Imago Mortis I - La ragazza invisibile

17 gennaio 2019 ore 22:52 segnala
Centoventi P FV, è come aprire gli occhi per la prima volta, il luogo è comune, il sole già alto ma niente vento né rumore, la sensazione soffice dell’erba è una fonte di sollievo come anche il profumo nell’aria, non è immediatamente identificabile, tuttavia la sensazione è additiva. Innumerevoli cose da fare ma indefinito il tempo, indefinite le cose da fare ma cosciente nel senso il senso del tempo. Duecentosettantasei P TV, ho come l’impressione di essere naturalmente in ritardo, ero già sulla strada per tempo ma ad un tratto le indicazioni non risultano essere molto chiare e l’unica possibilità è quella di chiedere un aiuto esterno, chiedere e poter finalmente capire e carpire l’informazione unica ma necessaria che mi consenta di giungervi per tempo. Quattrocentosessantacinque P FV TV FV TV U, non è come aprire gli occhi per la prima volta perché è tutto molto simile ad un deja vù, esserci o esserci stati, esservi passati o esserci sempre stati, mancando la destinazione non ha molta importanza. Si rimane alla ricerca o forse è terminata quella fase, è andata anche quella scelta mentre il sole inizia a giocare a nascondersi e anche la premura probabilmente si affaccia con una certa insistenza ed una certa efficacia, muoversi.. e ci si muove. Seicentonovantadue U BLS-D 150 J RCP 30:2 U, un tuono preceduto da un lampo improvviso, ormai piove quasi a catinelle e la strana idea giunge inaspettata quanto quella di mettersi ad attendere su di un’altalena. Che importa la strada che importa l’addiaccio, sono le informazioni mancanti ad essere il vero nocciolo del problema e poi da qui non ci si muove sino a che non scampi. Ottocentoquarantanove U BLS-D 200 J RCP 30:2 U, d’un tratto ancora lampo intenso e un altro tuono improvviso ma con questo temporale la strada percorribile diventa meno lineare senza considerare il fatto che sprovvisti di ombrello ci si prenderà anche un bel raffreddore. Novencetoventiquattro U 360 J RCP 30:2 360 J U l'altalena cigola e la pioggia permane, non è freddo, non è strano, andare e restare come cadere o precipitare, l'impressione è che la meta arrivi inevitabilmente al di là della strada che permane in mistero, al di là delle intenzioni adesso alquanto lontane. Millecentodieci, il temporale che sembrava aver acquisito forza sembra adesso allontanarsi, un ultimo lampo per un istante ha sbiancato ogni cosa, trovato il riparo ci si può permettere di fermarsi un attimo, solo qualche minuto ovviamente e comunque, la direzione appare essere senza dubbio corretta e dopo l’ultima svolta ci si dovrebbe trovare ormai vicini alla meta. L’orologio non il tempo ma solo un verso, il temporale minaccia ancora ma è ancora il sole, adesso alto, a risplendere, un tempo così ballerino non è cosa della quale meravigliarsi tutti i giorni. Milleduecentosessanta U, finalmente ultima salita, arrivo in discesa, c’è la fermata e ogni destinazione è perfettamente indicata. Potrebbe essere trascorso più tempo di quanto non sembri ma il risultato finale è ciò che più importa… basta scrutare ed attendere che il giusto mezzo arrivi e da ciò indicato manca davvero poco. Che strana giornata. Millequattrocentotrentadue ToD.

Profumo d'intenso, è questo il verso di ogni minuto interrotto, è l’ultimo rumore di un sospiro, è questo il rovescio in fondo al secchiello, il ritorno forzato, il rientro avverso, singhiozzanti e pure scie rade si conformano confondendosi, non muoversi, non restare immobili, respirare piano per non avvertirne il dolore, non respirare per non farlo rientrare. È simile, particolarmente affine, putrida ed affilata, una goccia, leggera, invisibile megera quasi eterea intrinsecamente capace di frantumare. Schegge molteplici, schegge come faville, schegge che segnano e tagliano e lasciano ricordi infetti e indelebili e tremendamente sottovalutabili anelando infinito continuamente ardono. E se viaggio sia e viaggia, viaggio allora imperterrita, viaggia ogni scheggia ischemica e taglia ogni cellula. Vagando randomicamente apparentemente privi di meta, non è in alcun modo una giustificazione, alla chiamata, ad ognuna, l’urlo silenzioso in risposta è ciò che concettualmente resta a livello primitivo… perché la veglia è passata e la notte è già sudata via senza alcun anelito e la notte è la notte, priva di calore percettivo e carica di violenta èmesi. È un piccolo pezzo inutile di tempo, un inutile barlume disperso, attendente sul ciglio, paurosamente prossimo al limite quasi oltre l’orrido confine ma senza precipitarvi, attendente, soffrendo e che lo stesso tempo passi e si scordi e si leghi e pieghi e quindi a suon di schiocchi e quindi ascoltando rintocchi, prima uno poi un altro, poi un altro poi un altro ancora, che lo stesso si perda privo di remore, privo di azioni concrete e violenza ricrescente si stemperi appena riacquisita forza dilaniando ogni vena. Soffrendo ineluttabilmente, soccombendo pazientemente, finire prima che sia finito, finire prima che sia sentito, umida la rabbia cova sotto la sabbia e sbava e brama.

Non ti lasciano andare, non (ti) sanno ascoltare, allunga(gli) le dita interagisci, non hai (mai) imparato ad ascoltare, irrigidisci(le ancora) e simula interazione, protendi a sfondare(gliele) ma è un muro sordo il limite del (fondo del pozzo) tondo, una eco indolenzita, una forma (innescata) non tanto (serena) discreta e discriminante, una (voglia) soglia rovente (su) ed unica porta, uno stretto passaggio da uno stato all'altro, di stato in stato, da stato alterato a substrato e in completa ignoranza, becera circostanza, silenziosa mattanza dei ridicoli pensieri, delle frasi (scordate) spezzate, della voce (smarrita) mancata e del fiato corroso. Sguardi, occhi e luce, indugiare correndo, spostando via il peso, calibrando l’eccesso e il perso nel reso e cavalcare il vento quando pioggia pesante (che) non bagna, unge e (ammorba) corrompe mentre nasce un (corpo) dolore e cresce il (colore) livore, sugge dal profondo affranto carica di cupa ingordigia, si gonfia e avvampa il suono, da sempre di ella, ulteriore dolore e germano ed è sempre un compagno costante di viaggio o di stasi, di gesti e passaggi, di cenni e misfatti. Il viaggio non cessa perché speranza si affaccia, striscia decisa, si accosta appena e poi allorquando lena scompare, rallenta anche questa e finalmente china è la testa in asperrima pena.

Soffrirò tra le unghie spezzate, scriverò con le unghie mordendo l’orrido ed irto sul gelido manto, scriverò il mio verso, il mio rimpianto, scriverò al niente indicando soltanto, solcando le vene e le piaghe siano esse profonde oppur vaghe. Una e due e tre volte (ho) tentato, una e due e tre volte (hai) lasciato, una e due e tre volte (rimesso) graffiato ma le parole non nascono mai sicure, semmai crescendo aumentano di incisi e spesso si frammentano in sibili, ed inutilmente speciose ristagnano e soffocano e indi giacciono per il senso che resta. Perché a volte è come aver perso la vista e il senso e la capacità di discernimento, privi di sapere, privi di alcun contatto, privi di remore e di rimorso ma incontentabilmente instabili precipitevolissimevolmente roteando a capofitto verso il termine più esaltante e vivo. Scriverò per il tempo, scriverò con il tempo ma ogni traccia è confusa e la rabbia è (l’ancora) ancora incolore, non brucia, non punge, non cheta, non rilascia calore. Ho detto e scusato, ho ceduto e patito, suderò ogni tentazione marcendo in questo piccolo luogo finito al freddo, ad ogni gemito, per ogni cenno e intendimento, solo tenera roccia acuminata limita la mia (prevaricante) capacità innata di azione e di pensiero. Perché a volte è come essere muti, divisi e socchiusi e inutili e, inevitabilmente, frasi e pensieri sostenuti cadono privi di vergogna, privi di qual si voglia peso ed intento seppur insistendo, perché a volte è come essere sordi e niente smuove quel silenzio, niente penetra all’interno, sono una pietra ormai ridotta, consumata e liscia dai secoli di mare e di correnti e venti e mostri e artigli e piccoli e grandi cedimenti, porto sulla mia pelle coriacea tutti i segni dell’esistenza ma dentro resto arida come appena partorita dal ventre infernale della Terra. Morderò ogni appiglio, resterò lottando, sia adesso una grossa spira sia solo un segno accennato, morderò a fondo, morderò sangue e non conta ciò che questo produca né quello che tanga.

Lottare e ingoiare, vivendo e inspirando, non è mai il peggio che ci si possa aspettare perché nel tempo ha iniziato a riconoscere venefici sentori lambenti e sensazioni e piccole crepe allarmanti su ogni tessuto, anima affamata che liquefi di ogni intenzione la pura apparenza, su ogni grinzosa carezza emaciata luteinica. Punte sofferte, laceranti ed indifferenti, fendono voracemente i vincoli endometriali ormai ispessiti dal lusso emottoico irrompente e destabilizzante, una schiera tra tante, una volta tra mille eppure… è il piglio mai accondisceso, impossibile da dimenticare, uno sguardo una lama, uno sguardo una trama ed è ciò che si accoglie che invece erode e distoglie dall’unità mesta, entra e ritorce, dilania e brucia e con ciò tutto si ridisegna e si adegua e perde di indulgenza perché ogni bestia ha la sua rabbia in nuce che cova e scava e che cerca una via sia essa una riga rossa ed una bianca o una grande occasione, una forte emozione dispersa o solo anonima sorgente di illusione.

E il bianco lieve geometricamente naturalizzato avvolse ogni spanna. Un arto scostato indicante al vuoto, un rantolo abbracciato nell'umido asfalto, onde e sussulti in un madido manto. Bianco e lieve è il silenzio, immutabilmente greve lungo l’ultimo cammino verso il freddo rifugio, morsa gelida pulsante, ansimante come la bufera che squarcia la tetra steppa e strappa via ogni respiro con famelica stretta. Giacente, cadente e lasciante, tra strato e strato, pensieri sottili, bianchi corpuscoli danzanti e impazziti e la luce ormai fioca stenta a farsi percepire. Viola bluastro, lividamente truccato, lento che scorre e che brucia al contatto, è solo una tappa, è solo un viaggio di mezzo, adesso veemente adesso interrotto, adesso impudente ed arrotato nel pianto.

Dolore di marcio, è il ritmo che regola il tonfo ovattato, pressione insistente che lacera e bagna, pressione interrotta che slabbra e che scotta, rovente e lo spazio esausto implode e sublima. Scandendo ogni tessuto, rilasciando cariche in sincopi, susseguendosi ad inutili picchi e pause sempre più profonde. Succube parche su cupe fonti, succubi in fieri mai del tutto distolti in avvento alieno e ogni loro azione confusa con fusa confuse con fusi confusi il disagio oscurando il sereno e rostri affilati assetati e crescenti, e denti assennati su tristi viscosità consistenti. Causa di stralcio, origini di squarci candidamente lacerati sommavansi al vasto sottrarre cospicuo, prive di tatto. Ogni forza nel mentre svanisce e lenta ne è la cognizione, la perdita costante, concedendosi per questa volta, in vana follia si conforma, corrobora nella sottile deformazione percettiva una seppur lieve incongruenza, un’ulteriore pianificazione avventata di una piccola esistenza. L’una affamata, l’altra sospesa, l’una avventata, l’altra sorpresa, l’una avvelenata, l’altra soppressa. Resta immobile. Palpiti impercettibili sfumano in un gelido nero, resta e fissa un alone sempre più emaciato dall'oscurità persistente dall'oscurità suadente che carezza e raffredda e lascia andare e derivante ossida e via ci si perde e in essa e con essa si precipita ed il viaggio muta e la meta si arresta come una forza che schianti e che tranci e che pressi inconsistentemente su liquidi singhiozzi e scivolano, scostano il bianco che di freddo crepita e sublima e intona al velo del nulla e si prostra al canto del niente, il cerchio suadente, il vuoto corposo che ingoia e che permanentemente immobile cova e le vite trascorrono in lumi ed ombre che alternandosi provocano un ultimo gioco perverso che dilata il tempo e l'ultimo rintocco e il battito leggero e il volume che cede all'inerzia, alla pressione crescente, al freddo che tutto arresta.

Sangue d’inverno, gela bruciando, lento e gommoso, ricopre e distrae ogni tatto, ogni olfatto, fetidume ferroso che cade e soggioga e la corda è sottile e sembra non regga, e la corda è sottile e stringe e quasi ritaglia da forma perfetta e quando dilania la forma è perfetta… ma la vita stessa non è in bisogno di perfezione, a volte è come una piena e inonda e distorcente irrompe, a volte è solo una flebile presa in coscienza irriguardosamente scontata, pienamente osteggiata ed irritante.

Bianco scarlatto, immagini a tratti confuse o sovrimpresse si alternano a lampi di bui squarci sgargianti e la soglia si allunga e la presa scema e il vento come il respiro e come il cuore è finalmente fermo in quell’istante infinito della vita… che si arresta come paure rubate nell’attimo, suadenti veicoli melliflui naturalmente irriguardosi, azioni contigue ma improvvisamente inutili e tenebrose, come le (mie) ferite dolorosamente efficaci, sparse ed erranti come pensieri distanti, stagnanti in speranze ritorte, indimenticabili carezze contorte adorabilmente improvvide, come immagini vacue… anonime... immagini di morte.
910484fa-fb20-4807-945c-1463ffd42ac4
Centoventi P FV, è come aprire gli occhi per la prima volta, il luogo è comune, il sole già alto ma niente vento né rumore, la sensazione soffice dell’erba è una fonte di sollievo come anche il profumo nell’aria, non è immediatamente identificabile, tuttavia la sensazione è additiva. Innumerevoli...
Post
17/01/2019 22:52:03
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment
    1

Le Poisson Rouge II - Amore di Lupa

07 gennaio 2019 ore 17:33 segnala
Oh cara, povera la mia Clem, come sei messa, sembra proprio che la prima volta non ti sia affatto servita ma ecco che ci si ritrovi, Clem putrida dalle mani rapide e dalla lingua lunga, ci ricaschi quando meno te lo aspetti ed ecco che ci risiamo ed io non posso fare a meno di pensarvi, non posso fare a meno di leccarmi, oh povera e sfortunata Clem, prima o poi il (punto) muro arriva con o senza preavviso ed allora povera e simpatica Clem ci devi sbattere per bene ed io sono la strada che ti porta dritta verso di esso, oh povera Clem (stronza) amica mia, come sei (bella) rotta, credo tu avverta dolore… ma non aver remore, fammi un cenno, muovi il capo o sbatti qualcosa che non ti abbia ancora frantumato, ecco ancora due dita non temere, non muoverai nemmeno più quelle. (Intermission) CLEM GUARDAMI Perché, e qui devi starmi a sentire molto attentamente, ho sempre delle altre cose da portare a termine e non commettere mai l'errore di scambiare la mia attuale cortesia per una possibile quanto eventuale debolezza di cuore nei tuoi confronti, le tue ossa spezzate considerale un favore, ogni singolo osso infranto è solo il mio modo di dirti che non abbia ancora voglia di vederti distorta e sepolta… non ancora. Che c'è… vedi tutto nero… i nodi non servono più e ti dirò anche di più, leggo il tuo futuro prossimo, impellente, rimettiti in sesto se ce la fai e appena sei di nuovo in pista vieni da me, non scappare, non provarci nemmeno perché ti verrò a cercare e stanne certa, prendimi in parola quando te lo dico, ti strapperò gli occhi, la lingua e ti mangerò il fegato. Bene, spero tu abbia compreso, muovi il capo così so di non dover interagire ulteriormente in modo violento con i tuoi organi, bene, sappi che i soccorsi sono in arrivo… starai ancora bene e rilassati cazzo o provaci almeno, abbiamo tutto il tempo, io ho tutto il tempo e lo sai, Clem, che ti aspetto…

Non ho nulla dire, sto per uscire a fare il mio giro, non importa che giorno sia, non importa cosa faccia chi vada a trovare, non importa nemmeno dove si trovi o qualunque cosa provi per non farsi trovare. Clem ha imparato adesso tocca al prossimo.

Cocci, pezzi, tendini, pensieri, occhi, ricordi, voci, desideri, volta, foglia, sconcerto, punta, teste, sgabello. Già… sembra che in fin dei conti tu abbia bisogno di una sola cosa ed una soltanto.

Ma tu lo sai chi ci sta dentro? Non me ne fotte un cazzo! Ma tu lo sai di chi è questo posto? Non me ne fotte un cazzo! Sei una pazza… No! Psicopatica caro ed inutile compagno di sventure, vedi… pur comprendendo le emozioni altrui non le provo, posso fingerle simulando ma non provo né empatia né alcun rimorso e per questo potrei anche non essere inibita nel danneggiare te e gli altri. Sei una pazza! Ho detto PSICOPATICA! Belle parole ma tu dimentichi di chi è questo posto! Sei un cazzone avariato mettiti in ginocchio! (Intermission) Adesso me la vedo da sola coglione!

