Il libro dei perdenti IV

13 gennaio 2015 ore 17:42 segnala
Avendo affrontato amorfe asperità ardite, avendole accettate, avendo accettato anche altro atrocemente accostabile, apprendo amorevolmente anche altri aspetti appetibili, argomentando, adottando acerrime azioni anche autodistruttive, adopero acidule alcalinità, affermo anche altri ardimenti, aprendomi… adesso… Basta battere, basta belligerare, basterebbe bruciare, basta bestemmiare, basterebbe buttarsi. Bene… basterebbe bere benevolmente, bisognerebbe burlarsene, bilanciare bene bestiali banalità, beceri battesimi… basterebbe? Certo, cazzo! Cosa cazzo combini correndo comunque contro corpi contundenti… contemporaneamente, cosa cazzo credi? Certezze, certe corde coriacee consone con cui corromperti completamente? Compromettendo(la) comunque, con candele consumate, con capacità controverse? Capirò completamente, carpirò casualmente, catturerò come capiti, curve, casi, complementi, cadendo con complimenti, coltivando ceppi condannati con cui corroborare ciascun camino. Devi darti demeriti, devi danneggiarmi donandomi desideri, dondolerei duellando, dormirei destreggiandoti, destreggiandomi dunque… dovresti darti, dovrei darmi! Elementare, essere esigente, era eventualmente epoca eterea, era eventualmente egregia estrapolazione eccelsa, essendo eremita, essendo estraneo, essendo estremamente esecrabile, ero ed essendo evolverò. Faccio forse fatica, fermo famelica fame, forgio futili fantasie, faceto fuggo, furentemente faccio fuoco, faccio fumo. Getto grandi ghirlande, immensamente isolato, inconcludente idiota, lungo lontane latitudini, mi meraviglio mercanteggiando moderatamente ma mentre malleabilmente mi modifica, mi muove, moderatamente… mi mantiene marcescente. Niente, non necessito nozionistica, nemmeno norme necessarie, nessun nume nostrano. Nottetempo narciso, nullafacente notoriamente, nessuno… normalmente. Opero oltre, ordendo ovviamente ove ogni opzione ormai obsoleta ozia, ove ostici ormeggi oblunghi osano. Possano perciò paure putride personalmente più preponderanti pormi pacificamente… putativamente… per pareggiare, puntandomi, punendomi, piacendomi. Queste qualità quoto, questo quadro qualsiasi, questa questua quotidiana, qualunque questa quantifichi.

Non v’è dubbio alcuno che il fatto che tu sia stata a parlarmi per tutto il tempo, avessi dovuto considerarlo un segno di una certa rilevanza. Sai che con te ci posso sempre parlare, il più delle volte mi limito ad ascoltarti perché so altresì che il tuo tempo spendibile con il sottoscritto sia oltremodo limitato e, in fondo, un tempo conta indipendentemente dal fatto che sia breve o adeguatamente protratto perché realmente conti che sia di una certa qualità. So che potrebbe sembrati da parte mia codesta una definitiva promulgazione di intenti, credimi, non ne sono capace… a stento esisto nel presente ed al di là di questo non saprei nemmeno immaginarmi.

Vi sono molte categorie di esseri umani, paradossalmente alcune di queste non possono essere considerate come appartenenti alla medesima specie, senza sembrar cinico perché di fatto non lo sono, non vi è nulla di strano in tutto ciò, è stato tutto previsto, è stato tutto stabilito eoni addietro. Personalmente, bella questa, ne prendo solo atto. Certo… prima di tutto sono, siamo della stessa specie, non so se sia un bene o un male ma questo è (al più) un dettaglio. Vi sono per esempio gli amici, grandi e meno grandi, meritevoli di stima e di fiducia. Anche il tipo di rapporto con essi è ovviamente molto variabile perché come una sinusoide a volte ci si avvicina ed altre ci si allontana, ci si regola come con i pianeti, i campi di attrazione e le forze di gravità, possono interferire a volte le comete, i buchi neri, lo stracazzo che ti pare ma a volte, semplificando, è solo un gran giramento di palle ed a ragion veduta altre, è anche un gran sfavillio… a tutti coloro che con me interagiscono, a tutti coloro che di me sopportano, beh… posso dire solo grazie.

