Autenticità dell'essere

17 ottobre 2017 ore 07:57 segnala
Vorrei dirti di essere te stesso, naturale e spontaneo, essere così come sei quando non hai paure, o sei con persone di cui ti fidi.
Non sono solo le paure a renderti meno autentico, a volte, per vari motivi, non vivi secondo il tuo vero essere, secondo i tuoi valori, abilità, visione della vita. Non fare le cose per compiacere gli altri.
Vivi secondo la tua reale essenza senza crearti un personaggio di facciata per gli altri,non credere di essere meglio di come sei in realtà.
Tutti, chi più e chi meno, abbiamo a volte vissuto in base ad una facciata che volevamo mostrare agli altri, ma è impossibile provare felicità e benessere se non si vive secondo il proprio vero “io”.
Se ci preoccupiamo eccessivamente di piacere, probabilmente otterremo l’effetto contrario, finiremo per mostrare l’immagine peggiore, perché non si può essere naturali se facciamo di tutto per voler dare la miglior impressione di noi.
Accettare se stessi è la chiave per migliorarsi, siamo unici ed irripetibili e tutti abbiamo lati positivi e negativi, siamo noi a decidere, cosa ci importa di più. Apparire bene o essere felici? Chiediti questo: se riesci a dare una buona immagine di te , cosa ci guadagni? Gli altri avranno una buona impressione di te, ma sarai insoddisfatto per non aver esternato la tua vera essenza.
Non indossare mai una maschera per piacere, ciò che dovrebbe importare di più è il tuo benessere e questo si ottiene quando ti mostri così come sei.
L’autostima è il pilastro che sta alla base del tuo benessere e della tua crescita emotiva. Il modo in cui ti senti in relazione a te stesso ha conseguenze su ogni singolo aspetto della tua vita, in altre parole, dalla stima che hai di te stesso dipende il tuo funzionamento nel lavoro, nell’amore, in famiglia.
Non esiste, infatti, una sola difficoltà psicologica che non sia attribuibile alla mancanza di autostima. Ed è così perché di tutti i giudizi ai quali sei sottoposto nella tua vita, nessuno vale tanto quanto quello emesso da te stesso.
Impara ad accettarti e soprattutto ad amarti.
Tu hai il potere di riconoscere le tue zone di auto sconfitta, indagando sul perché sei rimasto intrappolato, solo in questo modo potrai superare la bassa autostima ed è un processo che richiede un grande lavoro su te stesso, esaminando a fondo il tuo Io. La tua mente è la chiave della sopravvivenza, è il pilastro centrale su cui si regge un’autostima salutare. Se sei cosciente di questo, potrai raggiungere un adeguato grado di conoscenza delle tue azioni.
Abbi coraggio di essere ciò che sei, conserva la coerenza tra ciò che pensi, senti, agisci dentro di te e il modo in cui lo fai con il mondo esterno. Non è possibile rassegnarsi al sottomondo dell'inespresso e del non vissuto.
Convinciti che non vivi per servire gli altri né viceversa, che l’autosacrificio non contribuisce ad aumentare la tua stima o diminuire le tue colpe, che ci vuole coraggio per essere egoisti in modo onesto.
L’autotortura non è un’opzione di vita soddisfacente, per quanto ci sei abituato. Sforzati di creare un concetto nuovo di te stesso, anche se ciò implicherà un profondo processo di riadattamento.
Non sarai l'unico a subirlo: chi ti circonda dovrà lasciare da parte certi atteggiamenti per superare ed accettare il riadattamento. È probabile che cerchi di manipolarti e ricattarti per farti tornare ad essere ciò che eri prima, e per questo dovrai essere forte.
In bocca al lupo!

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Vorrei dirti di essere te stesso, naturale e spontaneo, essere così come sei quando non hai paure, o sei con persone di cui ti fidi. Non sono solo le paure a renderti meno autentico, a volte, per vari motivi, non vivi secondo il tuo vero essere, secondo i tuoi valori, abilità, visione della vita....
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L'uomo medio...

