Ognuno ha le sue incertezze.

06 novembre 2016 ore 10:00 segnala
Mi piacerà sempre l'idea di ritrovarti.
Vorrei essere certa di poterlo fare sempre.
Qualsiasi cosa succeda.
Penso molto spesso che con me staresti bene.
Penso sia la preoccupazione più grande, questa, ogni volta che si tratta di te. Che tu stia bene.
E che con me parleresti.
O forse no, non lo so, non so neanche se parlerei io.
Però andremmo a mangiare sushi e ti farei stare in un posto carino, tra quelli che mi proporrai tu.
So che con te basta leggerti, che a poco a poco ti si rimette insieme, tutto, anche se da solo non sai farlo.
Che non ti va di tener niente solo per te.
E che basta chiedere, che tanto è certo che risponderai.
O, almeno, con me lo fai, sempre.
Nel più sincero dei modi.
Che però hai un modo talmente superficiale di guardare chi non ti sta vicino che mi spezza.
In due. Solo volontà e parole.
E per quello, il più sincero dei modi vorrei potesse essere accompagnato da quel verde che spiazza sempre un po' per la dolcezza.
Non ricordavo l'effetto.
E anche se vedo forte il legame non so di cosa sia fatto.
Ma mi riconduce a me.
Come briciole lasciate lungo un percorso per non si sa dove, che dura da non si sa quanto.
Hai cose piccole per le quali riservo una cura immensa.
Anche solo per le risate inaspettate che mi permettono di riconoscermi.
E che mi fanno star bene, ogni volta che, in un modo o nell'altro, sto con te.
Perché sì, vengo a cercarti.
E ti trovo ancora lì.

15.10

28 ottobre 2016 ore 16:23 segnala
Nel fumo cerco risposte che non arrivano e che c'entrerebbero poco con le domande che non so formulare.
Mi ricordo di parole alle quali ho creduto ciecamente senza prestare attenzione a fatti che invece parlavano chiaro.

Le parole che spingono. Le parole che alterano.
Quelle che eludono.
Quelle che filtrano e costruiscono muri.
E poi quelle che ritiro, i passi che faccio indietro, il blocco allo stomaco.
Gli alt che intimo e le precedenze che do.



Lungo il tragitto che conduce da A a B mi perdo mille volte almeno.
Ci sono lunghi viaggi che si fanno girando a vuoto, senza arrivare mai alla Z.

E non ho più voglia di parole che allontanano, che stancano e si perdono.
In quegli abbracci stavo bene, è l'unica cosa che so, in questo sovrapporsi di immagini che non riesco a fermare.

L'unica che conta, a dispetto di tutto. L'unica verità che mi rimane.
L'unica di cui mi importi.
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Il fumo in cui cerco risposte che non arrivano e che c'entrerebbero poco con le domande che non so formulare. Mi ricordo di parole alle quali ho creduto ciecamente senza prestare attenzione ai fatti che invece parlavano chiaro. Le parole che spingono. Le parole che alterano. Quelle che filtrano e...
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L'arancio e il viola (*)

14 ottobre 2016 ore 22:55 segnala
Tutto questo tempo nuovo...




Per smaltire la rabbia, trasformarsi da crisalide in farfalla, e riscoprire che non è tardi per ricominciare a credere nelle magie delle coincidenze, degli incontri, delle vite che si incastrano perfettamente.
..arriva con te.




(*) hanno dentro il rosso.

Rosso, come il mio asso nella manica.





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Tutto questo tempo nuovo... « video » Per smaltire la rabbia, trasformarsi da crisalide in farfalla, e riscoprire che non è tardi per ricominciare a credere nelle magie delle coincidenze, degli incontri, delle vite che si incastrano perfettamente. ..arriva con te. (*) hanno dentro il...
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C'era una volta...

23 settembre 2016 ore 02:01 segnala
«Ma tu mi ami?» chiese Alice.
«No, non ti amo.» rispose il Bianconiglio.

Alice corrugò la fronte e iniziò a sfregarsi nervosamente le mani,
come faceva sempre quando si sentiva ferita.

«Ecco, vedi? – disse il Bianconiglio – Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesci a volerti almeno un po’ di bene,
cosa ti renda così imperfetta, frammentata.
Proprio per questo non posso amarti.
Perché ci saranno dei giorni nei quali sarò stanco, adirato,
con la testa tra le nuvole e ti ferirò.
Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione.
Ma se non ti ami almeno un po’,
se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi
si faranno letali e ti distruggeranno.



