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LA VOGLIA DI VIVERE

10 dicembre 2012 ore 00:47
Mi sono chiesto a lungo che cosa motiva le persone a vivere, ad alzarsi al mattino, con entusiasmo, coinvolgimento, passione, ad affrontare le situazioni che si presentano. Oppure a ‘tirare avanti’, con fatica, stanchezza, pesantezza, ma comunque a non mollare questo istinto che nonostante tutto tiene attaccati a questa terra, a questo corpo, a questo mondo.
Riflettendo, vivendo, confrontandomi con persone, amici, clienti, mi sono reso conto che comunque si ponga la questione, sussistono degli elementi di fondo.
Dopo un temporale, da che mondo è mondo, il sole ritorna sempre, e magari anche l’arcobaleno, dopo l’inverno, si riffaccia il tepore della primavera, e via così. E’ nell’ordine delle cose, una costante evoluzione, un mutamento che riprende elementi di ciclicità per portarli a livelli sempre nuovi.
Molti affrontano le fasi di disagio, malessere, le varie traversie di vita come un passaggio obbligato da sostenere, tollerare, sopportare. E soffrono. Tanto anche.
Forse questa sofferenza viene esacerbata proprio da codesto atteggiamento simile ad una sorta di espiazione. Devo sottopormi a questo per poter finalmente godere del suo contraltare, che però non è mai abbastanza per compensare le traversie subite e la parte di Vita immolata come sacrificio. E’ una filosofia esistenziale improntata sull’attesa che passi qualcosa e che arrivi qualcosa d’altro. In tal modo, però, il sole non è mai abbastanza, una giornata non è mai sufficiente, l’acqua non è mai calda quanto si vorrebbe.
Al contrario, vi è chi, forse con maggiore consapevolezza, è in grado di vivere anche i momenti di messa alla prova come vere e proprie occasioni per poter progredire non solo nella ricerca di sé, la conoscenza e l’attualizzazione delle proprie risorse, ma anche per approfondire le basi per sperimentare le successive fasi di gioia. Si tratta di persone che vivono la Vita nella sua pienezza, nella sua complessità, nelle sue contraddizioni, nei suoi estremi, senza escludere alcunché, senza decretare un mi piace/non mi piace, un troppo/troppo poco.
Quel che ci capita non è mai troppo né troppo poco: se ci viene offerto è perché possediamo le risorse necessarie per affrontarlo, che non aspettano altro se non di poter emergere. Questo vale sia per i disagi, i malesseri, sia per le gioie. Già, perché talvolta, seppur paradossalmente, fatichiamo a concederci di esperire anche e soprattutto queste ultime.
Quel che colpisce maggiormente e che nel senso comune salta ripetutamente agli occhi di ciascuno di noi sono la forza, la costanza, la perseveranza di molte persone nell’affrontare i disagi e le sofferenze. Molti di noi sono indotti a ritenere che si trovassero nelle medesime condizioni, non sarebbero all’altezza del compito. E ci si stupisce se, chiamati all’appello, ci si trova a reagire con altrettanta tenacia.
Quel che attira anche più l’attenzione è che all’interno di questa forza e attaccamento alla vita si individua una vena di dolcezza, di compassione, che testimonia la capacità di accettare con gratitudine tutto quel che si presenta, al di là del bene e del male.
Cosa c’è di diverso in coloro che non riescono a vivere con altrettanta serenità d’animo nell’affrontare le sfide della loro esistenza?
La segreta convinzione che le cose debbano andare esattamente come loro si aspettano. Tali persone si ergono come giudici, ritengono di sapere una volta per tutte quali siano i loro limiti di sopportazione del dolore e della gioia, quando questi debbano iniziare e terminare.
Con tale atteggiamento, si oppongono al corso della vita, a quel che è stato destinato loro: qui risiede la causa principale della loro sofferenza, prima ancora che nell’effettivo dolore fisico ed emotivo che possono sperimentare.
Aspettare che ‘passi’, nella vita, non è mai una valida soluzione, fa perdere di vista il presente, ipoteca il futuro alla luce di una non meglio precisata aspettativa di una condizione migliore che esiste solo nella mente e che concretamente mai potrà avere una corrispondenza esterna. Saper vivere e godere le giornate di pioggia e tempesta non solo può diventare in sé un grande piacere, ma allena anche a vivere altrettanto intensamente quelle di sole.
Anna Fata

Tutti si concedono il lusso di ignorare quando il tempo sta per scadere e questo impedisce loro di vivere davvero, quindi bevono tranquillamente un bicchiere d'acqua ma non lo assaporano fino in fondo. Chi non apprezza il dono della vita non merita di vivere.

PREGHIERA PER I POVERI

05 dicembre 2012 ore 19:59
Cari amici di Chatta, vorrei rubarvi pochi minuti per indurvi a leggere e riflettere su queste preghiere.
Proviamo a dedicare qualche minuto del nostro tempo a chi soffre, quando sperperiamo il nostro denaro in beni inutili e voluttuari pensiamo a tutti coloro che muoiono di fame, a tutti i poveri che per una colpa non loro vivono al limite della sopravvivenza.

