Io, Ginger e il picco neoplastico III

29 settembre 2014 ore 12:36 segnala
Il sabato, per una volta, quel sabato, sono diventato socialmente interessato, una tantum, perché a volte esistono eccezioni alle regole, a volte esistono solo regole ed altre volte tutto è accettabile (regola e/o eccezione) con un minimo di conforto ed io ho sempre un confortino per il viaggio. Dopo attenta ponderazione e susseguente superficiale analisi direi che il tutto sia indispensabile, il mio conforto si chiama Zacapa, molti asseriscono sia uno dei migliori, molti altri concordano con i primi. Personalmente era solo al posto giusto nel momento giusto. Avevo tre compiti principali da portare a termine perché quel sabato per me divenisse il sabato per gli altri. Avevo il dovere di portare l’essenziale mancante a supporto del processo produttivo che si sarebbe attivato, avevo il dovere di sopperire alla mia scarsa tecnica con adeguata pazienza e volontà ed infine, per quanto circoscritta fosse l’ipotesi, avrei utilizzato la mia modesta opera a supporto della fase notoriamente più delicata, il controllo ed il test delle alte temperature all’interno dell’interfaccia data. È stato un lungo percorso operativo. Circa dodici ore durante le quali ho coadiuvato e fatto coadiuvare, dodici ore durante le quali sarei potuto perdermi senza alcun conforto, dodici ore per ripassare anche un po’ di calcolo combinatorio e stuzzicare la mia golosità.

Mi chiedevo dove fossi rimasta, io stavo pensando… perpetrando… no, stavo perso e basta, non che questa sia una verità assoluta contemplabile tra le altre possibili ma in ogni caso, questo è un fatto, non mi aspettavo di (ri)vederti. Non mi aspettavo prendessi per te così tanta crema al cioccolato, oh intendiamoci, chiariamo: quella/questa crema che stai avidamente saggiando, lordandoti senza ritegno, assaporando rumorosamente facendo schioccare la lingua contro il palato, è stata preparata appunto per quest’occasione. Non è una semplice crema al cacao, noterai sulle tue avide, scelleratamente sensibili papille, l’amaro del fondente, l’acido del limone, il conforto ultraterreno dello Zacapa e la voluttà della consistenza che le avvolge e ti manda in estasi. Se morissi dopo aver provato codesta (mia) crema, potrei affermare che la tua morte, per quanto tragica, non sarebbe vana o iniqua. Varrebbe morire infatti per una crema così.

Dove fossi rimasta non lo so, ma mi sembrava d’uopo riprendere e riallacciare qualche filo non ancora del tutto interrotto, sarà perché alcune cose, alcuni chiodi, alcuni affari rimangono, quasi avessero dei promemoria naturali, non te ne puoi scordare, non li puoi rimuovere, non ci puoi far molto, prendine atto e quindi prosegui con o senza questa cognizione. Di primo pomeriggio c’è sempre una calma surreale, pochi altri, pochi sguardi, pochi respiri, pochi giri, consulto l’archivio, consulto e pondero, riferisco e l’occhio cade su giacenze, scatoloni, grondaie, piastrelle più o meno basculanti e sguardi assenti. Ho dovuto raccogliere l’occhio due volte prima di poter proseguire. Non ti ho chiamato, non avrei comunque dovuto, potrebbe sembrare una scusa ma mai niente è come si vorrebbe, ergo, tutto è come non è. Ci sono elementi indecifrabili, ci sono strade sin troppo tortuose, andando su e giù lungo le statali (diciamo così, per esempio delle Marche dalla 102 alla 107) la (mia) moto respirava liberamente, un tempo adeguato per un tempo adeguato sotto un tempo dedicato per la stagione. A volte si fanno incontri strani, altre volte incontri interessanti e altre ancora non incontri proprio nessuno e la strada è la sola pista che hai da seguire.

Ah Ginger, io non capisco, io non capisco ma vorrei capire e anche lui direbbe:- “Fratello mio, vorrei capire anche io!”, ogni volta che la tua strada si interseca con la mia, io finisco in pezzi, eccceeeeerto… non per colpa tua, tu sei solo sempre nei paraggi e se fossi superstizioso, potrei persino asserire che tu porti peste, corna, dannazione, malanova e siccia. Dovrei bandirti dal mio regno presso una delle più vicine ed accessibili dimensioni alternative conosciute o forse tirare avanti come sempre, come sono abituato a fare, come deve andare. Aggiungerei anche che vi siano situazioni più complicate di un semplice processo disgregativo, me ne rendo conto ma forse, non ti è molto d’aiuto sapere che io non sono fatto per andare in pezzi e soprattutto non così frequentemente, devo essere e (re)stare più integro e per un tempo più adeguato. Sai Ginger, alle tue maniere, sono abituato, è delle sue che non so che farmene. C’eri anche tu quando lei iniziò con la scena madre.