15 ottobre 2017 ore 07:37 segnala
Sicuramente lui avrà detto che la vita con l’altra non è più soddisfacente, magari addirittura giurato di essere ormai separato in casa, e comunque da quando conosce voi le cose sono cambiate.
Avete passato anche il periodo delle promesse: avrete fantasticato insieme di una vita futura, di costruire qualcosa, insomma lui deve lasciare lei per mettersi con voi.
Qui le coppie di amanti si dividono in due categorie: quelli che fanno quello che dicono e quelli che non lo faranno mai.
Moltissimi non decidono. O meglio dentro di loro hanno già deciso perché non lasceranno mai la moglie e i figli ma in realtà non lasceranno mai neanche voi. Aspettano che decidiate voi.
Perché questo?
Innanzitutto perché l’uomo medio è un vigliacco.
Lasciare non solo significa prendere una decisione e una responsabilità.
Anche se ho tirato la corda per anni, anche se ti ho detto che non posso lasciare i figli perché sono troppo piccoli, anche se ti ho detto che non posso lasciare la moglie malata, anche se ti ho detto che non posso lasciarla perché mi rovinerebbe economicamente, quando tu mi chiederai ma allora lasci me lui non risponderà o ti dirà di no.
In realtà è una farsa: è lui che ha già lasciato te, è lui che ha già preso una decisione, e lui che non riesce a staccarsi dalla moglie, per quanto tu sia importante (anzi ti ha detto la cosa più importante della sua vita).
Il problema che la cosa più importante della sua vita è l’altra, forse anche per questioni economiche o altro. O i figli, che però c’erano già prima (a meno che non vi avesse detto fin dall’inizio “io non lascerò mai i miei figli”, non barate con voi stesse, e quello che si dice a letto va confermato lontano dal letto).
L’uomo medio è anche un essere egoista. E utilitaristico.
Lui lo sa che è brutto “approfittare” di te da questo punto di vista ma trascende ogni suo controllo. Al punto che arriva a pensare che in fondo anche tu hai goduto del piacere comune e quindi siete pari. È vero, in parte, ma se sei un uomo e sai che è finita non la cerchi più. O no?
Ricorda: l’uomo medio non vuole neanche sentirsi in colpa nei tuoi confronti. Quindi, se sarai tu a lasciarlo, sarà una decisione tua, una responsabilità tua, non importa se è lui che ti ha tirato per il collo fino ad arrivare a questo punto. Quello che conta è chi ha deciso, chi ha comunicato all’altro ufficialmente adesso basta.
Tutto ciò è una finzione, è pura ipocrisia, ma tranquillizza tanto il nostro uomo che è così legato alla forma. In fondo sta con la moglie spesso per forma, per consuetudine, perché è giusto così nella società e nella sua economia di scala.
La cosa drammatica è che non pesano le tue lacrime e la sofferenza che puoi provare nell’attesa di uno che non arriva mai. Per lui è molto più importante di qualsiasi calvario il fatidico addio di un momento.
Perché quella è una decisione finale che non lascia speranza. Chi dice addio ha deciso per due e lui proprio non se la sente. E per fare questo, cioè per provocare il vostro Addio al posto del suo, è spesso disposto a mettere in atto crudeltà di coppia che potrebbe tranquillamente risparmiarvi.
Che dire in questi casi? Dovete avere il coraggio di lasciare da parte tutto il bagaglio di cose belle che avete raccolto in questi anni nei quali avete fatto l’amante.
Può avervi detto che siete la donna più importante del mondo, che non può vivere senza di voi, ma se lui non è disposto a tutto pur di vivere con voi, non solo non lo farà mai ma non è l’uomo della vostra vita, per quanto vi piaccia e per quanto voi siate innamorate di lui.
Quindi inutile recriminare, peggio ancora tentare di vendicarsi, o sperare nell’insperabile. Fate come vuole lui: lasciatelo. Mettete una pietra tombale su chi non deciderà mai.
Qualcuna di voi pensa ogni tanto di dirlo all’altra. Pensateci bene: volete davvero delegare a un’altra una decisione che lui non vuole prendere, a prescindere dal fatto che non è detto che lei lo lasci e lui, probabilmente, vi odierà e ripudierà?
Siate superiori: voi potete ancora guardarvi allo specchio senza schifarvi.
Lo fate per vendicarvi? Di che? Di promesse mancate? Di bugie dette per tirare avanti? Non dategli la soddisfazione di dire e di dirsi “vedi? Era la donna sbagliata”. E poi, se proprio dovete sfogare la vostra rabbia, la miglior vendetta è ignorarlo.
Ma non è la vendetta che vi renderà felici, anzi, vi sentirete in colpa, dopo. Non aggiungete la gogna al peso del dolore.
Domanda finale: e se fosse solo questione di “altro” tempo? Se dopo tutti questi miei sforzi lui è a tanto così dal decidersi?
Dentro di voi avete già la risposta. Avete fatto una maratona aspettando che lui si decidesse. È sembrato che fosse così diverse volte, troppe volte. Se le volte che lui ha promesso e non ha deciso sono troppe, se sono passati davvero anni con il tira e molla, provate a lasciarlo davvero. I casi sono due: o impazzisce e corre da voi o sparisce.
Attenzione: Lasciarlo significa lasciarlo davvero. Niente messaggi, niente telefonate, niente social o caffè. Sparite. Solo così toccherà con mano che cosa significa non avervi. Basta una telefonata, invece, per capire che siete lì ad aspettarlo, per rassicurarlo. No, sparite. Deve venirvi a cercare per il mondo. Istruite gli amici: nessuna notizia deve trasparire, a parte quella che avete iniziato a uscire. Occhio alla gestione dei social: dovete sparire dalla sua bacheca, e lui vedere solo quello che volete fargli vedere.
Di solito questo provoca un silenzio tombale di due settimane. Poi i casi sono due: o era davvero finita o lui si rifarà vivo. Attente: è inutile un ritorno che ripropone lo stesso stand by. È inutile vedersi un’ultima volta perché non è bello lasciarsi così. Non confondete la sua voglia/speranza/bisogno di avvicinarsi l’ultima volta con l’amore.
Non esiste amore che non riesce a vivere con voi. Quindi non prolungate la vostra agonia buttando via i vostri sforzi di silenzio, se lui non ha davvero lasciato, una volta per tutte, la sua vita precedente per voi.
Mentre decidete se regalargli qualche mese in più di prova o lasciarlo pensate bene a una cosa: tutto questo per voi è un costo. Che non è solo la sofferenza dell’attesa e della disattesa, è soprattutto quello del tempo che passa.
Tempo perduto a rincorrerlo e non destinato a un altro uomo che magari vi aspetta dietro l’angolo. A voi sembra impossibile che sia così, un mondo senza di lui ma, come diceva Montanelli, i cimiteri sono pieni di gente indispensabile.
L’uomo della tua vita non è quello che dice non posso vivere senza di te, ma che poi non può stare con te…
ennebi: per tutte le donne che ancora credono...............
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Sicuramente lui avrà detto che la vita con l’altra non è più soddisfacente, magari addirittura giurato di essere ormai separato in casa, e comunque da quando conosce voi le cose sono cambiate. Avete passato anche il periodo delle promesse: avrete fantasticato insieme di una vita futura, di...
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Aspettativa mancata

