Pseudòmenos I

13 aprile 2017 ore 17:56 segnala
Sento, (risuona) fermo, intenso (rimbomba), raffermo, bagnata (dai vermi) la pioggia (gronda), la ascolto… un chiacchiericcio (tormento)… sembra una cicala invernale (un lamento) che canta e più canta e più il tempo deve andare a (stento) male, sento, bagnato, raffermo, putrido il tempo canta anche lui la sua nenia (tormento), canta e canta e canta (lamento) e il canto cresce come una pianta che marcia sprofonda nell’infido e ammorba fronda dopo fronda, persistendo indefinitamente al silenzio. Cosa vorrei?

Da ragazzo… no macché… avevo tre anni… ho iniziato a leggere davvero presto e di conseguenza a scrivere e, non avevo ancora idea di come le parole si potessero usare, in che modo e cosa con esse dire e fare, nonostante questo già spesso mi chiedevo cosa provassero coloro che scrivendo, riuscissero a trasmettere i propri pensieri. Con il tempo questa domanda si ripeteva ossessivamente sino a che la risposta è arrivata; solo facendo la stessa cosa puoi comprenderlo ma con una differenza di fondo… non importa la destinazione dei tuoi pensieri, non importa nemmeno che qualcuno stia lì a leggerli o come tu li metta su carta fissandoli, scrivendoli di tuo pugno o affidandoli a qualunque altra protesi. Per una decina di anni usai una Olivetti Lettera 22, la usava (era di) mio nonno quando scriveva le bozze degli articoli per il giornale. Mi ricordo che nel suo studio aveva un piano sottile in legno ma abbastanza resistente che estraeva dalla scrivania e su questo poggiava la sua macchina Olivetti Lettera 22, color verde militare, io la chiamavo “la macina”, perché scriveva molto velocemente.

Don’t you think we should talk at this point? I mean it’s not like we are perfect strangers, we know each other better, I think… somehow… we managed to know each other in some kind of way and it’s only natural we talk at some point. And what would you really talk about? Hmm…. You should know, I think you know what I want to talk about. Oh, you mean these… all these… Yes I mean those. Believe me or not I don’t know how to explain these to you ‘cos sometimes I can’t truly explain them to myself but it’s part of me and I know… I should have talk to you about earlier but… you made me think to so many good different things since I met you, I really forgot. Did you really forget to explain those to me because of me? Yes. Not. I mean, you are what focuses myself and if I ever had the real intention to talk about these to you, it slipped off my mind with no real intention, it just happened. Did you prepare these kind of answers anytime some girl you fuck ask about those? Nope. You’re not the girl I just fuck. How so? Well, technically we fuck but you’re not the girl I stay with only to fuck. Continue. Fact is, and try not to take my words literally, you made me focus on us and not me, so what’s bad in me on me went down the drain in the exact moment you made this possible. I do believe part of your story. That’s not a fucking story… it’s the way things are. Allright now… assuming this, now you’re focused, so now, you can tell me about those since we got time to kill and since you stay with me not just to fuck.

Quando avvertivo quel rumore, non importava dove mi trovassi, in un’altra stanza, anche in strada sotto casa rientravo e, senza far troppo rumore, sgattaiolavo nel suo studio nascondendomi sotto la scrivania ed ascoltavo le sue dita sui tasti ed i martelletti battere lettere dal nastro inchiostrato bicolore sulla carta, lo squillo del carrello ogni volta che le colonne si esaurissero ed il rumore della ricarica per iniziare un altro rigo. A volte trascorrevo delle ore ascoltando quel rumore o meglio era come perdere il senso del tempo. Finita la bozza, riordinava i fogli, erano sottili quasi trasparenti tanto che l’inchiostro sembrava potesse trapassarli da parte a parte, ridava una lettura veloce ma attenta e nel caso apportava qualche correzione e poi, la cosa che davvero mi affascinava era la dettatura dell’articolo appena scritto. Chiamava il giornale, si presentava e poi chiedeva “cronaca” oppure “nera” oppure “sport” e dall’altra parte dirigevano la chiamata allo stenografo e lui iniziava a leggere con una cadenza regolare e costante indicando ogni tipo di punteggiatura e così dettava l’articolo. Terminata questa fase si accertava che lo stenografo avesse trascritto tutto e quindi in quel momento per me la magia terminava. Non avevo ben chiaro il significato del termine “nera” e non sapevo cosa fosse uno stenografo, immaginavo che nera fosse qualcosa che avesse a che fare con il buio, magari per un giornale che uscisse solo di notte e che lo stenografo fosse un grande macchinario sferragliante che ricevendo la dettatura poi trascrivesse direttamente l’articolo incolonnato pronto per essere appiccicato sul giornale. Erano molte le cose che non riuscivo a capire ma forse proprio per questo tutto ciò mi affascinava.

Do you really want to talk about these? Yes I want and I need to talk ‘bout those, don’t you feel the same way? If you want to talk about we’ll talk… what do you want to know? What? I said… I know what you just said, I’m not stupid… I want to know why… and when and where and… just tell me will you? My fault sorry, of course you wonna know… You’re still not answerin’ me. I need some time to answer, as you see I’m not prepared with written answers. I’m still waiiiiiiiting. Right. It started ten not yes ten year ago, sitting on a bench, listenin’ to somebody’s crying. I’m not able to cry, not in the way you may figure it out. Everything… most of’em I keep inside, I show normally 1% outside about how I feel and the 99% I hide it’s the real me. So I fake my state, my so called emotions outside, I fake everything, I look happy or just right for the right occasion but it’s just a mask, a way to be and make others believe exactly you are the way you seem to be. Do you fake with me? Nope… never? Nope… listen the more I try to explain the more you’ll start and see me differently. I don’t care go on…. Fine. It was at my dad’s passing. I was just sitting there and it was that same evening, I heard lots of people, talking, comforting me… well they tried… so many… so many times and I was just as usual, truly calm but unable to understand that emotionality. I couldn’t be that way, I’m still not that way.

Ho tenuto l’Olivetti Lettera 22 con me e l’ho usata sino a consumarla, adesso che è un blocco rigido con nessuna parte movibile la osservo, il verde militare è un po’ sbiadito e se la annuso avverto ancora il sedimento dell’inchiostro ormai misto a polvere che con il tempo ha contribuito a immobilizzarla. Il ferro è sempre lucido, freddo al tatto ma sviluppa ricordi caldi che in un attimo mi riportano sotto quella scrivania ad ascoltare la dettatura degli articoli, ad immaginare lo stenografo meccanico, ad ascoltare quelle parole senza davvero comprenderne il senso e pensare al giornale che esce solo di notte perché gli articoli in esso contenuti sono solo di “nera”. Dunque è scrivere e ciò che ricavo da questo, tutto questo è una via di fuga, a volte piccola invero, sin troppo piccola per essere notata ed altre volte davvero ampia e bastevole. Ci sono momenti quindi, nei quali l’azione è sufficiente anche a scaricarmi i mattoni, anche a farmi restare consapevolmente avulso ma in qualche modo compatibile con tutto il resto. Questa forma di compatibilità è ormai talmente efficace da non aver alcun problema all’apparenza, in apparenza, perché il massimo del coinvolgimento che mi permetto è appunto apparente, superficiale, sufficiente al resto, inevitabilmente sufficiente al resto ma inutile per me. Altri momenti invece scrivere non serve assolutamente a nulla, il solo flusso dei pensieri è sufficiente a corrompermi a farmi perseverare in un circolo vizioso, non serve affatto a rendermi libero ma mi inchioda e mi trattiene e quando accade io devo trovare altre via di fuga e spesso ciò che accade è che io contragga questa sorta di infezione, in fondo anche scrivere lo è, e però sviluppo una dipendenza parallela alla quale è davvero difficile resistere. Un tempo pensavo fosse solo questione di volontà e forse è anche questione di volontà ma adesso capisco che la volontà è solo una parola. E mai come adesso non significa assolutamente un cazzo. Perché ogni cosa accade indipendentemente dalla scelta che tu possa credere di effettuare, ogni cosa, e sì… tu fai una scelta e sei convinto ma in fondo la scelta non esiste perché non è mai stata disponibile.

So what happened then? Two days after I buried my dad. I didn’t immediately understand but my life stopped that day, suddenly, well after a couple of days after she heard, a great friend of mine, a girl, a woman I truly don’t deserve to have as friend, called me to bring me away from there, yes I leaved for a while, it didn’t mean to go away but I did. That didn’t make me heal nor I stood worst, I was just numb… deaf at heart in a way and during that period I saw other places very far from my usually home, my mind started to ramble in a different way and this is the one thing I truly brought back. Thinking to inevitable things don’t make you inevitability-proof, it’s just a way to stay here, and I mean here present facing you telling you what you want to know. It’s my way to stay here present and not being nothing. It’s a way to go on to feel and keep on going. I can’t assure you I will not fail you again but I’m doing right, now. I see. What are you thinking? I think… weeeeeee should… we should… What? We should what? I think, we need to fuck…

“Vieni a giocare con noi? Vieni a giocare con noi? Per sempre? Per sempre… e sempre … e sempre.. e sempre… e sempre…”

Le ho portato un piccolo pensiero… oggi che il tempo sia quello delle persone normali e non quello al rovescio che io ammiro riverso e riflesso in fondo ad ogni specchio. Sono qui per dirle che oggi sia la mia ultima volta qui… non è colpa sua, ma se deve ricercare una qualsivoglia colpa, posso accollarmela senza problemi. Direi che sia colpa mia e lei aveva ragione o meglio è nel giusto, se qui l'autorità costituita non bada a spese, la filodiffusione spara a tutto fragore, ogni ora della notte ricorda e scandisce il tempo che ci/si avvinghia come un crotalo di fango, scandisce come un pendolo, lampi di lucida incoerenza alterati a momenti di puro limbo. Restare nell'angolo non sembrava una idea così terribile, la pioggia restava fuori, la vena si apriva in modo sempre più convincente e il mio equilibrio elettrolitico (che lasciava e lascia molto a desiderare) si ambientava. Lei era nel giusto. Ma risuona già… e sta per arrivare un gran bel temporale. L’agglomerato chimico non è un mezzo, il composto toroidale è solo il tramite, il fermentato non è il mezzo, la sbobba è una chiave. È vero, a volte la possibilità di modificare la propria rotta è tanto inaspettata quanto sfuggente e regolarsi in tempo dipende soprattutto da una sensazione e mai da un’idea, e più essa risulta convincente più essa abbaglia e trascina non è vero? Ma con non senza rammarico devo dirle anche che in queste settimane però… la volontà è il mio pensiero: ustioni 32 volontà zero.
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Sento, (risuona) fermo, intenso (rimbomba), raffermo, bagnata (dai vermi) la pioggia (gronda), la ascolto… un chiacchiericcio (tormento)… sembra una cicala invernale (un lamento) che canta e più canta e più il tempo deve andare a (stento) male, sento, bagnato, raffermo, putrido il tempo canta anche...
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William J. The Shiner - V

31 marzo 2017 ore 17:14 segnala


Grandi, piccole, diverse, strane, protundenti, aggreganti pretendenti infine attente… sono corde sono mani, l'orizzonte oscilla, perdo il piano, perde il nesso, ossessione dell'ossesso, piccole corde, piccoli piani e piccoli gesti, luce, buio, luce, finalmente l'orizzonte (ottico) è strada da (non) percorrere, da esplorare (dimenticare, incenerire, slabbrare) come lo spazio che non ha confini e non ha pretese di autolimitarsi, finalmente contatto, finalmente suono, finalmente coscienza allora sono, allora esisto (invano) in uno spazio (invero), in un tempo (che sia) per tutto (assurdo, improbabile, fantascientifico) il tempo che non riesco ancora a contare ma che adesso comprendo ed osservo ancora ossessivamente e l'orizzonte non è solo bianco, vedo altro…

Soprattutto ascolta, disse, non sentire nulla ma ascolta, ascolto, percepisco, interpreto e lei portò niente ma una stringa ed una conchiglia e poi (la) si ruppe e la conchiglia sembrò un'ascia, lei che portò, affermativo, lei che portò? Interrogativo, lei che ha l'ascia, lei che l'ascia la lascia assieme a spazi vuoti, spazi neri, spazi bianchi di ieri, spazi ancora senza contorni, senza vincoli e senza costanti, spazi comunque conformi a niente di usuale per questo informi, sono echi nell'anima persi nella penombra tra le veneziane, tra ciò che filtra e ciò che rimane, lascia che lasci come e quando e aspetta… tanto…

E' tornata… come non lo sapevi? Che cazzo vuol dire non lo sapevi? Non lo sapevi o non potevi saperlo? Non potevi o non ne avevi idea? Non riuscivi ad immaginartelo che prima o poi sarebbe ritornata? Eccole… Chiavi, quante… chiavi un mazzo, chiavi appese, chiavi innumerevoli, chiavi sotto il portalampada, chiavi del cazzo, chiavi spesso, anche di più, chiavi necessitanti serratura particolare, serratura da/di porta non sempre immediata, porta ambigua, porta serrata come una fica sbarrata eppure… palmi scorrono lungo la vetrata, urtano sempre quelle cazzo di veneziane logore ma che ci sto a fare, che ci sto a fare! A spingere questa dannata porta quando in bella vista sulla stessa (questa e non quella) fottuta porta appare la scritta TIRARE!!! Space, open up, space, looking down, space around and round, round, round about and over again, space, this is what I see when dal deserto grigio mi sposto a quello giallo e dal freddo passo inesorabilmente al molto caldo. Sarà stato…

L'attimo in cui l'ho (ri)vista, ho perso la vista, la strana pista, la noti, lo noti che (Non) ha bagagli, come al solito, (non) ha niente di suo (come al solito), non ha niente tranne quello che le dai, tranne quello che (le dai) di tuo si prende. Ferma semovente, ferma (credi?) seduta (affabilmente), le camere sono attigue, piccole, si misurano in pochi passi, si (disperdono) ritrovano sulla stessa (landa) strada grigia, adesso che nothing left to imagination, nothing left to desperation, things are the way they are and not the way you'd like'em to be. Ferma! Seduta (ma smettila! Non ci sta sedutaaaaa) …magari si ferma, lei (IO cazzo IOOOOOO) ha (ho) preso, preso le chiavi… attendi, preso nell'attesa, (cosa) accade e (chi) seduce, posso pensare che sia una diversa (seduta? Veduta? Arguta?) percezione, una diversa comunione (sensibilizzazione?) di intenti (i miei tormenti), una sottile quanto subdola differenza di chilogrammi massa per centimetro quadrato in uso, un rapporto pensato male ed applicato in modo peggiore… Ma il vento, che vento, ma il vento, quel vento, ma il vento che oggi scuote ogni cosa non ha tempo da perdere, è il risultato del treno che non abbia fatto in tempo a prendere… e allora spazza ogni cosa, dimentica il resto, il diverso e quello che (non) avanza perché è ciò che stia accadendo mentre…

