Pianissimo Intenso

18 marzo 2016 ore 00:08 segnala
Un lento giro di basso si intreccia su semplici armoniche di chitarra, semplici eppure sostenute, nella penombra dita sapienti pizzicano corde robuste, è solo un ritmo meno sostenuto del solito ma così potente ed ascolterei per ore, ascolterei questo fiume e da esso mi lascerei trasportare. Non ho da pensare, non ho da fare, non sono preoccupato eppure oggi sono stato bene e male, sono stato allegro e sono stato anche morto, ho sentito il freddo che ho dentro, sin nelle ossa prima che ciò che mi decidessi ad ascoltare con maggiore attenzione e quindi scrivere non si rivelasse così disarticolante, così congruamente effimero. A volte (ti) scrivo in modo che tu non te ne accorga, soprattutto in modo che nessuno se ne accorga e poi a pensarci bene adesso la finzione con te non funziona nemmeno perché forse non serve che tu lo faccia, al tuo posto lo saprei a priori e credo una volta tanto di non sbagliare. Oggi ho raccolto frammenti, schegge, piccoli grandi propositi… soprattutto sono stato seduto tutto il tempo a pensare e ripensare a cosa ti avrei scritto. Sembrava dannatamente facile sai… sembra dannatamente facile a volte e probabilmente per uno scrittore la naturalità che sgorghi in parole, che amplifichino, colpiscano, distruggano o semplicemente aiutino è ciò che ci si aspetterebbe. Io non sono uno scrittore ma scrivo e basta, scrivo di tutto quello che (mi) serve, scrivo perché a volte è l'unica cosa che pensi di essere in grado di fare e con questo e per questo vado avanti… dannatamente.

Oggi sono venuto a trovarti… tornavo dall'allegra fattoria, ci sto un po' a volte, non ti arrabbiare, non serve più, quel piccolo spazio che ritaglio mi sta bene, è un modo alternativo di elaborare ciò che mi manda oltre il piano, oltre la soglia che mi sono imposto di non varcare mai, oltre quell'equilibrio che pretendo a stento di mantenere, oggi con te non recito, oggi non ho lo spazio di arrogarmelo. Ho fatto i miei conti, ho lasciato il sospeso ad asciugare perché ce n'è sempre bisogno. So che mi faccia veder poco, ancor meno ti penso, meno ancora di (a) te scrivo. Ma oggi sono venuto a trovarti, quando tutto sembra senza alcun senso, quando mi fermo a guardare la luce sparire in una tromba delle scale... e lì seduto ho fumato come se non dovesse esservi più un domani… e decidere e restare ed andare e decidere ancora se da te venire, decidere se alzarmi e venire… decidermi se volerti vedere.

Afferri una sigaretta, una delle tante, la stropicci alla fine per allentare il tabacco, perché bruci liberamente mentre l'accendi e l'aroma si apra mentre l'aspiri… un gesto semplice che avrò visto farti fare un miliardo di volte un miliardo di volte e che ho ripetuto mentalmente un altro miliardo e che non ho mai fatto e ripetuto perché è solo tuo.

Se oggi sia uno di quei non giorni, un di quei giorni nei quali mi sento davvero a terra, e cazzo… oggi mi servirebbe proprio una (la tua) mano, una volta sola, una volta almeno, oggi l'accetterei volentieri per non sentirmi invisibile, per non dovermi sempre trovare a camminare sempre sul lato sbagliato della strada. Oggi sono venuto perché è dura, perché mi manchi, perché a volte queste parole, le (tue) mie parole sono tutto ciò che mi resta quando ti sto lontano, quando lascio andare tutto questo, tutto il mio rancore, tutta la mia frustrazione e questo senso di oppressione. Oggi ho ascoltato con molta attenzione, ascolto sempre con attenzione, non mi lascio distrarre ma in particolare oggi… è stato come ascoltare per la prima volta e la verità, piccola o grande che sia è che abbia rimandato per troppo tempo tutto questo. Oggi mi sentivo bene e male, bene e peggio, chiuso e triste, e poi ho capito… di essere solo un po' più scoperto del solito e a volte (mi) capita... di rado, molto di rado ma capita e abbasso la guardia quel tanto che basti al cuore di riempirmi di tristezza, di speranza, di tetra razionalità. Lo sai che a parlarti non ce la faccio, lo sai che tutto quello che abbia qui da esporti, come il mio sguardo, non appaia convincente ai tuoi occhi, tutto quello che (ti) dirò sarà un tentativo… solo un tentativo o solo me stesso, ci provo e ci penso.