12 ottobre 2017 ore 23:17 segnala
Le aspettative elevate si rivelano spesso tristi disinganni. Questo ci capita con frequenza quando si tratta di persone nelle quali riponiamo desideri e speranze che svaniscono giorno dopo giorno. Perché a volte, ad ingannare non sono le apparenze ma le aspettative. È quando le aspettative sono ridotte a zero, che si apprezza veramente ciò che si ha. Quando Michelangelo, il meraviglioso pittore, architetto e scultore rinascimentale vedeva un blocco di marmo, immaginava un essere addormentato che meritava di essere risvegliato. La magia era lì, nascosta e latente. Non doveva fare altro che prendere i suoi strumenti da lavoro e, colpo dopo colpo, dar vita ad una bellissima opera, con pazienza, originalità, ingegno e passione.
Le aspettative, dunque, sono positive finché sono realiste e agiscono come motore per la motivazione. Tuttavia, non bisogna mai dimenticare che le migliori relazioni sono quelle sulle quali si lavora giorno dopo giorno, perché è così che nasce la perfezione del vincolo. È così che nasce la magia di una relazione ideale, in quell’impegno quotidiano in cui si limitano gli angoli, in cui si scolpiscono gli spazi comuni, in cui si definiscono le rotondità che rendono speciale una coppia, i punti in cui riposare e i rilievi che definiscono un’amicizia unica o un amore speciale.
Perché oltre all’apparenza e alle aspettative elevate, risiede senza dubbio l’umile bellezza di ogni persona, che merita di essere scoperta con delicata pazienza e tramite un deciso compromesso, istante dopo istante.

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Le aspettative elevate si rivelano spesso tristi disinganni. Questo ci capita con frequenza quando si tratta di persone nelle quali riponiamo desideri e speranze che svaniscono giorno dopo giorno. Perché a volte, ad ingannare non sono le apparenze ma le aspettative. È quando le aspettative sono...
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Amor proprio

10 ottobre 2017 ore 07:27 segnala
Non voglio portare rancore, perché non è un buon amico, per questo non lo voglio con me. Il rancore fa provare paura, ed è precisamente della paura che ho bisogno di liberarmi. Non significa che ho paura di te, ho solo paura di rivivere le mie sofferenze.

