Love, Honor and Behave - Bei Mir Bistu Shein I

04 dicembre 2018 ore 11:27 segnala
Fa(rà) dannatamente male, (forse) è del tutto inutile. Alcune cose restano (irriguardosamente) imprescindibili, alcuni comportamenti rimangono (sfortunatamente) evitabili ma le intenzioni, questo sedimento primordiale, restano oltremodo deleterie, inconsistentemente girovaghe e impossibili da definire chiaramente. La volontà si sfilaccia facilmente aprendosi in maglie sempre più deboli e repentine mentre gli ultimi lacci molteplici dalla presa lieve ed infida tentennando tentano di sopperire alla progressiva assenza di vincoli protettivi e le attenzioni sopravviventi spesso risultano essere completamente prive di significato. E dove, dove ritrovare la speranza, dove seppellirla definitivamente, tra braccia aperte, in occhi sbarrati, con fredde malevoli carezze, in caldi atteggiamenti di vuota circostanza, su lamelle sottili alternativamente sollecitate dalla semplice intenzione di contatto. La promessa è già una breccia, parossisticamente o auspicabilmente, la fine è la breccia stessa, un ponte interrotto, una rilevata comunicazione incomprensibile ma non per questo assente. Fa’(rà) quello che vuoi. Farà dannatamente male proseguire.

Certo potrei amarti. Questa sera poca foll(i)a, solo, ascolta e poi va(i) via, non fermarti che è già tardi e non importa nemmeno che non sia que(sta)lla la tua vi(t)a. Memoria è un cavallo strano perché può guidare ma non è detto che il viaggio sia lineare, viaggia veloce ma è senza sella ed il viaggio potrebbe anche risultare alquanto scomodo, arriva in posti impensati dei quali non potevi avere assolutamente idea ma è logica attitudinale imbarcarsi senza per questo aver voglia di giungere o arrivare entro un tempo prestabilito o con un carico di premura al seguito. Partire senza per questo giungere, partire e semmai restare perennemente in viaggio, partire e a volte decidere di terminare il proprio universo nell’attimo esatto della partenza. Il vantaggio della memoria è quello di poter essere dimenticata, primo o poi questo è un punto ineccepibile, è una tappa certa su ogni cammino e per quanto si possa tentare di evitarla ogni azione al riguardo non farà altro che condurre esattamente lì. Un invito è sempre un invito, vi si può rispondere con maligna cortesia, ci si può ecclissare senza perdere per questo l’intera macchinazione facendo viso cattivo ad ancor più livido gioco. Si necessita sempre di un quantitativo di tempo in eccesso per fare normalmente ciò che invece ne richieda molto meno. È una questione di apprendimento e di semantica, come costruire un nuovo lessico ponendo almeno le basi minime per intraprendere successivamente più alti e variegati canali di comunicazione, di interferenza, di interazione. Hai un modo di esprimerti che mi lascia disperso, toni e frasi combinati accentuano un’inflessione lontana, sono i labiali soffiati, fonemi, quelli speciali, quelle unità linguistiche dotate di un valore così distintivo, uniche ma ripetibili si mantengono azzardati eppure incisivi, da quando l’arte oratoria è una messa in scena sei-diventi-resti ancora un errato errore di valutazione.

Il vento dall’est spira non troppo silenziosamente attraversando e sgretolando le varie barriere temporali della notte, a volte è un sussurro umido a volte una fragorosa folata e il cuore già sfrondato fatica a mantenere un ritmo sinusoidale costante. Il martello della terra comincia il suo lento irrompere e nel silenzio più buio ogni onda prodotta equivale ad una sferzata luminosa accecante. Salire sino alla sommità, sporgersi avventatamente, sporgersi e sporgendosi lasciarsi persuadere dal vento incostante, lasciarsi da esso turlupinare, un passo e poi un salto, solo un salto e un passo ma che salto e che passo. Salire non è mai l’opzione gratificante, scendere giù fino all’inferno se necessario è molto più stimolante. Ma una notte non è mai iniziata perché la luce brucia ancora e risalta nei graffi riflessi, tra le ombre irrequiete che al cospetto di essa si infrangono spumose. Non c’è un limite vero e proprio ma sa tutto di zona neutrale, quella in cui ti trovi prima ancora di sapere di dovervi entrare, è la terra dello sprofondo, è l’impronta spessa che nasce tra disperazione e sconforto e paradossalmente non la si nota nemmeno perché accoglie lentamente e fermamente impantana come una palude come strati di sabbia di diversa consistenza.

