The Funny Farm IV

17 ottobre 2014 ore 10:15 segnala
Sopra. Occhi chiusi, senso labile, tatto intenso, occhi (tienili) chiusi mentre il piccolo veleno metallico sfiora a tratti e in successione prima uno degli strati superficiali, poi si affonda senza la dovuta incidenza nei livelli sottostanti e più irrorati, è solo allora che si protende all’abisso, è solo adesso che abbraccio l’abisso, è solo in questi frangenti che (io) sia abisso. Riconosco, adesso è facile ammetterlo, che il viaggio sia stato meno lungo di tanti altri e allo stesso tempo più doloroso. Se solo tu avessi letto… già, se solo tu avessi posato il tuo sguardo e qualcosa, in aggiunta al resto, su codeste righe. Penso di appartenere al mondo della carta, un mondo molto voluminoso ma al contempo fragile e facilmente destituibile, mi costa ammetterlo e mi costa anche altro. Il buon dottore, che non tratta solo in costumi, fece il suo prezzo, ogni dottore fa il proprio e il buon dottore sicuramente conosceva il giusto drink poli-chimico da somministrarmi. Ora, veda dottore, assopire l’ansia è una gran cosa, affogare i sogni è ancora meglio ma questi continui sbalzi di umore, quest’euforia triste e questa greve allegria, non ci si può abituare perché è così piccola la frazione temporale che mi sia stata assegnata, vorrei invece provare dell’altro, non importa che vi sia pericolo… affondi pure affondi pure.

I giorni con Lei. Durante il mio permesso, tre ore e una piccola dose, ho acquistato tequila, quella che necessita il verme paffuto o anche uno scorpione. Durante quei giorni usammo la tenda rudimentale e frasche di pino fradice. Nessuno lo pensava realisticamente possibile ma la notte sopraggiungeva ed il bosco era umido e se è troppo umido sciami di zanzare si autoinvitano a pasteggiare. Entrammo nella tenda, mi assicurai vi fosse una via di fuga per l’aria nemmeno tanto ampia. Cominciò tutto con un fuocherello e poi via via il legno e le foglie umide, il fuoco divampò sviluppando molto fumo. Dei quattro presenti uno rimise anche l’anima e rotolò via, l’altra mutò di colorito e prima che fosse del tutto inibita la rimettemmo all’aria fredda e ristoratrice della notte, in pasto alle zanzare certamente ma almeno le evitammo di dormire ricoperta dalla propria vomizione. Ricordo vi fosse un largo piano carico di agavi affilate ed enormi. Nella tenda il tempo dormiva e in due il tempo risulta ancor più ininfluente. Mettemmo più frasche e il fumo ci occultò l’uno dall’altra e l’altra dall’uno. A volte una parola a volte un’intera frase per mantenere un contatto, restare aggrappati. La notte cresceva orfana della luna e noi nella tenda a tentare colpi arcani. Sparì l’ansia, sparì la consapevolezza, sparì persino lei e la cosa non fu reciproca, avevo più fianco da offrire e il fianco mi venne preso. Ricordo che lei ad un tratto lasciò il posto all’etereo, sfinita dinoccolò fuori dalla tenda, fuori alla pace ed io invece restai, restai a morire per il tempo di cui ho vaga memoria, per il tempo che gli altri mi lasciarono a farlo. Al mattino, in mezzo alle agavi rimisi ogni elemento estraneo ancora presente nel mio stomaco, piegato a leccare quasi la terra, lì caddi in un sonno profondo. Il certo era passato da un pezzo, il nebuloso persisteva nonostante gli schiaffi, pensai, e forse lo penso ancora che adesso mi sarebbe sufficiente un ricovero più leggero, senza i legacci, senza gli stracci, può rispondermi dopo… ché lo so che sia occupato. Se è un coddhu di scienza saprà sicuramente ciò di cui parlo. La sai una cosa brutta? Non te l’ho mai detto…

