Un mondo perfetto I

09 marzo 2012 ore 02:10 segnala
A fare e dire e fare e ridire e non fare e smontare o forse raccogliere e unire invece di dividere e conquistare, magari salvare invece di abbandonare. Notti impossibili, giorni peggiori, ore passate a recuperare minuti senza vita e anche senza dolore. È difficile collegare cervello e stomaco, forse perché manca un pezzo importante e non è affatto semplice trovarne uno adeguato, uno all'altezza, uno che pensi a regolare questo pandemonio di informazioni e che dia un freno e che abbia un minimo di buon senso. In un mondo giallo ogni azzurro è fuorilegge. In un mondo piatto ogni curva è proibita. In un mondo eterno l'effimero non esiste. In un mondo perfetto, il modo perfetto non ha limitazioni, esseri infiniti e infallibili precluderebbe all'estinzione del genere umano ad opera del carcinoma prostatico che non sarebbe una ulteriore tara genetica sui discendenti ma resterebbe comunque una sicura causa di annichilazione. Un mondo perfetto non ha limitazioni, in ogni istante un altro mondo potrebbe invadergli l'orbita, i tumulti gravitazionali distruggerebbero temporaneamente la vita ma in breve tempo, 50 o 60 milioni di anni, la stessa ricrescerebbe ancor può rigogliosa e resistente, una sorta di erbaccia eterna. Con un modo perfetto non vi sarebbe bisogno di mentire, l'amore risulterebbe antico, arcaico, persino puerile, se si finisce per scorticarsi a furia di taglienti verità non si ha possibilità alcuna di tamponare ogni squarcio. Sarebbe insomma una gestione dannatamente difficile da mantenere. Non proverei alcun dolore nel portarmi sempre più a fondo, ormai è un po' che mi ci trovo in mezzo, nonostante avessi fatto un patto, nonostante tutto, nonostante il mondo e tutto il resto, il patto l'ho infranto, sono ricaduto come e più di prima.

No, non era mica il sogno che mi ha accompagnato gli ultimi minuti di veglia. Vicino al grande tappeto, sovrastato da grandi divani, un piccolo camino ardeva e riscaldava incredibilmente tutto il maniero. Seduti su ogni divano persone a me note, qualcuno di spalle, qualcuno di lato mentre altri mi fissano senza batter ciglio e io intanto guardo loro. Sono tutti morti, tutti andati, a volte in modo incredibilmente veloce e qualcuno, altre volte, attraverso una lenta e triste agonia. Son tutti coloro che di me avevano una seppur minima cognizione, io di loro non saprei cosa dire, conosco il nome di molti, conosco le circostanze, conosco la superficie ma ogni dramma è asettico, sterile, lascia il tempo che trova e lo arrostisce sino a che ogni speranza è cenere. La camicia già non esisteva più, brandelli per terra come anche la maglia, uno straccio ristretto, completamente distrutto. Era la mente a tradirlo, la memoria, il sogno strappato, la realtà straniera, il senso di incompiuto. Un viaggio mai del tutto intrapreso su cui aveva scommesso anche l'anima, un viaggio lo stesso viaggio che non avrebbe mai terminato comunque e che lo avrebbe lentamente ma inesorabilmente consumato. Lo spazio scarseggia, il GBM se lo mangia tutto, ci se ne accorge quando è ormai troppo tardi, potrebbe essere delle dimensioni di una nocciolina o di una pallina da golf e ancora in qualche modo si può anche non avvertire alcun disturbo ma basta quel millimetro cubo in più o in meno e sono davvero cazzi amari, l'informatica del resto, come disse una fonte autorevole non molto tempo fa non è una scienza esatta e allo stesso modo ogni patologia a ragion veduta è un caso a se stante. Non nutro speranze in merito, se una cosa può andar male sicuramente andrà peggio ma è sempre stato così. La notte algida, coperta fine, la casa a soqquadro, il telefono lontano, nascosto.

