Çok uzak seni seviyorum hala IV

14 novembre 2014 ore 17:29 segnala
Perché continuo a scriverti… continuando a perdermi, isolandomi… raccontandoti frammenti, disegni, prerogative, intenti, molti dei quali a te praticamente indifferenti quanto sconosciuti, fotografie di possibili intendimenti, ricevute a perdere nell’assecondare pensieri, il mio, il tuo e mio vuoto adesso, mia unica inesauribile fonte di disperazione. Perché sia così difficile dimenticare sé stessi e gli altri, abbandonare quelle remore che distinguono l’essere dal fare. Tagliare ogni cima e lasciarsi andare alla deriva senza doversi rabbuiare ulteriormente per ogni tempesta che attende al varco, senza affondare ulteriormente e disperdersi per ogni altro mare che scorra e passi. Sabato davanti al fuoco, il tempo intollerabile delle ore invisibili sfrattò il silenzio, il pensiero probante venne poi spazzato via dal vento di scirocco e dal crepitare dei pinoli e della corteccia di quercia ancora umida. Pensavo a, forse non ho mai smesso di farlo in questi ultimi dieci anni, Te, perché ogni cosa viene travolta, ognuno viene sospeso, chiunque cade e chiunque muore. A volte, ma solo impercettibilmente ci se ne accorge mentre risorse insperate balenano e da esse, derivano illusioni e perseveranza, componenti il deleterio duo, famelico, drenante, inarrestabile come acqua dispersa su blocchi di granito, l’acqua scivola via ad ogni modo, quasi avesse una natura effimera come il desiderio.

Al secondo come ogni ora, il tempo è solo materia inconsistente, un metodo empirico di acquisire consapevolezza del sé. Vi sono frangenti, attimi a volte che, molto più spesso di quanto non si creda, siano interi periodi dell’esistenza nei quali, ciò che possa essere considerato diversamente importante venga a conti fatti, tralasciato. Non è mai un’opinione, ne ho poche, molto poche e spesso ritengo non siano rilevanti all’altrui pensiero e/o comprensione, il più delle volte le opinioni personali le tengo per me e per me solo. Realisticamente posso affermare che vi sia stato un tempo nel quale, durante il quale, abbia in qualche modo condiviso un piccolo nucleotide di speranza. Riflettevo nottetempo a/su/di cotali interazioni. Innescare il bruciatore delle emozioni, propellere ad infinito, all’infinito, per infinito perché con cotali mezzi non è dato a capire che cosa sia davvero l’umano finito e il desiderio concettuale che irretisce e poi abbandona condensandosi in melliflua speranza. È solo una notte che aspetto e poi è un mese, accende piccole speranze e diffonde profumi, ah... fosse solo una questione di chimica e di temperatura, un utilizzo minuzioso delle protesi attitudinali, implementazioni meccaniche, supremo controllo della meccanica dei fluidi e degli stati. Come lo spiego ciò che Sei, come faccio a non dilatare questo lampo flebile, come faccio a non confondere estro e lungimiranza?

Credi che non abbia fatto ciò che fosse in mio potere fare? Credi che non abbia fatto abbastanza? Credi sia in difetto, credi sia in difetto, credi che non debba essere altrimenti? Nella notte come al giorno. Per un periodo che non posso proprio definire, hai mantenuto il mio mondo insieme, senza crepe ma non asettico, hai somministrato carica dirompente al mio comodo orizzonte. Da nord a sud prima e poi da est a ovest e c'è chi dice che in una sola notte non si possa farlo, non bastano che un paio d'ore e tutto prende una nuova luce, sotto la luce della luna si intende, appena fuori, solo appena fuori da quelle che normalmente si definiscono righe omogenee. Cosa è dentro e cosa (re)sta fuori a questo punto... chiederlo in modo indiretto non è il massimo ma ci vuole poco o molto per ascoltare la risposta che è già persa nel vento.

