Moi, Elle… du plombe, des saloppes et l’amour au variole II

24 novembre 2015 ore 00:41 segnala
Elle… Aveva abbandonato presto la culla che nemmeno gattonasse e non perché le avessero negato il latte per darlo alla figlia della massaia che di latte proprio non ne avesse. Aveva abbandonato la culla per non sentir sua madre, povera fattrice, cantarle la ninna del pomeriggio, poi quella della sera ed infine quella del mattino. Una cosa l'attirava e la calmava, la luce del fuori ogni mattino, quella luce in principio fioca e debole e poi vistosa ed accecante. Decise immediatamente che appena possibile sarebbe andata lì fuori ad inseguirla. Non appena gli arti l'avessero sostenuta a dovere, non appena avesse avuto abbastanza lingua per farsi rispettare, non appena fosse riuscita a caricare ogni cane e fare strage di barattoli sulla staccionata con la mano ben salda, la destra come la sinistra.

Quando la terra diveniva abbastanza asciutta ed il sole era finalmente a picco e ogni sguardo catturato, ogni disputa sarebbe stata sedata in un modo o nell'altro, era prassi, era consuetudine, era legge, era solo una distaccata interpretazione dei bisogni primari. Potevi finire a guardare immobile gli avvoltoi sempre più vicini, potevi finire con il mondo oscillante per pochi istanti prima che un drappo nero ti sfumasse via ogni senso permanentemente, potevi finire in piedi scosso dall'adrenalina mentre il puzzo di combusto si espandesse nell'aria, potevi persino finire a battere ferro su legno e ferro dentro terra ancora e ancora e ancora sino al tempo della prossima disputa che non avrebbe certo tardato ad arrivare. Era meglio il puzzo di bruciato che l'odore mellifluo del letame in pieno fermentare.

Elle.. Se avesse potuto scegliere dentro o fuori, avrebbe scelto di andare sempre a cavallo, al galoppo, arando distese infinite, perdendosi nella polvere, con i capelli lunghi nel vento e sentendosi così leggera tanto da volare, tanto da seminare i ricordi di un'infanzia che non aveva mai invero sopportato, lontano dalle file alla merceria e per l'acqua, lontano dal ricamo forzato, lontano dai banchi del candito e dello zucchero filato e di quel succo di frutta freddo dentro la cialda. Andare al galoppo, attraversare la contea, poi lo stato, poi un altro e poi un altro ancora sempre nella stessa direzione mettendo tra sé ed il suo presente abbastanza tempo da renderlo finalmente trapassato.

Certo la fibra di canapa era una grande risolutrice soprattutto se infangata dal sapone e tuttavia si accorse che in modo molto più sbrigativo il ferro e meglio ancora il piombo servissero al medesimo scopo. Il piombo era una conquista, si sarebbe dovuta indicare un'età del piombo senza dubbio, ancor più del ferro e dell'acciaio… il piombo era diventato l'amico roboante ed immediato, era in sintonia, nelle sue vene come il sangue sparso senza sosta, come il colore dei suoi capelli, come il grande caldo che la facesse bruciare in modo repentino ed improvviso. Da allora non si separò mai più dal piombo ed allo stesso modo non si separò mai dalla distributrice per eccellenza… una volta accettata, una volta consolidata sarebbe stata la sua mano destra ed anche la sua mano sinistra e se il piombo l'avesse abbandonata allora le sarebbero rimasti le unghie ed i denti, non aveva certo paura ma giurò a se stessa di non dovervi mai provare e quindi del piombo fece una malattia e la grande distributrice iniziò a cantare ogni volta che lei lo desiderasse, ogni volta, ogni volta, attraverso ogni parte e consistenza, incurante della decenza e della grande mietitrice.

