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Il culnavigatore

Ack13 28 gennaio 2008 ore 00:50
- Buonasera! Buonasera e benvenuti! Sono davvero felice di vedervi così numerosi.
Il rumoreggiare nella platea si cheta. E il misterioso speaker sorride. Ha un aspetto vagamente luciferino, magro e scuro, baffetti e pizzo puntuto, sopracciglia inclinate sull'ampia fronte un po' stempiata. Dietro il sorriso ammmaliante però, dietro l'intelligenza viva che sembra trasparire dal suo sguardo, gli occhi sono buoni.
- Questa sera vi presenterò quella che senza falsa modestia potrei definire l'invenzione del secolo...
Qualche risatina sommessa di scetticismo. Tutto come previsto. Attende che l'attenzione torni viva per riprendere.
- La cultura ha grande valore per gli uomini, ma da sempre ha un pericoloso rovescio della medaglia. Tutto ciò che incrementa la conoscenza è sempre anche perdita di innocenza. Tutto quello che allarga i nostri confini, allo stesso tempo li fortifica chiudendoci all'interno. E' molto più facile per chi non sa nulla restare stupito dalle novità. E' molto più facile aprirsi per chi ignora.
La platea ha un attimo di perplessità che lui prontamente assale.
- Un libro giusto al momento giusto... che meraviglia! Un'occasione di confronto, magari leggere di un'altra vita con con gli stessi problemi che angustiano noi. La dialettica tra il nostro pensiero e quello dell'autore.
Beve un sorso d'acqua senza fretta.
- Ma un libro può anche non essere quello giusto. Un giovane studente in crisi di identità religiosa che si ritrova a leggere gli scritti di un anziano scienziato ormai rifugiatosi nell'ateismo, oppure quelli di un vecchio santone che vive in isolamento sull'Himalaya, è possibile che non riesca a controbilanciare quanto letto con la propria esperienza. E' possibile che cada vittima di parole ben scritte da chi è su strade molto diverse dalle sue. Strade che potrebbe non scegliere mai.
I mormorii in sala aumentano, ma per il momento non cìè ancora motivo di allarmarsi.
- Pensateci un attimo... noi difendiamo i nostri bambini dalle idee che non sembrano pronti ad affrontare. E' davvero diverso per un'adolescente insicura, ma con una fiabesca fiducia nell'amore, imbattersi in ciò che di quello stesso amore è arrivato a pensare Schopenhauer dopo anni di riflessioni?
Il pubblico è sbigottito, ma sa che le domande arriveranno presto. Si affretta quindi alla conclusione.
- Il culnavigatore è la risposta, signori. Il culnavigatore è il punto di equilibrio tra l'apertura alla cultura e il rischio di precorrere i tempi e giungere a conclusioni non proprie.
Mostra con enfasi uno strano attrezzo simile a un elettrostimolatore tascabile. Lo tiene in mano come se fosse un cimelio prezioso.
- QUesto ogetto, signori, frutto di anni ed anni di strenue ricerche, contiene l'impronta emotiva di tutte le opere letterarie esistenti. Ma, soprattutto, il culnavigatore è in grado di raccogliere la vostra impronta emotiva, di confrontarla con quella dell'opera che vi apprestate a leggere, e quindi di consigliarvi sul leggerla subito o magari attendere qualche tempo.
Silenzio. Per un attimo spera che questa volta riuscirà a convincerli, ma poi lo vede alzarsi tra le ultime file. Il suo abito scuro impeccabile lo fa assomigliare ad uno degli uomini in nero di Martin Mystere.
- Ehm... - esordisce ad alta voce per attirare l'attenzione - posso chiederle se avete fatto dei test, e con quali tipologie di persone e di libri?
Maledizione, ci siamo.
- S... si, abbiamo testato il prodotto con persone di fasce culturali molto varie, e con testi vari sia per complessità che per tematica.
- Avrebbe voglia di dirmi, cortesemente, qual'è stato il libro più evoluto e sofisticato, quello con l'impronta emotiva più complessa, che un qualunque componente del campione dei vostri test è riuscito a meritare?
- I... io non parlerei di meritare ma... credo di ricordare... Siddharta di Hermann Hesse.
- Interessante - continua l'uomo in nero - e come era catalogato il Siddharta nella vostra classificazione emotiva?
- Beh... in realtà era un libro piuttosto semplice.
- Uhm... posso chiederle chi lo ha meritato?
- Ecco... c... come le ho detto, i... io non parlerei di meritare... ma è stato un tale Gino Biella, operaio metalmeccanico.
- Titolo di studio? - insiste l'altro, ed un un ghigno comincia ad affacciarsi sul suo viso.
- L... licenza elementare.
- C'era tra i partecipanti, se non vado errato, anche l'illustre professore Dico Iocosa, riconosciuto come massimo esperto mondiale di filosofia pseudoattuale, nonchè candidato due volte al nobel per la letteratura, vero?
- Già - dice lui ormai rassegnato.
- E saprebbe dirmi qual'è stato il più complesso libro che ha meritato?
