Lesser Angels I

23 settembre 2016 ore 13:26 segnala
Dolore. Nel mio tempo inconcludente, nel mio inutile operare, durante i giorni e le notti che non portano al niente, sotto la luce o giù nell’ombra, invisibilmente esposto in piena vista eppure così avulso da ogni contesto, irreprensibilmente… seguo alcuni utili suggerimenti e consigli e, per quanto sia limpida la (loro) traccia, le (mie) conseguenze restano al più deleterie perché probabilmente non posso essere aiutato, non posso cambiare, non nel modo nel quale vorrei, non per essere e/o diventare chi vorrei ch’io fossi.

Ascoltai molto attentamente ciò che avesse da dirmi ed osservai le sue mani muoversi, ancora il segno che vedi non è completo, ciò vuol dire che si stia sottintendendo ad una normale comunione di intenti. È certamente un passo avanti poiché non indicante entità separate, il proseguire assieme lungo un comune percorso è già una piccola scintilla e tuttavia questo semplice segno potrebbe arricchirsi risolvendosi in qualcosa di ben più complesso ed importante. È anche vero… che i presupposti per cui ciò possa accadere siano molto remoti o quantomeno difficili da configurarsi dato un piano e dato un ambiente consono e favorevole alle suddette condizioni.

Esistono... storie, persone e cose e fatti. Codesti hanno normalmente, ineluttabilmente, un elemento in comune. Accadono. Le cose come le persone come i fatti e appunto le storie… sono come gli asteroidi che, dato un certo momento di accelerazione, acquisita una certa massa ed invaghiti al punto giusto di un qualunque campo gravitazionale di una certa portata (ovviamente) diventano (irresistibilmente attratti) meteoriti assumendo così di diritto l’acquisizione propria di una nuova nomenclatura. I meteoriti non pensano ma accadono e con essi qualcosa si ferma e qualcosa riparte, definire quale delle due opzioni sia preferibile non è semplice e, poterlo affermare, sarebbe addirittura tanto incongruente quanto pretenzioso. Si narra che proprio sul pianeta Yar’ndu esistesse una vita basata sul silicio, alti e corposi erano i loro Dav’Rund, maestosi e brillanti come fari interdimensionali, visibili dallo spazio da distanze notevoli eppure… un asteroide accadde e, oggi, ammesso che riusciate ancora scrutare sin nei più profondi recessi dell’oltre spazio e quindi il suddetto pianeta, scoprireste che l’ordine della vita basata sul silicio sia adesso estinto ma in compenso che la nuova vita esistente è basata sul metano.

Dolore. Allora resto tremendamente in pezzi, salgo e scendo da questa navetta impazzita che mi porta picchi e sprofondi, a stento mantengo il controllo e proprio il controllo sarebbe uno degli aspetti da non tener affatto presenti. Eliminare il controllo e capire cosa resti senza la gabbia, senza la barriera, senza le remore, gli scudi, i fossati e i deserti. Il controllo è una chiave di lettura ed evitare è un altro aspetto del medesimo meccanismo di controllo. Una strada con due attributi elementari, una bussola che punti sempre nella direzione opposta (a quella del cuore e/o della ragione non ha importanza) e una remora abissale che impedisca ogni altra azione al di fuori del contesto consentito dalla bussola di cui sopra.

Essi accadono, qualcosa termina e loro sono essenziali, intensi, credi di potertene accorgere, di poterli scovare, di individuarli e alcune volte, il più delle volte crederai di esservi riuscito perché è nella loro natura essere così inevitabilmente presenti. Per quanto tu possa mantenerti allenato e sveglio resterai sempre in dubbio perché la loro forma è mutevole, la loro presenza è mutevole, le loro intenzioni sono costanti ed uniche e spesso rapportate al contesto risultano assolutamente indecifrabili o nella migliore delle ipotesi (per noi) del tutto inesistenti.

Dolore. Devo anche specificare che in queste settimane seppur per breve tempo uno o entrambi gli elementi della suddetta strada siano, per vari motivi, venuti meno in modo temporaneo ma sufficientemente a lungo da provocare fattori di discontinuità ed azioni ugualmente destabilizzanti con una sola ed unica risultante. Le parole ed i ragionamenti sono accettabili, le buone intenzioni sono sempre le benvenute e la buona volontà non si lascia mai fuori dalla porta… ma io ho un ritrovo di dolore e disperazione che tanto più allontano tanto più affonda e si innesta in me, ho una voragine dalla quale è sempre più difficile uscire, non ha pace, mi consuma e mi distrugge, mi obbliga a vivere due distinti e separati aspetti, sempre, costantemente, ciò che vorrei e dovrei e ciò che non ha nulla, che non è niente, ciò che affonda e brucia ed oblitera.