Dentro. Le attrazioni sono in seppur minima misura potenzialmente fatali, non dico di usare gas volatile nell’accendere la mia tostatura di tabacco preferita ma un po’ di prudenza non guasterebbe. Hai tempo di spostarti? Qui il doppler non legge un cazzo, trattengo il respiro? Ecco ascolta, il flusso cresce, mantieni, mantieni, mantieni, cazzo non svenire, mantieni, mantieni… bene qui di più non possiamo fare e credo, tecnicamente, tu abbia bisogno di un consulto radicale. Mi sono svegliato nei miei panni, un po’ tagliati vero, ma sempre i miei panni, adesso mi dici come possa aver fatto a legarmi i polsi e poi tagliare i vestiti ah? EH SE LO SAPEVO TE LO DICEVO. Spiegamelo… perché io, adesso, in questo momento non ci riesco. Il sole sbatte alla finestra così forte da infrangerla quasi, mi fa lo stesso effetto di chi (come te) stupra i congiuntivi, ma perché è così difficile coniugarsi il cervello con il culo utilizzando il congiuntivo? Quando conseguisti quel cazzo di dottorato, ottenesti punti extra per ricucire solo con l’imperfetto o ti dai al passato? Il sole finalmente sfonda la finestra, io non sono più legato, sfondare la porta non è un’opzione… e come faccio, qui ho la narco-dipendenza, qui ho le mentine gratis, tutte colorate, un paio per bicchiere, anzi… ora che ci penso devo riportarlo all’ufficio qualità, non sanno di menta però sono amare. Credo di aver bisogno di una vacanza permanente, esco dalla finestra. Sono ancora a sdrucciolare lungo il corridoio blu, si va che è una meraviglia, si va fino a che tiene la possanza oppure sino a che questo corridoio non finisca.

Appena fuori. Ho raccolto quello che ho potuto, non dico orgoglio no, non dico buon senso no, non dico senno no macché, non dico prosopopea e sicumera non ci siamo nemmeno vicini anzi, siamo molto ma molto ma molto lontani. Ho fatto affidamento su l’unica cosa che ho in abbondanza, la disperazione, ho raccolto e concentrato la mia disperazione e sono arrivato alla tua porta. Certo, lo so anche io cazzo! Sei impegnata, sei in ogni dove, sei per la sinistra e per la destra, non disdegni alcun piatto, una volta probabilmente non avresti fatto tutte queste difficoltà. Ho suonato, ho atteso, ho suonato sincopato, ho atteso, ho bussato, ho pensato che non fossi in casa, ho bussato ancora, non eri in casa. Ho messo gli opuscoli sparsi per il giardino nella cassetta apposita, per scrupolo prima di allontanarmi ho suonato ancora e ti ho preso a calci tutta la serie dei fottuti nani da giardino, non te li ho fracassati ma li ho piantati al contrario. Poi me lo spiegherai… Che ci fai con i nani da giardino in questo cazzo di giardino se non ci stai mai!

Fuori e sempre fuori. Era stata anche decentemente attesa, perché è solo una questione di tempo e di probabilità, è solo l’attimo che tenta nel ripetersi, che accade quando meno il caso sembra essere il di lei (unico) assassino. Penso che la disperazione non andrà mai, penso che abbia affittato tutto il quartiere nel quale abito, penso anche di non doverle parlare così apertamente… hai un cachet?

Sotto. Mentirei soprattutto a me stesso se non riconoscessi un senso primordiale di vendetta, sempre in apparenza dormiente ma calda ed ardente che cova giù nel profondo. Sarei un ignobile bugiardo ipocrita e lurido cazzone avariato se non considerassi la guerra come unica alternativa seria ed efficace all’annientamento della guerra stessa, all’annientamento di ogni guerra… ad ogni origine. Mi si disse, anche se all’epoca che era quella che era o poco meno, non seguissi attentamente per filo e per segno ciò che di più o meno savio potessi/dovessi/volessi recepire, che ci sia sempre margine per una trattativa, che vi sia sempre margine per un compromesso e soprattutto… che una volta gettate le basi per un ponte, il cazzo del ponte lo si deve costruire. Non esistono più i seminatori di abissi, dalle cui piante nude l’acido umore secreto reagisce e consuma ogni materia, finché materia da consumare esista, fino a che non resti solo non-materia che non possa in nessun modo essere ulteriormente defraudata e/o depauperata e/o sminuita.

