L'uomo è piuttosto minuto, troppo magro per i vestiti che indossa. Sembra un bimbo a cui la mamma ha passato gli abiti del fratello maggiore, anche se deve aver superato i quarantacinque. Ha la testa grande e triangolare, e grandi occhiali, forse anche quelli di suo fratello.
- Come, scusi? Ah... si, certo, dovrebbe arrivare a momenti.
Lei invece è sulla trentina. Non molto alta ma piuttosto bella. Ha capelli scuri che porta sciolti. Indossa un giubbotto di pelle e jeans che sembrano esserle stati ritagliati addosso. E occhi di quelli che ad incrociarli ti sembra di caderci dentro. Danno le vertigini.
- Bene, eccomi qui allora, mi chiamo Luno Percaso - dice tendendo la mano.
- Mi scusi? - sorride lei mostrando denti bianchissimi - non ho capito...
- In realtà era solo una battuta. Le avevo detto che mi chiamo Luno, Luno Percaso... per scherzare sul fatto che lei aspettasse per caso il numero uno... in realtà mi chiamo davvero Luno Percaso e vengo qui apposta per poter fare questa battuta.
Lei lo guarda aggrottando un po' la fronte ma non smette di sorridere. Forse è per via del suo aspetto così innocuo.
- Io mi chiamo Anna - gli dice stringendo la mano che lui ha lasciato protesa in attesa.
- Sa - riprende lui - nessuno ride mai alla battuta dell'uno, ma poi restano spesso a chiacchierare. Sarà perchè mi fa sembrare un idiota?
- Ma no - mente lei - anche se devo ammettere che si comporta in modo un po' strambo.
- Beh,certo, ma è solo per caso che mi chiamo Percaso. Ci verrebbe a cena con me? Avrei tanto bisogno di innamorarmi.
- Mi spiace - sorride ancora lei anche se con una punta di imbarazzo - ma non ho l'abitudine di accettare inviti da sconosciuti. E poi ho già una persona accanto.
- Oh, non mi fraintenda... io non sono affatto interessato a che lei si innamori di me... vorrei solo farlo io. Sa, ho scoperto che mi sento molto meglio quando mi innamoro, mi piace quel senso di peso nel petto, i pensieri che ossessivamente si aggrovigliano sull'idea di lei. E per funzionare a dovere non devo affatto essere corrisposto.
- E allora come mai vuole invitarmi a cena?
- Già... sa che non lo so? Secondo lei inconsciamente spero che lei mi ricambi?
- Non ne ho davvero idea - adesso ride.
- Se è così probabilmente mi sono già innamorato... accidenti, un vero colpo di fulmine. Comprendo il suo rifiuto per la cena, ma posso almeno chiederle se prende spesso questo autobus? Sa, per venirla a salutare ogni tanto.
- Si, lo prendo tutti i giorni feriali, più o meno a quest'ora.
Un velo di malinconia inizia a calarle addosso. Forse è per questo che continua a rispondergli.
- La ringrazio di cuore per la sua gentilezza. Ho la sfortuna di capire le situazioni nonostante ne abbia vissute assai poche. Per questo vorrei rassicurarla e chiederle di non intristirsi per me. E' molto meno brutto di quanto possa sembrare. La saluto.
- Arrivederci - risponde lei senza riuscire ad arginare il senso di stretta al cuore mentre lo guarda sgambettare attraverso la strada.
Poi l'uno arriva.
















