La verità sognata

28 maggio 2017 ore 19:42 segnala
Un frammento l'ho ritrovato nel mare,

un altro trasportato più in là,

nel chiarore di una luce mattutina.



Se non si fosse scissa

sarebbe sempre rimasta dove la vidi la prima volta,

dietro le finestre di quella casa.



Ovunque seminata lungo i miei giorni,

tutti ne hanno raccolto un pezzettino

e come un souvenir, se lo sono portati via.



Akret- Segreti e oblii
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Un frammento l'ho ritrovato nel mare, un altro trasportato più in là, nel chiarore di una luce mattutina. Se non si fosse scissa sarebbe sempre rimasta dove la vidi la prima volta, dietro le finestre di quella casa. Ovunque seminata lungo i miei giorni, tutti ne hanno raccolto un...
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28/05/2017 19:42:17
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Anna Maria Ortese: la poetessa abbandonata nel sogno.

27 maggio 2017 ore 22:52 segnala
Un secondo mondo o seconda realtà, una immensa appropriazione dell'inespresso, del vivente in eterno, da parte dei morituri; e ciò, non già al solo fine di esprimerlo, (questo, un effetto secondario), bensì di costituirsi, tale inespresso finalmente rivelato, come una seconda irreale realtà; non tanto irreale, poi, se vedevamo la realtà vera disfarsi continuamente, al pari del vapore acqueo, e la realtà irreale dominare l'eterno.

Anna Maria Ortese








L'opera di Anna Maria Ortese si dispiega davanti agli occhi del lettore come un ampio edificio, dove è facile perdersi, rimanere disorientati tra le proteiformi e infinite sperimentazioni di una scrittura ostinatamente ribelle e poco addomesticabile, all'interno di una tassonomia teorica precostituita, ma che sembra piuttosto destinata a trovare una collocazione finale in quella sorta di dissonanza, di lacerazione, di disincanto, che finisce per costituire il brusio, il rumore di fondo, la traccia indelebile di ogni sua produzione artistica. Lo spettro della perdita, l'immagine del dolore, della violenza sono le presenze assidue e allo stesso tempo invisibili e nascoste, le ombre notturne che popolano l'immaginario di una scrittrice sonnambolica, ai confini tra la veglia e il sonno, di una «zingara», come la definì a suo tempo Vittorini, «assorta in un sogno».

Vanessa Pietrantonio




Non so perché

Il vento stasera scricchiola
a tutte le porte, non so perché.
Rumori subito spenti,
fremiti, sospiri
salgono dal giardino,
non so perché.
La lampada dà una luce velata,
non so perché.

La mia stanza si è fatta sterminata,
non so perché.
Non so perché, senza alcuna
ragione o dolore,
piange stasera qualcuno. Non so perché.

Anna Maria Ortese
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L'opera di Anna Maria Ortese si dispiega davanti agli occhi del lettore come un ampio edificio, dove è facile perdersi, rimanere disorientati tra le proteiformi e infinite sperimentazioni di una scrittura ostinatamente ribelle e poco addomesticabile, all'interno di una tassonomia teorica...
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A una terra che amo (Amalia Rodrigues)

22 maggio 2017 ore 19:23 segnala
A una terra che amo è un album della cantante portoghese Amalia Rodrigues dedicato all'Italia. Sono tutte canzoni appartenenti al folklore regionale italiano. Le canzoni sono quasi tutte di autori anonimi e di secoli lontani; qualcuna addirittura del secolo XV come il Canto delle lavandaie al Vomero (il Vomero è un antico quartiere di Napoli che sorge sull'omonima collina).

