Ad Vitam

04 luglio 2013 ore 11:58 segnala
Sono rimasto perso. Sono rimasto a pensare righe vuote, scatola aperta, strada deserta, il vento soffia e spazza le foglie e io vorrei sbattere ogni pensiero al muro, inchiodarlo e farcelo restare in modo che non possa contaminare ciò che abbia voglia di aggiungere, corroborare. Sono rimasto a pensare questo spazio nero, sono rimasto e se penso, inganno il tempo, ritardo quanto più possibile questo vespaio che ho nel cervello, questo vespaio che è il mio cervello, penso e non faccio finta di pensare, penso fisso e tagliente e le possibili strade restano sempre due, scrivere tutto e scriverne… sono rimasto indeciso, devo scriverne ma non posso scriverne, devo parlarne ma non posso parlarne perché così è, così vanno le cose, così vanno e vanno e vanno e vanno. Non è una buona giornata oggi, non lo è, alcuni giorni non dovrebbero nemmeno iniziare, una volta iniziati mutano in peggio, distruggono irreparabilmente ogni cosa, un riassestamento dell’ordine percettivo, dei legami, di noi stessi di ciò che c’è di ciò che è. Scrivo e non scrivo, parlo e non parlo, scrivo perché devo farlo comunque e/ma/perché qui posso riversare il mio dentro e qui posso limare tuto il resto, non mi importa cosa traspaia, non importa cosa si possa dedurre o pensare, sono parole che sono dietro altre parole, qui righe diverse, qui periodi più o meno articolati come sento di poter fare, sento di poter organizzare, io metto tante parole e sino a che questa valvola funziona queste stesse parole continueranno ad ossessionarmi a tediarmi a tagliarmi a bruciarmi. Va male così, oggi siamo vita oggi siamo morte, oggi è tutto oggi è niente e non è importante cosa stia accadendo anche ad un metro di distanza, è il proprio malessere a governare ogni cosa. A volte fortunatamente ci si può sentire in pace con il resto ma con se stessi è tutta un’altra cosa. Oggi cambia qualcosa, cambia molto, oggi è come quel giorno, oggi sono a terra, sono terra, oggi non ho voglia di dire va bene tutto passa, oggi non ci riesco, oggi non c’è luce. Devo trovare altre parole, parole da dire, parole difficili eppure so che le troverò, parole che non leniranno alcun dolore eppure sono parole che servono a me e servono a chi le dirò… non sono apparenza, sono solo adeguate. Parole che non possono essere confuse, non si possono rimescolare, sono parole e gesti, sicuramente solo piccoli cenni, non ho idea di cosa dirò ma scrivere aiuta a chiarire le idee, serve a lasciare da parte le proprie ossessioni, i propri tarli, fare un passo avanti difficilissimo e prendersi carico di tutto il dolore che c’è, non è una grande immagine lo ammetto, ma un parola spesso o una frase, sono come cucchiai, di varia misura e capacità, potresti svuotare il mare a cucchiaiate anche se non basterebbe il tempo e non basterebbe la volontà. Il senso oggettivo di ciò che si perde è tattile, il senso opprimente di ciò che si avverte è immenso. Mentre cerco di non pensare irrimediabilmente penso esattamente l’opposto, perché è un canale empatico che non funziona a senso unico, per definizione è privo di briglie, inonda e travolge, allaga ogni spazio, satura ogni sensazione e per un po’ pur stando male, il male è sopportabile. Parole a volte, solo semplici parole, a volte nessuna parola serve davvero, non importa esaminare o ricordare errori, fasi, momenti, perché oggi non va bene come giorno, oggi non serve a un cazzo scriverne e sollevarsi, oggi sono terra e non c’è niente altro e non c’è niente d’altro. Ognuno dice la sua, chiunque dice la sua, ognuno direbbe e a volte sarebbe più esatto dire che invece di dire e invece proferire la gridi ai quattro venti, preoccupandosi più che altro di tramortire chi grida il contrario che non di farsi capire. Non mi interessa dire la mia, non ha più molto senso. A volte non abbiamo più alcun conto in sospeso con il passato ma è il Passato ad averne con noi. Oggi sto male, domani starò peggio e tutto quello che serve. Oggi sono oscurantismo. Oggi non importa come io stia, oggi conta solo una cosa. Le parole nascoste forse adesso le vedo, sono semplici, dirette, schiette, sono parole che potranno anche servire, sono parole che non potranno granché mutare ma in ogni caso saranno parole bastanti e forse non lo saranno. Egoisticamente penso che serviranno più me, è un pensiero che si presenta, è il pensiero che non si sopisce, l’unica cosa che sia riscontrabile è che il tempo non vada di pari passo con le parole, vige una aberrante asincronia, le parole sono lente o troppo veloci, il tempo non bada alle parole ma accade decisamente il contrario. Vorrei scriverle, le trattengo però e forse domani le dirò, forse e forse non dirò assolutamente nulla perché adesso credo di capirlo, non esistono di fatto tali parole, ci si illude, potrei ignorare questo fatto e proseguire ma non mi sarebbero di alcuna utilità e anche se apparentemente l’utilità è in effetti nessuna. Resto qui al buio, domani non ho voglia di pensarvi, domani sarò dove devo stare, per un poco, per quello che serve, mai abbastanza e mai davvero presente.
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Sono rimasto perso. Sono rimasto a pensare righe vuote, scatola aperta, strada deserta, il vento soffia e spazza le foglie e io vorrei sbattere ogni pensiero al muro, inchiodarlo e farcelo restare in modo che non possa contaminare ciò che avrei voglia di aggiungere, corroborare. Sono rimasto a...
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04/07/2013 11:58:36
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Commenti

  1. pallottinablu 04 luglio 2013 ore 19:32
    Giuro che ho saltato tutte le righe e non ho letto tutto d'un fiato.. :hehe :hehe
    Forse tornerò quando ho un pò di voglia in più per leggere ;-) Una mano per rialzarti??? :-)
  2. idiosyncrasy 05 luglio 2013 ore 00:06
    le tue parole mi ricordano tanto quelle mie giornate buie, inquiete e dannate...esistiamo, resistiamo e sopportiamo, sapendo che domani è lo stesso...
    :rosa
  3. DeepaMehta 07 luglio 2013 ore 00:58
    think too much, but I knew :rosa
  4. soledicristallo 14 luglio 2013 ore 07:56
    È falso dire: Io penso,

    si dovrebbe dire: mi si pensa.

    Scusi il gioco di parole.

    IO è un altro.




    Rimbaud


    :fiore

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