Una delle volte, una delle poche volte che mi accinsi a scrivere una delle pagine di codesto libro, e mi capita invero di rado, ero appena ricaduto nel mio vizio latente, un vizio per il quale non vi è una soluzione definitiva o buona per tutte le occasioni. Sì certo… il fatto che da un po’ di tempo a questa parte, forse il periodo più lungo di tempo che possa annoverare, non vi sia più (ri)caduto è un bene o forse è solo normalità. La prima volta ero a pezzi senza volermi recuperare, la seconda volta ero andato in pezzi ma in più pezzi di quelli non era facile disgregarsi, la terza volta, i pezzi erano passati anche quelli, perché nonostante il mio gemello di specchio, mio fratello magro, il buono che mi ha lasciato in quasi due anni e mezzo non senza complicazioni, non senza dolori, non senza un vuoto di coscienza e di sfarinamento testicolare, mio fratello lo storpio, sempre lui, l‘ho sentito sabato… ho subito avuto un momento di quelli bassi, molto bassi, è stata una conca circoscritta dalla quale sono subito riuscito e, tuttavia, mio fratello lo storpio non ha mancato di farmi notare alcune cose… a rigor di logica non è solo mio fratello lo storpio a farmi notare alcune cose, vi sono anche altri che spassionatamente incidono sulla mia personale visione del flusso. Poi in fondo io mi considero irrecuperabilmente perso ma c’è un motivo per tutto questo, ce n’è sempre uno e valido.

Dovrei darmi in modo migliore alla vita ma di questi tempi tutti hanno un hobby. E se il maltempo non abbia voglia di rimettersi, potrei rimettermi io in linea con quanto dal sindaco dettato, potrei conformarmi all’esigenza o potrei anche attendere al buio che accada perché a volte non so mai chi venga a trovarmi, a volte è lei, M., nel suo nero più sfavillante, graffia al vetro con le unghie, poi attende senza mostrar impazienza alcuna ed inizia a picchiettare, sembra quasi una faina che scavi tra le tegole alla ricerca di succulente soprese, sembra un tarlo mutante che divori il tavolo al quale scrivo, sembra l’ossessione latente che spesso non mi abbandona e mi opprime. Già, perché mi sentivo depresso, più depresso del solito, avendo naturalmente paura dell’innata vena autodistruttiva della specie umana, tentai di risollevarmi. Un tempo sarebbe stato sin troppo complicato, per vincoli fisici, vincoli diciamo così ponderali, vincoli mentali di un certo livello e infine vincoli congeniti di modesta miopia scientifica. Non sono un genio ci mancherebbe, tutt’al più sono un genio del cazzo e questo ci può stare, tuttavia, bella questa è d’uopo che quando il mio livello di minima amoralìa ecceda nel più completo stato depressivo, abbia bisogno e senza indugio di riprendermi. Sono quasi due anni e mezzo che qualunque sia lo stadio depressivo che a volte mi attanagli, io riesca per lo più a gestirmi in modo efficace, non dico bene o male ma tutto sommato senza danni permanenti di particolare rilevanza. È vero, che io debba espiare i miei peccati in modo consono e lungamente avrò di che pentirmene ulteriormente, questo è un semplice dato di fatto ma ad ogni modo l’inerzia è una brutta bestia e pur essendomi dimezzato la massa avverto ancora una certa irruenza.