La registrazione è stata effettuata a Roma negli Studi della Ortophonic, tra le notti dell'1, 2 e 3 marzo del 1973. Al disco hanno collaborato i musicisti:
Joel Pina, chitarra, viola;
Fontes Rocha, chitarra portoghese;
Carlos Conçalves, chitarra portoghese;
Pedro Leal Da Silva, chitarra spagnola



L'album comprende dieci canzoni tratte dal folklore regionale italiano.
Amor dammi quel fazzolettino – Anonimo del XIX secolo
Sora Menica – Anonimo romano del IX secolo
Tarantella – Anonimo
Canto delle lavandaie al Vomero – Anonimo napoletano del XV secolo
Ciuri, ciuri – Anonimo (Raccolta Frontini dei secoli XVIII – IXX)
La bella Gigogin – Paolo Giorza (1858)
Sant'Antonio allu desertu – Anonimo abruzzese
Maremma – Anonimo toscano (primi decenni dell'Ottocento)
Tiramole - Anonimo napoletano
Vitti 'na crozza – Franco Li Causi (anni cinquanta)
EMI Columbia C064 – 40280, anno 1973


(Wikipedia)




Da ascoltare con l'anima.







Il mio pensiero era una nuvola vagante

24 aprile 2017 ore 17:40 segnala
Quali che siano le ragioni del mio essere

finirà tutto in una grande sacca d'immaginario,

in un tentativo di ricordare,

di ricostruire i segni di una ferita.


Cosa accadrà? Cosa deve ancora accadere?

In questo momento accadono cose

delle quali non si sa nulla.


Il mio pensiero era all'origine una nuvola vagante,

che forse doveva servire per altri scopi.

Forse era una ferita che si apriva,

una ferita che non doveva essere curata.



All'inizio non mi dava nemmeno dolore.

Fu solo un respiro... un brivido,

in uno stupore che non ebbe uguali.



Akret - Segreti e oblii



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Quali che siano le ragioni del mio essere finirà tutto in una grande sacca d'immaginario, in un tentativo di ricordare, di ricostruire i segni di una ferita. Cosa accadrà? Cosa deve ancora accadere? In questo momento accadono cose delle quali non si sa nulla. Il mio pensiero era...
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24/04/2017 17:40:50
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Verso la luce

22 aprile 2017 ore 17:42 segnala
Siamo una cosa

che all'umore della luce


riecheggia.


Tracciatori di linee

in climatici abbandoni.


Architetti

di pensieri

che si formano sulle parole.


Pescatori

di riflessi naufragati nei cortili.


Tracce eloquenti

di chi ci ha lasciati.

Vestigia del nostro passato.



Siamo il passaggio stretto

di mille universi in fuga


verso l'orizzonte del mare,

verso il cielo delle nostre effusioni.



Akret - Segreti e oblii



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Siamo una cosa che all'umore della luce riecheggia. Tracciatori di linee in climatici abbandoni. Architetti di pensieri che si formano sulle parole. Pescatori di riflessi naufragati nei cortili. Tracce eloquenti di chi ci ha lasciati. Vestigia del nostro passato. Siamo il...
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Il tempo sognato

18 aprile 2017 ore 19:15 segnala
L'ultima piazzetta dietro le mura

ha un lascito di silenzio di mille anni fa

che accompagna le tue parole fino al perdersi delle ore.



Sognante e sognato intrecciano storie uscite da una primavera.

L'uno parla, mentre l'altro trasforma le parole in pioggia

e le abbandona nel sole.


Akret
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L'ultima piazzetta dirimpetto alla chiesa ha un lascito di silenzio di mille anni fa che accompagna le tue parole fino al perdersi delle ore. Sognante e sognato intrecciano storie uscite da una primavera. L'uno parla, mentre l'altro trasforma le parole in pioggia e le abbandona nel...
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A la una yo nacì (Maria Raducanu)

15 aprile 2017 ore 18:13 segnala
A la una yo naci (Andalusia) – ninna nanna / canto d’amore.
Maria Raducanu



Un languido addio, un dolce lamento, felicità velata di malinconia, è questo il volto della musica sefardita. Canti femminili, tramandati da madre a figlia, come la stessa discendenza ebraica. Musica profana di tradizione orale, di cui non conosciamo gli autori né l’esatta origine ma che, migrando, porta con sé la voce e il cuore delle genti che dalle coste iberiche si dispersero per tutto il Mediterraneo, fino a spingersi nei lontani Balcani. La musica sefardita, è infatti la musica degli ebrei cosiddetti “spagnoli”, giacché Sepharad è l’antico nome della Spagna, loro terra di origine, e raccoglie il commiato che quel popolo affida alla memoria di questi antichi canti.

(musiacae amoeni loci)