IN TEMPI ANDATI.. 8/03/2018 (17.41)

08 marzo 2018 ore 17:57 segnala
Quel muro d’inverno,
mi separava dalla tua voce..
impedendomi di afferrarti
in quel buio crepuscolo vorticoso.
Non le luci delle strade,
non i profumi nei vicoli
o i sorrisi della gente che sciama per le vie..
solo un vacuo, inerte rimbombo..
la lama affilata della sera.
Non mi parlava certo di vecchie memorie liete.
E non mi prometteva un domani di gioia.
Ululava il delirio della perdita.
Ci sono cose che devono accadere,
ma squarciano l’anima in pezzi.
La sradicano come alberi
Azzannati dai denti del vento..
Ogni cosa ha un prezzo da pagare.
Un minimo di dannazione eterna.
Ho recriminato tante volte.
Ho cercato di capire i miei errori.
O i tuoi. Le reciproche mancanze.
Ma era solo la solitudine di isole
Che non possono comunicare.
Lo spirito di tempi carichi di vuoto..
Niente da capire.
Da spiegare.
Nessuna inutile lacrima da versare.
Solo stillicidi di rassegnazione.
Andò bene così.
Senza quella separazione assurda,
avremmo vissuto futuri insensati.
Ci saremmo uccisi a vicenda,
anche senza mai sfiorarci.
Cosa volesse dire quel tempo cupo l’ho ben capito ora.
E sebbene ancora oggi
Le mie ferite sanguinino
Così doveva andare…

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Quel muro d’inverno, mi separava dalla tua voce.. impedendomi di afferrarti in quel buio crepuscolo vorticoso. Non le luci delle strade, non i profumi nei vicoli o i sorrisi della gente che sciama per le vie.. solo un vacuo, inerte rimbombo.. la lama affilata della sera. Non mi parlava certo di...
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NEL LAMENTO DEL VENTO 4/1/2018 (17.41)

04 febbraio 2018 ore 17:54 segnala
A cosa è servito,
quel tuo disperato rifugiarti
nell’ennesimo freddo inverno?
Sapevi che saresti evasa…
Che non c’era luogo
Talmente grande da contenere
Quella tua smania di bruciare ogni cosa.
Di vivere intensamente.
Ti appassionavi.
E ti annoiavi.
Ti indignavi.
Per dimenticarne il motivo,
Un istante dopo.
Com’era tenera,
quella tua fragilità.
Amabile e lancinante.
Segno del tempo.
Eco d’un disagio antico.
Richiedevi attenzioni costanti
E abbracci.
Ma poi ti sentivi costretta.
Soffocata.
Volevi disperatamente
Tornare a casa.
Ma poi sentivi l’urlo interiore:
la necessità di ripartire.
E mi gridavi di essere il tuo carnefice.
Per poi pentirtene.
Mentre io osservavo soltanto.
Divertito e malinconico.
Perché sapevo che un giorno
Non avresti più fatto ritorno.
Un’amara certezza.
Eppure non potevo trattenerti.
E neanche lo volevo.
Sarebbe stato come ucciderti l’Anima…
Mi hai cercato ancora,
negli anni a venire.
Mi hai maledetto e dimenticato.
Mi hai rimpianto e desiderato.
Mi hai assegnato colpe che forse
Non mi appartenevano.
Mi hai donato meriti che altrettanto
Probabilmente non sono miei.
A volte mi hai, semplicemente, ignorato.
Come fossi un fantasma evanescente.
E, allora, si:
era come fossi scosso da un tremito violento.
Come se il vuoto disegnasse
i suoi colori beffardi e rabbiosi
nei miei occhi ormai sfuggenti…
nei miei sguardi così stanchi…
Sei, a volte, ancora la poesia del rimpianto.
Il lamento delle occasioni perdute.
Che torna a torturarmi,
anche se io, poi, lo allontano.
Ad ogni inverno,
nella fredda danza del vento
mi domando dove sei e cosa fai oggi…
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A cosa è servito, quel tuo disperato rifugiarti nell’ennesimo freddo inverno? Sapevi che saresti evasa… Che non c’era luogo Talmente grande da contenere Quella tua smania di bruciare ogni cosa. Di vivere intensamente. Ti appassionavi. E ti annoiavi. Ti indignavi. Per dimenticarne il motivo, Un...
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DOPO L’OBLIO DI UN IMPERO…. 8/11/2017 (00.06)

