INTRAPPOLATO NELL’ATTIMO 29/05/2016 (12.08)

29 maggio 2016 ore 12:59 segnala
Fantasmi,
bussano alla mia finestra.
E non si stancano mai.
Di farsi beffe di me.
Di questa trappola d’un passato felice.
Che è solo l’inganno,
di un presente che è un Limbo.
Una costruzione di un’Anima febbrile.
Che, in fondo, non riesce
A trovare un posto
Da poter chiamare casa.
Non c’è un luogo felice.
Neanche in quei ricordi
Che sembrano ammantati di sogno.
Grondavano sangue e lacrime.
Proprio non riusciamo ad
Accettare il passare del tempo.
Schiacciati come siamo
Dalla voglia di infinito..
Basterebbe andare avanti,
passo dopo passo.
Senza voltarsi indietro,
verso una memoria idealizzata.
Ciò che è stato non ritorna.
Comunque.
E il domani è incerto. E spaventoso.
Ma obbligato.
E sarebbe pieno di possibilità.
L’Oscurità è Luce.
Non quel budello freddo e vuoto,
in cui vortica il nulla.
Ma quel luogo caldo e confortevole.
Fatto d’ombra e fresco.
Di riposo e riparo
Dal troppo Sole.
Quei tenui acquerelli del Crepuscolo,
brulicanti di odori e sensazioni e rumori e voci..
quel susseguirsi di immagini sorridenti.
Quell’attimo di Libertà invece
Troppe volte è la mia prigione, la mia cella.
In bilico, tra le lancinanti mancanze dell’esistenza
E l’eternità delle emozioni dell’orizzonte…
3305fe1b-598c-408b-af33-ffecfa22d9b9
Fantasmi, bussano alla mia finestra. E non si stancano mai. Di farsi beffe di me. Di questa trappola d’un passato felice. Che è solo l’inganno, di un presente che è un Limbo. Una costruzione di un’Anima febbrile. Che, in fondo, non riesce A trovare un posto Da poter chiamare casa. Non c’è un luogo...
Post
29/05/2016 12:59:20
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    4
  • commenti
    comment
    Comment
    6

VORREI ( MA NON POSSO ) 16/04/2016 (00.33)

16 aprile 2016 ore 00:39 segnala
Vorrei cantare
Lo sfiorire del tempo.
Gli sghembi spazi
Tra i suoni lontani
Degli anni che corrono via.
E ridipingermi l’Anima
Del soffio del vento.
Di quei dolci, tristi suoni
Di Autunni perduti.
Con il cigolio di porte,
dai colori sbiaditi,
tappezzerei le volte del cielo.
Scelte stonate.
Canzoni sbagliate.
Era il tuo sbadiglio distratto
L’eco dello scorrere degli attimi.
Quel sorriso furbo,
insolente e incoerente,
disperato nel suo farsi Tramonto..
E quel suo tocco di dita,
non riesco a ricordarlo mica.
Non mi sovviene proprio.
E saprebbero dirmi,
i cantori dei Sepolcri Imbiancati
che senso ha accanirsi?
Con quegli assurdi riverberi
Del mio nome.
Che dovrebbero maledire e dimenticare.
Invece di eleggermi a Profeta.
Perché io sono Niente.
Anche se mi piace pensare all’Infinito.
Non sono nulla,
se penso alla danza dei colori dell’Alba.
E non posso proprio
Tenere il passo delle carezze
Dei giorni di pioggia
Sui rami degli alberi,
sui tetti delle case.
E vorrei tanto.
Poterlo essere. E trasfigurarmi.
Divenire Celeste. Come Sole Trionfante..
Vorrei descrivere
Gli Ultimi Attimi del Cosmo..
Ma li ho già persi
Come un treno in ritardo…
Fermo su binari rosi dall’oblio….
233204ab-6cdd-47ba-902e-366e79b9e0c8
Vorrei cantare Lo sfiorire del tempo. Gli sghembi spazi Tra i suoni lontani Degli anni che corrono via. E ridipingermi l’Anima Del soffio del vento. Di quei dolci, tristi suoni Di Autunni perduti. Con il cigolio di porte, dai colori sbiaditi, tappezzerei le volte del cielo. Scelte stonate. Canzoni...
Post
16/04/2016 00:39:58
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    4
  • commenti
    comment
    Comment
    3

L’ULTIMA NEVE DI STAGIONE 6/3/2016 (15.19)