La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti
fino a che non avessi imparato tu per prima
a sentirti preziosa per te stessa.

Perciò, Alice no, non ti amo. Non posso farlo.»



..Una Alice spaesata,
una notte di qualche anno fa,
si ritrovò a far l'alba,
in un posticino insolitamente accogliente,
in compagnia del Bianconiglio...
In quello strano mondo, in quello strano modo...
Sono stati più vicini di quanto lei potesse mai pensare.

Ed è stato bellissimo.



Molte grazie, 7, di questo dono in posta.
Chissà cosa può essersi mosso nell'universo, data la sbalorditiva coincidenza...
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«Ma tu mi ami?» chiese Alice. «No, non ti amo.» rispose il Bianconiglio. Alice corrugò la fronte e iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita. «Ecco, vedi? – disse il Bianconiglio – Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesci a...
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Red version.

20 settembre 2016 ore 18:15 segnala

Sono così assetata di meraviglia
che solo lo straordinario ha potere di su me.

Ciò che non si può trasformare
in qualcosa di meraviglioso,
lo lascio andare.


Nell'ultima settimana mi sono innamorata almeno una decina di volte.

Sento il cuore volatile e il viso che avvampa.
E mi si legge in volto. Negli sguardi. Nei sorrisi. Negli occhi che insolitamente cerco.

E' questo l'effetto del riattivarsi?
E poi tutto questo entusiasmo del sentirsi di nuovo viva dove va a finire?

Mentre tutti tornano, io continuo a mandar via.
"Costruisci muri su muri", oggi mi hanno detto.
Tra tante cazzate qualcosa di vero.



Ho sete ma non basterebbe a placarla una tempesta.

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Sono così assetata di meraviglia che solo lo straordinario ha potere di su me. Ciò che non si può trasformare in qualcosa di meraviglioso, lo lascio andare. Nell'ultima settimana mi sono innamorata almeno una decina di volte. Sento il cuore volatile e il viso che avvampa. E mi si legge in...
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E' partito il countdown: fermalo!

18 settembre 2016 ore 15:46 segnala

Ella si rifiuta sempre di capire, d’intendere,
ride per nascondere il terrore.
Ha sempre camminato sotto le arcate delle notti.
E dovunque è passata ha lasciato
l’impronta delle cose spezzate.







E' quando (ri)comincio a desiderare...
Che...
Mi manchi.


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Ella si rifiuta sempre di capire, d’intendere, ride per nascondere il terrore. Ha sempre camminato sotto le arcate delle notti. E dovunque è passata ha lasciato l’impronta delle cose spezzate. « immagine » E' quando (ri)comincio a desisderare... Che... Mi manchi.
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Rifiorire.

31 agosto 2016 ore 17:43 segnala


Ti do me stessa,
le mie notti insonni,
i lunghi sorsi
di cielo e stelle – bevuti
sulle montagne,
la brezza dei mari percorsi
verso albe remote.
Ti do me stessa,
il sole vergine dei miei mattini
su favolose rive
tra superstiti colonne
e ulivi e spighe.
Ti do me stessa,
i meriggi
sul ciglio delle cascate,
i tramonti
ai piedi delle statue, sulle colline,
fra tronchi di cipressi animati
di nidi –
E tu accogli la mia meraviglia
di creatura,
il mio tremito di stelo
vivo nel cerchio
degli orizzonti,
piegato al vento
limpido – della bellezza:
e tu lascia ch’io guardi questi occhi
che Dio ti ha dati,
così densi di cielo –
profondi come secoli di luce
inabissati al di là
delle vette –
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« immagine » Ti do me stessa, le mie notti insonni, i lunghi sorsi di cielo e stelle – bevuti sulle montagne, la brezza dei mari percorsi verso albe remote. Ti do me stessa, il sole vergine dei miei mattini su favolose rive tra superstiti colonne e ulivi e spighe. Ti do me stessa, i meriggi sul c...
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I miei fiori preferiti...

31 agosto 2016 ore 11:30 segnala
Sono i fiori selvatici,
Spontanei, liberi, indomabili.
Quelli che fioriscono senza essere annaffiati,
quelli che profumano di rivoluzione,
quelli che donano a sé stessi il diritto a crescere
in tutti i luoghi dove la gente pensa
che non avrebbero mai potuto farlo


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Sono i fiori selvatici, Spontanei, liberi, indomabili. Quelli che fioriscono senza essere annaffiati, quelli che profumano di rivoluzione, quelli che donano a sé stessi il diritto a crescere in tutti i luoghi dove la gente pensa che non avrebbero mai potuto farlo « immagine »
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31/08/2016 11:30:34
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Volevo dire anni.