Nell’Italia di oggi ci sono circa 11 milioni di persone che vivono in povertà. Si
distingue la povertà relativa in cui vivono 7 milioni e ottocentomila persone e la
povertà assoluta (3 milioni). I poveri relativi devono vivere con 800 euro al mese. I
poveri assoluti invece hanno a disposizione solo circa 550 euro al mese. Due terzi
delle famiglie indigenti vivono nelle regioni del Meridione cioè 75 per cento di quelle
assolutamente indigenti si trovano nel Sud.
I nuovi poveri non vivono necessariamente nelle degradate periferie urbane ma vicino
a noi, alla porta accanto. Spesso si trovano a gestire una famiglia numerosa, si sono
ammalati, hanno perso il lavoro, sono finiti in cassa integrazione o sono
semplicemente invecchiati.
I nuovi poveri sono soprattutto i anziani che vivono della sola pensione. Secondo una
ricerca ci sono dieci milioni persone della terza età che hanno a malapena i soldi per
mangiare, pagarsi l’affitto e non sempre riescono a curarsi. Ma anche le famiglie con
più figli hanno sempre più difficoltà. Ci sono anche molte persone a rischio di povertà
perché i consumi non oltrepassano i 1000 euro al mese.
Franco De Rosa per esempio è postino, ha una moglie e due figli e guadagno 900 euro
al mese. A casa sua non manca da mangiare o da vestirsi, ma non possono mai fare
viaggi, vacanze, andare in ristorante né pizzeria né cinema.
Hanno fatto un confronto con tre città – Roma, Parigi e Londra. A Roma, il 36%
contro il 66% a Parigi e il 50% a Londra dei nuovi poveri viene sostenuto dalle
istituzioni pubbliche, il 8 5 contro il 24 % a Parigi e il 22% a Londra da
organizzazioni sociale e politiche e il 76% contro il 58% a Parigi e il 25% a Londra da
associazioni di volontariato.
La classe politica tenta di ignorare questa ricerca e il fenomeno in generale.
Nel mondo ci sono quasi 870 milioni le persone - vale a dire una su otto - che nel biennio 2010-2012 hanno sofferto di malnutrizione cronica.
La maggioranza delle persone che soffrono la fame - circa 852 milioni - vive nei paesi in via di sviluppo, e rappresenta il 15% della loro popolazione complessiva, mentre i restanti 16 milioni vivono nei paesi sviluppati.
Nel periodo compreso tra il 1990-92 e il 2010-12 il numero totale delle persone che soffrono la fame è diminuito di 132 milioni, passando dal 18,6% della popolazione mondiale al 12,5%, e dal 23,2% al 14,9% nei paesi in via di sviluppo. Questi dati, secondo il rapporto, rendono l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio (MDG, l'acronimo inglese) una meta raggiungibile, ma solo se s'interverrà in modo appropriato e adeguato.
Tra il 1990 e il 2007 il numero delle persone che soffrono la fame è calato in modo molto più marcato di quanto non si prevedesse, mentre invece dal 2007-08 i progressi si sono rallentati e stabilizzati.
"In un mondo di opportunità tecnologiche ed economiche senza precedenti, troviamo assolutamente inaccettabile che più di 100 milioni di bambini sotto i cinque anni siano sottopeso, in condizioni di non poter sviluppare a pieno il proprio potenziale umano e socio-economico, e che la malnutrizione infantile uccida ogni anno più di 2,5 milioni di bambini"

Signore,
insegnaci a non amare noi stessi,
a non amare soltanto i nostri cari,
a non amare soltanto quelli che ci amano.
Insegnaci a pensare agli altri,
ad amare anzitutto quelli che nessuno ama.
Concedici la grazia di capire che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita troppo felice,
ci sono milioni di esseri umani,
che sono pure tuoi figli e nostri fratelli,
che muoiono di fame
senza aver meritato di morire di fame,
che muoiono di freddo
senza aver meritato di morire di freddo.
Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo.
E non permettere più, o Signore,
che noi viviamo felici da soli.
Facci sentire l'angoscia della miseria universale,
e liberaci dal nostro egoismo.
Signore,
insegnaci a non amare noi stessi,
a non amare soltanto i nostri cari,
a non amare soltanto quelli che ci amano.
Insegnaci a pensare agli altri,
ad amare anzitutto quelli che nessuno ama.
Concedici la grazia di capire che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita troppo felice,
ci sono milioni di esseri umani,
che sono pure tuoi figli e nostri fratelli,
che muoiono di fame
senza aver meritato di morire di fame,
che muoiono di freddo
senza aver meritato di morire di freddo.
Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo.
E non permettere più, o Signore,
che noi viviamo felici da soli.
Facci sentire l'angoscia della miseria universale,
e liberaci dal nostro egoismo.
Concedi a noi
di assumerci la nostra parte di responsabilità
e di esercitarla concretamente.
Ti chiediamo perdono
di aver fatto poco o nulla
e ti preghiamo di rendere efficace
la nostra volontà di fare di più
Signore, che nella tua benevolenza
provvedi alle necessità di tutte le creature,
fa' che noi tuoi fedeli dimostriamo realmente
il nostro amore per i fratelli che soffrono la fame,
perchè, liberati dal bisogno,
possano servirti nella libertà e nella pace.
Per Cristo nostro Signore.



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Cari amici di Chatta, vorrei rubarvi pochi minuti per indurvi a leggere e riflettere su queste preghiere. Proviamo a dedicare qualche minuto del nostro tempo a chi soffre, quando sperperiamo il nostro denaro in beni inutili e voluttuari pensiamo a tutti coloro che muoiono di fame, a tutti i...
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LA VECCHIAIA

03 dicembre 2012 ore 00:50
LA VECCHIAIA
La vecchiaia non è che una fase della vita; e in una vita normale, fisiologica, perfetta, è necessaria come tutte le altre età. Non v'è giornata senza il crepuscolo della sera, e non v'è vita perfetta senza la vecchiaia. Ora, essendo la vita una cosa bella e buona, e che ogni organismo sano difende con tutte le forze del corpo e dell’anima dai nemici che la insidiano, anche la vecchiaia può e deve essere una cosa buona e bella, che abbiamo mille ragioni d'augurare a noi e agli altri.
Se i vecchi per la più parte non sono felici, non è colpa della vecchiezza, ma di loro stessi; così come abbiamo tanti infelici nelle altre età, che pur giudichiamo le migliori.
Nella vecchiaia si sommano tutti gli errori fatti da noi nell'infanzia, nell'adolescenza, nella giovinezza, nell'età adulta — e ad essi poi i più ne aggiungono altri speciali nell'ultima età — per cui è certamente più difficile essere felici da vecchi. Ma anche qui conviene ricordare un dogma fondamentale dell'arte di vivere: che cioè la felicità è sempre una cosa difficile e rara.