Mi sono perso oggi, un passo dopo l'altro l'ho sentita crescere, impercettibilmente e poi era già troppo tardi, ero già in ritardo, ero da un'altra parte e allora mi son seduto per non cadere. Marzo è sempre sole acerbo, pioggia scrosciante, erba e piccole radici avide, è solo una promessa, una possibile promessa di ciò che potrebbe essere, qualcosa in divenire… era sole e basta, accecante, da mantenere alterato lo spettro percepibile anche distogliendone lo sguardo, ero io seduto oggi con il sole quasi a picco, a bruciare ossigeno e polmoni, a lasciare le stelle, quelle dannate, quelle visibili, quelle appena percettibili se ci si faccia solo un po' più di attenzione... spente, perché stanno bene dove stanno senza alcun bisogno di accenderne di altre, non più, non di più, non ancora, non ancora e per un bel pezzo credo ancora… ed un pensiero, uno solo è arrivato.

Se il viaggio è quello che serve, se il tempo è ciò che di più inconcludente si abbia per ingannare l'estro della coordinazione, l'approccio è diverso, come il tempo, il (mio) tempo e il trapassato. Sai una cosa? Ho sempre dimenticato di dire semplicemente solo grazie, grazie per il viaggio che è stato come è stato, il viaggio dei viaggi da un posto brutto verso un posto diverso. Oggi sto come sto. Attraverso i corridoi, leggo i numeri sulle porte, salgo e scendo lungo rampe di scale che non sembrano affatto nuove, so che la strada sia giusta eppure ci sono così tante direzioni, così tante indicazioni, così tante possibilità ed allora mi affaccio e mi aggrappo alla finestra alla fine di questo ballatoio scuro. Voglio solo respirare, solo schiarirmi un po' le idee e aspettare che il cuore smetta di pulsare, perché fa troppo male, oggi fa davvero male. Avrei potuto fare di più… certo che domande… avrei potuto fare un sacco di cose e da qui invece osservo il mondo con(tro) il quale ho sempre più (di) un passo diverso, forse (non) è il resto a rallentare, viaggio avanti, arresto, viaggio, pretesto, mordo il freno e lo sguardo arriva lontano, oltre la grande tartaruga oltre le mie paure, oltre alle ceneri sparse, oltre a quello che non è dato di comprendere per ora … solo per ora.

Ho solo una piccola esitazione, ascolto la tv accesa da fuori, ancora non riesco ad ascoltarti non ancora, ho solo una piccola esitazione, lascio la mano aperta sulla porta, vorrei aprire, vorrei entrare, tu non lo sai ma io sono proprio qui dietro, sono qui solo perché oggi mi è indispensabile, mi è necessario. Sono un grande egoista e c'hai ragione, sono quello che si deve essere, farei ciò che m'appartiene ma in fondo si finisce col fare sempre quello che si debba fare e non ciò che si potrebbe. Intenzioni, ciò che dovrebbe essere destinato ad essere, ciò che lo potrebbe essere, ciò che era, quello che non sarà mai, tutto questo e niente di meno, tutto e niente sono io e sono qui. Ti ascolto da qui, la mano è sulla porta e diamine, basterebbe spingere, accettarne il cigolio, entrare, varcare la soglia, entrare e per una volta stare con te senza tempo, senza pretese, senza il tempo che conviene, senza per questo allontanarsi invano, senza perdere le proprie fragilità e i propri colpi di mano. Se ne avessi avuto il fegato avrei fatto di più, molto di più… non serve che tu lo dica, lo so benissimo e per questo mi sento uno straccio, per questo e per altro.

E fermarmi non avrebbe senso se un senso abbia muoversi, guardo indietro mai, guardo perché è una cosa che a volte si possa fare, che a volte ci deve stare, che a volte mi fa rivoltare il senno, scivolando su ghiaccio talmente sottile da sembrare già umido come l'acqua che sotto cova, come la forza che contraria ti avvinghia e non ti lascia più. È solo nella mia testa... questa sera per tornare a casa ho impiegato il doppio del tempo, ho contato ogni passo, ho contato ogni pensiero, ogni pietra, ogni filo d'erba, ogni sensazione... volatile certo. Giustamente… (lei) ha detto bene… il pensiero è inconsistente, ma la mente lo rende solido come il marmo, la mente fa ciò che gli permettiamo di fare. E (le) parole sono (sempre, solo, invero) parole, ordinate a volte come righe su di un campo immutabile, come un monolite lanciato oltre il tempo e lo spazio, diretto verso l'origine stessa dell'entropia ed a volte sono sparpagliate come i sentimenti che più ci facciano vivere e che ci dilaniano allo stesso tempo, come cocci, come fronde, come il vento irresistibile, come io mi sento.