- I tre porcellini - risponde lui ormai senza esitazione, appoggiandosi al tavolo posto sul palco.
A braccia conserte, con un sorriso rassegnato, guarda la platea svuotarsi tra borbottii di scandalizzata indignazione.
8728103
- Buonasera! Buonasera e benvenuti! Sono davvero felice di vedervi così numerosi.Il rumoreggiare nella platea si cheta. E il misterioso speaker sorride. Ha un aspetto vagamente luciferino, magro e scuro, baffetti e pizzo puntuto, sopracciglia inclinate sull'ampia fronte un po' stempiata. Dietro il...
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28/01/2008 00:50:59
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Commenti

  1. Calicanto 28 gennaio 2008 ore 09:15
    ..pensavo che il protagonista fosse Ignazio La Russa, ma poi è stato un particolare, "gli occhi buoni", a farmi ricredere.:-))) Stupendo l'accostamento sulla visione dell'amore della adolescente con Schopenhauer (dopo la cui lettura probabilmente si ritirerebbe in un convento senza nemmeno iniziare le pratiche iniziali); stupenda la trovata del culnavigatore che rileva l'impronta emotiva del lettore e dell'autore; stupendo l'accostamento dei due libri, con relative "categorie" alle due persone, con relativa estrazione socio-culturale. Insomma, una perla. Su cui riflettere. Come spesso (sempre) dai l'opportunità di fare attraverso i tuoi post.
  2. Ack13 28 gennaio 2008 ore 10:18
    Ti ringrazio, anche a nome di Larussa.
  3. Calicanto 28 gennaio 2008 ore 11:16
    ..si scrive tuttoattaccato? Se scopre il mio errore mi condanna all'ascolto della sua risata diabolica a vita.. speriamo non passi mai di qua.:-)))
  4. Ack13 28 gennaio 2008 ore 11:20
    non ne ho la più pallida idea :hihi
  5. Ack13 28 gennaio 2008 ore 11:24
    adesso l'idea ce l'ho (wikipedia). Il torto è dalla mia parte... quindi tranquilla, al massimo la sua risata la subirò io.
  6. Calicanto 28 gennaio 2008 ore 12:08
    sai che non ci avevo pensato? Il culnavigatore non è anche quell'aggeggio che si trova su auto cul, che hanno le persone cul che frequentano locali cul? e ovviamente ascoltano musica cul. (che dici, spengo il cervello? meglio eh?!:hihi .... sarà mica già spento eh? :ehm )
  7. Ack13 28 gennaio 2008 ore 12:18
    :hihi Spento sicuramente no... che poi tutti gli ingranaggi girino in perfetto ordine e silenziosa armonia, è un altro paio di maniche... per fortuna.
  8. vogliadiallegria 28 gennaio 2008 ore 12:22
    di esser riuscita x una volta a toccarti il cuore,e a volte vedi?...basta una canzone "Isillas de lentore" ti piace la traduzione del titolo in sardo? "gocce di rugiada" ti lascio un caro saluto Patty :flower
  9. mombasa 28 gennaio 2008 ore 12:30
    :-)))diciamo che anche "I tre porcellini" hanno il loro punto di forza, non sono mica da tutti...:hihi :ciao Luca:ok
  10. Jean.mg 28 gennaio 2008 ore 13:57
    suppongo che la perdita di quella che noi chiamiamo innocenza avvenga prima di tutto attraverso la vita, non attraverso lo studio della vita, attraverso la "cultura", i libri. "Tutto quello che allarga i nostri confini, allo stesso tempo li fortifica chiudendoci all’interno. E’ molto più facile per chi non sa nulla restare stupito dalle novità." Suppongo che lo studio possa invece aiutare non semplicemente ad allargare gli orizzonti ma a vedere alternative alle proprie esperienze spesso molto negative e che accoppano l'innocenza molto di più delle esperienze altrui sui testi. Che siano filosofiche, storiche, culturali. Sono le esperienze dirette con noi stessi, le persone care, amiche o conoscenti a farci perdere l'innocenza, è l'ambiente in cui viviamo, di cui facciamo esperienza. Non semplicemente il sapere attraverso una lettura e lo studio. Una lettura è sempre un'esperienza diretta di un'altra persona, un'idea, un racconto, un'emozione che vengano abbracciati più o meno con passione, trasporto, raziocinio, lucidità. L'innocenza di perde con la propria vita. Con il "sapere" della propria vita per esperienza diretta... sin da quando impariamo dalle nostre primissime esperienze da bambini. Ma per fortuna, ci sono persone che malgrado tantissime esperienze negative, sanno ancora stupirsi... anche di fronte ad un semplice alito di vento... non ha importanza quanta "cultura vissuta in primis" si abbia sulle spalle. La vita con i buoi malanni, morti e redenzioni concede anche questo. E' la vita a regalarcelo. L'esperienza al di là delle letture. I libri ci aiutano a tramandare i nostri "passi" da tempo immemore. I passi della vita di tutti noi. Condividerli spesso può aiutare a ritrovare l'innocenza perduta... Ma è sempre la nostra vita unita al suo divenire a donarci.... questo fardello o paio d'ali. Irrinunciabile.