06 marzo 2016 ore 15:29 segnala
Arrivò la neve.
Ed eri felice.
Sorridevi come
Mai prima ti avevo vista fare.
Certamente, non con me.
Non altrettanto per me.
E capii.
Che quando si sarebbe sciolto il ghiaccio,
saresti andata via..
come un ricordo abbozzato.
Si sarebbe sciolto tutto.
Più sogno che perdita..
Tutto si sgretola.
E bisogna imparare dalla sconfitta.
Dalla fragilità degli attimi.
Non serve a nulla perdersi,
nemmeno quando si perde
un pezzo d’Anima.
Si deve continuare,
come scie di nuvole in cielo.
Però resta sempre,
conficcata, tra cervello e cuore,
un’acuminata scheggia.
Di rimpianti.
Di occasioni mancate.
Di traguardi svaniti.
Tra cui tu.
E quegli occhi puri. Fatti di eterni inverni.
Che avrebbero voluto
Trovare in me un Antico Dio invitto.
Ma, forse, per fortuna, ero solo un uomo….

eac0e4c2-87e6-483a-8d9e-50d25ac369c4
Arrivò la neve. Ed eri felice. Sorridevi come Mai prima ti avevo vista fare. Certamente, non con me. Non altrettanto per me. E capii. Che quando si sarebbe sciolto il ghiaccio, saresti andata via.. come un ricordo abbozzato. Si sarebbe sciolto tutto. Più sogno che perdita.. Tutto si sgretola. E...
Post
06/03/2016 15:29:49
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

DOLOROSO STRAPPO 30/01/2016 (12.30)

30 gennaio 2016 ore 12:38 segnala
Ti ho vista andare via.
Per dei mali,
più grandi della mia Anima.
Che pure già conoscevo bene.
Sulla mia stessa pelle.
Maturavi la tua fuga,
e lo intuivo.
Lo sentivo addosso.
Così come la forza del Tuo Amore.
Che non bastava.
A colmare le distanze.
Il bisogno,
l’assenza.
All’improvviso, fu un attimo.
Nel mio cielo,
non c’eri più.
Come quel sogno
Che mi aveva ammonito.
Mi vengono ancora in mente le tue lacrime.
La ferita,
tra volere e potere.
Tra necessità di andare via e voglia di lottare.
Quel senso di strappo,
non aveva bisogno di spiegazioni.
E non lo volevo accettare.
Ma lo potevo capire.
Dove sei ora?
I tuoi sguardi
Dimenticheranno il mio nome?
E il vento,
qualche volta, ti donerà
sulla sua danza
la memoria della mia voce?
Ci sarà un profumo
A parlarti del mio ricordo?
La realtà,
porta sempre dei conti da fare.
Un risveglio nauseante.
E quello strappo:
vissuto due volte.
Nelle pieghe di una notte, volta in incubo.
Quel silenzio assordante.
E nella vita quotidiana.
E chissà, se ci raggiungeremo ancora.
Quando cala il Sole…
Mi illudo ancora di volare a Te.
Ed è un dolore immenso
Dover sperare che Tu sia felice.
Con o senza me…
ebfe1534-dcd4-4bb7-b1e0-2490db7f6ca8
« immagine » Ti ho vista andare via. Per dei mali, più grandi della mia Anima. Che pure già conoscevo bene. Sulla mia stessa pelle. Maturavi la tua fuga, e lo intuivo. Lo sentivo addosso. Così come la forza del Tuo Amore. Che non bastava. A colmare le distanze. Il bisogno, l’assenza. All’improvviso...
Post
30/01/2016 12:38:44
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    3
  • commenti
    comment
    Comment

VISIONE (PER NON CEDERE ALL’OBLIO) 6/6/2015 (2015)