La loro storia inizia sempre da qualche parte, spesso è solo quella parte di una storia alla quale non si presta molta attenzione, che tu ci creda o no codesta parte della storia è la fine. Una storia che inizia dalla fine rappresenta una qualche forma ossimora, non certamente di un elemento, ma più di uno stato. Una fine è diretta conseguenza di un inizio, ma se la fine sia anche necessaria condizione ad un inizio allora due elementi possono essere individuati. La storia in questione necessita, ai fini di uno svolgimento, di una fine e questo implica la fine di qualcos’altro, un altro stato, un’altra situazione o perché no… un’altra storia.

Dolore. Le migliori intenzioni sono tali quando sopravvenendo ad una forza opposta e contraria, arginano o per lo meno limitano l’antitesi. Nel mio caso le migliori intenzioni sono solo una sottile copertura, tutto bene e benissimo (da) fuori ma quando resto io non ho tempo di accorgermene perché sono già dentro, sono già in fondo, sono già a sopperire al dolore, a tamponare, a cucire, a sopportare impassibilmente ogni volta che serve ciò che mi annienta.

Mi persuasi che un periodo di isolamento potesse farmi ritrovare la giusta motivazione ad operare su tutte quelle iterazioni che fossero ferme da troppo tempo, per mia colpa senza dubbio, per una questione di scarsa intraprendenza, di poca lungimiranza e soprattutto di alcuna fiducia nei mezzi a mia disposizione possibilmente atti a sovvertire lo stato insoddisfacente nel quale vertessero e vertessi io stesso. Mi persuasi di poter decidere senza particolari patemi il come ed il quando, soprattutto, nonostante avvertissi da qualche parte un notevole impeto ignoravo, probabilmente in modo consono, l’altra faccia della medaglia. Me ne accorsi immediatamente ancor prima di poter prendere visione del piano, ancor prima che il sole tramontasse per la prima volta, ancor prima che la patina oleosa e notturna si trasferisse su di me a ricordarmi ogni istante, ogni azione, ogni errore di valutazione. Non (sono) ero in condizione per una serie di motivi, dal punto di vista fisico ho da fare i conti con i dolori che per lo più sono quotidiani, andrò prima o poi in overdose, perché aumento a mia discrezione il principio che dovrebbe puntellarmi. È anche vero che il dolore che posso combattere chimicamente abbia una duplice origine, per una di queste il chimico additivo può darmi una mano, per l’altra sorgente la questione è davvero intricata e necessiterebbe di un intervento invasivo di ben altra portata, di ben altri tempi e di ben altre implicazioni.

Dolore. Non ci sono andato leggero, non ci sono andato pesante, non c’è un’intensità di intento, è solo accesso spento, dentro fuori, bianco nero e se c’è (ho) abbastanza tempo esso cresce esponenzialmente e dopo un po’ non nutro più alcun interesse ad interrompere perché la mia spirale è anche la mia esistenza. Ti farò vedere nuovi segni e nuove storie, nuovi contrasti e nuove sfilacciature perché il tempo è stato sufficiente e la mia discesa rapida ed iniqua. Se fosse solo questo il dolore no… non puoi averne idea, per quanto io possa descriverlo e descriverti ogni cosa, parlarne non mi aiuta, resto io con esso e tu… chiunque tu sia o qualunque cosa pensi di poter fare, qualunque cosa tu possa dedurre ti manterrà sempre a distanza, perché la bussola è sempre attiva anche quando penso di non averla con me.

Ascoltai ancora molto attentamente la sua voce sempre così calma, un sussurro nella sera calda, a due passi dalla risacca e con l’eco dello sciabordio delle onde sotto il pontile dal quale brillanti risaltavano le madrepore eccitate dalla luce riflessa della luna. Questo segno, allora, si evolve e aggiungendo questo movimento è adesso completo nel suo più profondo significato, esso è l’unico ed indivisibile, due parti originariamente indipendenti sono adesso unite, come fuse, e dei due cammini possibili originali, adesso, ne risulta soltanto uno e se questo non è già un piccolo miracolo non saprei come altro definirlo.