Sai… non potevo averne idea, non a quel tempo, nessuno avrebbe potuto perché il tempo si decodifica con l'esperienza, il suo scorrere, il suo ispessimento e ciò che traspare sembra essere inconsistente durante il presente, addirittura impalpabile durante il futuro, assumiamo, ci arroghiamo (il) un senso imperfetto, un sussurro appena percettibile ed è tutto lì invece. Il tempo è la prova dell'esistenza ma non lo si comprende che poi… e per un attimo, solo per un attimo lo vorresti gridare, ho capito! Ho capito! E grido al niente perché è già troppo tardi… perché quanto più disperatamente voglia afferrare l'ultimo lembo di un'immagine che via via sbiadisca ineluttabilmente, quanto più provi a stendere la mano, quanto più cerchi a rivedere il tempo che non è, la pioggia che non mi salvi, le ultime scintille di un fuoco acceso troppo tardi, non c'è più nulla da fare. E poi il buio che è solo un modo di distogliere lo sguardo mentre il tempo spinge il resto intorno ad accelerare e siamo d'improvviso lontani, separati da niente, e con ancora tempo siamo così distanti che anni e decadi sembrano sempre lo stesso niente e dannatamente me ne rendo conto e questo mi dilania. Sono qui per dirti che anche se non ti sia sembrato, anche se non te lo abbia dato a vedere, a pensare, avresti sempre potuto contare su di me, sempre… sempre…

E sono qui adesso… solo per te, solo per me, e di cose da dirti ne avrei una moltitudine, ne avrei per un'intera vita, ne avrei e ne ho e… ne avrò sempre.

Non mi sento affatto meglio dopo avertelo detto, dopo averlo scritto, dopo averlo letto solo una volta perché è il mio tempo di stare e provare, fare… provare a fare… non mi sono mai fermato, sono caduto un paio di volte, alcune volte peggio di altre, questo tu lo sai già... e se volessi rispondermi adesso… saprei già il tono ed avvertirei il timbro, ti ascolterei con attenzione, più di quanta non potrei mai averne, se solo tu volessi rispondermi, oggi sono qui, non so se il viaggio sia stata una buona idea ma adesso siamo come stiamo, farei cambio del mio tempo con il tuo, te lo darei tutto e non vorrei che in nessun modo tu avessi a ricordartene, il tempo, il mio tempo e le mie parole, quello che sento e anche quello che non riesco ad ogni modo a trasmetterti… e sono…

Sto seduto e sto chino perché il sole brucia ed abbaglia ma non è questo il vero motivo, la tristezza non accenna ad andare e mi sento intrappolato così all'aria aperta, così esposto perché riaprendo gli occhi dopo un attimo di intensa luce vedrò solo le mie mani vuote e mentre ritardo il più possibile tutto questo…C'è solo il tempo…. riparte e come il resto, come il resto di questo giorno che non durerà ancora molto ed allora sono di nuovo in piedi ed attraverso l'erba e salgo per le scale e lei mi chiede se stia bene, ed io... certo perché è l'unica cosa da fare, l'unico modo di comportarsi, stare bene perché c'è bisogno di esserlo per te e per gli altri o almeno sembrare di esserlo… l'unica cosa da fare… l'unica cosa da fare… è ricordarti… a presto.
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Un lento giro di basso si intreccia su semplici armoniche di chitarra, semplici eppure sostenute, nella penombra dita sapienti pizzicano corde robuste, è solo un ritmo meno sostenuto del solito ma così potente ed ascolterei per ore, ascolterei questo fiume e da esso mi lascerei trasportare. Non ho...
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18/03/2016 00:08:54
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Commenti

  1. MorganaMagoo 20 marzo 2016 ore 21:01
    scrivi sempre così bene. e poi stai male. :cuore
  2. crenabog 21 marzo 2016 ore 10:21
    potente e drammatico come di consueto. immagino che con Huysmans ve la sareste spassata. ti ho scritto da me ora mi butto a letto che sto a fa' dodici ore a notte davanti a un baracchino per strada. sto come un hamburger scotto. abbracci.
  3. AllegroRagazzo.Morto 30 marzo 2016 ore 14:58
    @MorganaMagoo
    Ciao, meglio scrivere che fare altro... molto meglio scrivere.
  4. Eleanor.Peacock 01 aprile 2016 ore 09:14
    Maledetto pirla dacci un taglio.......
  5. larissa.1180 26 aprile 2016 ore 08:55
    di cose da dirti ne avrei e ne avrò sempre....
  6. AllegroRagazzo.Morto 08 giugno 2016 ore 22:42
    @Eleanor.Peacock

    attenzine alle parole... sono già abbastanza taglienti ma ci si muove sempre su di un filo e per quanto sia esso flebile, dondola dondoola, dondola la donnola...

    Quanto ho scritto qui era privo di edulcorazioni, non avrei dovuto scrivere in cotal guisa, ma sto guardando e mi sto guardando con occhi diversi, qualunque cosa questo significhi.
  7. Lessien 15 luglio 2016 ore 01:07
    namaste
  8. e.ljsabeth 13 ottobre 2016 ore 14:38
    :cuore :cuore

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