Les feuilles mortes, never stop falling, never stop at all… the silent rain of dead. I'm listening to the falling rain... water flows from roofs, falls heavily along the walls and then crashes on lands, splashing, yet curling, yet spinning, splashing again and again and again and again waves on little waves on big waves in the wind (sempre lo stesso) and into the night where nobody really knows, when everybody can't really listen, when time it's now… e fa come un giro around those towns, down, there's only water, down, melting together to land, and roads disappear and all gets dim, io mi adombro. I'm listening to the falling rain (la triste pioggia delle foglie morte) and there's no other (but her) place I'd like to be but this, no other (but HER) one but this. Not so far from here… but…

In ogni caso resta vicino, resta in qualche modo persistente come un verbo intransitivo, come un virus (rapporto) palliativo, come una rara (simbiosi) malattia mortale ma (dirompente) silente, come un buco nero che aspira il (mio) tempo, le (mie) speranze… comunque resta vicina, opprimente (persistente), quasi si trovasse close… close to the tube station there's a big area when they're building something new, a new skyscraper I guess, right now there's only this big, wide, muddy emptiness. It's like a brown stain in the infinite grey of this every day (land) city. I guess it could (it will) be tall considering the base and those big foundations. I'm eating chocolate ice-cream, I know it's not the proper time but there's a bar not so far from here as well, I called and they delivered even at this late hour of night all the ice-cream I truly needed, I don't know what they put inside, probably everything but chocolate ma la sai una cosa? It's very, very good, è dannatamente buono (non come lei) e ci si potrebbe assuefare con facilità. I started…

Come ogni volta, senza la benché minima voglia, perché vai avanti, affermativo, perché vai avanti? Interrogativo. Il divano è un ocra ingiallito dal tempo, il parquet più liscio di una pista da ballo, ci sono ancora tutti I suoi (tuoi) vinili, ci sono ancora, ordinate in modo casuale, le preferenze e con quelle maggiormente preferite subito ai lati del tavolino giù a terra, giù nella polvere… scelgo Progression of Power, grande album, grande pezzo di apertura, la piastra non risente di tutti questi anni, i giri si mantengono costanti, ascolto tutto il tempo in piedi ed osservo il disco, il suono è pulito, i solchi sono perfetti e forse questo non era uno dei preferiti ma non importa, mentre ascolto la luce cala, accendo la lampada che diffonde subito arancio e cobalto in questo angolo. Questo sembra il tempo de…

Le filles mortes, la fine di una intera generazione di pensieri e di intenti e di piccole albe abbaglianti, singoli diamanti destrutturati in pulviscolo stellare, auree aure, bagliori boreali, nascono per rendere il resto, per rendere l'insieme, renderlo degno di nota, armonicamente consono, cromaticamente diversificato, uno staccato non ricorsivo, un prolungamento dell'azione nemmeno ponderata sino a non molto tempo orsono, immaginata può darsi, conosciuta senza dubbio ma ponderata mai sino in fondo ed è per questo che adesso tutto mi suona familiare, particolare or simply clever in a way, a different way you couldn't imagine at all and no matter what, no matter (what) the (you) show, I'm wasting time and leather and sweat and blood and I hold on, I'm still holding on, got to have will, but will is anche il mio pensiero e arriva presto o tardi, arriva come il treno che posso ricordare, quel che posso decodificare, quello che non esiste più invece perché è quello che stia cercando, è quello di cui abbia davvero bisogno e intanto spendo senza rimorso alcuno queste falde di tempo astruso. Quando…

Once I ought to be smart, once, just checked the not so distant library room, I saw Fundamentals of Applied Electromagnetics, Under Bioethical Structures, Life and Pain, Mourning in Silence, What you vuoi sapere e perché non chiedi, ogni volume più gonfio del normale segno di una rispettabile curiosità, ogni volume senza un posto preciso segno di una certa assiduità alla lettura, una volta mi sarei fermato un anno in quella piccola stamberga, giusto per non perdermi ogni singola riga ed ogni singola parola ma oggi sono solo un passeggero stanco, non ho voglia di (stare seduto, seduta, FERMA!) soffermarmi, non ho (hai) voglia di (stare fermaaaaaaaa) stazionare oltremodo, non ho voglia di fare (ogni cosa come si convenga) alcunché e nella luce arancio cobalto che filtra (come aria malarica ogni volta) dalla porta mi accendo un piccolo piacere temporaneo e ogni boccata di fumo interagisce con quella luce e adesso sì che attendo pur non avendone alcuna intenzione, sfioro i libri, le pagine, cerco al tatto la stampa delle singole parole, scivolo lungo il tavolo apro un cassetto, raccolgo una piccola nota… alle ventuno. Alle ventuno, forse è il ventuno o dal ventuno o solo alle ventuno, il sudore è denso come moccio nonostante la sera incomba ancora una volta, la grafia è consunta, si legge a tratti e (lei gongola) sentirò caldo io o è questo grande palazzo quasi come una grande, immensa, tetrallegra, caldo-umida tomba, solo una grande…

Varietà di movimenti, seduta, no… ferma (seduta), no guarda in giro, scruta fuori tra le veneziane, si muove (sedutaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!) ed il (suo) ritmo cicla e (mi) performa, diversa densità, (risuona) collisioni accidentali, (it tolls) la volontà affonda, volontà è il mio pensiero, affonda (pensiero) affonda, ha cambiato il motivo ha (deciso) cambiato senza motivo, ha (cambiato il motivo!) lasciato il suo lato esposto, ha (cambiato) aspettato ogni altra determinazione. Perdo (mi fa perdere) ogni altra sensazione, ha la musica che le avanza alla musica persistente nella stanza, che cosa ha cambiato in fondo, lì, nel recesso maggiore, alla base del vuoto, when she said, puedes hacerlo… puoi farlo una volta, puoi farlo un'altra ancora, puoi (ri)farlo ancora e ancora…

"Malaguena salerosa, Besar tus labios quisiera, Besar tus labios quisiera. Malaguena salerosa, Y decirte nina hermosa, Que eres linda y hechicera, Que eres linda y hechicera, Como el candor de una rosa."

Altro microsolco, questo segna settantotto, l'ora galoppa, bruciato il tempo come il tabacco, niente che non sia recuperabile o almeno non ancora, (it tolls) non ancora, (it tolls) non ancora, perché osservando quell'intero è come illudersi di farne parte, è come sentirsene dentro, essere uno con l'intero senza davvero poterne fare parte… if you have to choose (not the goose), you have to choose (again, not the goose), try not to mix up, it could cool up your (my) inner hell and burst up into the taste. No way you'd get an hold on this no way. Things start to finally end (she argued) I'm all there, (it tolls) I'm not here so (it tolls again) it's vuoto. So it's the chocolate taste damn. Poliedricamente singolare (risuona) l'uso della distrazione, (risuona) una accelerazione di massa per tempo, una diversione, (risuona) per una (infezione) decisione effettiva… significava certamente e comunque solo una cosa, that meant to be ready, ready to anything, being ready at all but surely meant to be ready to burn and my will it's also my worst thought, volontà è il mio… volontà è (anche) il mio… volontà è anche (soprattutto) il mio peggior pensiero: ustioni ventuno volontà zero.
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Grandi, piccole, diverse, strane, protundenti, aggreganti pretendenti infine attente… sono corde sono mani, l'orizzonte oscilla, perdo il piano, perde il nesso, ossessione dell'ossesso, piccole corde, piccoli piani e piccoli gesti, luce, buio, luce, finalmente l'orizzonte (ottico) è strada da (non)...
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William J. The Shiner - IV

23 marzo 2017 ore 11:22 segnala
È questo periodo, ritorna ciclicamente, ritorna e mi sfonda, al diavolo i buoni propositi, al diavolo le azioni misurate, al diavolo l’intero universo J, tutto questo è solo un intricato susseguirsi di eventi, concatenati o meno, lineari o meno ma il loro schema sinusoidale fa sì che la mia traccia di adattamento risulti esattamente inversa, risulti appunto inverosimilmente inadeguata. Avresti dovuto sostituire quelle veneziane del cazzo, avresti dovuto dirmi delle cose, soprattutto io avrei dovuto dirtele per sentirmele dire e non perché sia un comportamento logico e razionale ma solo perché sarebbe stata la cosa giusta da fare… non quella più semplice, non quella più ovvia. Volontà… nessuna, volontà a tratti ma volontà… nessuna. La volontà è nel mio pensiero.

Devi scusarmi… ieri, ieri l’altro, l’altro ieri e ieri l’altro stavo proprio male, un malessere che non lascia molto all’inventiva, alla razionalizzazione ed alla coerenza. Ci sono momenti brutti e momenti peggiori, ci sono… ci saranno, esistono ancor prima che ci se ne accorga, esistono indipendentemente dal fatto che la mia propensione ai miscugli reagenti sia congrua o adeguata, in eccesso o del tutto insufficiente. Devi scusarmi se abbia perso il controllo in modo così palese, certo… il controllo lo perdo spesso e volentieri ma solo perché per molto tempo in qualche modo abbia tentato di venirvi a patti, di restare in medio, di non eccedere di non strafare. Bello il risultato, ne saresti proprio fiero, che bella cosa… me ne sarei dovuto accorgere prima e le cose delle quali mi sarei dovuto accorgere sono innumerevoli, molte adesso non hanno più senso perché non si può essere incinta solo un po’, non si può amare ed odiare allo stesso tempo, o si odia o si ama, odio e amore consumano entrambi, entrambi distillano il peggio ed il meglio di/da noi stessi, sono talmente ed altamente pericolosi che la minima interazione errata li faccia esplodere. Sarebbe come gestire del magnesio in combustione con dell’acqua. La cosa saggia sarebbe lasciare che la combustione si esaurisca consumandosi da sola. E la cosa giusta non è la più ovvia, e la cosa ovvia non è la cosa più giusta da fare.

Era ormai tardi, l’annunciante, vestito di tutto punto con un doppio petto gessato sul verde e un risvolto da sette centimetri da fare invidia pure a J.S., con quel poco dei capelli restanti lucidi e viscidi al punto giusto, avvertì che la session si sarebbe conclusa con un solo ed unico ed ultimo pezzo, aveva altresì invitato coloro i quali non avessero avuto gradimento per codesta singolare scelta ed avessero avuto intenzione, al contempo, di contestare per tutto il tempo restante, a lasciare la sala. Qualcuno andò via indignato, questo era lapalissiano, borbottando a bassa voce, sguardi torvi ma invisibili non mancarono ma per lo più o per lo meno… quasi tutti restarono al proprio posto, ordinatamente composti ad attendere l’esecuzione di quell’unico brano, tutti attenti e dritti come se dallo sgabello di ognuno fosse uscito un palo che li avesse in qualche modo occupati saldamente allo stesso. Le luci inesorabilmente sfumarono in una nebbia azzurra, il brusio appena accennato durante il suddetto annuncio scemò in un silenzio surreale, era possibile avvertire le sue labbra baciare e far vibrare l’ancia. In questo cosmo azzurro una meteora bianca si accese piano piano e quando divenne abbastanza regolare ecco che il solista si alzò un’ultima volta.

Io faccio un viaggio, tu fai un viaggio, prendi il necessario, prendi il superfluo, prendi quello che cazzo ti pare, decidi in base alla sua durata, decidi in base alla tua meta, sia essa improvvisata o predefinita da tempo, decidi in base alle tue opzioni attuali ed eventualmente… in base a quelle future, decidi se ne hai fegato e palle, decidi se solo devi farlo per disperazione, decidi o non decidere nulla di tutto questo e allora fottiti e parti, parti e basta. Il viaggio, qualunque esso sia, è un’azione e ad ogni azione segue una reazione opposta e contraria, il tuo decidere o non decidere decreta comunque la tua azione, ad essa come già enunciatoti seguirà il resto. Se fosse anche il resto, ciò che con te porterai, abbi almeno cura di non lasciare nulla in sospeso, niente è più irritante di qualcosa di incompiuto, di non portato a termine non perché sia necessario farlo… diciamo semplicemente che sia d’uopo ed io ho scarsa considerazione di chi lasci le cose appunto incompiute, sarebbe meglio non iniziarle affatto.

Un’altra notte a zero, nel senso che la mia volontà latita e come ripetutomi e ripetutoti, la volontà è nel mio pensiero. Sono le mie convinzioni, gli schemi precostruiti, la faccia giusta per ogni occasione, la maschera giusta per ogni situazione. Sto seguendo un consiglio. Non ci sto provando, l’ho messo in pratica ma è un’arma a doppio taglio perché accetto oneri ed onori, subisco oneri ed onori, mi ritrovo indietro di un tempo praticamente del tutto scordato, mi ritrovo a sentire ed agire come avessi preteso di non essere più. Un consiglio non può far male, chi lo accenna è per lo più in buona fede, dico per lo più perché mi piace pensare che sia maggiore la percentuale della buona fede e di molto rispetto all’altra semmai… è chi lo riceve, chi lo mette in pratica a far(si) danno o grandi cose. Io non sono nato costruttore, non nel senso letterale del termine ma per molti aspetti io costruisco costantemente, infischiandomene altamente della cosa opportuna e dei vincoli strutturali e qui non intendo affatto una cosa giusta o errata, è solo quello che accetto di fare, è solo il treno che preferisca prendere senza avere cognizione della meta. Inizio a costruire un pezzo alternativo di realtà che mi renda, per il tempo che duri, tutto meno difficile o forse solo diverso, accettabile, vivo.

L’ultimo viaggio che mi abbia costretto a fare non è stato dei migliori, la conversazione è stata per lo più monotematica, soprattutto, è stata una conversazione incredibilmente monotona perché non hai risposto nessuna volta, non hai nemmeno accennato un risposta ed io lo capisco perché era il tuo viaggio e non il mio, io ero con te ma semplicemente per logistica, non opportunità, ero lì perché ci dovessi essere e pur non volendo rivivere quella esperienza sarei stato costretto a (ri)farlo ugualmente perché era il tuo viaggio. L’aria era afosa, irritante, già da allora la privazione di sonno era impressionante e non mi ci ero del tutto abituato. Il viaggio, il tuo viaggio, è durato quello che dovesse durare, niente di più niente di meno e se sia stato fatto correttamente non potrei nemmeno azzardarlo perché per viaggi di codesto tipo non vi sono misure, non vi sono possibilità, si fa e basta.