06 giugno 2015 ore 15:37 segnala
Mi osservava.
Dall’altra parte.
Attraverso un vetro rotto.
E, dalle crepe
Mi sorrideva.
Con quello sguardo puro.
Incontaminato.
Dolente.
E dolce. Come solo un addio sa essere.
“Non puoi venire con me”.
“Non ti è dato attraversare la soglia”,
non saprei dire se fosse la sua voce
o soltanto un riverbero del sibilo del vento,
a farmela immaginare.
Ma seppi che era così.
Che non l’avrei rivisto.
Non ora. Non lì.
Perché non era giunto il tempo.
Non per me.
Ancora.
Fu come una pugnalata all’Anima.
Avrei voluto almeno chiedergli
Com’era in quel posto.
Se c’era, davvero, un altro posto.
Se fosse meglio.
Peggio.
O fosse, soltanto, lo stesso schifo.
Ma c’era un numero limitato di frasi.
Non poteva comunicarmi di più.
Cercò, con quel sorriso
Di lavarmi sensi di colpa che
Non avrei dovuto avere.
Eppure mi laceravano il respiro.
Non c’era rimedio per quella solitudine
Fatta di doveri e sacrifici.
Sopportati ma non imposti.
In quel suo lento, rassegnato
Scivolare in un’esistenza di sopravvivenza.
Fino a quella domenica mattina.
E quella caduta. Accidentale e fatale.
E a quel coma. Crudele o liberatorio?
Non ho mai osato neanche impormi il quesito.
Se potessi tornare indietro potrei impedirlo?
E, soprattutto, tu lo vorresti?
Quel fisico minato,
quello spirito, ormai, malato.
Mentre salvavi tutti,
ma sopportavi un peso tanto grande.
C’è chi dice che certe fini siano un nuovo inizio.
Che non ci sia una vile ingiustizia
Nel non ricompensarti
Di tutte le privazioni,
per poi farti volare via, in questo modo quasi ironico.
Eppure, io darei tutto quello che ho.
Per riavere il tuo sorriso.
Anche solo un istante.
Per quel profumo di bosco,
per quella luna che si specchia nel mare.
Per quei momenti, in cui avevi sempre
Una speranza per aiutarmi a non cadere mai.
In cui mi dimostravi un’amicizia infinita,
per cui non ha mai chiesto il conto.
In cui non sei stato mai avido di sostegno.
Mai una volta,
la ragioneria del “dare”-“avere”. MAI.
E io non so, cosa ti abbia dato in cambio.
Ma una cosa posso promettertela.
Non sei sbiadito dal mio ricordo affettuoso.
Sei ancora là.
Minuto dopo minuto.
Ed è così che ti onoro, ogni giorno.
Provando disperatamente
A meritare, anche solo un poco,
di essere quello che riuscivi ad essere tu.
E, forse: non ci riuscirò fino in fondo.
Ma dentro di me, non ti lascerò mai sfiorire..
11348597-9323-4feb-8492-85213d630fcb
Mi osservava. Dall’altra parte. Attraverso un vetro rotto. E, dalle crepe Mi sorrideva. Con quello sguardo puro. Incontaminato. Dolente. E dolce. Come solo un addio sa essere. “Non puoi venire con me”. “Non ti è dato attraversare la soglia”, non saprei dire se fosse la sua voce o soltanto un...
Post
06/06/2015 15:37:40
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    6
  • commenti
    comment
    Comment
    4

UNIVERSI NON COMUNICANTI.. 16/04/2015 (0.21)

18 aprile 2015 ore 00:28 segnala
Perché ti fissi ad osservare i fuochi?
Cosa ci vedi di tanto speciale?
Cosa speri di trovare?
Ogni volta,
era un’incomprensione profonda.
E ci ostinavamo,
nella nostra dipendenza.
Pur dovendo arrenderci
Alla reciproca irriducibilità di mondi.
Che non si sarebbero mai capiti.
Né incontrati.
Né compenetrati.
Lei, così assente di slanci.
Indifferente ad Albe e Tramonti.
Io, troppo sfuggente ed etereo.
Una vago sogno disincarnato.
Forse puerile.
Forse patetico.
Ma mai il prodotto di immagini altrui.
Eppure,
mi si bloccava il respiro,
nel vederla giocare e sorridere,
con le onde del mare.
Quando disegnava capricciose increspature,
con le dita,
sull’orlo smeraldino delle maree..
In quei momenti
Sembrava guadagnare un barlume di distacco
Dal suo cinismo esasperante.
Dal suo recinto
Di concretezze alla lettera.
Di fedeltà al pragmatismo.
Forse, allora, soltanto davvero ci toccavamo.
E i nostri universi
Facevano l’Amore.
Cosa ci aspettiamo
Dallo stesso pezzo di cielo,
se sogniamo orizzonti diversi?
Incombeva sempre
Questo implacabile interrogativo.
Ma lo mettevamo a tacere.
Con scontri furibondi di vedute.
O rifugiandoci nella fame dei nostri corpi.
Che ci intorpidiva e annullava.
Ma nelle nostre carezze
Non c’era più comprensione.
Era triste ma innegabile.
E trovavamo ogni scusa
Per bendarci la vista.
Ma una mattina,
la ricordo ancora come fosse ieri.
Non ti trovai più.
E ne fui felice.
Ma mi sentii smarrito.
Tirai un sospiro di sollievo.
Ma un pezzo mi fu strappato via..
Un’Epoca volgeva al termine.
Eri già passata, anche nel presente.
E di sicuro,
non avrei scritto il mio futuro con te..

