Çok uzak seni seviyorum hala V

12 febbraio 2016 ore 00:24 segnala
Sono solo tremilasettecentoventinove giorni sei ore quattordici minuti e ventitré secondi… non è molto in verità, non è un fattore applicabile il tempo al tempo per questo tempo… nonostante ciò che si pensi comunemente, del tempo si prende ciò che si considera comodo o a portata di mano, lo si considera quindi alla stregua di un qualunque accessorio a volte utile a volte meno, a volte in uso a volte completamente abbandonato. Inutile dire che per quanto ci si sforzi e ci si illuda sul controllo completo e soprattutto sul tempo, codesti fattori restano effimeri… ricordo l'Uodica sempre allo stesso angolo, sempre sotto lo stesso lampione, sempre e costantemente in attesa che la situazione evolva, ricordo e lo constato quotidianamente. Esistono interminabili discorsi interamente costruiti su e da silenzi, silenzi interminabili, intensi, assordanti, ossimoricamente contemplabili, concettualmente chiari quanto dogmi trascendenti, esistono anche coloro che, provando a discernerne, finiscono col perdercisi ineluttabilmente. Fa male a te, fa male a me, fa male a entrambi o forse anche il male è un termine obiettabile, una sensazione, un riflusso, un elastico ridondante a volte, il male come il dolore, il male come il torpore, il male come l'amore.

Una volta tanto il camice bianco mi ha dato un consiglio che valga la pena di seguire, una volta tanto, una per tutte o forse nessuna e per sempre, non starò qui a ripeterlo perché in effetti avvertendo una profonda e torbida invidia per non averci pensato da solo, mi rifiuto di aiutare chiunque altro possa minimamente sentirsi come io mi senta adesso. State male? Sono cazzi vostri, sto male? Sono cazzi miei. Questo è il bello della democrazia inutile. Il camice bianco ha contato le mie vertebre, una per una, non ha fatto un grande encomio allo stato strutturale, potrebbero essere in uno stato accettabile se avessi il doppio della mia età ma anche questo… a questo punto… è soggettivo, maledetta mezza stazza e maledetto me, combattere per cosa… combattere per un pozzo semplicemente più ampio nel quale è sin troppo facile scivolare perché talmente evidente da risultare praticamente invisibile. Attendo che mi si chiudano gli occhi prima di assumere il principio attivo, attendo attento a non superare il milligrammo, ma poi ogni notte è la stessa cosa, un milligrammo oggi, uno ieri, uno ieri l'altro, è un mese ad un milligrammo al giorno e sono trenta e chi se ne frega, a volte gli occhi si chiudono a volte no, a volte respiro abbandonandomi all'oblio a volte no, a volte conto i minuti ed i secondi, a volte non c'è nulla da contare, avverto solo le informazioni alterate ricevute sulla retina, macchie di vario spettro, baleni, bagliori, striature e a volte è solo buio e a volte vorrei non cessasse e a volte vorrei non dover decidere di chiudere gli occhi o di mantenerli aperti. Se stia male? Sono sempre cazzi miei… Le poche ore di sonno salvifico sono inefficaci, riapro gli occhi a fatica, a momenti non sento nemmeno l'irritante luce del giorno avaro, resto per un po' seduto perché è come se mi svegliassi da una sbronza che in vita mia non sono mai riuscito a prendere e provare sino in fondo. Attendo che torni un po' di sensibilità, attendo e poi ricomincio un giorno ancora, un altro con mille pensieri in circolo, con mille parole che avrei da dire e con mille cosa da fare che invece non ho alcuna intenzione di portare a termine.

Mi trovo a percorrere sempre lo stesso percorso, pericolosamente vicino al ciglio, pericolosamente euforico di mantenermici sopra, inconsciamente sobrio della pericolosità latente di tante azioni eppure un altro giorno sfuma e una non notte segue o un altro non giorno, non fa differenza, non fa alcuna differenza. Certo, una volta ho provato a spiegarti e prima di arrivare a codesto momento avevo speso innumerevoli altri momenti nella mia testa a prepararmi la successione esatta dei concetti e delle parole e delle frasi e delle masturbazioni mentali e consone atte a rimettere in fila un filo congruo atto, bella questa, ad articolarti un concetto verosimilmente comprensibile. Per quanto ci avessi provato e per quanto avessi preso ogni precauzione, il risultato è stato davvero iniquo… per una serie di fattori, per una serie di situazioni, per te e per me e per l'universo fottuto. Forse eravamo foglie nel vento e forse solo sassi a mollo in uno stagno, c'era un legame, c'era un motivo, c'erano molte altre cose e c'era soprattutto un'idea, una possibilità forse, un possibile futuro dal mio punto di vista, una vita dal tuo, un disastro col senno del poi. So che ritornerò all'allegra fattoria perché ho bisogno di un altro viaggio, ho bisogno di farmi un viaggio di quelli che servono qui e anche qui senza disdegnare qui e anche qui.