Profondo. La sai una cosa brutta? Non te l’ho mai detto… ma anche se non lo dessi a vedere e tu di certo non lo vedesti, mi hai fatto male... so di essere un tipo vendicativo senza però il senso della vendetta, covarla è più che sufficiente per il momento. Che ne so, deve andare in questo modo, sempre in questo modo, sempre a calci nei coglioni? Ogni tanto potresti impegnarti e mirare un po’ più in alto? È ormai un periodo, diciamo così, 28 mesi, curo il braccio ed il resto, ti giuro che non opero più, ti giuro, bella questa, che non farei mai e sottolineo mai, nulla che possa inficiare questo stato tacito di fiducia. Sì certo, ci sono picchi e pecche e a volte, resto davanti allo specchio pensando con quale ordine riempirmi di mentine, agito i tubetti, apro e chiudo i rubinetti, penso ad un nuovo riff, ieri poi non ho dormito ho solo bevuto e ieri l’altro nemmeno, ero e sono semplicemente qua a tentare di seguire il profilo sullo specchio.

Allo sprofondo. Quanto sia passato… quanto debba ancora passare… ed è solo il tempo o forse confermo nella percezione rimasta, anche un senso di altro, un senso di freddo che ammorba e non da alcuna pace ma affonda e rimanda e disgrega come un’onda infinita che non cessa mai di abbattersi sulla (mia) sabbia, sulle mie fragili convinzioni e sulla peggiore e bugiarda delle verità assolute. Quanto ancora da aspettare… chiedere, attendere, chiedere, ricucire e cauterizzare. Forse del tempo a me più non importa, dell’aria fredda e gelida che scompiglia ogni foglia, non mi importa del tatto che mi ha già tradito e non voglio alcuna luce perché brucia esporvisi, brucia anche il profondo e così ho deciso, lascio che abbagli e guidi coloro più savi, coloro ai quali di me non deve e non può in alcun modo importare. Ginger! Oh Ginger, hai in mano la pala, che cazzo aspetti, rimboccati le maniche e scava…
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Sopra. Occhi chiusi, senso labile, tatto intenso, occhi (tienili) chiusi mentre il piccolo veleno metallico sfiora a tratti e in successione prima uno degli strati superficiali, poi si affonda senza la dovuta incidenza nei livelli sottostanti e più irrorati, è solo allora che si protende...
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17/10/2014 10:15:15
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Commenti

  1. MorganaMagoo 17 ottobre 2014 ore 15:56
    sei nato scrittore, altro che storie.
  2. salyma 18 ottobre 2014 ore 10:09
    Non vi sono mai verità assolute ....Ricordalo! pochi son coloro che di ciò si posson vantare!
  3. Eleanor.Peacock 18 ottobre 2014 ore 20:41
    Chi ha i nani da giardino, merita sevizie. Dammi l'indirizzo che la costringo a comprare tutte le cose inutili di Alessi, compreso il riga arance.
  4. salyma 19 ottobre 2014 ore 07:39
    Il mio nick è Salyma non salma !!
    Esite una sola verità assoluta si!...la MIA ed è l'unica che conti !
  5. BEVOSOLOTHE 19 ottobre 2014 ore 22:49
    Io la vorrei proprio vedere Ginger mentre scava! ;-)
  6. AllegroRagazzo.Morto 20 ottobre 2014 ore 10:12
    Eleanor: per così poco... varrebbe la pena riorganizzarle lo spazio abitativo sin dal piano di campagna... ma io non ho alcun tempismo quindi sapevo ma non sapevo di non trovarla...

    Salyma: esiste una sola verità assoluta allora, non esistono verità assolute...

    Morgana: a volte m chiedo se scrivere capiti solo quando si abbia solo bisogno di comunicare senza necessariamente avere o aspettarsi un interlocutore oppure se sia l'unico modo di farlo...
  7. AllegroRagazzo.Morto 20 ottobre 2014 ore 10:13
    Salyma: corretto... con il tablet scrivere correttamente è una impresa...

    Bevosolothe: ah... non hai idea di quanto voglia vederla io... non solo nel caso specifico...
  8. crenabog 20 ottobre 2014 ore 21:24
    e che te lo dico a fare?
  9. AllegroRagazzo.Morto 21 ottobre 2014 ore 18:36
    Crenabog: touché...

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