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Inod'Oromongol - Nella città delle fate [30]

Ack13 05 dicembre 2007 ore 12:12
Gli si avvicina un bimbetto gracile e con l’aria impertinente, accompagnato da un vecchio bacucco che sembra aver vissuto per almeno venti volte più a lungo di lui. Tutti e due sono quasi schiacciati dai paramenti cerimoniali. Il vigore evidentemente non ha ancora raggiunto il primo, ed ha abbandonato definitivamente il secondo.
– Signori – dice Ebol solennemente – vi presento Kurg XII, il nostro sommo condottiero, e Kurg IIX suo trisnonno, che presiede il consiglio degli anziani.
– Quindi anche nel mondo delle fate i potenti hanno le loro dinastie – dice sottovoce Mimmo a Franco, beccandosi una gomitata da Seda. Anche quel contatto di rimprovero, seguito dal suo sguardo ammonitore, è sufficiente a scaldarlo.
– Venerabili Kurg, questa è la compagnia dell’Inod’Oromngol… questi è…
– Sono loro i tre bimbi? – la interrompe sgarbatamente il piccolo capo indicando Mafalda stretta tra Natalino e Giovannino.
– Certo sommo Kurg – dice Ebol fredda.
Il bimbo si avvicina agli anziani quasi a soppesarli.
– Uhm… ho sentito notizie non del tutto gratificanti sul tuo operato, e anche su quello della tua guerriera – dice lui dandole le spalle sempre volto verso gli anziani – spero che la tua età non sia ormai troppo in là. Sai che io ero contrario alla tua candidatura per una missione di questa importanza. Mi auguro di non vedermi dare ragione quand’è troppo tardi.
– Certo sommo Kurg, lo spero vivamente anch’io – risponde lei.
– Bene, siete liberi di riposare. Domani all’alba celebreremo la cerimonia dell’Inod’Oromongol. Andiamo pure, nonno.
Detto ciò si volta e si avvia. Il vecchio resta ancora un attimo. Guarda Ebol e Seda. Dal suo sguardo traspare tenerezza e un rassegnato imbarazzo per il comportamento scostante del piccolo leader.
– Bentornate a casa mie care – dice. Poi si volta e si avvia a raggiungere il suo protetto.
– Io gli darei una sculacciata che non dimenticherebbe più – dice Mimmo.
– Vedi Mimmo – risponde Ebol – come spesso succede ai bimbi, Kurg è spietato nelle sue decisioni e non sa cosa sia l’altruismo, ma è anche molto efficiente perché privo dei timori e dei desideri che accompagnano solitamente gli adulti. Per evitare i loro eccessi sono sempre accompagnati da un anziano, generalmente un parente, che dovrebbe mitigarne il temperamento.
– Io lo sculaccerei lo stesso – continua Mimmo – sono tutti così i comandanti bambini?
– No – interviene Seda – e questo lo sculaccerei anch’io.
Ebol le lancia un’occhiataccia che lei sostiene senza alcun cenno di remissione.

– Sono contento di vedervi sani e salvi!
Gandalfio si è avvicinato. Abbraccia prima Mimma.
– Che piacere ritrovarti, mia cara, stai bene?
– Direi di si, anche se abbiamo passato alcuni brutti momenti… ma cosa ci fa lei qui?
– E’ una lunga storia che prima o poi vi racconterò. Ciccio! Sei sempre forte come una roccia, vedo. Mimmo!, Franco!... uhm… devo dire che mi sembrate un tantino diverso voi… state bene?
Entrambi si limitano ad annuire, un po’ a disagio sotto il suo sguardo penetrante.
– E questi invece devono essere l’oggetto dell’agognata ricerca. E’ un piacere conoscervi, signori.
I tre anziani gli stringono la mano.
– Tutto sommato devo dire che non me li avete maltrattati troppo… almeno esteriormente – sorride ancora rivolto adesso alle due fate. Questa sera ci sarà un banchetto per festeggiare la fine delle ostilità e propiziare un giusto verdetto. Domattina poi verrà il momento della verità. Intanto mi sembra doveroso concedervi qualche ora di riposo. Ci vedremo più tardi.
Allontanatosi Gandalfio, la compagnia, scortata da alcune fate, si dirige verso un albero enorme. Entrano all’interno del tronco attraverso un’apertura alla base del fusto. Gli si apre davanti un mondo. L’interno è completamente scavato per ricavare piccole abitazioni su più livelli. Scale di corda e rudimentali montacarichi con sistemi di carrucole collegano le une alle altre in un disegno complicato e folle, ma di un fascino irresistibile.
– Accidenti! – dice Mafalda – siete peggio delle formiche rosse!
– Già, risponde Ebol, ma in realtà tutto quello che vedi viene fatto rispettando la vita dell’albero. Solo le zone di corteccia morta vengono scavate. Quasi tutti questi grandi alberi sono cavi all’interno.
– Ebol… – chiede Mimma – come mai Gandalfio è qui? Cosa c’è dietro?
– Beh, oramai posso anche dirvelo. E’ uno di noi. Lottò per l’Inod’Oromngol mille anni fa e…
– Mille anni?... Ma stai scherzando?
– Provate a ricordare quando è arrivato da voi.
– Accidenti, è vero – dice Franco – io me lo ricordo identico ad ora praticamente da quando ero un bambino.
– Se chiedessi ai tuoi genitori lo ricorderebbero anche loro così.
– E come mai vive nel nostro mondo? – chiede ancora Mimma
– Vinse l’Inod’Oromongol, ma entrò in conflitto con alcuni membri del consiglio perché dopo la vittoria volevano approfittare della forza del premio per sottomettere definitivamente gli gnomi. Era un bambino più o meno come me ora, ma lottò per sfidare una decisione che riteneva ingiusta. Alla fine riuscì ad evitare il conflitto, ma ormai i rapporti con il consiglio erano danneggiati in modo irreparabile. Fu esiliato. Da allora ha intrattenuto alcuni sporadici rapporti con il nostro mondo, ma non aveva mai voluto ritornare qui. Credo che adesso si sia deciso perché la ricerca ha toccato direttamente voi.
– Incredibile… abbiamo una fata maschio per sindaco – dice Mimmo.
Ciccio non ha detto una sola parola. Mimma lo guarda.
– Tu lo sapevi, vero?
Lui si limita a guardarla sorridendo.
– Ciccio è un fedele amico di Gandalfio da molto tempo – dice Ebol. Ma adesso su! Tutti a riposare in attesa del banchetto di questa sera.