08 novembre 2017 ore 00:16 segnala
Addormentati,
di fronte alle vestigia
di Imperi sgretolati dal Tempo.
Mentre infuria rabbioso
un Inverno senza fine…
Che scuote gli alberi
E divora la Terra,
sin dalle fondamenta.
Regna,
su rovine ormai abbandonate.
Sulla sabbia di Eoni di Oblio.
La Gloria di Eserciti,
spazzata via
dall’urlo del Mare
che inghiottì il mondo.
L’autunno si fece
Mantello del Cosmo morente.
E Antichi Dei furiosi
Rovesciarono il Monarca stanco
E ormai vecchio.
Eppure tu sei ancora qui.
Spada arrugginita,
Trono di Solitudine.
Millenari castelli,
solo cumuli di rocce marcite.
E’ passato tutto.
E’ tramontato anche il Crepuscolo,
in una pioggia di carminio sanguinante..
Il ferro degli scudi è divenuto ruggine.
La polvere..
Ha ricoperto i megalitici inutili
Sfarzosi mausolei di Sovrani dimenticati.
Tu sei qui. Cammini con la schiena curva.
Sono andati via gli anni del caccia al cervo,
sei solo anziano.
E reso debole dal peso dello scorrere
Inesorabile delle ore.
C’è ancora da fare…
Sai che il tuo compito è finito.
Non è giunto il momento del riposo,
Sono stati deposti i Re.
Sono stati smentiti e condannati
I Sacerdoti di culti fallaci…
Ma la Guerra non è ancora finita…


VENT’ANNI DOPO 23/09/2017 (17.22)

23 settembre 2017 ore 17:29 segnala
Eravamo alle soglie dell’Autunno.
E il profumo dell’aria,
era come una droga per noi.
Quell’odore di bruciato,
in lontananza.
Il cuore era squarciato
Da sensazioni vivide,
senza tempo.
Guardare quel cielo:
immenso,
lacerato da lampi di Sole.
Le nubi,
come macchie di colore
lasciate ad asciugare
al sorriso dell’azzurro orizzonte.
C’è sempre stato qualcosa
Di inquieto in noi.
La voglia di bruciare ogni istante.
Di scappare via,
senza neanche sapere dove.
Un titanismo ingenuo,
a tratti ottuso.
L’illusione di poter vivere
Senza compromessi.
Mi ritrovo qui.
Vent’anni dopo.
Osservo ancora lo stesso cielo.
Da solo.
E’ passato troppo tempo.
Ma sono sempre incastrato qui.
Senza farne un dramma.
Ma con più d’un rimpianto
Conficcato nel cuore.
Non mi faccio più domande.
Non cerco risposte.
Chissà dove sei?
A volte,
quasi dimentico il tuo volto,
portato via dalla prima pioggia di Ottobre..,
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Eravamo alle soglie dell’Autunno. E il profumo dell’aria, era come una droga per noi. Quell’odore di bruciato, in lontananza. Il cuore era squarciato Da sensazioni vivide, senza tempo. Guardare quel cielo: immenso, lacerato da lampi di Sole. Le nubi, come macchie di colore lasciate ad asciugare al...
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OGNI NOTTE 12/07/2017 (00.37)