Ho preso la moto, da oggi il giro lo faccio su quella, so che posso lasciarla da te ma ci resterà nei tempi morti, nei miei tempi leggiadri persi tra cimici e folate di vento. Non è un lavoro difficile, ho già imparato, sono sveglia anche se a volte un po’ in ritardo ma ho buona memoria e non dimentico mai un particolare, una targa, un volto, una brutta faccia e anche chi mi tiene al guinzaglio, domani è il primo giorno e poi da lì vado (andrò) avanti perché a volte ti ritrovi, alla fine di un viaggio inaspettato, ad un bivio che però è solo una mera scelta obbligata perché da una parte vai al niente ritornando ad esserlo ed invece dall’altra conquisti il diritto di effettuare un’altra scelta… magari anche questa sarà obbligata oppure sarà una scelta bella ma questo è futuro ed il futuro non si contesta, il futuro è aria fritta se non hai un presente che resta e mi sento il collare e mi fa sudare, brucia da matti ma è meglio che la fine di quei corvacci neri e grassi è meglio di tutte quelle colombe ed è persino meglio delle vecchie azioni azzardate. La moto è nuova quindi quando la lascio qui trattamela bene, non toccarla, non la sfiorare, se hai problemi a tenerla qui dimmelo ed io mi darò da fare. Quasi scordavo, questo salda l’anno solare se abbiamo ancora pendenze dimmelo e ci mettiamo d’accordo ma non te ne approfittare.

Tamarindo, ossuto, schiocco, paura, presa, ripresa, stretta, inevitabile, piccolo candido squarcio, benvenuta, corda, sapone. Forse abbiamo un problema, forse non è ancora troppo tardi, non si è al punto di non ritorno forse… Come se non avessi altre grane, li hai presi? Una sola? E gli altri? Bene, portamela.

Perché non si muove e soprattutto perché non parla… ho espresso le mie richieste ed il modo coercitivo in uso dovrebbe essere senza dubbio più che convincente ed allora perché cazzo non risponde? Sì sì parlo con te cosa stai aspettando? Lo vedi quant’è grosso? Ti farà un buco ancora più grosso se insisti ottusamente a non volermi dare ascolto, non posso stare qui ad attendere che tu decida e per questo motivo conterò solo sino a due senza passare dall’uno hai capito? Due! (Intermission)

Diavolo, devono averli fatti proprio incazzare per combinare questo macello. Ecco, ne portano via un altro o quello che resta, ancora un paio nell’altra stanza e questi qui. Testimoni? Bella domanda, testimoni… dunque, o erano tutti fuori o tutti a dormire o tutti al cesso, qui al tavolo c’erano soltanto questi tre ed ormai non hanno più nulla da riferire ma tu… come la vedi? Secondo me sono entrati dall’ingresso principale… li conoscono o li scambiano per gente conosciuta, entrano senza curarsi minimamente del sistema di sicurezza a circuito chiuso, non hanno paura di farsi vedere e sanno dove andare, sanno anche quanto tempo a disposizione vi fosse per completare il lavoro. Entrano e sistemano quei due nell’atrio, nessun rumore ma sono già stati individuati dagli occhi nel soffitto, continuano imperterriti, sistemano prima la sala di controllo e mettono fuori uso le registrazioni e poi vengono qui, non c’è stata colluttazione anzi, non ce n’è mai stata la possibilità. Vediamo cosa dirà la balistica ma ad occhio niente bossoli certo, potrei sbagliarmi ma ne ho viste diverse così, nessun bossolo mai. Si sa cosa abbiano preso? Non certo i soldi, mi pare ovvio ma non appena riusciranno a pulire i resti organici dalle cassette all’interno del caveau forse si potrà stabilire cosa manchi e cosa stessero cercando. Questo era un tavolo dei maggiori e sicuramente non gli è importato né della gestione né di essere riconosciuti, sembra non abbiano avuto alcuna pietà… altro che guerra dei bottoni. Sai che ti dico? Siamo qui da quattro ore e il mio stomaco si contorce e qui c’è puzza di cervello bruciato e mi fa fame, facciamoci uno spuntino tanto questi non vanno più da nessuna parte, ah, prima di andare chiama il Presidente, digli che abbiamo risanato il debito. Già, avviso la centrale.

Gatti, stragi, randagi, aria grigia, pozzanghere, lucido, polvere, asfalto, gomma bruciata, ferro brunito, fiamma divampa, tessuto, piombo, distrutto, divelto, scelta, obbligata, pestata, mano, umido, appiccicaticcio, coltello. Fai un fiato e lei ti mangia, fai un fiato un solo fiato e mi assicurerò che tu senta ogni cosa fino alla fine.

Paletta e secchiello? No… Corda e sgabello? No, direi di no… Vuoi fare allora girotondo, lo sai quanto é bello? Vada per quello… cosa? Il girocoso… Ah il girotondo! E certo, che è bello il girotondo, ottima risposta.

Il potere di scegliere è cosa rara, non è qualcosa che tutti abbiano la possibilità di amministrare o usare men che mai una possibilità data a qualcuno che si trovi nella tua stessa situazione. Hai fatto una cazzata, una vera cazzata e ti è andata male e adesso sei qui e vediamo cosa di te fare, riconosco il fatto che rispetto alla feccia con la quale stessi, sfortunatamente, in affari ed ormai lessa, abbia avuto il buon senso di scegliere per te stessa prima che fosse tardi e credimi quando ti dico che codesta sia l’unica cosa che ti faccia restare ancora intera in questo momento. So che hai preso qualcosa che non ti appartenesse ed hai anche messo un bel po’ di colombe, ora… le colombe non mi interessano, sono danni collaterali ma a volte sono necessari come le malattie come le cacche di topo nella minestra, non fa piacere ma se hai abbastanza fame te le tieni. Ciò che però non vada bene è quello che adesso tu hai e che mi appartiene. Puoi rendermi ogni cosa adesso e ti sistemerò per bene, puoi tentare di negoziare e questo non inficerà il fatto che riceverai comunque una lezione. Sai non posso fartela passare, non esiste che tu possa scamparla ma l’unica questione che ancora debba interessarti e quanto male io debba farti, che danni debba infliggerti prima di considerare chiusa questa vicenda. Questa è tua vero… hai fatto un gran casino al tavolo dei Gialli, sono curioso, perché macellarli a quel modo, ti avrebbero dato ogni cosa e questo mi porta a riflettere e comprendere. La tua, non è stata una mera reazione, non volevi nemmeno ciò che fossi andata a prendere da loro, tu volevi farli a pezzi non è vero? È così… Quando credi di aver visto ogni cosa ecco che sulla tua strada il destino o chi per lui ti mette una cosa nuova cosa davanti e cose come te sono invero rare. Adesso ti dico cosa. Soffrirai certo, proverai dolore certo, ti sembrerà di morire e forse la morte la desidererai ma, e qui viene il bello, non morirai, non oggi e non per quello che hai fatto ai Gialli. Avrai il tuo periodo di aspettativa e potrai rimetterti in sesto, tempo affinché i tuoi arti spezzati possano ritornare efficienti e quindi ti metterò al guinzaglio, ti piace la mia idea?

Orpelli, fratelli, ancora sgabelli, bugia, rastrello, scavare, riempire, piantare, lenire, fuffa, baruffa, taglio, emottoica risoluzione, volo, prigione. Preoccuparsi inutilmente è peggio che bruciarsi, ci vuole tempo come in tutte le cose, tempo per comprendere, tempo per imparare, mai abbastanza per insegnare ma sufficiente per dimenticarsene e ritornare a sbagliare.

Poteva andarti peggio, molto peggio te lo assicuro, hai fatto il bello ed il cattivo tempo, hai fatto i tuoi comodi sino a che ne hai avuto la possibilità, questa davanti a te non è una scelta sia ben chiaro, puoi solo decidere se tornare al niente, e questa volta definitivamente, oppure accettare di buon grado ciò che ti dico di fare. Adesso io qui di dirò delle cose e tu dovrai rispondere e dovrai rispondere bene.

C’è un odioso vento dall’est, ma anche questo passa presto non c’è da preoccuparsi e non te ne devi occupare, tutto va a posto come sempre deve andare. Resta vigile, resta al guinzaglio perché questa sei adesso, perfetta, sei quella che serve per tutto il tempo che serve, stai camminando da sola adesso e ti sei già fatta le ossa e leccato ogni ferita e laccato ogni pelo, sei sbocciata prepotentemente e sei pronta a contendere, sei quella che devi essere e non te ne pentirai, non ti toccherà più nessuno, non ti infastidirà più nessuno, non avrai distrazioni e non avrai ambizioni, questo è il tuo territorio adesso, marcalo come e quando vuoi, sii spietata, sii inarrestabile, sii degna del tuo nome e del mio, sii sempre affamata e se devi sbranare sbrana… devono tutti temerti, devono tutti odiarti e se qualcuno osasse alzare la testa fagliela pagare, spezza le sue di ossa, calpestalo e nel farlo goditela, mangia pure tutti i corvi che vuoi, rendili colombe e non dimenticartelo mai, sei la mia freccia, sei la mia Lupa ed io ti amo.

C’è una nuova che fa il giro… dicono che sia una nuova dicono… dicono che non è di queste parti e che per essere qui ha corso contro il diavolo ed ha vinto e non è facile correrci contro, e non è facile vincervi, e non è facile esserci alla fine pur vincendovi perché vincere somiglia tanto a perdere. Dicono che sia una da fare spavento, sai di chi parlo… sai chi la tiene al guinzaglio vero? Dicono che sia sempre affamata e che presto verrà a trovarci tutti.

Benvenuti signori! Benvenuti! Lo spettacolo sarà da brividi, entrate ed accomodatevi senza indugio, nulla potrà impedirvi di perdere questa sera le nostre attrazioni, non fatevi scoraggiare dalla ressa, avete ed avrete tutti un posto per godere di una vista magnifica ed ancor di più, SIGNORI! La qualità e lo spessore che ci caratterizzano sono solo il principio, non avrete di che preoccuparvi, comportatevi bene da gentiluomini quali siete ed il personale sarà la vostra ombra ed in ogni caso, siate cortesi e educati, siate pazienti ed alla fine godrete di un’esperienza unica ed irripetibile. Benvenuti signori, seguite con ordine le indicazioni e prendete posto, il servizio sarà impeccabile come sempre e non dimenticate SIGNORI, siate generosi, siate maliziosamente complici o siate semplicemente felici, siamo a vostra disposizione in ogni momento e per qualunque cosa, avvicinatevi, affrettatevi, non indugiate, è il vostro momento qui e adesso! Comunque… Signori… ancora una volta, BENVENUTI AL POISSOOOOON ROUUUUUUUUUUUUUUUUUGE!!!

Love, Honor and Behave - Bei Mir Bistu Shein I

04 dicembre 2018 ore 11:27 segnala
Fa(rà) dannatamente male, (forse) è del tutto inutile. Alcune cose restano (irriguardosamente) imprescindibili, alcuni comportamenti rimangono (sfortunatamente) evitabili ma le intenzioni, questo sedimento primordiale, restano oltremodo deleterie, inconsistentemente girovaghe e impossibili da definire chiaramente. La volontà si sfilaccia facilmente aprendosi in maglie sempre più deboli e repentine mentre gli ultimi lacci molteplici dalla presa lieve ed infida tentennando tentano di sopperire alla progressiva assenza di vincoli protettivi e le attenzioni sopravviventi spesso risultano essere completamente prive di significato. E dove, dove ritrovare la speranza, dove seppellirla definitivamente, tra braccia aperte, in occhi sbarrati, con fredde malevoli carezze, in caldi atteggiamenti di vuota circostanza, su lamelle sottili alternativamente sollecitate dalla semplice intenzione di contatto. La promessa è già una breccia, parossisticamente o auspicabilmente, la fine è la breccia stessa, un ponte interrotto, una rilevata comunicazione incomprensibile ma non per questo assente. Fa’(rà) quello che vuoi. Farà dannatamente male proseguire.

Certo potrei amarti. Questa sera poca foll(i)a, solo, ascolta e poi va(i) via, non fermarti che è già tardi e non importa nemmeno che non sia que(sta)lla la tua vi(t)a. Memoria è un cavallo strano perché può guidare ma non è detto che il viaggio sia lineare, viaggia veloce ma è senza sella ed il viaggio potrebbe anche risultare alquanto scomodo, arriva in posti impensati dei quali non potevi avere assolutamente idea ma è logica attitudinale imbarcarsi senza per questo aver voglia di giungere o arrivare entro un tempo prestabilito o con un carico di premura al seguito. Partire senza per questo giungere, partire e semmai restare perennemente in viaggio, partire e a volte decidere di terminare il proprio universo nell’attimo esatto della partenza. Il vantaggio della memoria è quello di poter essere dimenticata, primo o poi questo è un punto ineccepibile, è una tappa certa su ogni cammino e per quanto si possa tentare di evitarla ogni azione al riguardo non farà altro che condurre esattamente lì. Un invito è sempre un invito, vi si può rispondere con maligna cortesia, ci si può ecclissare senza perdere per questo l’intera macchinazione facendo viso cattivo ad ancor più livido gioco. Si necessita sempre di un quantitativo di tempo in eccesso per fare normalmente ciò che invece ne richieda molto meno. È una questione di apprendimento e di semantica, come costruire un nuovo lessico ponendo almeno le basi minime per intraprendere successivamente più alti e variegati canali di comunicazione, di interferenza, di interazione. Hai un modo di esprimerti che mi lascia disperso, toni e frasi combinati accentuano un’inflessione lontana, sono i labiali soffiati, fonemi, quelli speciali, quelle unità linguistiche dotate di un valore così distintivo, uniche ma ripetibili si mantengono azzardati eppure incisivi, da quando l’arte oratoria è una messa in scena sei-diventi-resti ancora un errato errore di valutazione.

Il vento dall’est spira non troppo silenziosamente attraversando e sgretolando le varie barriere temporali della notte, a volte è un sussurro umido a volte una fragorosa folata e il cuore già sfrondato fatica a mantenere un ritmo sinusoidale costante. Il martello della terra comincia il suo lento irrompere e nel silenzio più buio ogni onda prodotta equivale ad una sferzata luminosa accecante. Salire sino alla sommità, sporgersi avventatamente, sporgersi e sporgendosi lasciarsi persuadere dal vento incostante, lasciarsi da esso turlupinare, un passo e poi un salto, solo un salto e un passo ma che salto e che passo. Salire non è mai l’opzione gratificante, scendere giù fino all’inferno se necessario è molto più stimolante. Ma una notte non è mai iniziata perché la luce brucia ancora e risalta nei graffi riflessi, tra le ombre irrequiete che al cospetto di essa si infrangono spumose. Non c’è un limite vero e proprio ma sa tutto di zona neutrale, quella in cui ti trovi prima ancora di sapere di dovervi entrare, è la terra dello sprofondo, è l’impronta spessa che nasce tra disperazione e sconforto e paradossalmente non la si nota nemmeno perché accoglie lentamente e fermamente impantana come una palude come strati di sabbia di diversa consistenza.

Certo potresti amarmi. Con il suo ghigno il (mio) corpo deturpato e mancante, adesso, dell'altro... non è mai stato semplice decidere, dividere, recidere, scindere ma ...all'elisir di mezza stazza corrisponde doppia superbia, doppia insofferenza, quadrupla perdita e la mia, già insufficiente capacità di resistenza, è una flebile barriera ormai resa completamente permeabile al germe della sofferenza. Ineluttabilmente e fuori dalla mia testa (e) fuori dalla mia vita ed a questo non può certo essere aggiunta replica. Discutere sul niente per il niente, cosa sia o possa, cos’è invece e cosa d’altro canto non sarà mai. È (resta) desolata, non accorta, socialmente (dis)adattata senza scrupoli e senza una coscienza adeguata, picchia il tempo, picchia in eterno e ogni parola solidificandosi precipita come una meteora e incendia e distrugge. Quante parole hai a disposizione per ogni singolo pensiero formulato e quanti di questi risulteranno aguzzi ed avvelenati. Posso ignorare il dolore senza problemi e per questo però non nascondo di avere un problema con il controllo della rabbia. Doppia stazza e doppia superbia, senza mezze misure ma incapace di andare oltre i toni grigi, avanzante su di un’unica strada costellata di assoluti ed assolutismi.

