato?
- Ecco... c... come le ho detto, i... io non parlerei di meritare... ma è stato un tale Gino Biella, operaio metalmeccanico.
- Titolo di studio? - insiste l'altro, ed un un ghigno comincia ad affacciarsi sul suo viso.
- L... licenza elementare.
- C'era tra i partecipanti, se non vado errato, anche l'illustre professore Dico Iocosa, riconosciuto come massimo esperto mondiale di filosofia pseudoattuale, nonchè candidato due volte al nobel per la letteratura, vero?
- Già - dice lui ormai rassegnato.
- E saprebbe dirmi qual'è stato il più complesso libro che ha meritato?
- I tre porcellini - risponde lui ormai senza esitazione, appoggiandosi al tavolo posto sul palco.
A braccia conserte, con un sorriso rassegnato, guarda la platea svuotarsi tra borbottii di scandalizzata indignazione.
















