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26 marzo 2020 ore 01:50 segnala

I worry about you at night

'Cause when the moon comes out all your demons come to life

And you say you hate the way your mind makes you feel about

All the things that hurt in your life.


I worry about you in the light of day

'Cause you don't know who you are when all your demons go away

And you say you hate the way your mind makes you feel about

All the darker things in your life, I feel you now, I can feel you




Don't cry my one

We've only got so much time under the sun

Don't cry my dear

You've only got so much time here



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I worry about you at night 'Cause when the moon comes out all your demons come to life And you say you hate the way your mind makes you feel about All the things that hurt in your life. I worry about you in the light of day 'Cause you don't know who you are when all your demons go away And...
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26/03/2020 01:50:24
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26 marzo 2020 ore 01:23 segnala
I sit beside the fire and think
of all that I have seen
of meadow-flowers and butterflies
in summers that have been;

Of yellow leaves and gossamer
in autumns that there were,
with morning mist and silver sun
and wind upon my hair.

I sit beside the fire and think
of how the world will be
when winter comes without a spring
that I shall ever see.

For still there are so many things
that I have never seen:
in every wood in every spring
there is a different green.



I sit beside the fire and think
of people long ago
and people who will see a world
that I shall never know.

But all the while I sit and think
of times there were before,
I listen for returning feet
and voices at the door.

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26 marzo 2020 ore 01:10 segnala
All that is gold does not glitter,

Not all those who wander are lost;

The old that is strong does not wither,

Deep roots are not reached by the frost.

From the ashes a fire shall be woken,

A light from the shadows shall spring;



Renewed shall be blade that was broken,

The crownless again shall be king.


Pace non trovo,

21 dicembre 2019 ore 08:03 segnala
et non ò da far guerra;
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio.

Un tassello alla volta.

01 dicembre 2019 ore 01:03 segnala
“Sono alla cassa del supermercato, c'è la fila dietro a me. Mi affretto a sistemare la spesa nel carrello. Sento squillare il cellulare ma non posso rispondere. Devo prendere il portafoglio e pagare. Continua a suonare e io comincio a stare male. Ho le palpitazioni. Devo fare in tempo a rispondere altrimenti chissà cosa pensa. Ho pagato".

"Era lui, mi cercava. Devo chiamarlo subito. Lo chiamo giustificandomi, ero alla cassa, ho sentito dopo. Niente da fare, non è abbastanza. Mi accusa di nascondergli dove fossi e con chi. Arrabbiato e urlante, mi mette giù il telefono. Lo richiamo dieci volte, non mi risponde. Vado a casa abbattuta. Io stavo facendo la spesa anche per lui".

"Un venerdì pomeriggio ci vediamo al bar. Prendo il coraggio a due mani per dirgli che la sera uscirò con un'amica. Commento: ‘Ti sei messa lo smalto alle unghie? Chi devi vedere? E andrai fuori anche col rossetto? Con la tua amica solita vero?"

"Fa in modo di crearti il vuoto intorno. A leggere queste cose qualsiasi donna penserebbe che è impossibile capitino a lei, lei uno così lo manderebbe a quel paese subito, lei è più forte. Invece vi assicuro che si può entrare senza accorgersene in un simile rapporto malato. Una violenza pura, quotidiana, incessante, non fisica ma psicologica".
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“Sono alla cassa del supermercato, c'è la fila dietro a me. Mi affretto a sistemare la spesa nel carrello. Sento squillare il cellulare ma non posso rispondere. Devo prendere il portafoglio e pagare. Continua a suonare e io comincio a stare male. Ho le palpitazioni. Devo fare in tempo a rispondere...
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Vattene.

01 dicembre 2019 ore 00:45 segnala
Avvertenza. Il linguaggio di questa rubrica è diretto ed esplicito.

Sono una single eterosessuale di 42 anni, e ho di recente cominciato a frequentare un trentaseienne in modo più o meno esclusivo e a distanza. Ci conosciamo da poco, ma passiamo ore e ore al telefono. Ho esplicitamente e più volte dichiarato che non voglio figli miei (lui sì), che sono estremamente attenta alle precauzioni (lo faccio “senza” solo quando vedo i risultati degli esami delle malattie veneree e so che siamo al cento per cento monogami) e contro i contraccettivi ormonali. Ho quindi insistito perché usassimo il preservativo fin dal primo incontro, cosa che inizialmente lui ha accettato controvoglia, ma che poi ha rispettato senza problemi. È evidente che gli piaccio molto e mi tratta meglio di tutti quelli con cui sono stata; cucina, mi fa massaggi, regali, mi riempie di complimenti, mi ascolta a qualsiasi ora della notte e dal primo giorno non ha mostrato per me nient’altro che rispetto.

