Semplessità Incoerente II

08 giugno 2018 ore 17:52 segnala
Come diceva il mio vecchio, non è mai un buon momento quello in cui si decida di iniziare a morire. Non ho mai capito perché il treno passasse (sempre) così vicino, mai allo stesso orario, mai in modo coerente, il treno, il treno dei pensieri, il treno dei pendolari, il treno dei carichi speciali, quello delle grandi speranze e quello dei sogni infranti. Un carico di vagoni di molteplici cocci infiniti, cocci taglienti come i rimpianti, schegge affilate come le delusioni, frammenti irregolari come i ricordi sbiaditi. Sembra che non sia possibile versare un bicchiere senza spillare una goccia di costoso e ustionante ultra distillato. Sembra non esservi una soluzione accettabile se ogni possibilità sia già vagliata e scartata.

Come diceva il mio vecchio, non è mai un buon momento quello in cui si decida di iniziare a bere. Incuranti del fumocamino lavavetri accoppiati dal trentaquattresimo piano issavano panche ed aste e detergenti e funi e piccoli accrocchi sù fino al cinquantesettesimo. Uccelli cittadini ghermendo famelici nugoli di pappataci imbrattavano abbaini, rostri, pennoni e terrazzi scoscesi. Agenti sbiancanti agivano indisturbati su insospettabili fibre benedette obliterando tracce compromettenti nei lavatoi automatici suggenti due pezzi da otto alla volta in lega di fetido rame e nichel al sessantanovesimo mentre, in modo disincantato, pesanti masse di aria umida concentrandosi bruscamente in aperto conflitto con calde e persistenti correnti calde ascensionali prorompevano in consistenti e granulometricamente pericolosi cristalli aguzzi ubriachi di gravità. Liscio e senza appiglio alcuno, liscia come pelo, irreprensibilmente privo di continuità alcuna, questo era il succo o il segreto o la magia, scaricare, tagliare, sovvertire, allontanare… allontanare (il) in tempo (da) ogni preoccupazione non preoccupandosi di ogni eventuale lacuna.

Allora sei pronto? E che ne so? Tu sei pronto? Qui stiamo brindando a qualcosa tu a che vuoi brindare? Nah… non bevo lo sapete, ma prendo un bicchiere di aranciata, brindo a quello che brindate voi… Brindiamo a domani. Allora brindiamo a domani. Brindiamo all’altra parte! Mi avevano detto che fossi un tipo strano. No, sono solo invidiosi. E il lavoro come ti va? La sai una cosa? Oggi… non ne ho la minima idea… ma una cosa più strana ancora, questa cosa mi è capitata oggi chissà come… e sono venuto qui. Brindiamo a domani e a te che non hai idea di come vada il tuo lavoro oggi. Mi sembra corretto. Io non sono nemmeno andata oggi a lavorare, avevo voglia di vedere vecchie facce. Un bel pensiero. Avevo voglia di scopare! Mi sembra giusto... e ci sei riuscita? Direi proprio di sì e la giornata è ancora lunga. Buon per te. Una tortura a sentire loro. Ti prendono in giro perché oggi mi sembra la sola cosa sensata da fare. Avete sentito dell’incidente? Sì vagamente. Ormai passano notizie strane. Non lo so amico mio, forse è solo una grande balla. Sì ho sentito ma in Tv non hanno detto molto anche il conduttore dopo un po’ ha lasciato la diretta. Eih sai cosa? Mentre venivo qui c’era un tizio che mollava stecche di sigarette a tutti. Ne ho prese quattro. Le fumerai tutte? Non lo so ma penso di essere a buon punto e tu? Lo sai non bevo, non più… lei… lei mi permette stabilità. Eih amico intendevo vuoi fumare? Forse più tardi adesso non ne ho voglia. Eih amico, Dovresti essere da lei… Hai ragione ma vi dovevo vedere, almeno una volta, almeno oggi, almeno… vuoi un tiro? Sarebbe il momento ideale, proprio oggi intendo, quale migliore occasione se non oggi, farsi una volta, un’ultima volta. Brindiamo!