Se combatto questa paura, finalmente potrò combattere anche tutte le altre.

Io ti amavo e mi fidavo di te, sai? In realtà non volevo niente di straordinario e, se lo avessi saputo, non ti avrei permesso di ferirmi. Non dimenticherò mai questo dolore insopportabile, né tutto quello che mi hai insegnato. In fondo, posso ringraziarti per qualcosa.

Ho imparato che non possiamo dare a qualcuno qualcosa che non vuole. Ti sei concesso il lusso di farmelo capire molto chiaramente; e mi hai fatto anche capire che è molto importante sapere quando qualcosa nella tua vita va male e ti sta consumando.

Ebbene sì, mi sono resa conto che sei stato dannoso per me, tanto da impedirmi di andare avanti per molto tempo.
Come disse qualcuno una volta, il vero odio è il disinteresse e l’omicidio perfetto è la dimenticanza. Non voglio lanciare una pietra in alto, perché so che poi cadrà sulla mia testa. Non mi renderebbe felice, aggiungerebbe solo miseria alla mia vita senza senso.

Dicono che sanguinare non faccia male, che è piacevole, come dissolversi nell’aria o respirare profondamente. Vale lo stesso con il dolore dell’anima, in qualche modo ti anestetizza e ti rende incapace di capire ciò che ti sta succedendo, finché non è troppo tardi.

Forse mentre scrivo queste parole scorrono sul mio viso lacrime di sangue e di puro dolore, ma sto riprendendo il comando su me stessa e sto girando il timone, perché è arrivato il tempo di andare avanti e superare quello che mi hai fatto.

Voglio dirti che scrivo questa lettera perché dietro queste parole coraggiose esiste un’enorme tristezza, un’infinita umiliazione e una lieve illusione. Sento che sto camminando su un vulcano mentre la mia vita è appesa a un filo. Sto camminando con addosso il peso di quello che tu hai fatto alla mia anima.
Ho bisogno di poco per stare bene e per questo devo liberarmi di tutto questo dolore. Tutte le esperienze dolorose lasciano dentro di noi un seme che crescerà e ci farà sentire liberi.

La verità è che oggi mi sono chiesta se potevo fare qualcosa di importante, e allora ho deciso di scrivere questa lettera. Questa lettera non è per te, ma per me, per potermi liberare di te. Mi sono fermata a pensare che non voglio niente di negativo nella mia vita e mi sono resa conto che tu facevi parte delle cose negative, come il tuo modo di farmi sentire.
Sono giunta alla conclusione che riflettere su di te è il più grande atto di amor proprio che posso fare verso me stessa. Oggi posso finalmente dire che mi hai fatto un favore, perché ora più che mai amo me stessa e so che non voglio trasformare il mio corpo nella tomba della mia anima. So che posso affrontare tutto ciò che ho dentro. Non bisogna avere paura di vivere, bisogna solo imparare di nuovo a farlo.




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Non voglio portare rancore, perché non è un buon amico, per questo non lo voglio con me. Il rancore fa provare paura, ed è precisamente della paura che ho bisogno di liberarmi. Non significa che ho paura di te, ho solo paura di rivivere le mie sofferenze. Se combatto questa paura, finalmente potrò...
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09 ottobre 2017 ore 23:08 segnala
Per averti vicino, devo starti lontana ma ricordati che se tu dovessi vivere 100 anni io chiederei lassù a qualcuno di farmi vivere 100 anni meno un giorno perché senza te non ci so stare....

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Per averti vicino, devo starti lontana ma ricordati che se tu dovessi vivere 100 anni io chiederei lassù a qualcuno di farmi vivere 100 anni meno un giorno perché senza te non ci so stare.... « video »
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Dignità

