Alcuni hanno ali ma non tutti sanno perché

10 luglio 2013 ore 16:29 segnala
Non abbiamo mai parlato col cuore del silenzio nel silenzio perché… perché ci è sempre importato del non silenzio che del silenzio in sé ma adesso, il silenzio c'è, eccome se c'è… il tempo di fare un lavoro, uno piccolo, uno solo, il tempo di lavare l’avaro e l’odore, levare l’odio, il tempo infinitesimale di poterlo guardare e poi di annotare impressioni e conto da saldare prima o poi lo capisco, ma sempre da saldare. Non posso fare eccezioni, lo hai detto tu, e adesso che ci vediamo, dopo 12 anni stai qui a tentare di sindacarmi cosa sia bene e cosa non stia poi così male sulla tua pulita persona. Siamo alla terra del comodo conto aperto sottinteso conto sospetto, sorridi mai e soffri un tanto, aspetta che ti scuota quella testa di legno contro il mio ginocchio e vediamo come ritornerai a guardare il mondo rotolando infinitamente. Le onde si infrangono, spaccano rifiuti, bottiglie deformate dalla calura, pezzi di vetro ormai arrotondato dal rimestio naturale degli elementi, barche come se piovesse e che ci faccio qua, seduto ad attendere la collisione, certo dopo essersi alzata non aveva nemmeno avuto modo di guardare sotto al letto, avrebbe capito, avrebbe pensato, sarebbe stata. E se le immagini fossero solo una sequenza muta, se le immagini da sole non bastassero a descrivere un preciso tempo, un frammento di storia, una realtà tra le tante... allora forse un commento aggiuntivo potrebbe in qualche modo dare delle indicazioni, fosse questo visibile o anche solo ascoltabile. Non ha senso contare il rumore, perdersi per un poco e poi far finta di niente, oggi non vuole avanzare, il tempo passa e questo lo si avverte ma dentro sono fermo e in effetti del comune senso civico e della gentile interlocuzione ed interazione con l’altrui individuo non mi importa.

Non abbiamo mai parlato di quello che davvero servisse, di ciò che avrebbe potuto salvarci, abbiamo lasciato molto indietro, abbiamo lasciato indietro l’un l’altra e per quanto assurdo questo continuo stillicidio era in realtà un pezzo di ingranaggio propedeutico alla grande giostra. E se il commento sonoro è un brano, le immagini potrebbero sposare in pieno il brano oppure il brano descrivere una storia diversa da ciò che si vede. Il commento potrebbe essere fuorviante, potrebbe non avere paradossalmente alcun senso. Penso che qui non serva a nulla il mio restare, penso che in fondo me ne voglia andare, dove non saprei, come allo stesso modo vorrei sostare eppure, non qui, a marcire, meglio lì a decomporre, mai qui a marcire, meglio lì senza restrizioni, meglio il sentiero che porta alla pietra. Meglio o peggio lei dice che importa, meglio se tiene e se vale lo aspetta e se poi non voglia andare. Quando a questo punto ogni cosa sembra consolidata, quanto a questo punto serva davvero, se sostituiamo il brano con un altro, una volta che la storia ed il suo vecchio commento sonoro sono acquisiti, stravolgiamo in realtà la realtà della storia la storia stessa, ne alteriamo contenuti e sviluppo, creiamo o scopriamo qualcosa di completamente diverso.