AFORISMI, CITAZIONI, FRASI SULLA VECCHIAIA

- La vecchiaia è l'unico sistema che si sia trovato per vivere a lungo.
Charles de Sainte-Beuve
- L'invecchiare è la tendenza a non correre rischi.
Anonimo
- Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie.
Albert Einstein
- Il miglior partner per qualsiasi donna è un archeologo: più lei invecchia più lui la trova interessante.
Ralph Waldo Emerson
- L'unica cura per l'acne giovanile è la vecchiaia.
Totò
- La vecchiaia realizza i presentimenti della gioventù.
Sören Kierkegaard
- L'avarizia in età avanzata è insensata: cosa c'è di più assurdo che accumulare provviste per il viaggio quando siamo prossimi alla meta?
Cicerone
- I vecchi non diventano saggi, diventano attenti.
Ernest Hemingway
- A essere giovani s'impara da vecchi.
Proverbio Popolare
- Finché una donna può sembrare più giovane di dieci anni di sua figlia, è perfettamente soddisfatta.
Oscar Wilde
- La vita sarebbe infinitamente più felice se nascessimo a ottanta anni e ci avvicinassimo gradualmente ai diciotto.
Mark Twain
- Quando ero giovane credevo che la cosa più importante della vita fosse il denaro, ora che sono vecchio so che è vero. Oscar Wilde
- In vecchiaia ci si pente soprattutto dei peccati non commessi.
William Somerset Maugham
- Per un uomo vecchio una sposa giovane non è una moglie, ma una padrona.
Euripide
- Più si invecchia, più si ama l'indecenza.
Virginia Woolf
- La tragedia della vecchiaia non è di essere già vecchi, ma di essere ancora giovani.
Oscar Wilde
- Un uomo sa quando sta diventando vecchio perché comincia ad assomigliare a suo padre.
Gabriel García Marquez
- Vista dai giovani, la vita è un avvenire infinitamente lungo. Vista dai vecchi, un passato molto breve.
Arthur Schopenhauer
- La vecchiaia inizia quando si è sicuri di non essersi mai sentiti così giovani.
Jules Renard
- La vita non è vivere, ma vivere in buona salute.
Marziale
- Mi è impossibile dirvi la mia età: cambia tutti i giorni.
Alphonse Allais
- La vecchiaia nuoce gravemente alla salute.
Pino Caruso
- La vecchiaia, in definitiva, non è che la punizione di essere vissuti.
Emil Cioran
- La vecchiaia è un'astuta trovata per rendere più disponibili alla dipartita.
Alessandro Morandotti
- La vecchiaia è quando si comincia a dire: "Non mi sono mai sentito così giovane".
Jules Renard
- Chi invecchia giovane può godersi una lunga vecchiaia.
Cristian Bruhn
- La vecchiaia ha i suoi momenti belli.
Einstein
- La vecchiaia non è così male se considerate l'alternativa.
Maurice Chevalier
- La vecchiaia è come un aereo che punta in una tempesta. Una volta che sei a bordo non puoi più fare niente
Golda Meir
- La vecchiaia è una malattia inguaribile.
Seneca
- Il tormento di chi invecchia è questo:
dover piangere molto spesso la morte delle persone care.
Petrarca
- I vecchi amano dare buoni consigli per consolarsi di non poter più dare cattivi esempi.
La Rochefoucauld
- È così vecchio che il suo certificato di nascita È scolpito nella pietra.
Jack Benny
- È così vecchio che, quando ordina un uovo à la coque, gli chiedono di pagare in anticipo.
Milton Berle
- La vecchiaia è bella. Peccato che duri poco.
Gianni Brera
- Ho capito di essere invecchiato quando al mio compleanno tutti gli invitati si sono messi intorno alla torta per scaldarsi le mani.
George Burns
- Il sesso a 90 anni è come giocare a biliardo con una corda.
George Burns
- Capisci che stai invecchiando quando le candeline costano più della torta.
Bob Hope
- Abitavo in un palazzo di gente anziana. Per essere precisi, l’età media degli inquilini era "deceduto".
Gabe Kaplan
- Ci sono tre sintomi della vecchiaia: perdita della memoria... Mi sono dimenticato gli altri due.
Red Skelton
- Per un settantenne è facile amare il prossimo. Meno facile amare la prossima.
Dimitri Yordanov


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LA VECCHIAIA La vecchiaia non è che una fase della vita; e in una vita normale, fisiologica, perfetta, è necessaria come tutte le altre età. Non v'è giornata senza il crepuscolo della sera, e non v'è vita perfetta senza la vecchiaia. Ora, essendo la vita una cosa bella e buona, e che ogni organismo...
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nostalgia

22 luglio 2012 ore 00:05
nostalgia
s.f.

• Sentimento malinconico che si prova nel rimpiangere cose e tempi ormai trascorsi o nel desiderare intensamente cose, luoghi e persone lontane: sentire n. della famiglia; soffrire di n.

• E' un sentimento così opprimente e talmente bello, talmente comune e così lacerante che conoscerne l'origine, rendersi conto per un attimo di quanto sia universale, di quanto sia antica la parola che lo descrive, forse ci può avvicinare un po' di più gli uni agli altri.
Su quest’aspetto i ricercatori si sono divisi fra coloro che hanno enfatizzato la connotazione positiva della nostalgia e coloro che ne hanno ritenuto più salienti le connotazioni negative o miste.
Davis (1979) ad esempio definì la nostalgia “un’evocazione di tonalità positiva del passato vissuto” e argomentò che l’esperienza nostalgica era pervasa di sensazioni di bellezza passata, piacere, gioia, soddisfazione, bontà, felicità, amore e che il sentimento nostalgico non era quasi mai contraddistinto da sentimenti che comunemente riteniamo negativi come l’infelicità, la disperazione, l’odio, la vergogna o la violenza.
Altri teorici hanno sottolineato invece il lato negativo della nostalgia. Ortony, Clore, e Collins (1988)*, per esempio categorizzarono la nostalgia fra le emozioni di disagio e di perdita, non troppo distante dalla tristezza o dal lutto per il passato.
Altri ancora hanno proposto che la nostalgia implichi la consapevolezza dolorosa che qualche aspetto desiderabile del passato è irrimediabilmente perduto e che, pertanto, essa sia mista da un punto di vista emotivo, agrodolce: fondamentalmente positiva per il ricordo di un passato piacevole che ci è comunque appartenuto, ma con toni di perdita per quel medesimo passato ormai trascorso.
L’ipotesi dell’emozione mista appare pertanto la più confermata dai dati sperimentali che renderebbero particolarmente azzeccata la definizione di nostalgia come “gioia tinta di tristezza”.
Per riassumere quanto detto finora diremo quindi che la nostalgia è un’emozione mista, di rilevanza personale per il soggetto che la sperimenta e associata soprattutto al ricordo di esperienze passate che hanno coinvolto l’interazione con altri significativi o hanno costituito eventi topici nella vita delle persone.
Inoltre, sebbene molte esperienze nostalgiche possano contenere sia elementi negativi che positivi, questi elementi sono spesso organizzati nella mente delle persone a formare una sequenza di redenzione, un pattern narrativo che progredisce da una scena di vita negativa a una positiva. Per questo motivo probabilmente, nonostante gli elementi di delusione o perdita che un’esperienza nostalgica contiene, la connotazione emotiva generale resta in larga misura, anche se non completamente, positiva.
La malinconia - dice Goethe – è l’incapacità di amare la ripetizione che scandisce la nostra esistenza (le stagioni, il giorno e la notte, le incombenze e le abitudini quotidiane, il succedersi delle generazioni). In pratica possiamo definirla una tristezza che non ha un’origine o una motivazione precisa…
Spesso, come molti sanno, la malinconia s’associa alla nostalgia… che invece ha in sé motivazioni nel rimpianto di tempi… persone… sentimenti etc…

L’importante è, a mio parere, non restarne del tutto prigionieri e viverle non come momenti negativi bensì solo di stasi… di ferma… e di coltura per la nascita e la crescita… di nuove speranze e nuovi sogni… verso nuove primavere…
La nostalgia è uno dei sentimenti più nobili della vita umana. Perché è il desiderio che non ci consente didimenticare le persone amate, e con esse il passato….E’ quel sentimento che ci fa ogni volta ricordare che siamo vivi e che siamo esseri umani,coi propri limiti….coi propri rimpianti! E’ quel sentimento che ci fa ridere e piangere; che fa scaturire quella malinconia che fa sentire impotenti di fronte al desiderio di cercare qualcosa di impossibile….Nostalgia e malinconia, sono due compagne che si tengono per mano e leggiadre nella loro evanescenza,ci accompagnano per tutta la vita……..

