Pseudòmenos I

13 aprile 2017 ore 17:56 segnala
Sento, (risuona) fermo, intenso (rimbomba), raffermo, bagnata (dai vermi) la pioggia (gronda), la ascolto… un chiacchiericcio (tormento)… sembra una cicala invernale (un lamento) che canta e più canta e più il tempo deve andare a (stento) male, sento, bagnato, raffermo, putrido il tempo canta anche lui la sua nenia (tormento), canta e canta e canta (lamento) e il canto cresce come una pianta che marcia sprofonda nell’infido e ammorba fronda dopo fronda, persistendo indefinitamente al silenzio. Cosa vorrei?

Da ragazzo… no macché… avevo tre anni… ho iniziato a leggere davvero presto e di conseguenza a scrivere e, non avevo ancora idea di come le parole si potessero usare, in che modo e cosa con esse dire e fare, nonostante questo già spesso mi chiedevo cosa provassero coloro che scrivendo, riuscissero a trasmettere i propri pensieri. Con il tempo questa domanda si ripeteva ossessivamente sino a che la risposta è arrivata; solo facendo la stessa cosa puoi comprenderlo ma con una differenza di fondo… non importa la destinazione dei tuoi pensieri, non importa nemmeno che qualcuno stia lì a leggerli o come tu li metta su carta fissandoli, scrivendoli di tuo pugno o affidandoli a qualunque altra protesi. Per una decina di anni usai una Olivetti Lettera 22, la usava (era di) mio nonno quando scriveva le bozze degli articoli per il giornale. Mi ricordo che nel suo studio aveva un piano sottile in legno ma abbastanza resistente che estraeva dalla scrivania e su questo poggiava la sua macchina Olivetti Lettera 22, color verde militare, io la chiamavo “la macina”, perché scriveva molto velocemente.

Don’t you think we should talk at this point? I mean it’s not like we are perfect strangers, we know each other better, I think… somehow… we managed to know each other in some kind of way and it’s only natural we talk at some point. And what would you really talk about? Hmm…. You should know, I think you know what I want to talk about. Oh, you mean these… all these… Yes I mean those. Believe me or not I don’t know how to explain these to you ‘cos sometimes I can’t truly explain them to myself but it’s part of me and I know… I should have talk to you about earlier but… you made me think to so many good different things since I met you, I really forgot. Did you really forget to explain those to me because of me? Yes. Not. I mean, you are what focuses myself and if I ever had the real intention to talk about these to you, it slipped off my mind with no real intention, it just happened. Did you prepare these kind of answers anytime some girl you fuck ask about those? Nope. You’re not the girl I just fuck. How so? Well, technically we fuck but you’re not the girl I stay with only to fuck. Continue. Fact is, and try not to take my words literally, you made me focus on us and not me, so what’s bad in me on me went down the drain in the exact moment you made this possible. I do believe part of your story. That’s not a fucking story… it’s the way things are. Allright now… assuming this, now you’re focused, so now, you can tell me about those since we got time to kill and since you stay with me not just to fuck.

Quando avvertivo quel rumore, non importava dove mi trovassi, in un’altra stanza, anche in strada sotto casa rientravo e, senza far troppo rumore, sgattaiolavo nel suo studio nascondendomi sotto la scrivania ed ascoltavo le sue dita sui tasti ed i martelletti battere lettere dal nastro inchiostrato bicolore sulla carta, lo squillo del carrello ogni volta che le colonne si esaurissero ed il rumore della ricarica per iniziare un altro rigo. A volte trascorrevo delle ore ascoltando quel rumore o meglio era come perdere il senso del tempo. Finita la bozza, riordinava i fogli, erano sottili quasi trasparenti tanto che l’inchiostro sembrava potesse trapassarli da parte a parte, ridava una lettura veloce ma attenta e nel caso apportava qualche correzione e poi, la cosa che davvero mi affascinava era la dettatura dell’articolo appena scritto. Chiamava il giornale, si presentava e poi chiedeva “cronaca” oppure “nera” oppure “sport” e dall’altra parte dirigevano la chiamata allo stenografo e lui iniziava a leggere con una cadenza regolare e costante indicando ogni tipo di punteggiatura e così dettava l’articolo. Terminata questa fase si accertava che lo stenografo avesse trascritto tutto e quindi in quel momento per me la magia terminava. Non avevo ben chiaro il significato del termine “nera” e non sapevo cosa fosse uno stenografo, immaginavo che nera fosse qualcosa che avesse a che fare con il buio, magari per un giornale che uscisse solo di notte e che lo stenografo fosse un grande macchinario sferragliante che ricevendo la dettatura poi trascrivesse direttamente l’articolo incolonnato pronto per essere appiccicato sul giornale. Erano molte le cose che non riuscivo a capire ma forse proprio per questo tutto ciò mi affascinava.

