The Blue Comet I

12 settembre 2014 ore 10:45 segnala
Ti ho parlato da quando ho capito di averne fiato, da quando ho capito di averne facoltà. In principio senza poter articolare in maniera decente e poi, nonostante la mia ritrosia ad usare la voce, ho lasciato che il fiato gonfiasse tutte le parole del mondo. Le uso tutte, ogni volta, non risparmio nemmeno una lettera ed abbondo in vocali e non disdegno dittonghi e se occorre prendo le vocali esistenti di altre lingue per non sembrare, per così dire, uno tirato e stringato e poi, per le pause, figurativamente parlando, trattengo il respiro perché ciò aumenta la concentrazione di anidride carbonica nel sangue (sempre che la pompa regga) e da lì all’ipossia il passo e breve e mi si aprono strade ed autostrade di comprovata e fottuta psichedelìa a supporto della mia arte oratoria che per te, solo per te, ho sempre curato, campato e pasciuto. Sono stati discorsi e dictat ed ultimatum e lo sono ancora e lo saranno, un po’ perché riconosco la forma nell’autorità costituita attraverso le sue più semplici e minute ed elementari manifestazioni, un po’ perché il popolo è minorenne e la città è malata e se avessi avuto anche pazienza avrei comunque sposato il lume della ragione invece di quello dell’olio e poi, ultimo tracotantosennodelcazzo essendo io, fermamente di destra, della fottuta destra abusata e bistrattata, della becera destra che brucia l’intelletto al pari di un complesso dal verde e scoppiettante principio attivo, della destra sporca, nera, razzista e cattiva che ammanta e recide e violentemente preclude, ecco… essendo di destra uso con te questa mia forma oratoria prettamente dittatoriale. Sì capisco… a volte si dovrebbe decidere in modo collegiale ma due teste, o tre teste, o quattro teste, o cinque teste, o tutte le teste che vuoi (parziali o meno) messe al confronto, difficilmente raggiungono un’intesa accettabile, occorre tempo se davvero occorre loro del tempo. Il tempo mio già limitato andrebbe a farfalle sotto l’arco di Tito ed io non posso proprio permettermelo. Devo fare con ciò che ho e non con ciò che potrebbe essere.

Voglio spiegarmi, che tu lo permetta o meno. Voglio che tu capisca. Ti ho scritto molteplici, innumerevoli, infinite volte. Se avessi usato sangue per ogni parola sarei dissanguato e consumato e ogni mio legamento cigolerebbe adesso come metallo arrugginito. Ho scritto in principio quasi timidamente, con la paura di sbagliare, non nel senso ortografico del termine ma temevo di (tra)lasciare in quelle parole, parti di me che non avresti accettato o almeno, faticato a comprendere. Elementi che sono però imprescindibili del mio carattere, della mia indole, riflessi non così evidenti ma col tempo persistenti, capaci di sconcertare e modificare una eppur flebile apparenza in una trascendente parvenza. Le parole assomigliano alle pecore, una tira la volata e le altre appresso a rotta di capocollo, senza ritegno. Ho pensato bene di adottare dei paletti, rispettare dei limiti non espressi, al di là o al di qua dei quali non avrei dovuto comunque eccedere. Non lo faccio per te, egoisticamente, te l’ho detto che sia fottutamente di destra, lo faccio solo per me. Ho pensato bene di scrivere come mi sia stato insegnato, senza fretta, ragionando e soppesando il significato di ogni opportuna singola sillaba alla virgola e per non diventare logorroico e prolisso oltre misura, al rispetto dei concetti essenziali da esprimere. Attinsi ai principi dell’ermetismo per comporti efficaci poemi criptici mane e sera, mane perché appena sveglio il cervello lavora meglio e sera perché alla fine al cervello non resta altro che inerzia e lavora lo stesso, meno bene ma lavora. Le parole sono come i lemming, uno si catafotte di sotto e gli altri dietro a lui. Se in un primo tentativo creativo l’insieme delle mie parole sfrutta parti elevate del mio sistema linfatico è anche vero che, con il passar del tempo ed il susseguirsi di cotali tentativi, il miglior risultato è quello ottenuto probabilmente alla fine. Dopo che ogni pensiero rimasto a decantare si sublimi in un triplo concentrato di intenti, dopo che ogni idea troppo eterea si spenga in qualcosa di più sostanziale. Ho pensato anche alla forma, non troppo formale, non troppo irrisoria, non troppo scurrile e non troppo profonda. Per ogni parola pensata, quattro sono da cambiare, sei almeno, da eliminare e il resto può anche trovare un avvenire, a patto di scrivere almeno un’altra parola a compendio. Ti ho scritto e ti scrivo da tempo immemore e ti scriverò non aver alcun dubbio al riguardo, non so se sia abbastanza, non riesco a qualificarmi. È solo lo spazio di un tempo molto, molto breve ma nonostante tutto… è il tempo che ho a disposizione, il solo che ho sempre impiegato.