07 ottobre 2017 ore 13:27 segnala
L’amore ha ed avrà sempre un limite che si chiama dignità. Perché il rispetto per se stessi ha un prezzo molto alto, che non ammette sconti, con cui saziare un amore che non riempie, che ferisce e indebolisce.
Pablo Neruda diceva “è così breve l’amore e così lungo l’oblio”. Nel mezzo rimane sempre la luce di una lucciola che si accende per natura nelle notti buie, per indicarci il limite, per ricordarci che è meglio un lungo oblio che un lungo tormento in cui finiamo per vendere la nostra dignità.
Talvolta non c’è altro rimedio che dimenticare i propri sentimenti per ricordarsi di quanto valiamo. Perché la dignità non va persa per nessuno, perché l’amore non si elemosina e non si supplica; è vero che non bisogna mai perdere un amore ma nemmeno spezzare i legami delle nostre relazioni affettive. È molto frequente attraversare questa frontiera senza volerlo, fino a lasciarci portare ad un estremo tale in cui i nostri limiti morali si indeboliscono; pensiamo che per amore valga la pena fare tutto e che ogni rinuncia sia piccola e giustificata.
Perché l’amore e la dignità sono due correnti in un oceano in tempesta in cui persino il marinaio più esperto può perdersi.
La dignità agisce sempre ascoltando la voce del nostro Io per garantire l’esistenza delle cose più belle dell’essere umano, come il rispetto di se stessi e degli altri. Il concetto di amor proprio acquisisce il suo massimo significato, perché la dignità se ne nutre per proteggersi e affermare l’autostima, ma senza mai danneggiare gli altri, senza causare effetti collaterali.
La dignità ha un prezzo molto alto, non si vende, non si perde e non si regala. Perché una sconfitta al momento giusto è sempre più degna di una vittoria non combattuta. Forse usciamo dalla battaglia con il cuore intero e a testa alta, ma la tristezza infetterà i giorni a venire e le speranze.
Le persone tendono a pensare che non ci sia niente di peggio che essere abbandonati da qualcuno che amano; non è così: la cosa più terribile è perdere se stessi amando qualcuno che non ci corrisponde.
In un amore sano e dignitoso non c’è posto per martiri e rinunce, non si dice che va tutto bene solo perché si ha accanto il proprio partner. In realtà, in questo caso, non gli siamo vicini, ma viviamo nella sua ombra, in uno spazio in cui non c’è sole per il nostro cuore né aria per le nostre speranze.
I sacrifici hanno dei limiti che vanno segnalati. Non siamo obbligati a trovare una soluzione a tutti i problemi del nostro partner, ad offrirgli la nostra aria affinché respiri e a offuscare la nostra luce affinché la sua possa splendere, non dimentichiamo che il vero limite è la dignità.
L’amore si sente, si tocca e si crea giorno per giorno. Se non ne riceviamo, non servirà a nulla chiederlo e nemmeno aspettare seduti, in attesa di un assurdo miracolo. Accettare che non ci amano più è un atto di coraggio che ci risparmierà situazioni estreme e distruttive.
La dignità è e sarà sempre il riconoscimento dei nostri meriti e ci meritiamo sempre il meglio. È sempre meglio una solitudine degna che una vita piena di carenze, di relazioni incomplete che ci fanno credere di essere attori secondari nel nostro stesso teatro. Non dobbiamo permetterlo, la dignità non va persa per nessuno.

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L’amore ha ed avrà sempre un limite che si chiama dignità. Perché il rispetto per se stessi ha un prezzo molto alto, che non ammette sconti, con cui saziare un amore che non riempie, che ferisce e indebolisce. Pablo Neruda diceva “è così breve l’amore e così lungo l’oblio”. Nel mezzo rimane sempre...
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Invalidità narcisistica