abf67bc9-de95-464b-9778-55fb7a433381
Perché ti fissi ad osservare i fuochi? Cosa ci vedi di tanto speciale? Cosa speri di trovare? Ogni volta, era un’incomprensione profonda. E ci ostinavamo, nella nostra dipendenza. Pur dovendo arrenderci Alla reciproca irriducibilità di mondi. Che non si sarebbero mai capiti. Né incontrati. Né...
Post
18/04/2015 00:28:27
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    5
  • commenti
    comment
    Comment

L’ATTIMO PRIMA DELL’OBLIO 2/4/2015 (18.49)

02 aprile 2015 ore 18:56 segnala
Quella strana allergia al Futuro,
ci contaminò.
Sotto quel cielo plumbeo.
Come assenzio,
ci abbandonammo
al potere stordente dei ricordi.
Travolti da un passato impotente.
Una dipendenza annichilente.
Distorta.
Mistificavamo qualsiasi istante.
Pur di iniettarcelo in vena.
O sniffarlo su per il naso.
Per non vedere la mancanza direzione,
il vuoto.
L’assenza di senso.
Erano solo squallide schegge di ieri.
Ma le abbellivamo di ogni orpello.
E tu ridevi.
Avrei ucciso per quei tuoi gesti.
Mi intorpidiva gli arti,
la paura di far a meno di te.
E di quell’album sfocato di ricordi.
Osservavamo la sera,
screziare l’orizzonte.
Stesi nei prati.
Si sentiva il profumo,
dell’erba appena bagnata.
E così ricominciavano i deliri.
Ci sembrava bello tutto.
Pur di scappare dall’oggi.
Purché non ci tremassero
I polsi per le promesse funeste del domani.
Eri la mia Fede fragile.
Io stesso capivo ogni singola crepa,
di quel culto malsano.
Ma ero come immobilizzato.
Da quel piacere corrotto.
E corruttore.
Dirompente.
Mi struggevo al crepuscolo.
Al ricordo di canzoni
Che assicuravi d’avermi cantato.
Nei momenti in cui crollava il mondo.
Ma non mi riusciva di tornare,
con la precisione,
a quegli attimi.
Dovetti crederti sulla parola.
Qualcosa giunse a liberarmi.
Ma fu un caso fortuito.
O sarei ancora nelle sabbie mobili,
del tocco delle tue carezze.
Del ventre caldo e insinuante,
che assassinava ogni mia determinazione
alla Libertà.
Urlai a squarciagola e scappai
Oltrepassando le recinzioni da me stesso
Scrupolosamente create.
Tu mi intimasti di tornare indietro.
Ma non mi voltai.
E mi persi. E ti persi.
Ma così mi ritrovai.
O forse fui perso per sempre..
b9f51ec0-6296-4944-b85f-687125c1a113
Quella strana allergia al Futuro, ci contaminò. Sotto quel cielo plumbeo. Come assenzio, ci abbandonammo al potere stordente dei ricordi. Travolti da un passato impotente. Una dipendenza annichilente. Distorta. Mistificavamo qualsiasi istante. Pur di iniettarcelo in vena. O sniffarlo su per il...
Post
02/04/2015 18:56:28
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    17
  • commenti
    comment
    Comment
    9

AVVERTENZE ALLA CAUTELA… 16/02/2015 (23.58)

