Le Poisson Rouge I

22 novembre 2018 ore 12:50 segnala
Cocci, pezzi liquidi, affermazioni inutili, rotolamento forzato, gocce scarlatte su porcellane acute, pillole, un mare profondo, essere vanesio, seni nasali infranti, andare a rimorchio, ondeggiare piano sino a restare lentamente, nocche divelte ora sta fermo. Un colpo, uno spigolo, piastrelle fredde e rigate, striscia dopo striscia, metallo inclinato, arrivare, afferrare, equilibrio precario strisciando, equilibrio sommario strisciando, sommario lettera B come bestia, avanza, raschia, ringhia, sbava e ridonda, strisciando, le pezze le pazze, le hai fermate, sono strappate, sono legate strisciando nel latte strisciando come blatte su latte affondando tra latte marroni e latte marrone che sembra molto più simile al fango e taglia le strisce e striscia sui tagli piccoli aggiunti e grandi sgorganti, sento che devo pensando di fare, porta chiusa, scala rotola, ferro bagnato lascia e dimentica abbandonato.

Sincronizzazione silenziosa smagnetizzante sfilze smosse simulate simbolicamente sgretolate soffianti. Sintetizzati sconvolgimenti spaziali scoprirono scottanti screpolature soffocandole solennemente. Sciami subdoli solcavano stormi stellari scansando sistemi semanticamente superiori sorvolando saette soggiogandole sollecitandole, schivando schermature solari, slanciando sopraggittanti siluri, sconfiggevano scomposizioni sonore sopite sconfinanti sfumature sovvertenti sacre sferiche sfocatamente sfuocate.

Ludek ripassa presto ma intanto, dimmi, come tu stai e come sta tuo bar, vedo tanti clienti e tu sei sempre stato buono affare per noi. Credi che lui piace questa marca? Devi provare anche tu, insisto prova e dimmi come trova. Da noi questo non si beve, troppo come dici, troppo dolce. Questa invece questa è buona bottiglia, noi troviamo sempre questa noi sempre amici. Sai penso cosa? Io pensa noi possiamo cambiare tuoi clienti, arrivano di più arrivano in fretta tanti anche stasera, serata speciale. Tu cosa dici? Tu piace idea sì? Allora deciso, Ludek chiama presto e io dico lui tu d’accordo su nuovo modo.

La chiamata giunse inaspettata, risposi ancora prigioniero dell’inganno onirico e decisi di non proferire e stetti semplicemente ad ascoltare. Il flusso di informazioni mi bombardò senza pietà, giunse rapito e repentino, TIF, troppe informazioni fottute e tutte in una volta, UFF, un fottuto fiume, faticai a tener correttamente traccia di ogni cosa mentre allo stesso tempo i postumi risvegliassero in me la privazione di equilibrio e, prima ancora che il mondo spento e dimenticato riprendesse a girare vorticosamente riagganciai e provai a ripiombare nello stesso tipo di inganno senza però riuscirvi. Mi accorsi allora che l’intero treno, il bus e persino il tram fossero subitaneamente passati in un attimo lasciandomi all’umido reale e cincischiante, al mondo spento e disorientante, alla lucida ed algida effimera volontà del tempo di poi. Almeno quattrocentoventisettesecondi di indulgenza, non chiedo altro non posso chiedere altro, finalmente il buio apparve per quello che fosse, una patina irrilevante avvolgente ogni cosa. Il telefono squillò ancora. Questa volta proferii ma la linea rimase muta e ciò non mi diede da pensare. Il segnale era (non posso chiedere altro) palese, il segnale di andare ed abbandonare definitivamente la veglia.

Pronto? Ma chi parla Pronto? Sono io. Ma perché mi chiami adesso e soprattutto da dove chiami? Mi manca il mio violino. Cosa? Mi manca il mio violino, mi sento solo da questa parte e il Principale chiama ma io non ci voglio andare, mi manca il mio violino. E che ci posso fare io? Devi fare i compiti hai capito? I compiti? Che compiti? Devi fare i compiti! Li devi fare! Vabbene vabbene faccio i compiti. E sbrigati che lui non aspetta e puoi portarmi il mio violino? Ma dove lo trovo sto cazzo di violino? Devi fare i compiti! Sono preparato non temere. Suonano alla porta. E allora? Vai ad aprire! Non io, io non ci vado. Nemmeno io ci vado vai ad aprire! E se c’è il lupo? Fai i compiti e poi pensa al lupo. D’accordo sta’ tranquillo che li ho fatti i compiti.