03 ottobre 2017 ore 08:45 segnala
La tua vita non è affatto facile. Vivi con mille difficoltà, se devi prendere una decisione ti tormenti su cosa è giusto e cosa è sbagliato per la tua immagine; non riesci mai ad interrogarti su cosa ti piacerebbe fare, su quello che ti renderebbe felice!
Non importa quanto socialmente abile appari ai miei occhi, ti porti dentro un abisso nel quale non riesci a scrutare e questo è solo il principio dei tuoi problemi.
Vivi una vita che non vuoi.
Non riesci a fare ciò che davvero ti piace perché nella realtà dei fatti tu non sai cosa desideri. Non lo sai perché non sei in contatto con il tuo "IO più profondo”.
Fai ciò che fai solo per rinforzare la tua immagine, l’immagine che tu hai di te e quella che gli altri hanno di te.
Vivi esperienze solo per poterle raccontare agli amici, per poter raccontare quanto sei stato magnifico in determinate circostanze, ti stai costruendo un futuro di infelicità e questo è ciò che si chiama invalidazione narcisistica.
Sei intrappolato nella tua stessa vita. Ti impegni e cerchi di costruirti un’esistenza disperatamente perfetta ma dato che non agisci secondo le tue reali necessità, ti senti spesso insoddisfatto e, non capendone le ragioni, scarichi la responsabilità sugli altri, te compreso.
Tutti pensano che tu sia incapace di amare, ma la verità è che non sei capace di accettare l’amore di un’altra persona e ti precludo ogni forma di vero benessere.
Perché ti racconto tutto questo?
La tua ferita narcisistica si è alimentata, anno dopo anno, e ora ti ritrovi con una personalità malstrutturata, difficile da rimettere a posto.
La tua condanna all’infelicità.
Ti impegni a costruire diverse facciate grazie alle quali cerchi di emergere in società ma interiormente ti senti isolato dalle persone che ti circondano: sei emotivamente scollegato dal mondo e non puoi farci nulla.
Non riesci a tollerare le “imperfezioni” perché senti che ti riflettono negativamente. Se tutto ciò che ti circonda è perfetto e gli altri ti apprezzano, allora ti senti bene con te stesso, ma solo per un breve momento perché la tua incapacità di interfacciarti ai tuoi bisogni più profondi ti condanna a essere un infelice a vita.
E continui a rincorrere un’immagine perfetta di te, come potrai mai essere felice? Le tue azioni, i tuoi pensieri e le credenze su te stesso e sugli altri, sono la causa principale della sofferenza che c’è nella tua vita e sei inerme.
Vivi tutto come una competizione, perché ti eccita qualsiasi cosa che può sottolineare la tua superiorità, tuttavia se perdi puoi anche negare la realtà o distorcerla, se il tuo partner è abbastanza debole riuscirai a imporgli la tua visione delle cose, così da uscirne sempre vincente, almeno all’apparenza. Apparenza, ecco la parola che meglio si sposa con la tua intera esistenza.
Basi ogni tua decisione su un’immagine ideale, quella che hai di te. Non hai vere opinioni, non sai ciò che ti piace nè quello che non ti piace. Nel quotidiano riconosci solo quello che può farti male: il rifiuto. Odi essere rifiutato perché ti ricorda che non sei amabile, che non sei poi così “ideale”.
Ecco perché ti circondi di persone che possono apprezzarti, che devono apprezzarti. Ecco perché tendi a legare con qualcuno che abbia una personalità strutturata su misura alla tua: qualcuno con un disturbo di dipendenza o con una spiccata sindrome abbandonica, qualcuno che possa assecondarti.
Quel qualcuno si lega a te e tu puoi tormentarlo, non perché lo desideri ma perché hai bisogno per confermare il tuo valore, per confermare che sei davvero così necessario, davvero così forte.
Perché non cambi? Perché non capisci neanche di avere una scelta, quindi come potresti comportarti diversamente?
Usi armi come senso di colpa, seduzione, adulazione, senso dell'abbandono, ma lo fai solo perché non conosci altre strade per avere approvazione. Per il tuo partner questo è crudele, per te che lo vivi e inizi a esserne consapevole, è triste.
Le tue manipolazioni sono deleterie, perché per ogni conferma che ti conquisti, devasti la sua autostima e dopo breve tempo inizierà a perdere il senso del sé, perderà se stessa, perché la porterai a fare tutto in funzione di te.
Il tuo occhio giudicante condizionerà ogni sua azione e ogni sua scelta.
Il dolore e la rabbia che fai provare nelle relazioni con gli altri, tu le provi da sempre. L’unico sentimento che riconosci come legittimo è la rabbia. Questo sentimento è strettamente legato alla tua ferita narcisistica ma anche qui non puoi spingerti oltre perché dovresti parlare della tua infanzia.