Prima che ogni storia si spezzasse, prima che ogni respiro venisse brutalmente accorciato, prima che ogni speranza venisse ingannata e disattesa brutalmente come la fine di un'agonia sempre molto vicina ma per questo infinitamente lontana. Prima dell'oscurantismo, prima del tuo viaggio e del dolore, prima che la luce ti scivolasse via ancora una volta tra le lenzuola e tra le dita… se mai ti soffermassi, quando il resto resta fuori e nulla sembra intromettersi, osserva e soprattutto ascolta (dentro) il grande battitore…. ascolta come dolcemente ti sussurra portandoti verso grandi spazi e grandi distese, cerca di mantenere la mente aperta a ciò che credi io possa averti detto a ciò che pensi io stia per dirti… in ogni caso… ad ogni modo… lo sai che aspetto (da te) solo un cenno, giusto un cenno, mi basta questo.

Elle… Non si accorse nemmeno della sua prima rapina, non si accorse della velocità del piombo e di quanto fosse effimera la resistenza del grilletto contro il suo polpastrello, non si accorse dell'effettiva dinamica fisico-meccanica, non si accorse nemmeno di averli addosso, tutti e sei, ancor prima di poter riprendere fiato, non si accorse nemmeno di quanto fosse già donna quando chinata a forza respirò la terra dietro il campo della chiesa perdendo dapprima la sensibilità poi la speranza ed infine se stessa… quando restò giorni e giorni incapace di muoversi, anche solo di respirare e quando finalmente solo dopo un tempo indefinito le ritornò il gusto e le ossa smisero di farle male e le ferite rimarginandosi con i tagli cuciti alla buona le rimasero visibili ovunque. Una ciocca di capelli le era diventata bianca, non la tagliò mai… spiccava in mezzo al rosso uniforme, la lasciò lì anche quando le venne fatto capire che per andare al piano di sopra con una certa continuità sarebbe stato meglio coprirla. Quell'infanzia tanto odiata a volte le rimbalzava dentro, incapace di decidere, incapace di vedere oltre lo spazio della camera ad ore, non oltre il portico battuto giorno e notte. Non oltre la prima occasione di correre via un'altra volta e questa volta solo dopo aver avuto soddisfazione di tutti e sei.

Tres bien! Suce, salope! Suce, salope! Suce, salope! Suuuuuuuuuuuuuuuuuce!!!

La chienne la vide subito, puledra indomabile, testa di fuoco, dovette averla e l'ebbe con poche smancerie e con non pochi denari. Le bastavano i soldi, le bastava la luce, le bastava sgroppare lontana dal portico, lontana dal vecchio cigolio, lontana dalla calma mortale della campagna, la chienne era soddisfatta e gli altri pure e a lei non importava nulla… almeno non sempre, non in maniera così ovvia, non del tutto. La chienne questo lo aveva capito e non provò mai ad irretirla ma fece l'unica cosa che il tempo a disposizione ardentemente consumato in fretta e senza ritegno, le avesse insegnato. La chienne le diede la libertà che tanto agognasse, quella libertà apprezzabile solo restando in catene per un tempo abbastanza prolungato ed intenso. Una libertà effimera ma bastante e per un poco vi acconsentì, su al primo piano, con il piano sincopato dentro a scandire ritmi e ansimanti controparti, con il tremendo riappacificatore vivo nelle viscere, con i sensi addormentati abbastanza da poterlo sopportare ogni volta, con il fuoco ed il sangue tra le gambe, ogni giorno, ogni notte ed ogni anno della sua vincolante libertà.

Elle… Prima di andare di sopra, l'ultimo giro di piano, l'ultimo giro di tritabudella, il grande salvatore, il profondo ottenebrante, il dolce oblio che piano dalle narici sin dentro il suo cuore vuoto per finire ai polmoni, l'avrebbe inebriata e poi riscaldata e poi arsa e poi brutalmente risvegliata mentre ogni dolore andasse sopito in fretta e la chienne fosse soddisfatta. Ancora uno pensava, ancora uno prima che la luce ritorni, ancora uno prima che il mondo riprenda a girare e non solo ad oscillare. Ancora uno prima che il dolore tornasse in modo pertinente ed insopportabile e prima che dovesse lavare via altro sangue dalle sue gambe, nessuna vergogna, se fosse servito per consolidare ancora un altro sogno e poterlo bruciare ogni volta come di consueto. Ancora uno e poi forse ancora un altro. E la luce spesso irrompeva e lei ancora sbarrata faticava un poco a recuperare la giusta lucidità quando il piano aveva già smesso di trastullarla da un pezzo e il portico era ritornato silenzioso come la notte, come le botte.