È vero, (non) abbiamo parlato di moltissime cose, pseudòmenos, troppe forse, abbiamo appena spolverato cumuli dei pensieri dormienti, pseudòmenos, una moltitudine di sensazioni appena accennate, pseudòmenos, scalfito appena verità silenziose e ho anche intravisto, alcune flebili tensioni positive affiorare. L'oppressione a volte non molla, non restituisce nemmeno un centimetro ed io non penso alla casualità, non penso al futuro, tento di scordare il passato e seppur non apprezzando l'attuale, attraverso, membrana dopo membrana, questa sorta di galleria e l'abbacinìo alla fine mi lascia a volte senza fiato. Mi sfianca, mi rallenta e mi lascia ancora atterrito. Sono seduto alla fine del corridoio, tormento le mie dita e le mie mani, ascolto in silenzio il chiacchiericcio altrui, penso che appena (mi) sarà possibile uscirò fuori a fumare se il mio stato me lo consentirà. Ma aspettavo te e quindi non ero io a decidere, non ero io semplicemente, c’era qualcosa di più importante che pensare a me stesso, c’era qualcosa di essenzialmente e dannatamente reale a cui pensare.

Allo stesso modo la meteora si dissolse facendo ripiombare tutti in quest’aura azzurra e nessuno si azzardò a tossire o battere le mani o espirare forse per via sempre del suddetto palo o di massimo rispetto vai a capire. I presenti rimasero con il fiato sospeso in attesa. L’uomo in blu chinò il capo ancora e saggiò con decisione il peso del suo strumento, inspirò lentamente e nel momento stesso in cui il suo fiato iniziasse a trasformarsi in melodia vi appoggiò una sordina, era scura, consumata come forse le speranze di molti presenti, come le aspettative mal riposte, come i pensieri dei sogni grandemente inutili. L’uomo in blu iniziò il suo lento percorso sonoro, vibrante, modulando manualmente quella sordina che conformava ogni nota in modo perfetto.

A volte scrivo senza riflettere, il più delle volte senza riflessione alcuna forse perché al contrario ogni mia parola pronunciata in un certo contesto è solo frutto di infinito esercizio, di infinite probabilità ed altrettante finite effettive azioni. Scrivendo lascio alcune cose dietro, non tutte quelle che vorrei ma una parte senza dubbio. Tutto questo però non è ancora minimamente sufficiente, non è bastante, non è gratificante e non lo sarà mai. Troppa è l’abitudine come necessario l’atto di carattere compulsivo che seguo. Sono parole che scorrono semplicemente senza mai avere percezione esatta di dove mi possano condurre ma certamente sicure della sorgente che le crea.

È un modo di vedere le cose senza molti margini di elasticità… certo ci hai preso in pieno, è una visione rigorosamente assolutista, sei ancora una volta sul lato corretto della strada, è l’unica visione possibile… beh questo dipende, dipendeva (anche) da te e da tutta un’altra serie di fattori che potessero o meno dipendere da te. Non devi essere intelligente o un fottuto genio, ti basta avere un minimo di buon senso e scoprirai che il buon senso sia ciò che proprio ammanchi oggi come oggi, ieri era persino peggio ma si badava meno a certi problemi, si disponeva anche di minori mezzi atti a perseguire uno scopo o per lo meno non tutti potevano permetterseli. Oggi non hai questa scusante quindi decidi o non decidere, anche non decidendo avrai comunque deciso.

L’uomo in blu continuò a suonare senza mai davvero guardare verso la platea, la testa sempre china da un lato come raccolto in un atto di pura devozione, agendo delicatamente ma decisamente sui tasti mantenendo quelle note in modo così perfetto e prolungato. Il suo ritmo era duplice, la sordina ed il suo respiro, la sordina e la sua mano e la tenebra azzurra ed il resto si dissolsero e rimase solo lui e la sua melodia dolce ma così dirompente, così triste ma allo stesso tempo incalzante. Ogni nota legata alla precedente, ora alta ora molto di più e le sue guance inverosimilmente gonfie sembravano quasi dover cedere da un momento all’altro ma ognuno fissava come rapito quella sordina che tanto virtuosamente era ammaestrata e come all’improvviso il suo canto era iniziato, con un’ultima nota acuta bruscamente ritorta in dissonanze articolate, cessò. L’azzurro persistette e per un attimo dilatato, inverosimilmente dilatato, il silenzio accolse ogni eco restante di quel suono così straordinario, di quella melodia così inaspettata.

Vorrei avere maggiore spirito di iniziativa, quello che serva e non quello di scena, quello che serva e non quello alcolico, quello che è e non quello che mi consuma… pensai alla prima volta che vidi tutto questo nero, la distruzione, il vuoto pienamente opprimente e mi ricordo anche il senso di abbattimento, di impotenza, nessuno sconforto solo rabbia, che sento a volte di riuscire a controllare a stento. Per quanto sembri sopita e la mantenga al guinzaglio mi si ritorce. È un animale chiuso in uno spazio angusto, continuamente vessato, irritato e penso di impazzire a restare seduto qui sotto, penso di esservi rimasto per un tempo indefinito come se ogni volta che decida di scendervi il tempo si annulli come anche le mie intenzioni e non importa cosa abbia fatto e cosa voglia fare… se abbia qualcosa da fare. Mi siedo sulla soglia, penso a star seduto sulla soglia e a nient’altro. Il sudore si mischia al nero, alla saliva, resto con il fiato corto mentre nervosamente tormento le mie mani per sentirle ancora, per riacquistare un po’ di sensibilità, mezzo tempo è già volato e mi sembra di non aver ancora iniziato o almeno fatto qualcosa. E resto sulla soglia e penso alla soglia e non so come andrà e soprattutto come io andrò.

Volontà, che strano termine, volontà… Non posso nasconderti delle cose, non più adesso e come dicevo prima… da ieri, ieri l’altro, l’altro ieri, da ieri, sai cosa sia cambiato? Assolutamente nulla, nulla è cambiato e tutto è semmai maggiormente avviato sullo stesso sentiero, la volontà è nel mio pensiero, ustioni quattro volontà zero.
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È questo periodo, ritorna ciclicamente, ritorna e mi sfonda, al diavolo i buoni propositi, al diavolo le azioni misurate, al diavolo l’intero universo J, tutto questo è solo in intricato susseguirsi di eventi, concatenati o meno, lineari o meno ma il loro schema sinusoidale da sì che la mia traccia...
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23/03/2017 11:22:23
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William J. The Shiner - III

21 marzo 2017 ore 13:25 segnala
Non avevi certo messo in conto che Lei, quella peripatetica saccente delloltrespazio, apparisse così presto, dopo nemmeno un anno di frequentazioni intense, le stesse frequentazioni in principio davvero sporadiche… le medesime via, via sempre meno occasionali. Dopo nemmeno un anno di distanze imparate, dopo nemmeno un anno di balli e viaggi e miscugli, ecco che, diventata tua ospite fissa e con alcuna intenzione di andare via, devo averci a che fare pure io.

Avevo perso le chiavi del tuo attico, le avevo perse e poi… guarda che fortuna, ritrovatele, sono salito sù per un po’. Ho passato al tatto ogni cosa, la spalliera del divano, quelle cicche sparse in giro, ogni vinile rovesciato… in quel divano mi ci sono accampato e lì ho bruciato senza alcuna parsimonia cellule e tessuti, senza alcun ritegno, senza alcun freno perché la rabbia la posso controllare ma da contraltare necessito di un dolore intenso ad altissimo rendimento. Ho atteso che la luce stuprasse quelle veneziane sino a divellerle, ho atteso che le mie retine si saturassero e quasi cieco ho affondato ancora e ancora, sono affondato ancora e ancora poi la luce della vendetta venne risucchiata e la notte… no… il buio prese le mie budella ed allora sì che iniziai a soffrire sul serio. Tamburellando al ritmo di quel vecchio ritmo negro sincopato infarcito da fiati e mai lamenti, ho ascoltato il tuo silenzio nella speranza di sentirti almeno un poco, nella speranza straziante di trovare una terza risposta che si è guardata bene dall’arrivare.

Sono rimasto a pensare ben settantadue ore alla risposta alla semplice domanda che mi avessero posto, tre giorni, tre giorni e non per trovare una risposta perché quella, la risposta, la prima (la prima cazzo la primaaaaaaaaa) risposta, io l’avevo ancor prima che l’intera frase interrogativa finisse di essere pronunciata ed era indubbiamente l’unica risposta possibile, plausibile, l’unica risposta che uno come me utilizzi quando gli venga posta una domanda del genere. Ma tre giorni che non sono pochi e non sono molti, sono solo tre giorni, settantadue ore e qualche millesimo di secondo, sono stati (tregiornicazzotregiorni) il tempo che abbia dilapidato investito consumato rimesso articolato impegnandomi nel capire se la mia prima risposta, la risposta perfetta, la mia risposta perfetta avesse o meno un qualche punto fallace, se fosse insomma davvero così corretta, davvero così ineccepibilmente e semanticamente adeguata.

Il sole picchia… avendo o meglio, possedendo modestamente una certa formazione, vorrei… vorrei tanto che… no aspetta non dovrei sprecar così questo pensiero… dovrei rendere meglio l’idea, dovrei impegnarmi un poco e non aggiungere parole del cazzo irriguardosamente sparpagliate in barba alla metrica e per questo… solo per questo se da me dipendesse oh… che spasso, mezzo secondo e poi nulla più. E all’ora via all’ode (componimento libero-indotto ad alto incenerimento, volevo dire rendimento)
Quando osservo cielo sì azzurro
così provocatoriamente azzurro
così ignobilmente azzurro
così fottutamente azzurro
vorrei… vorrei tanto un piacere molto caro al sollazzo
vorrei… vorrei tanto un piacere del cazzo…
vorrei… vorrei tanto che questo stesso dannato e reprobo asperrimo cielo
non foss’altro c’una cappa di vapori di cobalto e tungsteno
ed una nebbia di liquido metano pronta ad infervorarsi almeno
e che i seimila kelvin si manifestino subitaneamente
perché restar stolidi e invaghiti...
ché la stella solare anch’essa stufa si muti in supernova
e che per sempre vi sia…
paaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaace.

Orbene, ritengo di aver speso bene tre giorni inutili perché alla fine degli stessi una nuova risposta ha iniziato a prendere forma, una risposta davvero insulsa in quanto a proporzioni, in quanto a spessore, in quanto ad immediatezza. La seconda risposta, quella che si è sviluppata nonostante il marmo ineccepibile della prima, ha iniziato a prendersi sempre più spazio, ha iniziato a prendermi più spazio sino ad arrivare… sino a farmi arrivare, condurmi, tirarmi verso di essa. La seconda risposta era di gran lunga migliore della prima così perfetta e se dovessero pormi ancora la medesima domanda credo che la prima risposta sia ancora quella che concederei. Tuttavia, la seconda io la conosco, io ormai l’ho acquisita e l’unico modo di poterle fare coesistere entrambe credo sia lasciarne una libera ed una ancorata, saldamente, dannatamente ancorata al buon senso. La seconda risposta la tengo per me… la seconda piccola e strana risposta, la prima invece la regalo via… tienila e facci l’aceto.

Quando veniva a trovarti, le prime volte, io ero… particolarmente distratto, cieco, non mi accorgevo e non mi accorsi di nulla perché lei era così fottutamente discreta, così discretamente troia e nel contempo davvero furba ed intelligente per essere così troia e ciònondimeno così propedeuticamente essenziale. Sono rimasto imponderabilmente convinto di cosa stesse accadendo seppur per un solo istante, perché la mia mente vacilla e vedo quello che sempre non è ed ascolto ciò che a volte sembri ma di fatto non so cosa non so dove e non so quando ma lei, quella gran putàna (leggi perugino qui con una sola T) scombussolava non solo il tuo metabolismo ma interferiva con il mio seppur non in egual misura.

È qualche mese che non ti scrivo, è solo qualche mese… il tempo non ha molto significato per te… e anche per me, il tempo e non solo quello, credo personalmente che esistano oggi innumerevoli cose delle quali a me non freghi un beneamato cazzo. Poi… accade, mi accade, confondendo le notti con il giorno, di non poter smettere di pensarti perché le scelte portano solo altre scelte ma tu scegliendo ci hai portato a questo punto e non ad un’altra scelta. Se dipendesse da me non effettuerei alcuna scelta ma come puoi ben capire è solo un paradosso perché nessuna scelta è comunque una scelta per nessuna scelta e allo stesso modo delle altre, di tutte le altre, questa ha le sue ripercussioni, onde minuscole nella bolla temporale, nel calderone cosmico, onde lente appena percettibili, onde… che finiranno con il travolgermi quando sarà un nuovo tempo, quando sarà il momento ed io forse non ci farò caso, lascerò che mi travolgano, (mi) lascerò andare…

La mia volontà sta nel mio pensiero… volontà, bella parola, volontà o solo chiacchiere, dovei essere più coinciso, non andare per metafore, cercarti come si dovrebbe e non andare intorno, intorno, senza mai decidermi di tagliare e mollare questa geodetica, vado forte a parole, vado forte… eppure quest’ultima settimana mi ha rimesso al muro, perché non sono in grado di scendere a patti con l’equilibrio e con il buon senso, non sono in grado di fare ciò che sento. E allora cosa vuoi che pensi? Leggo, mi ci ammorbo, mi documento, ci perdo il senno, fumo, bevo soprattutto ignoro il controllo, quel dannato controllo, quel grande pannello pieno di interruttori e di lucchetti e lo lascio ammuffire, disgregare, implodere e quindi sparire e solo a questo punto… dopo poco più di centosessantottomilatrecentoventidue ore la mia volontà… ah… volontà… è venuta meno… la volontà sta nel mio pensiero.