Allora probabilmente provare a far combaciare bordi irregolari e frastagliati suturando randomicamente non risulta essere una idea delle migliori, ogni bordo sfugge e si lacera ed ogni fuoriuscita diventa più copiosa, sento che dovrei porvi in qualche modo rimedio ma non riesco (ancora) a comprenderti come vorrei. Se avessi voluto metterti a tuo agio rendendoti partecipe del mio dolore non sarei fisicamente qui; trovo che una conversazione impersonale e senza punti di contatto sia la migliore convenzione tra noi, un po’ perché ogni parola espressa ri-salti ancora nel vuoto, un po’ perché a volte le nostre parole non collimano, si respingono come magneti opposti o si dilaniano come squali in piena frenesia. (Cazzo) Non esiste un punto di vista accessibile da entrambi, qualcosa che renda più uniforme o per lo meno praticabile questa belligerante comunione di intenti. À la guerre comme la guerre. Era anche questa forse un’intenzione, era una possibile quanto inaspettata forma tacita di dialogo, rappresentava a pensarci bene, lo stretto ed indispensabile, il minimo elemento comune, un ponticciolo raffazzonato esile e terribilmente pericolante issato tra (i nostri) abissi di dubbia coesistenza… e del tempo… era un’opzione, lo era a ragion veduta, giacente ed accantonato a margine di questo seppur minimo proponimento. Sarà semplice da notare, facile da quantificare, essenziale nello spessore ma fottutamente impervio da praticarsi. Pensare è una questione di intermittenza, fare è più un problema di incidenza. Lo sguardo fluttua senza venir catturato minimamente da alcuno degli elementi presenti, a volte è quasi apatia a volte è solo essere perfettamente consci della propria deriva. C’è stato un tempo nel quale ogni singola parola rappresentasse quasi un legame a doppio filo, c’è stato un tempo nel quale tutto questo venne elaborato, convertito, misurato ed infine deprecato. À la guerre comme la guerre. È questa la sola ed unica verità, pesante e sbattuta in terra come uno straccio bagnato, occupa poco spazio ma gli effetti sono visibili anche intorno ad essa. Non ho voglia di verità questa notte, non ho voglia di scoprirne di sepolte, credo una menzogna abbia lo stesso peso specifico di una verità perché tanto più vasta è la verità da relegare nell’ombra tanto più la menzogna deve risultare potente ed inattaccabile in modo da poterla sovrastare. Spesso la menzogna di questo tipo è virtualmente indecifrabile e paradossalmente assume ogni connotazione di reale verità sostituendosi definitivamente ad essa.

Ma oggi non è il tuo compleanno? No, non credo, credo di no. Ma oggi è il tuo compleanno. No… ed io le cose importanti me le ricordo e poi io non sono, non sono mica nato. Allora oggi dobbiamo festeggiare. Ci ho già pensato, ho molte più storie da raccontare, almeno una per ogni nuova cicatrice cosa credi che io stia con le mani in mano? Ma allora è davvero il tuo compleanno oggi! Quante volte vi ho detto che non voglio regali, basta solo una parola gentile. Cica arriva ogni volta e attende che Trice finisca in tempo per poi poterla insultare ancora e fare un altro giro e poi riaffondare delicatamente su danze di CO2 e quindi riaffiorare. Ma Cica non ha pazienza e Trice non è da meno e se Trice smania allora Cica si infetta e se Trice si appresta a ricominciare ecco che la loro danza risulta in una semplice ma potente latenza e la vita assuefatta tende a scivolare ed a stringere sempre meno. Sai cosa mi servirebbe, vorrei (una parola gentile) che mi si desse maggior incidenza, mani più ferme, polmoni più capienti insomma (una parola gentile cazzo!) non dico che l’autonomia sia efficace ma non sembra che sia per questo sufficiente.

Certo potresti amarti. Consumarti in un costantemente sincopato (senfina) sfrigolio energetico senza fine, ardere e brillare intensamente attraversando densità cellulari diverse, tessuti basici e interferendo con ogni sorta di varietà di terminazioni. Ogni prolungato scompenso chimico giungerebbe al proprio apice, la quantità di segnali, divenendo esponenziale, ricaccerebbe ogni altra percezione nel profondo dove ID attende famelico presupponendo un facile ed infine inevitabile (senfina) controllo. Non importerebbe per quanto tempo, non sarebbe che una nota marginale a fronte di un quadro ben più ampio e variegato quantunque impercettibilmente alieno all’occhio (senfina) altrui. Non soffermarti sui dettagli, il diavolo in essi cova, non soffermarti sulle apparenze, le barriere in esse proliferano, non lasciarti invischiare dalle parole, con esse si crea e distrugge il mondo. Vorrei poterti dire tutto ciò che una situazione del genere meriterebbe ma pur iniziando dovrei poi articolare e susseguentemente esporre e rispettosamente valutare, potrei soffermarmi su ogni aspetto del tuo segreto riflesso e andrei avanti nella ricerca e nell’insofferenza e nel mentre potrei già aver scordato il motivo del mio essere e comportare.

O non le prendi. Ho il cervello in spasmi, un eccesso di citocromi P420 2D6, il loro effetto tetto non serve o per lo meno sembra che se ne siano dimenticati nonglienefotteuncazzo, l’eccesso di metabolismo invero, non v’è alcun tetto e riposare risulterebbe sin troppo piacevole in codesti momenti. Prese tin tin tin cadono un po’ ovunque ma comunque prese tin tin tin. Terminali ancora accessi, eccoli eccoli Astrorobot, bruciano al semplice contatto ma ho perso quella sensibilità eoni fa e non è che una consuetudine ricercarvi un limite ulteriore, splendidi splendidi Astrorobot, una soglia oltre la quale non sia proprio possibile andare. Ogni pensiero è una inversione di pressione, molto traffico lì al Circolo, molto traffico senza sosta e che il Circolo regga è tutto da dimostrare, me ne sto accorgendo (nonglienefotteuncazzo), lo avverto (nonglienefotteuncazzo), frequenza di sintesi, frequenza calibrata ma eccesso voluto della medesima calibrazione, una misura di minima follia era forse controindicata giostrandosi con sintomi acuti di sospensione. Tessuti acidi, adesso è questo il risultato, producono dolore contraendosi, ne producono molto di più lacerandosi e fumare è un buon inizio e mi sembra anche di ricordare che da ieri non abbia mai smesso… di piovere e di urlare.

E il dolore? Prima di tutto adotta un comportamento consono, all’esterno si vede o meglio, si percepisce solo ciò che si vuole venga percepito, è sempre così, ci vorrebbe qualcuno di davvero acuto per scoprire il bluff ma nessuno ha davvero voglia di capire o andare a fondo, verificare quale sia l’apparenza e quale la sostanza, viene del tutto naturale ed in questa vasta zona d’ombra è molto semplice flettere l’altrui percezione. Soffri per soffrire ma lascia agli altri quel velo minimo e necessario affinché restino e stazionino persi senza davvero mai poter veramente capire di te. Ci vuole un po’ di pratica ma è relativamente semplice ed immediato.

O le prendi. Non (ascoltare) si può andare a singhiozzo perché (il dottor Becker) cazzo rimettere anche le budella non (ASCOLTARE) rientra tra le migliori e maggiori aspirazioni. Avverto una marcata perdita di coordinazione una mancanza, una qualsivoglia divergenza di opinioni tra il sistema simpatico e parasimpatico, potrebbe essere solo (amnesia) nella mia testa o solo (amnesia retrograda) nellamiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiiiaiaiaiaiaiaiai cazzo. Non chiudo gli occhi e guardo al niente, mi concentro sul respiro ma appena sotto la pelle un formicolio diffuso, come il raschiare di larve fameliche che aggredendo i tessuti strazino ogni altro agglomerato connettivale, cresce e si nutre delle mie fobie. Pillolapillolapillola tin tin tin cade e rimbalza sul bordo acuminato, pillolapillolapillola prendi e (brucia) vai. Sì prendi vai prendiprendiprendiprendi e VAI (BRUCIABRUCIABRUCIA) prendi e vai, sì è nella mia testa ma questa notte non importa… non chiudo (nella mia testa) gli occhi e guardo (NELLA MIA TESTAAAAAAAAAAA) e vai ho detto vai (e brucia) e guardo al nien…

Non è più importante.
27e35b1e-6cda-4693-8ad9-9f2df02e4adc
Fa(rà) dannatamente male, (forse) è del tutto inutile. Alcune cose restano (irriguardosamente) imprescindibili, alcuni comportamenti rimangono (sfortunatamente) evitabili ma le intenzioni, questo sedimento primordiale, restano oltremodo deleterie, inconsistentemente girovaghe e impossibili da...
Post
04/12/2018 11:27:45
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

Le Poisson Rouge I

22 novembre 2018 ore 12:50 segnala
Cocci, pezzi liquidi, affermazioni inutili, rotolamento forzato, gocce scarlatte su porcellane acute, pillole, un mare profondo, essere vanesio, seni nasali infranti, andare a rimorchio, ondeggiare piano sino a restare lentamente, nocche divelte ora sta fermo. Un colpo, uno spigolo, piastrelle fredde e rigate, striscia dopo striscia, metallo inclinato, arrivare, afferrare, equilibrio precario strisciando, equilibrio sommario strisciando, sommario lettera B come bestia, avanza, raschia, ringhia, sbava e ridonda, strisciando, le pezze le pazze, le hai fermate, sono strappate, sono legate strisciando nel latte strisciando come blatte su latte affondando tra latte marroni e latte marrone che sembra molto più simile al fango e taglia le strisce e striscia sui tagli piccoli aggiunti e grandi sgorganti, sento che devo pensando di fare, porta chiusa, scala rotola, ferro bagnato lascia e dimentica abbandonato.

Sincronizzazione silenziosa smagnetizzante sfilze smosse simulate simbolicamente sgretolate soffianti. Sintetizzati sconvolgimenti spaziali scoprirono scottanti screpolature soffocandole solennemente. Sciami subdoli solcavano stormi stellari scansando sistemi semanticamente superiori sorvolando saette soggiogandole sollecitandole, schivando schermature solari, slanciando sopraggittanti siluri, sconfiggevano scomposizioni sonore sopite sconfinanti sfumature sovvertenti sacre sferiche sfocatamente sfuocate.

Ludek ripassa presto ma intanto, dimmi, come tu stai e come sta tuo bar, vedo tanti clienti e tu sei sempre stato buono affare per noi. Credi che lui piace questa marca? Devi provare anche tu, insisto prova e dimmi come trova. Da noi questo non si beve, troppo come dici, troppo dolce. Questa invece questa è buona bottiglia, noi troviamo sempre questa noi sempre amici. Sai penso cosa? Io pensa noi possiamo cambiare tuoi clienti, arrivano di più arrivano in fretta tanti anche stasera, serata speciale. Tu cosa dici? Tu piace idea sì? Allora deciso, Ludek chiama presto e io dico lui tu d’accordo su nuovo modo.

La chiamata giunse inaspettata, risposi ancora prigioniero dell’inganno onirico e decisi di non proferire e stetti semplicemente ad ascoltare. Il flusso di informazioni mi bombardò senza pietà, giunse rapito e repentino, TIF, troppe informazioni fottute e tutte in una volta, UFF, un fottuto fiume, faticai a tener correttamente traccia di ogni cosa mentre allo stesso tempo i postumi risvegliassero in me la privazione di equilibrio e, prima ancora che il mondo spento e dimenticato riprendesse a girare vorticosamente riagganciai e provai a ripiombare nello stesso tipo di inganno senza però riuscirvi. Mi accorsi allora che l’intero treno, il bus e persino il tram fossero subitaneamente passati in un attimo lasciandomi all’umido reale e cincischiante, al mondo spento e disorientante, alla lucida ed algida effimera volontà del tempo di poi. Almeno quattrocentoventisettesecondi di indulgenza, non chiedo altro non posso chiedere altro, finalmente il buio apparve per quello che fosse, una patina irrilevante avvolgente ogni cosa. Il telefono squillò ancora. Questa volta proferii ma la linea rimase muta e ciò non mi diede da pensare. Il segnale era (non posso chiedere altro) palese, il segnale di andare ed abbandonare definitivamente la veglia.

Pronto? Ma chi parla Pronto? Sono io. Ma perché mi chiami adesso e soprattutto da dove chiami? Mi manca il mio violino. Cosa? Mi manca il mio violino, mi sento solo da questa parte e il Principale chiama ma io non ci voglio andare, mi manca il mio violino. E che ci posso fare io? Devi fare i compiti hai capito? I compiti? Che compiti? Devi fare i compiti! Li devi fare! Vabbene vabbene faccio i compiti. E sbrigati che lui non aspetta e puoi portarmi il mio violino? Ma dove lo trovo sto cazzo di violino? Devi fare i compiti! Sono preparato non temere. Suonano alla porta. E allora? Vai ad aprire! Non io, io non ci vado. Nemmeno io ci vado vai ad aprire! E se c’è il lupo? Fai i compiti e poi pensa al lupo. D’accordo sta’ tranquillo che li ho fatti i compiti.

Non so, potrebbe essere l’aria ferma eppure/oppure così umida, la pioggia incostante di questi ultimi giorni, la confusione che regna sovrana in questo angolo di camera o anche l’ordine sparso secondo cui ogni cosa giace in modo perfetto intorno a me. Malessere diffuso, piccole vescicole, prurito. Uscita tardi, rientrata ancor più tardi la notte scorsa, ah notti brave e tenebrose, ah notti cariche di problemi e vicissitudini che è meglio non raccontare, ah le fottute notti al Poisson Rouge e questa mattina, come ogni mattina il consono periodo di consegne e di avvisi. Ci vuole coraggio a farsi fuori dalla porta ma pochi stentati passi e opportune maledizioni proferite verso terzi non meglio identificati dopo, l’aria frizzante del dopo pioggia frantuma le ultime remore. La moto resta lì in attesa, salirà o non salirà, si va o non si va, ma il pieno c’era? Ci sono problemi di affidabilità oppure sono solo digressioni inutili visto che sono i corvi il vero problema adotto le necessarie e definitive contromisure. La strada è sgombra, un po’ perché sono io mattiniera, un po’ perché il periodo aiuta la circolazione riferendomi alla (e solo alla) circolazione stradale perché per quanto riguarda quella interna e in particolar modo al Circolo di Willis noto carenze e vere e proprie lacune. Questo weekend sarò tra Canali, ancora, non mi piace molto come meta ma il lavoro è lavoro ed il cazzeggio è il cazzeggio, unire entrambi è cosa sottile ma non impossibile a dimostrazione del fatto che tanto più un luogo non sia apprezzato e tanto più è possibile che vi sia un qualche motivo che ne giustifichi la visita. Ho un sacco di giri da fare ed è meglio che mi dia una mossa.

Filigrana imbrattata, bagnamenti protundenti, arrotola ogni pezzo con cura eliminando eventuali contaminazioni, sembra lo abbia sempre fatto, sembra stia perfettamente a proprio agio, il banco è deserto e la sala affonda in penombra perché è certamente ancora presto e ha tempo di fare e risolvere il problema. Ludek è nel furgone, attende paziente. Oggi è quel giorno del mese, non sarà difficile da gestire ma tuttavia necessiterà maggiore organizzazione ed elasticità. Ho controllato ogni doppia porta, i finestroni, l’impianto elettrico, i cessi, il retro e persino la rimessa, tutto sembra in ordine almeno in apparenza ma questo è sufficiente e tanto basta. Consegna in ritardo come al solito, vorrei capire ma non ne ho la pazienza, vorrei solo che arrivasse il prima possibile, la giornata è difettosa e lo si avverte. Rumore esterno dalla rimessa, consegna, un impiccio in meno, Ludek è soddisfatto, i conti sono perfettamente adeguati e la giornata promette faville di marmo. Lo so, i tempi del circuito dei camosci sono lontani ma non è detto che non ritornino. Oggi cambio un po’ di cose, oggi è giorno di pulizie e avrò da fare.

Casco casa casa casa rimessa sempronio. Non ho voglia di discutere, questi sono i conti, questa è la tabellina e questo è il tuo voto, può andare in maniera semplice o in maniera ancora più semplice sta a te decidere ma non fare altro che non sia rispettare il voto. Casco sotto giro osserva vista angolo coperto palo auto garage porta tizio. Ah così non pensavi arrivassi questa mattina, male, non devi pensare devi solo essere pronto quando la situazione lo richiede. Abbiamo liberato quello scarico dopo la tua chiamata altrimenti adesso stavi nella merda fino al collo con il tunnel pieno di carpe. Questi sono i coriandoli, questa è la torta adesso mettici la ciliegina sopra e mi raccomando che sia bella, rossa e dolce. Casco giro giro palo incrocio ingresso scala scala scala abbaino caio. Un'altra piccola fetta di felicità, sai una cosa… non dovresti abituarti ad essere così felice essendo cronicamente depresso, il mio medico lo dice sempre, prova solo vecchi rimedi fuori catalogo e non affidarti a robe strane e soprattutto costose che non possa permetterti. Casco scala scala strada giro giro bar. Ho portato lo zucchero tu hai il caffè… se non vi fosse lo zucchero sarebbe amaro per tutti… e come si possa ribattere a tutto ciò, non si può, non puoi ergo dammi il caffè. Meglio il caffè con lo zucchero credi a me. Casco casa casa casa incrocio croce. Il tuo lupo è stato curato, adesso sbivacca che è un piacere, ti faccio troppa premura dimmelo, sono capitata in un momento particolare dimmelo pure, fammelo notare perché a me non frega un cazzo. Ti piace il tuo lupo vero? BRAVO RAGAZZO. Casco incrocio incrocio scala terrazzo distributore. Abbiamo venticinque sul rosso e dodici sul verde mentre quattrosoloquattro non hanno più colore, puoi sistemare quelli rossi, io ho recuperato quelli verdi, domani salta il mio giro sono fuori, tu sai cosa fare e la (mia) moto sarà nella rimessa e non (farle un graffio o ti ammazzo) dimenticare di dar da mangiare al Pesce Rosso lo sai bene che (ti ammazzo se mi righi la moto) se patisce la fame si altera e poi morde (ed io ti ammazzo lo stesso se mi righi la moto).