Devo smetterla di addormentarmi, devo smetterla di addormentarmi dove tutto può accadere, devo smetterla e svegliarsi con una bella risata non sarebbe male una volta ogni tanto, dovesse essere anche la sola cosa che possa capitarmi di giorno ma poi… quando dovesse essere la sola ed unica cosa prima del buio mi chiedo se un istante appresso ne manterrò cognizione o sarò buio anche io. Un aereo da qualche parte sorvola questo emisfero, niente turbolenze ma forse solo un cedimento strutturale, sì, non è importante la strana meccanica dei fluidi, il mio sangue che si addensa, il respiro corto, il pensiero umido e poi una stasi, una prolungata forma di annullamento, lei dice che non riesca a vedere con occhi nuovi, dice che non vedo le cose reali, dice che mi stia perdendo, dice che sia io a perdermi, dice un sacco di cose e forse ha ragione e forse ho ragione e forse non c’entra e forse potrei anche capirlo ma allo stato dell'arte resta inspiegabile. Sarà ancora la stessa storia con un nuovo brano o forse sarà solo la nuova storia legata al nuovo commento audio, le immagini sono solo immagini, si confondono, si percepiscono, trasmettono in alcuni casi emozioni, le catturano e il resto diventa così lontano ad un certo punto. L'autunno incombeva e le foglie gialle sul prato verde erano proprio il migliore dei colpi d'occhio. Sarebbe sempre qua, piacendo a ciò che tutto regge e regola, semplice battito di ali della farfalla, il lepidottero detto testa di morto. Le foglie si sparpagliano, sono animate da vita propria, sembra che anche quelle dei prati vicini si uniscano in un balletto, queste e quelle si spostano, queste e quelle vanno via. Ora piccola, ora veloce, è già mattino e l'aria è quella del mattino non ci sono dubbi, restar saldi sulle/con le/per le mani mentre la strada vola e la testa vaga e l’ombra sfugge e la devo smettere di dormire dove capita, magari mi sveglierò e constaterò l’essere già morto da un bel po’, magari mi sveglierò e constaterò la mancanza assoluta di riflessi, il singhiozzo annoderà le mie corde vocali e con un fiatino strozzato appena percettibile gli occhi prenderanno la giusta spinta e schizzeranno via, fuori dalle orbite come meteore infuocate nel/dal/sul mezzo di una strada che porta sulla/nella collina. È troppo pericoloso dice lei, troppo latente la ragione afferma lei, troppo in tutti i sensi e sono ancora con mezzo cervello a dormire, un passo e poi un altro passo e lei a volte sembra quasi attendere che inciampi, le gambe sembrano andare a vuoto mentre arrivo davanti al frigo e li mi sbatto.

Signora Sparrow stai anche tu leggendo quello che leggo io, io sono sicuro ma tu dove cazzo stai, dove sei finita, io non lo so però se questa roba l’hai scritta tu e se l’hai scritta tu allora non puoi dileguarti dopo aver instillato questa immensa curiosità in me. È solo mattina è solo sera, sto sul campo, vado via dal campo, mi reco al campo e poi non so cosa ci sia da fare, troppo e troppo niente di cui curarsi e magari sono altre le intenzioni ma questo si avverte e questo si ottiene e questo si fa. Il sole è già alto ma devo smetterla di addormentarmi in posti così. Il mondo è come tu lo fai dice lei, il mondo è così e basta dice lei, il mondo è bello così com'è dice lei, il mondo è anche merda dice lei, devi andare dove tu devi andare e fare quello che tu devi fare dice lei e a volte, non sempre, ma a volte mi sembra che stia lì solo per prendermi in giro. Conto piano, conto al rovescio, conto per multipli e il risultato non cambia, in fondo non conta, mi carezza la testa e dice, dice lei, mi sa che sei diventato un vecchio, lo afferma come se stesse sussurandoselo, io non capisco al di là del significato intrinseco delle parole ma ogni volta che dico strano, ogni volta che in un discorso uso questo termine lei resta attonita, l’espressione diventa interrogativa, non comprende l’uso di questo termine, riferito a cosa, provo a spiegarglielo ma siamo sempre troppo lontani e se questa ineluttabile barriera la crea una parola del cazzo figuriamoci, discorsi e gesti e vite. Tanto per chiarire, se io scrivo non importa chi legge, se io lo scrivo sicuramente importa a me e se io lo leggo è qualcosa che già comprendo e conosco, non mi fermo all’apparenza ma a volte sarebbe meglio assecondarla, dimenticarsi del buono e andare in picchiata, e sentire lo schianto e capire se se ne abbia la possibilità in fondo, quanto tempo impercettibile o meno, i sensi impieghino a lasciare la coscienza, quanto l’io persiste prima di disfarsi, quanto lenta e gravida è la morte prima di caricarmi sul carro.

Devo smetterla di addormentarmi sul ciglio della strada, un automobilista distratto al cellulare potrebbe mettermi sotto e addio propositi buoni e cattive abitudini e poi mentre incrociavo un tale che portava a spasso un’aragosta comune incrociai D. ed altri tre. Si dannavano le corna perché la cassa davvero bella ed ergonomica grigio marrone non riuscivano a portarla, era troppo pesante, era dannatamente pesante. E che fai, che fate, aspetta vi do una mano io e mentre mi avvicino un altro tizio prende la quinta maniglia e adesso la cassa pende ma solo un po’ quantunque non riescano ancora in cinque a portarla e allora prendo per la sesta maniglia e la cassa non pende più sembra persino leggera e nessuno si lamenta più e nessuno si cura del tragitto in salita e dell’aragosta che recide il guinzaglio e salta in mezzo alla carreggiata dove un cane la azzanna e la sbatacchia un po’ e l’aragosta però lo pizzica sul muso e il cane la molla e l’aragosta ha quasi attraversato la strada ma un uccello del cazzo la ghermisce e se la porta via. Procediamo con la cassa ma gli altri cinque hanno le mani di burro, si sciolgono al sole tra urla lancinanti e la cassa è a terra e sbattendo si apre e dentro ci sta solo lo scheletro di un piccolo coyote.