Ieri come oggi. Oggi come mai. Adesso come prima. Per sempre e mai, come ogni volta che mi abbia visto scrivertelo, dimostrarlo, gestirlo, sostenerlo, difendendolo allo stremo, per ogni volta che le nostre computazioni seppur errate siano state architettura imperfetta di disegni ispirati, macchinosi a realizzarsi non l’ho mai messo in dubbio, colonne forse, bastioni a ragion veduta, recessi primordiali dei nostri sensi e delle nostre inique e pesanti vite. A volte è il blu che riesco ad intravedere nel buio più totale, difficile a frasi, facile a dirsi. Il blu che forse da molti, infiniti, viene anelato e poi immancabilmente dagli stessi abbandonato una volta trovato, perché faticarci e dannarsi in cotal modo per poi lasciare andare tutto quanto? Adesso senza tralasciare i sassi e i passi, le sue voglie, le grandi istituzioni, il dolore percepito, quello solo immaginato e sognato, la Torre, ogni goccia di pioggia e quel profumo, arrivai a vedere quanto fosse lontana la mia idea di assuefazione. Certo era un roveto, certo erano scambi di alte intellighenzie, certo avevo sempre una buona mano in caso di necessità ma liberamente carpii solo ciò che fosse immediatamente fruibile, commestibile e di Lei mi avvelenai.

Credi che non abbia tentato di lasciare queste parole e queste frasi e questi stessi piccoli ed aguzzi ritagli di tempo lontani? Così lontani da perderne ogni traccia, ogni qual si voglia rimembranza in modo da soffrirne meno. Forse smettere di fare entrambe le cose è impossibile, forse io ritengo tali limiti accettabili, per un tempo che vivi, un altro muta e spesso termina e non è mai dato a sapere a priori quale sia quello determinate perché ciò accade, per gli svegli di animo. Accese la piccola lampada, dondolava sotto il portico, il rivestimento in legno cigolava ad ogni passo, sarebbe stato il motivo di quella notte se non fosse stata invece la pioggia scrosciante a monopolizzare il tutto. Non avevo voglia di spiegarmi, non aveva voglia di urlare... mi è sempre piaciuto ascoltare la pioggia, a volte restarvi sotto, farsi da essa ricoprire ed in un certo senso abbracciare... L'abbraccio della pioggia non ha confini, non si lascia desiderare, forse risulta più gelido di quando ci si possa aspettare ma è costante. Gettai la cicca, e mi misi a sedere, lì dove la pioggia batte e dove il portico ripara, la terra di mezzo dei portici e dei vortici. Volevo per me la pioggia... e il suo abbraccio non si fece aspettare. Inesorabilmente mi si gelò il pensiero e lì sarei rimasto... Si sedette accanto a me, alla pioggia ciò non importava perché non si perde in piccole dispute, serve uno scopo più importante che piccoli screzi tra piccoli umani. Il suo abbraccio inaspettato iniziò piano spodestando il gelo sin lì accettato. Mi tirò dentro ancora, sotto il portico senza mai parlare. La pioggia continuò impertinente ma per un po' ritornai a sperare. Durante questa notte ho contato i minuti perché pur scrivendo la mente era da un’altra parte, ho scritto ed ho fumato, ho fumato e poi ho bevuto, ho continuato a scrivere in modo più scorrevole, perché poi ad un tratto le parole sono diventate ciottoli impossibili da setacciare. Non ho scritto più ad un tratto e la cosa non mi disturba, non sento più nulla a volte e penso sia meglio, molto meglio così.

Che tu voglia, che Lei voglia, quantunque io possa diversamente percepirlo e che tu lo sappia o meno e che Lei sia o meno ecco… ho sempre assestato il mio peggior compendio, sfidato la resistenza e la voglia di chiudere, la tremenda sete di vendetta e la semplice volatile passione, ho dilapidato i momenti, ho disperso il mio bisogno ai quattro venti, ho ripiegato mille volte sui rimpianti e sulle profonde ombre che solo la disperazione sa gettare. Ho sperperato quanto di più avessi a cuore, quando avevo un cuore… adesso qui è tutto normale, tutto scorre, tutto appare, essere a constatarlo è solo un fatto puramente accidentale, se un giorno il caso avesse avuto meno fretta, meno ispida certezza, se solo quel giorno anche la mia stella fosse stata un po’ in vacanza, sono bravo adesso a rimettere assieme i pezzi, non importa quanto dispersi siano, quando difficile sia il processo di recupero e quanto profonde si mantengano le (mie) ferite, non importa il tempo impiegato, non importa il tempo lasciato e nemmeno le mie sensazioni, la mia vita perché adesso sono semplicemente più bravo, a fare di (ogni) apparenza circostanza. Mentre io mi distruggo e…