Sediciequarantacinquediunpomeriggiooqualunque strano (disallineato), sottile (ostile), pienamente (ostile) vuoto, silenziosamente (realisticamente) opprimente, geometricamente sfalsato ma ciò non di meno di tempo un (emottoico) lasso. Sto fumando come un dannato e non che la cosa (mi) importi, non che sia una situazione (del cazzo) negativamente probante, non che l’epilogo di lassi temporali di questo tipo non portino alla medesima conclusione. Da un po' ho (reciso) perso la mia vena garrula, macino e (brucio) macero ogni pensiero senza darvi aria, li mantengo alla deriva in attesa di bruciarli e per lo meno la sola cosa accettabile che mi riesca di fare è scriverne parte, lasciandone andare alcuni, eliminandone altri, fissandone altri ancora. La temperatura si alza costantemente, bella scoperta genio del cazzo, bella (scoperta) trovata avere sempre un po' di fuoco a portata di (pelle) mano, avere qualcosa su cui impegnarsi, provarci (addormentarsi) almeno. È stata (l’unica) l’ultima e non per questo la definitiva triste idea della lunga e triste catena di idee appena ritrovata, una strada intrapresa appena adesso e certamente, ne verranno (a frotte) altre, ne avrò (nemmeno una) altre inevitabilmente da percorrere, srotolare (vuoi), espandere, recidere (ancora), assecondare (vuoi ancora parlarne). Non (ne) scrivo (con) senza interruzioni, spesso fisso il vuoto pur non essendovi, spesso indugio con la memoria seppur l’uso di codesta azione mi provochi effetti collaterali non trascurabili e, a lungo andare, spesso fisso le dita che strofinando i tasti appena, partoriscano parole e frasi e periodi e paragrafi. Sono piccole maglie ancora incerte seppur sincere di una rete che non mi farà sentir più libero né diverso… non avrò alcuna ricompensa a passare dal via e francamente me ne (sbatto allegramente i coglioni) infischio degli imprevisti e delle remore assetate che attendono nel torbido che (affogano) aspettano (affogano) di strapparmi qualche altro brandello di materia.

Come diceva il mio vecchio, non è mai un buon momento quello in cui si decida di iniziare a soffrire. Eih ti ricordi quell’estate dai tuoi? Sì, non come vorrei perché abbiamo fatto entrambi cose scellerate, ma sì ricordo. Eih e ti ricordi la figlia di Bokamp? Te la dovevi fare quell’estate, hai rotto tanto l’anima e poi non ricordo, te la sei fatta o no? Sì me la sono fatta. Non me lo ricordo sei sicuro? Eih oggi non ti mentirei mai amico mio. E quando te la sei fatta? Eih ma non te ne avevo parlato? No, mi sembra di no, quando te la saresti fatta? Amico, l’ultimo giorno prima di tornare, stava ad oziare tutto il giorno quel gran pezzo della figlia di Bokamp e ce ne andammo in riva all’oceano. E lì te la sei fatta? Eih amico sì me la sono fatta lì in riva all’oceano. Buon per te. Eih che tempi. Insomma, voi due, dovreste smetterla di prendere il treno dei ricordi soprattutto perché ci sono altre cose alle quali pensare… Sì lo so, scopare. ESATTO! Sì hai ragione, adesso vado, torno a casa. Eih amico tutto a posto? Sì perché me lo chiedi? Non so quella storia della figlia di Bokamp. Che c’entra? Non so, mi è sembrato che te la fossi presa? No, non ricordavo tutto qui, adesso vado. Eih fatti abbracciare, sicuro che stai bene? Sì, torno a casa. Vai a casa? Sì vado, torno a casa. Ciao amico a proposito… la figlia di Bokamp me la sono fatta io… quel giorno, l’ultimo giorno sulla spiaggia vi ho osservati tutto il tempo, sei rimasto seduto con lei a parlare di non so che… ma di certo non te la sei fatta ma io me l’ero già fatta… Eih, è passato troppo tempo ma se dici che te la sei fatta ti credo. Fatti abbracciare. Ci vediamo… Sì come no… ci vediamo dall’altra parte. Eih amico hai ragione, dall’altra parte!

E la strada deserta, il tempo umido rendevano invidioso il respiro costringendolo a farsi notare come fosse una piccola grande nuvola affrettata, appena velata di luce grossolanamente incompatibile con il corpo che la originasse, spostandosi continuamente ma senza una meta data, lungo un percorso del tutto erratico eppure all’apparenza quasi del tutto quotidiano. Un boato lontano quasi sommesso, vento dal sud, allettante promessa in bugia sopraffina si occulta e si accosta e poi si presenta e quindi scollandosi definitivamente dal piano etereo si espande e pure cincischia e poi all’unisono (si) abbatte e precipita e spazza e distrugge e rinnova. Non hai mai perso il vizio di picchiettare con le unghie sul vetro. Il basso giace inzaccherato, torba melliflua, astinenza fuorviante, tic nervosi inseguono brividi sincopati lungo ogni fascio muscolare striato, è stata una gran bella idea (complimenti!) riprendere la vecchia tabella di marcia e la volontà che attendessi, che aspetto abbia a pensarci bene, cosa cambi e dove inceda, volontà… è solo una questione di numeri è solo una questione di azioni e atti e movimenti e cadute rovinose attraverso il fragile ma aguzzo muro degli intenti.