12 luglio 2017 ore 00:48 segnala

Lampioni.
Squarciano la notte.
Come spettri inquieti.
La saggezza sfocata,
dell’oscurità.
Dove tutto s’abbandona al flusso.
Un fiume d’ombra,
che tutto inghiotte.
E travolge.
Instancabile e morente.
Per ricominciare,
ad ogni stagione.
Le luci spente nei palazzi.
Sembrano membra stanche.
Piegate dal tempo.
Piagate da mille ferite.
E’ tutto così eroico e mistico.
In fondo, sono solo le miserie
Su cui cala la coltre del silenzio.
Si chiudono le tendine
Delle meschinità alla luce del Sole.
S’agirano e s’agitano,
spiriti senza meta.
Arrendersi è dolce..
Una soffocata malinconia.
La nostalgia e il rimpianto,
nella speranza del giorno dopo.
Anche se il tempo sta svanendo.
E non ne resta più così tanto.
Brilla la luna su ogni cosa.
Su chi ha il futuro davanti.
E su chi sa che ormai è agli sgoccioli.
Su chi medita scelte dolorose.
Su chi deve prendere troppo coraggio..
Su chi ha deciso dove, come e quando.
Intonaco scrostato..
Intelaiature squarciate di finestre,
come sorrisi sdentati.
Bellezza e grazia, ovunque.
Anche su ciò che è ormai lontano
Da ogni canone di incanto.
Ti vengo a cercare..di nuovo..
Ma non mi riesce di ricordare
se ti ho persa o non sei, forse, mai esistita..
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« immagine » Lampioni. Squarciano la notte. Come spettri inquieti. La saggezza sfocata, dell’oscurità. Dove tutto s’abbandona al flusso. Un fiume d’ombra, che tutto inghiotte. E travolge. Instancabile e morente. Per ricominciare, ad ogni stagione. Le luci spente nei palazzi. Sembrano membra stanch...
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NOTTE DI SOLSTIZIO 13/06/2017 (13.35)

13 giugno 2017 ore 13:56 segnala
Questa notte Sacra
Brucia come una febbre.
Divampa.
M’incendia.
Squarcia, ghignante,
il falso sorriso del giorno,
dei suoi ritmi frettolosi,
che confondono e distolgono.
Con unghie
di densa e vasta Oscurità.
Non è l’assenza di Luce.
Non è silenzio di morte.
Può sembrare soffocante.
Annichilente.
Invece urla Libertà.
La fine di ogni catena.
Il dileggio di ogni schiavitù.
Ormai scomparsa..
E’ il buio che riporta
La Danza degli Dei (mai) Passati.
Danzo frenetico,
alla luce tremolante
di fuochi Antichi.
Estasi.
Vorticosa.
Si arrampica sulle creste
Inquiete di alberi trionfanti.
Io sono il Bosco.
Che ulula e sussurra
Frusciante..
Palpita e Vibra il cielo,
iniettato di Tenebra.
Io sono il Tempo prima dei Tempi.
L’Era del Principio.
Avanti a ogni esistente.
Con il profumo pungente di
Natura che torna a ruggire
Corromperò le tue comode sicurezze.
Avvelenerò le tue certezze di schiavo.
La tua assurda felicità di bestia domata.
Guai a te, se rinunci a ogni domanda.
Povero il tuo spirito,
se pensi che non ci siano Misteri. E Riti.
Se non sei Verbo incarnato.
E se rinunci al Sentiero verso gli Dei,
così in cielo e così in terra..
morirai senza saperlo.
Marcito e senza linfa.
Guscio privo di infinito.
Ora e qui,
per domani, per sempre.
Come ieri, in ogni epoca.
Alba e Tramonto.
Inizio e Fine.
Eterno Ritorno.
Continue Stagioni.
Vita dopo Vita.
Spogliarsi di questo vestito materiale,
senza pur rinnegarlo mai.
Un boato di puro Trionfo.
Ennesima porta valicata:
Fino alla prossima celebrazione…



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Questa notte Sacra Brucia come una febbre. Divampa. M’incendia. Squarcia, ghignante, il falso sorriso del giorno, dei suoi ritmi frettolosi, che confondono e distolgono. Con unghie di densa e vasta Oscurità. Non è l’assenza di Luce. Non è silenzio di morte. Può sembrare...
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INSOPPORTABILE ESTATE 11/06/2017 (167.00)