Non hai remore vero? E nemmeno io, siamo saliti insieme e anche il Notaio ha chiamato il nostro amico, consegnerà la lista molto presto e noi saremo pronti, lo siamo sempre. Ho visto che lasci la moto domani sei fuori, io mi preoccuperei a lasciare quella belva incustodita ma qui nessuno la tocca quindi parti pure tranquilla e non pensare a me, è meglio che tu stia lontana domani, è molto meglio. Mi ricordo quando senza troppi problemi imboccai questa strada, erano solo pascoli a perdita d’occhio e poi al Vecchio venne la folle idea di piantare alberi e solo alberi di pino. Poi le costruzioni nacquero come funghi e adesso si è proprio in mezzo al tessuto urbano più connesso e stratificato. Ogni cosa passa e deve passare da qui. Se abbia programmi? Io ho sempre programmi e stasera in particolare… qualcosa che non sia facile da dimenticare e che soprattutto non passi inosservata. Sarà tanto efficace quanto inaspettato.

Sai credo cosa? Io credo tu e noi abbiamo buona collaborazione, se tu dice tutto va noi felici ma noi controlla perché non si sa mai. Tu sai cosa facciamo stasera? Tu passa tutto da questa, tu non chiede, tu versa, tu incassa, buoni affari per te e buoni affari con Ludek. Noi ritorna settimana che viene oh… io non dimentica di dire, noi piace tua Lupa, difficile di trovare oggi, io voglio che sta con noi tu non ha problema che lei sta con noi vero. Ludek contento e grazie di bottiglia io ricordo Ludek e tu stai bene.

Pronto sono io? Come sta il lupo? Cosa? Il lupo come sta? Sta in salute? Sì credo non lo so ma credo di sì. Devi stare attento, quest’aria è pesante potrebbe ammalarsi di nuovo. E devo occuparmene io? Non ci sono più i rifugi di una volta, a nostro parere va ritrovato e impacchettato, l’aria si raffredda e in giro vedo solo tanti corvi ma col freddo, presto, ci saranno molti colombi. Ma cosa vuoi che faccia? Che stai dicendo? Io? Io non ho detto niente. Vabbene vabbene fammi pensare ma tu vuoi proprio… Ti ringrazio per la tua disponibilità e gentilezza, ci sentiamo.

Adesso è a terra… prendi le scarpe, non c’è pericolo quindi adesso prendile le scarpe, muoversi in fretta anche se il tempo sembra essersi addormentato, adesso prendi quelle fottute scarpe e andiamo. Chiuse (chiudi) la porta del bagno silenziosamente, nessuno sarebbe accorso, nessuno poteva aver sentito. Chiuse (chiudi) la porta e attese (attendi) un attimo prima di diventare nuovamente invisibile tra la folla. Tra tante una bricca in meno non conta.

Sola sementisci sopravvivente, serenamente saccente sbecchi sbastisci, seppellisci solo servi segregati, sbarazzando soppalchi, scaffalando senza sentimento, solamente sudicia stranamente sudicia soltanto sudata, saltando saldamente, sembri suadente suggendo seppur sboccata, sì, sospira, sei solo sovreccitata, stronza sarcastica sabotatrice. Sempre sola, sobbalzi stupidamente sentenziando schernendoti, scorzando seducenti seni scoperti sicura, sbrecciando sbucasti sclerosizzando susseguenti strati sanguinanti, sospettosamente sostanziale supportando sinistre smerlettature scarni sterni schioccanti spezzasti.

Pronto? Dottor Garrani? Sono io. Ho sistemato il lupo, liberato il campo dai corvi e messo i colombi. L’uomo con l’accento strano si è fatto un giro e la piccola sta bene. Non si deve preoccupare di nulla, credo che ne riparleremo a Natale. Ci tenevo anche a ringraziarla per il suo cortese interessamento. Il giorno delle pulizie è cambiato ma è stata l’ultima volta. Il locale è pulito e la festa si può svolgere senza intoppi.

Poco tempo a disposizione, ultime verifiche, cinque minuti, solo cinque minuti, il tempo vola senza rispetto alcuno, innumerevoli cose da fare e nulla a supporto, infinite cose da fare e così poco tempo.

Del resto, questo è il mio locale e queste le mie regole.
57541955-fb0e-4ab1-9180-50879a80f4e0
Cocci, pezzi liquidi, affermazioni inutili, rotolamento forzato, gocce scarlatte su porcellane acute, pillole, un mare profondo, essere vanesio, seni nasali infranti, andare a rimorchio, ondeggiare piano sino a restare lentamente, nocche divelte ora sta fermo. Un colpo, uno spigolo, piastrelle...
Post
22/11/2018 12:50:10
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

IMAGINAR(eal)Y HEROE(friend)S II

16 novembre 2018 ore 13:12 segnala
Discussione, parole spesse, parole di niente, discussione appunto e trascorrere il dopocena in discussione non è una grande prerogativa, certo discussione con un principio ed un fondo ma affrontarla era tutta un’altra cosa e così annuendo infilò la porta che dalla cucina apre sul giardino e vi si avviò. A quest’ora sono tutti a cena o davanti la tv o discutono o sono già a letto a quest’ora… nessuno cammina a piedi nudi sull’erba e lei vi si lasciò cadere. Avvertì subito due cose, la testa non le pulsava più, il cielo nonostante le luci presenti in tutto il vicinato comprese quelle di casa sua, era davvero uno spettacolo. Qualcuno da casa la chiamava ma pensò bene di ignorare coscientemente l’eventuale risposta e rimanere ed indugiare sull’erba. Sorrise amaramente pensando che quella sera fosse adesso d’improvviso divenuta la migliore di sempre, era come affacciarsi e notare per la prima volta qualcosa di particolarmente intenso. Era perfetto anzi… sarebbe potuto esserlo se solo avesse avuto da fumare. Insomma agente non mi sembra di aver infranto alcuna legge e/o divieto può spiegarmi cortesemente il motivo di ciò? Ginger che ne pensi, esiste margine di contrattazione, esiste un territorio comune sul quale avanzare, esiste l’alternativa valida per poter continuare e comunicare in modo civile che ne pensi… pianta un palo bene a fondo nel terreno, te ne accorgi quando è saldo, dopo il primo procedi in senso antiorario, 4 passi tra un palo e l’altro e prima di sera devi aver finito. Insegna mille luci di quelle che esistono per dimostrare che la longa manus se ne fotte del consumo, l’insegna in questione la si nota da chilometri perché intorno è tutto buio e son solo capannoni, rimesse, depositi e vecchi magazzini. Ginger hai tempo per fermarti a bere qualcosa, hai tempo di starmi a sentire, è da un po’ che non vedo cugino Marv, sarà ancora in giro oppure è andato definitivamente in vacanza, che ne dici, frequentava questo posto e forse c’è una possibilità di incontrarlo.

Stretch it, how much could you stretch it over? Will it stand or will it fall? Normally it takes what’s above. See, told ya moron, all come in here. Seek something try here, wait for something try here what’s so unsustainable I truly don’t understand. You are a new model, need some time to be tuned, you’ll see everything will be right and no mumbo jumbo will ever ever ever ever ramble again inside your head. So it took a while, the foreseeable future was instead a blurry fadin' shame, woke up in pain, somethin' due to my state of bein'.

Incendio al magazzino. Corri animale, non c’è tempo, non hai mai fatto cose del genere si vede da lontano che sei una pivella, non posso lavorare con i dilettanti cazzo, ho bisogno di gente sveglia e tu non mi sembri particolarmente sveglia che dici. No, nessun problema a fare quello che devo fare, sei qui di tua spontanea volontà allora quale cazzo è il problema? Deve andare come se avesse fatto da solo ma in realtà vogliamo che appaia il contrario e poi comunque deve andare, hai chiaro questo concetto mi pare, tu fai il perimetro io sistemo il tetto e non fare cazzate o ti lascio qui come evidenza. Il lavoro è per domani, hanno fatto il tuo nome, ma chi… quella? Sì va bene, mi hanno assicurato e poi non c’è più molto margine. La conosci tu? Non è importante, hanno detto lei quindi tu sei operativo e te la porti, le fai vedere e le dai da fare il compitino, dalle un’occhiata e niente cazzate, la tua parte è la solita. No, hai dimenticato la zavorra che mi devo portare quindi non ci siamo. Ho capito ho capito merda, vabbene vabbene, domani niente errori, te la porti, fai il lavoro supervisioni, ritornate e riferisci. Certo cugino, fai tu le carte. No il cartaio del cazzo! Allora hai capito che ti devi sbrigare, dove cazzo guardi… quassù sveglia! Hai sistemato il perimetro? Io ho finito. Lo sai come vanno queste cose, un impianto elettrico vecchio di un secolo, cortocircuito, pile di carta e montagne di libri, stanno terminando adesso gli ultimi rilievi ma chi è il proprietario, non sono venuti a capo di nulla al catasto magari alla centrale avranno più fortuna. Ah non hai visto qui vero? Vieni ti faccio vedere io. Ma insomma dovevi supervisionare ma che parlo coglionese e tu la lasci lì? Il lavoro è fatto che cazzo vuoi ancora. Lavoro fatto lavoro fatto lavoro fatto a cazzo ecco che merda di lavoro hai fatto puttanaEVA, comunque, ecco la tua parte. Ma questa non è… (((intermission))) parlavi troppo sei… eri una fottuta lagna del cazzo, diamine se vuoi una cosa fatta bene devi fartela da solo cazzo! E lei? È lei? Hanno convenuto così, l’hai mai vista? Non mi pare, ma non ha più la faccia che ne so… malerba che dici. Forse, abbiamo le altre foto e chiediamo in giro vedremo cosa salta fuori. Altri segni particolari? No, sembra fosse da sola. Posto sbagliato momento sbagliato o forse tutto esatto compresa lei. Nah abbiamo le prove vediamo di chiudere questa faccenda. Oh… mi chiedono se possono portarla via. Sì sì chiudete pure.

Occhio alla testa, qui si scivola e ci si resta. Mai una buona idea lasciarsi convincere, in ogni caso, mai una buona idea. Sapevo benissimo come sarebbe andata e cosa sarebbe successo e fortunatamente io sono fuori, ma c'è sempre qualcuno a cui piaccia litigare e così non ci si può proprio tirare indietro e a volte e si deve litigare sul serio e per nessun motivo. Dal 19 al 33, ogni classico intervallo da calcolare, tieni bene a mente che la gente di qui pensa sempre a quello. È una deformazione professionale, vedila così, c’è un motivo ma io non ho né la voglia né la pazienza (e poi col cazzo che capiresti) di spiegartelo. Prendila con calma, lascia che scivoli in te senza problemi ed accetta l’idea. Ti ci abitui in fretta fidati. Non sollevare argomenti strani e lascia in pace i dipartiti che non hanno a che spartire con noi avidi. Non lasciarti influenzare dall’aria che possa tirare perché ricordati sempre che in un battibaleno la stessa situazione possa degenerare ed allora dovrai pensare anche a come salvarti il culo perché pur essendovi anche io non avrò tempo di badarti. Ti ho già detto cosa devi tenere bene a mente? Ah ecco tra un poco tocca a noi, datti da fare. Quando ti pare gli diamo una bella ripassata, la porta intendo, la ripuliamo, te la metto sui cavalletti e poi la pulisco per bene, certo dovremo ovviare ad un paio di giorni di libero accesso controllato ma poi viene bene, da' lustro a tutto il locale e se poi te la lucido io mi devi credere, viene perfetta e poi… e che mi devi dare, non mi devi dare niente…

Inaugurazione del Cimitero. Tono da Istituto Luce. 0re 03:09. Via dei Portici Aperti angolo Via Gigi Lo Grasso, deflagrazione coatta, probabilmente accidentale ma di natura dolosa, vecchia ma rabberciata conduttura del gas. Coinvolte tre auto e parte del palazzo antistante Lo Grasso. Corpi uno, tale Maicolchein. Ore 02:45. Largo Malteni numero 42, bloccato dai gendarmi mentre apprestavasi a rimuovere il blocco dalla centralina di controllo dei semafori minacciando azioni peggiori, ignorando i ripetuti e perentori ordini delle forze intervenute, Allmurr estraeva ordigno bellico innescandolo. Falciato immediatamente cadeva in terra privo di vita ma non prima di aver innescato l’ordigno che quindi deflagrava coinvolgendo parte della gendarmeria intervenuta e causando ulteriori danni anche agli stabili vicini non escluse sette auto ed un mezzo blindato. Ore 06:06. Piazza Caretta Caretta, intento a bere dallo zampillo della fontanella omonima presente nella piazzetta Polniumann veniva stretto e pestato e poi derubato e poi affettato da una gang di assidui del luogo. Gli assalitori sono tutt’ora a piede libero mentre il Polniumann pur trasportato al più vicino sanatorio spirava quasi immediatamente a causa delle lesioni riportate e dell’eccessiva perdita di succhi. Ore 05:11. Via Banda Rumorosa angolo Via Timpano Lo Sfondato, Giuliancroten armato di bazooka tenta di far saltare il blocco dell’isola a traffico limitato distruggendo però un antichissimo balcone le cui macerie lo colpiscono freddandolo. Recuperato il bazooka risultante essere rubato. Sai, penso che dopo tutto non sia così male presenziare a quella fottuta inaugurazione. Cognacchino?

Minima amoralia. E quel giorno vi si recarono, li accolse il maggiordomo che sulla soglia li fece attendere, sulla soglia ma sotto la pioggia. Maccheccazzo devo stare a bagnarmi sulla soglia matiparenormale? Ebbene attesero e stettero ma alla fine ebbero sospirata udienza. Torrio favella tu stai zitto ed ascolti. Torrio spiega tu stai zitto ed ascolti. Torrio ordina tu stai zitto ed esegui. Incontri il rivale di Torrio che ti paga più di Torrio e Torrio è morto.

Ginger ma ci pensi, quando stiamo insieme, quando cade il vento o si alza la marea. Quando io scavo poco distante dall’argine nell’inutile ed improbo tentativo di allargare la buca pregressa e tu con gli stivaloni infangati sei seduta sopra altro fango e mi osservi sgobbare. L’idea era stata tua, costeggiare l’argine, armarsi di pala ed adeguati tenuta ed accessori indi puntare ed iniziare di netto a spalare. Cazzo sgobbo come un animale ma il livello non si smuove, ho male alle mani, alla schiena e nonostante vi siano dieci gradi le zanzare si sono succhiate anche un polmone e non vuoi darmi una mano. Quando la rotta è tutta sbagliata e si deve andare avanti in ogni caso e lo senti che il fondale stride sulla chiglia e da un momento all’altro imbarchiamo acqua e tutto diviene più umido in modo insostenibile. Quando io suono incurante dei tuoi sedicesimi sincopati e fai notare su come l’accento cada e il groove potrebbe divenire eccelso se solo io ti dessi ascolto e ti dessi aria.

Penso che me ne resto da solo per un poco, un altro poco ancora. Penso che non c’ho voglia di pensare ad altro se non restare qui e non pensare di fare. Penso che ho delle ferite che a guarire ci stiano mettendo un sacco e se non dovessi smetterla potrebbe anche darsi che ci vada direttamente io nel sacco. Penso che ho perso il treno, il filo e la capacità di ritrovarmi e che scendo sempre più e da sotto non si vede più luce e alba. Penso che quando Alba arriva si incazzerà di brutto perché non le ho dato la giusta attenzione con costanza e Costanza potrà anche innervosirsi a tal punto da voler quindi litigare. Penso che ho una testa troppo piena e spero solo che piena sia ma di parole. Penso che restare qui sotto non mi aiuti e che in un certo qual modo debba adeguarmi un altro poco e magari uscire con più frequenza e data una palla, una mazza ed un guantone anche usato darmi al cricket. Penso che non riesco a dormire nonostante avverta molta stanchezza. Penso che le protrusioni tra le mie vertebre siano davvero irritanti e grazie a loro non riesco più a sdraiarmi in modo adeguato. Penso che forse stia fumando un po’ troppo e il sangue che ho sputato in realtà era solo il resto dell’altro polmone. Penso che sono soltanto alla fine ma è stato un cazzo di viaggio.

