Il sole sta tramontando. I bambini giocano su un prato, vicino ad un muro di cinta. Sono seduti tutti e due per terra. Sento con forza qualcosa di inquietante oltre quel muro. Mi sembra di intravedere attraverso il cancello una luce arancione molto fioca. E' intrisa di malvagità, di pericolo imminente.Mi viene l'impulso di richiamare i bambini e portarli lontano.
Sono a letto e sento degli strani rumori provenire dalla loro stanza. Mi alzo e vado a vedere. Il piccolo è seduto sul letto con la testa che ciondola inerme. Sembra aver perso i sensi. Lo guardo nella penombra e con orrore mi accorco che gli mancano due dite da una mano. Al loro posto due moncherini neri. Mi prende un panico, un'angoscia indescrivibile. Mi rivolgo a lei per chiederle cosa sia successo. Sono preoccupato e spaventato, non riesco a togliermi di mente quella luce arancione e malvagia. Lei si volta mostrando occhi furbetti e un ghigno che non le appartiene. La prendo in braccio.
- No papà, lasciami, papà - piagnucola.
Io la tengo stretta. La abbraccio. E lei mi gela il sangue nelle vene sfoderando una voce maschile adulta e cavernosa.
- Lasciami andare ti ho detto - urla quasi.
Io la stringo ancora di più e lei comincia a divincolarsi come una belva. Non so cosa fare, sono disperato. Mi viene spontaneo cercare di mandare via la malvagità palpabile nell'aria.
- Nel nome del padre, del figlio...
- NOOO! Lasciami maledetto - ancora quella voce che mi perfora i timpani, innaturale nel suo corpo minuto.
- ... e dello spirito santo, nel nome del padre...
- NOOO! Bastardo!
Chiudo gli occhi e non la mollo anche se cerca di sfuggirmi con una forza sovrumana.
- ... del figlio e dello...
Mi sveglio con un'angoscia indescrivibile. Guardo l'ora. Le due e zero otto. Mi torna in mente lo sguardo furbetto di una figlia che non ho, il suo ghigno, e un brivido mi percorre dalla testa ai piedi. Poi mi torna in mente il piccolo, così simile e diverso dal figlio che ho davvero. Domenica l'ho tenuto fuori a lungo, anche quando sentivo il freddo che si faceva pungente. Ha quaranta di febbre adesso.
Poi ho un peso sullo stomaco, non so se dovuto all'incubo o ai troppi pomodori che ho mangiato a cena. Li trovo indigesti. Resto sveglio una buona mezz'ora prima di riuscire a riprendere sonno. Anche adesso immaginare quel ghigno mi provoca un brivido.
















