Un giorno però si era svegliato con uno strano peso sulla spalla destra. Si era massaggiato, aveva preso un'aspirina, era andato in palestra. Niente, il peso era restato lì, fastidioso e onnipresente a indolenzirgli la spalla. A sera si era accorto del piccolo nano barbuto che vi era abbarbicato.
- E tu chi sei? - gli aveva chiesto apprensivo.
- Mi chiamo Junior, di mestiere faccio la consapevolezza. Prima di replicare sappi che sono di cattivo umore. E' un mestiere malpagato, con ferie inesistenti, e devi avere a che fare con personaggi antipatici e con nessuna voglia di ascoltarti.
- Nnn... nn... non credo di avere capito bene - balbettò Lollo.
- Uff... e ti pareva - sbuffò il piccolo gnomo - tutte grandi menti, i miei clienti. Allora - riprese con fare paziente - io sono la tua consapevolezza. Starò qui sulla tua spalla tutto il giorno, e ti chiarirò le cose che sai ma che per un motivo o per l'altro non riesci a vedere consapevolmente. Ve-de-re con-sa-pe-vol-men-te. Capito adesso?
- Più o meno - disse Lollo - starai qui tutto il tempo? Ho la spalla indolenzita già dopo un solo giorno!
- Non preoccuparti, la consapevolezza pesa quando preme sull'inconscio per venire fuori, ma una volta palesata è leggera come una piuma.
- In effetti è vero - replicò lui - sento già meno fastidio.
Così cominciò la vita consapevole di Lollo. E anche il triste epilogo della sua esistenza.
La cosa cominciò gradualmente. Per esempio Lollo si trovava a pensare che gli sarebbe piaciuto avere quella promozione, e Junior gli faceva notare che non aveva alcuna voglia di lavorare di più ma solo di superare l'antipatico Norberto, candidato come lui al nuovo posto. Lollo conosceva una giovane mediamente attraente e visibilmente disponibile, e Junior gli sussurrava in un orecchio, ricordandogli come si sarebbe sentito subito dopo, con quella voglia di fuggire o buttarla fuori dalla finestra. Lollo stabiliva che Martina era troppo seria e posata per lui, che era meglio troncare, e subito Junior a rendergli chiaro che la sua era solo una fifa fottuta di mettersi in gioco con lei, di impegnarsi.
E più il loro rapporto andava avanti, più Junior si insinuava a fondo dentro di lui. Lollo guardava un tramonto estasiato con il petto gonfio d'emozione, e Junior gli ricordava che era solo pena per non aver saputo tenersi Martina accanto. Lollo raccontava la sua malinconia per il grande amore mai trovato, e subito lì Junior a precisare che quello che chiamava amore era solo ego in espansione. I suoi amori li aveva avuti e puntualmente bruciati.
Insomma dopo tre mesi Lollo era ridotto ad uno straccio. Non solo non desiderava più nulla, ma non osava nemmeno pensare, per il timore di vedere Junior con la sua stramaledetta aria saccente, ricordargli le sue verità tanto scomode e irritanti quanto cristalline.
Un giorno Lollo passeggiava in un parco, profondi solchi neri gli attorniavano gli occhi dallo sguardo spento.
- Stavo meglio prima - disse tra sè - quando vivevo senza consapevolezza.
- La verità è sempre difficile da vivere, replicò lo gnomo con un sorriso, ma prima o poi, foss'anche in punto di morte, il dolore che ne deriva deve essere vissuto. Tu lo stai solo anticipando e diluendo un po' grazie a me.
Di colpo Lollo se lo scrollò di dosso colpendolo con una manata e cominciò a correre.
- Non ti voglio piùùùùùù - gridava correndo con i passanti che gli facevano strada terrorizzati dalle palesi escandescenze di un pazzo.
- Non puoi liberarti di me - urlò di rimando lo gnomo prendendo a inseguirlo.
Lollo correva a perdifiato, già più leggero per l'assenza di Junior, ma lo sentiva dietro di sè che guadagnava terreno. Allora osò il tutto per tutto. Salì sempre di corsa la collinetta su cui scorreva veloce la tangenziale, saltò il guardrail, e si lanciò ad attraversare le sei larghe corsie. Schivò per un pelo due camion in un tripudio di trombe e fischi di gomme sull'asfalto, poi un furgoncino lo prese in pieno.
Nel momento dell'impatto davvero tutta la vita gli scorse davanti agli occhi, e davvero, come predetto dallo gnomo, il dolore per le scelte sbagliate, per i desideri utili unicamente ad alimentare se stessi, per le piccole bugie raccontate giorno per giorno a se stesso, lo invase come un'onda. Davvero quel dolore fu attenuato da quanto Junior gli aveva già mostrato.
Il suo ultimo pensiero cosciente fu proprio per Junior. Perché adesso, nella piena consapevolezza, aveva visto che in realtà lo gnomo non esisteva ed era solo una sua proiezione. E il pensiero urlò la sua frustrazione lasciando un'eco a far da ponte tra questo e l'altro mondo...
- Vaffanculooooooooooooooooooooooooooooooooooo.
















