Sono arrivati al "Dip Blue", il locale dove Natalino suona tutti i venerdì, alle quattro del pomeriggio. L'idea era di aspettarlo per parlargli, ma lui era lì e c'erano anche giornalisti e telecamere.
- Allora Natalino, qualche domanda per i nostri telespattatori. Lei è cieco dalla nascita, vero?
- Come tutti - risponde il vecchio.
- Ehmm... e... l'anima della musica nera, come la pelle del resto, l'ha presa da suo padre, no?
- In realtà mio padre era stonato come una campana. Un negro stonato, buffo ma vero. Per il colore della pelle, non so giudicare... mia mamma era siciliana... chissà da chi l'ho preso - sorride muovendo la testa con il tipico atteggiamento di chi non è abituato a guardarsi attorno.
- Ehm... ok... passando alla sua musica, invece... lei suona sempre solo un'unica canzone, è vero?
- Certo! Suono la mia canzone. La canzone della mia vita.
- E... mi scusi se mi permetto... non trova che possa essere... non so... limitato, noioso... sempre le stesse parole... le stesse...
- Le parole cambiano - l'interrompe lui - Non canto mai due volte le stesse parole. E proprio per evitare che succeda che non ho mai inciso dischi e non mi sono mai lasciato registrare.
- ... e la musica invece?
- Guardi, suonare su un giro di blues è come vivere una propria giornata. Ci sembra, se ci pensiamo, che le nostre giornate siano tutte uguali, ciclostilate. Se invece guardiamo a fondo vediamo che non ci sono mai due giorni identici, e non solo... alcuni segnano tutta la nostra vita. Quello della nostra nascita per esempio, quelli in cui abbiamo conosciuto l'amore, la sofferenza, la felicità, quello della nostra la morte.
- mmmh... mi faccia capire... lei quindi suona sempre lo stesso pezzo, ma con parole diverse e improvvisando sulla musica.
- Esatto... vivo come suono. Tutti i giorni uguale. Tutti i giorni diverso.
- Bene signori telespettatori, il nostro collegamento finisce qui. Natalino adesso suonerà per noi, ma non lo trasmetteremo perchè, come ha avuto modo di dire, non si lascia registrare. Vi consiglio però di venirlo a vedere dal vivo. E' uno spettacolo assicurato.
Le telecamere vengono spente, e Natalino prende la sua chitarra...
oh Baby, ho fatto un sogno Baby
un sogno assai strano ti giuro, my Baby
con fighe per fate e uomini orsi
capelli curati e froci un po' persi
ed io assieme a loro, uno di tre
e l'altra che urla e non fa per me.
oh Baby, ho fatto un sogno Baby
ma strano davvero ti dico, my Baby
con boschi gravati da gnomi cattivi
e un albero spera che il gruppo ci arrivi
strano, my baby, e sai anche perchè?
il capo di banda, la bimba, sei te... ohhh yeahh
- Beh, qualcosa mi dice che è proprio il nostro uomo - dice con un sorriso Mimmo.
- Non faccio per lui... figuriamoci se lui invece fa per me, un povero cieco rincoglionito che continua a suonare sempre la stessa canzone e... - Mafalda si interrompe. Natalino ha cominciato il suo solo.
Tutti, come per magia, rapiti dalle note che vengono fuori dalla chitarra, restano ammutoliti e a bocca aperta. Quello che suona è blues, niente da dire. E non è particolarmente virtuoso o innovatore, metà di quello che fa lo fa probabilmente su un'unica pentatonica. Non sono le note. E' il modo, quell'incredibile appassionato modo che ha di tirarle fuori, le note. Bastano due minuti e tutti i presenti si ritrovano sopraffatti dalle proprie emozioni. Mafalda, con il suo foglio aperto, guarda il suo Gaspare. Da quando è andata via non lo vede più uscire per le sue scorribande. Franco pensa a Giorgio, Mimmo pensa al senso della sua vita, o al nonsenso. Ciccio... Ciccio non sa a cosa pensa, ma vorrebbe cogliere a perdifiato nel bosco. Come loro, tutti. Tutti immersi dentro se stessi.
Natalino posa la chitarra. La gente inizia ad andare via ancora attonita dopo l'esperienza incredibile. Finalmente è solo. Mimmo ed Ebol si avvicinano.
- Signor Natalino... - dice Ebol
- Accidenti! Io questa voce la conosco. Dove cavolo...
- Signor Natalino mi chiamo Ebol... sono...
- Ma sì!... sei Baby! Sei la bimba del sogno! La missione... vita o morte... e l'Inod'comaccidentisichiama... giusto?
- Lei ha decisamente delle qualità speciali, signor Natalino. E questo ci farà risparmiare molto tempo. Accetterà di accompagnarci?
- Dimmi, piccola, siete tutti come nel sogno? C'è il bestione, il frocio, il fighetto...
- Il fighetto sono io, signor Natalino, mi chiamo Mimmo.
- Piacere Mimmo... accidenti! e... ditemi... ci sono anche quella pazza cicciona e quell'angelo?
Mimmo non può fare in meno di avere un pensiero fugace per Seda. Un pensiero che gli procura una leggera fitta dentro, da qualche parte.
- Si, ci siamo tutti - conferma Ebol
- Ma certo che verrò, cara Baby. Non so se vi rendete conto... siete le prime persone che vedo nella mia vita. Non avevo mai sognato immagini prima! Figuratevi se mi lascio sfuggire questa cosa. Adesso devo andare. Ci vediamo qui al "Dip Blue" stasera subito dopo il mio concerto. Sarò pronto a partire.
Ebol e Mimmo tornano dagli altri a dare la buona notizia.
Un gruppo di motociclisti entra in paese. La moto di testa fa un cenno e tutti si fermano.
- Ehi Pino! Che dici, ci sarà un calciobalilla in questo sputo di paese?
- continua -
















