Settimia Dominante è proprio un nome strano. Era la settima figlia di genitori la cui fantasia nell'affibbiare nomi si era esaurita già al quarto figlio. C'era stato un momento di indecisione tra Settimia e Mostardina, visto che il calendario di Fra' Cataldo de' dispersi, di cui erano affezionati sostenitori, dedicava il giorno della sua nascita a San Mostardo, ma la numerologia aveva avuto il sopravvento. Dominante era il cognome di suo padre.Già, il nome era strano, ma non tanto perché buffo o brutto, ma perché con l'ironia di cui è capace solo il fato, definiva in modo prepotente la sua natura. In modo talmente prepotente da far venire il dubbio che il suo destino fosse stato stabilito proprio da quel nome.
La settima di dominante è un accordo dalle tensioni interne meravigliosamente irresistibili. Non si dà pace, non conosce la quiete. Chiama quasi urlando la sua tonica, l'unica che potrà dare pace all'armonia, ma solo quando lei non ci sarà più. Suonarlo da solo conferisce quell'inconfondibile senso di incompiuto, di sospeso che non ha eguali. Settimia era esattamente così, una vera settima di dominante. Regina del pregustato negato, imperatrice dell'incompiuto, araldo dell'atteso non giunto.
A otto anni cominciò a rifiutare i regali di Natale che per mesi aveva desiderato, a quattordici si rifiutò di sostenere l'esame di terza media nonostante prima della classe. Fu promossa solo perché il preside era anch'egli sostenitore del bravo Fra' Cataldo. A diciotto anni era maestra del coito interrotto, ma solo con ragazzi di cui non era innamorata. Perché altrimenti non si lasciava nemmeno baciare.
Io la conobbi perché era amica di mia sorella. Sentii subito il suo suono. Se restavi in silenzio a guardarla percepivi chiaramente che non apparteneva a questo mondo, che non la potevi raggiungere davvero. Che era solo un accordo di passaggio nella grande armonia dell'universo.
La frequentai per poco. Proprio come quando ascolti il suo accordo in una canzone, riuscii solo a sfiorarla.
Certo il suo fascino era particolare. Mi conquistava quel vago sapore malinconico che tipicamente ha tutto quello che non puoi raggiungere, che sai resterà incompiuto. E infatti per un po' me ne innamorai. Non capii nemmeno cosa provasse per me. Si tirò indietro quasi subito, senza nemmeno che avessimo la possibilità di sbirciarci dentro.
E quel fascino malinconico mi torna in mente quest'oggi. Non per il mio ruolo però, che potrei anche liquidare come importante accarezzando gratuitamente il mio ego, vista la velocità con cui mi mise da parte. No, è più per il senso di tutto questo non vissuto. Sento sospese qui accanto a me tutte le occasioni non colte. Pigrizia, noncuranza, paura, ricerca del domani trascurando l'oggi. Suonano qui nella mia testa come un accordo di settima di dominante a cui non è mai stato concesso di risolvere.
Ma è solo un attimo. Le settime di dominante non durano mai troppo a lungo. E fuori c'è il sole che spinge a nuove avventure. Non si può fare altro che andare avanti. Mi alzo, faccio un respiro profondo per scrollarmi di dosso la leggera malinconia, ed esco. Fuori strizzo gli occhi e mi godo il tepore del sole, e penso a te, Settimia. Mi chiedo se almeno tu ad oggi, abbia trovato quella tonica su cui ancora io non sono riuscito a concludere.
