Tu puoi continuare a dire ed affermare e combattere per ciò che ritieni sia giusto… per te, per chi vuoi ma a me non dare importanza. Se chiudi gli occhi che cosa vedi? Io non vedo niente anche se continui a dirmi che da quando hai perso la vista ci vedi di più. Parliamo e ne parleremo fino a domani e non ne ho voglia, discutiamo e ne discuteremo fino a domani ed io non voglio discutere ma solo litigare, litighiamo e non finiamo più. Sono stanca, solo stanca o troppo stanca o solo stanca e basta. C’è un posto dove devo andare, un posto dal quale manco da tanto, troppo tempo, una parte della mia memoria da rinverdire ed una parte della mia anima da perdere. Ascolto e tengo, ascolto e mento, ascolto e ignoro, ignoro e tengo per me ciò che non arriva più, non più. Solo, ora, adesso vado Sola.

Per te che vali... Per le mille cose che pensi sempre senza nemmeno che ve ne sia spunto apparente in giro, per le sensazioni che trasmetti senza alcuno sforzo in particolare, per non lasciare mai una parola vuota, uno sguardo scuro, un gesto anonimo. Per essere così solare, sanguigna come solo la spontaneità nella sua primordiale incoscienza è. Per ciò che dici proprio quando resti in silenzio. Per tutto quello che offri e dai senza chiedere nulla in cambio, per la pazienza inesauribile con la quali affronti una singola giornata se serve anche un secondo alla volta. Per gli stessi motivi per i quali non hai mai mollato, hai sempre creduto e credi tuttora, la forza, la coerenza, la testardaggine e quella inesauribile voglia di conoscenza impossibile da imbrigliare ed imbrogliare. Per la tua conoscenza dello scibile, per il tempo che sai concedere e per l'aiuto che sempre dai incondizionatamente. Per il conforto che non è mai mancato, le parole giuste e mai di circostanza, sincere e ruvide che giungono dritte a bersaglio senza inutili fronzoli. Per la gioia che porti quando ti si intravede, per la certezza che offri quando ti si vede, per la fantasia di cui non ti sazi mai. Per il cammino comune che a volte incroci con quello altrui, per la giusta compagnia, mai soffocante e nemmeno impalpabile. Perché per te che vali è un conto... io non valgo niente e niente di veramente importante è accaduto oggi.

Oggi è il giorno che ti mostro le mie cicatrici… perché un giorno doveva accadere, un giorno doveva esserci, oggi è il giorno, senza esitazioni, oggi ti mostro le mie cicatrici. Forse ne vedrai solo alcune, forse ne ignorerai inconsapevolmente altre, oggi però non ho niente di meglio da fare che accompagnarti, idealmente almeno anche se so che il tu cammino sia comunque tremendamente sereno. Cazzo. Credo di non riuscire più a scriverne, non riesco più a scriverti, non come vorrei, non come dovrebbe essere, non a parole, in questo modo. Forse comunicare è limitante, intrinsecamente parlando, incanala pensieri, parole, emozioni, sentimenti, azioni su binari certi e, anche se a volte non si riesca a mantenersi sugli stessi, ciò avviene perché il più delle volte comunicare è il respiro profondo, è la linfa del mondo.

Perché tu carnivora
Della mia anima hai fatto polvere
Della vita stessa hai tratto solo maggiore ingordigia
E qui mentre tutto decade e tutto perde di consistenza
Resto senza più alcuna intenzione di essere…
Sei il vuoto erodente,
dissoluta tormentatrice…
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Perché continuo a scriverti… continuando a perdermi, isolandomi… raccontandoti frammenti, disegni, prerogative, intenti, molti dei quali a te praticamente indifferenti quanto sconosciuti, fotografie di possibili intendimenti, ricevute a perdere nell’assecondare pensieri, il mio, il tuo e mio vuoto...
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14/11/2014 17:29:35
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Commenti

  1. MorganaMagoo 14 novembre 2014 ore 19:15
    non oso nemmmeno pensare a cosa potrebbe scrivere Madame Peacock
    come commento a cotanto Post.
    tu non credere di aver provato tutto nella vita, chè c'è sempre
    di peggio. :-*
  2. MorganaMagoo 14 novembre 2014 ore 19:16
    il bacio è reale. così impari.
  3. crenabog 14 novembre 2014 ore 21:31
    lunga e defatigante ammissione di colpa nei confronti dell'entità femminile che idealizziamo e ci accomuna tutti in un perenne rovello quando, brutalmente e materialmente, finiamo per scoprire che chi aneliamo a mettere su cippi marmorei venerando a mo' di dea concretamente invece rifugge da noi bellamente spassandosela con decerebrati camionisti dell'est balcanico, o similia. quanto, oh quanto, più catartico e liberatorio, il fiero e maschio atteggiamento di Joe Spinell (in un celebre film che non nomino ma che il colto e l'inclita ben capiranno) nei confronti delle donne. ah! ben venga l'universale presa di coscienza dei maschi rifiutati, abbandonati, demotivati! Mafarka!
  4. Eleanor.Peacock 15 novembre 2014 ore 20:53
    Io la butto su Mário de Andrade.