Devo smetterla di addormentarmi dove passano gli aerei, come faccio a dormire lì, il frastuono è tremendo eppure lì mi sono svegliato. Un aeroplano fa il suo percorso, arriverà anche a destinazione ma questo non cambia le sorti del fato, la curva temporale deve essere ripristinata, un universo parallelo creato da una temporanea sacca di realtà può esistere ma solo per un periodo limitato di tempo, prima o poi collassa come uno stent poco elastico le cui maglie sono state corrose irrimediabilmente. Presto o tardi l'alternativa piega collasserà trascinandosi dietro parte della porzione originale ed appresso il resto dell'universo primario. Il corso degli eventi cambia drasticamente, ieri e oggi sono domani e un probabile giorno ancora, quello che dico oggi lo hai ascoltato ieri e domani non saprò mai di averlo detto e se solo la signora Sparrow non avesse la testa tra le nuvole e qualcuno si decidesse a scriverle quella maledetta, fottuta lettera. Lei allora, la prima lei, la signora Sparrow avrebbe uno scopo, io avrei uno scopo e anche lei, la seconda lei, lei l’altra, l’eterna lei, smetterebbe di tormentarmi giorno e notte, notte e giorno, in vita e morte.

La mia vita anche con la morte resterebbe la mia e non avrei più alcun problema e/o remora ad aspettare quell’altra. Ho bisogno di una vacanza, fare un bel salto, mangiare la polvere forse semplicemente stare da solo, riposare, restare, accidentalmente o meno forse morire, il giusto tempo, il tempo che basti, il tempo di ricordarsi come si dovrebbe di fatto apprezzare la vita e se me lo chiedi ti do il braccio che non mi serve, anche una mano, ti darei il cervello ma quello in effetti sarebbe più una truffa che un vero affare, ti darei il fegato per quello che serve, un pezzo di cuore marcio ma peggio di così. Il tempo è sereno, lievi precipitazioni magari ma niente all'orizzonte, temperatura in veloce risalita, magari pioggia di rane ma questa è un'altra storia.
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Non abbiamo mai parlato col cuore del silenzio nel silenzio perché… perché ci è sempre importato del non silenzio che del silenzio in sé ma adesso, il silenzio c'è, eccome se c'è… il tempo di fare un lavoro, uno piccolo, uno solo, il tempo di lavare l’avaro e l’odore, levare l’odio, il tempo...
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10/07/2013 16:29:09
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Commenti

  1. MorganaMagoo 10 luglio 2013 ore 17:08
    ... è che ognuno hai il suo silenzio ...
  2. idiosyncrasy 11 luglio 2013 ore 17:44
    mi chiedo a cosa serva il silenzio indifferente di chi vorrebbe fare solo un gran rumore nella nostra mente...
    :rosa
  3. 73.Mia 11 luglio 2013 ore 19:50
    quando leggo qui da te leggo con la stessa andatura con cui ho letto moresco. non so se ti piaccia, tantomeno se ti interessi, solo che per me è una cosa buona.
  4. AllegroRagazzo.Morto 11 luglio 2013 ore 23:55
    a volte le parole sono foglie altre sono mattoni, scrivendo non si percepisce questa differenza, probabilmente leggendo si sviluppa una sensibilità "propedeutica" alla lettura anche se può accadere cbe leggere possa in quualche modo essere un mezzo alternativo di arrotondare spigolature aguzze... o forse solo un modo di interpretare l'altrui pensiero... io in fondo non penso quando leggo a cosa volessero intendere gli altri scrivendo e altresì penso a ciò che le parole che leggo per me significhino...
  5. dealma 12 luglio 2013 ore 08:41
    "il mondo è così e basta", da leggersi in tono di stupefatta meraviglia.
    Sul leggere hai ragione: conta quel che significa per noi, anche perché per esser certi di cosa intendeva lo scrivente manca tutto un pezzo, quello emotivo. Il tono, la cadenza, l'espressione...
    E d'altro canto ognuno parla, rompe il silenzio che si fa muro tra le persone, sperando di trasmettere un pezzetto di sé.
  6. 73.Mia 12 luglio 2013 ore 14:30
    pressochè similare ma, a volte, alcune letture ti portano la persona che le scrive. a quel punto, per ascoltarla, per capirla, qualche domanda su chi sia, su cosa senta te la fai per forza altrimenti non capisci cosa stia dicendo.

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