Do you really want to talk about these? Yes I want and I need to talk ‘bout those, don’t you feel the same way? If you want to talk about we’ll talk… what do you want to know? What? I said… I know what you just said, I’m not stupid… I want to know why… and when and where and… just tell me will you? My fault sorry, of course you wonna know… You’re still not answerin’ me. I need some time to answer, as you see I’m not prepared with written answers. I’m still waiiiiiiiting. Right. It started ten not yes ten year ago, sitting on a bench, listenin’ to somebody’s crying. I’m not able to cry, not in the way you may figure it out. Everything… most of’em I keep inside, I show normally 1% outside about how I feel and the 99% I hide it’s the real me. So I fake my state, my so called emotions outside, I fake everything, I look happy or just right for the right occasion but it’s just a mask, a way to be and make others believe exactly you are the way you seem to be. Do you fake with me? Nope… never? Nope… listen the more I try to explain the more you’ll start and see me differently. I don’t care go on…. Fine. It was at my dad’s passing. I was just sitting there and it was that same evening, I heard lots of people, talking, comforting me… well they tried… so many… so many times and I was just as usual, truly calm but unable to understand that emotionality. I couldn’t be that way, I’m still not that way.

Ho tenuto l’Olivetti Lettera 22 con me e l’ho usata sino a consumarla, adesso che è un blocco rigido con nessuna parte movibile la osservo, il verde militare è un po’ sbiadito e se la annuso avverto ancora il sedimento dell’inchiostro ormai misto a polvere che con il tempo ha contribuito a immobilizzarla. Il ferro è sempre lucido, freddo al tatto ma sviluppa ricordi caldi che in un attimo mi riportano sotto quella scrivania ad ascoltare la dettatura degli articoli, ad immaginare lo stenografo meccanico, ad ascoltare quelle parole senza davvero comprenderne il senso e pensare al giornale che esce solo di notte perché gli articoli in esso contenuti sono solo di “nera”. Dunque è scrivere e ciò che ricavo da questo, tutto questo è una via di fuga, a volte piccola invero, sin troppo piccola per essere notata ed altre volte davvero ampia e bastevole. Ci sono momenti quindi, nei quali l’azione è sufficiente anche a scaricarmi i mattoni, anche a farmi restare consapevolmente avulso ma in qualche modo compatibile con tutto il resto. Questa forma di compatibilità è ormai talmente efficace da non aver alcun problema all’apparenza, in apparenza, perché il massimo del coinvolgimento che mi permetto è appunto apparente, superficiale, sufficiente al resto, inevitabilmente sufficiente al resto ma inutile per me. Altri momenti invece scrivere non serve assolutamente a nulla, il solo flusso dei pensieri è sufficiente a corrompermi a farmi perseverare in un circolo vizioso, non serve affatto a rendermi libero ma mi inchioda e mi trattiene e quando accade io devo trovare altre via di fuga e spesso ciò che accade è che io contragga questa sorta di infezione, in fondo anche scrivere lo è, e però sviluppo una dipendenza parallela alla quale è davvero difficile resistere. Un tempo pensavo fosse solo questione di volontà e forse è anche questione di volontà ma adesso capisco che la volontà è solo una parola. E mai come adesso non significa assolutamente un cazzo. Perché ogni cosa accade indipendentemente dalla scelta che tu possa credere di effettuare, ogni cosa, e sì… tu fai una scelta e sei convinto ma in fondo la scelta non esiste perché non è mai stata disponibile.

So what happened then? Two days after I buried my dad. I didn’t immediately understand but my life stopped that day, suddenly, well after a couple of days after she heard, a great friend of mine, a girl, a woman I truly don’t deserve to have as friend, called me to bring me away from there, yes I leaved for a while, it didn’t mean to go away but I did. That didn’t make me heal nor I stood worst, I was just numb… deaf at heart in a way and during that period I saw other places very far from my usually home, my mind started to ramble in a different way and this is the one thing I truly brought back. Thinking to inevitable things don’t make you inevitability-proof, it’s just a way to stay here, and I mean here present facing you telling you what you want to know. It’s my way to stay here present and not being nothing. It’s a way to go on to feel and keep on going. I can’t assure you I will not fail you again but I’m doing right, now. I see. What are you thinking? I think… weeeeeee should… we should… What? We should what? I think, we need to fuck…