    Tutto è tuo, che enunci. Ogni forma
    nasce una seconda volta e torna
    infinitamente a nascere. La polvere delle cose
    è ancora un nascere in cui mesoni ballano.
    E la parola, un essere
    scordato da chi lo creò; fluttua,
    si divide in segni - Pedro, Minas Gerais, benedettino -
    per inserirsi nel volto del mondo.
    Il nome è ben più del nome: l'al di là della cosa,
    cosa libera da cosa, circolante.
    E la terra, parola spaziale, tatuata di sogni,
    calcoli.

    Questa la parte di velluto, poi c'è la parte di cashmere, che lo minaccia non la vecchia tessera di Bertinotti.
  5. Eleanor.Peacock 16 novembre 2014 ore 08:50
    refuso era con e non .
  6. AllegroRagazzo.Morto 16 novembre 2014 ore 23:00
    Morgana: qualcuno (mi) disse, è meglio aver trovato e perso che non aver trovato mai. Non so se in effetti questo modo di dire possa applicarsi all'animo, è verò però che, inevitabilmente, l'animo assorbe e reagisce, magari tra millecinquecento vite sarò assolutamente invulnerabile...
  7. Eleanor.Peacock 17 novembre 2014 ore 08:06
    Tra vivere e vegetare la differenza consiste nel gioire e soffrire.
    La mano conta 27 ossa in tutto tra carpo, metacarpo e falangi. Molla quella ringhiera o te le spezzo una alla volta.
  8. MorganaMagoo 17 novembre 2014 ore 11:07
    invulnerabile? è un super potere. noi esseri viventi normali ne ce l'abbiamo. forse in un tuo racconto potrebbe accadere, o in un'altra dimensione può essere, in questa, mai.
  9. AllegroRagazzo.Morto 17 novembre 2014 ore 16:09
    Crenabog: E sai pure una cosa, si potrebbe essere portati, come alternativa alla scrittura, a volte l'ho fatto e per questo mi cito, sbattere la testa al muro, per sport nazionale, il risultato primario è procurarsi un solido e duraturo mal di testa dovuto a trauma più o meno grave, l’altro risultato sarebbe quello relativo al fatto che a colei alla quale ciò potrebbe interessare non avrà sentore o istinto alcuno e ultimo ma non per importanza, al mal di cranio si aggiungerebbe anche una sana dose di insofferenza, certe volte vorrei pigiare il tasto dell’annientamento universale, è solo una sensazione passeggera, dura un secondo e viene subito sostituita dalla voglia di pigiare l’altro tasto adiacente… quello del caffè. A questo punto affermo che il primo tasto sia meno deleterio del secondo.
  10. AllegroRagazzo.Morto 17 novembre 2014 ore 16:11
    Eleanor Saudade: Che la notte porti consiglio non è dato a sapersi, se poi la notte è fatta di ore piccole come quella appena trascorsa, allora diciamo verso l’ora quarta e l’ora quinta per allontanare i ricordi perniciosi leggo e, a codesto proposito, potrei citare il “Carro della miseria” considerando l’autore da te accluso, fondamentalmente però io sono un animale al quale il senso si sia, a torto o ragione, desensibilizzato per cui la cosa non (mi) sarebbe di molto aiuto. Non so come mai tra velluto e cashmere io associo sempre il filo spinato… libera precezione associativa non edulcorata, ormai qualcunam, chissà chi è, me l’ha messe in testa le associazioni e devo sopperire…
  11. AllegroRagazzo.Morto 17 novembre 2014 ore 16:24
    Eleanor E.R.: le ossa non sono mai stato il mio forte, si rompono si saldano, si sostituiscono... per questo le parole sono più efficaci dei proiettili a volte credo io. A parte il risparmio della materia prima e del processo produttivo, sì... magari si abbatte qualche albero in più per le matite e la carta, ma che diamine, possiamo abbattere venticinque platani per puro principio e/o diletto? Ho lasciato la balaustra non temere... l'ho sempre saputo ma saperlo è una cosa e accettarlo è tutta un'altra "roba"... ah, piccola parente, "Roba" immaginata con un accento veneziano, mia zia ogni tre parole aveva sempre una roba di qua ed una di là... sono robe che.. pardon, cose codeste che (in)segnano nell'infanzia...
  12. AllegroRagazzo.Morto 17 novembre 2014 ore 16:54
    Morgana: ma no... per essere invulnerabili ci vuole cura e dedizione e tempo... c'è un piccolo effetto collaterale ma è poca cosa rispetto al vantaggio acquisito.