17 febbraio 2015 ore 00:00 segnala
Te l’avevo detto.
Di non giocare troppo con l’Inverno.
Il gelo, pericoloso.
Quel senso di torpore
Che avvelena il corpo.
E imputridisce l’Anima.
Ma tu, novella Morgana,
sognavi di intrappolare Merlino,
in una roccia.
Ma quest’ammasso di vetro e cemento e ferro
Non era la foresta di Broceliande.
A manipolare le stagioni,
ci si fa sempre male.
Non puoi travasare il respiro dell’Autunno
Nelle menzogne d’Estate.
E non puoi liquefare
I profumi innocenti dell’Inverno,
con il balsamo maledetto della Primavera.
O forse, è solo questione
Di esperienza.
Che tu non avevi.
E mai avresti avuto.
Correvi.
Andavi troppo di fretta.
Era di moda,
atteggiarsi a strega.
Ma necessitava di una sapienza antica.
Non erano i frivoli dialoghi
Di un telefilm americano.
E ti credevi più grande e forte,
di quanti scossoni potesse sopportare
il tuo Spirito tendenzialmente evanescente.
Eri giovane. Arrogante.
Credevi di conoscere subito.
Perché ti era stato tramandato
Un libro di Soluzioni.
Ma, per cosa, poi?
Erano solo incantesimi per sciocchezze..
A stento buoni per l’impasto del pane.
Ma per attraversare le tempeste,
ci voleva una saldezza
che non eri in grado di mantenere.
E non l’hai mai ottenuta.
Nonostante i tentativi falliti.
Scimmiottavi Rituali e formule.
Ma non entrasti mai.
Nel profondo.
Dei secoli che passano.
Degli istanti versati
Negli oscuri meandri del Destino.
Non prendevi niente sul serio.
E, crescendo, non fu diverso.
Non cambiasti poi molto.
E così, con scuse abbozzate
Decidesti di emigrare altrove.
Ben sapendo che non c’era un posto,
in cui avresti mai, realmente, messo radici.
Un disagio nomade,
pervadeva i tuoi passi e i tuoi gesti.
Non trovavi sollievo e pace.
Perché non avevi un centro.
Eri solo una periferia scaduta.
Andata a male. Come cassonetti dei rifiuti traboccanti.
Te l’avevo detto.
Ma non mi ascoltasti.
E imperterrita, volesti andare avanti.
E so che te ne sei pentita.
Ancora e ancora.
Ma mai mi avresti dato
La soddisfazione della ragione.
E preferisti perderti,
che chiedermi aiuto…
ef3c9761-c7a5-4dcc-b118-3b5966c7b21b
Te l’avevo detto. Di non giocare troppo con l’Inverno. Il gelo, pericoloso. Quel senso di torpore Che avvelena il corpo. E imputridisce l’Anima. Ma tu, novella Morgana, sognavi di intrappolare Merlino, in una roccia. Ma quest’ammasso di vetro e cemento e ferro Non era la foresta di Broceliande. A...
Post
17/02/2015 00:00:30
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

LOST HAPPINESS IN NOTHINGVILLE 9/01/2015 (15.29)

09 gennaio 2015 ore 15:40 segnala
E passavano i giorni.
In fretta.
E ci ritrovavamo sempre,
a guardare le scie lasciate in cielo dagli aerei.
O i treni partire.
Per andare in destinazioni
Che non potevamo permetterci.
O che, forse, non avremmo neanche avuto il coraggio
Di raggiungere.
Si consumavano le esistenze.
Alcune diventano pagine nei libri.
Altri nomi su lapidi.
Foto sbiadite.
Commemorazioni istituzionali.
E noi, lì.
Con venti anni di più.
A sognare un futuro,
che non avevamo mai scelto di intraprendere.
Ci credevamo a 20 anni.
Ma ci smentimmo da soli.
E, ora, venti anni dopo
Ci ostinavamo a crederci anche di più.
A fingere di pensare,
che avremmo trovato l’ardore
di voltar pagina.
Quando l’amara realtà,
è che rimanevamo fermi in quel punto.
In quell’universo comodo e immobile.
In quei memoriali fittizi.
Di felicità ricostruite a-posteriori.
Che sarebbero subito sembrate irreali ad uno sguardo distratto.
Ma noi, preferivamo osservare le nuvole.
E cosa ci rimaneva in mano?
Niente, diceva il mondo esterno.
Ma loro, pure, si consumavano.
Ore in fabbrica.
Mutui decennali.
E, alla fine?
Lo stesso nulla. Lo stesso vuoto. Lo stesso identico peso.
“Perdenti” e “vincenti” divisi dallo stesso prato.
E mescolati come semi portati
In giro dalla brezza primaverile.
Tutti un po’ opachi, scuriti.
Come vetri troppe volte ripuliti.
Fino a diventare scambiati.
Usurati dal tempo.
Nel tempo.
Diciamocela tutta, la verità.
Oggi, fa cagare.
Ma non è che fosse meglio ieri.
E’ che ieri eravamo meno smaliziati.
Ci sentivamo più puri dentro.
E ci attacchiamo a quelle eco,
a quei riverberi
come fossero lampioni.
Ma non è vera illuminazione.
Bariamo anche sui colori.
C’è sempre l’alba.
C’era sempre, un giorno un mese un anno un’eternità prima.
Eravamo felici a Nothingville.
Ora no.
Eppure nulla è cambiato.
Neanche l’odore dei camini d’inverno.
C’è ancora il tipo del capannone
Con la scritta sul cartoncino
“si raccolgono pallet”.
Lo stesso di quand’eravamo “giovani”.
Allora, anche la birra calda ci sembrava qualcosa
più di piscio rancido.
Ma noi eravamo seduti sulla panchina.
Oggi, usiamo gli scalini..
Ma non ci siamo mai mossi…