Elle… Ancora una volta ad inseguire la luce, quella luce che l'avesse stregata da sempre, che l'avesse sempre spinta e motivata, fuggendo le tenebre solo per precipitarvi in modo becero ogni volta. Correre, fuggire, correre andare, volare, precipitando sempre più in alto a sentire quasi il canto del diavolo, sopperire al dialogo con un singhiozzo strozzato, covando un sano desiderio di vendetta e torbida passione ogni volta che se ne presentasse l'occasione. Vieni nel mio mondo e prova a guardare con i miei occhi… la superficie è solo una sottile apparenza… comprendi chi io sia e oltrepassa questa barriera… potrebbe essere la (tua) fine ma non è mai stato dato un limite all'intraprendenza. Prometto di non provare ad avvelenarti con il piombo e nemmeno a darti ciò che la chienne vorrebbe ch'io ti dessi. Prova a stringermi la mano, prova e da lì vedremo.

L'amoure au variole… ah! C'est ma vie… on y va?

Elle… promise che il fuoco l'avrebbe tenuto a bada e che al bicchiere della staffa ed al manto bramante del grande salvatore avrebbe preferito utilizzare, in sequenza senziente, quelle parole tanto dimenticate e tanto desuete. Promise anche che la chienne si sarebbe dovuta arrangiare con le altre cavalle e che se solo avesse avanzato ulteriori pretese dalle sue gambe abusate, anche la chienne avrebbe fatto i conti con la (sua) grande distributrice, ad un'ora qualunque, sopra o sotto il portico, sopra o sotto il piano, fossero anche le sue gambe completamente aperte o completamente serrate, l'avrebbe rimessa a posto. Promise che non sarebbe più andata via da me… senza una meta, inseguendo i fantasmi del suo passato e il buio del futuro. Io le promisi che il tempo si sarebbe fermato in modo consono per tutto il presente che ci interessasse vedere, incuranti del passato e stracatacazzofottendocene altamente del futuro probabile e/o per questo approssimativamente imperfetto. Promisi che avrebbe avuto sempre un posto qui, dove il cuore si divide, dove il cuore si unisce, dove la posologia dei piani intermedi smette di contare perché c'è altro a cui pensare e soprattutto molto altro ancora da fare. Riconosco, Elle, che questo fosse un progetto altamente impegnativo e sin troppo poco definibile in termini di effettiva praticità. Era sicuramente un intricato dedalo di possibilità anche figurativamente ma dannazione… proprio adesso, al sorgere del sole, nulla ci avrebbe messo i bastoni tra le ruote o la merda nelle scarpe… nulla ci avrebbe impedito di provare…

E il tempo le venne in aiuto per una volta e le stagioni sembrarono ore e l'inverno smise di inveire sciogliendosi in una fresca alba… Elle… aprì gli occhi… l'aria era mite… la luce ancora timida filtrava dalle tende… il letto per una volta fresco ed accogliente… Elle inspirò lentamente, strinse la mia mano ma non disse nulla, continuò a stringermi la mano e si voltò a guardare il sole sempre più alto e caldo…
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Elle… Aveva abbandonato presto la culla che nemmeno gattonasse e non perché le avessero negato il latte per darlo alla figlia della massaia che di latte proprio non ne avesse. Aveva abbandonato la culla per non sentir sua madre, povera fattrice, cantarle la ninna del pomeriggio, poi quella della...
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24/11/2015 00:41:52
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Commenti

  1. Eleanor.Peacock 24 novembre 2015 ore 07:37
    " TOGO" cit da camera caffè.

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