And finally in dumb days, all over the dumbest day in life there was the burial, the last act of a dumb life. Summer’s gone, so all nice intentions, so all nice actions, this is as bad as it gets, nothing to care anymore, nothing to live for, all is as deep as the fallin’dirt into that hole. Six feet under someone told me, it’s as good as it gets, as good as it is needed, most of all true fact is that you’re DONE!

It took me a while to let go on manners... Took me a while to let me burn... As time goes by nothing really important happened in the closest nebula. I'm feeling down…
c48d167d-90b6-4279-8c92-0c7ebc903f65
Discussione, parole spesse, parole di niente, discussione appunto e trascorrere il dopocena in discussione non è una grande prerogativa, certo discussione con un principio ed un fondo ma affrontarla era tutta un’altra cosa e così annuendo infilò la porta che dalla cucina apre sul giardino e vi si...
Post
16/11/2018 13:12:45
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment

Tropico del Fuoco IV

09 novembre 2018 ore 16:19 segnala
Cosa leggi, ornitorinco? Deciditi; restare, andare, salire, scucire decidi se uscire. Coordinati e marca uno scopo al tuo sistema linfatico, ci si può sempre vedere al Poligono (o Circolo fa’ tu) di Willis in ogni caso, non sarà il migliore dei luoghi ma ti piace sì? Indicazione chiara e coincisa, auguro anche che la tua milza faccia tutto lo sporco lavoro perché in questi casi con gli scioperi non si è in grado di fare molta strada. Qui, locale ancora silenzioso, alcune mosche danzano intorno alle lampade verdi, dove a riscaldare è solo il sapore del legno, dovrei darci un taglio chi me lo fa fare eppure ben prima che tutto vada a regime sto qui in cabina di regia e contemplo nel tempo dilatato che posso arrogarmi di ottenere, ombre e ricordi e immagini sbiadite e un po’ di memoria tattile, già, mi arrogo il diritto di godermi questi pochi istanti, dimenticare per un poco il mio gemello buono e mio fratello lo Storpio, qui è come fosse terra di nessuno e mi ci ritrovo, mi ci capacito ed allora resto a fissare il quadrante dei secondi immobili. Il tempismo potrà anche non essere perfetto e tuttavia non per questo questo risulterà essere il peggio che tu possa fare. Decidere o attendere, sei nato lepre oppure armadillo? Hai fegato a mostrare di nuovo la tua (bella) faccia, lurido (cazzone) avventuriero (avariato) infame, hai finito l’oro (e la decenza) e vieni qui a (fare l’indiano) batter cassa, non hai neanche un minimo di ritegno e di (gattico) tatto (decenza), non hai rispetto (per i gradi) di noi (riccamente poveri) assidui alla/della Filibusta. Meriteresti che ti si passasse direttamente per il piombo o per il ferro, meriteresti che i tuoi prossimi ed ultimi compagni fossero i pesci perché della tua opprimente zavorra putrescente e verminosa, in ultima analisi, non avremmo a che farcene. Amico avventore, ho girato in lungo e in largo, ho visto mille posti diversi, intercettato miliardi di pensieri altrui e ne ho sentite (puoi star sicuro) di ugualmente larghe e di più lunghe ancora, ne ho ascoltate innumerevoli altre ma per tua norma, di questa fantomatica meta non ho mai ritrovato alcun riferimento e la conclusione unica e possibile tanto da far concorrenza all’unica verità assoluta è che anche tu risulti essere inutile e resti inutile come il tuo proferire arguto e garrulo ed insistente.

Se la reggia al di là dei bastioni perpetuava l’antico potere opprimente e blasfemo al di qua nella loggia covava il sereno. E fu allora il turno del gatto più (furbo) matto che, a ragione o torto, si destò un giorno fiutandone l’affanno e di punto in bianco decise, promise, si alzò di colpo con scatto malandrino e si mosse a prendere l’arme e le regal vesti finalmente salvandole da innumerevoli e fameliche tarme e mosse immantinente guerra al torbido Re Sorcio.

Trova una destinazione. Trova uno scopo, qualcosa per cui lottare o vivere e se non ci riesci che sia qualcosa per cui morire, non verranno versate lacrime ma solo quintali di terriccio infine ma ti sarà servito concludere e se non degnamente è già qualcosa. Lo so in questi giorni tu giochi le tue carte io affilo i miei coltelli, pochi avventori di giorno almeno e non molto loquaci ma del resto e ci sarà pure un motivo valido se qui ci si trovi al Poisson Rouge. Si chiamasse invece il bar della piazza del pesce si avrebbe un gran ciarlare incessante e pane e tulipani per tutti i presenti e un soldino a scovare solo miserabili intenti. Eih Campione, chiariamo, di te non mi frega un cazzo, arrivieovai in silenzio (capito? Vienivaivaivieni capito?), se resti puoi farlo ma senza fare casino, ho troppo da fare e troppo da gestire e comunque non ho alcuna intenzione di perdere altro tempo impegnandomi nel controllarti ci siamo capiti? (capito? Vienivaivaivieni capito?) Stai tranquillo e non scassare i coglioni, il terreno appena fuori il portico risulta essere particolarmente accidentato e i denti non ci vanno molto d’accordo anche se, a dirla tutta, il più delle volte vi rimangono volentieri a patto di affondare ben bene nel terriccio umido. Vuoi parlare? E parliamo cazzo, la conversazione di circostanza con adeguata apparenza di importanza è una delle mie doti migliori, parla ti seguo, favella perché c’è ivi chi aneli ad ascoltarti, parla pure e ti sarà detto, restituito, dato, parla dunque e sarai ascoltato. Di cosa volessi parlare non ricordo ma non è questo il punto, resta in zona sarai ben accolto.

Dove l’ombra tutto ammanta e la virulenta nebbia canta, dove il sole non poggia mai foco, per ogni dove solo deserto freddo e umido paludoso. Pallido becero putrido Re Sorcio, albero senza radici e venefico sin nel profondo, sempre sul suo scranno, sempiternamente torvo, in fiera letizia indugiava il tempo e la pappagorgia del suo collo, ora inveendo, ora fottendo a tratti scannando chiunque gli stesse intorno. E furono le teste, rotolando a milioni a tingere di crèmisi del castello gli ampi saloni, e poi una testa su ogni picca ed ogni picca su di un muro così che del suo regno e di Re Sorcio non ci si scordasse di sicuro.

Fai uno o più giri. Questo è un blues (avariato), tra patine di sconsacrata ovvietà e brandelli di vita sempre più in lattina, arpionato e sviscerato, dilaniato dal tempo soggiogante ogni metrica, è perso, è andato, non lontano ma poi neanche tanto vicino, dissacrante intenti perduti perennemente incastrati tra substrati alternativamente sfilacciati di ricordi. Questo è ciò che langue, nascosto in una putrida palude, questo è ciò che piange, scivolando malamente verso il vuoto, scapicollandosi dinoccolato, spezzando ogni singolo osso altrui nell’immediato. Non puoi interrompermi mentre ho un motivo ed un movimento andanti. Non puoi recedere ed inserirti in una pausa, uso solo tempi fottutamente irregolari, schiaccio sui tasti dispari, cadi sempre in silenzio sulle note pari. Questo è il sempre ambito, una spessa mattonata che spezzi qual si voglia tentativo, dal più blando al più ardito. Cazzo, non puoi interrompermi mentre ho un medullo-blues nel cervello e semmai te ne accorgessi, non sei minimamente tra gli obiettivi minimi ai quali ottemperare, non sei nemmeno qui per quel che mi riguardi. La corsa sulle rotelle è sempre a rotta di collo, prima arrivi e prima ti becchi la scarica migliore, e certo, non è un esito affatto sicuro che poi il tuo circolo si svegli e ritorni fluido. Quante corse da stamane, quante senza speranza o quante ancora da fare, veloce lento il ritmo non muta perché è sempre corsa ma anche sinonimo di caduta. Vesti di verde, la magia puoi suonare, trova scale nascoste seguendo il canto del vento, se hai tempo e comprendi la filastrocca potresti persino svegliarti, una volta tanto, in pace ma chi sono io per impedirti di continuare a bruciare. Adesso acquista un biglietto. Perché qui, alla fine di ogni tutto, non ha poi molta importanza quanto (o di cosa) siano piene le tue tasche, hai trovato un posto al bancone, bene… la tua comanda è già in lavorazione e per questo motivo indugia pure il tempo d’attesa, trasferisci energia termica da un palmo all’altro e preparati ad applaudire perché tra un po’ Zippora si arrogherà il diritto di prender possesso del palco ancora una volta, come ogni volta, le sue dita roventi inizieranno a tormentare quegli infiniti tasti bianchi e tasti neri costruendo con essi un insieme diretto e pulsante che come un treno in piena corsa travolgerà te ed i tuoi sensi e potresti persino arrivare a vomitare dalle orecchie. È solo che sei epifenomenico, ma non è come avere una malattia contagiosa, occupi anche tu un posto definito fisicamente ed io qui ti aspetto, perché non posso darti certezza di dove io sia ma posso dirti probabilisticamente dove io possa essere, lo so non è colpa tua è che io vivo secondo al meccanica dei quanti. Devi scusarmi se appaia rude, ma conto i pezzi e le rimanenze d’inventario, sono un po’ occupato a non andarvi in pezzi quantunque spesso capiti esattamente l’opposto. Non è un mondo ridicolmente perfetto, non è il mondo a doverlo essere, qualcuno affermò (e poi venne eliminato) che il mondo sia come lo si faccia, forse è una merda, forse è così forse non è così, forse hai vinto un mappamondo. Zippora sa far le cose per bene e, questo, non è oggetto di discussione, accomodati presto così avrai la visuale migliore, soddisferai molti dei tuoi sensi quantunque spesso tu di questi non abbia proprio alcuna idea.

Inutile, astruso e perso l’incedere costante ma accidentato lungo impervi e dimenticati segni nella terra stanca, sbiaditi dal vento e dal tempo e dalla notte. In forma più o meno congrua spanna dopo spanna, il gatto più matto raggiunse il putrido e purulento regno del Re Sorcio. Annusò l’aria ed era aria di tempesta, pose la zampa sulla sua lama più affilata per dar immediato benvenuto al drappello di parata, e altre teste e braccia e torsi si addensarono sul fondo già mellifluo antistante i bastioni del regno di Re Sorcio inviperito. Trovare una via sarebbe stata impresa assai ardua ma seppure ad ora tarda, sfrondando a destra e a manca tronchi arbusti e spine si aprì un varco e penetrò al di qua del muro e del confine.

Siediti e goditi lo spettacolo. Non ho mai pensato di arrivare sino qui, a pensarci bene tutta questa storia, tutto questo darsi da fare non è unica risultante frutto di una (in)decisione ma è possibile che ciò sia solo un nulla sereno, ottenebrante almeno pedissequamente sciolto ed in sospensione. Un passaggio un soldino, un aiuto un soldino, una voce un soldino uno solo per volta anche se ad arrivare qui non si faccia poi così tanta fatica, sembra comunque diverso ogni volta perché non sempre i ricordi combaciano, non sempre mostrano lati concordi, c’è sempre una campana che è quella più vicina e intocca abbastanza da coprire ogni altra altrettanto importante. Non credo di avere una meta e nemmeno una valigia. Sei, siamo, è già questa una semplice contraddizione in termini.

E la guerra giunse, e la guerra lo colse. Sin dal principio del tumulto irrotto, detrudente ogni altra forma di ragione, persistente ed irritante come lo schiocco di un collo rotto. Assetato il gatto di vendetta fronteggiò il velenoso e torbido Re Sorcio. E le folle e gli schiavi tutti attenti e muti in tetra trepidazione se e quando fosse venuto meno l’osso del padrone, si fece un gran largo e orde di arcieri si sistemarono al loggione pronti ad infilzare il gatto semmai avesse osato vilipendere di lingua o di lama il Re Sorcio e padrone.

Goditi lo spettacolo ho detto… o quello che resta. Sai… ho come l’impressione… che tu non sia qui per aiutarmi, cioè andiamo con ordine, non mi guarirai questa volta, non userai nessuno dei tuoi inserti magici e nessuna polverina. Comunicare non è la massima tra le mie aspirazioni, avessi qualcosa da dire o sottintendere userei meglio il tempo e le risorse a mia disposizione. Ricordo ormai perso, ricordo ormai spento nell’immenso e freddo sgabuzzino, l’umido sottoscala dei propositi e dei buoni intenti, una piccola luce, filo sicuro di parole e frasi, una scheggia riflettente, una chiave segreta. Fossimo rimasti intatti anche la vita ti risulterebbe probabilmente molto più facile o quanto meno serena. Il fatto è che quando tutto accade resto sempre più con me stesso e il dialogo ristagna perché andiamo per silenzi ed assenzi senza lasciare molto all’immaginazione. Quando trovi, e te ne accorgi, è sempre meglio farne tesoro, prima o poi perdi senza redenzione e quello che ti possa restare o che tu possa portar con te è davvero poca cosa se non hai mente e soprattutto cuore. Venti e ventotto e il faro si accende, ogni fascio scandisce un giro di ventiquattro e per un secondo ti sembra persino giorno, non ha voglia di parlare a quest’ora il mare, non ha voglia né pazienza di restare anche solo ad ascoltare. Le mie parole sono ormai perse nel vento e in fondo non ve ne erano di interessanti, abbastanza pesanti da poter reggere il confronto. Scrivo in silenzio e a volte nemmeno questo mi riesce come una volta perché ho smarrito la cima ed è come se sempre più mi adagiassi in una sorta di lenta ma inesorabile deriva. A volte riesco a mostrare una faccia buona ma dentro è solo io e il marcio che divora.

E sibilando il Re Sorcio con la sua lingua caustica attaccava contro il gatto con artigli aguzzi imbevuti di veleno. Ringhia affonda affonda e ringhia e fu allora che il gatto più matto e per questo più lesto incrociò per l’ultima volta lame e lingua in uno sberleffo, bloccò la zampa assassina di Re Sorcio tranciandola di netto. Il gatto attese con la lama lurida mentre l’inutile artiglio tremava ancora nell’umida radura. Re Sorcio menomato, mutilato dall’umida rabbia ammorbato ma non ancora domo tentò un ultimo balzo a rimuovere dall’esistenza quel gatto screanzato il quale mosse veloce scartando di lato e dando scacco matto nel finale neutralizzando così il suo attacco ferale. Prima ancora che Re Sorcio potesse anche solo gridar presto gli fu addosso sventrandolo lesto.

Le dame e le cavalle, redini e mantelle, le dame o le cavalle, le prime più statiche le altre indubbiamente più snelle, all’udire del gatto l’abile mossa schierarono la folla al di qua dell’enorme tenda rossa e si misero allora in circolo strano, non a formar la regale quadriglia ma un ballo assai più arcano ed invitarono messeri e anche altri gatti sciatti e accesero le polveri e poi su dal cielo vennero giù stelle filanti a frotte. Tutte quante a gran parata del gatto e del suo manto e del suo sicuro andare nel belligerare, orgoglioso il giusto e con adeguata baldanza, prima avvisaglia di un nuovo inizio e, del Re Sorcio, la mattanza.

Ricordo però quel giorno di un’intera era fa ormai, quando mattoni si sgretolarono come fatti di sabbia accompagnati da parole in canti e pianti, sembrò essere la fine di un mondo o solo l’inizio di un mondo migliore, mio padre mi disse quest’oggi è già storia e all’epoca non compresi completamente il senso di queste sue parole. Oggi che sono e sento di essere già vecchio da un pezzo posso barcamenarmi tra i picchi e gli sprofondi di quella frase rendendomi anche conto che forse un mondo migliore non sia mai cominciato, lo era anche prima o forse è l’essere umano ad esser sin troppo miope ed inadeguato, si può fare appello alle sempre splendide e buone intenzioni con le quali ogni grande e comoda strada che porta a Terminopoli viene sempre ed accuratamente lastricata. Ormai tachionicamente dispersi, mi manca la tua voce, a stento ne ricordo il timbro ed il colore, quei secondi impazziti adesso bruciano come quasar e tutto riprende e le memorie come i ricordi svaniscono trasparenti in attesa della prossima occasione della prossima possibilità inferta e poco importa se a volte ci si incontri in una terra sospesa che non è certo questa. Ma in fondo, e non che questo m’interessi, vecchio o nuovo corso la storia è anche’essa già vecchia, andata e scordata addirittura estinta, perché nulla si impara dagli errori commessi in ressa e nulla si imprime e nulla resta tra la cenere e le involuzioni tragiche e disperatamente sparse, resta mesta e dimenticata come la volontà degli altri e soprattutto la mia ed inutile, perché a lungo andare certo è solo il pensiero, l’unica possibilità di fare un sogno illudendosi di sembrar vivo e semmai poi svegliarsi sul serio, il mio pensiero e questo resta… ustioni 81 volontà zero.