    Ci si riesce, o meglio si si potrebbe anche riuscire solo che normalmente, il tempo richiesto sarebbe alla stregua degli anni da passare in purgatorio:

    - 300 anni per ogni peccato,
    - 3450 anni per ogni peccato grave,
    - 14530 per ogni meccato mortale,

    fai la somma degli anni e poi devi moltiplicare il tutto per i giorni passati a peccare... se io dovessi passare in Purgatorio, me la caverei con 8 o 9centomila anni o poco più... sarebbe poco meno di una piccola pausa meditativa a confronto dell'eternità, dopo dievci minuti chiederei di uscire e andare direttamente da basso.

    Il fatto è che al momento i lasciapassare per la terra di mezzo sono sospesi e sopra, al piano di sopra cioè sono al completo per la "L", e non accettano nuove affiliazioni, ergo...
  13. Eleanor.Peacock 17 novembre 2014 ore 17:03
    Il filo spinato ci sta benissimo, possiamo spacciarlo per un nuovo tessuto tecnologico. Anche una cosa tremenda si può spacciare per qualcosa di salutare. Quindi suggerisco una maglietta della salute in filo spinato, esiste già il filo di Scozia è ora di rinnovarsi.
  14. AllegroRagazzo.Morto 17 novembre 2014 ore 17:07
    Eleanor Inquisitur: beh io pensavo onestamente ad una forma di Cilicio più aderente... non c'è mica brevetto, clip clap e ci si fascia, se è arroventato poi lascia anch eil segno della targhetta...
  15. Eleanor.Peacock 17 novembre 2014 ore 17:10
    clip clap sembra un reggiseno e devo confessarti che detesto ogni forma di targhetta o marchio. Sono per la sofferenza senza sponsor.
  16. AllegroRagazzo.Morto 17 novembre 2014 ore 17:13
    Eleanor Insofferente: ho capito am se cilicio deve essere mica ci si può monagtre la cerniera... a parte che sulel maglie spinate per la cerniera ci vorrebeb una trama più sottile e poi un intreccio di montanti in rame che afrebbe lieviatre il costo al pezzo in modo esponenziale...

    Clip clap e s'attacca... se ne può prevedere un modello polsiera, per chi vuol essere emancipato anche nella corsa per esempio... quando si dice sudare sangue...
  17. Eleanor.Peacock 17 novembre 2014 ore 17:14
    Rimanga tra me e te, ho il velato sospetto che tu non riesca peccare, in compenso sai espiare con dedizione. Quindi , più della terra di mezzo, prova con la P2 delle giovani marmotte.
  18. AllegroRagazzo.Morto 17 novembre 2014 ore 17:19
    Eleanor dello Scibile: ma se hanno cambiato le regole di accesso poprio per me... ma poi io che ci farei al purgatorio, io sono in pianta stabile al Fondo che divora Lucifero con Giuda.... certo, c'è anche da dire che non facci apoi caldo in quanto tale fondo è ghiacciato...

    Oggi ho il mio completo nero numero 35645412475... domani invece completo nero 35645412475 e mezzo, nuovo polsino nero a compendio...

    Espiare espiare, a volte anche solo respirare lo è... sono punti di vista...
  19. Eleanor.Peacock 17 novembre 2014 ore 17:20
    Senti se la mettiamo sul piano progettuale, solo qualificata. Perché accedere alla sofferenza con in banale e antiestetico clpi clap. Onomatopea rassicurante e quindi fuorviante.
  20. Eleanor.Peacock 17 novembre 2014 ore 17:25
    Cotta, innamoramento, per tornare alla cotta ( in filo spinato). Solito tradizionalista.
  21. AllegroRagazzo.Morto 17 novembre 2014 ore 17:30
    Eleanor degli uncini: Cotta... non brasata... ma cotta perchè ad essa alta quantità di calore somministrata... il cilicio andava a freddo ma anche a cotta, cotta... progettualità e qua ti volevo...