Non so, potrebbe essere l’aria ferma eppure/oppure così umida, la pioggia incostante di questi ultimi giorni, la confusione che regna sovrana in questo angolo di camera o anche l’ordine sparso secondo cui ogni cosa giace in modo perfetto intorno a me. Malessere diffuso, piccole vescicole, prurito. Uscita tardi, rientrata ancor più tardi la notte scorsa, ah notti brave e tenebrose, ah notti cariche di problemi e vicissitudini che è meglio non raccontare, ah le fottute notti al Poisson Rouge e questa mattina, come ogni mattina il consono periodo di consegne e di avvisi. Ci vuole coraggio a farsi fuori dalla porta ma pochi stentati passi e opportune maledizioni proferite verso terzi non meglio identificati dopo, l’aria frizzante del dopo pioggia frantuma le ultime remore. La moto resta lì in attesa, salirà o non salirà, si va o non si va, ma il pieno c’era? Ci sono problemi di affidabilità oppure sono solo digressioni inutili visto che sono i corvi il vero problema adotto le necessarie e definitive contromisure. La strada è sgombra, un po’ perché sono io mattiniera, un po’ perché il periodo aiuta la circolazione riferendomi alla (e solo alla) circolazione stradale perché per quanto riguarda quella interna e in particolar modo al Circolo di Willis noto carenze e vere e proprie lacune. Questo weekend sarò tra Canali, ancora, non mi piace molto come meta ma il lavoro è lavoro ed il cazzeggio è il cazzeggio, unire entrambi è cosa sottile ma non impossibile a dimostrazione del fatto che tanto più un luogo non sia apprezzato e tanto più è possibile che vi sia un qualche motivo che ne giustifichi la visita. Ho un sacco di giri da fare ed è meglio che mi dia una mossa.

Filigrana imbrattata, bagnamenti protundenti, arrotola ogni pezzo con cura eliminando eventuali contaminazioni, sembra lo abbia sempre fatto, sembra stia perfettamente a proprio agio, il banco è deserto e la sala affonda in penombra perché è certamente ancora presto e ha tempo di fare e risolvere il problema. Ludek è nel furgone, attende paziente. Oggi è quel giorno del mese, non sarà difficile da gestire ma tuttavia necessiterà maggiore organizzazione ed elasticità. Ho controllato ogni doppia porta, i finestroni, l’impianto elettrico, i cessi, il retro e persino la rimessa, tutto sembra in ordine almeno in apparenza ma questo è sufficiente e tanto basta. Consegna in ritardo come al solito, vorrei capire ma non ne ho la pazienza, vorrei solo che arrivasse il prima possibile, la giornata è difettosa e lo si avverte. Rumore esterno dalla rimessa, consegna, un impiccio in meno, Ludek è soddisfatto, i conti sono perfettamente adeguati e la giornata promette faville di marmo. Lo so, i tempi del circuito dei camosci sono lontani ma non è detto che non ritornino. Oggi cambio un po’ di cose, oggi è giorno di pulizie e avrò da fare.

Casco casa casa casa rimessa sempronio. Non ho voglia di discutere, questi sono i conti, questa è la tabellina e questo è il tuo voto, può andare in maniera semplice o in maniera ancora più semplice sta a te decidere ma non fare altro che non sia rispettare il voto. Casco sotto giro osserva vista angolo coperto palo auto garage porta tizio. Ah così non pensavi arrivassi questa mattina, male, non devi pensare devi solo essere pronto quando la situazione lo richiede. Abbiamo liberato quello scarico dopo la tua chiamata altrimenti adesso stavi nella merda fino al collo con il tunnel pieno di carpe. Questi sono i coriandoli, questa è la torta adesso mettici la ciliegina sopra e mi raccomando che sia bella, rossa e dolce. Casco giro giro palo incrocio ingresso scala scala scala abbaino caio. Un'altra piccola fetta di felicità, sai una cosa… non dovresti abituarti ad essere così felice essendo cronicamente depresso, il mio medico lo dice sempre, prova solo vecchi rimedi fuori catalogo e non affidarti a robe strane e soprattutto costose che non possa permetterti. Casco scala scala strada giro giro bar. Ho portato lo zucchero tu hai il caffè… se non vi fosse lo zucchero sarebbe amaro per tutti… e come si possa ribattere a tutto ciò, non si può, non puoi ergo dammi il caffè. Meglio il caffè con lo zucchero credi a me. Casco casa casa casa incrocio croce. Il tuo lupo è stato curato, adesso sbivacca che è un piacere, ti faccio troppa premura dimmelo, sono capitata in un momento particolare dimmelo pure, fammelo notare perché a me non frega un cazzo. Ti piace il tuo lupo vero? BRAVO RAGAZZO. Casco incrocio incrocio scala terrazzo distributore. Abbiamo venticinque sul rosso e dodici sul verde mentre quattrosoloquattro non hanno più colore, puoi sistemare quelli rossi, io ho recuperato quelli verdi, domani salta il mio giro sono fuori, tu sai cosa fare e la (mia) moto sarà nella rimessa e non (farle un graffio o ti ammazzo) dimenticare di dar da mangiare al Pesce Rosso lo sai bene che (ti ammazzo se mi righi la moto) se patisce la fame si altera e poi morde (ed io ti ammazzo lo stesso se mi righi la moto).