A volte riesco a mostrare una faccia buona ma dentro è solo io e il marcio che divora.
5fc7d0c7-156d-4595-8ef8-5d7d38052769
Cosa leggi, ornitorinco? Deciditi; restare, andare, salire, scucire decidi se uscire. Coordinati e marca uno scopo al tuo sistema linfatico, ci si può sempre vedere al Poligono (o Circolo fa’ tu) di Willis in ogni caso, non sarà il migliore dei luoghi ma ti piace sì? Indicazione chiara e coincisa,...
Post
09/11/2018 16:19:21
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

Mio fratello lo Storpio XI

19 ottobre 2018 ore 13:03 segnala
S'i' fosse foco, arderei 'l mondo; s'i' fosse vento, lo tempesterei; s'i' fosse acqua, i' l'annegherei; s'i' fosse Dio, mandereil'en profondo;

Perfavoreaiutatuofratello ad alzarsi, sono quasi le nove, è una bella giornata, prendere un po’ di sole non può fargli altro che bene, non deve restare a letto, non può restare sempre chiuso in camera, da bravo vai sù e perfavoreaiutatuofratello, la colazione è pronta, poi lo porterai fuori e fa’ attenzione, ricordati, sei tu responsabile per lui. Dieciannidieci, quasi non ci se ne accorge, perché sembri normale ma poi salta agli occhi che non sia il cervello a mancarti, a ciò che invece (ti) manchi puoi sopperire con pazienza e volontà a volte ci penso io a volte non si può e allora sbatti sbatti SBATTI con la sedia contro il muro e lanci ogni cosa alla quale possa arrivare per aria e fai il pazzo e allora ci viene voglia di fare la guerra e ci picchiamo e tu picchi di brutto Fratello bastardo, mi hai rotto un braccio con quella sedia di merda, ci sei passato sopra, hai voluto farlo, avresti potuto solo rendermelo livido ed invece lo hai frantumato con quella sediadimmerda, un braccio che male, un braccio mi gira la testa, un braccio dannazione che male che male fottuto bastardo mi hai rotto un braccio adesso resto per terra.

Dovrei (per forza) dismettere le buone (tu credi?) abitudini, darci (per forza) un taglio, un taglio deciso (come una scelta) e longitudinale, uno di quelli che marcano il segno (senza ritegno) indefinitamente, uno di quelli ai quali non sia più possibile rimediare, uno di quelli (uno di quelli belli) che scavino a fondo e sbriciolino ad ogni livello, un taglio costante ed inesorabilmente umido-caldo. Sudato o suadente non potrei definire meglio perché ad un tratto ciò che si vorrebbe esprimere è frutto solo di un posato e paziente esercizio di ricalibrazione, una sconsiderata mattana, una rappresentazione puramente mentale a mancanza assoluta di stimoli sensoriali. Parliamo di quello che serva, parliamo di ciò che mi ammorbi, restando piantati saldamente in fondo al pozzo… e ci sei finito anche tu qualche volta oppure ti adegui al mio basso senso di aspettativa e allora simuli allo stesso modo un tanto eventuale quanto falso disagio al fine di cercare un minimo punto di contatto, una seppur esigua percentuale di empatia. Ascolta Fratello, devi scusarmi se non mi sia fatto sentire in questi ultimi mesi, tengo a bada le mie urgenze ma non te la prendere quando ti dico che a volte anche solo pensare di decidere di venirti (o meno) a trovare rappresenti ormai per me uno sforzo immane. È vero, hai ragione, abbiamo avuto ben altri insegnamenti ed il fatto che tu sia lo storpio della famiglia non giustifica la tua avversione nei miei confronti, semmai giustifica la mia nei tuoi ma adesso mettersi a disquisire di chi abbia visitato prima chi sembrerebbe puerile e anche un tantino inadeguato. Ho iniziato a parlarmi e poi finalmente sei entrato tu ma non ti ho ancora chiesto come tu stia, insomma, niente nuovi segnali nell’emisfero sud? Nessuna avvisaglia di guerra lì nell’arcipelago esterno? Ogni terminazione quindi giace come l’ultima volta e le infinite ultime volte, morta. Lo so, le mie domande sono scontate quasi come le tue inutili risposte ma da qualche parte un dialogo dovrò pure iniziare a costruirlo, dovrò pure tentare una via che mi permetta di salutarti come meriti. Non ti chiedi mai. Non me lo chiedi mai. Gli eventi e le concatenazioni di quel lontano giorno mossero la grande ruota in modo che tu diventassi lo storpio ed io quello che ti venisse a trovare, necessito di moltissima attitudine al fine di poterti sopportare e mai come oggi sento di non poterne quasi più. La colpa è solo tua fratello, perché ci saresti dovuto essere solo tu e invece siamo qui in due sebbene con riflessi alterni e quasi del tutto opposte sorgenti. Facciamo due passi… cioè, io spingo questa sedia del cazzo e così andiamo, puoi anche non degnarmi di uno sguardo, una volta qui non vedo alcun vantaggio nel restare immobili e doverti osservare tutto il tempo. Faccio come sempre, io spingo e insieme andiamo.

s'i' fosse papa, sare' allor giocondo, ché tutti cristïani imbrigherei; s'i' fosse 'mperator, sa' che farei? A tutti mozzarei lo capo a tondo.

Perfavoreaiutatuofratello a rientrare, fai attenzione allo scivolo e non fargli i dispetti e smettila di voler sempre litigare devi capire ed avere pazienza, capire ed avere pazienza. Ventianniventi e la storia diventa un fiume pazzo come te come quella stramaledetta indole che mai si cheta e che più e più volte dilania la mia. Abbiamo combattuto sul balcone ma eri tu a voler andare di sotto e sei stato persino fortunato perché a volare è stata solo la tua sediadimmerda lurido Fratello bastardo è la storia a dirlo non sei l’ultimo a farlo ma siamo in due a saperlo. Oggi non ti aiuto più, oggi me ne vado io, oggi resta pure tu da solo e arrangiati con tutto il tuo arcipelago addormentato, ne ho abbastanza Fratello, oggi me ne vado ma resta pure a cavallo, resta a comando del castello, nel maniero, sulla nobile sedia, trono, tazza o mastello cometipare, resta e scompisciati resta avvelenandoti l’anima, resta e non chiamare perché da oggi Fratello mio tuo fratello è figlio unico.

Ah, le volte che ti abbia ascoltato, quelle raccolte per caso, allora racconta per caso, ritorno indietro solo apparentemente perché non ci si schioda di un millimetro da questa stasi circostanziale. Siamo entrambi a nostro modo disfunzionali. Io ammetto la mia innaturale incapacità comunicativa, ammetto anche sia fomentata da un certo astio nei tuoi confronti ed é però vero che si affermi anche che la ruggine tra fratelli prima o poi venga a mancare, sai che melassa sarebbe allora fratello caro, saresti di un fetido ulteriore. Non ti abbraccerò mai per questo né ti stringerò. Le mie notti sono veglie incostanti mentre tu dormi e te ne freghi anche se la possibilità di mettere il naso fuori di punto in bianco ti risulti essere azione un po’ complicata ma non impossibile. Se tu mi chiamassi di tanto in tanto non dico si originerebbe un caldo e costante dialogo costruttivo anche perché mi guarderei bene dal risponderti ma… non si potrebbe escludere a priori, durante uno di questi tuoi eventuali tentativi, ad uno di questi tuoi possibili tentativi, che io possa infine risponderti. Vedi che in giro, qui, non cambi mai nulla, facci caso, ruderi erano venti anni fa, ruderi sono ancora adesso, buche, pozzi, muri diroccati, persino il ferro si è consumato e le barriere ma di che cazzo vuoi parlare, faresti prima a svegliare l’arcipelago lì sotto addormentato, farti ricrescere un nuovo paio di gambe o imparare a volare. A pensarci bene tutto questo è diretta metafora di noi due, forse più di te che di me ma sei tu il mio cancro oggi (lo sei sempre stato, il cancro più bastardo) e per questo mentre tu cresci io mi consumo ed al mio consumare anche tu infine dovrai smettere di crescere. A volte rendi tutto così impraticabile come l’impuntarsi a vedere le medesime cose, gli stessi luoghi, fare esattamente lo stesso giro ogni volta, che cazzo fratello, esistono alternative oggi giorno, esistono possibilità, intenzioni, esiste anche la possibilità da parte tua di farmi un cenno con il capo, se tu volessi mutare itinerario sarei più che solerte nel farlo. Oh campione chiariamo, non lo faccio per te, lo faccio per me, siamo troppo vecchi, siamo troppo distanti seppure a dieci centimetri l’uno dall’altro. La tua illusione da completamento come procede… non è certo emotiva, non certo affettiva, direi semmai integrativa. Da parte mia ho il mio bel da fare a sostenerne altre del tutto fisiologiche. E siamo sempre in due nonostante tutto, tu il primo io il secondo, una volta erano solo sberleffi poi siamo arrivati al corpo a corpo, certo tu e il tuo arcipelago addormentato ma con la tua sedia in aggiunta e se non era lotta impari quella… e ce le siamo date oh se ce le siamo date con fortune alterne ma ovviamente alla fine della giostra io beccavo anche quelle paterne perché tu sei il cocco che sta sulla sedia a rotelle.

S'i' fosse morte, andarei da mio padre; s'i' fosse vita, fuggirei da lui: similemente farìa da mi' madre, S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui

S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui

Perfavoreaiutatuofratello, oggi è il suo compleanno, gli ho preparato una torta stupenda, mi raccomando sii carino con lui almeno oggi. Trentaannitrenta e le (nostre) strade si sono più e più volte incrociate, annodate e infine perse nelle sabbie del tempo, perse in meandri antichi come i ricordi come le tue voglie, come le valigie e le pezze, come la tua collezione di scatole di fiammiferi e come le stelle. Hai imparato dal tempo ad esser paziente, hai imparato infine ad essere più efficiente, non importa quanto ci voglia, non importa la strada che piglia, non importa Fratello se stare dentro casa o fuori la soglia tanto… ma che guerra che sopportiamo, vinci e perdi e intanto vediamo, guerra totale senza tregua alcuna, sempre ogni giorno e non c’è mai stata una notte serena e tanti silenzi acri ed ugualmente avvelenati e giù botte allora e giù colpi e giù sputi ed insulti e giù rabbia che mai scema ma una volta insanguinati ci siamo fermati a vedere la luna…

Se fosse il vero a mancare andremmo per tentativi ma volendoci adeguata pazienza e spirito di sacrificio saremmo in pochi e non tutti, saremmo girovaghi come i cammelli, resteremmo aggrappati a scampoli solo involontariamente immaginati eppure per questo onnipresenti. Saremmo persi fortemente assuefatti al cinico malsano, al becero quotidiano, pretendenti senza ritegno e cattivi, acidamente cattivi con se stessi e gli altri, molti altri ma non tutti. Per cinque anni non hai comunicato e poi io per dieci e ne sarebbero trascorsi altri venti magari ma tu non fai senza di me ed io non posso non fare senza di te, che maledizione, io maledetto ad averti, tu maledetto nell’odiarmi, te lo ricordi il braccio che mi hai rotto… questo, adesso spinge la tua sedia come prima, meriteresti che ti spezzassi le gambe se ancora ne avessi un qualsivoglia uso. Cazzo Fratello, perché ogni volta qui fuori i pensieri procedono ad un altro livello… e cose da dire ce ne sarebbero comunque molte e ad elencare acredini e ferite accumuleremmo solo altro ulteriore materiale da scartare, vai a trovarli ogni tanto eh? Ci vai? Io non ci vado mai perché penso che non abbiano piacere che io li visiti, per te è diverso ma certo… tu sei lo storpio, non ti si dice di no anche se così facendo perpetuamente stessi sfarinando i coglioni altrui, nah non ti si dice mai di no oppure cosa tu possa o non possa fare, puoi, potresti, puoi andare quando vuoi a trovarli senza per questo avertene a male e senza cacciarti nei guai. Hai una fortuna sfacciata che ironia. Ti odio Fratello, ti ho sempre odiato questa è solo un’amara mia consapevolezza.

S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre: e vecchie e laide lasserei altrui.

Orizzonte obliquo, penombra e becera cera, non guardare al tempo non lasciarti distrarre, fa’ ciò che devi, come credi e impiegati al meglio… ed ogni sua frase suonava leggera, assumeva in testa lo spessore di una nenia (ri)ciclata, recitata e non cantata, acuiva il senso del vuoto apparente, di quello che resta pur non trovandosi niente. È vero, ho esitato ma solo un istante, ho solo dato maggiore slancio all’intento e spazio all’impianto e nel tempo costruito più che un semplice muro una fottuta barriera, alta e spessa e rinforzata che scacci ogni minimo tentativo di approccio e di scalata. E col tempo, sai come si dice col tempo e con gli anni e col tempo non c’è stato più verso, i vincoli presenti sono stati rimodellati, riadattati e adeguatamente aggiornati, non si trova alcuno spazio, nessuna interruzione o debolezza alcuna. È tutto merito tuo Fratello perché non credo alla sfortuna.

S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre: e vecchie e laide lasserei altrui.

Non ti abbraccerò mai per questo né ti stringerò Fratello. Per questo ed il resto… per tutti gli anni e il dolore, per tutto quello che io possa ricordare, ti spingo fratello non te lo dimenticare, per altri venti o trenta o cento anni a venire, perché se io soffro anche tu possa soffrire, per averti a distanza ma sempre a portata di odio e di mano, ecco perché così tanto ti odio Fratello e per la medesima ragione ecco perché dannatamente FRATELLO ti amo.
e16f93ea-22ee-48b8-8cb8-18ed8092c932
S'i' fosse foco, arderei 'l mondo; s'i' fosse vento, lo tempesterei; s'i' fosse acqua, i' l'annegherei; s'i' fosse Dio, mandereil'en profondo; Perfavoreaiutatuofratello ad alzarsi, sono quasi le nove, è una bella giornata, prendere un po’ di sole non può fargli altro che bene, non deve restare a...
Post
19/10/2018 13:03:18
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

Set Teddi Sioton Omba III

12 ottobre 2018 ore 13:27 segnala
In the cold lands where no sun rises at all, where ice it’s not just in your heart, can’t feel the pain that’s why you go further anytime with no roads and no signs, better to see into the dark or better to go blind, ripping claws in through the wounded flesh and spills of red burns sands made of glass, they tie on the icy sea and when all hell breaks lose you, one eyed Jack, keep it cool to stand the eventual heat. I think i’m loosing my mind, I think that’s enough with the pain, I know that very well, no need of further explanations to me about.

Non si farà attendere per molto, in questo nessuno le sta al passo. Avrà avuto un po' da fare ma ha una buona memoria e sapeva di dover venire, sei già qui ed è una cosa, lei ci sarà presto. Resta in silenzio amico mio, tieni per te ogni tuo pensiero oppure fai il bianco, resta con la testa vuota e leggera, non ti serve a molto pensare di questi tempi. La sala d’attesa è quasi deserta, puoi scegliere il posto che vuoi, puoi restare o decidere di andare ma ogni tua possibile ed eventuale scelta non cambia nulla. Pizzica ogni corda con sole due dita, indice e medio, dalla più grossa alla più fina, avverti la sostanza di ognuna, avvertine il peso, il ruvido vibrare contro i polpastrelli. Quella che senti dentro è una sequenza semplice eppure così dolce quasi appagante, prova anche ad ascoltarla ma fa’ attenzione a non perdertici è questo, infatti, il rischio di ogni azione assuefante, è il limite sottinteso, il rovescio acido, le belle palline colorate ma marce dentro, fa’ attenzione, resta vigile e comunque… goditi la seduta sino a che ci stai. Carenza di teste, l’ho pensato anche io eppure… ad un tratto, perché tutto questo vociare sommesso, questi pensieri altrui, erratici a volte ridondanti, c’è posto per infiniti pensieri ma stranamente quelli qui presenti sono molto simili, ripetitivi, come due note come il battito di un cuore, note accoppiate solamente e semplici eppure essenziali, semplici eppure vitali. Guarda che cazzo indossi, non è il giorno della quadriglia, non è il giorno della festa, non è il giorno della festa HO DETTO e non è il giorno in cui ti porti Giovannaficarotta a letto per il suo compleanno ed il tuo diletto, ti devi svegliare hai capito!

Moonshine down on me, got no place to stay along, race against time it’s way unworthy sometimes, (I) keep hearin’ ramblings of youth, they’re fading as well as my intentions as well as me. I’ll dig you down, deep down, to the front-line… there where nobody cares no more, there… lost and done.