AH, CHE NOSTALGIA HO DI TE
Johann Wolfgang Goethe

Ah, che nostalgia ho di te,
angelo mio! Almeno in sogno,
almeno in sogno mostrati!
Anche se molto dovrò patire,
trepidante lottare cogli spiriti,
e al risveglio affannare.
Ah, che nostalgia ho di te,
ah, quanto cara mi sei
anche nei sogni più cupi!



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nostalgia s.f. • Sentimento malinconico che si prova nel rimpiangere cose e tempi ormai trascorsi o nel desiderare intensamente cose, luoghi e persone lontane: sentire n. della famiglia; soffrire di n. • E' un sentimento così opprimente e talmente bello, talmente comune e così lacerante che...
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LA SOLITUDINE

19 luglio 2012 ore 01:02
La solitudine e' una sofferenza, ma anche una risorsa.
Ricordo una poesia che avevo letto parecchi anni fa che diceva : “tra tanta gente sentirsi soli, in tanta luce trovarsi al buio, in grande festa sentirsi assenti” coltivare il dialogo interiore, prendere coscienza del se' piu' autentico, diventa una forma di autoterapia
La malattia piu' grave non e' la lebbra o il cancro, ma la sofferenza dovuta al sentirsi trascurati, abbandonati e soli». Questa la convinzione di Madre Teresa di Calcutta, maturata in una vita tutta spesa contro la malattia e la poverta'.
Il dolore piu' forte non si annida nelle piaghe della carne, ma in quelle dello spirito.
E assume il volto della SOLITUDINE, della mancanza di legami soddisfacenti, dell'isolamento. Chi e' in questa condizione corre non pochi rischi, sia psicologici che fisici. La solitudine predispone alla malattia quanto il fumo, l'obesita' o la pressione alta, e puo' a lungo andare indebolire anche le difese immunitarie. Tra le cause dei suicidi e dei tentativi di suicidio, l'isolamento e' una delle piu' frequenti. Sono poi noti i legami della solitudine con la depressione, la bassa autostima, alcune forme di nevrosi, sintomi ansiosi, tendenze aggressive,ecc.: tutti stati d'animo alterati o incerti oggi particolarmente diffusi.
Spunti come questi sono alla base dei lavori degli psicologi sul tema della solitudine, i cui primi contributi datano a circa 50 anni fa. Essi costituiscono anche il punto di partenza del volume Sentirsi soli di Maria Miceli, ricercatrice del Cnr di Roma, che tuttavia si muove in un quadro piu' ampio.
Leggere la solitudine (e le sue sofferenze) puo' aiutare a capire cosa desideriamo o ci aspettiamo dagli altri e offrirci una prospettiva nuova da cui guardare all'intimita', all'amicizia, all'amore. Inoltre, la solitudine non e' soltanto una carenza, ma puo' rappresentare una risorsa a disposizione del singolo per ritrovare una sua identita' di fondo, anche in una societa' difficile come l'attuale. Di qui gli interrogativi su cui e' costruito il lavoro.
La solitudine e' un'epidemia contemporanea oppure e' una esperienza universale, un «rischio» che si corre per il fatto stesso di esistere? Che differenza c'e' tra l'essere soli e il sentirsi soli? Perche' oggi si e' attratti da chi compie grandi imprese solitarie (eremiti, navigatori, cultori di sport estremi, ecc.), mentre si teme la solitudine in una vita quotidiana pur densa di rapporti e di bagni di folla? Ancora, quali sono i fattori oggettivi e soggettivi che piu' espongono le persone alla solitudine? Infine, come intervenire? Che fare per non sentirci soli?
Vari letterati e filosofi hanno celebrato la solitudine «positiva», cui Giorgio Gaber ha dedicato una nota canzone: «La solitudine non e' mica una follia, e' indispensabile per star bene in compagnia».
E' la capacita' di stare bene con se stessi, di coltivare il dialogo interiore, di prendere coscienza del «se' piu' autentico». Saper stare da soli ci aiuta a stare meglio con gli altri, perche' si ha qualcosa da offrire e da scambiare.
Altrimenti nei rapporti si rischia di essere troppo dipendenti e opprimenti, troppo ansiosi di contatti e di conferme affettive. Tuttavia, degli altri abbiamo un gran bisogno e il deficit di rapporti soddisfacenti e' dietro l'angolo della vita di ognuno, anche di chi ha un'agenda molto fitta di impegni o di un adolescente che si sente incompreso dai genitori.
La solitudine, infatti, e' un malessere molto «democratico», che non risparmia nessun gruppo sociale. All'essere soli sono ovviamente piu' esposte alcune categorie di persone, come gli homeless, i vedovi, i vecchi, gli immigrati. Ma questa carenza coinvolge molte vite «normali» e anche i rapporti matrimoniali.
Tra gli sposati, sono le donne a sentirsi piu' sole, mentre tra i non sposati (vedovi, divorziati e single) sono piu' gli uomini a soffrire di solitudine. Le donne, cioe', sembrano piu' in grado di vivere da sole, ma in una vita a due tendono a essere piu' esigenti, per cui sentono la solitudine quando la qualita' del rapporto e' debole. Gli uomini invece hanno piu' bisogno di una vita di coppia, pur essendo meno esigenti in tema di comunicazione. Gli psicologi distinguono tra una SOLITUDINE affettiva e una SOLITUDINE sociale.
I sintomi della prima sono l'ansia da separazione, il senso di abbandono e di vuoto, di grande vulnerabilita' e impotenza. E' la paura di non farcela di fronte agli impegni ordinari della vita. Qui il sentirsi soli puo' essere la conseguenza della perdita di una persona cara, ma puo' anche essere dovuto a una privazione di attaccamento tipica di un'infanzia infelice.
La SOLITUDINE SOCIALE si esprime invece nella difficolta' a collocarsi nella societa', per cui ci si sente fuori posto, non accettati e riconosciuti, o addirittura esclusi e rifiutati dagli altri. Queste carenze possono in parte essere compensate da strategie personali e terapie capaci di riconciliare l'individuo con il se' ultimo.
Cosi' si puo' stare da soli senza sentirsi soli e la capacita' di stare con se stessi aiuta a vincere il senso di solitudine. La proposta di una particolare terapia per combattere l'inquietudine e' oggetto anche del volume Autoanalisi per non pazienti con cui Duccio Demetrio, filosofo dell'educazione alla Bicocca di Milano, ritorna sul tema a lui caro del «raccontarsi». A questa tecnica facciamo sovente ricorso nella vita quotidiana, per ritrovare il bandolo dell'esperienza, per narrare momenti e stati d'animo particolari. Cio' vale in particolare nel caso della scrittura introspettiva, che si alimenta di diari e poesie, di meditazioni e racconti, ma anche di qualche biglietto e di poche righe che riflettono la frammentarieta' del vivere. E' un modo per fissare emozioni e sentimenti, per lasciar traccia del vissuto, per cogliere un se' che pulsa dentro e oltre la vita ordinaria. Tracce, indizi, parole di se' che non placano necessariamente l'inquietudine, ma che possono essere il sintomo di una ricerca interiore e della passione di esistere