Il banchetto è riduttivo definirlo banchetto. C’è una valanga di cibo e fiumi di vino e birra. E poi musiche e balli.
– Tolkien probabilmente era stato ad uno di questi party prima di scrivere la festa degli hobbit in cui Bilbo parte – dice Mimma a Mimmo.
– Gandalfio ce l’abbiamo… speriamo solo non salti fuori un signore oscuro – risponde lui – mi sono bastati i lupi.
Sono seduti ad un’enorme tavolata semicircolare. I bimbi e gli anziani del consiglio sono nel centro. Gli gnomi su un lato estremo. La compagnia siede invece esattamente sull’altro lato. Subito di fronte al semicerchio, una linea di fuochi per la cottura dei cibi, piramidi di barili, e tavoli pieni di frutta. Nel centro invece si alternano danzatori e musici, cantastorie ed oratori.
Ad un certo punto vedono Engri che si alza dal suo posto e si dirige piano verso di loro. Ha il solito sorriso beffardo dipinto sul viso, il che allarma Ebol. Non dovrebbe davvero averne alcun motivo adesso.
– Buonasera a voi tutti – dice senza levarsi dalla faccia il ghigno strafottente. Volevo solo assicurarmi che tu avessi una copia della profezia per domani, mia cara – dice rivolto alla piccola fata porgendole una pergamena.
– In effetti l’ho persa nelle nostre lotte con i lupi – dice lei allarmata da un sospetto sempre più consistente.
– Passate una serena notte – dice. Poi va via continuando a sogghignare.
Ebol si affretta a srotolare la pergamena in preda all’ansia. Inizia a leggere.

Il primo dei bimbi è una bimba io credo
che affronta chi ama con pessimo umore
e botte, stoviglie bottiglie ed arredo
scagliati trasportano tutto il suo amore

Questa quadra, pensa sollevata, poi continua a srotolare.

il secondo non vede se non con l'orecchio
ma pizzica corde e lo fa da signore
un tema soltanto, sebbene ben vecchio
chi ascolta poi piange e rinasce se muore

E questo può davvero essere solo Natalino. Continua.

e l'ultimo è un rischio, havvi timore
agli occhi di amico è presenza nascosta
un unico indizio avrai a tuo favore
lui scrive e riscrive ma senza risposta

Su questo avevano qualche dubbio, ma ci hanno pensato a tempo debito. E’ un rischio calcolato. E’ sollevata dall’aver ritrovato le stesse parole, quando intravede con angoscia altre righe ancora sotto. Con il cuore in gola, letteralmente terrorizzata, prima di leggere guarda lontano dove Engri si è riseduto al suo posto. Lui si tocca la fronte con la mano in cenno di saluto. Il suo sorriso non accenna a sparire dal volto antipatico. Riporta gli occhi sul foglio.

Ma menzogna si insinua, erra qui chi si culla
Che rifletter si deve sulle logiche incolte
senza perder la speme che la somma è poi nulla
per un verso ch'è falso uno è vero due volte

Resta un attimo pallida e senza parole, pietrificata. Poi due grosse lacrime cominciano a scorrere sul suo volto di bambina.
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Gli si avvicina un bimbetto gracile e con l’aria impertinente, accompagnato da un vecchio bacucco che sembra aver vissuto per almeno venti volte più a lungo di lui. Tutti e due sono quasi schiacciati dai paramenti cerimoniali. Il vigore evidentemente non ha ancora raggiunto il primo, ed ha...
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05/12/2007 12:12:59
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