Ho urgenza no fretta no premura no non ho tempo e non devo chiederne oltre, devo fare con quello che resta, con tutto ciò che adesso ho in testa, non un gran ché a volr essere ottimisti ma per abitudine non riesco ormai più a soffermarmi sullo spessore del mio becero pensare, passo oltre, vado avanti, l’unica cosa che mi riesca naturalmente fare e con risultati molto altalenanti vero, altrettanto discutibili certo e tuttavia, cazzo, è quello che sono e la garanzia è scaduta da un pezzo, la fabbrica bruciata e lo stato sovrano smembrato dalla guerra civile. Notte e poi giorno e poi notte e poi giorno ancora e poi che ne so, tutto si uniforma e si confonde, mi confonde ed io resto un po' a riflettere, resto e basta, resto inerte, non conta ciò che accada, non conta dove vada, non conta e basta, gli occhi sono pesanti, la testa si piega ma non riesco a dormire, ho un fischio nelle orecchie e il battito accelerato, quando è veglia, quando non lo è, volti, persone, parole, fatti, gesti, circostanze, omissioni, lavoro, telefono, php, è un fiume sotterraneo, scorre e fluisce altrove, lontano e sta bene, omissioni, citazioni adesso bestemmio, telefono, chiamata, assistenza è tutto urgente è tutto urgente ma non sarebbe meglio se arrivasse la guerra la fottuta guerra la bieca e sorprendente ed annichilente guerra… non ho bisogno di bagnarmi in quel fiume, non ho bisogno di niente, sto con me, solo con io per il tempo che serve, per il tempo che c’è da perdere ed attendere che trascorra un’altra luce e che poi infine si spenga. Dannazione vorrei suonare, sedermi alla mia batteria e suonarvi tanto da sfondarla. È più di un anno, quasi due ormai. Non mi appaga ma del resto credo di aver perso l’ultima sensibilità, credo di aver perso ogni cosa, il gusto per ogni cosa, la bellezza della semplicità, l‘assurdo nel quotidiano. Sto male e non importa, sto male e tiriamo avanti, sto male ma non mi posso fermare, il tempo delle fermate è bello che andato e adesso è solo corsa in discesa a rotta di collo ovunque si arrivi… ovunque.

One way down to burn as good as that, that’s how night came along, in silence, in mourn, her the Old Scratch’s song rupturing in your brain, it’s a deaf scream you can’t hear and it hurts, finds its way through the universe and reach you. Spend time some time on words and smoke and burns and cursing, nothing you’re gonna miss from me, nothing at all.

Pessima idea decidersi, pessima idea decidere di muoversi a quest’ora, un’ora del cazzo trovi anche tu? Niente uscita, niente entrata, si gira in tondo, si gira e basta, si gira ma è come star fermi, inutilmente fermi, invecchiare e subitaneamente morirne. Vedo già la tua mano a stringere l’inutile cambio in folle ormai divenuto un altrettanto inutile e scricchiolante artiglio mummificato. Penso che ogni decisione sia solo caso ed ogni caso scelta ed ogni scelta ulteriore ancora solo un caso. Potrei mettermi a contare i pistilli o i bottoni ma pur essendo normalmente paziente oggi sono (mi sento) un po’ irritabile, è stato solo merito tuo, tuo e di quel cazzo di magazzino. A volte pur volendo risolvere il problema non puoi adoperarti fornendo la soluzione ma aprendone uno ancor più difficile. Beh sei abituato a risolvere i problemi, ma quando arrivi a questo problema del cazzo ecco che la soluzione fornita è solo un placebo, serve ma non serve, risolve ma invece non risolve nulla, si sa… c’è sempre bisogno di approcci interessanti, decisivi, determinanti a volte… ben sopra le normali righe, al di là delle sbarre dell’iniqua coscienza, oltre il campo delle plausibili possibilità e tuttavia, arrivati al problema del cazzo devo sbrigarmela io. Va bene lo faccio io, lo risolvo io il problema (del cazzo) ci penso io tu fa’ ciò che normalmente hai da fare, spunta un po’ dell’ultima lista, te la stai prendendo comoda forse o è solo tutto il moto fatto e consumato al magazzino?

I can’t sleep, my back hurts, I can feel my vertebrae slicing up, pain is unberable. Shortage of luck you may say, you should leave, if you don’t, we’ll do many things, good things, many good things but ad things also, if you decide not to leave. Waky waky senator, waky waky eggs and baky, feel time, feel as it goes while you rot, while you wait and rot. What are you waiting for btw? Nobody’s gonna miss you, nobody likes you, everybody hates you, you’re gonna lose, smile up you fuck! Damn, life’s such a living hell, sometimes you with you’re gone already pal.

E sono temibili, inarrestabili e semplici nella loro splendida conformazione, non hann gioia e sono dei gran mattacchioni. Loro attendono nascosti, imprecano, (Loro) persistono e (ti) inseguono, restano sempre accorti, non escono mai dall’ombra e il loro mondo resta un mistero tra il vago e la nebbia. (Loro) scrivono, a volte sottintendono ma più di ogni altra cosa o ragionevole dubbio non mantengono o hanno aderenze o carichi pendenti ed agiscono liberi ed indisturbati su ogni strada messa lì apposta, sono nell’esistenza, sono come un neon ad intermittenza, disturbante ed additivo (Loro) imprecano ad ogni sibilo libero ad ogni scelta arbitraria dell’insieme ad essi tangente. Loro seguono ineluttabilmente, sono come i debiti sono come i pidocchi sono ovunque ma non puoi vederli eppure non appena la loro stretta avverti non potrai fare a meno di chiederti chi, cosa o come siano quelli. Sono fastidiosi in principio e poi non sono più niente, ma pensa alla visione d’insieme e non solo al piccolo prurito che adesso avverti. Loro non guidano né si preoccupano, spesso (ti) picchiano e (si) nascondono, non hanno alcuna remora e nemmeno simpatia. Occultano, afferrano, chiudono ed interrano. Come poterne fare a meno? Come restare indifferenti a questo tempo senza freno.

It’s a good way to get anniversary done without a cake and without other things, as simply as that, I don’t think I’m asking too much. She wanted tequila so I bought some to offer, right there at the very same bar, of course the owner was not so happy first but when I told him I’d leave to him the rest of those bottles, he shared as well, after all, at least a couple of shots, well, things got better, definitely better and this is a point, I do have a point actually.

Forse è febbre forse è solo malaria, bocca secca, fiato corto, tendini bruciano, le ossa fanno male. Solo fumo nei polmoni, dovrebbe bastare a sputare ancora un po'. Per essere davvero libero devi perdere ogni cosa, che ne dici di perdere solo una cosa ma importante per arrivare subito alla fine… ah ho capito adesso presumi sia già tardi perché è immensamente tardi, tardissimo e anche tu bello mio, CICCIOBOMBADELCAZZO sei tardo, il sonno è finito e ho sognato soltanto di stare vivendo. Sembra proprio che questa sia la migliore diceria, sembra esservi un semplice nesso a legare una bolla incompiuta di segni indecifrabili ed un sottile ma infinitamente resistente filo di pensiero compiuto.

Atiuotiacp seseosesesbeotrabi damaocriociriofrabul logoriperquigau ritrovalo Izenborg.

Andiamo al magazzino. Sembra proprio che sia il momento. Andiamo (vuoi andarci) al magazzino. E andiamo. Dritto al magazzino (e dove altrimenti) ho detto. E andiamo. Allora andiamoci… al magazzino. E andiamo. Sì, va’ al magazzino, si va al magazzino. E andiamo. Allora sino a che puoi, sino a che tu ne abbia, suona questo basso del cazzo, continua la tua metrica, continua imperterrita non lasciarti ingannare ancora una volta da una nota più piccola quasi insignificante, tieni a mente il tempo e ricorda che il tempo non puoi arrestarlo ma lo puoi controllare e con esso costruire e ricamare ed allora la metrica diviene del tempo la gabbia e sei tu a chiudercelo dentro ogni volta e sino a che più ti aggrada e questo il tempo lo sa bene e non se lo scorda anche perché il tempo prima o poi vincerà e tu starai morta.

Certamente… la vita è una gran fregatura, provo continuamente a (di)smetterla ma è un vizio niente male, è radicata (andiamo) in profondità come un’avida zecca tra i peli di un porcospino, è il picco antico di ogni deserto e per questo (andiamo al) ci convivo, mi ci appello, a volte ma solo a volte riesco a farmene una ragione ed allora ogni cosa risulta essere (andiamo al magazzino) più semplice ma non dura mai abbastanza ed allora ricominciare è d’uopo senza averne mai abbastanza. Vorrei non essere qui, vorrei poter salutare mio fratello, vorrei cancellare gli ultimi quarant’anni e dimenticarmi degli errori e dei malanni e come se tutto questo non bastasse, vorrei che la vita stessa risplendesse come una bugia ed a pensarci…sembra che se li porti in malora (via) tutti i miei fottuti sogni di anarchia...
b4d22c1c-a4e2-4985-98f7-d0a92b746d5b
In the cold lands where no sun rises at all, where ice it’s not just in your heart, can’t feel the pain that’s why you go further anytime with no roads and no signs, better to see into the dark or better to go blind, ripping claws in through the wounded flesh and spills of red burns sands made of...
Post
12/10/2018 13:27:06
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

Set Teddi Sioton Omba II

07 settembre 2018 ore 13:29 segnala
There’s some Town, you may or may not go there, there where all is blue (grey), you may think or think not to dare (tame), if it happens to you, just enjoy the view, there… where nothin’s clue. Molto tempo o molto poco, troppo d'intento occulte persistenze e strascichi suadenti e maledetti, troppo spesso (sussurrato) gridato (nel) al vento, dalle veneziane ogni tenebra (irrompe) incede e l'aria sempre più umida macchia ogni drappo e si addensa persistente in ogni anfratto, è sin troppo tardi ma la (vita) melodia scivola incurante, scivola lentamente ingarbugliando ogni intento, gocciola ricamando una trama tanto sottile quanto presente, la trama del possibile e di ciò che potrebbe, la trama del fruibile e di ciò che non è e non sarà, la trama soffiata ad arte su vecchie candele ormai (spente) sporche e sepolte, ormai occluse da veli esigenti e scomposte dal trauma persistente. Eccola ancora come coperta sgualcita, incantante e slegata tra tappeto e divano, tra angolo e sottoscala, tra maglie e metano, eccola ancora mentre (corre e) il tempo si arresta e comoda (muore) scivola sempre più mesta. Aria pesante e questione di ottani, respira disperato come non vi fosse domani, stai (respirando) leccando il senso umido tra il ferro e il cervello annaspante e (respirando) sperma involuto che forma una viscida crema gracchiante, è solo per te e resta dov’è ad ore inutili e difficilmente percepibili da chi ivi non è.

Uptown, so we (are wet) met, uptown (wet) indeed, far from the rush hour, just top of those hills, fields and trees and some fat rats around and dust and ruins and ashes performing what’d be our ground. There’s a nice view (of hell) and suddenly all noises get far just like things and violence and last but not least the human’s heart. Where lead kings swore, dipping wet in blood and shore. Waiting for the loons crawling for the moon, better not to be there by night uptown. Un fazzoletto di terra diverso da tutti gli altri, lontano quanto basta da ogni maggiore via di comunicazione, lontano da fabbriche e industrie e persino dalla linea occulta della grande distribuzione. È un (deserto d’intenti ed intenzioni) fazzoletto o meglio uno straccio abbastanza anonimo uno dei tanti (solerti) dove non succede mai nulla e niente accade mai a Gunpoint's hollow. Qualcuno (vive) lavora un pezzo di erba e qualcuno lo (brucia) accetta e poi in settembre riposa e (parte) vende all’emporio e bolle boccacci e veste di stracci e (va a) caccia (d)i pagliacci, quelli… proprio quelli sfiniti e macchiati e pestati, li attaccano al palo e ogni testa in un cato, non c’è molto da ridere se ti trovassi invece impiccato. Opinioni diverse o solo spartane, punti diversi che non si incontrano mai. E non c’è una banca e nemmeno la guerra e tutto scorre lento e da sempre, anche i ruscelli che gonfian la terra. Un solo telefono che suona muto perché ogni altra rete ha perso coerenza, non prendere ambiente, non fare baldoria, c’è un solo ufficio dove acquistare e vendere di tutto ogni sorta, dalle cacche di gambero alla ruota di scorta.

Downtown, miserable (way to be) fine far from those lights, down into the can, it’s the wider side (of life) getting brighter dark. Downtown you may check on despair, get going on ramblings and fears and sulking souls and well-dressed whores and candy grocery big fucking candy grocery stores, yet you got to learn how’s life get easily broken and then sold. No morals and no indulgence sinking into the sands of time playfully sore downtown, you may get to be downtown. Alberi parlano solo col vento ed ogni eco si allevia costante e si perde, un freddo deserto energeticamente carico e persistente come e più dell’assurdo bieco e piccole crepe, infiniti dettagli, profondi lasciti invisibili, subdoli effetti collaterali scollinando affiorano e un fiume di vapore taglia la vasta e silenziosa pianura che brucia steppaglia che brucia la terra che spacca ogni terra e si arrossa ogni carne e sanguina ogni guancia e si perde ogni gamba. Attraversando lo spazio, adesso improvvisamente presente, ogni scricchiolio improvviso imprime una traccia chiara e profonda, traccia da seguire, da cancellare, sulla quale costruire senza da essa (di)partire. Anni (inutili) secondi (superflui), anni lasciati e venduti e rubati e dati per (dis)persi. La mente cresce erratica incapace di codificare ogni eventuale guida logica fornita alle azioni fisiche conseguenti, è il tempo, un tempo, è il tempo di continuare a muoversi e dimenticare, fosse il tempo del tempo, forse, fosse il tempo delle fosse innumerevoli ed inevitabili, il tempo di ledere e così (finalmente) probabilmente dimenticare. Che hai da lasciare e (prendere) perdere ancora? Quale meta (respirando) sull'orizzonte logico segnare? Ad un certo punto, dato un certo tempo, i suddetti incisi non rappresentano importanza alcuna, le intenzioni perdono consistenza, detto, affermato, misurato e computato una volta per tutte e una volta di botte e palate a frotte, una volta e una botta senza sosta e poi un’altra bocca. Il fumo incessante ustiona un miliardo di cellule alla volta ed è questo quello che rispecchia il solido approdo, il solito porto utopico metà meta e metà viaggio, meta già erosa e metà velenosa, radicale appiglio e radice di un ulteriore distopico viaggio.

Bruciante l’alba s’impoverisce e la luce si vomita (indomita) via rassegnata e muore ancora tiepida e tranquilla a Gunpoint's Hollow, fosse anche la luna pallida e perfetta, i grilli girovaghi mantengono alto il livello di conversazione e riflessi intrecciano viscide relazioni con (le) ombre occasionali ma la notte becera, (corre) lenta e sospesa ricopre e ogni cosa (forse) dorme mortalmente quieta e in una fossa (forse) riposa mentre ogni pantano ribolle di zanzare e tidischi e fango e strato organico decomposto. Gente (in overdose) cordiale a Gunpoint’s Hollow se dovessi chiedere tutti (ti) daranno una mano, la loro o una appena mozzata, se dovessi chiedere (ti) verranno incontro direttamente col carro perché (qui/lì) l’aiuto regna sovrano e lontano si sente e (solo quello) lontano si perde. Alzatosi il volume a soffocare i pensieri, gli accordi, i risentimenti, i rimpianti e altre fiamme più o meno senzienti accendevano in lontananza, dell’omini, l’ultima speranza. Cigolii avvisano, sono tacche evidenti, sono piccoli incisi scoperti ed esposti ai quali niente è dovuto mentre l'organica presente prosegue lungo il proprio giro. Indugiare su di una metrica semplice, indugiare per non volersi più svegliare, aspettare che sia forse quella (questa) la probabilità maggiore, indugiare mentre anche il più lungo sostegno si perde e anche l'ultima nota si spegne, aspettare e contare, aspettare e contare, aspettare i rimbalzi riflessi in risonanza, attenti, piccoli garbati movimenti di denti ma attenti sui denti, attenti coi denti, attenti ai movimenti suadenti. Per questo e per altro, sollecitando fluttuazioni, le dita sui tasti, (su) spazi sempre minori ora lenti ora rapidamente più lenti si incaponiscono continuando a suonare. La sensibilità permettente in pochi millimetri la cattura e la fisicità di ogni nota è come costruire con mattoni diversi e mescole astrali efficienti ma tra loro incompatibili e, pur alla fine, rendendosi conto di quanto volontariamente sostenuto intenzionalmente o meno, tutto si abbatte, tutto decade e tutto rimane a prendere i vermi. Non è forse questo il (rimpianto) risultato ottenuto... non è forse questo il modo di (spegnere) spendere il tempo in maniera costante ed appagante tentando di evitare le pressioni dilanianti, l'apporto dei componenti incompatibili alla fragile tenuta della mente e del pensiero?