Franco Garelli

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La solitudine e' una sofferenza, ma anche una risorsa. Ricordo una poesia che avevo letto parecchi anni fa che diceva : “tra tanta gente sentirsi soli, in tanta luce trovarsi al buio, in grande festa sentirsi assenti” coltivare il dialogo interiore, prendere coscienza del se' piu' autentico,...
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Il significato della parola dignità

29 giugno 2012 ore 23:49
L’idea di questa ricerca mi è stata data da una «cucciola» che si aggira fra la comunità di Chatta. Ho avuto modo di parlarle in più occasioni e mi sono reso conto che sconosce in forma letterale il senso della parola dignità, pertanto, la pregherei di leggere queste righe per scoprirne il vero significato.

dignità

s.f. inv.
Considerazione in cui l'uomo tiene se stesso e che si traduce in un comportamento responsabile, misurato, equilibrato rispettabilità, decoro: d. umana; dimostrare una grande d.; estens. compostezza, decoro che denota rispetto per sé e per gli altri: volto, pieno di d.
Con il termine dignità, si usa riferirsi al sentimento che proviene dal considerare importante il proprio valore morale, la propria onorabilità e di ritenere importante tutelarne la salvaguardia e la conservazione.
Per i modi della sua formazione e le sue caratteristiche intrinseche, questo sentimento si avvicina a quello di autostima, ovvero di considerazione di sé, delle proprie capacità e della propria identità. Pertanto il concetto di dignità dipende anche dal percorso che ciascuno sceglie di compiere, sviluppando il proprio "io".
Ugualmente si riconosce dignità alle alte cariche dello Stato, politiche od ecclesiastiche richiedendo che chi le ricopre ne conservi le alte caratteristiche.

Ecco, nel clima da giungla della nostra società, oggi si fanno scelte a rischio e ci si trova poi in situazioni che non si è in grado di controllare». Insomma non si sono più nemmeno i delinquenti di una volta? « Credo che più di tutto sia la dignità personale che conta meno, che ha perso significato. Ciò che dovrebbe tenerci fuori dai pasticci non sono tanto i grandi principi, ma quel minino di equilibrio che nasce dall' avere rapporti familiari e/o sociali sani. Io ho una vita dignitosa perché gli altri me la riconoscono come tale: noi riusciamo a "tenerci" come persone oltre che con la spina dorsale personale anche per il nostro ruolo nella società. Questa invece sembra gente che ormai non ha nulla da perdere nei confronti anche delle famiglie. Se hai una famiglia, hai dei figli dovresti farlo per loro, lasciare loro una traccia della tua presenza. Invece non ci si accontenta più della normalità». Cos' è cambiato, è la crisi economica il detonatore di questo disagio? «La crisi c' entra, certo, ci stiamo impoverendo, c' è sfiducia. Ma è più importante l' assenza crescente di reti di relazione, la solitudine, la mancanza di persone con cui ti confronti e che rappresentano un elemento di regolazione, ma anche di sostegno. Gente che ti segue, su cui puoi contare e che ti può offrire un minimo di aiuto, di solidarietà. E l' impoverimento dei rapporti sociali nasce anche dall' investimento sempre minore che si fa, a livello educativo: negli oratori, nei gruppi, nello sport, nelle associazioni, anche nella scuola». Sembra un' analisi molto pessimista. È così? «La società ormai è nuda e ti lascia nudo. Ognuno vive la sua vita e si fa i suoi casini. Vale anche sul lavoro, molti servono solo più a sbarcare il lunario. Non abbiamo più un baricentro. Certo oggi noi possiamo vivere molte vite, e in certi casi può essere un vantaggio. Ma ce ne vuole almeno una che un baricentro te lo dia. Qui invece mi sembra gente che recita a soggetto, senza copione».

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L’idea di questa ricerca mi è stata data da una «cucciola» che si aggira fra la comunità di Chatta. Ho avuto modo di parlarle in più occasioni e mi sono reso conto che sconosce in forma letterale il senso della parola dignità, pertanto, la pregherei di leggere queste righe per scoprirne il vero...
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LA DELUSIONE D’AMORE