31 agosto 2016 ore 11:22 segnala



Dissi forse la Patagonia, e immaginavo
una penisola, grande abbastanza
per un paio di sedie a sdraio
su cui dondolare nell’alta marea. Pensavo

a noi in un freddo mozzafiato, davanti
a un orizzonte tondo come una moneta, avvolti
nell’intreccio del ripiglino che i gabbiani giocano
dal mare fino al sole. Pensavo di aspettare

finché le onde non si fossero addormentate
dalla noia, finché gli ultimi cirripedi ancora aggrappati,
preoccupati dal silenzio, non si fossero
allontanati ai remi di piccole piroghe, finché

quegli uccelli inquieti, le tue mani d’attore,
non ti fossero caduti esausti in grembo,
finché, finalmente, non ti fossi rivolto a me.
Quando dissi Patagonia, volevo dire

cieli vuoti di un blu che fa male. Volevo dire
anni. Li volevo tutti con te.


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« immagine » Dissi forse la Patagonia, e immaginavo una penisola, grande abbastanza per un paio di sedie a sdraio su cui dondolare nell’alta marea. Pensavo a noi in un freddo mozzafiato, davanti a un orizzonte tondo come una moneta, avvolti nell’intreccio del ripiglino che i gabbiani...
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23 giugno 2016 ore 16:26 segnala
Se non fossi passata tempo fa attraverso un lutto sentimentale non capirei.
Sarei ancora alle soluzioni da posta del cuore, sarei agli "Esci e divertiti", "Distraiti, svagati, esci con altri".
Banalità.
La banalità sta nello stordirsi.
Lì per lì bere due bicchieri in più o portarsi a letto gente a caso sembrano un panno freddo sulla fronte calda.
La verità però è che non solo l'effetto di questi palliativi è provvisorio, ma fanno anche un danno: rimandano il tempo del dolore.
Ti illudono di stare bene, di aver recuperato in fretta. E invece poi accade che dopo qualche serata allegra o durante il weekend al mare col palliativo di turno, ad un tratto, senza neppure un pretesto evidente, ti piomba addosso una malinconia universale.
Così, a tradimento, pensi tu. Mi pareva di stare bene, mi sembrava di essermi ripreso, te la racconti. E allora nel bel mezzo di una cena dove ti divertivi fino a cinque minuti fa te ne vai. Guardi il palliativo che ti sei portato al mare che magari è pure bello e gentile e vorresti che si polverizzasse all'istante.
Non succede a tradimento. Non stavi davvero bene. Semplicemente, non sentivi. E il dolore non è una pagina che si può saltare.
Il dolore bussa alla porta e non si stanca di bussare finché non gli apri. Finché non lo accetti.
Ci vuole coraggio ad affrontarlo senza pudore. A mostrargli il volto, il fianco. Per un po', se lo affronti, si sta da schifo, non si ha voglia di palliativi, non si va in giro a seminare cadaveri, a fingere o a rendersi ridicoli.
Si è onestamente tristi.
E però accade anche un'altra cosa: in quel momento si ha un moto silenzioso di affetto per se stessi. Non amore eh, che in quei momenti l'amore per se stessi è sotto lo zerbino con l'autostima, ma proprio affetto. Tenerezza.
Si ha la sensazione di curare un malato, solo che il malato sei tu. Questo è il primo segnale di un lutto elaborato con intelligenza.
Poi, dopo aver sofferto fino in fondo e senza sconti, si decide di ricominciare da se stessi, ma questa è un'altra storia e ognuno se la scrive a modo suo.
L'unica cosa che posso dire sulla sofferenza dopo un grande amore è "Accettala".
Non rimandare il tempo del dolore, tanto, dammi retta, non hai scampo.
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Se non fossi passata tempo fa attraverso un lutto sentimentale non capirei. Sarei ancora alle soluzioni da posta del cuore, sarei agli "esci e divertiti", "distraiti, viaggia, svagati, esci con altri". Banalità. La banalità sta nello stordirsi. Lì per lì bere due bicchieri in più o portarsi a letto...
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