Palla di Lardo XVII

29 ottobre 2013 ore 12:29 segnala
Ho pensato, devi stare a sentire, starmi a sentire… non so quanta parte del tuo cervello sia ancora senziente, non so quanto ancora io possa sopportarti, lo spazio è angusto e tu, lardoso, puzzi, hai un tanfo rancido che non ti/mi/ci abbandona, alla fine la tua opprimente mai mutevole opponente larghezza mi indispettisce, mi fa incazzare, sì dialogo, dialogo, intellego, sì, dialogo perché parlare è da essere civili ma che sei tu, civile... no, con te faccio fatica a dialogare, a comprendere e a limitarti, non riesco a tenerti a freno, capisci solo una cosa. Credo che oggi prenderai un sacco di botte lardoso. Avresti potuto dirglielo e hai taciuto, che sia questa una chiara e preponderante attitudine che ti discosta, ti distacca, ti lascia perso in disparte, perso nel buco, perso con la testa che gira e con la sgradevole sensazione che qualcosa voglia fisicamente da te uscire per vie non consone. Se tutto ciò che regola è apparenza allora non vi sono molte strade percorribili, le prime sono certamente per coloro che hanno eccellente presenza. Sono in pace con se stessi e con l’universo, gestiscono picchi e pozzi in modo lusinghiero, hanno un che di angelico senza per questo avere le ali. Sono coloro che accendono gli altri intorno a loro, non perché danno loro fuoco, lardoso idiota, accendono figurativamente il “buono” altrui.

Che scrivo a fare, siamo sempre addapedi, io esaurisco la mia vena e poi ti devo regolare. Certo, certissimo anzi… probabile che tu pensi in modi alternativi, alieni ad ogni compromesso, unicamente ed istrionicamente volubile negli intenti quanto prolisso nella materialità. È un fatto puramente fisico, il tuo cuore lavora il quadruplo di uno normale, questo vuol dire che dato un numero N di battiti ma pur sempre N battiti limitati, la tua pompa esaurirà suddetto numero N quattro volte più in fretta di un cristiano normale. Aspetta, pensaci, non è il caso di festeggiare un po’, ingurgitare un quantitativo adeguato di grassi animali, che dici… hai preparato il pappone… inizia ad ingozzarti che a farti digerire ci penso io. Lo sapevi, no, probabilmente non lo sai e allora ti ribadisco il concetto, sei fuori posto, non esiste, mettitelo bene tra le adipose pieghe, non esiste un posto nel quale tu possa trovarti a tuo agio, e se mai esistesse allora sarebbero gli altri ad essere a disagio e quindi, immenso adipe claudicante, devi regolarti e capire che qui o lì non c’è posto per te. Non esiste, non ci sarà mai, un luogo, un anfratto, un cazzo di pozzo per te. Credo che oggi piangerai un sacco lardoso.

Strade, viuzze e sentieri successivi sono per tutti i buoni, perché il buono che è anche in ognuno di noi può personificarsi all’improvviso e quindi per una legge di fottuta compensazione, un buono dovrà vedersela con mille cento mille cattivi. Spesso vince il buono e spesso vincono i cattivi, ma sai… trascendenze, equilibrio, libero arbitrio, domino, dominio, tutto è intellegibile e tutto è per questo alterabile. Il buono che sicuramente tu hai è nulla rispetto al torvo ed innato e mellifluo ribrezzo che avverto verso te stesso. Ma tu sei un lardoso, non hai “buono”, hai grasso e basta, grasso nel cervello, grasso nel cuore, grasso nel fegato, grasso nella mente, enormemente ed adiposamente flaccido. Cosa puoi fare… cosa puoi fare, come puoi fare, spostarti, è inutile… andare… e dove cazzo devi/puoi/dovresti andare. Sei incompatibile con il tessuto sociale, marcescente quanto vuoi ma sempre migliore di te. Credo che oggi desidererai non essere mai stato lardoso del cazzo. Dimmi pure, sto qua aspetto, ho tempo da buttare con te. Le strade immediatamente successive alle suddette illuminate, sono per coloro aventi presenza di apparente piacevolezza, non è importante che si sia, in effetti, più o meno piacevoli, l’impressione che se ne ricava è quella che abbaglia e vi sarà comunque tempo per pentirsene, eventualmente, dopo aver effettivamente saggiato l’inconsistente apparenza di cui sopra. Lo sai che, c’è sempre tempo per acquisire cognizione di pentimento e rimpianto. Girandole di intenti, luminosi e imponderabili avvertimenti di possibili alterazioni del continuum spazio-tempo, caleidoscopici riflessi di pura parvenza illuministica.