14 giugno 2012 ore 00:32
LA DELUSIONE D’AMORE

Voi lo amate ancora e lui non vi ama più. Vi ha detto che è finita. E voi state malissimo. Una delusione d'amore è come una bomba che vi esplode nel cuore e nella testa, sconquassando tutto il vostro essere. Lacrime, singhiozzi, disperazione, e una folla di perché. Perché è finita? Dove ho sbagliato? Che cosa ho fatto per meritare questo? Forse non ero abbastanza bella, abbastanza in gamba per lui? Colpa mia se non mi ama più? Insomma, avete lo stomaco stretto in una morsa di dolore, la vostra autostima è a zero, vi sentite colpevoli, manchevoli, banali, disgraziate, prive di qualità...
insomma infelici. Un mondo vuoto. Nel vostro cuore c'è solo assenza, mancanza, desolazione, abbandono, come se sulla faccia della terra non esistesse più nessuno, tranne il ragazzo che, guarda caso, non vi vuole più. «Soltanto lui vi manca, e il mondo appare vuoto», scriveva il poeta Lamartine, esprimendo in un solo verso tutta la confusione che avete nel cuore: lacrime, rabbia, vergogna, incredulità... I ricordi dei bei momenti passati insieme, tutti i sogni che avete accarezzato e che ora sono crollati di colpo vi fanno soffrire, e davanti a voi vedete solo macerie e rimpianti. Quando si sta cosi male, con il cuore a pezzi e il deserto davanti, il sapere che questa dolorosa esperienza capita a molti non è una gran consolazione. Che importanza può avere tutto il resto quando si ha la sensazione che la vita si sia fermata? Eppure un giorno o l'altro bisognerà fare il primo passo per venirne fuori, anche se per il momento non ne avete nessuna voglia. Chiudersi nel proprio dolore, girare il coltello nella piaga ricordando i momenti felici, ripercorrere instancabilmente nei minimi dettagli la vostra bella storia d'amore finita male vuol dire amare ancora, anche se questo amore muore proprio perché non è corrisposto.
Allora bisognerà elaborare il lutto, e per farlo bisognerà smettere di torturarsi: piangete pure, piangete tutte le vostre lacrime, ma non restate da sole. Chiedete aiuto alla vostra migliore amica, sfogatevi con lei, ma cercate anche la compagnia degli amici per pensare ad altro. Di sicuro intorno a voi c'è qualcuno o qualcuna... che
ha già vissuto la vostra stessa esperienza, e che potrà guidarvi lungo la strada della guarigione. Perché, anche se adesso vi sembra impossibile, da una delusione d'amore si guarisce. Ci vuole tempo, ma alla fine si guarisce. Arriva un giorno in cui ci si sorprende a ridere di gusto o a pensare ad altro. E' solo un momento, ma è il segno che si comincia a guarire. Resta da superare il fatto che non volete nemmeno sentire parlare di innamorarvi di nuovo. «Non voglio più vivere una storia come questa, mi ha fatto troppo soffrire». Eppure non bisogna mai rimpiangere di avere vissuto una storia d'amore, anche se è finita male, anche se vi sembra che vi abbia lasciate impoverite. Una storia d'amore fa comunque crescere, rende più mature e più forti.
Quando il vostro cuore sarà guarito, potrà battere di nuovo per un altro, per qualcuno che medicherà le ferite ancora aperte. Anche se per il momento vi sembra un'assurdità, questa delusione d'amore non è la fine di tutto, ma serve anche a prepararvi a una nuova storia d'amore. Nel frattempo... Evitate di vagare come un'anima in pena nei luoghi in cui avete vissuto le ore più belle. Meglio accettare l'idea che quelle ore appartengono al passato e cercare di dimenticare. Lasciate fare al tempo. Lasciate che scorra come le vostre lacrime: a poco a poco vi aiuterà a ritrovare la pace con voi stesse e con la vostra storia. E soprattutto non vi buttate, per disperazione o rabbia, tra le braccia del primo venuto. Rischiereste di farvi più male e di avere ancora meno fiducia nell'amore. Cosa faccio ora di tutte queste cose? Lettere, foto, regali... siete combattute tra la voglia di buttare via tutto, e la tentazione di tenerle per cullarvi nei ricordi. La cosa migliore per ora è metterle da parte e decidere che cosa farne dopo, quando tutto si sarà calmato.
Ora è meglio prendere le distanze, ma un giorno potrebbe dispiacervi di non avere conservato qualcosa che rappresenta un pezzetto della vostra vita. Quando un'amica ha una vera delusione d'amore, l'importante è ascoltarla, passare molto tempo con lei e cercare di distrarla. Ma va fatto con molta delicatezza, e non è sempre facile perché a volte non si sa misurare l'intensità delle sofferenze altrui. Non prendete questa delusione d'amore alla leggera. Non cercate di dire tutto il male possibile del ragazzo che l'ha lasciata, insistendo sui suoi difetti e sui suoi tradimenti, sperando che si convinca di essere fortunata ad averlo perso. Lei non è pronta a sentire queste cose perché lo ama ancora. E voi rischiate di farla soffrire ancora di più

A cura della Dott.ssa Monica Monaco

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LA DELUSIONE D’AMORE Voi lo amate ancora e lui non vi ama più. Vi ha detto che è finita. E voi state malissimo. Una delusione d'amore è come una bomba che vi esplode nel cuore e nella testa, sconquassando tutto il vostro essere. Lacrime, singhiozzi, disperazione, e una folla di perché. Perché è...
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la differenza abissale fra infatuazione, fissazione, amore

13 maggio 2012 ore 23:09
Infatuazione: la differenza abissale fra infatuazione, fissazione, innamoramento e amore



Parliamo di infatuazione, cotte, e cose simili?
Ma si dai!
Ne voglio parlare perché spesso i giovani dicono nei commenti “C’èuna ragazza che mi piace da morire, sono innamorato di lei, come posso a fare a conquistarla?”
E io penso: “Ma scusa, come è possibile che tu sia innamorato se non hai ancora un rapporto di coppia con lei?Se non siete mai stati una coppia?!”
Perché sì, sono certo che in molti non saranno d’accordo con me, ma io credo che l’amore, quello vero, nasca solo da un rapporto di coppia.
In altri termini: non puoi essere innamorato se non sei mai stato con lei, e quello che provi ora non è amore, ma una cosa ben diversa.

Vediamo ora 3 tipologie di stati ben diversi tra loro.

Infatuazione
L’infatuazione è quello stato che racchiude una serie di sentimenti e sensazioni che ci portano ad essere
fortemente attratti da un’altra persona.
Certe volte gli uomini, prima di arriva all’infatuazione, passano per l’attrazione fisica, il classico “Me la porterei a letto ma niente di più“.
Poi, se e quando arriva l’infatuazione, le cose cambiano.
L’infatuazione arriva quando dici di una ragazza che “Ti piace molto” e quando la vedi sei molto attratto da lei, non solo a livello fisico.
Dall’infatuazione dove si può andare?
Può rimanere semplicemente infatuazione, anche quando lei ci sta e si crea un bel rapporto di coppia che non si trasforma in nulla di più.
Si può andare al semplice… niente, in questo caso l’infatuazione ti passa e la ragazza non ti piace più.
In latri casi invece si può passare alla fissazione, in altri all’innamoramento.