Fino all’ultimo rapporto sessuale. Mi ha svegliato al mattino chiaramente eccitato e pronto per un intermezzo sexy. Ha chiesto se poteva penetrarmi, io ho detto di sì, gli ho preso un preservativo e se l’è messo. In quel momento eravamo stesi a cucchiaio, così mi ha penetrato da dietro. A un certo punto, verso l’inizio del rapporto, ho allungato la mano indietro per prendere la sua, e di colpo ho sentito il preservativo sul letto. Sconvolta e indignata, mi sono subito fermata e girandomi gli ho chiesto: “Perché te lo sei tolto?”. E lui mi ha risposto: “Volevo venire più in fretta”. Sono riuscita solo a dirgli: “Ti rendi conto di cos’hai fatto? Nemmeno riesco a guardarti”. Mi sono coperta gli occhi, e per qualche minuto sono scoppiata in un pianto irrefrenabile.

Una volta rivestita, fatta la doccia e uscita senza dire una parola, ho cominciato a elaborare la gravità delle sue azioni. È chiaro che non ha nessun rispetto per me, per il mio corpo, per la mia salute o le mie scelte riproduttive, e che ha dato priorità assoluta al suo piacere fisico. Lui si è scusato a più non posso, è scosso per quello che ha fatto e chiaramente pentito. Dopo avergli spedito diversi articoli che spiegano come sia un atto criminale ora sembra aver capito la gravità della cosa. È difficile far quadrare il rispetto costante che ha mostrato per me con un gesto sconsiderato e irrispettoso come questo. Nella migliore delle ipotesi è un coglione, nella peggiore il rispetto e le cure che ha per me sono una facciata, e io una stupida. Esiste qualche ragione per pensare di continuare a vederlo? È vagamente perdonabile?

– Stealthed On Suddenly



No.

Ora qualcuno si lancerà nella sezione commenti a sostenere l’ovvietà (obiettivamente vera) che tutto si può perdonare. C’è chi ha perdonato di peggio: voglio dire, ci sono madri che perdonano gli assassini dei propri figli. Ma le madri che trovano in loro la forza di perdonare gli assassini dei propri figli… ecco, con gli assassini dei propri figli non ci devono convivere, mangiare o dormire.

Non sto dicendo che perdonare la persona che ha ucciso tuo figlio sia facile (io non ne sarei capace), ma chi “perdona di peggio”, in genere, non deve mai più posare lo sguardo sulla persona perdonata.

Se quindi può essere vero che c’è chi ha perdonato di peggio, SOS, io non penso che tu debba farlo. E ti spiego perché: tu quest’uomo hai appena cominciato a frequentarlo, e tutte le virtù che elenchi – quelle che te lo ho hanno fatto sembrare buono, per bene e credo anche affettuoso (il fatto di cucinare, i massaggi, i complimenti, eccetera) – sono la facciata migliore che si mostra all’inizio di un rapporto. E non solo non c’è niente di male, SOS, ma è meglio evitare chi all’inizio non lo fa, perché le persone che non si sforzano di far colpo all’inizio sono le stesse che non si sogneranno di sforzarsi più avanti. Tutti ricorriamo a una facciata, SOS, ma alcuni la schiaffano su un tugurio dove nessuno vorrebbe vivere, e altri su una casetta che si rivela poi niente male. E se posso accanirmi su questa povera metafora: quando nella facciata si aprono le prime crepe, come prima o poi inevitabilmente accade, e tu riesci a sbirciare dietro, non sei stupida se ci trovi un tugurio. Lo sei se ti ci trasferisci anziché sloggiare.

In ogni caso, SOS, tutti fingono, ma prima o poi la facciata crolla e vedi le persone per quello che sono realmente. E dal crollo della facciata del tuo nuovo fidanzato è emerso uno stronzo egoista e insensibile che non rispetta il tuo corpo e i tuoi limiti. Si è comportato al meglio finché non ha sentito che avevi abbassato la guardia, e a quel punto di ha aggredito. Non sono difetti con cui si può imparare a convivere, né atti giustificabili. Vattene.

_Abbraccio_

26 ottobre 2019 ore 11:23 segnala




Cuore nel cuore. E respiro nel respiro.
Così vicino a me, tanto da non vederti.
Oltre la tua spalla vedevo in lontananza un monte oscuro.
Ero protesa in uno slancio quasi a oltrepassarti.

Sentivo battere il cuore impazzito delle stelle.
Accoglievo il vento affannato, rivestito di foglie.
Mi aprivo alle ombre dei boschi che venivano incontro
e ai rami che si aprivano ad abbracciare la notte.

La lontananza inspiravo in un sorso enorme.
Premevo vento, nubi e stelle al mio petto.
E nel cerchio stretto di un abbraccio
ho rinchiuso l’infinito intero del mondo.


B.D.
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« immagine » – Cuore nel cuore. E respiro nel respiro. Così vicino a me, tanto da non vederti. Oltre la tua spalla vedevo in lontananza un monte oscuro. Ero protesa in uno slancio quasi a oltrepassarti. – Sentivo battere il cuore impazzito delle stelle. Accoglievo il vento affannato, rivestito d...
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17 maggio 2019 ore 22:10 segnala
«Che cosa intendiamo con la parola pace?
Intendiamo forse assenza di conflitto? Oblio? Perdono?
O forse una grande stanchezza, un esaurimento, il prosciugamento di ogni rancore?
A me pare che per la maggior parte della gente pace significhi vittoria.
La vittoria del proprio schieramento»

Just leave.