    L'onomatopeico è un tenero virgulto... da esso originano sciami molteplici di lingue comunicative, lo renderei obbligatorio. Marinetti dove stai?
  22. Eleanor.Peacock 17 novembre 2014 ore 17:34
    mica solo Marinetti


    MASSACRO

    Erano mille ad attaccare
    il solo oggetto
    indifendibile
    e pala e piede e ui
    e vupt e rrr
    e il riso volatile nell'aria
    a gracchiare
    e mille a spiare
    gli alfabeti purpurei
    che si staccano
    senza meta
    e llmn e nss e yn
    erano mille a sentire
    che la vita rifuggiva
    dall'atto di vivere
    e ora circolava
    sopra ogni rovina

    DeANDRADE
  23. AllegroRagazzo.Morto 17 novembre 2014 ore 17:39
    Eleanor do bahia: certo, posso accumanargli intenti ma poi ineluttabilmente, Marinetti percuote le mie vene cardaniche con dirompente frenesia... è solo una questione di sangue. Ma apprezzo, avendolo testè letto, e riconosco a ragion veduta... le Massacre...
  24. Eleanor.Peacock 17 novembre 2014 ore 17:42
    Gli anni sono i medesimi, cambiano le latitudini.

    Io detesto le cose che luccicanti, quindi opterei per un manufatto non in lega titanio, al tetano.
  25. AllegroRagazzo.Morto 17 novembre 2014 ore 17:48
    Eleanor degli specchi: la lucentezza è il taglio che diamo alla luce che immaginiamo approdi...
  26. MorganaMagoo 18 novembre 2014 ore 01:39
    non so che conti tu abbia fatto ARM della computazione; ma, non credendo nè al purgatorio nè all'inferno nè al paradiso nè al peccato, non faccio conti.

    la butto anch'io su Mário de Andrade. nel momento preciso in cui vedi la morte se piove e fa notte vedi polvere, mesoni ballare, una danza infinita nel non materiale, onde vibrare come le corde di un violino, qualche ultimo riflesso sulla retina, e poi più nulla... vedi nero... ma se vedi la morte in un giorno di sole, è gialla.
  27. AllegroRagazzo.Morto 19 novembre 2014 ore 00:19
    Morgana: ah ma sfondi una porta aperta con me... anche un portone... penso però che la mia destinazione se esista sia niente di meno che l'inferno... quindi basta saperlo prima, non sarà poi così freddo come mi aspetti e di conseguenza mi adatterò anche se a malincuore...

    La sora in nero, in effetti... a volte passeggia con aria innocente, tra i tavoli apparecchiati di una tavola calda, nei parcheggi arsi dal sole, attraversando la strada facendo autostop... probabilmente come me preferisce la tintarella riflessa, quella della fonda notte ma a volte anch'ella, credo, s'annoi credo io, da qui le interminabili partite a scacchi. Le proporrei un monopoly alternativamente, molto meno viscerale...

    Quetsa notte, a proposito di temperatura... l'aria si mantiene fresca e frizzante, non v'è un granché d'astri in cielo ma è smepre un bel guardar...
  28. MorganaMagoo 19 novembre 2014 ore 00:21
    sì, e poi è ancora presto...
  29. AllegroRagazzo.Morto 19 novembre 2014 ore 00:25
    Morgana: la parte interessante di ogni giorno, credo sia la notte, in ogni sua sfumatura, a volte pesantemente lenta ed altre indolore e rapida ma smepre preferibiel ed auspicabile al giorno che tutto riassesta.

    A volte resto interdetto nel computar l'ora perché poi quando faccio le 4... allora mi chiedo se sia più corretto dire le 4 del mattino o le 4 della notte... sarebeb meglio pensare al fatto che siano 4 ore 4 che il sogno latiti...
  30. MorganaMagoo 19 novembre 2014 ore 00:35
    sì, sono le uniche ore in cui Eleanor se ne va a dormire e non rompe le palle.
    per me la notte è come la morte, è una dimensione extra, mi serve per passare al sogno, che non so mai quando arriva. la maggior parte delle volte col pc acceso.
  31. AllegroRagazzo.Morto 19 novembre 2014 ore 01:02
    Morgana: c'è chi ha un'indole naturalmente notturna... e sono più le ore che spendo di notte con maggiore convinzione che al giorno per semplice inerzia. La notte porta un sacco di cose, a volte anche un altro giorno, la notte ha sempre le ore più piccole, ha sempre i silenzi più desiderati. Consente di tirar il fiato e inconsciamente prepararsi alla battaglia che verrà.