C’è sempre tempo e per questo si usa spesso la locuzione secondo la quale, la vita continui sino a che non continui più, ma questo già lo sai vero… è inutile che te lo dica, ma certo che non devo dirtelo… questa conversazione, queste parole, questa corrispondenza, tutto deve restare tra di noi, vedi qui… dove fa male, lo sappiamo io, te e qualcun altro, molti sono solo di passaggio, anzi… molti sfiorano questo cerchio e basta, molti lo evitano come la peste, altri se ne tengono, oserei dire brillantemente e saggiamente alla larga, molti altri ancora ignorano tutto questo, come se non bastasse, soprattutto ignorano TE, e io e te qui siamo, siamo qui, con scopi diversi. Rettifico, qui sei a sbattere. Posso conviverci, posso… lo devo fare… devo farlo, sto attento, molto attento, è una situazione sempre aperta, sempre foriera di cattivi auspici eppure, nonostante tutto, nonostante poco, faccio ciò che devo, non perché serva a me e men che meno agli altri ma tutto questo poco serve per ciò che non va bene da vedere, tutto ciò che non ho voglia di spiegare, tutto ciò che sollev(erebbe)a inutili quanto speciosi interrogativi ed accuse, preponderanti deduzioni altrui e correlate insinuazioni alle/delle quali non ho proprio animo e colon di pensare. Altre strade sono ancora percorribili da coloro che pur avendo una presenza scialba quindi, all’apparenza, del tutto insignificante, sono quei tipi del tipo UN TIPO, sopperiscono a ciò che non è gradevole almeno in apparenza con altre qualità. Usando il termine qualità utilizzo comunque l’accezione positiva, altrimenti scriverei di difetti e vizi. Scriverei di ciò che è sempre presente e bilancia, di ciò che non fa esistere, di ciò che strappa le fibre interne e lascia ulcerazioni roventi che impediscono persino di pensare. Tu, che hai per sopperire al lardo… altro lardo, non puoi essere nemmeno in questa categoria quindi arràsati. Molte delle strade rimanenti sono appannaggio di coloro che apparentemente non significano molto, non hanno particolari qualità e forse invece qualche difettuccio ma che in ogni caso infondono sicurezza.

Adesso, così a pensarci, non mi sovviene una tipologia migliore di questa ad occupare codesto posto nella scala dei suddetti viaggiatori ma al momento mi sembra quella comunque più accurata. L’ultima strada, ridotta per lo più ad un sentiero anonimo tra le altre evidentemente migliori e anelate, è mio malgrado da me percorsa. Sentiero un po’ incerto, pieno di pozzanghere, fango, merda e rifiuti. Allora lardoso siamo qua, seduti, no, tu seduto nell’angolo, lucido e madido di sudore anche se abbiamo 18 gradi Celsius e il vento scrive nuovi ordini di fogliame. Ti hanno pestato ancora vero, sei fortunato che non esista una stagione di caccia al lardoso altrimenti sarebbero grassi guai, le botte invece, quelle passano, il dolore passa, tutto passa, umiliazioni e ferite, inadeguate certezze, la vergogna passa anche quella, guardati lardoso, in fondo che hai da perdere… te lo dico io tra un poco. Ogni volta, quando finalmente il silenzio e il silenzio sono gli unici compagni di melenso, ecco che puoi finalmente lasciarti andare, resti sempre perso, sei perso quando pensi che non importi, sei perso quando muovi nella direzione sbagliata, quando lo spazio si riduce perché il lardo avanza e ti comprime e ti soffoca e ti abbatte come il sonno che ti fa annegare nella tua saliva e l’acido che scola e ustiona lungo l’esofago in continui e repentini schizzi e ti obbligano ancora, buttato lì, perso con la testa sul cesso perché se la giri ti vomiti addosso. Ogni volta che percepisci, avverti, senti, macini, congetturi.

Ogni volta che sei, ogni volta che fai, ogni volta, ogni singola volta che il tuo IO è, tu non sei brillante, tu non sei adeguato, tu non sei emancipato, tu non sei nemmeno vivo, tu soprattutto non sei un buono… e adesso, lardoso… alla fine, lardoso… vedi di toglierti dai coglioni.
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Ho pensato, devi stare a sentire, starmi a sentire… non so quanta parte del tuo cervello sia ancora senziente, non so quanto ancora io possa sopportarti, lo spazio è angusto e tu, lardoso, puzzi, hai un tanfo rancido che non ti/mi/ci abbandona, alla fine la tua opprimente mai mutevole opponente...
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29/10/2013 12:29:39
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Commenti

  1. MorganaMagoo 29 ottobre 2013 ore 13:54
    mi piacerebbe conoscerti :-)
  2. xxbrandonxx 29 ottobre 2013 ore 18:42
    Azzo, se meni, di brutto! 8-)
  3. xxbrandonxx 30 ottobre 2013 ore 12:20
    ma non è il lardoso, grasso che cola, a sbattersi, in realtà. 8-)
  4. delia.selly 05 novembre 2013 ore 16:15
    bel films

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