Sono solo tremilasettecentoventinove giorni nove ore ventotto minuti e sei o sette o otto secondi… ho scritto, letto, riletto, mi sono un po’ disperato, un po’ depresso, ho fumato tutto il tempo, e non è vero che stia sempre a fumare… tra un sigaro e l'altro io fumo una ventina di sigarette e tra una sigaretta e l'altra fumo la pipa, non vedo quale possa essere la risultante… questa sorta di accanimento… chi se ne fotte, chi se ne frega e poi… chi cazzo sei chi ti conosce e, nonostante tutto, perché seguo sempre i buoni consigli? A quest'ora scrivere non mi costa alcuna fatica. Le parole scorrono leggere, scorrono e basta e non devo preoccuparmi di non perdere il filo, di non riuscirne a trovare di migliori, scrivo come sento di fare e come del resto ho sempre fatto. Scrivo con tutto me stesso certo… metto in conto che avrò ancora qualche brandello di fegato almeno sino a domani, tutto il bourbon che ho intenzione di ingollare dovrà fare un lavoro ingrato, sostituire il principio attivo anche se non sto qui a coglionarmi... capite che ne ho talmente tanto in corpo che seppure interrompessi l'assunzione per ventiquattro o trentasei ore non farebbe alcuna differenza. Visto che di sbronza non se ne parla, farò il mio solito viaggio, accenderò il fuoco e poi senza tante cerimonie mi attaccherò con tutto me stesso a questo capezzolo superalcolico carnoso e succulento, senza sperare in alcun conforto ma cazzo, perdendomi nei riflessi della fiamma, nel combusto, nel fumo che sputerò, ascoltando la pioggia e pregando che il maltempo si consolidi definitivamente.

Non è vita e non è morte, non è giorno e nemmeno notte… è solo una parentesi, una delle tante eppure… perché è così difficile scodarsene, scordarti mentre è inversamente facile avvelenarsi di te, con te, per te. Ho cercato, dall'uomo dei bulloni, un pezzo o una pezza che potesse in qualche modo soddisfarmi. Non ho trovato nulla e non perché io sia un tipo del tutto inconsolabile, piuttosto… credo di aver sbagliato la data di produzione e per tale motivo codesto pezzo o pezza risulta non essere più disponibile e nonostante l'uomo dei bulloni si sia prodigato in largo e in lungo io ero già giunto alla conclusione definitiva. Ero già al capolinea prima ancora di partire. Immaginate che efficienza, immaginate che deficienza. Scrivo perché a parlare non c'è storia, il camice bianco mi ha fatto notare che non sia tanto importante quanto io dica ma piuttosto quanto io creda di dire, restare a spolmonarsi tre ore tentando di farsi piacere la propria versione non è di alcun aiuto e grazie graziella e grazie al cazzo. Lo so anche io, tuttavia, esistono parole che non possono essere fraintese, parole che non hanno un lato meno chiaro, sono lì, semplici, e tali restano sempre, non possono essere erroneamente intercettate anche al di fuori del contesto, sono eterne, sono come dei cazzo di chiodi che tengono su un concetto un po' più complesso di quanto io non voglia far apparire. Dovreste ascoltare la pioggia come la ascolto io, proprio adesso che abbia spalancato la finestra per far uscire questa fumera e lo scroscio irrompe e il sentore di umido pervade le narici e se chiudo gli occhi sono seduto come il pane con il burro, sono anche con mezza stazza in più ma questa sensazione dura poco perché ho voglia di scrivere e così come sia arrivata la pioggia è già lontana dalla mia testa, dal mio colon, ho solo voglia di vuoto, di un grande immenso eterno nulla, nel quale galleggiare, nel quale smettere di pensare e continuare a scrivere. Scrivere per non pensare, scrivere per affogare i pensieri del cazzo, le intenzioni del cazzo, le idee del cazzo e tutti i buoni propositi del cazzo.