  11. Ack13 28 gennaio 2008 ore 14:34
    Quello che dici è abbastanza condivisibile, anche se io nella mia esperienza di vita ho auto la fortuna di non avvertire la tragica perdita dell'innocenza, che sembra invece trasparire da quanto scrivi (magari sono ancora innocente !? :-)) ) Ad ogni modo questa storiella vuole solo insinuare qualche dubbio sul valore assoluto che spesso attribuiamo alla conoscenza, soprattutto quando diventa condivisa e codificata, quindi cultura. Io penso che quello che crediamo di conoscere bene rappresenti sempre anche un limite. Ho detto "anche" però, non "solo", sebbene il disimparare sia considerato fondamentale per l'elevazione spirituale in certe culture.
  12. Ack13 28 gennaio 2008 ore 14:34
    molto bello
  13. Jean.mg 28 gennaio 2008 ore 15:35
    ... sai chi mi fai venire in mente? dio che si rivolge ad adamo ed eva nel vecchio testamento. Primo libro. La Genesi...... "uè ragazzi state lontani dall'albero dell mele. Ma sì quello del bene e del male! Quello là in mezzo. Metteteci le mani e vi caccio di casa!".... Beata ignoranza no? Iddio ci voleva così beati e saltellanti, completamente inconsapevoli e ignari. Beati nel non sapere nulla. Dei gran bei robot sorridenti e sottomessi alla sua volontà. Quella del non sapere. Proteggere TROPPO (e sottolineo TROPPO) i nostri figli... da esperienza e conoscenza fa male ai figli. Hanno il diritto di sbucciarsi le ginocchia. Hanno il diritto di fare le loro esperienze senza il nostro fiato sul collo, ansioso e ansiogeno e iperprotettivo (addirittura fino a venti e venticinque addirittura trent'anni considerandoli deficienti e non esseri pensanti con una loro identità), una ragazza o ragazzo in balia del dogma e delle sue altisonanti e comprovate bugie dovrebbero confrontarsi con l'agnostico per avere una visione diversa e un confronto. Il cambio di punto di vista. Un ragazzo o una ragazza sessualmento repressi e compressi dovrebbero dare un'occhiatina a Tropico del Capricorno di Henry Miller. Perchè no? Scandaloso? Potrebbe dargli una mano. Così come non gliela danno le persone care che stanno sempre col fiato sul collo a comprimere, sopprimere scambiando il tutto per protezione. Non si può proteggere ciò che di più libero abbiamo... il pensiero. La consapevolezza del pensiero. Il pensiero che viaggia da secoli attraverso l'arte, la storia o la scienza. Siamo noi l'arte, la storia e la scienza. Noi. Istruiamo i nostri figli a non essere curiosi di apprendere per paura dell'assolutismo? Bè l'assolutismo dimora anche nel voler tenere le persone SENZA l'apprendimento... E con l'apprendimento si impara e disimpara ciclicamente. Impara e disimpara. E meno male! Si ha l'occasione di imparare e disimparare... proprio grazie alla curiosità. E meno male.
  14. Ack13 28 gennaio 2008 ore 16:24
    Sei la regina dell'estremizzazione. Rileggi quello che ho scritto. Ti sembra davvero di cogliere voglia di privare chicchessia dell'apprendimento... addirittura assolutismo? Ho solo espresso qualche dubbio sul valore dell'apprendere dall'esperienza altrui a discapito della propria. Ho solo scherzato su chi crede di valere solo perché sa delle cose. Ma soprattutto, Didi cara, io parlo di un percorso personale, al limite esteso, per dovere di padre, a mio figlio. Non c'è alcuna radice politica, non c'è alcuna voglia di limitare la libertà altrui. Per quanto riguarda i figli è normale che ognuno agisca secondo la propria coscienza. Io cerco di contingentargli la TV spingendolo a giocare fuori di casa... e gli sconsiglierò Schopenhauer a quattordici anni. Ma soprattutto, ammesso che vi riesca, lo incoraggerò a tracciare una propria strada, anche se attorno vi fosse il deserto. Lo incoraggerò anche alla cultura, ma mi piacerebbe che qualunque cosa leggesse, considerasse l'autore un suo pari.
  15. Jean.mg 28 gennaio 2008 ore 16:43
    e ci mancherebbe solo che non lo facesse. Queen Didi.
  16. nonsocosasia 28 gennaio 2008 ore 19:41
    Sarebbe utile quell'aggeggio, poichè ci farebbe spostare la lettura di cose per cui non siamo ancora pronti e quindi non in grado di apprezzare o di cirticare. A voi non è mai capitato di leggere qualcosa e di non "recepire" niente di particolare e poi releggerlo in altro momento e trovarci invece un mondo, o di trovare espressi in maniera perfetta pensieri che in modo meno "perfetto" erano già nella vostra testa, pensieri Vs, che l'autore spiega meglio, o pensieri in embrione che lì trovate "partoriti"? PS: anche io nella descrizione avevo intravisto l' Ignazio! :-)

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