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Light blue hunting

Ack13 24 aprile 2008 ore 17:11
Si chiamava Riccardo Ordo, Ric per gli amici, Ricordo per quelli intimi. Già, Ricordo, perché il passato e il modo in cui noi esseri umani lo viviamo era la sua più grande passione.
Un sorriso limpido che lasciammo scivolare lontano perché troppo giovani per capirlo, un affascinante passato storico in cui ancora non c'eravamo, l'odore del cuscino di nostro padre quando puntargli il naso nel collo voleva dire ancora casa e protezione. Insomma Ric era appassionato di nostalgie leggere, malinconie soffuse, stati d'animo in equilibrio sull'orlo del blu. Gli piaceva in effetti dire che inseguiva l'azzurro dentro ognuno di noi.
Non solo cercava queste emozioni in sè e negli altri, diceva che una delle cose più belle del mondo fosse passeggiare in silenzio al sole del pomeriggio in compagnia di una bella donna e del reciproco azzurro, ma ci ricamava anche sopra le sue teorie. Per esempio era uno dei (dieci) sostenitori della psicologistica, la disciplina che in contrapposizione alla psicanalisi, piuttosto che cercare nel passato le cause scatenanti del nostro malessere per comprenderlo, insegnava ai suoi adepti come ricollocare emotivamente i propri ricordi perché risultassero meno molesti. Per il suo fondatore Nummer imembro infatti, la nostra memoria emotiva è una sorta di magazzino dove noi non solo collochiamo, ma classifichiamo gli eventi. Una sberla ricevuta da un compagno in età prescolare per esempio, se posta in una certa zona poteva portare a insicurezza cronica, spostata in un'altra poteva invece rendere l'individuo riflessivo e calcolatore, in un'altra ancora far sì che fosse dimenticata in ventiquattr'ore senza alcuna ripercussione.
Comunque, aldilà delle teorie altrui, Ric era convinto che escluse le vere tragedie della vita, e non ce ne sono poche, amava chiarire, il resto giunge nel blu solo quando noi vogliamo a tutti i costi spedircelo. Tragiche sofferneze di amori che bruciano dal di dentro divenivano ai suoi occhi patetici tentativi inconsci di giustificare l'inutile dispendio di energie, depressioni croniche esistenziali nascondevano spesso il bisogno altrettanto cronico di attenzione, e così via.
L'unico vero sentimento perfetto quindi, quello che veniva vissuto senza sovraccarichi di altra natura, quello che non dipendeva dalla classificazione che facevamo degli eventi, era per lui l'azzurro. E quell'azzurro lui lo cercava, lo bramava, ne vedeva la scia. Gli bastava guardare una persona per scorgerne l'aura. Se poi si trattava di donne l'azzurro le rendeva irresistibili, e se erano donne belle potevano farlo impazzire.
Anna non era poi questa gran bellezza. Era carina, questo si, ed aveva un suo stile molto particolare. Con i suoi capelli sciolti, il poco trucco, i jeans e i cappotti, ricordava una giovane sessantottina. Un look sinistro-intellettuale insomma, che decisamente le donava. Ma soprattutto Anna era azzurra dalla testa ai piedi, era di un azzurro così intenso e vivido che di notte brillava come un neon. Era la regina, l'imperatrice dell'azzurro. Se non avesse avuto quel look così sinistroide qualcuno l'avrebbe sicuramente presa come testimonial di Forza Italia.
Ric se ne innamorò perdutamente. Restarono assieme circa un anno, l'anno più felice della sua vita. Poi lei lo lasciò. Lo fece in modo dolce, passò giorni interi a spiegargli che le loro strade non erano pronte ad unirsi, ma che la sua presenza sarebbe restata nella di lei vita come un segno indelebile, che non lo avrebbe mai dimenticato. Ric oscillò pericolosamente sull'orlo del baratro blu, ma mantenne l'equilibrio. Poi capì di essersi immolato sull'altare della sua stessa passione. Aveva cessato di esistere come uomo, per divenire, per la donna che aveva amato più di ogni altra nella sua vita, un lucente immacolato pezzo di azzurro intenso.
9216851
Si chiamava Riccardo Ordo, Ric per gli amici, Ricordo per quelli intimi. Già, Ricordo, perché il passato e il modo in cui noi esseri umani lo viviamo era la sua più grande passione. Un sorriso limpido che lasciammo scivolare lontano perché troppo giovani per capirlo, un affascinante passato storico...
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24/04/2008 17:11:59
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Commenti

  1. sgurz74 24 aprile 2008 ore 19:47
    trasfigurare la propria vita in quella della persona amata è già realisticamente pericolosissimo. Trasfigurarsi nel colore che la persona amata ci ha lasciato negli occhi andandosene, ha dell'iperbolico. Nella vita equivale forse alla pazzia o al suicidio e questa negazione di sé mi spaventa, ma in un racconto, la trovo una suggestione fortissima.
  2. manueladi 27 aprile 2008 ore 00:38
    ...percezione dell'altro attraverso un suo colore...bellissimo e sicuramente è vero per alcuni di noi! bel post, Luca! complimenti! buon week-end o meglio quando tornerai sarà già iniziata la settimana! :gun buon lunedì...quindi....:gun :gun
  3. Matitarosa 27 aprile 2008 ore 21:51
    sì, sarebbe bello essere ricordati così.
  4. casavianello 29 aprile 2008 ore 17:12
    secondo me volate troppo con la fantasia e siete troppo sdolcinati. Ric si è innomarato di PUFFETTA, ci voleva tanto a capirlo????????
  5. Yosaka 30 aprile 2008 ore 16:37
    Amico è bello, amico è tutto… è l’eternità...è quello che non passa mentre tutto va… :fiore :fiore :fiore :cuore :cuore :cuore :rosa :rosa :rosa :cuore :fiore :fiore :cuore :cuore :cuore :cuore :cuore :cuore :cuore :cuore :cuore ciao Yosaka

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