Yes, I’m with the Klan I

12 aprile 2019 ore 12:48 segnala
Sailing...

Se il più evidente problema nell’universo sia quello di poter considerare il proprio vicino all’altezza, alla propria altezza, il maggiore problema nell’universo è avere qualsivoglia considerazione. Quale che sia la propria sensibilità al riguardo, è certo che sia alquanto difficile trovarne… all’altezza. Credere che questa linea di dialogo possa in qualche modo distogliere l’altrui intento di perseverare, nonostante tutto, in una forma di comunicazione è vano, trovi uno, potrebbe essere vero, trovi zero, potrebbe essere falso e tuttavia la propria linea di attacco viene altresì mantenuta. Nonostante la lapalissiana interrogazione delle/nelle menti più acute è possibile adesso affermare che persino gli ultimi princìpi superstiti, secondo i quali ogni linea di attacco o difesa debba essere declinata, siano ormai desueti. Non era il club delle dieci e dieci, non era l’esercito della salvezza e non era nemmeno il magazzino di raccordo centrale. A volte un luogo è tale perché diventa l’unico disponibile, è una risorsa disperata mascherata da confine, a volte un luogo è tale perché è l’unica cosa a separare l’esistenza dall’abisso ma quale che fosse l’origine, nel tempo, la sua stessa concezione andò persa.

In principio ogni percezione porta ad assiomi e postulati del tutto incoerenti e la stessa logica deduttiva viene caratterizzata in modo scostante se non addirittura ambiguo o strano. Questo termine (strano) è appunto ciò che userebbe per definirlo chi, (s)carico di un esiguo bagaglio lessicale, si trovasse a doverne in qualche modo descrivere codesto aspetto. Quantunque il verificarsi dei suddetti elementi non sia inusuale, resta comunque la percezione di fondo, applicabile al singolo o alla massa e ogni aspetto, elemento ed ogni ulteriore interazione conseguente, origina una sola ed unica risultante, l’indifferenza. Se da qui si potesse osservare il cielo in condizioni normali, ci si potrebbe rendere conto che sia quel lasso di tempo che indichi il principio di un’alba. Non potendo però decifrare codesti segni soprattutto visivamente, fare affidamento su di una sensazione piuttosto che un’altra resta, di fatto, impossibile. Io sono fondamentalmente un assolutista, inguaribilmente declinante ogni cosa per lo stesso, unico ed invariabile, fottutamente invariabile principio. Asserisco, di non sprecare molto della notte in dissoluti esercizi onirico-subliminali poiché il dolore persistente (mi) lacera via ogni possibile desiderio in merito. Notte, crepuscolo, giorno o alba, non v’è alcuna differenza, non da qui, non più, non per me. Tintinnabulation breaking through the night, so they say, so it goes…

We’re asunder, you feel dirty, I’m just sad. Here’s the beldam, here’s where we got to chase, they brought someone new last night, we did some fooling and made our bets. Along the night, I heard him cry, didn’t know who he was, was he a she? Was she a he? But that cry went like forever and inside… here… it grows in echo, it grows and you can’t sleep. I need a forty, so pretty please could you bring me one next time? I truly need a forty and get lost in love with it, so pretty fucking please with sugar on top will you get me one? I’ll pay no matter what, see the bets we had on the new one, we need probably go for eighty-six… have you ever heard ‘bout the deep-six, well, that’s what we need to do sometimes, that’s what we have to came to. The swamp is a bad dirty mama, be careful about her, you don’t get any signs and there suddenly you’ll be done.

Quanto possa essere infettiva l’idea che si origini da una impercettibile variazione dell’animo questo, spesso, non è dato a sapersi tuttavia, è questa stessa incertezza e variabilità a rendere adamantino il risultato caratteriale. Non c’è modo di etichettarne il tono da sventura o di esplicitezza, il percorso viene compiuto a prescindere dalla propria intenzione iniziale di/o volontà. Vorrei non dover scrivere parole e frasi, vorrei essere in grado di escludere del tutto e definitivamente ogni ricettacolo emozionale. Il tempo è un gran tiranno come insegnate e grazie ad esso il volume emozionale che non mi caratterizza più da un po’, si è notevolmente ridotto. Dovrei forse proseguire definitivamente verso l’assoluta certezza che già tanto costringe e comprime e deraglia il mio intento.