“Vieni a giocare con noi? Vieni a giocare con noi? Per sempre? Per sempre… e sempre … e sempre.. e sempre… e sempre…”

Le ho portato un piccolo pensiero… oggi che il tempo sia quello delle persone normali e non quello al rovescio che io ammiro riverso e riflesso in fondo ad ogni specchio. Sono qui per dirle che oggi sia la mia ultima volta qui… non è colpa sua, ma se deve ricercare una qualsivoglia colpa, posso accollarmela senza problemi. Direi che sia colpa mia e lei aveva ragione o meglio è nel giusto, se qui l'autorità costituita non bada a spese, la filodiffusione spara a tutto fragore, ogni ora della notte ricorda e scandisce il tempo che ci/si avvinghia come un crotalo di fango, scandisce come un pendolo, lampi di lucida incoerenza alterati a momenti di puro limbo. Restare nell'angolo non sembrava una idea così terribile, la pioggia restava fuori, la vena si apriva in modo sempre più convincente e il mio equilibrio elettrolitico (che lasciava e lascia molto a desiderare) si ambientava. Lei era nel giusto. Ma risuona già… e sta per arrivare un gran bel temporale. L’agglomerato chimico non è un mezzo, il composto toroidale è solo il tramite, il fermentato non è il mezzo, la sbobba è una chiave. È vero, a volte la possibilità di modificare la propria rotta è tanto inaspettata quanto sfuggente e regolarsi in tempo dipende soprattutto da una sensazione e mai da un’idea, e più essa risulta convincente più essa abbaglia e trascina non è vero? Ma con non senza rammarico devo dirle anche che in queste settimane però… la volontà è il mio pensiero: ustioni 32 volontà zero.
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Sento, (risuona) fermo, intenso (rimbomba), raffermo, bagnata (dai vermi) la pioggia (gronda), la ascolto… un chiacchiericcio (tormento)… sembra una cicala invernale (un lamento) che canta e più canta e più il tempo deve andare a (stento) male, sento, bagnato, raffermo, putrido il tempo canta anche...
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13/04/2017 17:56:27
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Commenti

  1. Eleanor.Peacock 16 aprile 2017 ore 16:51
    Inizia per c e finisce per o. Non è ortodosso.
  2. AllegroRagazzo.Morto 17 aprile 2017 ore 23:40
    completo...
  3. Eleanor.Peacock 18 aprile 2017 ore 13:26
    nemmeno complesso....
  4. AllegroRagazzo.Morto 18 aprile 2017 ore 14:11
    controverso...
  5. Eleanor.Peacock 18 aprile 2017 ore 14:11
    contorto
  6. AllegroRagazzo.Morto 18 aprile 2017 ore 14:12
    controbilanciato...
  7. Eleanor.Peacock 18 aprile 2017 ore 14:18
    comunista
  8. AllegroRagazzo.Morto 18 aprile 2017 ore 14:26
    constato...
  9. VirPaucisVerbo 20 aprile 2017 ore 11:54
    Criptico
    Ma splendido nelle sue circonvoluzioni.
    Grazie!
  10. AllegroRagazzo.Morto 20 aprile 2017 ore 12:37
    @ VirPaucisVerbo

    Grazie a te!

    I ricordi costruiscono una strada, e la strada è apparentemenete senza una fine... osservando la strada dall'alto essa appare piatta ma se la potessimo invece osservare longitudinalmente, questa in particolare, risulterebbe stratificata e questo perché i ricordi sono ancore nel/del tempo. Ogni strato un'ancora con gli inevitabili recessi e le inevitabili aderenze.

    Sino a che non ci si fa un giro non ci se ne accorge ma come spesso (mi) accade non riuscendo a focalizzare la mia attenzione su un solo ricordo finisco col riportarne diversi in un modo che non saprei se definire più o meno lineare.

    Percorerere indiscriminatamente codesta strada mi porta allo stesso modo ad imtrecciare diversi riferimenti temporali... non posso specificare luoghi e persone fatte alcune eccezioni... ecco perché Pseudòmenos... tuttavia, sono più le falle aperte che mi ritrovo alla fine di questa tappa che non le porte chiuse.
  11. VirPaucisVerbo 20 aprile 2017 ore 12:43
    @AllegroRagazzo.morto: hai uno stile di scrittura che oso definire "frattale", se mi passi la definizione. E mi piace perché devi tener desta l'attenzione e affinare l'abilità di seguire più piste contemporaneamente.

    Comunque, meglio le falle aperte alle porte chiuse, ogni apertura è l'accesso ad ulteriori trame

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