Sono solo tremilasettecentoventinove giorni quattordici ore undici minuti e quarantaquattro secondi… ho come dei vuoti tra un tempo e l'altro, ho come dei ricordi che devo provare ad affossare, ho come il sentore che lo sfogo duri poco, nonostante tutto sto male… sì… vero l'ho già detto e sono sempre cazzi miei, ma scrivere è scucire quella coperta che per troppo tempo ti abbia ovattato, è recidere un po' di remore, è andare senza alcuna idea di orientamento, sarà forse il fatto alle impressioni che ricevo, alle situazioni sulle quali mi soffermo mio malgrado, sul verso che eventi, fatti, speranze ed asteroidi prendano. Mio fratello, lo storpio ha sempre avuto ragione, dovrei essere io lo storpio perché non ho mai capito un cazzo e lui dovrebbe essere qui a scriverlo. Certo, vado a trovarlo presto che cazzo credi, vado a trovarlo e vado a farmi insultare per tutto il tempo che (gli) serve e no… non è un modo di compatirlo, mio fratello non ne ha bisogno, vedermi è per lui già una grande risorsa… vedermi per come sto, vedermi per come sono e per come vorrei essere e per come non sarò mai.

Penso che non posso andare avanti con questo ritmo, a questo ritmo, penso che prima o poi ricado nelle cattive abitudini, penso che sia dannatamente difficile mantenersi sobri e savi ed equilibrati senza farsi influenzare, senza cedere alle tentazioni, senza che questo dolore del cazzo adesso si riproponga e prima che mi spinga ad aumentare la soglia del consigliato. Penso che sono stanco di pensare e la mia intenzione di scrivere in modo atono e distaccato va a farsi fottere ogni volta che chiudo gli occhi... perché ti vedo e ti percepisco e vorrei parlarti ed immediatamente prima pentirmene e tagliarmi la lingua.

Çok uzak, faccio sempre la cosa meno adatta o forse solo quella più deleteria e sufficiente e congruamente propedeutica a me ed al mio essere. Per quanto tu mi distrugga irreparabilmente e per quanto le mie tendenze all’autodistruzione siano costantemente e dolorosamente sotto controllo, almeno per ora, çok uzak mantengo la mia peggiore attitudine ed ogni parola stanotte ha uno strascico profondo, ha un taglio vivo o un'ustione, ha un dolore acuto, ha una percezione di vuoto assoluto, çok uzak… sai cosa sia cambiato da quell’istante, da quella notte, da quando tutto abbia avuto inizio… da quando abbia iniziato a scriverti? Niente… assolutamente niente…

Perché tu ossessivamente rifletti
Stralci cognitivi di un filamentoso errare
Il mio asperrimo è la tua luce
E dell'ombra fai sostanzioso nutrimento
Sì attendere… termine è terminopoli
Sì perdere… per non aver altro a cui pensare
Sei rostro, sei il fosso... destrutturante abisso
c05adf8c-45bc-40be-8796-df528c9b090e
Sono solo tremilasettecentoventinove giorni sei ore quattordici minuti e ventitré secondi… non è molto in verità, non è un fattore applicabile il tempo al tempo per questo tempo… nonostante ciò che si pensi comunemente, del tempo si prende ciò che si considera comodo o a portata di mano, lo si...
Post
12/02/2016 00:24:20
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    8

Commenti

  1. P.sychedelic 12 febbraio 2016 ore 03:39
    L’anima pura si nutre d’estasi come la cicala di rugiada...a tal punto di autodistruggersi..
  2. AllegroRagazzo.Morto 17 febbraio 2016 ore 09:17
    P.sychedelic ciao,

    prima di tutto un'anima dovrebbe essere pura... ed io non credo di averne una, sia essa semplicemente una e(o per di più pura. L'autodistruzione come il bene ed il male sono motori insiti a pari merito in noi... io propendo al primo perché degli altri due non saprei che farmene... non più. Probabilmente però... poterne scrivere è anche restare equidistante da codesti motori...

    E se scrivo... il motore dell'autodistruzione deve faticare ancora un po'...
  3. llaure 30 aprile 2017 ore 01:43
    https://www.youtube.com/watch?v=ca2QxnSXxbo

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.