Esiste poi la categoria a cui questo libro faccia riferimento, i perdenti, coloro che mai partiti si illudono di essere in piena cuccagna transitoria, coloro che mai del tutto arrivati sono convinti di potersi librare in qualche modo stracafottendosene altamente della gravità, di ogni ulteriore legge di conservazione e ultimatracotantosenno se ne sbattono altamente dell’effimera percezione che abbiano del reale perché assumono di poter costì campare. Io non sono molto utile nei consigli, non posso rappresentare un esempio di efficace intraprendenza, non posso nemmeno rappresentare lo spirito costruttivo e però per un motivo posso comunque ritenermi consono, mi si è dimostrato subito lampantemente, cristallino come acqua di sorgente e di lago senza fondo. Perché nonostante ciò che tu possa (di me) pensare, nonostante l’apparenza che percepisci attraverso la mia invisibilità, non importa cosa/quando/perché/se io stia a fare o meno, anche il nulla è apparenza, i moti ciclotronici dei mie grassi ed unti neuroni sono sufficienti e bastanti al di là di tutto ciò che alla fine tu possa comunque, conseguenzialmente dedurre… io non mi annoio mai perché darla vinta alla noia sarebbe un nonsenso e nel contempo pur avendo ormai dimenticato insegnamenti e i buoni intenti, resto fermo su di un’idea, avendo in un primo tempo tentato e poi cercato ed infine concluso di aver perso, essendo dunque fermo ed inamovibile, realisticamente intangibile e consapevole della mia ineluttabile inutilità, mi sento oltremodo sanguignamente imprescindibile, inopinatamente inaffidabile e ciò non di meno, mi ci annovero.

Ritornando a casa era tardi molto tardi, buio molto buio, ansia molta ansia, pressione che passione, nubi e fulmini, grandine e pioggia e alla fine l’unica possibile opzione è stata quella di fermarsi ed aspettare che il tempo scampasse un poco contando i fulmini e i secondi tra un lampo e un tuono ed osservare come e dove questa tempesta andasse a parare. Poche cose da ricordare e poche altre da dimenticare, in fondo so che meno si abbia da dimenticare meno si abbia da ricordare. Tutto è sempre tutto a seconda che lo si guardi da un punto di vista ben preciso e definito o in modo superficiale. Tutto è tondo forse e non che l’idea di un tutto triangolare non mi abbia mai sfiorato. Se ascoltassi l’altrui pensiero mi verrebbe da dire che se ne possa fare a meno e se scambiassi con l’altrui idea osserverei che, modestamente, di idee becere che resistano ci siano solo le mie. Questa è divagazione e a quest’ora del mattino non ne ho proprio voglia tanto più che la giornata così com’è non mi induce null’altro che tristezza e voglia di sfascio. Le ore di viaggio non sono state le ore che di solito mi accompagnano silenti. Le ore del mio viaggio sono state tanto bastarde quanto augurabili e se la pioggia non vi si fosse intromessa sarebbe stato un viaggio del tutto privo di nota. Ora che ho perso la bussola sono diretto sicuramente verso la meta solo… lasciami riprendere fiato, non c’erano promesse da mantenere, niente ulteriori errori ai quali riparare in qualche modo e soprattutto… nessuno da dover incontrare finalmente all’inizio o alla fine del travagliato viaggio e nessun mitico saggio del cazzo. Avverto probabilmente ciò che sta per arrivare, questa volta potrei anche essere della/dalla giusta parte ma non penso però che così vada.

Non è detto che venga o arrivi in modo naturale, non è scritto in nessun posto, certo forse lo scriverò io prima o poi ma in alcuni casi, certe volte, ci vuol tempo per non andare sotto, è questione proprio di tempo e di pazienza, a volte solo questione di culo e di materia. Puoi farti male e non solo in apparenza, devi saper incassare, sapere del bene e quando questo possa e possa farti male. Cercare di continuare, risolvere un problema, anche il mistero dell’universo e della risposta a tutto quanto per quel che possa essere ma non fermarsi mai perché così finirebbe prima. Ci sono onde alte, è così che piace a me, prendere risibilmente la ragione, dimenticare col cuore, non farsi mai mancare qualcosa da mangiare, fosse anche del fegato crudo e respirare ogni mattino anche a dispetto della più melliflua delle arie e ricorda sempre ogni cosa, ogni istante, ogni ferita ed ogni spada pur senza voltarti mai. Il discorso sarà altalenante, da psicolabile e anche questo lo vedrai, lo avvertirai fibra dopo fibra anche e soprattutto sulla tua pellaccia, prenditi ogni parola, assorbine l’essenza, lavati il viso nell’apparenza e cerca, se ne sei capace, ancora ogni speranza, gridando in silenzio quando serve e mostrando anche i denti senza sorridere e non fermarti al primo muro o al successivo ma sbattici pure per tutto il tempo che ti serve. Vola senza ali, se ne sei consapevole e poi continua pure a sognare ad occhi aperti, vorrai restare un poco fuori, magari piegare ogni dolore, nella migliore delle ipotesi suonare delle ore e non ti farai mai mancare mai nulla di ordinario. Infine, prova restare in piedi anche alle corde, delle botte fatti beffe, siano le maglie della vita, della fottuta vita, larghe o immensamente strette.
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Avendo affrontato amorfe asperità ardite, avendole accettate, avendo accettato anche altro atrocemente accostabile, apprendo amorevolmente anche altri aspetti appetibili, argomentando, adottando acerrime azioni anche autodistruttive, adopero acidule alcalinità, affermo anche altri ardimenti,...
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13/01/2015 17:42:10
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Commenti