Fissazione
La fissazione è la classica “cotta da paura” .
Quando proprio non riesci a non pensare a una ragazza, quando sei completamente fissato su di lei e la credi
l’unica e sola ragazza speciale.
Eh sì, quando sei fissato con una ragazza nella maggior parte dei casi, non sempre, sei in piena sindrome della ragazza speciale.
Credi che lei sia la donna migliore del mondo e, dato che spesso queste cosa capitano quando conosci poche donne, viene da sé che il tutto derivi da una mentalità di scarsità, che porta al “timore di rovinare tutto” quando ci provi con lei.
Ora, a rischio di diventare impopolare dico questo: quando non hai mai prova l’amore, quello vero, confondi la fissazione con l’amore e dici “sono innamorato”.
Perdonami, stai confondendo un sentimento che nasce da una persone singola (tu) verso un’altra che magari
nemmeno ci sta, e un sentimento che nasce mentre due persone assieme si stanno conoscendo nel profondo e magari questo crea un legame che dura una vita intera!!! Sono cose un po’ diverse non trovi?!?!
Ok, lo so, ci sono passato, lei ti sembra una visione, una dea scesa dal cielo, quando la vedi il tuo cuore batte come il motore di un cinquantino truccato .
Ma… no, non sei innamorato, sei fissato, sei ossessionato, come diceva una vecchia canzone “No, non è amore, quello che senti, si chiama ossessione, una illusione, del tuo pensiero”, e questo infatti è proprio ciò ciò che è.
Come si cura la sindrome della ragazza speciale?
Mandando un messaggio chiaro al tuo cervello, il messaggio che il mondo è pieno di donne, all’atto pratico devi conoscere più donne.

Innamoramento
L’innamoramento avviene quando crei un rapporto di coppia con la donna che ti piace, la conosci meglio e lei conosce te e inizi ad innamorarti.
In altri termini è una fase di transizione, dall’infatuazione all’amore, la fase in cui senti le farfalle nello stomaco, ok tu non le senti sei un uomo duro e puro, ma le donnine le sentono .

Amore
Dopo l’innamoramento arriva l’amore.
Tutti noi sappiamo a parole cos’è l’amore ma se non lo hai mai provato non sai veramente cos’è.
Ricordo una volta, molto tempo fa, che ebbi una discussione con una ragazza riguardante cosa fosse, o non fosse, l’amore.
Io sostenevo che l’amore fosse solo una sensazione di attrazione molto forte, lei sosteneva che invece l’amore fosse qualcosa di più e di diverso, mi disse che l’amore sono “due universi che si incontrano”.
Potete immaginare come le risi in faccia all’epoca .
Ma ora, a distanza di anni, so perfettamente che aveva ragione.
Per questo dico: se ti piace da morire una ragazza sei cotto al 100%, ma non sei innamorato, sei fissato, sei ossessionato, sei in piena sindrome della ragazza speciale, non sei innamorato, l’amore è ben altro.

Marco – (alias Reborn)

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Infatuazione: la differenza abissale fra infatuazione, fissazione, innamoramento e amore Parliamo di infatuazione, cotte, e cose simili? Ma si dai! Ne voglio parlare perché spesso i giovani dicono nei commenti “C’èuna ragazza che mi piace da morire, sono innamorato di lei, come posso a fare a...
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MAI PIU’ ZONA AMICIZIA!

29 aprile 2012 ore 00:42
MAI PIU’ ZONA AMICIZIA! 20 modi per non sentirti più dire “Siamo troppo amici”

1. Flirta
Inizia a flirtare fin da subito, non aspettare che inizi lei. L’uomo deve essere colui che dirige i giochi. Con una
donna puoi essere due cose: amico o amante (escludendo i parenti ed i colleghi ovviamente). Se non inizi a creare
attrazione per mezzo di un clima ammiccante ti ritroverai con un bel “siamo troppo amici”.

2. Crea tensione
Pian piano, genera quel clima di sottile eccitazione. Guardala per più tempo negli occhi, sorridi in un certo modo ecc. ecc.
Quando hai un’amicizia con una donna di sicuro non c’è tensione tra di voi giusto? Per questo motivo se non vuoi
più finire in zona amicizia la tensione va creata.

3. Non trattarla come se fosse superiore a te
Le donne NON vogliono essere messe un piedistallo. Vogliono un uomo che sappia guidarle (ma non sottometterle
ovviamente).
Devi essere deciso, non maschilista, ma allo stesso tempo evita di agire come la maggior parte degli uomini, evita
di trattare le donne che esseri superiori!

4. Non trattarla come se ti dovesse “dare qualche cosa”…
Il rapporto deve essere un reciproco scambio di valore. Sia che sia parli di solo sesso, sia che si crei una relazione
vera e propria.
E’ molto comune la frase “Me l’ha data!”, questo sottintende che lei dia qualche cosa a te e non viceversa, come se
tu dovessi fare qualche trucco particolare per avere qualche cosa.
La seduzione è un dare e ricevere valore, non un ricevere e basta.

5. Sii gentile solo se se lo merita
Quando due persone sono reciprocamente gentili allora va bene, ma spesso capita che gli uomini per conquistare
una donna esagerino con le carinerie.
Se lei si comporta male non correrle dietro, se non è gentile con te perché tu dovresti esserlo con lei?! Non ti far
mettere sotto!

6. Dosa la galanteria
La galanteria va benissimo solo DOPO che lei ha iniziato a vederti come possibile partner, prima è molto
pericolosa perché sembra che tu faccia gesti galanti per elemosinare la sua approvazione.
Sai quanti uomini lo fanno? Sai quanti uomini tentano di sedurla facendo “i carini”. Tanti tanti tanti! Se proprio
vuoi fare gesti galanti, falli insieme con una certa dose di sicurezza, così che lei percepisca il contrasto tra il tuo
lato tenero e il tuo lato deciso.

7. Non fare regali fino a quando non è scattata la scintilla
I regali e le carinerie vanno benissimo DOPO che lei ti ha iniziato a vedere come una possibile partner, altrimenti
sei solo uno delle decine di persone che le fa regali ed è supergentile solo perché pensa di “comprare” i suoi
sentimenti.
Pensa che ci sono perfino donne che si tengono degli “amici” solo perché sanno che ogni tanto questi fanno loro
dei regali per tentare di conquistarle.

8. Sii deciso!
Ognuno di noi dentro di sé ha ciò che io definisco energia maschile, basta solo tirarla fuori. Ripeto: sii deciso ma
non maschilista, cioè sicuro di te ma con pieno rispetto per lei.

9. Non ti svendere
Non essere disposto a tutto per conquistarla. Mantieni alto il tuo valore ai suoi occhi.

10. Crea un’immagine di abbondanza
Agisci come una persona che ha delle opzioni in fatto di donne, come una persona che può scegliere con chi stare.
Non farla sentire come l’unica possibilità per te.
Capiamoci: creare un’immagine di abbondanza non è una finta, è anche e soprattutto un modo di condizionare te
stesso a creare nella tua vita un’abbondanza in fatto di donne.