Ho preso una bottiglia di Bourbon, no due, no tre… insomma il carrello era pieno di bottiglie tanto che la cortese signorina mi chiese che tipo di festa stessi organizzando, in realtà vede… è una cena di lavoro, pallosissimi colletti bianchi e se non li si ammorba con l’alcol o con il cibo si rischia l’aneurisma ergo… ho preso quindi molte bottiglie sai… quello buono, quello che ci piaceva… credo proprio che me le scolerò senza alcun piacere, senza alcun rimorso e senza alcuna intenzione ricreativa, me le scolerò in fretta e furia per sentirmi male, per aver voglia di rimettere anche le budella e nel contempo per non fare nulla di tutto ciò, per restare e soffrire senza dare al mio male una via di fuga… se ti metti in condizione di stare male col cazzo che ne esci così facilmente, stai male? Ci sei voluto stare? Allora restaci! Ed io ci resto non ti preoccupare, in questo momento è la mia massima aspirazione. Ma col cazzo che ti offro un goccio se ti presenti sabato sera.

Ho come l’impressione… che alcuni messaggi alcuni passaggi… siano ripetuti, la stranezza non sta nel fatto che si ripetano, io sono duro anche d’orecchi e mi sta bene ma sembra che la seconda volta il messaggio cambi leggermente e se continuo ad ascoltarlo esso muterà ancora all’orecchio, sembrerà una frase del tutto incompatibile con quella originariamente ascoltata. Ho come l’impressione di dormire poco, erano solo le 5.40 quando la schiena mi abbia ricordato, mio malgrado, che avesse immediata necessità di riposo, di congruità, di riposo, di fottuto supporto chimico, di riposo.

Ed io allora non ne ho bisogno? Forse che sì, forse che no… il riposo è soggettivo, e qui vedo sempre lo stesso volto al di là del vetro e non capisco… è il mio distorto perché vi stia appiccicato o è l'altra, Lei dall'altra parte, l’autorità costituita che su di me veglia affinché io (non) abbia a temere (poco) male? Sì mi accorgo che sia sempre dannatamente dura da quando non ci sei, e se ti scrivo e di te scrivo perdonami, pseudòmenos, io questo lo so fare, io posso scrivere senza di te parlare perché io resto il primo a leggere ciò che tu mi abbia lasciato, righe e righe che devono essere completate, dirette, piantate, radici che non abbiano a dare origine ad alcun’altra visibile speranza. Perché io ti scrivo quando ne ho bisogno senza mai darlo a vedere perché a quel modo prima o poi si finisce tutti, perché a questo mondo non ho nulla da chiedere e in questo modo non ho nulla da ricercare.

Nel non sonno che immagino in questi giorni durante i quali dormo poco, meno del solito e mi strafaccio per restare accettabilmente allegro, nel mio sonno dicevo, dolcemente ma irreparabilmente, la comunicazione verrà allora interrotta ed i tessuti inizieranno a deteriorarsi perché ogni cellula privata dei nutrimenti e dell’ossigeno andrà a morire così… semplicemente. Nessuna generazione cellulare verrà più avviata, solo il cervello sarà ancora vigile perché è comprovato che il cervello di un maschio adulto (e anche quello di alcune femmine) non abbia poi così tante cellule neurali e se anche le avesse non gli servono a un cazzo e poi… solo al mattino (in senso lato) chi già libero inizierebbe forse ad interrogarsi sul senso della vita e della morte, delle merendine al cioccolato e del semtex usato come farcitura e nel mentre, avrebbe cercato o cercherebbe… che cosa? Dillo tu a me… Perché amica cara, cara Ginger, le cose accadono, ogni cosa accade, stupri, guerre, meteoriti, incidenti, attentati, matrimoni, nascite ed omicidi. Potrebbero essere pezzi di carta colorati che lievemente ricadono al suolo a festeggiare sposi (spesso coglioni) e novelli e parenti (spesso) iene o serpenti, potrebbero essere pezzi di persone sparse in un raggio di cento metri in un deserto o al peggio sotto casa perché le cose accadono indipendentemente dal flusso delle nostre routine quotidiane, dei nostri propositi, dei sentimenti del cazzo e dalle torte al cioccolato.

E scriverlo è un modo che io conosca, e scriverlo è solo un modo di essere me stesso, e scrivere è senza dubbio il miglior risentimento e non scriverlo non vorrebbe nemmeno dire che non sia vero. Ma è volontà che si assesta e di volontà io rimetto e rimpiango, è di volontà che stia citando… La mia volontà sta tutta in questo pensiero… ustioni due, volontà zero…
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Non avevi certo messo in conto che Lei, quella peripatetica saccente delloltrespazio, apparisse così presto, dopo nemmeno un anno di frequentazioni intense, le stesse frequentazioni in principio davvero sporadiche… le medesime via, via sempre meno occasionali. Dopo nemmeno un anno di distanze...
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A momentary sickness of stomach II

07 marzo 2017 ore 00:17 segnala
Ah… questo dolore non passa, è come se avessi una famigliola allargata di allegri crotalidi del cazzo tra le budella, come se stessero giocandovi a nascondino, come se da un momento all’altro dovessi liberarmi non solo del contenuto dello stomaco ma dello stomaco intero… non te lo auguro ma potrebbe accaderti… come lo supero? Beh… con la forza di volontà, con la pazienza, l’odio e la chimica!

Cosa leggi? Ornithorhyncus Anatinus? Non riesco a capirti… come se continuassi a parlare con la bocca piena, non riesco a capirti… come se non parlassi affatto, non riesco a capirti… anzi… dovresti usarmi la cortesia di pensare a me di tanto in tanto e non solo quando ti convenga… non dico sempre... ma di tanto in tanto, così… per sbaglio, accidentalmente come un asteroide che all’improvviso, decide e muta in meteorite, e cade ed annienta ogni cosa… torte, palloncini, il beneamato senso civico del cazzo, colazioni a poco prezzo, motel ugualmente cari ma beceri, piccoli e puri sentimenti in vendita, grandi manie sottili come la carta, avverbi di tempo e preposizioni semplici o articolate, fardelli più o meno pesanti, lucide infrastrutture computerizzate che misurino e sorveglino la fottuta curva di Gompertz, valida sin dal 1825, tutti i tempi ed i modi usati erroneamente al posto del fottuto congiuntivo, i ritardi voluti o meno, le grandi elucubrazioni ed il fumo salvifico, piccoli piaceri, grandi lacune, immense lagune, il mare, ciò che avanza ed il resto.

Il pomeriggio, ogni pomeriggio, osservo la mia batteria ancora in pezzi, ancora sparsa per tutta la mansarda, con criterio certo ma in pezzi, con criterio ma sparsa in giro, ancora con le meccaniche da (ri)pulire, sì certo ho tolto il grosso ma restano comunque da pulire, ho un doppio pedale chainless mai usato e penso che mi ci potrei mettere il pomeriggio di sabato, mi ci potrei dedicare a rimontarla la mia batteria nell’angolo della stanza opposto a quello precedente. Penso che anche la cassa sia da pulire internamente e questo vuol dire anche riaccordarla come tutto il resto. Direi due o tre ore per pulire a fondo le meccaniche, spolverare e pulire i piatti, spolverare ogni supporto; un’altra ora per la cassa, montare il doppio pedale e segnare la posizione da seduti, un’altra ora per sistemarci tutti i pezzi attorno e poi una prima regolazione, altezza, distanza, rotture di coglioni varie. Un’altra ora per i supporti di tutti i piatti compreso il Charleston anche qui altezze, distanze, aperture e tiraggio molle varie e ulteriori rotture pubiche e cubiche di coglioni. Mezz’ora per (ri)misurare le distanze e ricalibrare altezze ed angolazioni poi... un’ulteriore accordatura del rullante con molle e senza molle. Il pomeriggio a questo punto è bello che finito senza nemmeno battere un colpo. Sai quanto mi manca suonare la mia cazzo di batteria, è trascorso più di un anno dall’incendio, eppure sembra sia accaduto ieri. Ogni cosa sembra essere accaduta ieri ed è questo il (mio) male.

Cosa leggi? Hoplolichoides conicotuberculatus? Oggi la (tua) vena è stata collaborativa e, allo stesso modo, il sottile 16-gauge, il flusso urticante (in senso lato) inizia la sua discesa o la sua risalita… dipende da come si interpreti la meccanica dei fluidi e certo… anche la coordinazione è stata accettabile se adesso siamo qui ad attendere che trascorra questo tempo. La sacca del liquido sospesa al supporto puoi considerarla come una clessidra, ma lì dentro non scorre mica tempo… scorre letteralmente vita, puoi anche considerarla come una semplice sacca di principio attivo (in senso più che lato). Qui, in questo luogo, in queste pseudo stanze che sembrano solo tante pensiline dove non ci si ferma mai per troppo tempo, dove chi arriva ha solo voglia di andare e quando sa di andarsene ad un tratto... ha solo la voglia opposta e qui appunto, in codesto spazio, la conversazione non è mai sola e solo fine a se stessa perché ha(i) sempre uno scopo e di tante parole perse, inutili, millantate, in esubero fuori di qui, mai come qui invece, le stesse, conquistano un significato, un perfetto e preciso intento. Le prime volte pensavi che le parole servissero da compendio all’attesa e probabilmente adesso pensi che siano la stessa attesa. Credo che le parole siano, in questo contesto, solo propedeutiche alle successive, a quelle che si ascolteranno e a quelle delle quali da ieri si fosse persa ogni traccia perché la traccia è un chiaro segno di esistenza. Posso garantirti due cose, la prima è che ascolterai da me queste parole, sino alla nausea inevitabile certo, continuerai ad ascoltarle anche dopo se è per questo; la seconda cosa è che non dovrai sforzarti a pronunciarne di altre perché ti comprendo benissimo anche senza poterti ascoltare. Devi mettere in conto che la nausea possa non esserti provocata dal mio inevitabile ed incontenibile flusso di parole, non annuire non ho mica terminato, il cervello ti funziona ancora ergo aspetta… dicevo… devi mettere in conto che la nausea potrebbe invaghirsi ed innamorarsi di te a tal punto che da ora in poi sembrerete quasi amanti indissolubili... certo, potresti provare a tradirla, maltrattarla, ignorarla e persino pestarla… essa però ha anima tignosa come malerba, radici di zizzania, cresce ove meno te lo aspetti ed in maniera perniciosa, fosse una normale peripatetica avresti qualche possibilità ma al momento la cosa migliore è farci semplicemente l’abitudine e con questo non intendo affatto che tu debba assecondarla anzi fai pure il diavolo a quattro e falle sputare sangue prima che lei lo faccia a te.

Cosa leggi? Ambystoma Mexicanum? Non ho mai visto ed ascoltato una Cavalleria Rusticana così… Mascagni era davvero in forma all’atto del componimento, non è facile rendergli giustizia, ci intenderemo bene a quanto pare, ti piace l’Opera? Beh… non so, non è qualcosa di diverso, oserei inanellare tutte le spiegazioni logiche che al momento mi arrivino eppure nessuna di queste o quasi (mi/ti) servirebbe. Santuzza, Lola e Lucia, cosa potresti volere di più… parlando di scale armoniche e di pensieri ridondanti, tutto ciò potrebbe rendere quest’attesa meno lugubre del solito, certo… o si è da Opera o non lo si è, ci si può avvicinare nel tempo ma per lo più ci si nasce con questa affezione, con questa frenesia, la si acquista nel grembo della propria madre, essa permea la placenta e ti nutre prima ancora del liquido amniotico. Perché Mascagni? Ho pensato che ti sarebbe potuta piacere la Cavalleria, in fondo non è niente di diverso da ciò che accade ancor oggi, solo gli usi ed i costumi a volte mutano ma credimi, la sostanza è sempre la stessa. Ah, ecco la (tua) coordinazione che va a farsi benedire, niente panico, stringi il pugno, irrigidisci il braccio, dimentica gli spasmi, pensa a quanto mi odi, pensa di uccidermi, pensa di pestarmi a sangue, concentra il pensiero su di me, immagina il bersaglio colorato e poi invece di tirare una semplice freccia immagina di sganciare quintalate di bombe. Vedi? Funziona… la prossima volta dovrò usare un altro esempio oppure andremo direttamente per metafore ma intanto per adesso il flusso continua il suo scorrere, la (tua) vena risponde bene, pensa a questo e questo ci deve bastare almeno per ora.

Penso che un pomeriggio a rimetterla in sesto non mi basti, probabilmente ce ne vorranno due o tre e poi ho da considerare il mio stato… più o meno propenso al sacrificio, più o meno propenso all’auto distruzione, più o meno propenso alla ricettività emozionale, più o meno in senso lato, più o meno in tutti i sensi. Ma uno di questi miei propositi prima o poi giungerà a compimento e non solo per riempire la casellina perennemente vuota degli obbiettivi raggiunti, anche solo per statistica, essere insomma l’eccezione che conferma la mia regola. La prossima volta invece di Mascagni ti porto 2112 dei Rush, e mentre la ascolti te la traduco e ti renderai conto prima ancora di arrivare al Tempio della Siringa di cosa tu ti sia perso e di cosa di fosse parso. No, non mi approfitto del tuo stato, ti voglio solo dare una mano… A volte il tracciato è chiaro ed altre sembra un po’ alterato, non so se sia questo posto, se sia la tua predisposizione, se sia la mia presenza, non so nemmeno se abbia un fondamento potercisi fermare e ragionare sopra. Sono questi muri e queste sedie del cazzo prese da qualche sottoscala, sono questi tavolacci sui quali ci si appoggia scorticati come la speranza di chi li vede la prima volta, sono le mattonelle straconsumate che rendono i pavimenti più vecchi di quanto già non siano, è la luce al neon quasi del tutto esaurita che dovrebbe sopperire alla luce naturale ma qui è come state in un bunker e la sai la cosa strana? In questi bunker combatti la tua guerra, pensaci bene, molto spesso la guerra si combatte fuori e invece tu e quelli come te qui dentro combattono la loro personalissima guerra contro la curva di Gompertz, contro gli spasmi involontari, contro un tempo apparentemente fluente ad una velocità diversa da quello di tanti altri, anche dal mio e pensa se ti volessi mandare giù ed invece sto solo provando a farti razionalizzare e non pensare al dolore, non ci pensare, quello passa, passa sempre e ci si abitua come alle onde del mare irregolari, una volta che sei in acqua non ci si fa più molto caso. Per adesso sei a mare, a largo, quando sarà ora di rientrare e sfidare la risacca ce ne preoccuperemo ma per adesso te ne devi fottere altamente.