11 giugno 2017 ore 17:03 segnala
“La senti l’estate?
Sta arrivando..
Cavalcando la primavera morente”.
Ma il mio sguardo era altrove.
E la mia mente anche.
E tu, invece
Me lo domandavi ogni volta.
Ti ostinavi a sorridere.
E a dirmi
“va tutto bene”.
D’improvviso,
non ti trovai più.
Qualcuno mi disse
Che ti avevo solo sognato.
Altri invece che ero un folle.
Ossessionato da un desiderio
Confuso per realtà.
Altri giuravano d’averti conosciuta.
In altri luoghi.
Di averti vista con me.
O di esser certi
Che fossimo soltanto due estranei.
Presi a odiare il mare,
ancora di più.
Bellissimo,
ma insopportabile come l’eco
di quei giorni caldi.
Urlavo alle onde
Bestemmie incomprensibili
Mescolate al tuo nome svanito.
Trovai un manoscritto,
diceva che questa era la tua stagione preferita.
E mi ricordai ogni istante.
Come una bambina felice,
correvi sugli scogli,
agitando la sabbia tra le dita.
Come tutto dovesse finire..
Come un’Apocalisse intrisa di Sole soffocante.
Era il preludio.
Alla separazione.
Non t’avrei mai più rivista..ne ero quasi convinto.
E invece, ti rincontrai. Secoli dopo.
Mi negasti il saluto
E passasti avanti. Come se non mi conoscessi….
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“La senti l’estate? Sta arrivando.. Cavalcando la primavera morente”. Ma il mio sguardo era altrove. E la mia mente anche. E tu, invece Me lo domandavi ogni volta. Ti ostinavi a sorridere. E a dirmi “va tutto bene”. D’improvviso, non ti trovai più. Qualcuno mi disse Che ti avevo solo sognato. Altri...
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GLI ULTIMI GIORNI DEL POETA (INUTILE) 29/01/2017 (2.23)

29 gennaio 2017 ore 02:34 segnala

Sulle mani,
brandelli lacerati
di sogni strappati via,
rigurgitati su budelli di Apocalisse.
Le dolorose ferite
Del domani.
Come la risata di scherno
Di una premonizione febbrile.
Cosa accadde al fanciullo folle
Che fu poeta e baro?
Che scrisse strofe penose
Credendosi Vate?
Né più né meno,
che concime per il sepolcro.
Nell’andito oscuro,
d’una porta contaminata
e disseminata di disillusioni calpestate con foga.
attendeva solo
la fine di ogni illusione.
La grande mano di chiusura.
Con le peggiori carte si sempre.
Cosa rimase
Di quei fogli di carta ingialliti?
Di quei passi patetici
Che osavano chiamare versi di rivolta?
Quei premi erano solo catene dell’ego.
Parlavano di niente e di vuoto.
Di fughe senza coraggio.
Erano solo una posa. Per farsi forte.
Per ergersi grande.
In quel cratere,
di vomito e sangue.
Fu l’ultima sosta.
Si perse l’ultimo treno.
E non ce ne furono altri mai.
Come strideva la corda.
Come tagliava.
Ma fece il suo fottuto effetto.
Dopo fu solo oblio e oscurità.
Meglio dell’odore insopportabile
Di cordite.
Di infima polvere da sparo.
Ma non ne ebbe il coraggio.
Non in quel modo.
Bruciarono i suoi libri.
E fu come dare fuoco all’aria..
Statemi a sentire,
toglietevi l’insopportabile vezzo
di scrivere rime inutili.
Di atteggiarvi a profeti assoluti..
Vivrete più a lungo
E sereni..
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« immagine » Sulle mani, brandelli lacerati di sogni strappati via, rigurgitati su budelli di Apocalisse. Le dolorose ferite Del domani. Come la risata di scherno Di una premonizione febbrile. Cosa accadde al fanciullo folle Che fu poeta e baro? Che scrisse strofe penose Credendosi Vate? Né più né...
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29/01/2017 02:34:20
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UN ALTRO GENNAIO 8/1/2017 (13.49)

