Xenogenesi imperfetta I

20 luglio 2010 ore 14:45 segnala
Notte strana come sempre, cosa sia strano poi ad una certa ora e cosa non lo sia è difficile da spiegare perché tutti i colori si confondono, diventano tinte, si confondono tra di loro come anche la personalità di chi ti sta parlando o almeno ci prova. Facciamo la stessa strada, a volte è lunga a volte è brevissima, a volte sono da solo in mezzo a tanti altri e a volte sono solo e basta, cammino e accendo una sigaretta, Quadi non disdegna né un ritardo né una botta di nicotina, dovrei piantarla con queste sigarette, troppi additivi, alla fine la differenza la fanno gli anni o solo la percezione che di essi hai. Quadi non parla mai, c’è chi ha scritto a iosa su di lui e le informazioni si perdono tra mito e realtà, probabilmente se ne avesse la pur minima voglia inizierebbe a parlare e resterebbe a parlare solo lui, ultimo vivente, ci abbatterebbe tutti a chiacchiere e discorsi lancinanti e frasi di circostanza avvelenate più efficienti del curaro. È la notte che detta i suoi ritmi, al banco del bar questa sera non c’è molta gente, non c’è mai molta gente a quest’ora e non suona nemmeno una canzone. Prima di andare mi siederò alla batteria, farò finta di sistemarne le meccaniche e poi inizierò a suonare. Il locale è troppo vuoto per darsi preoccupazioni di sorta. Finisco di bere la mia Corona e intanto ci rifletto, ci penso ancora e poi probabilmente ci penserò un altro po’ su. È la notte che non cerca nulla e che non aspetta altro che una risposta irritante, inconcludente. Sono tutto eppure un grande, immenso, sconfinato niente è quello che c’è. Non avevo intenzione di spendere la mia serata lì in quel modo, prima al banco avevo chiesto scotch con ghiaccio, non è il modo migliore di concentrarsi ma a chi volevo mentire, dietro di me c'è sempre una bottiglia pronta, perché durante ogni pausa, un sorso è tutto quello che ci vuole e in caso serva posso anche accendermi una sigaretta ma non è un gran modo di concentrarsi. Il tempo e lo spazio sono misure frenetiche. Non ci ha molto tempo da rubare ma si fa tesoro di quei pochi secondi per riprendere fiato. La città che non comprendi ti sembra un labirinto, è una casa che vivi poco, un ambiente che ancora non conosci a fondo eppure basterebbe solo un po' più di volontà e un po' di tempo per eliminare ogni altro dubbio ed ogni altra perplessità. Il cammino quindi sarebbe una via di svago e non una guerra per uscire a tutti costi senza danni dal labirinto che ti sei portato. Lo hai pensato, ci sei arrivato, hai speso notti e notti e finalmente lo hai trovato. Sarei dovuto andare al pronto soccorso ma non vado d'accordo con i dottori allora meglio mettere in pratica ciò che ho letto ed imparato, sono autosufficiente anche questa volta sono qui a scriverlo adesso vorrei solo dormire mentre i pensieri iniziano a sfumare, è l'antidolorifico che fa effetto e che mi strappa alla percezione più vasta e al freddo. Respiri aria e sembra acido che ti squagli i polmoni, vorresti allentare la tensione e trotterelli da un tasto all'alto, sono pari, file quasi infinite, insisti ma non ti decidi e il tempo non resta sempre lì a guardare ma se ne fotte allegramente e ti cuce il suo sudario addosso. Elucubravo pensieri e sorde parole, riflettevo su come queste ultime in fondo non mi siano servite a gran cosa, avevo in testa molteplici situazioni, avevo persino considerato di ritrattare e riprovare in tempo a me più favorevole.
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Notte strana come sempre, cosa sia strano poi ad una certa ora e cosa non lo sia è difficile da spiegare perché tutti i colori si confondono, diventano tinte, si confondono tra di loro come anche la personalità di chi ti sta parlando o almeno ci prova. Facciamo la stessa strada, a volte è lunga a...
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20/07/2010 14:45:59
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