Ho impegnato per te poche cose, perché sono poche quelle che si possano davvero impegnare, da dare in pegno in cambio di tempo, in cambio di ascolto o semplice consapevolezza. Ho iniziato con il cervello perché non essendo un granché a ragionamenti, donarlo alla scienza non sarebbe stato un buon affare. In fondo non è che (con il nonsenso del poi) ne avessi un bisogno sfrenato. Se fosse stata una spugna avrebbe contribuito alla mia dipendenza, una delle tante e avrei, forse, allora indugiato e atteso che smettesse di assorbirne e metabolizzarne una nuova prima di logorarmi con la successiva. Essendo però il mio cervello una tozza ed arida mappina, molto simile ad una delle tante lande tipiche delle mie parti, ho nottetempo agito d’impulso altrimenti ci avrei dovuto pensare, perché a pensare di agire ce ne vogliono di neuroni e midollo e la cosa sarebbe divenuta penosa e controproducente per entrambi. Ho continuato con i polmoni, queste sì, spugne avide di catrame, luride all’aspetto, mantici dagli spasmi erratici e convulsi. A volte erroneamente riempiti d’acqua perché possano detergersi producono solo un risultato peggiore perché mi mandano in uno stato di incoscienza prolungata e la mente che resta, annaspa ubriaca anche da sobrio. Già che c’ero ti ho aggiunto il fegato, inutile frattaglia, verde di bile a causa di tutta quella marmaglia che scalpita e detta e procede e si rinfranca e mi stanca anche solo restare a guardarla, ci sono momenti da dedicare a complessi sistemi esistenziali sviluppando le incidenze che tra noi poveri, beceri, comuni, fottutamente comuni mortali, regolano, implicano, rescindono, aggregano, elidono, esaltano a volte ma per lo più annichiliscono. Ma il fegato… che colpa poteva avere il fegato, era pur sempre il mio fegato usato, un tot all’anno soprattutto a novembre, quando si scanna il porco, quando ci si lorda di sangue dai piedi alle ascelle e se sei avventato anche fin su il collo, quando sai che un altro novembre forse non sia dato a vedersi ed allora tanto vale darsi da fare e spingere il fondo invece solo di toccarlo.

Mr. Peabody, che di solito non brillava per intraprendenza, della moglie succubo, decise contro il mondo e tutti, di portarsi la Sirena, dapprima in albergo e poi a casa, la sistemò nella vasca da bagno e compatibilmente ai suoi reumatismi riuscirono, lui e l’umida ma avvenente sirena, ad essere felici. Tu sei il treno, non arrivi come Natale, sempre in ritardo o non te ne vuoi più andare. In realtà sei come il Natale… quando arrivi… arrivi. E qui tutti pronti, e qui tutti a vegliare, chi sistema i fiori, chi butta le cicche, chi lava le scale, chi prenota la chiesa, chi non resiste all’attesa e poi si chiamano i caffè, si prendono anche un po' di sfogliatelle ma solo con ricotta light, magari si mangia con teglie ripiene e suona solo la panza che come circostanza e considerando il luttame, non dovrebbe apparire troppo ilare. E allora si parla, c’è chi ricorda ma non era quello il tizio alla porta, e ricordi quella volta che si fece cucire il mento sfasciato e se poi, avvezzo al bere, tentava un’improvvisata era sempre un porcile. Certo gli anni muovono le tradizioni, certo esistono eccezioni ed anche favori ma a te non ne ho visti fare, mai, in nessuna occasione a te importa solo della vita perché in quanto vita ha il solo e sacrosanto, fottuto ed iniquo dovere di finire.

Ah già… e il cuore? Ma del cuore ho già detto, del cuore ho già dato e non sono pentito, sono stato accontentato e come suggeritomi non molto tempo prima, seguito il consiglio ho rimosso il sole dal cielo, ho fatto più ghiaccio e del ghiaccio ho squadrato e poi per direttissima l’ho interamente usato, a volte per caso a volte d’intento ma comunque parecchio, grandi o piccoli pezzi irregolari, contundenti buttati anche loro a mollo nel secchio.
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Ti ho parlato da quando ho capito di averne fiato, da quando ho capito di averne facoltà. In principio senza poter articolare in maniera decente e poi, nonostante la mia ritrosia ad usare la voce, ho lasciato che il fiato gonfiasse tutte le parole del mondo. Le uso tutte, ogni volta, non risparmio...
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12/09/2014 10:45:57
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Commenti

  1. crenabog 14 settembre 2014 ore 23:16
    ecchecazzo, non mi era comparso nelle novità dei blog dei preferiti e l'ho scoperto solo adesso. bene. per fortuna, così almeno l'ho letto. e me ne vanto.
    (ps. sono più a destra di te)
    (pps. eheheheh)
  2. AllegroRagazzo.Morto 15 settembre 2014 ore 15:08
    La destra è come il west... prima o poi non c'è più spazio per andarvi... trovi l'oceano...
  3. crenabog 15 settembre 2014 ore 21:42
    be' quando si arriva all'ultima frontiera ci si gira e si comincia a fare pulizia!
  4. 73.Mia 19 settembre 2014 ore 23:26
    Era un po' che non passavo. Si trovano sempre spunti da queste parti.
  5. cignonero999 24 settembre 2014 ore 12:05
    Mi piace, nonostante tu sia di destra... ma sei proprio sicuro di esserlo?
  6. salyma 25 settembre 2014 ore 09:08
    In effetti ogni tanto meglio rimuovere qualcosa di inutile e magari pure dannoso........comunque scrivi molto bene (quando non intercali con la lingua inglese che mi è, ahimè, sconosciuta da perfetta ignorante quale sono).
    Mi sono spiegata male, non è che usando la lingua inglese scrivi meno bene, sono io a non riuscire a leggere e collegare il tutto!
  7. AllegroRagazzo.Morto 30 settembre 2014 ore 12:29
    salyma: mi sto adoperando nelle traduzioni, le aggiungo ai vari post... visto che a volte le due lingue sono miscelate, riscrivo i post in italiano accodandoli al post originale, è una cosa che avevo in testa di fare da tempo e lo farò... smile

    cignoner999: temo di sì... puoi comunque annoverarlo al numero 7800035656295625250276 barra 645345784 della principale lista dei (miei) difetti smile

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