Sei tremendamente permaloso: non tolleri le critiche, neanche quelle più banali. Non le tolleri perché mettono in discussione la tua immagine e questa è tutto ciò che hai. Cerchi intorno a te consensi e approvazioni perché tu da solo, non sai darteli.
Hai paura del confronto, ecco perché ti poni sul piedistallo! Per sfuggire a ogni confronto.
La tua risposta rabbiosa, la tua percezione di grandiosità e spesso di arroganza, l’eccessiva svalutazione di chi ti è accanto e l‘incapacità di comprendere l’altro, sono indici del malessere che ti porti dentro.
Sei incapace di capire le emozioni altrui e di attivare azioni costruttive, tutti i tuoi atteggiamenti sono fortemente distruttivi.
E’ questo per te il punto, il potere e non l’amore.
Il tuo "ti amo” significa che ti appaga sapere che c'è qualcuno che riesce a mettersi da parte per la tua felicità e ancora più di tutto, ti piace che riesca ad accettare il fatto che tu non faresti mai lo stesso per l'altro.
Ed attraverso l’abile uso di gaslighting farai sentire colpevole gli altri e in obbligo nei tuoi riguardi senza neanche sapere bene il perché…
Quando dici ti amo, esprimi la tua soddisfazione, perché il tuo unico obiettivo è quello di alleviare le tue pene e indipendentemente da quanto saranno duri gli sforzi dell'altro, non ti faranno mai sentire abbastanza amato, abbastanza rispettato o abbastanza apprezzato perché c’è sempre qualcosa che sbagli.
Concedi il tuo amore a piccole dosi, quasi come gocce di un veleno che lentamente uccide, questo non è amore, tu non sai amare, non sai amare nessuno, non ti illudere, non sai amare neanche te stesso e non esistono lezioni d'amore per imparare.
A causa dei neuroni specchio o di più probabili meccanismi inconsci, talvolta finisci anche per provare disgusto di te stesso ma metti subito da parte questo sentimento: è anche per questo che dici ti amo, perché ti piace poter amare te stesso attraverso altri. Odi ammettere i veri motivi e non lo farai mai perché un’ammissione svelerebbe la grossa illusione che vive la tua mente.
Ami perché sai che i tuoi bisogni sono sempre più profondi degli altri, i tuoi valori più ideali e anche i tuoi problemi sono più grandi di altri e come tali hanno la proprietà.
Sei abile a generare confusione e dubbi, beh, è anche per questo che ami! Perché ti senti così importante da continuare il rapporto di amore nonostante i trattamenti che quotidianamente riservi.
A causa del disgusto celato che provi verso te stesso, hai bisogno dell'altra per sentirti appagato, hai bisogno di qualcuna da usare come un sacco da boxe così puoi sentirti bene con te stesso e non ti interessa se intanto sono gli altri a soffrire.
Ami perché ti piace il modo in cui ti senti quando ti osservi attraverso altri occhi ammiranti. Se il tuo pubblico esclusivo, il tuo più grande fan e la tua ricerca incessante di lei ti fa sentire onnipotente.
Riesci a manipolare le idee altrui, riesci a modellare l’opinione che hanno gli altri di te, così da passare sempre per “quello buono”.
Ami perché ti piace nutrirti di altri per colmare il tuo profondo e incolmabile vuoto interiore.
E’ più comodo amare chi davvero ti ama, piuttosto che osservarti davvero dentro. Puoi gongolarti nella tua natura narcisistica e puoi farlo anche grazie a chi davvero ti ama.
Solo uno psicoanalista, con esperienza in questo campo, potrebbe avere una chance ma non vuoi considerarlo neanche: in un percorso introspettivo dovresti affrontare la tua più grande paura e ammettere i tuoi errori . Dovresti ammettere che le tue azioni, i tuoi pensieri e le tue credenze su te stesso e sugli altri, sono la causa principale della sofferenza che c’è nella tua vita. Non potresti mai ammetterlo perché nella tua attuale visione solo i deboli si mettono a fare queste cose e tu sei un debole.
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La tua vita non è affatto facile. Vivi con mille difficoltà, se devi prendere una decisione ti tormenti su cosa è giusto e cosa è sbagliato per la tua immagine; non riesci mai ad interrogarti su cosa ti piacerebbe fare, su quello che ti renderebbe felice! Non importa quanto socialmente abile appari...
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03/10/2017 08:45:27
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Grande amore