11. Non essere d’accordo con ogni cosa che dice
Hai le tue idee? Falle valere! Questo non significa litigare, significa solo non tentare di entrare nelle sue grazie
rispondendo ad ogni cosa: “Si, hai ragione”.
Pensi che una donna non si accorga se ti fingi interessato e le dai ragione solo per conquistarla?! Se ne accorge
eccome e perde subito attrazione.

12. Non cercare per forza punti in comune
Va bene avere delle cose in comune, ma non il cercarle ossessivamente, se non ti piace qualche cosa dillo!

13. Baciala il prima possibile
Più aspetti a baciarla più lei penserà che non hai le palle per farlo e ti metterà nella zona amicizia.
Ci sono uomini che aspettano mesi per dare il primo bacio: nulla di più sbagliato!

14. Non giustificarti per come sei fatto
Se ti fa notare determinate cose di te che non le piacciono, non cominciare con la solite frasi di scuse da cagnolino
bastonato.
Se effettivamente sei in errore scusati, ma fallo con dignità: lo apprezzerà di sicuro.

15. Non lasciare che ti parli dei ragazzi che le piacciono
Se lo fai, diventi il suo confessore, quindi il suo amico. Se prova a tirare fuori il discorso taglialo immediatamente.
Ripeto: non sei il suo confessore, se ti parla per ore dei ragazzi che ti piacciono è un segnale d’allarme!

16. Impegnati per averla ma non mostrarlo troppo
Non devi essere sempre a puntino quando c’è lei, non devi essere perfetto per forza. Le donne hanno il radar per
questo genere di cose, hanno un intuito fuori dal comune.
Se tenti sempre di essere “di più” per lei, lei lo sentirà di sicuro.

17. Sfottila amorevolmente
Un po’ di sana presa per il culo, fatta con garbo, fa ridere entrambi e mostra che non la vedi come superiore a te.
Attenzione però: non esagerare, vi dovete divertire tutti e due.

18. Crea contatto fisico
Inizia facendo un contatto molto lieve e di sfuggita, poi sempre di più fino ad arrivare inevitabilmente al bacio.
Il contatto fisico deve essere crescente così da arrivare al bacio in modo naturale.

19. Non vergognarti dei tuoi scopi
Sei un uomo, ti piace una donna. Il tuo scopo è, tra le altre cose, portartela a letto. Sii fiero dei tuoi bisogni, sono
sani e naturali.

20. Non fare troppo il bravo ragazzo
Sii gentile solo il giusto, non pensare che fare il bravo ragazzo serva a conquistare una donna.
Fare troppo il bravo ragazzo è uno degli errori fondamentali delle donne

Marco – (alias Reborn)

Amuri e brodu di ciciri

25 aprile 2012 ore 23:33
Amuri e brodu di ciciri


C’è un’espressione in siciliano che, nelle varie forme locali, esprime un concetto semplice: Amare non è sufficiente all’amore. Amuri e brodu di ciciri. Per amare ci vuole in fondo veramente poco, l’invaghimento di un momento, l’innalzarsi verso vette irraggiungibili e la predisposizione a rovinose cadute, per amare si deve essere pronti a soffrire. L’amore è un’altra cosa: è un atto umano che esige impegno, pianificazione, costruzione quotidiana. Chiaro che il vecchio detto due cuori e una capanna non è mai stato vero. Amuri e brodu di ciciri è lo smascheramento di questa ipocrita romanticheria da fotoromanzo. Almeno questa è l’interpretazione corrente. Ma probabilmente all’origine non era così. Amore e zuppa di ceci in fondo non è molto lontano da Due cuori e una capanna.
Per essere sereni basta poco, la felicità è fatta di cose semplici: l’amore e il minimo indispensabile per sopravvivere (una minestra calda, un rifugio ecc.). Beh, visto che il detto per definizione si tramanda oralmente la e congiunzione potrebbe essere in realtà una copula è. E allora acidamente uno smaliziatissimo sentire popolare liquida tutto questo struggimento di cuore come una banale insulsa brodaglia facile da digerire e da evacuare. L’amore è una zuppa di ceci. No. L’intelligenza popolare è molto più sottile, ha dalla sua secoli d’affinamento, d’analisi psicologica e di sperimentazione. Amuri e brodu di ciciri è un’espressione ironica, è uno sdire, cioè lo si dice per dire esattamente il contrario. Due cuori e una capanna non sono sufficienti per rendere gli uomini felici. Ci vuole altro. Ci vuole elasticità, impegno, ci vuole denaro, ci vuole disponibilità ad accomodare le cose, a saper aspettare momenti migliori, non facendosi abbattere da eventi imprevedibili. Ci vuole pazienza. Dunque un semplice piatto di minestra non basta.
La felicità (lo si è detto mille e una volta) passa per lo stomaco: una volta di diceva che per catturare un marito (espressione riprovevole) bisognava prenderlo per la gola, una buona massaia era anche una buona moglie, due erano i cuori della casa la stanza da letto e la cucina, la vita delle famiglie tradizionali ruotavano attorno due semplici concetti: fare figli e sfamarli. Chiaro che l’idea d’amore è cambiata tantissimo negli ultimi decenni. A quella realistica di rapporto di mutua assistenza (regolata da leggi rigide che sottolineavano il rispetto individuale e sociale, la lealtà, la fedeltà ecc.), se ne è sostituita una nata direttamente dalla volgarizzazione di certo raffinato sentire derivato dagli ambienti alto-borghesi. Al materiale amore contadino se ne è sostituito uno assolutamente idealizzato che fino a qualche decennio fa esisteva solo nei romanzi d’appendice e nei feuilleton da modiste. Cioè Amuri e brodu di ciciri.
A due cuori basta una capanna, ma questa capanna è quella in cui si trasforma la pancia quando deve far fronte ad una pantagruelica mangiata. Per la cronaca i siciliani diranno piuttosto: Panza mia fatti visazza (Pancia mia fatti bisaccia).
Però mi sa che qui si sbagliano tutti. Una minestra di ceci non è una cosa insulsa, non è povera, non è banale. Una minestra di ceci è una cosa deliziosa se si sa esaltarne gli ingredienti senza aggiungere inutili se non dannosi orpelli gastronomici. I legumi (tutti i legumi) sono gustosi di per sé, hanno un sapore forte e intrigante.

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Amuri e brodu di ciciri C’è un’espressione in siciliano che, nelle varie forme locali, esprime un concetto semplice: Amare non è sufficiente all’amore. Amuri e brodu di ciciri. Per amare ci vuole in fondo veramente poco, l’invaghimento di un momento, l’innalzarsi verso vette irraggiungibili e la ...
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