Luoghi sconosciuti

27 marzo 2017 ore 17:24 segnala
Stare in un posto o nell'altro

ormai è la stessa cosa.

Non mi serve neanche più

ricollocarmi in abitudini diverse.




Io, in realtà sono

in qualunque posto dove traspare la tua impronta

e dove sembra che tu abbia lasciato qualcosa,

anche se non ci sei mai stata.




Le chiavi che ho ritrovato sulla panchina

sono ancora nella tua borsa

e il rossetto è ancora sulle tue labbra

benchè ti abbia baciata.




E il tuo viso è ancora fresco e riposato

benchè tu non abbia dormito per tutta la notte.

Ogni cosa mi dice che tu sia passata,

dove né tu né io siamo mai stati.




Akret - Segreti e oblii
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Stare in un posto o nell'altro ormai è la stessa cosa. Non mi serve neanche più ricollocarmi in abitudini diverse. Io, in realtà sono in qualunque posto dove traspare la tua impronta e dove sembra che tu abbia lasciato qualcosa, anche se non ci sei mai stata. Le chiavi che ho...
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I giardini incantati di Cristina Campo

26 marzo 2017 ore 12:17 segnala


Cristina ricompone le gerarchie del Sacro utilizzando le parole come le tessere di un mosaico bizantino. Nelle sue poesie è evidente la ricerca di uno stile che riduca al minimo il peso materiale della parola. La visione viene riportata su un piano frontale privo di spessore, in un mondo immateriale, dove i sensi vibrano di una sostanza proustiana e dove gli affetti vengono custoditi in un giardino fuori del tempo.

Akret




Ora che capovolta è la clessidra.


Ora che capovolta è la clessidra,
che l’avvenire, questo caldo sole,
già mi sorge alle spalle, con gli uccelli
ritornerò senza dolore
a Bellosguardo: là posai la gola
su verdi ghigliottine di cancelli
e di un eterno rosa
vibravano le mani, denudate di fiori.

Oscillante tra il fuoco degli uliveti,
brillava Ottobre antico, nuovo amore.
Muta, affilavo il cuore
al taglio di impensabili aquiloni
(già prossimi, già nostri, già lontani):
aeree bare, tumuli nevosi
del mio domani giovane, del sole.

Cristina Campo
da “Passo d’addio”
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Cristina ricompone le gerarchie de Sacro utilizzando le parole come le tessere di un mosaico bizantino. Nelle sue poesie è evidente la ricerca di uno stile che riduca al minimo il peso materiale della parola. La visione viene riporta su un piano frontale privo di spessore, in un mondo immateriale,...
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26/03/2017 12:17:09
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Fantasia di primavera

22 marzo 2017 ore 19:41 segnala
Tocca i suoi abissi


nel volo alto delle rondini


e le sue vette


nel punto più basso della terra.


Nasce dove muore...


muore dove nasce.




Ruba i colori alla notte


e li abbatte


nel trionfo della solarità.


Spinge al punto di una svolta


anche i giardini d'aprile


e i profumi aspri della terra.



Non salva e non protegge


l'intelligenza di chi la usa.


Chi dipinge e chi scrive


preferisce buttarla via.


Sa di non avere tra le mani


che un gemito dell'assenza.




Akret - Segreti e oblii
































































































Ruba i colori alla notte


e li abbatte


nel trionfo della solarità.


Mentre quelli


ancora scoppiano di gemme


li sotterra.
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Tocca i suoi abissi nel volo alto delle rondini e le sue vette nel punto più basso della terra. Nasce dove muore... muore dove nasce. Ruba i colori alla notte e li abbatte nel trionfo della solarità. Spinge al punto di una svolta anche i giardini d'aprile e i profumi della...
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Negra Sombra

21 marzo 2017 ore 21:50 segnala
Versi della grande poetessa spagnola Rosalia De Castro.


Wislawa Szymborska: la parola rubata al silenzio

10 marzo 2017 ore 19:31 segnala







Szymborska opera con leggerezza, ironia, levità di tono, fino a sfiorare l’impalpabile, per gettarci anche nella ”vita inconcepibile”, ma con un gesto di materna dolcezza, senza ira, senza rabbia, senza rancore. Perché se da un lato può sembrare perfino una poesia innocente, per la sua mancanza di aggressività , è però fatalmente innervata di sentenze misteriose, di versi illuminanti, di immagini rapite. E’ una poesia sapienziale, in fondo, che nasconde nella banalità dei temi la sua profonda sostanza oracolare.

Ettore Fobo





Ascolta come mi batte forte il tuo cuore

Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E’accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

Virgilio Guidi: la fragile luce dell'essere.

02 marzo 2017 ore 19:18 segnala
(...) indicibili trasparenze luminose, puri spazi di luce abitati da sguardi che ci scrutano da dentro e fuori di noi; "tumulti" di vorticosi abissi, di "segni" di drammatici conflitti; di ascesi interiori liricamente evocate, di splendori effusivi, sconfinati e sconfinanti in una realtà davvero "autre".

Toni Toniato - Ferrarin Arte



Sembra di ritrovare la luce di Matisse filtrata da toni lirici più sommessi. Una luce che tende a scivolare verso atmosfere crepuscolari. Una luce fatta di diafane trasparenze e pallidi riflessi, evocativa degli strati più profondi della quiete e del dramma.

Akret









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(...)indicibili trasparenze luminose, puri spazi di luce abitati da sguardi che ci scrutano da dentro e fuori di noi; "tumulti" di vorticosi abissi, di "segni" di drammatici conflitti; di ascesi interiori liricamente evocate, di splendori effusivi, sconfinati e sconfinanti in una realtà davvero...
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02/03/2017 19:18:07
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Da un finestra sul mare

27 febbraio 2017 ore 18:47 segnala
A volte sopraggiunge un nitore

a rendere perfino reali certe forme d'apparenza.

Deve essere una precisa prerogativa della luce

scovare le tracce di realtà dimenticate

e riportarle intatte alla loro fonte.



Una volta finiti nel cerchio dei mattini fortunati

si può restare benissimo a guardare

senza far scorrere i pensieri oltre questo segmento di mare.



Si può stare sopra le pietre riscaldate

a sorseggiare silenzi autunnali che avvolgono le strade

rimanendo nell'attesa perenne del passaggio di una cometa,

o vedere altri mondi dalla finestra,

gli stessi mondi soffiati via dai venti e dalle brine.



So quanta vita mi scorre dentro

e quanta luce si sia gettata in mare aperto.

E quanta tra questi vicoli ne rimane.



Akret - Segni di Biancariva