Certo potresti amarmi. Con il suo ghigno il (mio) corpo deturpato e mancante, adesso, dell'altro... non è mai stato semplice decidere, dividere, recidere, scindere ma ...all'elisir di mezza stazza corrisponde doppia superbia, doppia insofferenza, quadrupla perdita e la mia, già insufficiente capacità di resistenza, è una flebile barriera ormai resa completamente permeabile al germe della sofferenza. Ineluttabilmente e fuori dalla mia testa (e) fuori dalla mia vita ed a questo non può certo essere aggiunta replica. Discutere sul niente per il niente, cosa sia o possa, cos’è invece e cosa d’altro canto non sarà mai. È (resta) desolata, non accorta, socialmente (dis)adattata senza scrupoli e senza una coscienza adeguata, picchia il tempo, picchia in eterno e ogni parola solidificandosi precipita come una meteora e incendia e distrugge. Quante parole hai a disposizione per ogni singolo pensiero formulato e quanti di questi risulteranno aguzzi ed avvelenati. Posso ignorare il dolore senza problemi e per questo però non nascondo di avere un problema con il controllo della rabbia. Doppia stazza e doppia superbia, senza mezze misure ma incapace di andare oltre i toni grigi, avanzante su di un’unica strada costellata di assoluti ed assolutismi.

Allora probabilmente provare a far combaciare bordi irregolari e frastagliati suturando randomicamente non risulta essere una idea delle migliori, ogni bordo sfugge e si lacera ed ogni fuoriuscita diventa più copiosa, sento che dovrei porvi in qualche modo rimedio ma non riesco (ancora) a comprenderti come vorrei. Se avessi voluto metterti a tuo agio rendendoti partecipe del mio dolore non sarei fisicamente qui; trovo che una conversazione impersonale e senza punti di contatto sia la migliore convenzione tra noi, un po’ perché ogni parola espressa ri-salti ancora nel vuoto, un po’ perché a volte le nostre parole non collimano, si respingono come magneti opposti o si dilaniano come squali in piena frenesia. (Cazzo) Non esiste un punto di vista accessibile da entrambi, qualcosa che renda più uniforme o per lo meno praticabile questa belligerante comunione di intenti. À la guerre comme la guerre. Era anche questa forse un’intenzione, era una possibile quanto inaspettata forma tacita di dialogo, rappresentava a pensarci bene, lo stretto ed indispensabile, il minimo elemento comune, un ponticciolo raffazzonato esile e terribilmente pericolante issato tra (i nostri) abissi di dubbia coesistenza… e del tempo… era un’opzione, lo era a ragion veduta, giacente ed accantonato a margine di questo seppur minimo proponimento. Sarà semplice da notare, facile da quantificare, essenziale nello spessore ma fottutamente impervio da praticarsi. Pensare è una questione di intermittenza, fare è più un problema di incidenza. Lo sguardo fluttua senza venir catturato minimamente da alcuno degli elementi presenti, a volte è quasi apatia a volte è solo essere perfettamente consci della propria deriva. C’è stato un tempo nel quale ogni singola parola rappresentasse quasi un legame a doppio filo, c’è stato un tempo nel quale tutto questo venne elaborato, convertito, misurato ed infine deprecato. À la guerre comme la guerre. È questa la sola ed unica verità, pesante e sbattuta in terra come uno straccio bagnato, occupa poco spazio ma gli effetti sono visibili anche intorno ad essa. Non ho voglia di verità questa notte, non ho voglia di scoprirne di sepolte, credo una menzogna abbia lo stesso peso specifico di una verità perché tanto più vasta è la verità da relegare nell’ombra tanto più la menzogna deve risultare potente ed inattaccabile in modo da poterla sovrastare. Spesso la menzogna di questo tipo è virtualmente indecifrabile e paradossalmente assume ogni connotazione di reale verità sostituendosi definitivamente ad essa.

Ma oggi non è il tuo compleanno? No, non credo, credo di no. Ma oggi è il tuo compleanno. No… ed io le cose importanti me le ricordo e poi io non sono, non sono mica nato. Allora oggi dobbiamo festeggiare. Ci ho già pensato, ho molte più storie da raccontare, almeno una per ogni nuova cicatrice cosa credi che io stia con le mani in mano? Ma allora è davvero il tuo compleanno oggi! Quante volte vi ho detto che non voglio regali, basta solo una parola gentile. Cica arriva ogni volta e attende che Trice finisca in tempo per poi poterla insultare ancora e fare un altro giro e poi riaffondare delicatamente su danze di CO2 e quindi riaffiorare. Ma Cica non ha pazienza e Trice non è da meno e se Trice smania allora Cica si infetta e se Trice si appresta a ricominciare ecco che la loro danza risulta in una semplice ma potente latenza e la vita assuefatta tende a scivolare ed a stringere sempre meno. Sai cosa mi servirebbe, vorrei (una parola gentile) che mi si desse maggior incidenza, mani più ferme, polmoni più capienti insomma (una parola gentile cazzo!) non dico che l’autonomia sia efficace ma non sembra che sia per questo sufficiente.

