– Ma mettigli il viagra nel passato di verdure! – le dice Giovannino.
– Certo che per essere un vecchio decrepito ci senti bene, eh? Perché non ti fai gli affari tuoi? Se non smetteste di vivere a cinquant’anni non avrei bisogno di cercare questi espedienti.
– Chi è che ha smesso di vivere – ride lui mostrando la dentatura affaticata – sapessi quanto sono vivo io!.
– Seee, come no.
Vengono interrotti da un tramestio all’ingresso della caverna. Due lupi scortano strattonando Engri ed Aghli. Dietro di loro c’è Kmorg. In forma umana.
– Si aggiravano da queste parti. Dicono che anche la fata e l’orso sono vivi. Avevo stretto un patto con loro, quindi non gli farò del male, ma li tratterrò finché i vostri amici saranno tornati.
Poi volge uno sguardo che sembra quasi tenero verso Franco.
– Come va, amico umano?
– Bene, grazie – dice mesto Franco.
Kmorg lo guarda ancora per un istante, poi esce dalla caverna assieme ai suoi lupi.
– Ah, ecco chi ha mostrato il suo Kool’Ho al venerabile Kmorg – dice con un ghigno Engri – tu e Aghli avete un’importante cosa in comune – ridacchia.
– Ehi tu, specie di ranocchio imbalsamato! – ringhia Mafalda – tutto quello che Franco ha in comune con quella specie di sacco di sterco al tuo fianco è che hanno entrambi due braccia e due gambe.
– Già... – sorride ancora Engri – e un grande Kool’Ho.
– Ma…come ti… brutto… cosa vuoi… non è lo stesso… voglio dire…
– Si? – la schernisce lo gnomo.
– Va’ al diavolo brutto sgorbio – sbotta lei.
– Engri – interviene Aghli – a me questo umano mi sembra troppo magrolino per sopportare la furia di Kmorg.
– Ho sopportato la sua forza ma non la sua furia – dice Franco – non mi ha nemmeno toccato. Per un momento l’ho perfino desiderato, ma non l’ha fatto. Mi è entrato dentro lo stesso però. Dritto giù in fondo, dove non ero mai arrivato nemmeno io. E’ strano sapete – dice guardando nel vuoto come parlasse solo a se stesso – capitano a tutti quei momenti di particolare profondità in cui si guarda nel fondo del proprio essere, ma poi si ritorna su.
– Non ho mica capito, Engri… su, giù… ma cosa dice? – si lamenta Aghli senza che nessuno lo degni di uno sguardo.
– Kmorg invece mi ha portato laggiù… – riprende Franco – ed è come se mi ci avesse lasciato. Non riesco più a venirne fuori. Ogni cosa che faccio, ogni maledetto pensiero, parte e arriva da lì. Non mi ricordo nemmeno più com’ero. E la cosa comica è che tutti mi davano del leggero – ridacchia – mi è bastato guardarla quella leggerezza… per dissolverla.
– Mi spiace Franco – dice Ebol – però posso dirti che quello che eri faceva parte di te, come però ne faceva parte questa tua nuova natura. Kmorg poteva costringerti a guardare, non a cambiare.
Lui sorride.
– Vedi? Non riesco nemmeno a mandarti a cagare.
Poi si alza ed esce.
– Ehm… Engri, vuol dire che lui non ha dato il suo Kool’Ho a Kmorg? – chiede Aghli.
– Se spremessi quello che c’è nella tua testa, amico mio, non verrebbe fuori neanche l’ombra dell’odore di una soluzione omeopatica a base di cervello.
– Non ti stai chiedendo se hai perso un’occasione irripetibile, gnomo? – li interrompe Ebol.
Lui si limita a guardarla truce.
– Oh, sarebbe stato molto bello. Il grande Engri scelto da Kmorg per il suo grande cuore… saresti stato accolto con tutti gli onori. Così sei solo il viscido Engri che ha sacrificato il suo compagno… suona molto diversamente, ti sembra?
Lui resta ancora in silenzio, ma si vede che il discorso lo ha scosso.
– Non crucciarti troppo, gnomo. Non avresti mai potuto sopportarlo – conclude la bimba.
Natalino prende la chitarra e le familiari note del suo blues cominciano a diffondersi piano nella caverna..