Cosa leggi? Lamuriformes Gray? A causa dell’errato dosaggio con il Trazolam ed a proposito di acqua, mi trovavo su di una spiaggia nera, probabilmente la sabbia finissima era di origine vulcanica, non ne hai mai vista una? Ebbene ce ne sono moltissime anche poco distanti da qui comunque... stavo a pancia in su e guardando al niente provavo ad alzarmi senza successo, annaspavo con le braccia per issarmi e poi puntando i gomiti ho capito cosa non andasse. Il mio corpo terminava proprio appena sotto lo sterno, spuntoni di costole ritorte squarciavano la pelle e poi il resto era una striscia di poltiglia rossa e scura, brandelli d’intestino, qualche altra frattaglia, sì certo vedo un pezzo di fegato bello grosso e mi pare anche un polmone sparso rotolante nella risacca, non dovrebbe essere così rosa eppure sembra una di quelle spugne che si sistemano tra le madrepore. Incredulo alla visione volto la testa in cerca di soccorso e poi vedo qualcuno avvicinarsi e piantarmi un cartello a pochi centimetri dalla faccia. Il cartello recita(va): DIVIETO DI BALNEAZIONE ASSOLUTO. PERICOLO SQUALI. Oh… ma che gentili ad avvisarmi adesso ho pensato. Aspetta, mica è finita qui… infatti, cerco con un braccio di recuperare qualche frattaglia, salvarmi il salvabile, provare a recuperare ciò che resta del mio apparato scheletrico, ciò che resta dell’intestino e mentre afferro qualcosa la consistenza sembra quella della gomma arabica, appiccicosa e filante, non riesco a venirne a capo, dopo un po' ci rinuncio, lascio perdere e mi consola il fatto che non avverta alcun dolore, certo potrei essere già in shock ma sai com’è... Desisto dall’operazione quindi e resto a fissare il cartello, il cielo, il cartello, le mie frattaglie nella risacca, il cielo che adesso sembra sfumare in un rosso vivo forse perché ho gli occhi che sprizzano emottoicamente emoglobina e piastrine e globuli a strafottere. Mi sveglio e sono a letto… ed il bello è che io sappia di star sognando, grazie al principio attivo di cui sopra, mi sento le gambe perché in qualche modo il mio corpo è stato ricomposto, ho una bella linea di graffette come quelle per spillare i fogli che tengono insieme la parte di sopra con quella di sotto. Ma sono punti messi un po’ alla buona ed ho paura a muovermi perché sembrano cedere da un istante all’altro. E poi penso… al diavolo… e di slancio mi alzo e non succede nulla, faccio qualche passo e per quanto precari i punti tengono e quindi arriva un camice bianco e mi dice… le abbiamo ridato il resto del corpo ma quanto al suo contenuto non posso garantire… potrebbe avvertire e/o avere qualche disagio. Bella fregatura dico io e mi sveglio questa volta sul serio e sembra che abbia dormito un secolo e sono trascorsi solo dieci minuti e ho nelle narici l’odore di salsedine e la zaffata di carne in avanzato stato di decomposizione. Non era un sogno e nemmeno un incubo, era veglia del cazzo… il mio, il tuo… È l’intorpidimento quello… non dico che sia comune o normale ma accade, anche qui meccanica dei fluidi, compressioni, gravità cazzo, la fottuta Legge di Gravità e come? Non ci avevi pensato? Pensa XXXXXXXX pensa, mi piacciono i tuoi amici, muti, distinti eppure così efficaci, muti, silenziosi eppure così efficienti. Potresti presentarmeli? Meglio ancora, del loro insieme anche io vorrei far parte, che ti costa, fammici entrare, mica li monopolizzo, danno un tanto a te ed un tanto a me ma mi serve… ne ho bisogno, oserei dire che sia imperativo avere da/le loro attenzioni.

Scaglie azzurre come spine aguzze squarciano il sordo uniforme gonfio e sgradevole, tagli irregolari sprigionano liane rossastre intrecciandosi con l’opaco antistante e solo una remota quanto inattesa risultante di coriandoli minuti (si) fissa (sul)le tue cornee lentamente, permanentemente… ti fa male la testa eh? Lo credo… forse è un tumore… forse è malaria… forse è solo sinusite del cazzo… che dici? Aneurisma? Mhhh… potrebbe, ma secondo me è un tumore… Non ci senti bene? E parlo più forte che problema c’è? Sono qui alla bisogna, sono qui apposta, non avevo nulla di meglio da fare oggi se non di venirti a trovare, stare con te e/a tenerti sù. Farti compagnia, se servisse ti farei usare la mia di vena ma solo la tua ti porta l’effetto, un effetto, qualunque effetto, sperato, sensato, deciso, efficace, dipende solo da quanto reggono le pareti e soprattutto dalla meccanica dei fluidi e non dimentichiamoci della tua sposa verdastra che ti balla sopra lo stomaco... non credo sia una buona idea premere il bottone rosso, insomma potresti ma se lo premi abbastanza spesso alla fine non funzionerà più… secondo me dovresti stringere i denti e pensare a quanto sarai incazzato finito il flusso, catalizza canalizza la rabbia e rendila scintilla… puoi spaccare tutto dopo, ti va come idea? A me andrebbe ma non sono mica io a decidere qui… vedi… è tutto qui… senti come batte, costantemente, sempiternamente, precipitevolissimevolmente, indefinitamente sino a che, e questo vale per entrambi, un bel giorno ci lascerà ed allora non avrà più alcuna importanza l’effetto che fa, l’affetto che provi, che ricevi, che ti abbiano dato e che forse in egual misura hai provato a restituire…

In quel momento rimpiangerò l’eccesso di ranitidina nello stomaco, gli spasmi da eccesso di caffeina, i dolori da compressione vertebrale, e sai una cosa? Forse l’unica cosa che davvero rimpiangerò è quella di non poter suonare un’altra volta ancora la batteria e per questo uno di questi pomeriggi mi ci dovrò dedicare. Al momento io resto qui non ti preoccupare, la clessidra è quasi vuota, sì, dovranno rigirarla ma non oggi e non per te, ci penseremo quando ti toccherà ancora e ci starò sempre io a tenerti incazzato e furioso, tranquillo i fratelli che ci stanno a fare… sai ogni tanto penso che dovremmo fare più cose assieme, è che sto male perché esagero con i dosaggi ma cazzo.. quando li azzecco sto davvero una merda. Consolati sapendo che se esistesse un modo per prendermi la tua sofferenza letteralmente lo avrei già fatto e te ne libererei volentieri, soffro quanto te per adesso, già tanto quanto te che tu ci creda o no fratello mio. Perché, e te lo ripeto, fratello caro cazzo come ti odio e cazzo come ti amo.

“L'anima chianci... Addulurata
Non si da paci... Ma ‘cchi mala nuttata.
Lu tempu passa, Ma non agghiorna
Non c'e mai suli, S'idda non torna
A cu la cantu? La me canzuni
Si no c'é nuddu Ca s'affacia… A lu barcuni... “
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Ah… questo dolore non passa, è come se avessi una famigliola allargata di allegri crotalidi del cazzo tra le budella, come se stessero giocandovi a nascondino, come se da un momento all’altro dovessi liberarmi non solo del contenuto dello stomaco ma dello stomaco intero… non te lo auguro ma...
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Come il tempo di Spoon IV

10 febbraio 2017 ore 17:34 segnala
Basta baccano, basta balocchi, basta brucianti beceri baccanali. Bella, bellissima baracca battente bandiera baronale, bella belligerante bardotta bastarda. Bocca bastarda. Brancola… Brancolai… buio… bistrattato bissai bordi, bramai bruciare, brindando bevvi, brunendo bacchette, beffando benefici, blindando bassezze. Bestia bastarda battuta bottana, bacia, batti, baciami, batti, bofonchiando batti, biascicando bene bacia, batti, battendo bersaglio bendato… bucato, bloccato, bucato. Bastonata, bella brutta bastarda, batti, batti ben bilanciata, burlati boccheggiando, buttati, basta bissare. Banalizzando… baciami, benedicimi, battezzami, biasimami… bruciandomi.

Avete idea di quanto sia da evitare il primo mattino nel momento in cui ci si accorge che sino ad un istante prima (si) fosse ancora (in) piena notte e che tutto sia cambiato mentre, rimanendo assolutamente vigili, le ore schizzano via emottoicamente, dissanguando(mi) stilla dopo stilla ogni restante e minima speranza che l’oscurantismo non finisca mai. Il maltempo si è rimesso finalmente. Da un po’ di tempo parlo al vento… forse solo alle foglie… faccia nella terra, parlo con i vermi, tra le travi, sotto i pavimenti, scorrono liberi in/per ogni fessura, scorrono e scivolano come fiocchi viola di neve marci, li sento crepitare ogni istante, sono tarli mutanti, rosicchiano e succhiano, succhiano e rosicchiano e questo mi consuma, mi erode, maceramaceramacera marciscimarciscimarcisci, mi fa pensare che sia questa luce così odiata ed inaspettata che mi sorprende all’improvviso e non ho con me le mie pillole, le mie care pillole, piccole, solide, facili da perdere e per questo ne ho sempre una scorta, le ho perse, per questo ne ho con me una scorta, le ho perse, piccole acuminate schegge che attaccano la mia base elementale. Agiscono, oh sì, agiscono ed io mi sento quasi brillo ma è solo un modo per non attaccare alla gola il primo che si azzardi a dirmi anche solo ciao. Agiscono, oh sì agiscono ed io galleggio come un palloncino, un palloncino non gonfio di elio ma di frizzantino puro ed avverto quel sibilino nelle orecchie, un sibilino come quello che faccia il vapore prima di superare la barriera del suono, prima che si trasformi in fischio, urlo, sirena, frastuonospaccatimpani. Chi cazzo ti ha detto di salutare, devi per forza rompere il ghiaccio? A me il ghiaccio piace quindi non rompermi il ghiaccio e soprattutto non rompermi i coglioni. Perché devi dirmi ciao, ti è indispensabile, necessario, forse vitale di primo mattino? Maceramaceramacera marciscimarciscimarcisci. Allora lasciami il mio ghiaccio, il mio iceberg, puoi lasciarmi nel fottuto polo per quel che mi riguarda ed allo stesso tempo vedi di lasciarmi anche e soprattutto in pace che a me il ghiaccio piace.

Probabilmente fu solo quella notte che decidesti di dir(me)lo, fu quasi un sospiro, fu quasi un sussurro, era quello che servisse, era ciò che ci piacesse, era l’unica scelta possibile e fu solo quella notte che finalmente le possibili curve temporali rallentarono il loro vorticare per costruire una via retta. Certo, cosa sarebbe durare in eterno? Niente potrebbe, forse le intenzioni no meglio gli intenti. E la strada sembrò spianarsi, mollarsi in discesa, accelerando senza alcuna intenzione di rallentare, senza alcuna remora che potesse dalla strada farci deviare. Penso che tu abbia conservato quell’insieme, quel piccolo insieme. Penso che te ne ricorderai al momento opportuno e penso che non avrai alcun problema a farlo. Sono gli aspetti positivi di un ricordo, sono le inevitabili aderenze di una scelta comune, sono solo…

Non ricordo… dobbiamo risalire lungo il fiume o discendere lungo lo stesso? E l‘ansa che ci interessa in questo caso verrebbe sul nostro lato oppure sull’altra sponda? Non capisco, che cazzo mi devo portare a fare questa pala quando l’ultima volta ne abbiamo lasciata una lì ad memoriam, in attesa di ritornarvi? Credi stia facendo troppe domande? Porga troppi quesiti? Faccio domande perché voglio risposte, anelerei delle risposte, non ti costa fatica rispondere, mettere in moto testa e cervello e dare fiato, fa’ vibrare codeste tue succulente corde vocali, fa’ ch’io l’oda, t’oda, soda questa sabbia, soda da bere, mi costa una fatica starti al passo non sono mica un cane da chiamare fischiando, dobbiamo avere un rapporto civile quindi io domando e tu rispondi, tu indichi ed io scavo, sai com’è… quid pro quo, io ti do una cosa tu mi dai una cosa, tu conduci, io ti seguo. E poi perché diamine a quest’ora? Non era meglio spostarsi con il fresco? Non sarebbe stato meglio attendere il crepuscolo? La luna, la bella luna, quant’è bella la luna, un minimo di sensibilità cazzo, si poteva attendere che la lunazza si affacciasse prima di iniziare. E invece no, sono nel bosco perché a te piace andar per rovi in pieno giorno, con le zecche che saltano alle ginocchia, non c’ho niente contro il bosco ed il sottobosco e la pineta e per quel che mi riguarda l’intera fottutamente intera foresta pluviale, ciò che asserisco è solo il fatto che forse si sarebbe potuto aspettare un tempo ed un orario più consoni tanto poi sono io che debba scavare. Oh… credi che ti stia facendo un favore? Il favore lo faccio a me stesso, non siamo ancora così intimi da poterci salutare figurati farci i favori a vicenda… comunque… li vedi tutti quei corvi, aspettano, aspettano, come chi deve abbandonare casa e cerca un passaggio iniquo come la sua fine, aspettano come il ragno sulla sua tela di controllo, aspettano impassibili, ho provato a contarli ma faccio prima a contare i posti vuoti che quelli occupati. Aspetteranno te? Aspetteranno forse anche loro un’ora decente mica sono teste di cazzo come te e me, sono solo uccelli.

Ricordo… rettitudine randomica, rossa rabbia, rozzi rostri rapaci, rane, rane romantiche, rane raccapriccianti. Rastrellai rosse rune, riccamente rabbrividii, riuscire? Ragguardevoli reagenti razziai, razionalizzando… rettitudine! Ragionai, ragguagliai realizzando recinti ramificati. Recuperai razioni, raccordandomi rammollendomi rividi, ressi, regnai. Rapinai rafforzandomi, raschiai rappezzandomi. Rozzo romanticismo recitato, rammentai rischi recalcitranti, regole recise; ricordi rubai raddolcendomi. Ricordi… raddoppiati, rabberciati, rassicuranti, regalati… Ricordo rimasi rantolante... ricordo, rimasi.

