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Un don (prima parte)

Ack13 15 aprile 2009 ore 12:41
- Lo so, padre, lo so. E’ che davvero non riesco. Vede, quando mi trovo in quelle situazioni mi prende una cosa qui e… e mi cambia i pensieri. Ecco! E’ proprio così! Mi cambia i pensieri!

- Guarda Mario, lo sai che errare è umano ma perseverare… Non puoi venire tutte le domeniche qui a raccontare che ti sei pentito, e poi riprendere il lunedì come se niente fosse.

- Ha ragione, ha ragione. Ma vede, quando io ritorno a casa e trovo mia moglie nel letto e quell’angelo di bambina che già dorme nell’altra stanza, mi sento morire. Mi perdoni padre! La prego mi perdoni!

- Non sono io che devo perdonarti, lo sai. Su, và adesso, recita quattro Ave Maria e un Padre Nostro e cerca di non ricadere nei tuoi errori.

- Grazie padre, grazie!

Padre Raffaello esce dal confessionale e guarda Mario che si dirige sul fondo della chiesa. Indossa un bell’abito scuro che mette in risalto il fisico sportivo. Camminando si mette a posto la giacca, stringe il nodo alla cravatta, e passa accuratamente in rassegna i fedeli in attesa della messa. Il prete riesce a cogliere almeno tre fugaci sguardi d’intesa con altrettante pie parrocchiane. Poi lo sguardo di Mario incontra il suo. Il sorriso abbozzato e abbronzato si trasforma in una leggera smorfia d’imbarazzo, e lui si affretta a inginocchiarsi un po’ goffamente  per la penitenza.

Padre Raffaello si avvia in sacrestia per indossare i paramenti. Ha la nausea. Una specie di peso sembra agitargli la colazione nello stomaco. Qualche mese fa non sarebbe stato così. Ascoltare Mario con le sue incorreggibili scappatelle ricche di particolari non lo avrebbe turbato. Adesso però qualcosa è cambiato. Le sue confessioni sono diventate un supplizio.

In sacrestia va a sciacquarsi il viso con acqua gelata. E’ un piccolo bagnetto di servizio con poca luce e pieno di cianfrusaglie. Lo specchio di fronte al lavabo è uno di quei vecchi affari di plastica con piccoli sportellini di fianco. E’ inclinato su un lato e il quadrato storto che incornicia il suo viso riflesso, sembra renderlo ancora più grottesco. Un vecchio, pensa. Un patetico vecchio prete.

 

La messa ormai è giunta al termine e Padre Raffaello è sollevato. La nausea ha ripreso a torturarlo e adesso è accompagnata da un intenso bruciore di stomaco.

- Corpo di Cristo.

- Amen.

- Corpo di Cristo.

- Amen.

Mario si presenta all’altare con sorriso ebete e beato. Avrà circa cinquant’anni ma l’aspetto curato gliene leva almeno cinque. Padre Raffaello ha un moto di fastidio nel vederlo, ma si ripete che in fondo è solo un povero figlio di Dio. E poi due o tre persone più indietro c’è lei.

Ha gli occhi bassi e cammina lentamente, assorta. Una ciocca sfugge dalla coda di cavallo danzandole davanti al viso. Indossa jeans con scarpe da ginnastica e una maglia di cotone morbida ed abbondante, ma l’abbigliamento privo di qualsiasi ostentazione non nasconde la sensualità che emana dalle sue movenze leggere, anzi la enfatizza. E a giudicare dalle occhiate maschili che coglie tra i fedeli, non è l’unico a pensarlo.

I loro sguardi si incontrano solo per un attimo brevissimo prima che lei li rivolga nuovamente a terra, ma è sufficiente a fargli sentire una specie di lama affilata e rovente che gli si infila nel petto. Il suo cuore inizia a battere forte in attesa di quello che ormai è divenuto una specie di rito profano nel cuore del sacro.

Come da ormai tre mesi, prendendo l’ostia, lei sfiora con le labbra umide e con la punta della lingua il suo dito di sacerdote.

 

Si alza ancora una volta con la testa piena delle immagini confuse dei suoi sogni. Sono pieni di sensazioni tattili, corpi caldi e bocche umide, ma non riesce a metterli a fuoco. Solo un’immagine gli resta impressa e lo tortura. E’ davanti ad uno specchio, vestito di un elegante abito blu identico a quello che Mario indossa spesso, con cravatta e camicia bianca, e prova piacere a guardarsi, si piace. 

- Posso preparare qualcosa?

Trasale. Non è abituato a trovarsi Matilde in casa di primo mattino. La guarda con una punta di fastidio. Indossa la solita gonna color cachi sotto il ginocchio, i suoi mocassini mogano, e una camicia bianca spessa abbottonata quasi fino alla gola. I capelli impeccabilmente raccolti dietro la nuca e il fisico robusto, da massaia abituata al duro lavoro, le conferiscono una perfetta immagine da perpetua.

- Come mai sei già qui? Che ore sono? – le chiede un po’ brusco.

- Sono le undici – risponde lei esitante. Lavora in casa sua da anni ma continua a parlargli sempre come se provasse soggezione.

- Posso preparare qualcosa? – chiede di nuovo.

- No grazie, sto uscendo – risponde lui avviandosi alla porta.


- continua -
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- Lo so, padre, lo so. E’ che davvero non riesco. Vede, quando mi trovo in quelle situazioni mi prende una cosa qui e… e mi cambia i pensieri. Ecco! E’ proprio così! Mi cambia i pensieri! - Guarda Mario, lo sai che errare è umano ma perseverare… Non puoi venire tutte le domeniche qui a raccontare...
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15/04/2009 12:41:59
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Commenti

  1. PeSSima.DiSpeTTosa76 15 aprile 2009 ore 16:25

    ..sei più dispettoso di me...

    ;-(

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