08 gennaio 2017 ore 14:13 segnala
L’eco di fantasmi ingrigiti..
Mi portava inutili ricordi.
Resi vani dal tempo.
Sebbene mi rendessi conto
Che mi intrappolavano inesorabilmente,
mi lasciavo andare.
Come colui che sa
Che addormentarsi al gelo
È morte certa.
Aggrapparsi a frammenti smorti:
esangui ectoplasmi
di illusioni di sorriso.
Di soli sbiaditi
In passati addomesticati
Da una memoria menzognera.
Oggi è come ieri.
Né meglio né peggio.
Né male né bene.
Un rifugio fallace.
Odore di neve
E il tocco di una mano Amata.
Anche allora,
sanguinavano copiose le lacerazioni dell’Anima.
Eppure mi ostino a pensarmi,
a quel tempo,
sereno e al sicuro.
Dovrei ridere, sarcastico, su di queste finzioni
Di questi a-posteriori addolciti.
E invece ricostruisco,
inserendo anche quello che non c’era.
Con immagini inventate a bella posta.
Solo immaginazione nostalgica.
Non c’eri allora,
esattamente come non ci sei ora.
Soltanto che in quei giorni
Mi mentivi, rendendomi inconsapevole
Dei tuoi desideri di fuga.
Mentre ora, non so che fai né dove sei.
Mi sussurravi:
“se non ci fossi tu non saprei come fare, dove andare…”
Ma, intanto, meditavi di scappare dalla mia prigione…
E la stilettata maggiore, al mio cuore
Soltanto oggi, mi rendo conto di quanto tu avessi ragione….
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L’eco di fantasmi ingrigiti.. Mi portava inutili ricordi. Resi vani dal tempo. Sebbene mi rendessi conto Che mi intrappolavano inesorabilmente, mi lasciavo andare. Come colui che sa Che addormentarsi al gelo È morte certa. Aggrapparsi a frammenti smorti: esangui ectoplasmi di illusioni di...
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08/01/2017 14:13:46
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INTRAPPOLATO NELL’ATTIMO 29/05/2016 (12.08)

29 maggio 2016 ore 12:59 segnala
Fantasmi,
bussano alla mia finestra.
E non si stancano mai.
Di farsi beffe di me.
Di questa trappola d’un passato felice.
Che è solo l’inganno,
di un presente che è un Limbo.
Una costruzione di un’Anima febbrile.
Che, in fondo, non riesce
A trovare un posto
Da poter chiamare casa.
Non c’è un luogo felice.
Neanche in quei ricordi
Che sembrano ammantati di sogno.
Grondavano sangue e lacrime.
Proprio non riusciamo ad
Accettare il passare del tempo.
Schiacciati come siamo
Dalla voglia di infinito..
Basterebbe andare avanti,
passo dopo passo.
Senza voltarsi indietro,
verso una memoria idealizzata.
Ciò che è stato non ritorna.
Comunque.
E il domani è incerto. E spaventoso.
Ma obbligato.
E sarebbe pieno di possibilità.
L’Oscurità è Luce.
Non quel budello freddo e vuoto,
in cui vortica il nulla.
Ma quel luogo caldo e confortevole.
Fatto d’ombra e fresco.
Di riposo e riparo
Dal troppo Sole.
Quei tenui acquerelli del Crepuscolo,
brulicanti di odori e sensazioni e rumori e voci..
quel susseguirsi di immagini sorridenti.
Quell’attimo di Libertà invece
Troppe volte è la mia prigione, la mia cella.
In bilico, tra le lancinanti mancanze dell’esistenza
E l’eternità delle emozioni dell’orizzonte…
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Fantasmi, bussano alla mia finestra. E non si stancano mai. Di farsi beffe di me. Di questa trappola d’un passato felice. Che è solo l’inganno, di un presente che è un Limbo. Una costruzione di un’Anima febbrile. Che, in fondo, non riesce A trovare un posto Da poter chiamare casa. Non c’è un luogo...
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29/05/2016 12:59:20
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