Piccole sezioni di cilindro, appena segnate a mezzo, appena appena sottili, piccole e numerose, insapori, inodori, sezioni minuscole di un cilindro caoticamente disposte in un cilindro di plastica più grande e se te lo agiti, intendo il cilindro grande, avverti un rumore come di sabbia vorticante, un rumore sommesso eppure così caratteristico, la coda del tempo che scorra, la vite che (ti) affonda, la crosta che si deforma, l’uragano nel piccolo stagno, alba rossa in uno specchio frantumato. Facili (piccole sezioni, sono piccole) da perdere e per questo ne ho una scorta… Lithium, ah sì… questo cambia tutto, devi sapere che il Litio è un metallo, metallo leggero certo, il suo numero atomico è tre, quindi parte già bene, quando interagisci con suddetto metallo chimicamente parlando, alcuni processi, diciamo così, non perfettamente regolari traggono gran giovamento. È ovvio che se restassi esposta a del litio puro non riceveresti alcun beneficio anzi resteresti probabilmente incenerita e/o dilaniata dalla deflagrazione poiché il Litio ha il vizio di reagire molto violentemente a contatto con acqua o aria e con la risultante di sprigionare idrogeno. Facci caso, per farti stare meglio deve essere imbastardito, per non farti stare in nessun modo per sempre deve essere semplicemente puro, sembra quasi una figura retorica non ti pare? Detto ciò, e ritornando al suo splendido uso chimico, al di là degli eventuali effetti collaterali causati dall’uso prolungato e non controllato della sua assimilazione, il Litio agisce sull’umore ed in particolare sul disturbo bipolare. Cosa? Quando siamo? Vedi l’obliquo come si interseca a mezzo? Non che si sia savi a questo punto ma sappi che l’uso della chimica è certamente (chiedilo a mille e novecentonovantanove di risponderanno che sia) morte e distruzione ed annichilimento globale ma (solo l’uno su mille ti dirà) con piccole eccezioni. Afferro il cilindro grande, lo sbatto un poco, mi assorbe la sua musica, apro il cilindro grande e catturo le minuscole sezioni di cilindro al suo interno, due quattro, no… meglio due… vabbene quattro, no due… insomma le prendo tutte… tutte quelle che abbia catturato, per non doverlo rifare dopo, che fatica, le prendo adesso o sì, oh sì… Oh, a proposito… meglio il Litio del Mercurio comunque… dovendo scegliere, io andrei sul mercurio ma il Litio ha una sua perversa putrida prorompente poesia.

Fammici pensare… ma ho idea di aver già vissuto questa situazione solo che ad un certo punto tu vomitavi, adesso se fosse stato un sogno il (tuo) vomito non avrebbe dovuto lasciar traccia e allora perché sento ancora questo tanfo? Non è stato un sintomo di medullo blastoma, non è stato un sogno, abbiamo effettivamente fatto già questa cosa e (se) acconsenti… devo andare via da qui. Sì sì andiamo andiamo basta che ci spostiamo, il fiume è tutto uguale, non capisco se ci si stia muovendo a monte o a valle, magari è uno di quei fiumi circolari, quelli che non sfociano da nessuna parte, immagina la fregatura, ma tu dici che la strada sia quella giusta ma ho la spalla che mi fa veder le stelle, e non sono solo stelle, ma ci sono comete, asteroidi se mi concentro vedo pure una cazzo di nebulosa, adesso ti dico cosa… vedi l’argine più alto con quelli che sembrano castagni, lo so anche io, in riva al fiume quanti cazzo di castagni vuoi trovare? Eppure quegli alberi castagni sono, ecco… ci fermiamo lì all’ombra, perchéperchéperché? Perché due no fa tre, ci fermiamo, ci sediamo, io fumo tu fa’ pure un solitario ma ci fermiamo. Mentre piove, il fiume ingrossa, i miei pensieri si diradano, puoi anche fare a meno di far conversazione e anche fare a meno di rispondere, ascolto il fluire dell’acqua, il cadere dell’acqua, il fragore dell’acqua, tanto (mi) basta. Penso che mi fermerò per un poco, non saprei quantificare quanto, ma adesso non ascolto niente di male, i mattoni sono a terra nel sacco e non me li devo sobbarcare, dovresti rilassarti, respira piano quasi fosse un veleno, accoglilo piano e lascia che vada, tu fa lo stesso, conformati anche contorcendoti se ciò ti aggrada. Stiamo di nuovo ‘a menz’u fangu, ‘addha u fangu. Anche questa sembra una figura retorica, questo è il tuo ruolo… darmi le maschere? Ma sai da quanto tempo io le/ne abbia? Non ho mica bisogno che tu me ne fornisca altre, è un tempo immemore e a volte non riconosco più il mio volto tante siano le stesse volte che abbia cambiato una maschera come il mio nome, una per ogni nome, una più una più una più una e sono quattro come quattro i nomi e il cambiare vorticosamente mi lascia spesso perplesso perché credo di non sapere più chi io sia.

Chiama concettualmente cara, chiama con cura, chiama, cerca. Compiute conformazioni concimano, cattive compagnie camuffano corpi canuti. Chiama, chiama, cadrai come caddi, cadrò come cadesti. Calmati, chiama con convinzione, chiama… carpirai concetti, comprenderai come circuire, cucirai ciocche, cucinerai cimici, canterai… canterai. Corri! Corri!

Ah, controllo, sono anni che non perdo il controllo, aneli questa perdita o solo una perdita oppure la perdita? Cosa vuoi che sia a questo punto? L’acqua sale e nel fango si scende, si affonda, si profonda, striscia sulle ginocchia se ti sembra più semplice avanzare. Vedi cosa sia la perdita del controllo? Conta pure, io a quattrocentocinquantanove ho perso il conto, vorrei esattamente ricordare ogni perdita, ogni disgregazione autoinflitta ma il tempo ammorba come la ragione, come ogni altra cosa abusata. Nonostante questa situazione, la strada da fare, le maschere perdute, la pala, i mattoni che devo ricaricarmi addosso, vedi… nonostante tutto questo ti sto ancora a seguire, ti sto ancora a sentire, stiamo aspettando, sto aspettando ma solo che il fango scorra e ritorni acqua e speranze e latenze di un pensiero che da troppo tempo trovo disperso. Avresti dovuto usare quel nome, insomma, non si pensa così tanto ad un nome, non ci si spende e non ci si consuma così a lungo inseguendo un nome per poi non usarlo. È un peccato, sarebbe un peccato… quindi tienilo ed usalo non appena ti serva.

Accesi il fuoco mentre dalle frasche umide un denso fumo misto a vapore iniziava a levarsi, certo non era solo per le frasche, c’era dell’altro, poco ed infinitesimale ma bastante. Lo spazio era ristretto ma così doveva essere e per quanto ci si potesse preparare ogni volta, ogni volta è sempre come la prima, non sai quale porta ti verrà incontro e non sai se attraverso quella passerai. Non puoi sapere dove il cammino porti e se effettivamente ve ne sia una ragione. Maceramaceramacera marciscimarciscimarcisci. Non è una questione di parole, di lettere incastrate alla perfezione, di una fitta trama tessuta di frasi come incisi, di discorsi come fiumi, di virgole incastonate come gemme che ripecchino l’insieme dandovi un senso. L’ora immensa continuava nel dilatarsi, la temperatura procedente a sbalzi, piccoli riflessi e l’abbacinio crescente, era quasi tempo, era quasi adesso, era quasi un momento. Non era una questione di luce, non era una questione di parole appunto, contava solo la percezione, l’ingannevole chimica che ci si potesse aspettare, attendere e così attese, e così attesi.
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Basta baccano, basta balocchi, basta brucianti beceri baccanali. Bella, bellissima baracca battente bandiera baronale, bella belligerante bardotta bastarda. Bocca bastarda. Brancola… Brancolai… buio… bistrattato bissai bordi, bramai bruciare, brindando bevvi, brunendo bacchette, beffando benefici,...
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C.C.S.C.T.C. oppure W.T.H.A.Y.W.K.Y.

01 febbraio 2017 ore 13:28 segnala
Visto che a spiegarmi con te non riesco… visto che sia stato adeguatamente acclarato che il problema comunicativo non sussista e che scientemente tu abbia capacità autonoma di razionalizzazione e comprendonio essendo tu, femmina di razza, 'sperta e di passaggio (ma giammmmmmaaaaaai di passeggio), visto che il mio lessico per quanto ricercato e forbito sia, invero, inutile nel mio attuale stato e, visto che per quanto riprovi, a ragion veduta, sia del tutto inetto nel perseguire il mio seppur alienato e controverso intento, visto che nel male trovo il bene e del male vogliamo tutti fare senza, visto e stravisto che pur continuando ad usare codesto verbo vedere non ci sia da vedere un beneamato cazzo niente, su invito… (indovina di chi) trascrivo e riporto integralmente le tue rimostranze e aggiungo in prosa, come a te piace, forbita e consona nemmeno un po’ bohémienne, magari solo un pochino che… “macari ti ricu puru chiddhu ca ‘nci rissi puru ‘a iddha, attruvassi nu marruggiu ma’ndav’assiri ‘ranni ‘ca fossa addavi assiri funna funna e viri ‘u t’u ‘nnachi ‘u cavi ‘ntru disettu ‘ca voghju ‘u staju ‘o caddhu apprima ru‘mpennu! ‘Ca ritta rònnama Janna, ‘u fichiti unn’è carna!”

Woke up this morning, no affects no family, big storm’s coming guess it’s all I really need. Sto accordando il mio strumento, è un ottimo strumento, insomma ha i suoi anni e ce li ho anche io ma (questo è secondario) è come nuovo e non dimostra alcun segno tangibile del tempo, dei viaggi, del sudore, del sangue e della saliva, è una scheggia e non avrebbe nemmeno bisogno di essere accordato ma se non lo accordassi almeno una volta al giorno non sarei io e non sarebbe di conseguenza il mio strumento, non sarei io ripeto, non andrebbe male ma nemmeno bene, sono quelle, di quelle, cotali, definitive, impercettibili eppure così essenziali sensazioni delle quali farei volentieri a meno e che però compulsivamente avvinghiandomi nel profondo mi ammorbano placidamente e in tutto questo mellifluo io sprofonderei facilmente (all’uso to’) ma sono ancora un po’ più (di te) razionale, e, per codesto motivo accordo il mio cazzo di strumento e basta. È un po’ che non ci sentiamo… non ti pare, non ti sembra, non sia il caso di farsi sentire? Una volta ogni tanto, una all’anno, una al lustro, una al cerchio ed una alla luna, se non per me e per lo strumento (l’è sempre un gran bello strumento) o per il gatto, almeno… cazzo, almeno in nome di tutte le strafrantumazioni di coglioni che la tua frequentazione (mio malgrado) m’abbia procurato e tutte le migliaia di ore filmiche che mi sono visionata, le ecco… io penso, no! Io sono sicura di essere non nel torto e di conseguenza chi sia in debito sia tu sempre ai limiti del tondo, ed allora avvisami, chiamami, fissa(mi) una sessione, lo strumento è pronto ed io pure… hai idea che palle le mattine al banco ad ascoltare richieste assurde e conversazioni del tutto inutili alla mia vita quotidiana? Roba da tipo non è il gruppo ma un membro del complesso… No, non puoi capirlo altrimenti non sarei io qui a scriverti mentre tu latiti e ti rinchiudi e mi lasci coi sassi alle porte e te ne fotti perché è l’unica cosa che palesemente ti riesca davvero bene. Se solo ti impegnassi allo stesso modo con il tuo di strumento allora sì che si starebbe tutti meglio. Non sono nemmeno le undici ed il livello di spettegolo e di ignominia ha già raggiunto lo zenit ed io, che cosa dovrei fare io? Credo che andrò in pausa fumo e caffè e che tanto il venerdì da queste parti, almeno la mattina il movimento è lento, poi la sera e la notte ‘un ci si vive ma adesso un cimitero sembra una rave party al confronto. A proposito, so che ve ne sia uno questo sabato, solita storia, soliti movimenti, non che ci si vada lo sai che preferisca una sana conversazione con te possibilmente oppure una serata di tango se questo potesse in qualche modo alleviarti il dolore, cazzo non dovrei stare qui a scriverti, dovresti alzare il culo, alzare quel cazzo di dito e fare pikitipikitipì e chiamare me non la croce azzurra, ME! Chiama me, cazzo! E poi… eventualmente… decideremo del tuo futuro di merda.

Woke up this morning and then I’d use my gun, they start to shoot but got no place to run. La gente parla, la gente parla, non ascolta ma parla, parla, parla, parla… ti ho detto millevoltecentomillevoltecento di farti i cazzi tuoi e tu nemmeno per l’anticamera del presbiterio. Tu non ragioni, tu non pensi, pensi.. anzi tu non pensi che chiederle scusa possa lenire questa situazione del cazzo? Che per un qualunque imperscrutabile motivo pensi (non pensi) che la tua condizione possa migliorare? Che la tua ferita, quella peggiore, quella che hai nel cervello dove passano mane e sera, instancabilmente, gli allegri gnomi gialli e blu con la trebbiatrice sopra e sotto le sinapsi raschiandone tutta la corchia, abbia una qualche possibilità, vaga e remota possibilità di remissione? Pensi (non pensi) che se sto qui a parlarti non abbia pensato a come tu ti senta? Cazzo ma cazzo che cazzo sto qui a chiamare quando tu e solo tu dovresti venire qui di persona, fattela pure a piedi, tutti i milleetrecentoventisette chilometri e i 64 gradini, arriva strisciando o sulle ginocchia, sarebbe un buon inizio di iniziare un dialogo interrotto prematuramente o terminarlo e ricominciare e lo sai quanto non mi piaccia il coito interrotto! Mi serviva la pausa… non so perché ma in codeste mattine avrei voglia di scappare, mentre tu te ne fotti ed io ho la sindrome dell’ostaggio. Ho preso un caffè poi una brioche e intanto passa il solito imbecille che ci prova e attacca una filippica ed io vorrei solo staccargli al lingua con il cucchiaino con il quale (nel mentre) (m’)agito dolcemente il caffè macchiato nella tazzina. Vorrei tanto staccargli un lembo di lingua per volta con il cucchiaino che sappia di caffè e intanto continuare a bere il caffè e poi veder come a favellar continuerebbe. Probabilmente non potrebbe più andare avanti ma io, cazzo, sarebbe un modo incredibile di sfruttare la pausa caffè prima di ritornare all’obitorio, sarebbe una vera e propria ventata di appiccicaticcio. Sì… se credi che io non stia bene sbagli, se credi qualunque cazzo di cosa tu creda il problema non ce l’ho io, anzi.. io sono così perché il problema sei tu… dovresti… insomma… pianta il mondo come si trova, lasciala dietro, chissenefrega, parti… vieni e poi sicuramente vai però intanto vieni, ci sono cosa da fare, soprattutto da dire anche da fare ma soprattutto da dire, ci sono cose dieci mille centomiliardicazzi di cose che aspettano che sua fottuta maestà alzi il culo e venga! Ma te l’ho detto, se ho chiamato ieri notte non ho minimamente pensato a che ora fosse e mica poi che con la mia chiamata (macomecazzoscrivo) ti abbia mica svegliato? Eri là sveglio o già sveglio, non so in che stato e non mi frega ma eri là… un po’ a piedistallo ma indubbiamente articolavi discretamente parole e frasi e prosa un po’ bohemienne (siscrivecosì?Boh!), e guarda che non so quanto tempo si sia stati a parlare ma tu hai detto e detto e detto ed io ho ascoltato e anche detto e riascoltato e poi detto nuovamente e poi tu non so che cazzo facessi, andavi, venivi, avevi sete ma che stai pigliando? Non fare miscele strane che ti voglio lucido quando vieni, perché cazzo, tu vieni. E non voglio sentire nessun ma nessun di e nessuna cazzo di preposizione semplice o articolata, se usi una solo particella pronominale ti spacco una falange e se ti azzardi ad usare un avverbio di tempo ti faccio una laparatomia esplorativa senza anestesia, per quello che vale...