Ventidueetrentottominutiesedicisecondi ho un fischio (nel cervello) incessantemente fastidioso, il sopracciglio destro mi fa male (il cervello), il livello di caffeina è già oltre il limite e gli spasmi involontari che a volte distraggono (il cervello) le mie dita e i miei occhi ne sono una lampante dimostrazione. Non ho messo il (cervello) naso fuori, per quel che possa accadere oggi il mio intento è quello di restare qui, fermo, immobile persino incurante, assolutamente discostato, alienato, perfettamente lucido ma senza (il cervello) darvi poi una particolare importanza. Ha chiamato il medico dei polmoni oggi, voleva sapere a che punto fossi con (il cervello) la mia tabella di marcia. Sì, per un po' sono stato osservante e cauto ma è un po' ormai che fisso intervalli sempre più brevi e non per recuperare e non per raddoppiare, solo per restare e (cazzo) sai… restare non è (non lo è mai) mai una cosa facile, restare (mai) andare (macché) tornare, restare ancora per un (piantala) tempo diverso. Vorrei (piantala) essere meno lungimirante e più distruttivo ma (piantala) sono vari gli aspetti e varie le incidenze, non c’è un arco prestabilito, non ho una mappa concettuale del cazzo, non so nemmeno (PIANTALA) se scrivere possa essere una soluzione. Le cose vanno, le cose non vanno, le cose si incastrano, le cose spesso si rompono, accade costantemente, accade e basta oppure non accade ed allora si può (PIANTALA cazzooooooooo) arrivare a chiedersi come mai (il cervello) non sia ancora (ac)caduto o come mai debba ancora accadere. L’incidenza non è quantificabile, è solo una penna nel ventaglio delle possibilità, è solo un intreccio più o meno intricato o un semplice taglio, netto, profondo quanto basta, deciso, che non ti distragga (il cervello) più del dovuto ma che non ti lasci del tutto (vuoto) indifferente ad esso.

Quadi attendeva come ogni volta, sigarette bruciate e contorte intorno ma o sguardo incurante sembrava essere altrove eppure a fissarti, era d’uopo, era lì chiaro e lampante e non importava in alcun modo quali che fossero la strada ed il tuo percorso. Quadi era lì come ogni volta e senza nemmeno muoversi indicava il verso ed il tempo. Non era mai il momento buono per incamminarsi, non era mai ciò non di meno opportuno chiederselo o iniziare a pensare di ritrovarsi chili e chili di volontà in eccesso, era solo l’ennesimo pretesto, la piccola fuga silenziosa, la tenebra che sembra riposare ed invece brama e cova e attende che la notte sfugga in un’alba ancor più dolorosa.

Treequarantaquattrominutiediciannovesecondi ho provato a lasciare le cattive abitudini, per un po', solo per un po', ho pensato persino di meritarmelo ma alla lunga non puoi ingannare te stesso, sei come stai, stai come sei, sei e sette e otto e quindici ore su ore che paiono minuti appena rialzi lo sguardo e gli occhi faticano un po' a riabituarsi alla luce e allora… coesistere fu come (morire) sparecchiare da un tavolo ben imbandito ma preordinato postulati stereotipanti e prestabiliti, sdrucendo al contempo qualunque capacità interattiva e raddoppiando ogni eventuale (dolore) danno (macerandosi) scapricciandosene. E dire che d’insolenza ve ne fosse un tale quantitativo che imbattersi in una seppur minima frazione di buon senso divenisse cosa alquanto rara.

Albaotramontononimporta perché non è il tempo a regolare il mio agio, il mio persistente imbarazzo, la scarna volontà ormai così sola ed emaciata, l’assenza di qual si voglia ritenzione, l’assenza di qual si voglia immaginazione. Nuovo giorno per quello che valga, nuovo adesso e al grande interrogativo sostante… Chiedi pure se credi ma sappi che di parlar non (abbia) c’è (alcuna) voglia, adesso prendo quella fottuta foglia e ci faccio un concerto come quando davanti al camino Zio Barnaba stuzzicava il (cane) violino. Ci sapeva fare ma era già un po’ (morto) anziano tanto che quei trentaduesimi sembrassero più un regalo parksoniano che un’effettiva e propria abilità da virtuoso risorto. Tocca e rintocca, lo vedi che è una strada cieca povera sciocc(o)a non guardi nemmeno, non provi (rabbia), non resti, ma picchi la scocca incurante del fatto che al sole da ore si spella e si scotta.

E allora? All’ora che intocca vorrai dire no significare no farti capire no lasciami stare no lasciami andare perdereperdereperdereperdere prendereprendereprendereprendere credo di aver bisogno (solo) di (morire) un po’ di tempo ancora. Come se non bastasse, come se non dividesse ulteriormente. Come disse incurante dell’ascoltare altrui, come spesso accada anche nei momenti più luminosamente bui, ritrovo la traccia, il segno di marcia, la piccola ombra che via via si spande e si allarga, è un nuovo lenzuolo, non serve il cuscino, è come ammalarsi per avere un vaccino. Lo afferro, lo arresto, non ha via di fuga e convoglia ogni rabbia nella mia anima scura. Cosa sono parole, cosa i pensieri, adesso furtivi senza una alcuna valida giustificazione di restare alla luce o crescere altrove.
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Come diceva il mio vecchio, non è mai un buon momento quello in cui si decida di iniziare a morire. Non ho mai capito perché il treno passasse (sempre) così vicino, mai allo stesso orario, mai in modo coerente, il treno, il treno dei pensieri, il treno dei pendolari, il treno dei carichi speciali,...
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08/06/2018 17:52:28
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