Non hai remore vero? E nemmeno io, siamo saliti insieme e anche il Notaio ha chiamato il nostro amico, consegnerà la lista molto presto e noi saremo pronti, lo siamo sempre. Ho visto che lasci la moto domani sei fuori, io mi preoccuperei a lasciare quella belva incustodita ma qui nessuno la tocca quindi parti pure tranquilla e non pensare a me, è meglio che tu stia lontana domani, è molto meglio. Mi ricordo quando senza troppi problemi imboccai questa strada, erano solo pascoli a perdita d’occhio e poi al Vecchio venne la folle idea di piantare alberi e solo alberi di pino. Poi le costruzioni nacquero come funghi e adesso si è proprio in mezzo al tessuto urbano più connesso e stratificato. Ogni cosa passa e deve passare da qui. Se abbia programmi? Io ho sempre programmi e stasera in particolare… qualcosa che non sia facile da dimenticare e che soprattutto non passi inosservata. Sarà tanto efficace quanto inaspettato.

Sai credo cosa? Io credo tu e noi abbiamo buona collaborazione, se tu dice tutto va noi felici ma noi controlla perché non si sa mai. Tu sai cosa facciamo stasera? Tu passa tutto da questa, tu non chiede, tu versa, tu incassa, buoni affari per te e buoni affari con Ludek. Noi ritorna settimana che viene oh… io non dimentica di dire, noi piace tua Lupa, difficile di trovare oggi, io voglio che sta con noi tu non ha problema che lei sta con noi vero. Ludek contento e grazie di bottiglia io ricordo Ludek e tu stai bene.

Pronto sono io? Come sta il lupo? Cosa? Il lupo come sta? Sta in salute? Sì credo non lo so ma credo di sì. Devi stare attento, quest’aria è pesante potrebbe ammalarsi di nuovo. E devo occuparmene io? Non ci sono più i rifugi di una volta, a nostro parere va ritrovato e impacchettato, l’aria si raffredda e in giro vedo solo tanti corvi ma col freddo, presto, ci saranno molti colombi. Ma cosa vuoi che faccia? Che stai dicendo? Io? Io non ho detto niente. Vabbene vabbene fammi pensare ma tu vuoi proprio… Ti ringrazio per la tua disponibilità e gentilezza, ci sentiamo.

Adesso è a terra… prendi le scarpe, non c’è pericolo quindi adesso prendile le scarpe, muoversi in fretta anche se il tempo sembra essersi addormentato, adesso prendi quelle fottute scarpe e andiamo. Chiuse (chiudi) la porta del bagno silenziosamente, nessuno sarebbe accorso, nessuno poteva aver sentito. Chiuse (chiudi) la porta e attese (attendi) un attimo prima di diventare nuovamente invisibile tra la folla. Tra tante una bricca in meno non conta.

Sola sementisci sopravvivente, serenamente saccente sbecchi sbastisci, seppellisci solo servi segregati, sbarazzando soppalchi, scaffalando senza sentimento, solamente sudicia stranamente sudicia soltanto sudata, saltando saldamente, sembri suadente suggendo seppur sboccata, sì, sospira, sei solo sovreccitata, stronza sarcastica sabotatrice. Sempre sola, sobbalzi stupidamente sentenziando schernendoti, scorzando seducenti seni scoperti sicura, sbrecciando sbucasti sclerosizzando susseguenti strati sanguinanti, sospettosamente sostanziale supportando sinistre smerlettature scarni sterni schioccanti spezzasti.

Pronto? Dottor Garrani? Sono io. Ho sistemato il lupo, liberato il campo dai corvi e messo i colombi. L’uomo con l’accento strano si è fatto un giro e la piccola sta bene. Non si deve preoccupare di nulla, credo che ne riparleremo a Natale. Ci tenevo anche a ringraziarla per il suo cortese interessamento. Il giorno delle pulizie è cambiato ma è stata l’ultima volta. Il locale è pulito e la festa si può svolgere senza intoppi.

Poco tempo a disposizione, ultime verifiche, cinque minuti, solo cinque minuti, il tempo vola senza rispetto alcuno, innumerevoli cose da fare e nulla a supporto, infinite cose da fare e così poco tempo.

Del resto, questo è il mio locale e queste le mie regole.
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Cocci, pezzi liquidi, affermazioni inutili, rotolamento forzato, gocce scarlatte su porcellane acute, pillole, un mare profondo, essere vanesio, seni nasali infranti, andare a rimorchio, ondeggiare piano sino a restare lentamente, nocche divelte ora sta fermo. Un colpo, uno spigolo, piastrelle...
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