Woke up this morning, woke up among these leaves… I tried to stand up they said… my burin’ was last week. Vorrei tanto che la mattina del venerdì o di tutti i venerdì in effetti diventasse mattina di sabato, insomma, non possiamo saltare questo giorno, non posso saltarlo in padella come un fegato al sangue con delle fave ed un buon chianti? Ho scartoffie da compilare, piccoli grandi drammi da ignorare, sopperire all’umana inadeguatezza nell’affrontare di codesti traumi usando le mie migliori doti… l’empatia, il dialogo, la presenza di spirito, l’attitudine del io so tutto e tu non sai un cazzo quindi zitto e fammi parlare. Le persone non sono complicate a meno che tu non le renda complicate, i ragionamenti non sono astrusi a meno che tu non li renda tali e tu cazzo, tu ti ci fissi attimo dopo attimo come una termite mutante che brucia segatura cagando polvere di ferrite fino a che l’ambiente si saturi ed allora ogni cosa deflagri. Tu pensi che io questa mattina non abbia di meglio da fare se non farti il primo sermone e poi il secondo e poi anche tutta l’enciclopedia treccazzi, non lo sai, forse lo sai ma secondo me non lo hai ben presente, non lo sai, ognuno di noi ha problemi di varia natura, non lo sai, piccoli grandi definitivi imprescindibili e tu non lo sai, pensa! Tu non pensi e non lo sai. Un mio amico ha un problema da quasi quattro settimane, ecco mi spiace per lui davvero, il suo problema è grave… come non puoi immaginare che cazzo di problema sia così grave? Beh il suo problema è quello di essere morto da quattro quasi settimane… risolvigli il problema adesso bestia! Ero nel mio catino un giorno, stavo già abituandomi all’intorpidimento del viso a contatto con l’acqua gelida e poi come una scheggia di un ordigno a frammentazione che mi distrugge il centro dell’equilibrio piombi tu ed il tuo non dire in testa, nella mia testa, che bel modo di merda di iniziare la giornata e non che non ne avessi una piena davanti, ieri suonato sino a tardi e a chi importa se poi l’indomani devo stare al banco, vedere cosa ti passa per le mani, come fare e cosa fare soprattutto dove andare con le mani e cosa verificare. L’ufficio ha bisogno di un clistere, oppure basterebbe un po’ di filodiffusione, musica soffusa, un po’ di metal, un’aria come dici tu… bohemienne, alleggerirebbe la mia sindrome da ostaggio, ridurrebbe l’astio nei tuoi confronti e non sarei costretta a farti ragionare spiegandoti le cose come si farebbe ad un bambino di tre anni e mezzo perché tu a quattro non ci sei mai arrivato.

Woke up this morning tried to talk but I was eating dirt… I tried to move my limbs they were... nowhere to be seen. Ah… non sono una tipa paziente, non sono paziente, la pazienza chiavava con pigrizia proprio nello sgabuzzino dietro al camera nella quale io venivo al mondo. E lo so con il senno del poi sarebbe stato meglio di no ma intanto il fatto è stato fatto e meglio il fatto che un non fatto. Ora, tecnicamente questo è un principio generale di semplice buon senso. Si non dovevi nascere ma qua stai… ora… ti levi dai coglioni, e però lo devi fare in modo definitivo, oppure vai a capo e riprendiamo il discorso? Ma che c’hanno tutti oggi con ‘ste chiamate? Mi assento un attimo e vedo trediciCAZZOTREDICI chiamate senza risposta, ooooohhhh mica è la pizzeria qua! Stiamo mica a casa Servizietti! Sarò io a non capire gli altri… DENG! Grazie per aver partecipato, sarò io… no, sei tu a non capire gli altri ed in generale, quando trattasi di cotali argomenti, a non capire un cazzo in generale. Dire che di tempo ne abbia avuto per almeno impostare due punti e tracciare una retta, a che ti serve? Che ne so… avrai fatto geometria a scuola no? E tu quando non sai come fare traccia una retta, fissa prima i due punti e poi traccia la retta, tanto non puoi sbagliare, ne puoi tracciare una sola. Come dici? Metafora? No… ma che metafora magari sineddoche, ma proprio metafora no al massimo del minimo metà subito ed il resto a lavoro ultimato. E pensa che qui splenda il sole, ma dico io siamo in inverno, allora dov’è questo gelo, questa nebbia, questo tornado. Ovviamente tu mr. Sunshine staresti malissimo qua, come un vampiro in un lettino abbronzante. Stimo che in un weekend le cose climatiche almeno quelle, si rimettano, come dici tu, che il maltempo si rimetta presto e per sempre. Puntualizzo anche un’altra cosa, non sto qua a risollevarti il morale, in soldoni del tuo morale e del livello dello stesso non me ne importa niente, io devo fare quello che io devo fare tu fai quello che t’appartiene, e tra le innumerevoli cose sulla tua lista, la prima, essenziale, prioritaria, la prima cosa, al primo rigo con il numero UNO è quella di venire qua! Cazzo ma scriverti è peggio che tagliarsi le vene, perché mi ci incazzo due volte, la prima scrivendoti, la seconda rileggendo e la terza quando ci penso, quindi mi ci incazzo tre volte ogni volta, tu genio della matematica chimica, dimmi, se al composto non si aggiunge una parte stabilizzante che succede al composto e a chi lo maneggi? Puoi per cortesia, per piacere annuire e quindi confermare, cazzo, che tu stia recependo in lungo ed in largo ciò che io ti stia comunicando? Sì ma quel movimento che vuol dire? Che tu abbia capito, che è un modo affermativo di confermare o c’hai il tremolizzo? Chiarire alle volte semplifica, e non solo per definizione, ogni cosa. Sai cosa? Dovresti vedermi la moto, dovresti vedermela adesso, adesso che l’ho ripulita sembra appena uscita dalla fabbrica e cazzo devi vederla le mie parole non arrivano a descrivere il pensiero formatomisi in testa ma è una rooooooooba epoi… serve mi serve e senza come farei... Senti biondo, ho un’altra pausa tra un po’, non dico che tu debba richiamare subito ma entro l’ora diurna. Stasera vado a suonare un’altra volta e mica è colpa mia se gente brava che suona per niente non si trovi e se si trovi si perda immediatamente. Dovresti proprio venire, farci un pensiero, gettarci un’ancora, costruirci un ponte insomma, qualcosa di definitivamente tangibile, una roba che una volta messa in posa col cazzo che la smantelli, versati un barile di calcestruzzo così prendi una decisione consolidata. Sai quante volte abbia scritto cazzo scrivendoti? No? allora che cazzo hai letto?

Woke up this morning, no affects no family, big storm’s coming guess it’s all I really need.
Woke up this morning and then I’d use my gun, they start to shoot but got no place to run.
Woke up this morning, woke up among these leaves… I tried to stand up they said… my burin’ was last week.
Woke up this morning and all I said is damn… couldn't imagine all’d turn out so bad.
Woke up this morning and everything is gone, gotta a bad attitude, gotta wish I’ll be no more.
P.S.
Per la cronaca e per rispondere, hai scritto cazzo e derivati 30 volte…

Çok uzak seni seviyorum hala VI

19 gennaio 2017 ore 13:17 segnala
4100 days, 16 hours, 24 minutes, 38 seconds… so it goes, time after time, seems the only way to try to (maybe) explain. Much time few time, more time less time, it’s only a way of sensibility ‘cos all happens and will continue and we’ll burn nonetheless, I’ll burn nonetheless and so it goes each second of my fuckin’ time. I’m not in the prettiest of shapes and yet I get help from my medications and they start to be my new life, my other life my unconventional way in sufferin’ through my ramblings and writings and thinking and the whole, my whole personal wonderful hell here on earth, planet Earth. So it goes time as well as (my) burns, and pain so much pain and pain so much pain I can’t get enough, so my drums still get dusty and my hands can’t properly hold and my brain’s awful aware of damages and drinking and gettin’ drunk one day and the other as well. Asking why… it’s not a solution, not even close approachin’ all this turmoil. There was a time, yes once there was a time, in which I was different, can’t explain if worse or better but just different or strange and she didn’t like this word, she always said why do you use that word, she was thinking about madness so I tried to explain her that “strange” means just (sometimes) different, unusual or for all that is worth, just me. While the water sank on the shore and while days were so long they seemed almost eternity I tried to explain her this and lots of things more. All my concerning, all her expectations, our sweatin’ bodies and the perfect intentions, just the intentions, yes they were oh so perfect while we were… I was so unstable and yet still I am but on the worse side. My liver hurts and my spine hurts and my leg hurts and my brain is losing reason, lapsing, turning and yet hurting to heal, healing to get hurt again and again and again. Çok she said, çok she said. I think, I remember there’s a word that doesn’t mean no nothing… it’s musun, and the S must be spelled like shhh, so it was like a refrain and when I didn’t know what to say I said musun, and she said tamam that means more or less allright. And then came the rain and then the wind dried everything and each morning by the shore I saw the very early light after a no sleep night, humid and warm while the chanting was going five times a day and I forgot even myself to her.

4100 days, 17 hours, 41 minutes, 2 seconds… a smoker’s a smoker when all your chips are down, hearing that voice in my head keeps me mad, can’t sleep, can’t stop thinking and nights grow darker and days seems just like nights just thicker, all I do is goin’ on ‘cos there’s no way to stop the slides, the tide, redeem yourself she said and for a while, a little while I believed I was happy. So when my blood covers my fingers and lose count of cuts on cuts and burns I just think I feel something again. You’re the greatest in the land I’m begging for your hand. Sure nothing comes easy, life’s not easy but things could be somehow (easy fuck). Things should be in a way. And then things normally get ugly, troubles seems my daily bread and my lungs cry for some more heat and smoke and cancering powder and (my) cough means (bad) they’re happy as I would be (dead in bed). So I do what’s in my nature, doin’ feelin’ more than I should, not to stay completely numb and away. Sometimes pills come easier two by two and some others four by four and for a while, just a little while I forget my being, my senses, my hurts and this way I stay, I want to say, I need to stay, I need to die day by day a little more, deeper, falling, deeply hurting ‘cos it’s just a way to feel again. No pain, no wound, no nothing could be comparable but it’s just a good start, a way to go on. I see people, faces, everyday life and things, all means nothing ‘cos it’s just a little nothing away from (un)existence. Probably you still are the greatest in the land and yet it doesn’t help ‘cos I feel worse. Writing is a way to heal the little parts, reading is a way to cut them up, acting wrong it’s just the way. The play I’m fuckin’ in, the fucking play. Drums still full of dust, I can’t sit there and try a new groove since the fire. Since I felt like six feet under again. Oh believe me, I had (again) the better intentions, maybe not the perfect ones but still the better ones and then it was tough, I couldn’t even think from where to start again. I believed one month was enough to mend myself, and yet after one year from there I’ve been more wounded than healed. Maybe this is how (my fucking) things go around here, around me, maybe it’s just a maybe. We should have given G. a possibility, he was almost there, he was… it was a beautiful dream then a slightly nightmare, then reality alone, rough, scratched, dusty and alone… bloody reality.

4100 days, 19 hours, 17 minutes, 53 seconds… night doesn’t help, I’m lost in smoke and possibility, still my liver hurts and sleep goes away and when I start to close my eyes it’s just time to go to work again and again and again and it’s nothing… nothing it’s like white pages on a white book and there’s no beginning and no end and all goes on a cycle, I was waiting for the light and the storm came. Doctor, the good and fine doctor, said to me try to write about good little things, they are there, you just need to feel them, possibly… they are yes but I can’t see them, I can’t feel them as normal people would. While I’m on a positive way ‘cos at least I’m writing about I see just lights like despair, no fear just dark, no more fear of the dark. And when all gets dark and I close my eyes pain grows and then I need more. One more little pill to get my body go numb and so my mind, no dreams, no hurt, no feelings, no worries, I feel digging the hole, the darkest pit in the world, the deepest one where all my hopes and words go, should go, will go, must go. The more I dig the deepest it becomes. Talking yes, I love talking with you, that’s why I’m writing again and again and again. Long night, short day, short cut long pains on my skin and in my brain. I see where it hurts, I feel where it hurts more and then I use all pain I could get. I’d like the land to be a desert, cold and dusty. I’d like to describe my falling, breaking my nails trying to slow down but it’s useless, falling is a way to forget, drinking is a way to forget, fire is all light I could stand. It doesn’t bring me any comfort, no satisfactions, not even close to my personal hell. Doctor said, the good and safe doctor, I’d need to let out control, I can’t lose control. I said I could try but changing it’s good news and I don’t want any change, no more changes, no more talks on the bright side, I may give you advice, don’t do as I do but try differently. Maybe you’ll be lucky twice and I’ll be all right feeding my lungs again with all they need, with all I need, I really need. Walking under the heavy rain, with no hand to hold, walking till nowhere where I can’t see anything and anyone. There, to the endless pit I will laugh of my miserable pain and existence. Çok she said, spelling all those words sometimes so impossible to understand to me. So çok usak I’m still lost and how can I explain you’re still the greatest in the land. Language dude, I said fucking language, possibly one day she will understand the way I couldn’t, this way I can’t. I’m sure she already knows what’s so difficult to knowledge to me. It doesn’t bring me anything, it doesn’t spring any lights or positive intent. Why don’t you try with cheese? Go get that fucking rat, once you get, kill it and then make it on the stove, feed on it alive feel fine.