Puoi ferirne uno… certamente no, basta fare male a se stessi e probabilmente soffrirebbe (normalmente) più di chiunque altro perché riconosce la miseria della vita e l’iniquità della morte e ne ha coscienza ad un livello molto più dettagliato e profondo rispetto a chiunque altro. Non ho alcuna voglia di venire da te, quel luogo lo conosco sin troppo bene, ci son stato una o due o tre volte… la prima è stata dura, la seconda improbabile, la terza ineluttabile e tentare anche solo di pensare di dovervi esservi per una quarta, rende l’assoluta incertezza nella quale mi trovo, assolutamente desolante. Non faccio mai programmi a (così) lunga scadenza, non più e per una serie di motivi. non mi va di giocare a scacchi con Lei, non me la sento, non voglio.

Dolore. Allora ho mantenuto la rotta verso due direzioni opposte, sanguinavo e ridevo, lavoravo e morivo, scrivevo e scrivo e questa oppressione, questa infinita tortura diventa non sopportabile ma quantomeno accettabile nella sua semplice efficienza. Probabilmente ogni (mia) ferita necessita (di) un lasso di tempo e non sempre per guarire, a volte… questo tempo serve solo ad adeguarcisi, conviverci, non c'è un metodo empirico o meno di darsi una scadenza… scrivo per esperienza diretta, a volte un dolore sia esso fisico, emotivo, esistenziale, richiama paradossalmente altro dolore ed allora con l'adozione prolungata di codesta situazione, si tende ad allontanare o distinguere il dolore emotivo da quello fisico con il risultato che al primo si sopperisca con il secondo. Di dolore emotivo non so che farmene, non lo provo da molto tempo… non saprei come fare, non saprei ritornare indietro ed imparare da capo, non ne ho la capacità, non ne ho la voglia, non mi serve o forse ho solo capito di avere solo altri recettori e forse nessuna sensibilità.

Ciò che impariamo spesso lo si impara da soli... ciò che attraversiamo a volte ci cambia... ma gran parte di ciò che saremo e siamo viene da non tanto lontano. E' un abbraccio perso nella memoria, una carezza, un sorriso, un profumo, una frase, un pensiero soprattutto... è qualcosa soprattutto è qualcuno. Siamo scintilla di un fuoco a sua volta originariamente scintilla. A volte, ma solo a volte chi ci è di conforto è qualcuno a noi completamente invisibile solo perché non sappiamo dove effettivamente guardare, sono semplici e piccole cose a volte (ancora) racchiuse in gesti ancor più semplici ed intenzionali, sono sussurri tremendamente ed impercettibilmente potenti, ancor più della tempesta nella quale sembrano esser persi ma a volte, nonostante tutto, nonostante noi stessi, nonostante la nostra incauta e superficiale miopia, trovano una strada, una via, un sentiero, a volte per questo ci trovano… sono sguardi, sono foglie secche, sono speranze abbandonate… sono angeli imperfetti.
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Dolore. Nel mio tempo inconcludente, nel mio inutile operare, durante i giorni e le notti che non portano al niente, sotto la luce o giù nell’ombra, invisibilmente esposto in piena vista eppure così avulso da ogni contesto, irreprensibilmente… seguo alcuni utili suggerimenti e consigli e, per...
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23/09/2016 13:26:02
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Commenti

  1. ali.dicarta 26 settembre 2016 ore 10:58
    Una sola nota scura: nessuna foto che preludesse al 228esimo post ........
  2. ali.dicarta 28 settembre 2016 ore 10:24
    "Uma gran parte di ciò che saremo e siamo viene da non tanto lontano. E' un abbraccio perso nella memoria, una carezza, un sorriso, un profumo, una frase, un pensiero soprattutto... è qualcosa soprattutto è qualcuno. "

    .................è qualcuno.
  3. Eleanor.Peacock 02 ottobre 2016 ore 20:39
    PirlaSSSo ven a que cat deg du smataflò.
  4. AllegroRagazzo.Morto 24 novembre 2016 ore 01:15
    @ Eleanor.Peacock
    rifuggo la violenza per natura o per lo meno tento con grandissima frustrazione di ponderarne l'effettiva utilità... ciò nonostante nel Suo caso potrei e sottolineo il tempo... potrei anche starci...

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