Oh baby, penso a te baby
Parlo a te baby, ascolta, yeah
Si parla di buchi baby, di buchi diversi
Nel corpo e nel cuore, dove nascono i versi
Violenza carnale compie il lupo furioso
Per mano conduce quand’è premuroso
Di sesso violato si parla da un lato
Tra vita ed essenza dall’altro lo iato
L’uno ignaro di tutto per quanto banale
L’altro vede e conosce forse troppo il suo male
Oh baby, penso a te baby
Parlo a te baby, ascolta, yeah
***
Ciccio e Seda hanno impiegato quattro giorni per uscire dalla conca. La fata aveva perso molto sangue. Ogni mattina hanno trovato cibo ed erbe medicinali sulla riva del ruscello, ma non hanno più visto Uich. Quando Seda ha recuperato le forze, Ciccio ha scalato la parete portando su la scala di corda in modo da agevolare la sua salita.
Arrivano alla rupe e trovano ad attenderli tutti i loro amici accompagnati da Kmorg. Il lupo sembra oramai prediligere il suo aspetto umano.
Mimma corre incontro a Ciccio che la prende in braccio facendola roteare come un papà farebbe con la sua bimba che non vede da lungo tempo. Lunghe lacrime silenziose le scendono sul volto mentre lui la bacia. Non si dicono nemmeno una parola.
Mimmo resta invece fermo a guardare finché non si avvicinano. Sul suo volto sono chiari i segni della preoccupazione e dell’ansia. Gli sembra di sentire solo ora l’immensa stanchezza delle notti insonni vegliate nella paura di non rivedere più Seda. Seda bellissima nonostante il suo aspetto malconcio, Seda con la sua magia che lo ha completamente, definitivamente soggiogato. Il pensiero che il suo stato d’animo sia indotto dall’incantesimo tuttavia non lo sfiora nemmeno, non gli interessa. Conta solo il fatto che sia di nuovo lì, viva.
Tutti li accolgono con calore, abbracci, pacche sulle spalle. Sembra davvero che una nube scura e minacciosa abbia lasciato il posto al sole. Ebol si sente orgogliosa e commossa dal forte legame che ormai tiene unita la compagnia.
– Accidenti che paura ci avete fatto prendere – dice Mafalda.
– Già, credevamo davvero di avervi persi – aggiunge Giovannino – appena vi sarete riposati dovete assolutamente raccontarci tutto.
Finalmente Seda gli arriva vicino. Lui nota la ferita al fianco.
– Cosa…
Lei lo zittisce mettendogli la mano sulla bocca. Si guardano ancora un attimo in silenzio.
– Non è niente di grave, stai tranquillo. Adesso sto bene.
Lui tentenna solo un attimo e poi la bacia. Il sentire ancora la morbidezza delle sue labbra, il sapore fresco della sua bocca, gli inumidiscono gli occhi.
– Scusa un attimo – fa lei avviandosi verso Kmorg che è restato in disparte.
La vede confabulare un po’ e poi fargli una carezza. Lui si porta la mano al volto dove lei l’ha toccato quasi a preservare la sensazione del contatto. Poi torna da Mimmo.
– Portami a dormire – gli dice – ho bisogno di riposare un po’ tra le tue braccia.
Appena entrati nella caverna Ciccio nota i due gnomi. Nell’emozione dell’incontro nessuno gli ha detto che sono li. Con un ruggito si avventa su Engri e lo solleva tenendolo per il bavero della casacca.
– Ehi orso! – esclama lui – non ve la sarete presa! Dai, sapevo che ne sareste usciti, volevo solo rallentarvi un po’.
Lui gli mostra denti affilati con un ringhio sordo.
– Bjorman! – è la voce di Kmorg – mi spiace ma gli gnomi sono sotto la mia protezione.
Engri si limita ad un sorrisetto timoroso di sollievo. Ciccio continua a tenerlo a due centimetri dalla sua faccia continuando a ringhiare.
– Non venire sotto miei artigli, gnomo – dice con gli occhi accesi da una luce feroce. Poi lo lascia andare in terra.
– Hi hi hi – ridacchia Aghli – forse l’orso vuole il tuo Kool’Ho…
Engri si limita a guardarlo freddamente.
– Venerabile Kmorg – comincia poi – avevi detto che quando questi due fossero tornati noi saremmo stati liberi di andare.
– E’ così – risponde lui – andate pure.
Cercando di recuperare il suo contegno lo gnomo si alza e dopo aver distribuito un’occhiata sprezzante ai presenti, esce con Aghli che gli trotterella dietro.

















Scrivi commento
Fai la login per commentare
Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.