Ogni volta provo ad affrontare uno strato nuovo, a spingere un po' di più, tendere l'intendibile, certo… è soffrire ogni volta di più ma non vedo uscita, non vedo via di fuga, anche se un paio di giorni fa ho annegato il senso e il dolore in una bottiglia di vodka come non mi capitava più da mesi e ho rimesso anche lo stomaco alla fine, per un po', per un breve lasso di tempo, recuperando dai brividi, dalla strana sensazione di mollezza, di abbandono, il dolore è sparito. Adesso invece resto lucido, non so perché ogni mattina metta un passo davanti l'altro per arrivare dove problemi di scarsa importanza per me devono essere affrontati e risolti. Un tempo lontano era un lavoro che avrei fatto anche gratis, da un paio di anni mi è passato ogni entusiasmo, si è prosciugata la parte creativa e adesso son stanze vuote senza luce, senza ordine, senza caos, stanze inutili. Persone che ti lavorano accanto che non suscitano il minimo interesse, è come parlare al niente di niente sentendosi niente. Disperazione e angoscia lo accompagnavano di pari passo. Un passo nel fango dopo l'altro, un passo nelle sabbie mobili, nella colla, tanto più ci si vuol muovere tanto più si resta immobilizzati. Alla fine posso tirare somme seppur di poco conto. Gli altri a contatto con me finiscono per stare male, io sto male. Decisamente altruista è la scelta di lasciare ogni contatto, ogni altra brillante azione a qualcuno migliore. Non sono capace di gestire il mio scompenso emotivo.

L'unico modo che avevo fino a non molto tempo fa era scrivere, adesso maledizione sono di nuovo in un circolo vizioso. E come ogni ricaduta, l'ultima è la peggiore, impiega una frazione del tempo iniziale per avere risultati ben più gravi. È come un cancro al secondo stadio di chemio inefficace, cresce il doppio, alimenta metastasi, spappola la voglia di vivere con dolori lancinanti. Alla fine morire è una vera vittoria. Non c'è un posto, una destinazione, una meta. Non esiste uno scopo, un motivo. Non c'è una nuova alba, non c'è un nuovo giorno. Questa notte resta immobile, il tempo si è preso una pausa eterna pare. Non provo neppure a confidarmi, non ce la faccio, non trovo un inizio, non c'è modo di descrivere tutto, è un senso di disagio che mi accompagna adesso sempre e non ho voglia di sindacare, litigare, non riesco a esternare quello che mi fa stare male. In un mondo perfetto Stella non sarebbe mai fuggita, sarebbe rimasta ferma sulle proprie posizioni, non si sarebbe fatta corrompere e mai avrebbe permesso che l'altrui influenza trovasse terreno fertile a far maturare in lei il germe del dubbio e della disperazione. Non sarebbe corsa lungo le scale singhiozzando, non si sarebbe abbandonata ad un inconsolabile e strenuo emottoico pianto, avrebbe forse in ogni caso tentato anche l'impossibile. Ho perso il conto di quanto abbia fumato oggi, dopo 30 ho smesso di contare, un minuto e mezzo, una sigaretta, un minuto e mezzo una cicca spenta. Un minuto e mezzo alla volta fanno migliaia di minuti e rotti in una volta sola. E nella notte, bagnato fradicio, completante in preda al dolore e all'angoscia non poté far altro che cercarla nel buio e disperatamente chiamarla per nome… Ehi Stella! Ehi Stellaaaaaaaaaaaaaaaaa!
d64ae42b-4906-4169-b5d8-5cae3ce6d874
A fare e dire e fare e ridire e non fare e smontare o forse raccogliere e unire invece di dividere e conquistare, magari salvare invece di abbandonare. Notti impossibili, giorni peggiori, ore passate a recuperare minuti senza vita e anche senza dolore. È difficile collegare cervello e stomaco,...
Post
09/03/2012 02:10:40
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.