  1. cignonero999 13 gennaio 2015 ore 22:37
    Sublime, l'apertura... io le parole, le amo....e vederle danzare così.. :-))
  2. io.alessandra 14 gennaio 2015 ore 18:53
    ..... Infine, prova restare in piedi anche alle corde, delle botte fatti beffe, siano le maglie della vita, della fottuta vita, larghe o immensamente strette,,,
    ,
    Il passaggio finale è il migliore...... ;-)
  3. A.Lu 15 gennaio 2015 ore 00:04
    Sono sempre strette le maglie della vita, ma che soddisfazione e che vittoria riuscire ad allargarle un po'. E passarci magari anche strisciando se necessario. In fondo siamo serpenti e serpentelli con spire di fuoco da accendere sibilando sbuffando sciorinando salmodiando.
    Complimenti.
  4. MorganaMagoo 17 gennaio 2015 ore 14:19
    in questa vita nessuno vince e nessuno perde.
    tanto diventeremo polvere e nulla più.
    l'importante è vivere come si è capaci a guisa di.
    c'è chi vive bene e chi vive male.
    ma anche i pozzi più profondi e bui hanno una fine.
  5. AllegroRagazzo.Morto 19 gennaio 2015 ore 22:22
    Cignonero999: a volte le parole possono essere considerate alla stregua di uno sciame infettivo, minacciano... senza dubbio, confondo... probabile, ma non per questo se ne può fare a meno... puoi considerarmi malato oltre misura di codeste parole...
  6. AllegroRagazzo.Morto 19 gennaio 2015 ore 22:24
    io.alessandra: probabilmente ho sempr eimmaginato maglie abbastanza strette... a ragion veduta e tuttavia, a volte mi stupisco di come poi si possa e sivada andare avanti.
  7. cignonero999 19 gennaio 2015 ore 22:27
    Sono belle malattie a mio avviso, prima o poi avrò il coraggio di liberare anche qualche mucchietto delle mie, così come vengono....
  8. AllegroRagazzo.Morto 19 gennaio 2015 ore 22:27
    A.Lu: un tempo pensavo fosse possibile inerpicarsi (non importa dove) continuando a rotolare, un tempo non molto lontano pensavo che fosse ancora possibile inerpicarsi (anche qui non importa dove) ma di buon passo, insomma con buona volontà... adesso penso, e non so se sia un bene o un male, che inerpicarsi in fondo non è il punto focale, tuttavia è necessario ad ogni modo muoversi e che ci si inerpichi o ci si scapicolli questo resta un fatto del tutto secondario.
  9. AllegroRagazzo.Morto 19 gennaio 2015 ore 22:32
    MorganaMagoo: non so davvero che poi vi sia uno che vinca o pensi di farlo e viceversa, penso che sia ormai troppo in là la partita per poter eventualmente recuperare un eventuale risultato negativo o sperare di migliorare quanto sino ad ora combinato. Personalmente sari per l'acqua a catinelle e vediamo se nel pantano si sguazzi allo stesso modo. Personalmente poi, che di tanto in tanto il pozzo lo visito anche solo per una nostalgia intrinseca del mio spropositato ego, ci son pozzi che fondo invero non ne hanno proprio...
  10. AllegroRagazzo.Morto 19 gennaio 2015 ore 22:32
    Cignonero999: un motivo in più per non pensarvi oltremodo sù, secondo me dovresti, prima che mai... non lasciar al tempo il tempo di annebbiarti l'intento.
  11. crenabog 22 gennaio 2015 ore 00:29
    effettivamente da certi pozzi non v'è carrucola capace di salvarci. e pensando a THE RING direi anche che spesso e volentieri c'è qualcosa dentro a tenerci compagnia. o a tenerci sotto. ma a prescindere, complessivamente, ottimo come sempre.
  12. Eleanor.Peacock 22 gennaio 2015 ore 09:09
    A proposito di maglie della vita, tu non indossi un " lupetto", ma Lupo Alberto. Se avessi fatto della radio, Alberto Lupo.
  13. MorganaMagoo 24 gennaio 2015 ore 10:24
    non è vero ARM, c'è sempre una fine. certo può essere mortale.
  14. AllegroRagazzo.Morto 26 gennaio 2015 ore 11:56
    Crenabog: a volte il pozzo è l'unica cosa che serve... e se non c'è il secchio e la carrucola, si vede proprio e si deve dedurre che codesto pozzo pensato e posato sia propedeuticamente consono alla nostra idea dell'altro e di quello e del resto che spesso resta fuori ma che importa come e più di questo.
  15. AllegroRagazzo.Morto 26 gennaio 2015 ore 12:02
    Eleanor con il microfono piramidale. il grande Silver e il sorriso Furbans passando per la PP, che non mi sembra il caso qui di elucubrare... veda... mi dia un testo glielo leggo... ho fatto della radio! Ritengo di non avere un accento particolare, di esprimermi consonamente ed in modo comprensibile eppure a volte non mi si capisce.