Strana gente a Gunpoint’s Hollow, nel cuore della notte o del giorno è udibile nemmeno il fiato, ogni articolato resta distaccato pur riservato e se di cronaca si volesse disquisire nessuno decide (qui/lì) di venire ma tutti sono ivi nati e sarebbe inutile portare altro progresso perché o ivi si è nati o non lo si capirà mai né mai sarà lo stesso. Lo scandire del tempo è il rumore del vento, lo stormire degli alberi all’imbrunire e qualche civetta o tasso o mangosta e tutti a fottere nel bosco tra fronda e fronda. Giaceva… e il muro a sostegno, giaceva e lo sguardo obliquo diverso, giaceva come quella scintilla ancora brillante a bruciare i tessuti ospitanti inconsapevolmente, inesorabilmente. La notte (viva) incapace è priva di (basso) passo (e) si (e)stende ed ancora in perenne ritardo il (basso) treno delle proprie opzioni, il lascito delle proprie azioni e delle proprie speranze, il lasso e la lunga e triste storia delle buone e terribili idee, dei tasti accantonati, degli intenti smarriti e di una costante quanto inesorabile discesa, irrefrenabile, ineluttabile e impossibile a comprendersi a questo punto e capire se vi sia ancora l'idea valida e la giusta motivazione di ogni eventuale vicina o remota cosa, lungo percorrenze binarie ad attendere oltre, è la sola ultima risultante di un mero esercizio di stile... è pura accademia. Una nota, un quarto, (luna) l’una lunga e costante, vibrante quel tanto che accordi e che basti, una nota ed un quarto e da lì un'altra ancora in un lento giro di metrica semplice eppur potente che spezza ancora il silenzio ed affila i brandelli come i lamenti incurante della pioggia pesante (bada agli ottani), del vento e delle strade ormai deserte, strade direttamente ritorte anch'esse che portano al niente.

Feccia ribelle a Gunpoint’s Hollow, a volte si lotta a volte si muore, se muori di giorno la fossa è perfetta con così tanto spazio la funzione è diretta, se muori di notte allora resta paziente alle prime luci dell’alba verrai interrato e senza spendere niente. Non ci si scompone per quello che valga, si vive si muore non ha molta importanza, a volte si parla e questo ad onor del vero, a volte si scava ma senza darsi troppo pensiero. La cosa però che devi imparare è quella cosa che devi aspettare, sofferma lo sguardo ma senza indugiare, muoviti piano ma senza affondare perché a volte il terreno, da queste parti, cede a tal punto che sia facile restarvi, sabbie mobili o paludi melmose, strisce di felci o appariscenti fasce erbose. Puoi guardare infinito e sentire inferno e neve cadde e il tempo gelido smise di contare ed il cuore si espanse e compresse lo spazio e il verso ed il getto e la macchina fantastica si mise a sedere, un sibilo appena, un sibilo balena (inverno) e polvere della macchina inerte. Sole, ancora, precipita(no) e buio sbeffeggia e cammina, divora veloce puoi anche (morire) dormire, sogna se credi ma sogna in silenzio oppure dormi sino a che luce ritorni, la notte di brace dopo un po' passa e volontà resta o una mano o la testa.

INTERMISSION

Play some guitar, play it now, try low, single words, one after the other, they start to give shape to a song, it's a strange approach to make a new one, I told her to play while I was talking, on those notes, on that melody and words spilled out easily. I was well aware not to miss a single beat, I had something already in mind but I didn't want to make it on my own so I (told) asked her.

Il disagio non (mi) era mai stato estraneo, analizzando(lo) comprendevo vi fosse sempre stato, coesistente, silente partecipante eppure così… incidente. Solo restando vicino alle origini sarei riuscito forse a comprenderne meglio ogni sfaccettatura, ogni alito, ogni onda ricorsiva, ogni più semplice ed oscuro tono, ogni riflesso nascosto. Odiavo stare lì ma era quello stesso luogo casa, così alieno così disprezzato, ad esserne la fonte primaria, la linfa vitale. Capì nel tempo che solo approfondendo quelle basse nebbie criptiche, quei modi spesso incomprensibili e vivendo in quei singulti, in quelle stratificazioni antropologiche, sarei riuscito forse a trovare una strana quanto lieve traccia dalla quale incamminarmi e magari rendermi conto di ogni contaminazione.

Tentando di imparare, pensare cosa si possa provare nel momento in cui, pur avendo infinite questioni, sembra ci si perda alla ricerca di opportune quanto irraggiungibili conclusioni … e la cosa a sconcertarmi è che mi sia sentito sempre uguale, stanco di chiedermi perché o voler migliorare. Sia che si arrivi ad una svolta o un bivio o ci si trovi finalmente davanti un pozzo il cadervi rappresenta nessuna differenza e nessuna importanza ulteriore. Al di là del bivio o della svolta, davanti o dentro al pozzo si è già in caduta. Le cicale però le preferisco d'estate e qui se ne ascoltano innumerevoli, ci son pomeriggi nei quali non si ascolti atro che cicale e cicale e cicale e cicale ed è il resto del mondo che vi si adatti intorno e non viceversa.

Pretendendo arrogantemente di esser sempre compresi, senza doversi mai spiegare articolandosi in mille altri discorsi. Prima o poi spegnerò la scintilla che resta, l’ultimo artiglio di fumo graffierà l’olfatto e poi ancora con maggior vigore il senso del tatto. Perché Talila, dunque, perché… Talila, homini necesse est mori…
247def1f-fecc-4e43-9114-7198f50c129e
There’s some Town, you may or may not go there, there where all is blue (grey), you may think or think not to dare (tame), if it happens to you, just enjoy the view, there… where nothin’s clue. Molto tempo o molto poco, troppo d'intento occulte persistenze e strascichi suadenti e maledetti, troppo...
Post
07/09/2018 13:29:31
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

IMAGINAR(eal)Y HEROE(friend)S I

27 luglio 2018 ore 17:34 segnala
E questo era nel difetto, la natura di ogni sospetto, il cuore di una lampreda continuamente pulsante, accesa da un’idea bramante, file nascoste in apparenza di denti infiniti, rostri cattivi, macine croccanti e sc(h)ioccanti. Un solo problema, una sola soluzione, necessità di avere, possedere, cercare, trovare, adottare protezione, una barriera, distanza per poter mantenere, perpetuare, restare, convogliare sostanza, presenza, essenza e restare vivi, attivi, ancora presenti ed avvinghiati ad ancore inabissate, inamovibili, irraggiungibili.

Stretch it, how much could you stretch it over? Will it stand or will it fall? Normally it takes only what’s above and only above the below. Never argued that, never tried anything different, so it went so it goes so be it.

(S)he’s now standin’on (above) the floor. What about cousin Marv? Did he know? Lo hai sentito? Lo hai cercato? Troppo tempo quanto tempo solo tempo niente tempo abbastanza bastante per tutto il resto ma non per fare questo. I think I guess all I’m feeling I’ll put to rest, time to leave, time to forget, time maybe to effect.

Dritto da questa parte. Dritto no indietro. Dritto… procedi dritto! Dritto ma di parte, non vedi che (la rabbia) scende (cresce) ormai, non vedi che (cresce) resta ed intralcia, non vedi che (la rabbia) nega ogni più piccola avvisaglia. Ho paura che (la rabbia mi distrugga) tu non abbia a cuore il benessere altrui perché resti unavoidably irreciverable, so that hurts, you hurt and everybody around do this way. You’d think about and that before it’s too tardi per andare o fare o decidere, tardi per progredire e migliorare, tardi per lasciarsi indietro il peggio che sai essere e fare, è sempre too late no matter what you think you think you had already in mind. It seems you’re definitely and literally out of (il tuo) time. You got no sense of it, this what they said, like this you (act) should be and finally (once and for all) gone, be gone, gone, gone away. Oh sì… il cammino è sempre pieno di buche. A volte possono apparentemente riempirsi a volte aumentano e basta. E vuoi camminare… e camminiamo io amo camminare.

Dovrei fare altro, impegnarmi in altro maggiormente d’aiuto, utilmente diversificato, sostanzialmente dedicato. (S)he’s (in a puddle) on the floor. Look how you wrapped that thing… it seems you’ve done that a lot of times. L’acqua grondante intorno, il vapore ancora in sospensione rende l’ambiente saturo e la luce affronta inusuali fenomeni di rifrazione. La pelle ancora umida, il tatto alterato dalla passaggio repentino di temperatura. E vuoi parlare… e parliamo cazzo, io amo parlare.

Then she went knockin’ but nobody was at home (maybe) ‘cos nobody answered, she took a seat just outside into the dirt, she’d wait all time that would occur, no matter the rain, no matter the mud, no matter people at all… she knew sooner or later that door would open and then she’d be set finally free, finally free to roam and dispose, free to be the unexpected guest ev’ry time she wanted. But she would never take a negative answer, she would instead keep the pace so she would say conta uno, conta due. No canta. Conta (la rabbia) uno conta due. Canta! Conta! Conta (la mia rabbia) il tempo conta il budello, che conti se conti a contare che sia intrinsecamente dato se conti e se conti. Non era una domanda, basta la testa, basta la festa, basta che la festa non sia ancora iniziata ma (a) te la faranno aspetta e vedrai. Hai tempo? Tutto il tempo. Che tempo? Ho detto il tempo che dura la (rabbia) festa. Non (s)battere la testa non provarci nemmeno. Ho detto attesta non la (rabbia) testa. A testate contro il muro a vedere chi è più duro, chi resista e chi si annienti. She would be very patient, she learned how to be that way, she’d wait and then wait and then wait and then wait until (the rage) that door would open. Attestati attesta adesso aspetta che la (rabbia) porta sia libera e per di là si possa andare.

Suono in sospensione e l’aria cade giù bagnata e ricopre come un sudario di saliva che resta in posizione. Suono, a volte è sopportabile come il tono di parole che siano ormai inutile da proferire, come le intenzioni che non siano più di alcuna tendenza e valenza. There’s a puddle of (blood) water on the floor. I can’t trust cousin Marv anymore, I would but I can’t anymore, I should, but I can’t anymore. Un tempo forse, una volta forse, un altro elemento spaiato forse, quantunque forse, per nulla forse, adesso io forse. Adesso ero io, adesso e mai per ogni cosa inutile che serva, per ogni altra impossibile meta e per ogni altro ridondante sentiero attraverso cui mi perda. Sonno obliquo per nulla ristoratore, il dolore è sempre costante, vallo a dire tu a quelle cazzo di vertebre che in un modo o nell’altro a volte su quel dannato letto ci si debba stare anche se mai più di due ore ed infatti alle tre mentre la pioggia, santa pioggia, annegava le speranze di ogni pensiero estivo, la mia sveglia costante intraossea si dava fare ribaltandomi, tirandomi giù senza alcuna possibilità di trattare, hai dormito troppo cicciobomba che cazzo, vuoi sfondare il muro, la testa ed ora anche il materasso? Non è mai stata intenzione mia quella di occupare l’intera notte con un viaggio oniricamente soddisfacente anzi… la notte è quella che è, solo un giorno diversamente riflettente.

It's been five since we met, through storms and sunshine but here we are... and still remain, cyclical and persevering like the tide... you’d save those, you really should. Sarebbe sufficiente che tu lo capissi, sei ancora di essa preda e lei (vince) cresce e ti deteriora (mangia) e poi ti consuma ed in essa con essa ti perdi. Should I? Yes, you should. I would… nope, you should I said. Maybe I would. Damn you when I say you should you have to listen. È stato interessante no fuorviante no deprimente no magari… è stato quello che dovesse essere senza che vi si potesse aggiungere altro. Prendi le chiavi… prendile, prendile! Attento a non sbattere la (testa) porta (contro il muro), è solo un fiume di (parole) carta, non c’è da preoccuparsi, l’acqua non può (pungerti) bagnarti ma (ti punge) se lo calpesti (ti punge) non ti lascia più. Still with the drooling, still with the catch, you sure this is the right place to be with this pace.

There’s a puddle of (blood) water on the floor and (s)he’s drowning. I heard cousin Marv’s not feeling well. So much time, so much time no time no see, what’s happening to you? Marv’s not here but you may relate to me I hear Marv’s ill, things do happen, cose cattive a brutte persone brute cose buone a persone cattive e cose cattive e buone a persone buone e non cambia ma così va.

I said wait non devi innescarla ma se la fai entrare ti strapperà una sberla e poi un’altra e poi un’altra ed un’altra ancora, aspetta e (le budella) dimora, aspetta ora (ti strappa via le budella) dopo ora e poi aspetta ancora. You let her in now you’re unpredictable and out of your mind. She’d control your acts and your words, this stuff normally you won’t mind it’s just il resto che conta, che tocca, che sposta, che avvilisce e ti ripiega, ti comprime in una scatola già piena. Bussa uno bussa due attento alla testa se attesti anche il resto inizia (la rabbia) la festa. I’d need some help, it’s closing, it’s over, it’s closing and then (starts the rage) I’m done. Tocca e rintocca, tintinna lieve, trema ogni volta che l’eco ritorna. V’eran sempre crava e crovo, la prima completamente refrattaria a ciò che le accadesse intorno e l’altro… alquanto curioso, cercava, beccava appena persa la notte ed iniziato il nuovo giorno.

Getting higher almost in time, inside-out the world of mourning, ready’s been ready to shout. I drowned, I’m done right now ed ogni speranza si addensa plumbea come rugiada malata. Puoi osare più vicino, ti resta la notte ignora il mattino ma il dolore che provi non sempre è reale è solo una percezione a farti collassare. You tell them all you made. Nope. You tell them what’s all about. Nope. Why won’t you tell’em? I’m having a ball here can’t you see? Don’t you think it’d be a shame to stop now? What are you talking about? I said I’m having a fucking ball! So now you keep those others in line on the quadrille and see who’s steppin’ right and who’s failin’ out that grass… Something like that yesssss. La mente è convinta ed il corpo la segue. I have to say, you splutter pal. I don’t. Yes you’re splutterin’ again. I’m not spitting! Splutter not spit damn. I’m not spitting! Maybe it’s your splutterin’ heart right now, feel the fever… it rises just above the ground. What are you talkin’ about? I’m not andato fuori, non ho lasciato lì (il) sole a marcire, vedessi che spazi, vedessi che massi, vedessi che (cazzi) arsura and nothing like that compares.

Dormo male da due settimane, no... non dormo affatto, il dolore è costante ed è l’unica cosa positiva, l’unica realtà accettabilmente scadente è che la soglia di sopportazione si innalzi esponenzialmente e questo comporta una sola cosa ancora, una sola via che non è una scorciatoia. Sto perdendo il mio pensiero, mi ritrovo sempre a fare cose dimenticate, non ho un buon rapporto con le emozioni, non ho più pazienza e non ho voglia di trovare una soluzione, non più non adesso non per il momento dell’intero millennio. Still waiting for a decent drink, it seems in this country it’s virtually impossible to get a cool drink without any complications, avrei voluto avere più tempo, averne, averne di dubbi e di azioni ma I wanted just something to drink and of course the whole bottle (well, maybe two), let’s say it was part of my a project getting drunk (or at least to try getting drunk) on the same table our conversation ended some months ago. La conversazione alquanto monotona, solo il cristallo in schegge copiose, solo il verso che uniforme lo lascia colare questo sentore liquido, this way to fall deeper and deeper fino a che più non puoi andare perché (s)batti e ti fermi e non resta null’altro da fare.

Over two weeks and bad attitudes are closin'in, so this is the way life goes and tide turns approachin' the pit on the brightest dark side of my soul... Skin deep letting ev'ryone far and gone... Back hurts but pain it's just a word no matter about how deep I get in the holes. Forse chiudendo gli occhi smetterò di ascoltare, forse fermando il cuore smetterò di sentire, forse infischiandomene il rimorso potrà affondare un po’ più rapidamente anche senza per questo sparire.

Posso continuare a raccontarmi di raccogliere i pezzi, posso continuare e tentare di metterli in fila, in bella mostra, magari con un po’ più di zelo a metterne un paio assieme potrei anche ma la pazienza è come la mia indifferenza, scade piano senza orgoglio, si adagia e lì si addensa e non v’è motivo alcuno per cui innescarla ancora, averla. La notte è più lunga, cazzo sembra un mese intero e se anche alla fine l’alba dovesse no presentarsi, non sarebbe nulla di inatteso e allora continua notte continua per un anno intero e poi un altro ancora e un altro ancora ed ancora ed ancora ed ancora non ho fretta non ho testa non ho da fare e non ho da ricordare. Cellule interconnesse si adeguano a molecole molto meno adattive, poco importa che le une diventino succube delle altre, poco importa che il tempo sia così infinitesimamente importante, poco importa e poco altro ancora. Del dolore posso farmene una ragione, della sua sopportazione ho già elementi coadiuvanti, del mio futuro non importa.

Arresto il moto, attesto il modo, verifico il punteggio e quando mi accorgo di essere rimasto in difetto mi adopero per poter recuperare l’eventuale tempo perso. È sempre nuovo e sempre nuovo corso… d’uopo davvero… ustioni 31 volontà zero.
2b51a89b-5eff-4bed-96fc-b95fefc443d4
E questo era nel difetto, la natura di ogni sospetto, il cuore di una lampreda continuamente pulsante, accesa da un’idea bramante, file nascoste in apparenza di denti infiniti, rostri cattivi, macine croccanti e sc(h)ioccanti. Un solo problema, una sola soluzione, necessità di avere, possedere,...
Post
27/07/2018 17:34:53
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment