Plutonium Love (it’sn’t just Atomic Power) I

08 settembre 2017 ore 17:53 segnala
The world is fallin’ apart, for all (I) she’d care, it could come to dust even now… I (She) just like my world (to be) dark and humid and pouring dust and desperation (while) on (Her) my solitude standing I (She) can feel all my (Her) drainin’ and all my (her) dreadful behavior. Standing in front of a mirror, couldn’t see much more other than (my) her even darker profile, trembling hands on the border of a sink, wide eyes and a strange smirk on (my) those lips like a nasty way to think suddenly outta (my) her brain. Could (I) go back in time through that mirror? Watch and watch until (my) your shape easily fades away and (I) you fall through darkness reminding, recalling all things done and all words gone and better intentions and burnt days and broken heart shaped uncanny things, waiting the next excellent show-entry that is (MY) your life. Wetness on those cheeks, water maybe, salty could it be… how silly can it be? A flow through foundation, all over the skin, blowin’ off all’s down. Then drops falls down, splashin’ on the border of the sink, makin’it a stain, drops fall like rain, all seems so due, drops fall down facin’ mirror’s face, getting’ complaints, getting’ angry, getting’ nothin’ but blue. Fingers slide through the tiled border, over the stained porcelain, feel smoothness and cold, it’s like warm in the deep icy and cold open slot once (I) you called heart. Could it get worse? Of course my dear, it’s all downhill from now on, feel the freezing of nothingness inside that bathroom, hear the outside drippin’, watchin’ eyes into the eyes of a spent fadin’ soul. Tremors through the arms, like waves blastin’ into the wirsts, a shackin’ subtle fight through the hands bringin’ a mumbling of fingers. She’s steady no more, she’s achin’,she’s cryin’ her soul out, tryin’ to cast her open wound away from her. But world stays dark and solitude gets angry, hungry for pain, hungry to complain, hungry for fire.

Stai ancora bruciando quelle paglie infette (sì hai proprio ragione) come se non dovesse esistere un domani (è probabilmente vero) credi di poter interrompere e concentrarti su di me oppure sarà un altro incontro formale... non vi è (peggiore) maggiore utilità di ascoltare un commento che in modo del tutto volutamente lapalissiano (specioso) descriva l’azione in corso di svolgimento diretta conseguenza di un pensiero nato male e finito peggio. Inizia a piovere e diversamente non poteva andare, ci sono elementi e dettagli che non si possono ignorare, confesso mi ci sia voluto un po’ più del necessario ma sai una cosa brutta? In queste settimane non sono al mio solito livello, devo preoccuparmi di tante e tante e tante altre cose oltre al solito e per codesto motivo mi sono lasciato andare più del solito, ho bisogno che mi rimetta in strada e non significa necessariamente che ciò evolva in bene ma urgo un paio di quelle sezioni di cilindro oggettivamente colorate e piccole contenute a loro volta da quel cilindro arancione un po’ più grande, è proprio lì… vicino alle tazze da caffè sporche, in mezzo alle briciole, a strane ombre viscide addensatesi sotto al tavolo, nella linea d’ombra che separa il piano dalle scale. Scuserai il soqquadro ma la mia Femmina (ad ore) è via, non si preoccupa più (da un po’ di tempo) di avvisami relativamente alle proprie (ineluttabilmente sconce) abitudini di servizio e quindi mi ritrovo così all’improvviso (come il subitaneo incendio di Chicago) in un becero monolocale intasato e lurido, sin troppo piccolo anche solo per potervi adeguatamente respirare.

Stormin’morning it’s all I get,
felt asleep but got to wake,
this isn’t just the heat of fire,
toss my smoke while gettin’higher.
You better get off out my flashin’flamer,
got a message from the Above,
that’s just something you can’t hide,
it’s just a glimpse and then I’m dooooooooone
feel on my... Plutonium love.
Feel on my... Fell on my… Plutonium looooooooove!!!

Maceramaceramacera, marciscimarciscimarcisci, sei venuta a (tagliarmi) darmi una mano... affermativo. Eri già qui, sei sempre qui perché non mi hai chiamato? Sarei potuta entrare da sola… affermativo, sarei potuta entrare da sola? Interrogativo. Sei venuta qui per darmi una mano? Interrogativo. Una strana idea… prende possesso del mio cervello, una strana ma protundente, acuminata idea conquista lo staio libero di neuroni salvifici alla base del mio impianto corticale. Si accovacciò su quel dannato tappeto del cazzo, era una pellaccia di mucca a chiazze bianche e nere, un po' vistoso considerando il livello medio del (mio) basso arredamento presente, incrociò le gambe in modo geometricamente e fisiologicamente impossibile e dopo essersi portata il basso in grembo ne iniziò l’accordatura. Non ho ancora montato la batteria se tu vi volessi alludere ad ogni modo, non l’ho toccata, sta ancora in mansarda, ferma, smantellata pur non avendo un mantello del cazzo da eliminare, solo a pensarci l’inerzia mi assale, inerzia inversa, mi costringe a pensarla da lontano, da un piano all’altro verticalmente elucubrando, mentre accumula polvere e le meccaniche inacidiscono, e le pelli sintetiche si opacizzano e gli ottoni sbiadiscono e i tarli mangiano le bacchette, devo andare via di qui, devi andartene... Apprezzando l'obliquo (LEI) divelse questa sua linearità così apparente e così il tempo passato le insegnò il suo tempo a venire codificandolo da effimero presente cronico in futuro instabilmente suadente… era solo un pizzico di tempo, un pizzico bruciato ad ogni corda di basso, un indice curioso ma deciso, ora un medio, quindi pollice medio, pollice medio, pollice pollice indice, dum, dam, du-dum, du-dum, du-du-dam… tempo bruciato al ritmo del suo sentire, al ritmo che solo lei sapesse esprimere, leggere invisibilmente accordandosi ad ogni armonia… devi andartene non ho tempo e non ho la minima intenzione di portarla giù ancora, forse devo iniziare a prendere in considerazione l’idea di non sedermici più e suonarla.

Broke my ribs all’s shattered bones,
sold the brain now I’m so close.
Gettin’closer feel the pace,
war is coming subtle race,
here I am you’ll get the tower,
box it up asap you can,
tell the master here I come,
need those nails to set it done,
It’sn’t just Atomic Power.
It’sn’t just Atomic Power.
It’sn’t just Atomic Poooooooower!!!

Alla fonda, dispera e il fraintendimento, spigoli accettati, gingilli ardenti in sabbie viscide di una lenta sogghignante risacca. Per molti versi la ricerca è una tenera meretrice avida di denaro e di lusinghe, perdutamente avvinghiata al proprio principio, completamente fuorviante oltre ogni più credibile e ragionevole dubbio. Era solo un’altra fine quotidiana, ore spellate dal sole, bruciate dalla salsedine, increspate come le onde testarde sugli scogli, sconvolte come i tranci di alghe arsi sulla sabbia bruna a macerare in un olezzo di mortificazione. Era una piccola subdola meta quel posto nel quale costantemente mi ritrovassi, nel quale semplicemente mi richiudessi in attesa. Da quei tavoli il rumore della risacca scemava in un tintinnio sordo di bicchieri e di argute intenzioni, a terra le cicche colme di speranze strafatte... era forse il momento di parlare ma il silenzio tenne banco sino all'arrivo della nuova marea... silenzio e bevvi mentre, indicandomi la strada, già ogni altro pensiero si chetasse per sempre. Liquido dolore facile da assimilare, facile da accettare, scompenso inibitore, povero ed incapace ristoratore, deleterio persistente veleno bruciante sin nel profondo. Le feci cenno e versò ancora senza ritegno, ed io bevvi e bevvi ancora. Non tardò ad indicarmi quale fosse la peggiore delle destinazioni, niente che non si potesse recuperare con del metallo e dell’opaco baratto, nulla che non fosse già racimolabile, che non fosse irrimediabilmente sprecato. Inutile come il tempo impiegato inseguendo ragione e tatto, procrastinando una corsa disperata, evitando labili luci e parole ignoranti. Era il vizio di lasciare il senno, pagato a moneta sonante, quella mercificazione che è sufficiente a tenerti sveglio.

Which way? Up way, down way, last way, bargain way, fool's way, loon's way, all'n'nothin'way, lungs way, bursting way, fading way, control way, nail way, snail way, cosmic way, painless way, spleen way, careless way, FAR Away, shameless way, naked way, FINNERTY’s way, gone way, liver way, stronger way, CHUD’s way, useless way, war way, squish’n’squash way, MILKY way, wasting way, aching way, be gone way, slip’n’slap way, NO way, time-warp way, guts way, selfish way, razor way, cancer way, exit way, one way, THE way, locker's way, dirty way, CINGO’s way, ever-lasting way, electric way, GINGER’s way, desperation way, my way, motherfuckin’way, HER way, sub-way, rail-way, torn way, U-turn way, bloody way, à la place du coeur way... so, tell me, which is the way?

E ancora una volta affondava... senza remore, acredine e disperazione erano sue fedeli compagne... un altro bicchiere fissando dal cassero, un altro pensiero affilato, un altro giorno da bruciare e un viaggio inutile come l'arsura... nutrendo quella sensazione striata, ogni tessuto ormai segnato... vela inutile, contorni frastagliati persi in riflessi arroventati... ancora e ancora e ancora... germinando ne insidiò il sapere, scampoli cromaticamente avulsi, terminazioni stimolanti un congruo eccesso di batteri Gram positivi era, adesso, solo una banale questione di tempo e di disperazione... ma era tuttavia indubbio che la sua patologica cronicità risultasse da sempre fonte di conflitto, pur operando su frequenze diverse, restando ineluttabilmente derivante, ogni lotta e conquista di tessuto persisteva, persa in vortici particellari pur distorta a livello nucleare restava crescente contro ogni vitale speranza. Certamente, lo sai che vada pazzo per il dialogo, fritto, in umido, gonfiato ad arte, subdolo, ammiccante, fuorviante, destrutturalmente iconico, eccola allora la via pronta, sensibile al tatto, effettua una leggera pressione ed avvertirai un laconico pulsare, è il segnale per poter operare ancor più in profondità senza badar troppo ai danni collaterali. Ogni pezzo è di per sé un danno collaterale, un elemento indice di disastroso operare, una chiara e limpida prova male odorante di quanto sia fragile e sottile quell’equilibrio che ci si illude di portare avanti che ci si illude di poter mantenere.

So… long time no see pal, long time no see… what happened? Hell happened… what took you so long? See… walkin’ through ruins and searchin’ the right way to do it could take (indeed) some time, I didn’t want to buy any but anyway it took me some time nonetheless. I’m still grinding my lungs, bad cough, well no blood yet if this is what concerns you but, my spine, still hurts just coughing, something somewhere went terribly wrong, I’m sure. See the yellow, that’s proof I got pus inside my failin' slot, the open wound, the void of nothingness, the awkward state, the biggest empty, the darkest place, the livin' hell... smells doesn’t it? Proof I (still) got pus in my (DEAF) heart.

Innegabilmente quel singulto di coscienza, permeandola, risultava (ora) stridente ed avulso, era come una spina profondamente ancorata, era un velo inibente, fuorviante, un'inutile quanto ostinata remora assetata... scalza rientrava dopo un’altra lunga nottata di ferro e di armonie, percussivamente le (sue) nocche si agitavano su di un piano, sul piano, sulla parete, il ritmo, ancora questo inibitore ossessivo, questa pallida ed effimera certezza si scioglieva nel buio. Quali fossero le tracce del suo cammino non sarebbe stato un metodo molto efficiente ma era lì… innegabilmente, era lì a ragion veduta, era sempre lì in attesa ora sorda ora gracchiante, graffiante come una distorsione inaspettata con il ponte piegato dalle corde meretrici che spesso e volentieri tradiscono la più inesperta aderenza tattile divincolandosi via come serpi nervose ed assetate, sbriciolandosi come stuprate dal tempo, tediose come quella nota sospesa che si pensi stia per cedere il passo al resto ma che, ostinatamente, si mantenga e il suo persistere pare già una danza infetta dalla quale della quale non è cosa facile liberarsi.

My, my, my… so fallen is the last comic attempt, the truth is the biggest lie you could even think about.

Fece anche accenno al fatto che le strade al momento percorribili fossero invero diverse e per quanto potesse concepire il fatto di restare, ipso facto, comunque dispersi, una flebile possibilità era comunque da contemplarsi prima che ogni altro principio (attivo e non) provvedesse a smarrirmi... era una faccenda alquanto delicata, poteva esserlo o diventarlo, non che l’avessi mai sottovalutato (semmai a sottovalutare si resta sempre in difetto alla lunga) ma in fondo non puoi fare una cazzo di frittata senza rompere almeno un uovo. Stava già scivolando nell’oscurità dell’anticamera, silenziosamente e lentamente, stava perdendosi già senza rendersene conto mentre il silenzio ispessendosi sublimava inversamente allo stato solido. Quale allora potesse essere la giusta dinamica nella quale immischiarsi, l’ingranaggio senza un dentino, quello che lo fa saltare di quando in quando, quello nel quale ci si può anche allargare perché c’è tolleranza seppur di un dentino. Dovresti darmi maggior credito quando vieni a trovarmi, quando ti apro una porta o la finestra o quell’astratto cromatico abborrito che è diventato il mio lato più obliquo.

Ma il nostro essere è il nostro interagire, il nostro sottile velo di apparenza, fuorviante o meno, per gli altri o noi stessi, pur essendo di natura permeabile a volte agisce da filtro, lascia andare solo dei frammenti, a volte valanghe intere, altre solo segnali tanto opposti quanto efficaci… see, that’s the practical joke… You see… Plutonium Love it’s not just atomic power.
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The world is fallin’ apart, for all (I) she’d care, it could come to dust even now… I (She) just like my world (to be) dark and humid and pouring dust and desperation (while) on (Her) my solitude standing I (She) can feel all my (Her) drainin’ and all my (her) dreadful behavior. Standing in front...
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08/09/2017 17:53:12
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