    Potrebbe essere la prova della nostra diversità in quanto specie oppure che il Tennico si sia scordato di collegarmie il cavo microfono alla consolle!
  16. AllegroRagazzo.Morto 26 gennaio 2015 ore 12:06
    Morgana: è un'ottima precisazione che apprezzo e commento ed aggiungoche non è forse la fine mortale nient'altro che un posssso (noti le ssssss romagniuole) un passo, un passaggio, una porta, un portone ed un protello, per un altro posso ancora più fondo e più cupo o più aperto?

    Considerando la mia propensione sarebbe un viaggio infinito... a volte riconsoco però di potermi sbagliare... e cadere in errore... poche volte ma lo riconosco anche grazie a Lei!
  17. Eleanor.Peacock 26 gennaio 2015 ore 12:07
    Collegalo alla 380, pare favorisca i colpi di glottide
  18. AllegroRagazzo.Morto 26 gennaio 2015 ore 12:11
    Eleanor the cablegirl: la mia glottide è consona al tono radiofonico... certo non rimpiango il tempo trascorso al banco... tuttavia di tanto in tanto qualche scossetta era propedeutica al ritmo concettuale, la cosa importante era potercisi riprovare il giorno appresso.
  19. MorganaMagoo 26 gennaio 2015 ore 15:47
    in taluni casi la cacofonia è d'uopo...
  20. AllegroRagazzo.Morto 26 gennaio 2015 ore 20:13
    Morgana: probabilmente è anche una questione di elasticità... fisica.. una palla rimbalza ma un uovo... ciafffff
  21. crenabog 26 gennaio 2015 ore 21:47
    ah sicuramente Petrolini lo avresti mandato al manicomio!
  22. MorganaMagoo 27 gennaio 2015 ore 16:47
    meglio palla che uovo.
  23. AllegroRagazzo.Morto 01 aprile 2015 ore 15:32
    Crenabog: ah ma il teatro cosìddetto "minore" è uan grande risorsa, è una strada da esplorare molto stretta all'apparenza ma infinitamente più soddisfacente di tante altre.
  24. AllegroRagazzo.Morto 01 aprile 2015 ore 15:34
    Morgana: tecnicamente io opterei per un solido cubo... penso alle spigolature e non so perché da un po' di tempo ho in mente l'immagine di una cristalleria frapposta tra me ed il resto del fuori....

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