Non ti ho chiamato ma nemmeno tu hai chiamato, ci sarà del torbido senza bisogno di andare troppo a fondo, lo si vede subito che la superficie non è chiara, anzi… adesso che ci penso, penso e ripenso che non sia C. bensì E. o forse… è proprio D. la causa di tutto. Già, se avessi un terzo polmone da bruciare lo scommetterei avidamente e subito. È stata D. vero? Del resto, dopo il repentino trapianto/scambio tra di voi relativo a testicoli/ovaie mi sovviene, e credo sia normale chiederselo, chi faccia l’uomo e chi la donna. Che sia lei delegata ad intrattenere tutte le comunicazioni e i contatti con il mondo esterno di cui tu in qualche modo, credo, penso, faccia ancora in parte, parte? Ad ogni modo, non c’è niente di cui parlare, non c’è niente tra me e te e Ginger qui lo testimonia, sei di fatto un niente tra tanti e così adesso posso tranquillamente chiudere la pratica, incenerire le scartoffie, chiudere il cassetto. Ginger hai tempo e voglia di una corrispondenza in più o meno ameni luoghi, vuoi essere ancora crema al cioccolato, vuoi crogiolarti tra le alte temperature, vuoi essermi collante naturale onde prevenire ulteriori fratture o vuoi semplicemente essere confortata ed essermi conforto per il viaggio? Ginger puoi parlare, non sono ancora andato in pezzi…

Questa sera davano del tango o sbaglio? Non appena terminerò con la band mi ci dedicherò, ormai le lezioni si susseguono, anche se trovare un partner all’altezza è alquanto difficile (alcune cose non cambiano mai) il tutto resta un’esperienza davvero particolare. Ricucire gli strappi come dicevo in principio, ho comprato un nuovo basso, un basso a sei corde, ho venduto il vecchio, ho bruciato 4 dita ieri notte, scale e contro scale, contro tempo, una questione di qualità e non di quantità, una questione di ritmo, una questione di opportunità perché se dobbiamo suonare serve una bassista, non mi tiro indietro, fa un po’ strano ogni anno lo stesso giorno eppure così va. Basso, testi, una birra, la mia maglia preferita, la mia moto preferita, casco, custodia per il basso a tracolla, pieno. Non so quanti farebbero 3 ore di concerto e poi 2 ore di tango, in prima persona, ogni volta, senza batter ciglio, dalle stalle ai pantani, sorvolando qualche pozza acquitrinoso-oleosa che possa sempre impicciare.

Quel sabato c’era, oltre alla crema, alle parole, al mio controllo incrementale della temperatura, anche un Tango. Nonostante la sveglia all’alba, il (mio) sonno è comunque mancato per buona parte del tempo ad esso dedicato, hai fatto tardi a pulire la moto forse, credo che in quello stato non avresti potuto mica lasciarla fuori e tantomeno lasciarla dentro e non poteva certo aspettare, non potevo certo aspettare. Ho lasciato molte cose in sospeso e tu Ginger hai lasciato almeno qualcosa in sospeso, viaggiare così tanto ha sicuramente lati negativi e latenze varie e, tuttavia, a priori non potevasi certo prevedere l’evoluzione drastica e repentina dell’essere. Avresti voluto pestarmi, magari una volta o l’altra non mancherà certo occasione, una volta o l’altra potrebbe pestarti E. o C. o D., non mettiamo veti, non poniamo freni, parole e limiti al loro piccolo cervellino, potrebbe persino arrivare a capire quanto importante tu sia e quel giorno, anche se per poco, almeno nello spirito le sarò vicina.

Il tempo è perfido, quando non avrai più tempo probabilmente ti troverai in paradiso, il tempo è per noi dannati e per questo motivo (tu) non dovresti preoccupartene continuamente.

Qualcuno disse che il tango è una poesia triste in melodia, è probabilmente vero...
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Il sabato, per una volta, quel sabato, sono diventato socialmente interessato, una tantum, perché a volte esistono eccezioni alle regole, a volte esistono solo regole ed altre volte tutto è accettabile (regola e/o eccezione) con un minimo di conforto ed io ho sempre un confortino per il viaggio....
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