07 marzo 2019 ore 15:51 segnala
08 marzo 2019
#www.instagram.com/tv/BuqJH7qnjnJ/?utm_source=ig_web_button_native_share#

Io sono una ragazza nata in una buona famiglia. Ho avuto e ho due genitori che mi hanno sempre amato e hanno sempre cercato di fare scelte che si sarebbero rivelate giuste per me, il più delle volte.
Sono una ragazza di buona famiglia che ha potuto studiare, ha praticato sport, ha imparato (più o meno) ad accettare il proprio corpo, ha imparato a fare l'amore.

Nonostante questo la collezione di relazioni dipendenti e sbagliate, ossessive, compulsive e passivo aggressive che mi toglievano il respiro e mi montavano il formicolio alla gola e alle mani, è interminabile.

La violenza, oltre che nelle botte sia chiaro, sta nello sparire, nel supplicare per poi abbandonare, versando a goccia o a torrente, nell'altro, il desiderio di sè.
Le mie sono state tutte relazioni co-dipendenti e, a loro modo, violente.
Una trappola che non è fatta di calci ma di pianti, di andare a vomitare, preghiere ed eccitazioni date dal perdono o dalla sua richiesta.

Questo sguardo, quello di questa ragazza di buona famiglia, io oggi lo do alla nostra collusiva responsabilità che non è una colpa e non è una scelta ma... ma non è manco un destino.

Ed è la festa della donna e possiamo pensare alle donne in tanti modi, a noi stesse in tanti modi.
E oggi io penso a me, stretta in una gabbia fatta da qualcun altro ma tesa con corde di pensieri miei, che ho fatto a brandelli, insieme al mio cuore sì, ma trovando i piedi per andarmene.

Perchè meglio un cuore da rammendare che uno senza speranza.
Abbiate amore, oggi e domani, per voi e per chi vi racconta di non essere felice.
E se vi fa male la pelle non per gli schiaffi ma per la vergogna, andatevene o provate a farlo. Se ve lo raccontano non restate indifferenti: parlate, sostenete, rendetevi spalle sulle quali scappare.
Le mie io me le ricordo tutte e tutti i giorni le benedico.

Se è solo violenza, andatevene.
Non restate a farvi mangiare da Barbablù, sopratutto se e quando Barbablù nello specchio, ahimè, ha anche i vostri colori. --


Anche se pensi di non avere scelta. Anche se ti pare incredibile. Anche se fatichi a rendertene conto.
La violenza esiste in molte forme, anche subdole e sottili.
Ma una volta riconosciuta una certezza ce l'hai: non è amore, non lo sarà mai, non cambierà. E se decidi di restare e subire lo stesso, ne diventi complice.
Abbi coraggio (che non significa non avere paura) e vattene.
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08 marzo 2019 Vedi il video di Instagram di @mariabeatrice https://www.instagram.com/tv/BuqJH7qnjnJ/?utm_source=ig_web_button_native_share Io sono una ragazza nata in una buona famiglia. Ho avuto e ho due genitori che mi hanno sempre amato e hanno sempre cercato di fare scelte che si sarebbero...
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Disinganno

07 febbraio 2019 ore 11:55 segnala

Sì è staccato un pezzo, ed è caduto da qualche parte. Non me ne sono accorta finché non ho sentito il rumore. Ed è servito a guardarla, la mia spilletta finlandese. Stava lì da più di 15 anni e lo sapevo.
Ma nell’insieme va sempre a finire che me ne scordo.
Guardo ma non vedo. Non sono più una osservatrice.
E così l’ho presa, ne ho rimesso insieme i pezzi.
E l’ho spostata. Meritava di collaborare con me al mio nuovo progetto. Alla mia nuova passione, fatta di cose vecchie, alcune sonnacchiose, altre vive e pungenti.
C’è qualcosa di rassicurante nel numero 3. E stamattina ho realizzato che i segnali sono almeno il doppio, e mi è tornata in mente la mia spilletta, che mi mette faccia a faccia con i miei pregiudizi.
Qualcosa ti si svela, forse, quando sei pronta a vedere.
E qualcos’altro si è “solo” risvegliato mentre eri intenta a fare altro.
Te lo ritrovi lì tra i piedi, inatteso, ci inciampi mentre vai affannata.
E quando ero disperatamente convinta che nulla potesse cambiare, era già entrato un filo di luce a scaldarmi dentro.



C’è tanta bellezza anche dove meno te lo aspetti, mi ripeto, lo so.
Persino in quei luoghi dai quali ti sei tenuta lontana.
Non saprai mai se non sei disposta a guardare meglio.
Perché non provare a dare una possibilità?

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Sì è staccato un pezzo, ed è caduto da qualche parte. Non me ne sono accorta finché non ho sentito il rumore. Ed è servito a guardarla, la mia spilletta finlandese. Stava lì da più di 15 anni e lo sapevo. Ma nell’insieme va sempre a finire che me ne scordo. Guardo ma non vedo. Non sono più una...
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