Certo potresti amarti. Consumarti in un costantemente sincopato (senfina) sfrigolio energetico senza fine, ardere e brillare intensamente attraversando densità cellulari diverse, tessuti basici e interferendo con ogni sorta di varietà di terminazioni. Ogni prolungato scompenso chimico giungerebbe al proprio apice, la quantità di segnali, divenendo esponenziale, ricaccerebbe ogni altra percezione nel profondo dove ID attende famelico presupponendo un facile ed infine inevitabile (senfina) controllo. Non importerebbe per quanto tempo, non sarebbe che una nota marginale a fronte di un quadro ben più ampio e variegato quantunque impercettibilmente alieno all’occhio (senfina) altrui. Non soffermarti sui dettagli, il diavolo in essi cova, non soffermarti sulle apparenze, le barriere in esse proliferano, non lasciarti invischiare dalle parole, con esse si crea e distrugge il mondo. Vorrei poterti dire tutto ciò che una situazione del genere meriterebbe ma pur iniziando dovrei poi articolare e susseguentemente esporre e rispettosamente valutare, potrei soffermarmi su ogni aspetto del tuo segreto riflesso e andrei avanti nella ricerca e nell’insofferenza e nel mentre potrei già aver scordato il motivo del mio essere e comportare.

O non le prendi. Ho il cervello in spasmi, un eccesso di citocromi P420 2D6, il loro effetto tetto non serve o per lo meno sembra che se ne siano dimenticati nonglienefotteuncazzo, l’eccesso di metabolismo invero, non v’è alcun tetto e riposare risulterebbe sin troppo piacevole in codesti momenti. Prese tin tin tin cadono un po’ ovunque ma comunque prese tin tin tin. Terminali ancora accessi, eccoli eccoli Astrorobot, bruciano al semplice contatto ma ho perso quella sensibilità eoni fa e non è che una consuetudine ricercarvi un limite ulteriore, splendidi splendidi Astrorobot, una soglia oltre la quale non sia proprio possibile andare. Ogni pensiero è una inversione di pressione, molto traffico lì al Circolo, molto traffico senza sosta e che il Circolo regga è tutto da dimostrare, me ne sto accorgendo (nonglienefotteuncazzo), lo avverto (nonglienefotteuncazzo), frequenza di sintesi, frequenza calibrata ma eccesso voluto della medesima calibrazione, una misura di minima follia era forse controindicata giostrandosi con sintomi acuti di sospensione. Tessuti acidi, adesso è questo il risultato, producono dolore contraendosi, ne producono molto di più lacerandosi e fumare è un buon inizio e mi sembra anche di ricordare che da ieri non abbia mai smesso… di piovere e di urlare.

E il dolore? Prima di tutto adotta un comportamento consono, all’esterno si vede o meglio, si percepisce solo ciò che si vuole venga percepito, è sempre così, ci vorrebbe qualcuno di davvero acuto per scoprire il bluff ma nessuno ha davvero voglia di capire o andare a fondo, verificare quale sia l’apparenza e quale la sostanza, viene del tutto naturale ed in questa vasta zona d’ombra è molto semplice flettere l’altrui percezione. Soffri per soffrire ma lascia agli altri quel velo minimo e necessario affinché restino e stazionino persi senza davvero mai poter veramente capire di te. Ci vuole un po’ di pratica ma è relativamente semplice ed immediato.

O le prendi. Non (ascoltare) si può andare a singhiozzo perché (il dottor Becker) cazzo rimettere anche le budella non (ASCOLTARE) rientra tra le migliori e maggiori aspirazioni. Avverto una marcata perdita di coordinazione una mancanza, una qualsivoglia divergenza di opinioni tra il sistema simpatico e parasimpatico, potrebbe essere solo (amnesia) nella mia testa o solo (amnesia retrograda) nellamiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiiiaiaiaiaiaiaiai cazzo. Non chiudo gli occhi e guardo al niente, mi concentro sul respiro ma appena sotto la pelle un formicolio diffuso, come il raschiare di larve fameliche che aggredendo i tessuti strazino ogni altro agglomerato connettivale, cresce e si nutre delle mie fobie. Pillolapillolapillola tin tin tin cade e rimbalza sul bordo acuminato, pillolapillolapillola prendi e (brucia) vai. Sì prendi vai prendiprendiprendiprendi e VAI (BRUCIABRUCIABRUCIA) prendi e vai, sì è nella mia testa ma questa notte non importa… non chiudo (nella mia testa) gli occhi e guardo (NELLA MIA TESTAAAAAAAAAAA) e vai ho detto vai (e brucia) e guardo al nien…

Non è più importante.
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Fa(rà) dannatamente male, (forse) è del tutto inutile. Alcune cose restano (irriguardosamente) imprescindibili, alcuni comportamenti rimangono (sfortunatamente) evitabili ma le intenzioni, questo sedimento primordiale, restano oltremodo deleterie, inconsistentemente girovaghe e impossibili da...
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04/12/2018 11:27:45
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