    A volte, invece dei sogni, ogni notte porta parole, a volte invece delle parole porta solo migliore risonanza, ci sono poi notti infinite che continuano a dispetto della stessa evidenza diurna. E capita che una notte apra anche nuove finestre su panorami che altrimenti resterebbero inosservati... più invecchio e più rifletto sul fatto che l'unica notte sensata per me possa essere quella polare, sei mesi di adeguato fulgore oscuro, alla fine credo che sogno e veglia si combinino inevitabilmente e quanto sogno e quanto veglia alla fine non importerebbe...
  32. MorganaMagoo 19 novembre 2014 ore 19:25
    risonanza... tipo possanza ...
  33. AllegroRagazzo.Morto 19 novembre 2014 ore 19:42
    Morgana: oltra ad una certa assonanza... rima non voluta... entrambi questi termini configurano probabilmente molto più di ciò che letteralmente potrebbe ad essi essere attribuito, come se lo amplificassero.
  34. MorganaMagoo 19 novembre 2014 ore 19:46
    nel mio caso, nel dirtelo, continuo a pensare a mio padre che usava esattamente codesti termini, a guisa di. c'è questa cosa che ogni volta che ti leggo mi torna in mente... è una cosa familiare. quasi affettiva.
  35. AllegroRagazzo.Morto 19 novembre 2014 ore 20:16
    Morgana: anche io ho un rimando alla/nella memoria... sono quei termini che ti si fissano in testa, che scopri per la priam volta leggendo qualcosa anche per caso, spesso sono i contenuti che poi scopri e il modo con cui gli stessi ti vengano offerti tramite la lettura. Inevitabilmente si ritorna poi sugli stessi e molti dei termini usati, desueti senza dubbio, arcaici sicuramente, ritornano nel tuo lessico tanto da diventare poi, per te, comuni. Ovviamente aggiungo che in generale se non avessi mai avuto un approccio così trascendentale alla lettura difficilmente mi sarei invaghito di cotali parole.
  36. MorganaMagoo 19 novembre 2014 ore 23:53
    più desueti sono, più colpiscono.
    io ricordo ancora, ma non c'entra, le preghiere di mia nonna in latino maccheronico a guisa di dialetto locale, quante risate.
    sicutin cielo e tin tera, pane nostro cotidiano da nobi sodie e dimite nobi sdebita nostra sicute no sdimitimus debitoribum nostri...
  37. AllegroRagazzo.Morto 20 novembre 2014 ore 10:27
    Morgana: sì a volte si storpia un pò ma il senso rimane e se si aggiunge il dialetto esce una lingua non diversa ma alternativa. A proposito mi ricordo una zia che mi raccontasse sempre una storia sui licantropi, forse perchè cappuccetto rosso le/mi risultasse banale, adesso... non ricordo esattamente come chiamasse il licantropo, ma sicuramente non era il termine licantropo... tuttavia, per tantissimo tempo questa parola inventata da lei che adesso non riesco proprio a ricordare mi incutè terrore più della storia stessa per circa un decennio, beata infanzia...
  38. MorganaMagoo 20 novembre 2014 ore 17:08
    sarà stata misantropo.
  39. Eleanor.Peacock 22 novembre 2014 ore 10:52
    Hahahaha sta donna ha questi colpi di genio.
  40. AllegroRagazzo.Morto 24 novembre 2014 ore 20:39
    La donna in quanto tale ha sempre del genio... è innegabile... poi ovviamente ci si potrebbe, bella questa, addentrare in meandri più o meno consoni... ma costola a parte, sono per la non belligeranza.
  41. MorganaMagoo 25 novembre 2014 ore 14:20
    ma a me faceva paura il cacciatore che voleva ammazzare il lupo,
    comunque... son sempre stata dalla parte dei lupi.
    cappuccetto rosso era un pò stronza.
    invece di andare dalla nonna, si fermava e raccogliere le fragole
    nel bosco,
    con la nonna che aspettava malata...
    non si può.
    ... per caso il lupo era mannaro?

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