4101 days, 3 hours, 39 minutes, 52 seconds… let me talk about a dream, as long as a travel so awaited, so different, I try to explain but I feel I can’t. It’s what you feel when you feel the warm, the hold that doesn’t make you suffer but get you fine and make you addicted on simple and simpler things, daily little simple things. Little by little but enough to feed your inner side, making maybe you different, can’t say if in a better or worse way, as I said, just different, strange. Hala she said, hala I said, ‘cos time wasn’t important to count, just the holds, again simple puffy little good things, those I’m now un-capable of feeling about. Sweets, stop by the grocery at the airport before leaving and take a big box of sweets she said. Look for those in the blue box, you can’t make no mistake, you’ll see that. Buy one box full of those sweets. Hours just came as seconds and all was impossible far and distant and almost forgotten and hidden and words… what are words… simple little things again maybe, those that we try to find to make up to our mistakes. Those we use to make others feel better in time of turmoil, in time of pain, when we try to forgive and no to forget. When we try to help again. Words… sentences, thoughts, a long whole speech of indulgence, caring words, comfortably caring little puffy sweet words we use to say to help maybe. Doctor said, the wise and caring and brave doctor, try to explain your feelings, try and write it down if it helps, it could work for a while, when it seems you’ll feel and yourself is still open to change. Words as leaves, when you desperately want to say something, something very important they are just like fucking leaves, they fly away as the wind usually does this fucking trick with them, can’t catch them, can’t find them anymore and you can’t say anything ‘cos there are no more little good sweet healthy things to use. So no more talk, so no more thinking about, so no more no nothing, and seconds become like hours and nights get deeper, longer, colder, my personal hell on earth. Fuck my back hurts so bad I need to take some (many) other little white round things, they’re bitter, they’re not cheap, fuck my back, fuck my hands, I just need something to put my pain in the grave. And I need some more pain and some more pain pills and some more pain and so again and again and again and again

4101 days, 6 hours, 11 minutes, 19 seconds… hello dear, finally you came, long time no see, long time no speak and yet I knew you were around, wonna play chess? Wonna just sit and watch the outside? Wonna feel the rain and the pain? Wonna see my scars, the old ones? The new ones… I could do some new ones just for you if you want. I know some good and easy trick, look as it bleeds. Wonna feel the way I feel? Dear you don’t talk too much I see, just sit there and wait my shining hour I guess. I see, you show me first, I’ll do the way you teach me, the way it hurts more, no pain pills while you teach me, no more pain pills, no more hopes until I’m truly desperate and I will beg for your help. Hello dear, you don’t make any noise, I suspect you were already here, I see. That’s why you make my worst inside out, my entrails, my best way of learning it’s all I get while you teach and so I believe you are right. See… outside world’s spinning as always, people keep leaving, keep wondering, keep feeling and I? Can’t say from your teaching, can’t say if you’re so good as I think you should be. Well, since you’re just sitting there since I started, I can’t see why we couldn’t sit together watching again this world go bananas. See? I feel different again, can’t see if in a better or worse way but I feel different, I could say strange and you know what? My cold and soulless dear friend? I’m feeling cold, very cold and I know no matter what, I’m still burning inside, this fire burning me it’s all up to you, I knew it… just didn’t want to spoil the fun. I think this could be the start of a new and good endless journey together to hell my dear.
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4100 days, 16 hours, 24 minutes, 38 seconds… so it goes, time after time, seems the only way to try to (maybe) explain. Much time few time, more time less time, it’s only a way of sensibility ‘cos all happens and will continue and we’ll burn nonetheless, I’ll burn nonetheless and so it goes each...
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19/01/2017 13:17:59
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La Lista di Natale I

30 dicembre 2016 ore 12:38 segnala
Ah, avendo avuto anche altre ardimentose arie, anche adesso affermo adducendo altri aspetti, ardimentose arti astrattamente atipiche. Allora, aizzando anzitempo altrui, arti allusive, apro aree attraverso archi, archetipo ancora altalenante assecondante attimi astrusi, ardimentosi affanni, altri apprendimenti. Assecondando anche atti altisonanti, arretro. Assaporo ardesie accennate, acchiappo avidi avulsi, accertandomi adempio.

Questo è un periodo del cazzo, no, non è il solito periodo del cazzo, è proprio un gran bel periodo del cazzo perché mai come in questi giorni vorrei (re)stare in pace (morto) ed in tranquillità (sempre morto), leggere l’ultimo numero di femmine in calore fresco (o caldo vai ha capire) di stampa, inzuppare la pizza della sera prima nel nuovo mix over quaranta preparatomi e seduto, in santa pace oziare senza assilli di tempo e bere come un dannato tutto quello che lo stomaco (mi) sostenga. Vorrei, vorrei, vorrei, vorrei tante cose, ne vorrei anche delle altre e più di ogni altra vorrei non fare ma questo è periodo caldo e visto che in giro c’è tanta gente che di lavoro non ne trova, non ne ha o non ne vuole ecco… se anche io restassi ad oziare con tutto il lavoro che abbia da sbrigare mi sentirei un po’ in colpa e con questo la mia condizione psico-fisica ne risentirebbe non poco e siccome (cazzo) voglio (cazzo) dormire (checcazzo) le poche volte che mi venga voglia di farlo, dovendo restare in pace con la mia coscienza, prendo sin troppo seriamente ogni aspetto legato al mio lavoro. Insomma uno che lavora e sodo? Beh, sono io. Per farla breve, questo lavoro è quello di famiglia, non c’è da dar giudizi o colpe, e tantomeno posso farne una colpa ai miei genitori perché quando capirono che di studiare non avessi voglia alcuna che fossi insomma una limasurda, mi offrirono due ben due alternative. La prima era quella di prendermi a calci in culo fino alla fine della strada (e assicuro fosse una strada molto ma molto lunga ed accidentata) e una volta arrivati lì, là mi (ci) avrebbero (sotterrato) lasciato, la seconda era imparare un lavoro.

Sono stato in mille posti diversi e ci sono stato abbastanza tempo per identificare una seppur minima percentuale di benaltrismo, uso un termine edulcorante perché non me la sento di infierire ma ci sono bestie e bestie... ora, le bestie a quattro zampe seppur per istinto e senza una vera cognizione razionale, conservano una maggiore percezione dell'ambiente nel quale esistano, sviluppano una forma pura di rispetto in qualche modo il loro esistere si concilia con l'esistenza, si potrebbe persino dire paradossalmente che abbiano quasi maggior umanità di quelle (bestie) a due zampe che per una vittima invece un prezzo lo calcolano e lo fanno... ah… se così non fosse quelli come me non avrebbero alcuna possibilità di espansione economica e di conquista del mercato.

Quanti sono coloro che nascendo di/da/per famiglia con grandi tradizioni e/o sani (questo dettaglio potrebbe non essere rilevante) principi di imprenditoria lascerebbero tutto quanto per una dose di calci in culo sino alla fine della strada e poi lì sarebbero rimasti a ghiacciarsi il medesimo culo? Beh, io sarò anche pigro ma non sono mica stupido e così per me fu l’opzione B, imparare (imparai) un lavoro e quale migliore opportunità se non imparare il lavoro di famiglia? Certo sono partito dal basso e per di più il mio primo supervisore fu la nipote della sorella del cugino della zia di mia sorella, che poi dici o senti dire che lavorare per/con i propri parenti sia più semplice, mah! Sarebbe stato meglio lavorare per un estraneo ma alla fine l’impegno ed il tempo profusi (mi) dettero le giuste motivazioni e le giuste prerogative e, nel contempo, impiantarono in me quei sani (altrochecazzi) principi che servono a plasmare l’individuo perché sia sempre da esempio e mai dalla/della società reietto e che non sia quindi bestia o canazzo di mannara ma cristiano.

Ora, potrei dilungarmi sul mio apprendistato ma sarebbe fuorviante. Nessuno nasce imparato e quindi di cozzo o di piatto ci si deve formare con delle buone basi possibilmente ed io le basi le avevo eccome, e non erano mica basi terra terra erano già grattacieli da quattrocentoventitrepiani. Avevo detto che di studiare non avessi alcuna voglia eppure con il giusto impegno si raggiunge qualunque risultato e dopo nemmeno venti anni di apprendistato potei finalmente mettermi in proprio e fondare la mia agenzia. La cosa bella di avere una propria agenzia è che gli orari sono molto più flessibili, a volte capita di dover fare degli straordinari ma nulla di davvero ingestibile. Ci si alza presto o tardi, si lavoro molto o molto di più e la qualità non è un optional, almeno non nel mio lavoro, sbagli una consegna e ti ritrovi fuori dal giro pronto a farti prendere a calci in culo sino alla fine della suddetta strada e poi una volta giunto là, là resti con il culo che ti si ghiaccia a poco a poco ma ciò non di meno, questo è (sempre) un periodo del cazzo nonostante tutto, saranno questi buoni propositi dei quali tutti hanno la bocca (ed anche qualcos’altro) piena, sarà perché si dice che in questo periodo ci si gratifica di più o sembra che ognuno abbia un’indole diversa e d’improvviso si riscoprono valori sopiti, altruisticamente ridondanti. A parer mio, è solo un mare di stronzate ma in fondo se così non fosse non avrei un picco ogni volta che questo periodo arrivi.

Non avevo intenzione di accettare quest’ultima chiamata e poi… sono nato con il cuore debole no, non come il mio amico Murmur, chiamato così dai genitori per via del murmure al cuore che lo aveva fatto saltellare tra questo mondo e quell’altro per un paio di volte appena arrivato, no, sono debole di cuore solo perché non riesco a dire di no, pur senza preavviso, pur nell’indisponibilità più evidente, non riesco mai a dire di no, anche per gli accessori più disparati per le richieste più disperate, sono capace di accontentare ogni vezzo e capriccio e poi ad una prestazione come si deve esiste anche un’adeguata contropartita, non dite(me)lo, voi lavorate per la cazzo di gloria, altamente altruistico, altamente educativo ma la gloria non mi fa mangiare, ho bisogno di mangiare anche io e quindi fornendo un servizio all’avanguardia pretendo ed ottengo ottimi introiti. Non fraintendetemi, l’ultimo periodo di ferie che abbia preso è stato di ben nove mesi e diciassette giorni, quello della gestazione nella pancia di mia madre e da allora, ci siamo io, la mia famiglia, io ed il lavoro, io ed il lavoro, il lavoro e comincio a credere che vi sia solo quello che adesso è anche il mio lavoro. Sì prima o poi me ne ritornerò in ferie ma questo è periodo caldo e le parole girano, ah… pensavate alludessi al cellulare, no, il mio lavoro è talmente antico che anche le richieste vanno all’antica, chi vuole ordinare e/o richiedere una prestazione deve cercarmi, trovarmi, espormi la richiesta e solo se la mia valutazione risulti infine positiva, solo allora accetterò l’incarico e solo allora il committente mi pagherà in anticipo quanto da me richiesto. Mai avuto contrattazioni o beghe per un prezzo direte voi, mai… chi mi cerca sa che cosa offro, sa come ci si deve comportare, soprattutto sa che il prezzo migliore è quello che io posso fare e a mio modesto favore posso anche aggiungere che se poteste (non potete) chiedere in giro a chiunque dei miei clienti (non potete) nessuno vi direbbe che io sia stato ingiusto o caro o superficiale o inaffidabile. Se poteste chiederlo (tanto non potete) vi risponderebbero esattamente come ho detto io.

Oggi è andata di lusso nonostante sia un periodo del cazzo. Mi contatta il Garrani e certo io non me lo aspetto mica, uno come lui, impegnato, perché cerca proprio me e di questi tempi, ovviamente non ha problemi di peculio e così mi contatta il suo tuttofare e mi manda un’auto. Arrivo nel suo studio… una cosa che mi abbia sempre colpito, questi cazzo di appuntamenti con il Garrani sempre dopo il tramonto, avrà qualche allergia e poi quella casa ha un’eternità di scale, ero stanco prima ancora di varcare la soglia. Mi accomodo, mi viene offerto un sigaro, un brandy, fumo e bevo e bevo e fumo, lui attende affossato in quella cazzo di poltrona. Schiocca le dita e il tuttofare mi porge una cartelletta, spartana all’apparenza, con il fermaglio ed il filo intorno, sembra arrivata direttamente dagli anni venti, la soppeso ed è leggerissima ed io penso che sarà una mazzata quella che mi dovrà pagare ed infatti, dopo aver chiesto il permesso per poter visionare il contenuto passatomi nella suddetta carpetta comincio a leggere mentre il ghigno del Garrani si allarga. Faccio il mio prezzo e il tuttofare prima ancora che abbia finito di pronunciare la cifra mi porge una valigetta in pelle chiusa. Ripongo la cartelletta sullo scrittoio alla mia sinistra e prendo la valigetta, la apro e non manca nulla, è tutto lì, la mia richiesta, il prezzo, il saldo, gli extra, bene… quando le persone sono serie si comportano come tali. Sono soddisfatto, richiudo la mia valigetta, mi riapproprio della mia cartelletta e il tuttofare mi riaccompagna fuori dove un’altra auto mi scorta nei pressi della mia prima consegna. Scendo a fumare una sigaretta e l’auto si allontana… rileggo la cartelletta e penso… e così all’inizio del mio giro la lista si presentava corposa ed articolata, non sarebbe stato facile spuntarla ma niente viene mai facile, niente va come dovrebbe andare e però se c’è di mezzo la lista, la mia lista… ecco questo è per me irrinunciabile. Che altro potevo fare.

Se aveste bisogno di qualcosa chiamatemi il nome lo sapete… come non lo sapete? Io sono Natale e questa è la mia lista di oggi.

La Lista di Natale:
- Croccantini DOC per il Gatto di Zia Posey
- Far fare un giro ai gemelli Gallo
- Strappare un sorriso a Jenny Balletto
- Chiudere il rubinetto guasto di Zio Arpo
- Guardaroba nuovo per i coniugi Vastanelli
- Fare una visita di cortesia con fiori a corredo al Preside Baronilli
- Torta con sorpresa alla Famiglia Uncistretti
- Una revisione all’auto della Notabile Fortibassi
- Pranzo a base di pesce per la Famiglia Arubecchi
- Cassata con ciliegina per Don Bramante
- Taglio di capelli eccelso al Deputato Brassito
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Ah, avendo avuto anche altre ardimentose arie, anche adesso affermo adducendo altri aspetti, ardimentose arti astrattamente atipiche. Allora, aizzando anzitempo altrui, arti allusive, apro aree attraverso archi, archetipo ancora altalenante assecondante attimi astrusi, ardimentosi affanni, altri...
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30/12/2016 12:38:02
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