Come vedi amico caro la scelta non ha alcun significato razionale, è solo una forma di comprensione lapalissiana per coloro non in grado di rendersene conto. Per questo motivo tu continua pure a porti davanti a diverse vie plausibili, io, non ne vedo più da un po’ ormai, la cosa non mi disturba, non mi entusiasma, non mi fa disperare e mi lascia costante nel mio perseverare in Terminopoli.

See those sparks, don’t panic, as (my) will go they (laugh) turn to ash… and hush, baby, hush those ramblings, getting’ harsh, gettin’ rough, getting’ higher while I wish to open fire, a golden tongue rippin’ through the swamp, ash to ash that’s how it ends ev’rytime. Avaunt! Avaunt! There was nothing more to say, there on the field under the moonshine, under the deep rain of red, there, still there rising with the chanting, rising with the hands, four on the left made a circle of dance, four on the right slow steps, all around deep hummin’ just to hush her fears just to let her open the bag. And there were reddish sparkles everywhere, all around, all went on their knees to angry so talk or stand, to afraid not to bend.

Piove, anima di fulmine felice e tenebrosa si è rimessa definitivamente, mi coadiuva, mi ottenebra, mi fa scrivere di schianto e intanto mentre la sua melliflua bava allaga e tutto occulta e muta e ammorba, i (miei) pensieri o ciò che ne rimane, imbrattano ed impattano sul bianco. I miei, quelli dillusi, privi di linfa e di sangue, sfocati, privi di premura, sanno già cosa fare, cosa elidere da ogni sogno cosa succhiare, dove andare, sanno come ci si accetta e butta via, sanno anche quanto costi lasciare e vivendo, come farsi appena notare e poi annientarsi, sanno e non sanno, credono e temono il mio limite labile, la mia cupa avversione alla linearità. Ciao... scusa se ti ho (fatto) arrecato (male) un danno. Resta in ballo, inizia il ballo, comunque un ballo da tagliare ancora incatenati, anime schiantanti in freddi simulacri ossei, piccola tentazione irriverente solleticante il filo rovente della putrida ovvietà e poi, terribilmente, un volo blasfemo a sbeffeggiare l'abisso. A quanto pare le mie intenzioni differiscono in quanto ad aspettative ma tormentano ed accecano, ingannano e distolgono, covano e speciosamente ti accompagnano. Posso constatarne gli effetti senza poterne calcolare adeguatamente ogni ripercussione, senza avvilirmi in ogni ridondanza ma, avvalendomene, ripercorro ogni strada, ogni taglio sottile affondante tra frazioni e sezioni di materia vascolare ormai spenta, ormai priva di qualsivoglia capillarità.

Asse seconda, a seconda, a sè conta, asseconda e feconda e induce, asse dopo asse, conta dopo conta, frigida rincula e inonda e lo spesso muco dormiente si deforma e poi scuotendosi si crepa e quasi esplode. L'onda congrua finalmente incontra, schiocca e ridonda. Arma cremisi di bianco screziata, volante e feroce e a stento contenuta dagli argini succosi di viola e purpureo trasudanti, intravisti, avvicinati, contesi e poi conquistati ed infine sfregati lentamente… ma poi sempre più velocemente violati. Era solo una timida forma di comunicazione, una impercettibile ed errata computazione tra forza e distanza, tra intento e risultato, tra intelletto fallace e rapide convulsioni cellulari aberranti. Non farti idee strane, il dottore non verrà, non farti idee strane, sei d’un’altra classe e questo è ciò che si farà. Non dovresti trovarti qui, dovresti essere altrove, meglio altrove che qui ripetilo… meglio qui che altrove. Controlla gli spasmi, fattene una ragione, cerca una risposta nel buio nero ed umido in fondo allo sciacquone. Avrai possibilità, forse solo potenziale attitudine a venirne fuori ma del resto nulla (ti) era dovuto. Mettiti l’anima in pace il dottore non verrà oggi.

Piove come in un lungo sogno e per un momento quel dolore striato ma non pulsante, costantemente intermittente, assalente i (miei) nervi costretti e schiacciati in vincoli ossei martorianti il mio volere, che ribalta in un istante l'animo o ciò che sembri esserlo in essenza, si attenua e si piega. Un piede in acqua un piede nella sabbia, c'è una linea che passerà mai. Essa appare, appare dividere in mezzo il tutto, si crede di potervi arrivare ma resta come in nuce, sempre lontana incurante del tempo e nonostante l'accumularsi dello stesso distante, inappropriata, lurida nella sua semplice concretezza. Un piede nella sabbia, un piede nell’acqua, avanzi, cadi, avanzi, cadi, avanzi, muori perché non c’è più corda, non esiste l’uscita di scorta, non esiste un'altra strada parallela che svicoli per te gli ingorghi e gli imbrogli. Un piede nella sabbia, un piede e basta, l’altro giace ormai preda di fameliche presenze. Ciao... non riesco a comprenderti, usiamo un linguaggio comune ma differente nelle articolazioni, nelle intenzioni, nelle parole, nei toni e nei modi, devi aiutarmi a reciderti, mi sosterrai divellendomi un giorno, piango per rimuoverti nel lasciarti incidermi e amandoti morendo ti sussurrerò di decidere quale e quanto sia il tempo che serva, quello che possa considerarsi adeguato. Andrebbe perso, dovrebbe perdersi, ogni singola fibra di ciò che comprendi essere affinché questa turbolenza possa finalmente divampare ed in essa trovare approdo, divenirne parte, stessa sostanza, invisibile.

Spittin’blood all over my birthday cake, someone told me I’d have some nervous seizures but how comes… they should fix the hole in my brain, I’m leaking… see it down my nose, taste it all along, it’s what hidden in my brain with the blood and it flows. Get me to pawnshop I’ll return my case, I need something more adaptive and assertive, I need the main key to be unleashed, oh just sing the way it is, oh just mourn all that was and be. Let the drought grows until the land get open and it’s possible to see right to the embouchure. It’s a long rip you need your strength, it’s a bad trip you need to breath acetaminophen all the way around, it could stink but with it you’ll have a better ground. Need to find the right bayou, there’re many hidden, rising, boilin’up but just one is what you need to come across and you’ll find those bleachers so you know you can’t be wrong.

Piove e niente non è mai stato così vicino, è difficile farne parte, facile ottenerne l'oblio, niente resta abbastanza presente niente... che è ancora la massima aspirazione immaginabile ma non per questo così ineluttabilmente applicabile. Mastico le mie sinapsi, piccole nocciole di follia, anima di fulmine, ormai fuori binario, irraggia e cuoce e vilipende e io la lascio fare perché in fondo l'aspettavo. Solide menzogne umide addensano ogni recalcitrante rivelazione. Attecchiscono sfolgoranti e proliferano come gameti alieni e voraci. Ascolto solo quel brusio delle piccole parti lacerate e sfrigolanti. Ciao... solo un cenno, basta un avverbio, basta un altro canto che si avvinghi e contamini, è necessario, sarebbe necessario che tu capissi quanto sia inopportuno il mio indugiare. Ho speso ogni minuto in grandiosi archi di caduta, ho affinato ogni più improbabile traiettoria e adesso basta la tua incoerenza a legare ogni altra trama prima che ogni singola maglia esploda. Che effetto che otterresti se mi aiutassi. Niente sarebbe ritorto, nulla resterebbe vano ed intentato perché la mia volontà è zero e al contempo persiste e affonda verso l'assoluto a me tanto caro, a me così protendente, lascia che mi si insinui sotto ogni substrato, che viaggi sotto la pelle, lascia che sclerotizzi e che assottigli ogni membrana e che infine si espanda e distrugga ogni più infinitesimale brandello di cellula.

Infection, starts slow, it's a reddish stain and brings warm, then it spreads 'cos wounds are still open and without advice but enough to heal, they get even worse. It's the old way I'm used, it's the only way I can’t control. Pull the plug and let it burns, let it bleeds until I'm done. Words are leaves, words are breath, words are stones within or without any interest, nobody will notice, nobody would wait and tell you the truth nobody should, I would, it's a bad place the one I go, it's hell of a pain to keep it or let it go.

Piove o sono (solo) io a dissanguarmi e sentire tutto il caldo che viene, un blocco gelido in una morsa fluida che scioglie ogni paura e morde sfilacciando, slabbrando ogni tessuto di realtà. Trattenute divellenti intaccano la mia abilità cognitiva in forzature ossimoriche persistenti, il pensiero è l'infezione che tento di arginare, il riflesso affilato che trancia ogni aspettativa distopica nel domani. Doxy è alla porta, non si muoverà da là. Attende ed affila, fila e vomita, studia e brucia, da lì non si sposterà. Evidentemente… Sono solo basse note di basso, il basso che è nella tua anima. Le tue dita sottili fendono l'aria e urticano ogni corda, ognuna quindi vibra perché ancora comandi e veleggi mantenendo a distanza il vuoto siderale. Pensai fosse la cosa migliore in tutto l'universo, una larga vena d'azzurro aprire, sul verde più esterno, lingue uncinate ed irriverenti cromaticamente eccitate. Una sequenza mirabile, successione infinita di riverberi esponenziali accecanti. Sulle creste più instabili vortici tremebondi, sirene mortali, spettri dall'ignoto più profondo vi si accalcano. Il risibile equilibrio sembra restarne immune ma d'improvviso alta s'innalza furente l'alchemica ed impazzisce ogni molecola, riducendo persino il più alto degli spiriti ad una forma colloidale totalmente incapace di risollevarsi, intrappolata e precipitante nell'infinito entropico.

Ambuscade, that was very very simple, damn, got some blood on my trails. Doxy wouldn’t be happy, Doxy will use the bat again and again and again. The apothecary finally gave me some appetency, these are bad times if you ask me… nonetheless I roam, I dig and sometimes I get to break some crumpet, that’s how it goes these times, we know just what happens here and outside the swamp no one cares and nobody will come here. It’s the same old story, nothing changes, nothing really expires. Tintinnabulation breaking through the night, shredding through the silence, slicing, cursing and tearing into dark.

Ed in lettura l’ennesima cartella della Stefani... Già… perché ciò che resta è solo l’eco, non persistente ma appena decifrabile, degli ultimi fendenti e macchie eloquenti di battaglie laceranti nella seta, conflitti nella polvere nera, guerra e dannazione, occasioni perse, litri di plasma su capezzoli infetti. Quello che resta, quello che c’era, quello che ancora non riesco a visualizzare o capire forse perché piove ed io lascio la presa e piove e tutto resta com’era…
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Perché tutto questo? che importa, in principio sembrava tutto così strano, insomma alquanto inusuale ma adesso non ci si fa quasi più caso. Se si potesse osservare il cielo in condizioni normali ci si potrebbe rendere conto che sia quel lasso di tempo che indichi il principio di un’alba ma non...
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12/04/2019 12:48:55
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Commenti

  1. crenabog 09 maggio 2019 ore 18:15
    nel senso che stai partendo? ah sarà per questo che non ti vedo più nella mia bottega... abbracci e manda una cartolina, frate'
  2. AllegroRagazzo.Morto 03 giugno 2019 ore 12:23
    @crenabog: Amico caro, è un periodo difficile da decifrare ed allo stesso tempo persino le mie idee restano poco chiare, iniziando a scrivere dopo un po' mi accorsi che il canovaccio fosse alquanto differente dal titolo che avessi in mente ed allora è stato mio rigore attendere che lo sviluppo si evolvesse sino al punto da poter rientrare in riga e restare in simbiosi con il titolo scritto prima.

    Questo è ciò partorito dalla mia testa e dai miei polmini, non dal fegato, non dallo stomaco, non dal cuore, solo il cranio vuoto, solo un'accettabile corteccia rettile connessa e polmoni marci così marci da rendere nero qualunque fiato rubato o preso, il necessario affinchè questo potesse essere.

    Un caro abbraccio.
  3. crenabog 03 giugno 2019 ore 12:30
    Intanto, che piacere risentirti, grande persona e grande cervello, mi sei mancato ma è anche vero che non scrivevo da due anni qui dentro, quindi ricominciare a sparare bordate non è stato facile. Ma siamo ancora vivi, e pestilenziali quanto basta. Animo, fratello, che non ci hanno ancora sotterrato. Un abbraccio.
  4. Elazar 09 giugno 2019 ore 23:15
    L'amico Crena ha ragione, credo anch'io che scrivere e leggere in un certo modo pretendano allenamento. Quando si lascia è difficile riprendere e da questo punto di vita la tua lettura non è certamente delle più facili- Interessante e profonda sempre.
  5. AllegroRagazzo.Morto 11 giugno 2019 ore 12:24
    @crenabog: dato un periodo ti tempo abbastanza lungo, l'indice di sopravvivenza tende inevitabilmente a zero tuttavia, io ho già fatto il bucato e lavato i miei panni sporchi, quelli ovviamente lavabili, il resto è bruciato. Lo spirito nonostante tutto mi tormenta avvelenandomi ma probabilmente ne avverto il bisogno perchè altrimenti preferirei certamente perdere l'abilità di posare una matita e dare forma ai miei pensieri. siano codesti buoni, idioti, inefficacemente sabbiosi non importa... restano necessari e sufficienti alla mia sanità o ciò che ancora mi resti. E' dura sotterrare chi abbia inventato la pala:)

    Un caro saluto!
  6. AllegroRagazzo.Morto 11 giugno 2019 ore 12:38
    @Elazar: è sempre un onore per me leggerti nei commenti e ti ringrazio caramente, a volte attraverso periodi nei quali ciò che abbia in mente di scrivere resti saldamente inibito nei meandri della scarsa coscienza che mi pervada. L'abilità di evidenziare, comprendere ed analizzare l'insieme dei fatti che (mio malgrado) si verifichino all'interno della sfera personale è indipendente dalla mia volontà.

    Se non avessi avuto in mente paludi misteriose d'oltre oceano, quella lingua ancora incerta ma anche così strana usata da coloro ancora freschi del luogo ma già forse consapevoli dei problemi in agguato e delle guerre e di tutto il resto, non sarei riuscito a terminare questa prima tappa del viaggio.

    Ho avuto modo di cedere ad abitudini deleterie ed autodistruttive molte volte, non si è trattato di una situazione isolata o unica, mi ricapiterà e mi capita e l'unico modo che abbia e che mi consenta di limitarne i danni è lasciare che le cose dalla mia testa arrivino su quel dannato foglio e poi che le dita ritrasferiscano il tutto su questo nero.
  7. crenabog 11 giugno 2019 ore 18:04
    approfitto del rapido passaggio per lasciare un caro saluto a te e al buon @Elazar augurandomi che tutti noi della vecchia guardia si riesca a tornare a scrivere con maggiore frequenza e valore, e dignità, anche di argomenti oltre alle nostre affabulazioni talvolta ermetiche, perchè il livello che ho visto sembra essersi ridotto a poesiole, pensierini, vaghe stelle dell'orsa e lamenti funebri di qualche pastore errante dell'asia centrale ahahah va be' sono sempre il solito miscelatore di nefandezze, mi perdonerete. abbracci virili e buona vita a entrambi. ah, faccio presente che il correttore del pc mi dà sempre errore quando scrivo perchè, perchè l'accento è messo al contrario, gran cosa blasfema come mi è stato rimproverato ma siccome vado sempre di fretta non me ne cale e tantomeno del mettere le maiuscole dopo il punto. e poi, diamine, riuscite a leggere e apprezzare il Miller di Tropico del Capricorno e fate le pulci a me? eheheheheheheh

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