30 settembre 2017 ore 05:40 segnala
Per qualche motivo che ignoro mi piaci moltissimo. Molto, niente di irragionevole, direi quel poco che basta a far si che di notte, da solo, mi svegli e non riuscendo a riaddormentarmi, inizi a sognarti.
(Franz Kafka, Lettere a Milena)
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Per qualche motivo che ignoro mi piaci moltissimo. Molto, niente di irragionevole, direi quel poco che basta a far si che di notte, da solo, mi svegli e non riuscendo a riaddormentarmi, inizi a sognarti. (Franz Kafka, Lettere a Milena) « video »
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Puoi tenere tutto

26 settembre 2017 ore 08:41 segnala
Nonostante tutto, non rivoglio indietro niente.
L'amore, l'odio, la rabbia, i pianti, la mancanza sognatrice da lettere strappalacrime e quella arrabbiata da pugni contro il muro.
I ricordi, i rimpianti, i rimorsi e i ripensamenti. L'incoerenza e l'ipocrisia.
Non rivoglio nulla, anche se tante volte ho detto il contrario.
Non me ne farei nulla del mio amore disperato, delle notti insonni che ti ho dedicato.
Sentirei solamente il bisogno di riversarli su qualcun altro.
Non rivoglio nulla perché, forse l'ho capito troppo tardi, in fondo ti sei preso il peggio di me.
Mi hai liberata di quell'amare sbagliato, ti sei preso tutte quelle ossessioni e quelle paure che mi portavano a non vedere il male che facevi e a salvare solo il bene, ad adorare e ammirare i pochi bei ricordi come se non avessi mai più potuto ricevere amore da nessun altro.
Mi hai liberata dalla mia testardaggine senza uscita, dalla convinzione sbagliata di poter cambiare una persona solo amandola abbastanza, dall'ingenuità di chi si ostina a credere che tutto possa migliorare anche mentre il terreno gli crolla sotto i piedi.
In fondo, amando te ho imparato ad amare bene.
Amandoti male, nel modo sbagliato, dandoti mille e ricevendo zero.
Cercando di cambiare quella che ero per compiacerti.
Sentendo la mancanza di qualcosa che avevo vissuto soltanto io, perché tu eri troppo impegnato a fare altro.
Non rivoglio nulla, davvero.
Non rivoglio tutto quell'amore sbagliato. Perché ora so come si ama, so chi lo merita e so come evitare di distruggermi.
Puoi tenerti tutto, davvero.
Puoi tenerti quella parte di me che ci ha provato in tutti i modi, senza mai capire che l'unico vero sbaglio eri tu.
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Nonostante tutto, non rivoglio indietro niente. L'amore, l'odio, la rabbia, i pianti, la mancanza sognatrice da lettere strappalacrime e quella arrabbiata da pugni contro il muro. I ricordi, i rimpianti, i rimorsi e i ripensamenti. L'incoerenza e l'ipocrisia. Non rivoglio nulla, anche se tante...
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26/09/2017 08:41:16
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Se potessi...

26 settembre 2017 ore 08:39 segnala
Oggi pensavo.
Se potessi portarti nella stradina che percorro ogni giorno per andare al lavoro, se potessi essere lì con me anche solo per qualche minuto, credo che capiresti quel qualcosa di me che ti è sempre sfuggito.
È una di quelle vie secondarie strette e anguste in cui non c'è nulla se non case, garage e qualche auto parcheggiata sul ciglio della strada. Uno di quei pezzi di città che percorri senza pensarci, tappe obbligate, di passaggio, senza nessun punto di riferimento particolare.
Ma camminare lungo quei duecento metri scarsi è indubbiamente la mia parte preferita della giornata.
Il cielo che si vede da quella strada.
La vita che si respira in quella strada.
La pace, la calma, la lentezza.
È uno di quegli angoli in cui ambienterei mille storie e farei vivere mille personaggi.
Se solo potessi decidere di metterti lì, magari in una sera di fine primavera, in quello spicchio di giornata in cui il sole è appena tramontato e il cielo sembra non volerlo lasciare andare e tenersi la sua luce fino all'ultimo, in quel momento in cui le persone tornano verso le loro case stanche ma soddisfatte, oppure imbronciate dopo una giornata storta, o ancora assorte, preoccupate, affamate, sempre con qualcosa per la testa... se potessi farti sentire quanta vita c'è in quei pochi metri.
Se solo potessi portarti lì, farti assaporare il silenzio di quel rimasuglio di città che pare dimenticato da tutti, e farti ascoltare le nuvole che si muovono così velocemente, le auto che sfrecciano così lontane, le luci dei lampioni che iniziano timidamente ad accendersi.
Non ho ancora imparato ad amare questa città, non sa ancora di casa, è ancora troppo diversa da dove sono cresciuta, ma quella strada... quella strada è un'altra storia.
Se potessi portarti in uno di quei non-luoghi che mi fanno sempre saltare un respiro per quanta vita mi trasmettono, forse ti sarebbe finalmente chiaro come ragiona la mia testa che ti sei sempre lamentato di non capire.
Tu sei stato il mio non luogo per tanto tempo.
Non avevi nulla di speciale, non eri una via affollata del centro o un monumento che tutti fotografano.
Tu eri il vicolo, la strada secondaria, la via silenziosa.
Nascosto, misterioso, pieno di storie mai dette.
E proprio per questo, con un posto insostituibile nel mio cuore.
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Oggi pensavo. Se potessi portarti nella stradina che percorro ogni giorno per andare al lavoro, se potessi essere lì con me anche solo per qualche minuto, credo che capiresti quel qualcosa di me che ti è sempre sfuggito. È una di quelle vie secondarie strette e anguste in cui non c'è nulla se non...
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26/09/2017 08:39:10
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