b3511a06-d2b1-48d0-ad30-02425ecad1f9
E passavano i giorni. In fretta. E ci ritrovavamo sempre, a guardare le scie lasciate in cielo dagli aerei. O i treni partire. Per andare in destinazioni Che non potevamo permetterci. O che, forse, non avremmo neanche avuto il coraggio Di raggiungere. Si consumavano le esistenze. Alcune diventano...
Post
09/01/2015 15:40:28
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    4
  • commenti
    comment
    Comment

THE GHOST OF THE TOWN.. 27/12/2014 (15.17)

27 dicembre 2014 ore 15:33 segnala
THE GHOST OF THE TOWN.. 27/12/2014 (15.17)

Lei sfogliava petali di Luna.
Danzava, sfrontata.
Maledicendo con un sorriso,
quelle smorfie sdentate
di facciate in cemento armato.
Quelli assi che seppellivano
Gli antichi cadaveri
Di luoghi abbandonati.
Lapidi di vetro e plexiglass.
Dipingeva odori di muffa.
Da tessuti marciti
E stanze vuote e spoglie.
In cui si barricavano
Capricciosi granelli di polvere.
Le travi arrugginite,
di stazioni ormai dimenticate.
I fiori ormai avvizziti,
su pietre tombali.
Incrostate di residui di sangue e lacrime.
Era lo spettro degli anni trascorsi.
Dei fallimenti,
di vite concluse.
Di memorie obliate.
Tutto procede, veloce.
In fretta.
Più del ricordo di cento generazioni.
E solo qualcosa rimane.
Glorioso e immenso.
Il resto è sabbia e polvere.
Ma lei intrecciava le linee dell’orizzonte,
scolorite..
ravvivando quei colori morti
con fitte di nostalgia dolorosa e irrinunciabile.
Su quei mattoni sbrecciati,
scrisse “prima o poi, ogni cosa scompare”.
E il fruscio insopportabile
Delle sue vesti candide
Risuonava nei primi freddi d’inverno.
In quell’aria d’innocenza perduta.
Di gioiosa corruzione dei tempi.
Io l’ho vista.
E impazzendo, me ne sono innamorato.
E si è divertita a provocarmi.
Con abissi di voluttuosa perdita.
E più mi pugnalava,
più anelavo, urlante..
alla fine come fosse un inizio.
Mi lasciai possedere..
Dal demone dei momenti mai sopiti.
E non sarebbe bastata una vita
Per esorcizzare quell’eterno niente ululante..
Volerne ancora e ancora..
Distillarsi il proprio veleno.
Non in attesa dell’ultimo momento,
ma per procrastinarlo.
Si accesero i lampioni,
e la strada veniva inghiottita da coni di lampi sfocati..
in bilico, tra ombra e luce..
divenendo spettro io stesso..
di esistenza mai fagocitate del tutto..
un sentiero senza ritorno.
Il rimpianto di un’(in)finito passato..
E non potevo vivere.
Ma non m’era dato di chiudere gli occhi..
E capii che mi aveva ingannato.
Con quelle sue ingenue promesse…
905ea128-0b60-4e18-86d5-e34c97e31db2
THE GHOST OF THE TOWN.. 27/12/2014 (15.17) Lei sfogliava petali di Luna. Danzava, sfrontata. Maledicendo con un sorriso, quelle smorfie sdentate di facciate in cemento armato. Quelli assi che seppellivano Gli antichi cadaveri Di luoghi abbandonati. Lapidi di vetro e plexiglass. Dipingeva odori di...
Post
27/12/2014 15:33:55
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment